Articoli marcati con tag ‘parlamento europeo’

Cambiare l’Europa? Prima facciamo l’Italia.

mercoledì, 28 maggio 2014

Italia problema europeo o Europa problema italiano?

Italia problema europeo o Europa problema italiano?


Le posizioni italiane euroscettiche del no-euro e anti-europee sono incomprensibili.

Mi domando spesso come pretendono di criticare indirizzo politico europeo gli italiani che si dimostrano invece e da sempre perfettamente incapaci di governare, cambiare, riformare e liberalizzare l’Italia.

Ma l’emozione anti europea cresce nei deliri di taluni politici della casta, bocciati peraltro dalle urne, che hanno visto le posizioni italiane anti-euro non crescere, anzi decrescere al confronto di limpide vittorie francesi o inglesi dei loro corrispettivi.

Questa differenza esprime identità, risorse, crisi e deficit differenti, propri di ogni paese.

Il gap tutto italiano della illegalità diffusa, della mancata osservanza delle leggi, di un apparato della pubblica amministrazione che è vero e proprio peso per il Paese Reale invece che esserne risorsa, valore aggiunto e servizio accessibile, fruibile e competitivo, la presenza delle organizzazioni mafiose più potenti del mondo, una corruzione politica e burocratica spaventosa, queste e tante altre criticità sono tipicamente italiane e deve essere il governo italiano (che ne ha l’esclusiva competenza e responsabilità, peraltro) a governarle, appunto, deve essere il parlamento italiano a normalizzarle, regolarle, renderle funzionali e idonee alle esigenze di un paese complesso e avanzato come è l’Italia.

Ma la casta politica italiana è campione dello scarica-barile e nel deresponsabilizzarsi.

Così, le mancanze dello stato italiano vengono riversate in toto, come una montagna di letame puzzolente, sulle istituzioni europee.

Troppo facile:

le miserevoli condizioni e la crisi italiana sono responsabilità e doveri cui devono (e sottolineo “devono”) rispondere le classi dirigenti italiane, che hanno obbligo, dovere e assoluta responsabilità di governare e far rispettare le leggi senza essere palla al piede della economia e della finanza, senza opprimere e pesare in modo ingiustificato su PIL, economia reale, società, imprese e famiglie.

L’Unione Europea non è responsabile del debito pubblico italiano e della corruzione italiana (pari almeno al debito pubblico nel suo vero ammontare) anche se si vede costretta a rifinanziare il debito e subire gli effetti della criminalità italiana per timore che un eventuale crollo italiano trascini la UE in una crisi ingiusta e costosa, crisi che è spettro con il quale la classe dirigente politica e burocratica italiana ricatta e produce continue estorsioni alla classe dirigente dei paesi virtuosi europei, pretendendo che il vizio italiano venga pagato dalla virtù europea.

Alla faccia di quei politici italiani che affermano di battersi perché il merito venga riconosciuto e rispettato.

L’irresponsabilità dei politici italiani si schianta come macigno pericoloso sulla strada della costruzione di una unione Europea, potente, ricca, ben difesa, rispettata e condivisa.

Certamente sarebbe meglio risolvere (anche con l’aiuto da sempre offerto dai paesi virtuosi della unione) le criticità italiane, riformando lo stato e la pubblica amministrazione (richiesta continua ed appello costante della UE, sempre disatteso dai politici italiani) adeguandoli ad un modello meritocratico, responsabile, avveduto, amante della legalità e del rispetto di una legge che non deve invece essere strumento di depistaggio delle responsabilità e di una continua non risoluzione delle crisi, di incremento di una illegalità sempre più diffusa e difesa.

I politici italiani devono imparare che, le tasse si pagano e si devono pagare, ma non devono opprimere e tartassare il paese reale costringendolo a mantenere eserciti di parassiti criminali disposti a tutto pur di mantenere privilegi di casta preistorica, autarchica e autoreferenziale.

Certe posizioni ignoranti, arroganti, presuntuose e proterve che si manifestano nei paesi viziosi come l’Italia devono fare i conti con i problemi sociali, economici, del lavoro e dei disservizi pubblici (che sono causa ed effetto della illegalità e della evasione dei diritti e dei contributi fiscali e previdenziali in Italia), prima di avventurarsi nella governance europea.

Se avranno dimostrato di saper prima fare una Italia forte e libera, civile e potente, allora questi politici e questi burocrati potranno ambire a governare ed amministrare il destino di altri popoli che sono oggi e da sempre, forti e liberi, civili e potenti.

Prima facciamo l’Italia e gli italiani, se ne siamo capaci.

Se ne sono capaci.

Gustavo Gesualdo
alias il cittadino “X”

Chi ha paura di una Europa Unita?

venerdì, 13 dicembre 2013
L'Unione fa la Forza

L'Unione fa la Forza

Ecco disegnato perfettamente il fronte degli euroscettici (interessati):

inglesi, americani e russi.

Tutti coloro i quali temono con terrore la nascita e la crescita di un monolite potentissimo come una Europa Unita, terzo incomodo.

Il fronte NO-Euro o Anti-Euro europeo ed italiano viene finanziato da chi ha interesse a distruggere una europa unita e ad isolare i singoli paesi europei che sarebbero così facilmente asservibili al sistema dei veri padroni del mondo, di quei poteri forti che non desiderano una Grande Europa di nuovo Unita e sempre più Forte nel mondo Globalizzato.

Questa è la verità che si nasconde dietro un ritorno al nazionalismo e ad una sovranità nazionale italiana:

la sottomissione dell’Italia ai poteri forti globali, sottomissione che sarebbe impossibile o molto più difficile e costosa se l’Italia aderisse ad una struttura sovranazionale Forte, Indipendente e Potente come è la UE.

Il bello è che i NO Euro italiani e greci si fanno passare per nazionalisti e patrioti.

Bella menzogna a pagamento.

Di ideale e di patriottico non c’è proprio nulla nei sentimenti anti-europei. ed anti-europeisti.

Anzi, appare evidente l’elemento del tradimento e del traditore nell’italiano e nell’europeo che si oppone all’Euro-Zona come fattore di crescita politico, monetario, economico, finanziario, militare e identitario.

Tratto da Wikipedia :

“Europeismo è l’atteggiamento di chi favorisce una politica di integrazione nell’Unione europea e sostiene livelli di unità sovranazionale.

Gli europeisti credono che l’unità politica dell’Europa possa garantire la pace fra i popoli europei e favorire una crescita in diversi settori (economico, culturale, politico, sociale, scientifico, diplomatico, militare), soprattutto nello scenario attuale in cui gli Stati Uniti d’America si impongono come prima potenza mondiale, l’Europa si porrebbe come potenza di bilanciamento nell’assetto mondiale.”

In sintesi e senza ombra di dubbio, se tornasse a nascere Benito Mussolini oggi in Italia, egli non potrebbe essere che il maggiore sostenitore italiano della Unione Europea, che, nonostante tutti i difetti che le si possono contestare, ha il grande pregio di inseguire l’antico sogno prima romano e latino e poi romano e fascista di una Grande Italia forte in una Grande Europa forte in grado di condizionare le scelte globali, di resistere e di competere alle sfide della globalizzazione (vincendole), sfide che in questa ottica, diverrebbero una occasione imperdibile di crescita e di sviluppo e non di crisi.

Questa è la vera sfida del fascismo del terzo millennio:

smettere di pensare con la pancia e comiciare ad usare il cervello.

Dal testamento di Erich Priebke:

“Il Nazionalismo è scomparso e oggi non avrebbe nessuna possibilità di tornare”

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

ESM, FESF, EFSM, BCE, BVerfG, UE, SPREAD, PIL e la “truffa all’italiana”

mercoledì, 12 settembre 2012

Il governatore delle Banca Centrale Europea, l’italiano Mario Draghi, credeva d’aver intrappolato la Cancelliera tedesca Angela Merkel in una delle migliori esibizioni di “truffa all’italiana”.

Draghi in sintesi, ha creduto di poter chiudere in un angolo la potenza politico-economica tedesca costringendola attraverso la creazione e l’adozione di un Fondo Salva-Stati europeo.

L’italiano Draghi pretendeva quindi di poter attingere alle ricchezze prodotte dalla impareggiabile Germania per impedire il fallimento dei paesi sud europei viziosi ed affatto virtuosi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia.

La azione truffaldina della governance italiana BCE nell’(ab)uso di questo fondo, stava tutta in una parola:

illimitata.

Credeva l’italiano Draghi, di poter costringere la Germania a rifondere all’infinito il fondo salva-stati senza controllo alcuno, ne economico, ne politico, ne finanziario.

La risposta della Germania, giunta oggi attraverso la tanto attesa sentenza della Corte Costituzionale Federale Tedesca, che da il via libera al fondo salva-stati fortemente voluto dalla BCE a guida italiana, ma impone nello stesso tempo un limite di investimento da parte della stessa Germania in detto fondo di 190 miliardi di euro, tutti già interamente finanziati ed investiti dal governo tedesco.

Sintesi:

l’italiano Draghi pretendeva di operare una classica truffa all’italiana ai danni della Germania costringendola a finanziare illimitatamente un fondo che avrebbe nutrito le fallimentari banche italiane e la dilagante corruzione politica e burocratica italiana, l’assenza di azione di contrasto al fenomeno mafioso, al fenomeno della evasione fiscale, al fenomeno della corruzione politica e burocratica ed al fenomeno dell’usura.

Invece e per la prima volta, la Germania risponde con una azione all’italiana, nella quale si da l’ok alla volonta di Draghi, ma la si rende impossibile nella realtà, il che rappresenta la tipica azione truffaldina con la quale la casta politica italiana truffa il popolo sovrano dei cittadini lavoratori-italiani e pretendeva di fare altrettanto con il popolo dei cittadini-lavoratori tedeschi.

Ma nella competizione internazionale fra popoli e stati europei e globali, quel che conta non è l’uso della furbizia (chiaro esempio di limite della intelligenza umana), ma ne è invece l’uso della intelligenza umana.

Perché a fare i furbi, son buoni tutti, intelligenti e meno intelligenti.

E questa sentenza storica della corte costituzionale tedesca, ne rimarrà prova scolpita nella roccia della storia italiana ed europea.

Ed è l’intelligenza a fare la differenza, ancora una volta, fra paesi virtuosi e paesi viziosi europei.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Uno stato immorale, un Cittadino Qualunque e “La Patente” di Pirandello

lunedì, 19 marzo 2012

A seguito del recente richiamo ad una maggiore moralità da parte del capo dello stato italiano Giorgio Napolitano nell’agire politico ed umano dei partiti, rifletto che:

1 – Al napoletano Giorgio Napolitano, Presidente della Commissione Costituzionale a Bruxelles un giornalista della tv tedesca contesta in questo video di “fare la cresta” sui rimborsi delle spese di trasporto assegnati dalla Unione Europea ai parlamentari in quanto, chiedeva ed otteneva rimborsi di 800,00 euro per volo e ne sosteneva realmente solo 90,00, sempre per ogni volo e con un arricchimento ingiusto ed immorale di ben 700,00 euro per ogni volo effettuato dal Signor Napolitano, più o meno quel che guadagna un cittadino italiano che si affacci oggi al mondo del lavoro come corrispettivo di un mese intero di fatiche e di sacrifici.
Interpellato, Giorgio Napolitano per tutta risposta minaccia di chiamare la polizia per allontanare il giornalista e la troupe televisiva tedesca, come ben documentato dal filmato.

2 – Questo documento pubblicato dalla tv tedesca in prima serata è stato censurato e mai trasmesso in italia.

3 – Cosa penseranno i tedeschi, gli olandesi, i danesi, gli inglesi, i francesi, gli americani, i cinesi, gli indiani, i canadesi, gli asutraliani e gli europei tutti se, dopo questo episodio quantomeno increscioso e mai chiarito ne giustificato, lo stesso Giorgio Napolitano sia stato eletto Capo dello Stato Italiano dalla casta politica italiana?

A buon intenditor, poche parole.

Uno stato immorale non è una entità astratta fatta di illazioni e delazioni, di vilipendi e di immoralità, ma è uno stato democratico che ha rappresentanti ben definiti ed individuati, tramite i quali si rappresenta e si proietta l’immagine del Paese nel mondo intero.

Uno stato immorale è fatto di uomini e donne immorali che compiono azioni immorali sotto la copertura dell’omertà mafiosa di uno stato prevaricato ed abusato da una immorale casta dominante che abusi continuamente del potere pubblico.

Uno stato immorale che ama i condoni, gli indulti, le amnistie, le grazie e condanna invece certamente chi osa sollevare il capo e urlare queste verità ponendosi come soggetto a disposizione per vendette e rivalse da parte di un tal prepotere, abusivo ed immorale, così provocato.

Venite pure avanti, vi aspetto a braccia aperte:

voglio che mi assegniate la Patente di Cittadino, cittadino con la C maiuscola.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Vilipendio – Considerare Vile

venerdì, 30 settembre 2011

Pretendo delle spiegazioni.

Ufficiali spiegazioni.

Voglio sapere se tutto questo è vero, se è vero che il capo dello stato si è arricchito in passato in questa maniera apparentemente fraudolenta, voglio sapere perché Giorgio Napolitano si è rifiutato in modo molto scortese ed arrabbiato di dare spiegazioni ad un giornalista tedesco che chiedeva doverosamente dei chiarimenti circa l’uso o il possibile abuso da parte del presidente Napolitano di danaro pubblico messo a disposizione degli europarlamentari a titolo di rimborso spese per i trasporti.

Voglio sapere tutto e voglio scuse ufficiali di Giorgio Napolitano, se, quel che appare da questo pezzo giornalistico della televisione tedesca che è stato censurato in italia, dovesse risultare vero, come pare.

Vilipendio:

dal latino vilipendĕre. Considerare vile.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La sicurezza in Italia va a braccetto con Hezbollah

giovedì, 4 novembre 2010
L'arma inserita nella bandiera è il famigerato AK-47

L'arma inserita nella bandiera è il famigerato AK-47

Dal 26 gennaio 2010, la presidenza del Copasir, è affidata a Massimo D’alema.

Il Copasir è il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, un organo del Parlamento italiano, con funzioni di controllo dei Servizi Segreti.

Nell’agosto del 2006, Massimo D’alema, allora ministro degli Esteri e vice presidente del governo Prodi II, provocò una polemica internazionale per essersi fatto riprendere per le strade di Beirut in Libano, a braccetto con un deputato Hezbollah, polemica che lo portò ad essere indicato come unico ministro europeo ad appoggiare apertamente il movimento Hezbollah.

Hezbollah, o Ḥizb Allāh (partito di Dio) è un partito sciita del Libano che conta deputati e ministri nell’attuale governo.
Il movimento politico Hezbollah ha però un’ala militare, nota come al-Muqāwama al-Islāmiyya (Resistenza Islamica), ed è indicata da taluni politici di avere influenza su alcune organizzazioni quali:
l’Organizzazione degli Oppressi;
l’Organizzazione della Giustizia Rivoluzionaria;
l’Organizzazione per il Giusto contro l’Erroneo;
i Seguaci del Profeta Maometto.

Hezbollah ha inoltre sempre sostenuto che il movimento non smetterà mai di combattere, almeno sino alla distruzione dell”entità sionista”, cioè dello stato di Israele, e produdendo una costante attività che alimenta l’odio anti-semita.

Il Parlamento europeo ha adottato il 10 marzo 2005 una risoluzione che di fatto accusa Hezbollāh di aver condotto “attività terroriste”.
La risoluzione afferma che il “Parlamento considera che esiste una chiara evidenza di attività terroriste da parte di Hezbollah. Il Consiglio dell’Unione Europea deve intraprendere tutti i passi necessari per impedire le loro azioni”.
Tale risoluzione è stata approvata dal Parlamento europeo con una maggioranza schiacciante:
473 a favore
8 astenuti
33 contro.

Il Consiglio d’Europa ha inoltre qualificato Imad Mugniyah come un alto responsabile dell’ intelligence del movimento libanese, accusandolo di essere un terrorista.

Hezbollah è stato classificato come organizzazione terrorista dagli Stati Uniti, dai Paesi Bassi, dal Canada, da Israele,

Regno Unito e Australia hanno indicato come organizzazione terrorista solo il braccio armato del movimento Hezbollah.

Il governo statunitense accusa Hezbollāh di diversi attentati, il più grave dei quali avvenuto il 23 ottobre 1983 quando due autobombe esplosero contro una caserma occupata da truppe americane e francesi uccidendo 241 marines statunitensi e 58 paracadutisti francesi.

Hezbollah è sospettato di essere il responsabile del rapimento di numerosi cittadini americani in Libano (di cui cinque furono assassinati) tra i quali particolarmente salienti furono quelli del colonnello dell’esercito degli Stati Uniti William Francis Buckley, capo stazione della CIA a Beirut, rapito dall’Hezbollah il 16 marzo 1984 e morto l’anno dopo nelle mani dei suoi sequestratori, del corrispondente dell’Associated Press a Beirut Terry Anderson, sequestrato il 16 marzo 1985 e liberato il 4 dicembre 1991, dell’inviato della Chiesa Anglicana Terry Waite, rapito il 20 gennaio 1987 mentre cercava di negoziare la liberazione di alcuni ostaggi e liberato il 17 novembre 1991 e del colonnello USA William R. Higgins, capo del Team di osservatori dell’ONU nel Libano meridionale, rapito il 17 febbraio 1988, torturato ed infine ucciso pare nel luglio 1990.

L’organizzatore di tali Rapimenti sarebbe stato Imad Mugniyah, il comandante militare di Hezbollah.

Il coinvolgimento di Mughniyah pare accertato anche per quanto riguarda il dirottamento del volo TWA 847 il 14 giugno 1985, nel corso del quale venne assassinato dai dirottatori il sommozzatore della marina USA Robert Stethem.

Il governo argentino accusa Hezbollah di essere il responsabile di due attentati ad una sinagoga ed ad un centro culturale ebraico avvenuti a Buenos Aires nell’85.

Le Nazioni Unite (ONU) hanno chiesto lo smantellamento dell’ala militare di Hezbollah nella Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU n° 1559.

Hezbollah ha inoltre espresso sostegno verso alcuni gruppi della resistenza terroristica palestinese, come “Hamās” (elencata tra le organizzazioni terroristiche dal Canada, dall’Unione Europea, da Israele, dal Giappone, e dagli Stati Uniti, mentre è addirittura bandita dalla Giordania. Australia e Regno Unito elencano come organizzazione terroristica solo l’ala militare di Hamas: le Brigate Izz ad-Din al-Qassam) e la “Jihād islamica”.

Ora, mi e vi domando:

ci sentiamo proprio proprio sicuri che al controllo dei servizi segreti italiani vi sia un personaggio politico che va a braccetto con codesti signori?

Quale controllo sulla sicurezza può garantire Massimo D’alema agli italiani?

Quale interesse ha il presidente del Copasir Massimo D’alema nel richiedere addirittura l’audizione del premier italiano Silvio Berlusconi?

Sì, la richiesta è ufficiale ed è stata pubblicamente manifestata.

Quale interesse nazionale tende a tutelare il Copasir con questa audizione?

Quali informazioni vuol ottenere il Copasir da questa audizione?

Informazioni sulla sicurezza del paese da parte del pericolo di attacchi terroristici portati da organizzazioni terroristiche di matrice islamica?

No, no: niente di tutto questo.

E allora cosa?

D’alema vuol chiedere chiarimenti sui rapporti fra Silvio Berlusconi ed un soggetto che risponde al nome di Karima El Marhoug.

Allora è un caso di “contatto” fra il premier italiano e potenziali elementi terroristici internazionali?

No, no: niente di tutto questo.

Si tratta solo dell’ennesimo caso di potenziali escort che sono venute in contatto con la vita privata del signor Silvio Berlusconi.

Karima El Marhoug è infatti meglio conosciuta come la signorina Ruby Rubacuori, e di “matrice islamica”, ha solo i “segni” delle frustate ricevute dal padre-padrone di cui porta ancora le tracce “incise” sulla schiena.

Vi sentite tutti più sicuri, adesso?

Beh, io no.

Perchè quel che fa nella sua privata privata il premier italiano, è cosa che interessa solo il Signor Silvio Berlusconi.

Ma quel che fa nella sua vita pubblica un ministro degli Esteri italiano ed il presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, quali rapporti istituzionali egli intraprenda con organizzazioni politiche da più parti indicate ed elencate come organizzazioni terroristiche, quello sì, che mi interessa.

Eccome se mi interessa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il debito pubblico italiano non parla una sola lingua

sabato, 30 ottobre 2010

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy ritrovano l’intesa del duopolio europeo franco-tedesco, un asse fra Berlino e Parigi che passa per il vertice di Deauville.

Così inizia il nuovo corso della politica europea, con la delibera del consiglio UE che ha dato il via alla costituzione di un fondo anti-crisi (che salva i paesi UE eccessivamente indebitati dal fallimento) ed alla modifica del patto UE per la stabilità.

La UE dei 27 ha così ceduto le armi dinanzi al diktat franco-tedesco.

Il timore di altri fallimenti statali come quello greco, ha spinto il consiglio europeo ad accelerare i tempi delle necessarie modifiche al Patto UE ed alla costituzione del fondo che salverà gli stati in gravi difficoltà finanziarie.

Il tutto avverrà a condizione di una vigorosa stretta sui debiti pubblici.

Dal 2011 la UE si salvaguarda dalle brutte sorprese che potrebbero arrivare da quei paesi europei che non garantiscono un rientro del debito pubblico nelle medie concordate.

Il punto cruciale è proprio questo:
come dovranno rientrare i paesi eccessivamente indebitati, in quanto tempo dovranno farlo, con quali criteri di rientro?

Il primo distinguo viene dalla considerazione del dato del debito pubblico comparato con quello del debito privato.

Ma è ancora argomento oggetto di discussione.

Di certo vi è che verranno imposti calendari di rientro stringenti, con sanzioni che si prevede saranno automatiche ed improrogabili, oltre alla più volte paventata “sospensione del diritto di voto”, la più temuta delle sanzioni non finanziarie.

In pratica, i paesi europei meno virtuosi, si troverebbero nella condizione di partecipare al finanziamento della Unione Europea, senza godere del diritto di voto nelle scelte esecutive e legislative.

In tema del budget 2011 alcuni paesi, fra i quali l’Italia, hanno chiesto che gli aumenti non superino la soglia del 2,91% piuttosto che quella del 6% richiesta da commisisone e parlamento europeo.

La richiesta è guidata dalla Gran Bretagna, impegnata in una formidabile stretta sul debito pubblico interno che punta ad una drastica riduzione in soli quattro anni, con una perdita in posti di lavoro pubblici prevista in una cifra molto prossima al mezzo milione, senza contare i tagli ai budget ministeriali che comporteranno conseguenze occupazionali anche sul fronte del privato convenzionato che offra servizi pubblici.

Per quanto riguarda la crisi economico-finanziaria che investe tutti i paesi membri invece, si apre una prospettiva futura di lacrime e sangue.

I tagli cui dovranno necessariamente ricorrere i paesi meno virtuosi saranno sicuramente dolorosi quanto inevitabili.

Il caso italiano offre diversi spunti di riflessione in tal senso, avendo l’Italia un gran numero di dipendenti pubblici, molto al di sopra della media europea, e localizzati proprio nelle regioni economicamente depresse.

Come si potrà diminuire drasticamente l’enorme debito pubblico italiano (che ne nasconde uno di euguali dimensioni rinvenente dalla situazione debitoria degli enti locali) senza incidere sulla occupazione nella pubblica amministrazione nazionale e locale e conservando una offerta di servizi in quantità e qualità sufficienti a soddisfarne la domanda?

Questo problema è ancora tutto da affrontare e questa domanda non sembra trovare risposta.

Va sottolineato come siano sempre le regioni italiane depresse a rappresentare una continua violazione di ogni patto di stabilità a fronte di una erogazione quanti-qualitativa dei servizi ben al di sotto della media italiana supportata da una contemporanea quanto eccessiva ed ingiustificata presenza di risorse umane.

Il federalismo fiscale appare l’unica risposta concreta da dare a queste domande, ma l’indirizzo politico delle regioni italiane depresse e meno virtuose non sembra coincidere con l’esigenza di un rientro del debito pubblico.

La continua delocalizzazione dei siti industriali italiani, l’eccessiva pressone fiscale ed il fenomeno della evasione fiscale tollerata in virtù delle deficenze statali, aggrava il quadro complessivo, portando la massa dei problemi da risolvere ad una condizione di estrema criticità, cui, il continuo flagello di una politica governativa fortemente contrastata e vilipesa da tradimenti interni e assalti alla diligenza delle opposizioni, non appare offrire prospettive di serenità, stabilità e continuità necessarie all’adempimento di riforme strutturali urgenti come quelle richieste dal momento internazionale.

Sembrano in troppi coloro che giocano al “tiro della corda” oggi in Italia.

Sembrano invece pochi coloro che hanno responsabilmente coscienza del fatto che una corda troppo tirata, inevitabilmente si strappa.

E non sarà l’ennesimo rabberciato governicchio del “tutti dentro”, ne’ tantomeno una paventata modifica della legge elettorale a garantire una maggiore continuità ed una decisa e determinata stabilità al governo del paese.

Ma questo linguaggio, dettato dalla prudenza e dal rispetto della dignità di un popolo, dei suoi interessi e delle sue istituzioni, pare non sia un linguaggio comunemente condiviso, tanto da avvalorare l’ipotesi che l’italia non sia un paese unico ed indivisibile, nemmeno nella semplice comprensione di un linguaggio comune, minimo comune denominatore di ogni aggregazione umana.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Nutella: dopo tocca a Panettoni Lombardi e Pandoro Veneti

sabato, 19 giugno 2010

Un vero e proprio attacco a tutta la produzione dolciaria tradizionale italiana si celava dietro la legge definita come anti-nutella.

Infatti nel mirino del commissario europeo Dalli c’erano anche i Panettoni Lombardi ed i Pandoro Veneti.

Sotto la spinta di indignazione e di protesta create da questo blog e dal gruppo di Facebook (oltre 1.100 iscritti in meno di 24 ore) e dalla presa di posizione della Lega con la creazione del comitato creato dal vice-ministro Castelli ed al quale ha subtio aderito il governatore del Piemonte Cota, si è ottenuto il risulato di attirare l’attenzione dell’europa della burocrazia sorda e cieca sulla volontà popolare di continuare a consumare prodotti dolciari tradizionali, senza l’apposizione di bollini rossi punitivi in etichetta ed il divieto di pubblicizzarli.

Bisogna continuare questa azione sino a quando non verranno inserite nella normativa europea deroghe per i prodotti dolciari tradizionali.

Continuiamo a protestare e stare attenti alla evoluzione di questa normativa.

Si ringrazia la Lega Nord, l’unica forza politica che si è battuta per impedire questa ennesima ingiustizia europea nei confronti di famiglie e aziende italiane, anzi, soprattutto padane.

Infatti la nutella è piemontese, il panettone è lombardo ed il pandoro è veneto:

l’attacco era ben diretto al motore produttivo italiano, guarda il caso.

Il gruppo di Facebook “Salviamo la Nutella” lo trovate a questo link:

http://www.facebook.com/home.php?#!/group.php?gid=130956840261317&ref=mf