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La Crisi delle Democrazie Occidentali

martedì, 9 agosto 2011

Assistiamo ormai da un ventennio, alla caduta ed alla decadenza delle democrazie occidentali liberali, bloccate al loro interno dalle corporazioni e dalle caste del (pre)potere politico, vinte, piegate, sconfitte e soggiocate a loro volta dalla storica vittoria sul comunismo.

Dalla caduta del Muro di Berlino e dal conseguente smantellamento della Cortina di Ferro inizia infatti la caduta verticale del dominio globale delle democrazie occidentali liberali, incapaci di innovare la propria politica senza l’antagonismo anticomunista.

La corona del nuovo dominio globale è infatti da assegnare alla Cina, unica figlia sopravvissuta insieme a Corea del Nord e Cuba, di quel comunismo tanto combattuto dalle democrazie occidentali.

Ma è molto improbabile che sia l’ideologia comunista il valore di riferimento che si dimostra vincente nella Cina contemporanea, quanto un mercato economico in forte crescita che trascina nel suo sviluppo tumultuoso anche la società cinese, ma che non riesce a prenderne e condizionarne più di tanto, le redini politiche.

La Cina, al contrario degli states infatti, è una repubblica socialista governata da un partito unico.

E questo aspetto affatto secondario alla sua prevedibile crescita economica, le consente di navigare i mari agitati dei tempi di crisi moderni con adeguata sicurezza, potendo contare su di un potere esecutivo saldo e forte, continuativo, stabile e politicamente governato.

La politica delle libere democrazie occidentali appare invece in profonda crisi di identità, insicura, ferita a morte dalle sue stesse regole democratiche.

E’ grazie alla regola dei numeri che, per esempio, all’interno delle potenze economiche e nucleari europee si sono aperte profonde crisi di identità, avendo concesso un ingresso senza limiti a milioni di immigrati di religione mussulmana, affatto inclini alla integrazione, ed anzi, fortemente motivati nel raggiungere il potere in europa attraverso la regola democratica dei numeri e piegarla alla legge coranica della Shariʿa.

Ed è sempre grazie allla regola dei numeri che all’interno di paesi avanzati come l’Italia, si sono aperte profonde crisi di identità regionale e di rappresentanza avendo il sud, raggiunto la maggioranza numerica e democratica, esprimendo così un potere dominante nel parlamento, un potere che non è affatto libero dai condizionamenti mafiosi, dalla incapacità di governo dei suoi quadri dirigenti e da uno stile di vita assolutamente incompatibile ed antitetico con un ordinamento giuridico che garantisca diritti e imponga doveri, dato che appare evidente come le regioni meridionali siano assolutamente e da sempre malgovernate, impegnate a rivendicare solo dirittti, ma mai inclini a rispettare le relative regole.

Così, grazie alla regola democratica dei numeri e delle maggioranze, le scelte ragionate, le intelligenze acute e le volontà politiche siano sottomesse ad una casta politica insignificante, immorale, troppo spesso corrotta, talvolta mafiosa, ma soprattutto, senza alcuna capacità di interpretare le esigenze del popolo ed offrire risposte che lo soddisfino.

Così le esigenze delle famiglie e delle aziende italiane ed europee, vengono sottomesse a stili di vita assai improduttivi, prevaricatori ed arroganti, non assimilabili e nemmeno integrabili nelle società civili occidentali.

Così, le garanzie democratiche si dimostrano mera riserva proliferativa di territori e popoli fuori legge e di soggetti il cui comportamento risulta altamente pericoloso per la sopravvivenza dei paesi europei ed occidentali così come sono oggi.

Va sottolineato come, il paese occidentale che rappresenta maggiormente il mito della interazzialità e della multiculturalità incontri la sua prima vera crisi di identità e di potere, vedendosi addirittura svalutare in credibilità e fiducia dalle società internazionali di rating, proprio nei tempi in cui ha espresso il suo primo presidente “differente” dai precedenti.

Gli Stati Uniti d’America inoltre, debbono la garanzia sul loro debito pubblico interamente alla buona volontà del popolo comunista cinese, il che, rappresenta una duplice sconfitta storica per l’America.

Non bisogna dimenticare però, che un certo margine di perdita di credibilità, di immagine e di potere gli states lo abbiano incontrato anche a causa degli attentati terroristici del fondamentalismo islamico, volti proprio a minare alla base il potere e l’immagine dell’infedele occidentale per eccellenza:

la libera e democratica America.

Da non sottovalutare anche il fallimento della esportazione delle democrazie nei paesi arabi mussulmani come l’Irak o l’Afghanistan, fallimento che nasce anch’esso da una cocente delusione storica:

la raggiunta convinzione che la religione islamica sia assolutamente antitetica al sistema democratico e civile occidentale.

Tutto questo quando il presidente USA risponde al nome di Barack Hussein Obama II:

un paradosso che solo la bizzarria della storia poteva inventare.

Il Mediterraneo appare come un fattore ad alto rischio per l’europa, essendo proprio i paesi dell’area mediterranea o comunque dell’area meridionale europea, quelli esposti ad un maggior rischio di default:

Grecia, Italia, Spagna, Portogallo.

Mentre i paesi arabi mediterranei sono tutti in preda a rivoluzioni interne terribili, condizione di crisi che peggiora ancor più l’intero quadro socio-politico-economico europeo, come si nota nell’intervento armato nella crisi libica.

Una certezza emerge da questa analisi:

lo stile di vita e di governo delle popolazioni dell’europa meridionale è fallito, rischiando di trascinare con se, il resto delle popolazioni e dei paesi europei.

Non sono infatti di poco conto le spinte separatiste che vive questa europa contemporanea (proprio nel suo cuore direzionale in un Belgio ormai prossimo alla secessione interna) nata come una europa delle nazioni, anzichè come una europa dei popoli.

Come non sono affatto da trascurare il massacro norvegese messo in atto del giovane Ander Behring Breivik, gli odierni tumulti inglesi ed il malessere che serpeggia sempre più in questa europa che è tutta da rifare, soprattutto nelle sue scelte impossibili e suicide che prevedono una sempre più possibile maggioranza democratica nel prossimo futuro che non risponda più alle radici cristiane, civili, storiche e culturali dei popoli europei.

Va inoltre valutato storicamente e politicamente come, in taluni paesi del sud del mondo, sia ormai dimostrato come non sia possibile applicare un sistema democratico liberale e civile basato sulla alternanza.

Una prova vivente ne è l’Italia, passata da una repubblica socialista governata da un partito unico (fascismo) per approdare ad una sempiterna democrazia bloccata, all’interno della quale si è strenuamente impedito a certa immaturià ed irresponsabilità politica delle eterne opposizioni di raggiungere il potere e, laddove invece esse siano riuscite nell’intento di governare il paese, abbiano miseramente fallito, cadendo sotto il peso della loro cattiva predisposizione alla disciplina ed all’ordine.

Prego raccogliere la similitudine fra il fascismo storico italiano ed il comunismo cinese moderno:

entrambe, possono essere definite come delle repubbliche socialiste governate da un partito unico.

Prego anche raccogliere le sempre più motivate e numerose voci che chiedono l’intervento di governi dal potere non subordinato alle normali regole democratiche, al fine di superare le molteplici crisi in atto nelle democrazie occidentali.

Prego raccogliere le sempre maggiori e numerose spinte separatiste di popolazioni che non condividono affatto stili di vita che sono alla base delle crisi contemporanee, sia politiche che sociali, che economiche e finanziarie.

Un esempio ne è ancora l’Italia, unita con la forza in un paese che non è mai stato omogeneo ed integrato.

E sono sempre e proprio le mancate integrazioni il leit motiv dei nostri giorni.

Politici illuminati capaci di comprendere tale analisi e costruire un futuro adeguato cercansi.

Non è più il tempo delle partitocrazie:

è venuto il tempo degli uomini e delle donne di coraggio che sanno superare la vergognosa presenza politica di idioti e di incapaci assolutamente immeritevoli di rappresentare e di governare alcunchè.

Il treno della storia non ha mai aspettato nessuno, men che meno indecisi ed insicuri, ovvero ammaliati e soggiogati dal potere in quanto tale.

Bisogna far presto, prima che la democrazia uccida ciò che resta dell’europa e prima che i mercati perdano ogni fiducia nella possibilità delle potenze europee ed occidentali di risolvere i loro problemi.

In Cina infatti i mussulmani che protestano con violenza non trovano terreno fertile, ma anzi, vengono probabilmente utilizzati per rendere fertile il terreno cinese.

Basterà ricordare come il presidente cinese Hu Jintao lasciò precipitosamente il G8 dell’Aquila in l’Italia per rientrare in Cina a soffocare la crisi nello Xinjian, provincia nordoccidentale della Cina dove vive una maggioranza di etnia musulmana turcofona e dove erano in corso violenti incidenti con centinaia di morti, fra gli uiguri (mussulmani) e i cinesi di etnia han (che è maggioritaria in Cina).

E c’è ancora qualche decadente idiota politico che in Italia ed in Europa sostiene fortemente l’ingresso di paesi a maggioranza mussulmana come la Turchia nella Unione Europea:

misteri degenerativi delle democrazie e del frainteso senso della libertà individuale e collettiva.

Anche per queste evidenti idiozie, il sistema democratico occidentale appare in una crisi senza uscita, profonda e per certi tratti, suicida.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La difesa della sicurezza e la caduta del mondo islamico

domenica, 6 marzo 2011

I rappresentanti del mondo cristiano vengono uccisi o perseguitati nel mondo islamico.

Politici cristiani, ministri cristiani, governatori cristiani vengono assassinati nei paesi islamici.

Uomini e donne cristiani ed ebraici vengono perseguitati, oppressi e massacrati dalla religione islamica, in virtù della Sharia, della legge sulla blasfemia o, semplicemente per non aver abbracciato la religione islamica.

Tutto questo è inaccettabile.

Il silenzio che l’ONU, gli USA e la UE esprimono da troppo tempo su queste persecuzioni non è più accettabile, se pur vi è stato un momento in cui esso poteva esserlo.

L’esplosione dell’intero mondo islamico, racconta molto bene il grado di immaturità civile e democratica dei paesi a religione islamica, e le uccisioni e le stragi nei confronti degli infedeli, raccontano benissimo il sentimento profondamente egocentrista, assoluto, inalternativo, antidemocratico e profondamente razzista della cultura islamica nei confronti dei non islamici.

Le espressioni razziste della dittatura iraniana nei confronti dello stato democratico di Israele (baluardo intransigente dello stile di vita occidentale ad Oriente), le sue continue minacce pubbliche e manifeste nei confronti del popolo israeliano vengono eccessivamente tollerate e mai punite o contrastate.

La caduta del mondo islamico, l’implosione degli stati arabi, la violenta guerriglia interna, la negazione dei diritti riservata alle donne e agli infedeli, la crudele persecuzione di cristiani e ed ebraici, il terrorismo internazionale e la visione espansionistica egemonizzante e delirante che proietta l’islam moderno, ha raggiunto un limite di rischio complessivo eccesivo, sia nelle sue azioni che nelle sue visioni.

Dai servizi di intellicence provengono segnali preoccupanti sul nuovo modus operandi del terrorismo islamico che infiltra le cellule di popolazioni islamiche che risiedono nei paesi occidentali, laddove punta ad un isolamento degli islamici residenti per creare nuove generazioni di terrore anti libertario non più di nazionalità straniera, ma residenti e naturalizzati in loco.

I nuovi e massicci flussi migratori derivanti dalla fuga dai paesi islamici in fiamme, favoriscono certamente il progetto di espansione islamica in Occidente.

Enti sovranazionali come l’Unione Europea sembrano disinteressati a questi nuovi potenziali attacchi demografici, nonostante in vari paesi europei i movimenti politici che contrastano tali invasioni, raccolgano sempre maggiori consensi nella popolazione, sempre più sensibile nei confronti di questi pericoli.

Il distacco di certa politica parruccona e disinteressata ai veri problemi della gente però, paga un prezzo sempre maggiore.

In Italia, il movimento leghista, si distingue in questa difesa del territorio e delle popolazioni del nord, prestando alla politica nazionale italiana elementi di straordinario valore politico e di governo.

Il cambiamento del paese, il suo adeguamento alle sfide contemporanee, il riformismo non solo federalista, il contrasto fermo, deciso e, per la prima volta vincente sulle organizzazioni mafiose, rappresentano solo alcuni aspetti di una politica che fa del rigore morale e della militanza politica poggiata saldamente su di una base rocciosa e movimentista, uno stereotipo inimitato e di successo, seguito con grande interesse anche nei paesi europei.

Il leghismo interpreta nel modo migliore il comune sentire del popolo, creando un movimento culturale che supera ogni rappresentanza, che conta discepoli ed apostoli capaci e fedeli, che offre, unico, un baluardo difensivo al novello attacco espansionista islamico, ponendo incessantemente la tutela del nostro stile di vita e la sicurezza di famiglie ed aziende al centro delle sue attività.

Un modulo politico ed umano vincente, che si oppone a tutte le forze negative che occupano il nostro presente e pre-occupano il nostro futuro.

Un modulo che andrebbe valorizzato, sostenuto e potenziato e non vessato ed attaccato.

Una idea che coincide sempre più con il diritto di libertà delle popolazioni europee ed occidentali, ovunque allocate.

Una azione di difesa e di tutela insostituibile nei confronti della odierna caduta del mondo islamico, che rischia di alimentare ulteriormente e di aprire nuovi spazi di movimento al terrorismo internazionale.

Una difesa che tende a proteggere la gente qualunque dall’imperante decadenza di un certo mondo occidentale, troppo grasso e ben nutrito per comprendere sino in fondo a quali pericoli stiamo andando incontro, a quali rischi è esposto il nostro stile di vita e la nostra libertà.

Uno scudo si erge a difesa della libertà.

Una spada si protende verso ogni pericolo.

Un popolo si oppone alla contemporanea visione arrendevole e decadente, un popolo che sa di non poter perdere questa sfida mortale.

Un popolo che sa di dover vincere questa immane ed epocale sfida.

Nonostante tutto.

Nonostante tutti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X