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15 agosto 2007, Ferragosto : Strage di Duisburg

mercoledì, 15 agosto 2012

15 agosto 2007: Strage di Duisburg

Un evento mafioso che gli italiani stanno pagando molto caro, tutti i giorni, da quel giorno.

Il tentativo della mafia italiana di affermare il proprio (pre)potere mafioso nel cuore dell’Unione Europea e della Germania.

Un evento mafioso che la Germania non perdonerà mai alla mafia italiana.

Lo stato italiano, pressato dalle autorità tedesche che chiedevano un immediato perseguimento degli autori della “strage di Ferragosto”, scende a patti ancora una volta con i boss mafiosi e paga le “informazioni” ricevute con soldi e sconti di pena.

E se tutto questo risponde a verità, la “pena” da pagare è la mia, quella di un cittadino qualunque, dinanzi a tanto schifo.

La trattativa stato-mafia è quindi uno stato di continua osmosi?

La trattativa stato-mafia non è quindi un episodio isolato?

Pena di morte per i mafiosi, per i funzionari pubblici e per le autorità statali che svendono quotidianamente lo stato italiano ed il popolo sovrano ai mafiosi.

Uccidere un mafioso non è reato, Pena di Morte per i mafiosi.

Buon Ferragosto, mafiosen.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Mafia & Corruzione : limiti invalicabili allo sviluppo economico

martedì, 31 luglio 2012

Nella ricerca disperata di uno sviluppo economico, il governo italiano sembra aver dimenticato due grandi componenti negative della economia italiana:

la presenza delle organizzazioni mafiose e l’incredibilmente enorme presenza della corruzione nelle caste politica e burocratica.

Condite da una evasione fiscale quasi totale (il prelievo fiscale italiano proviene per ben l’80% da lavoratori dipendenti e pensionati) e da un costo del lavoro che produce invece i salari più bassi d’Europa, queste componenti negative impediscono lo sviluppo economico del paese.

Mi domando:

- 1 – vista la pericolosità sociale, umana, comunitaria, economica, finanziaria, della sicurezza e della giustizia delle organizzazioni mafiose, perché non si prevede la punizione del comportamento mafioso con la pena di morte e perché non si vede la presenza di un ministero anti-mafia a contrasto delle azioni mafiose con la costituzione di tribunali speciali;

- 2 – l’evasione fiscale non venga punita con la pena dell’eragstolo fine vita, riducendo contestualmente la pressione fiscale, al fine di condurre autonomi, professionisti, agricoltori, artigiani e industriali a pagare quelle tasse che, evidentemente essi non pagano e non hanno MAI pagato, con la contestuale nomina di un vice ministro ad hoc al contrasto della evasione ed elusione fiscale;

La corruzione in Italia non esiste : per forza e valore di legge

giovedì, 31 maggio 2012

In questo momento nelle puzzolenti aule parlamentari di questo infame paese, si sta discutendo se sia corruzione una dazione in regalie piuttosto che una dazione in danaro.

Così, se si offre ogni anno la vacanza estiva e quella invernale al politico o al burocrate corrotto, non è reato, se si fa dono alla moglie del politico o del burocrate corrotto di gioielli esclusivi, non è reato, se al politico o al burocrate corrotto viene regalata un’auto lussuosa e gli si pagano le spese del relativo mantenimento non è reato, se si regala una villa o un appartamento al politico o al burocrate corrotto non è reato.

L’apoteosi della malavita criminale fatta legalità, l’invito esplicito a infrangere la questone morale e penetrare lo stato di diritto di altra malavita borderline.

Come potete vedere dalle proposte politiche di alto livello e spessore presenti oggi in Italia, la corruzione, la concussione e l’abuso d’ufficio non esistono più:

sono stati debellati a mezzo depenalizzazione legislativa.

Confermo la mia personale opinione di libero cittadino che questo paese sia profondamente corrotto in ogni sua forma ed espressione e che le aggregazioni di consenso a tali formule depenalizzanti, indulgenti, condonanti, amnistianti e grazianti sia evidentemente una aggregazione associativa di stampo mafioso.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Puzza di mafia, odor di indulto

sabato, 19 maggio 2012

Si sente nell’aria mafiosa che avvolge e coinvolge l’Italia, un odor di indulto.

Ancora una volta, invece di costruire decine di nuove carceri capaci di detenere almeno 25.000 delinquenti ognuna, si propone la resa dello stato, l’ennesima scelta politica scellerata e vile dell’indulto, a dimostrazione che in questo stato italiano, si tutelano e difendono solo delinquenti e mafiosi, ovvero politici, amministratori pubblici e burocrati corrotti e/o compromessi e/o complici delle organizzazioni mafiose.

Per questo stato democratico autoreferenziale e dell’abuso del diritto e del potere pubblico, famiglie ed aziende italiane possono anche morire.

Gli imprenditori possono suicidarsi tutti.

I disoccupati possono suicidarsi tutti.

Le imprese possono chiudere tutte.

Le famiglie possono morire di fame tutte.

Ma mafiosi e delinquenti vanno tutelati, vanno difesi.

Intanto la giustizia non viene garantita, le riforme non vengono compiute, le liberalizzazioni non vengono realizzate.

In particolare, la volontaria inefficienza della macchina della giustizia italiana, riempie le carceri italiane di soggetti in attesa di giudizio, precludendo l’occupazione di posti nelle celle ai soggeti i quali debbano scontare una pena detentiva certa e definitiva, il che in Italia corrisponde comunque ad una attesa di anni ed anni.

Le istituzioni, la macchina burocratica e la casta politica in Italia, difendono solo il popolo dei mafiosi e dei delinquenti, poiché li temono, ne subiscono l’estorsione ed il ricatto o ne sono asserviti o addirittura complici.

Ma il popolo dei lavoratori, il popolo degli imprenditori, il popolo di chi paga le tasse e non le evade, il popolo che subisce l’estorsione e l’usura mafiosa, il popolo che subisce le rapine delle organizzazioni criminali e dello stato oppressore ed iniquo, il popolo che muore di malasanità e di corruzione politica, il popolo dei disserviti dallo stato, il popolo sovrano si allontana sempre di più da questo stato dell’ingiustizia e della iniquità, frantumando la coesione sociale e spaccando trasversalmente il paese reale dallo stato di diritto.

E non è certamente un caso che ad avviare una discussione politica tutta orientata a preparare il terreno per un indulto generale, ennesima vergogna mafiosa di uno stato mafioso, siano le massime cariche istituzionali e politiche di una ben certa ed individuata provenienza territoriale:

meridionale, la sempiterna irrisolta ed ingovernata Questione Meridionale.

Parte quindi, la subdola richiesta di un indulto generale dal capo dello Stato, il napoletano Giorgio Napolitano.

Ovvero, la si fa partire anche dal ministro della giustizia, per non destare sospetti di responsabilità continuata ed aggravata; in passato e più volte, la questione del sovraffollamento delle carceri fu portata all’attenzione pubblica da parte del siciliano Angelino Alfano, ed oggi, l’assist pro-mafie parte dalla Paola Severino, napoletana.

Immediatamente, prende la palla al balzo il presidente del Senato della Repubblica (delle mafie bananifere e sonnifere), il siciliano Renato Schifani, che intende calendarizzare con urgenza (nessuna urgenza per tutelare e difendere famiglie ed aziende italiane, ma solo per scarcerare mafiosi e delinquenti) una discussione in aula.

Ed ecco che si tenta artificiosamente di innescare l’avvio di un procedimento parlamentare che sia propedeutico e producente il giusto clima per consentire, a chi ne ha il potere, di proclamare l’enensimo indulto generale, l’ennesimo regalo alla illegalità diffusa che uccide il paese reale, lo rapina, lo estorce, lo usura, lo impoverisce e ne blocca lo sviluppo economico più di ogni altra mortificazione illiberale.

E questo paese si presenta al prossimo G8 nella assoluta vergogna di un paese che puzza di mafia in odor di indulto, amnistia e condono, senza aver varato alcuna riforma e nemmeno aver realizzato alcuna liberalizzazione del mondo del lavoro e del mercato, così come è nell’interesse delle mafie e delle caste corporative mafiose italiane.

Qui termina il dialogo fra il popolo sovrano e lo stato dell’abuso di potere in favore delle mafie e della illegalità diffusa:

stato mafioso e popolo sovrano sono divenuti incompatibili.

PS

Volete eliminare il sovraffollamento di delinquenti e mafiosi che massacrano il popolo sovrano dentro le carceri o fuori da esse, nella società civile?

Pena di Morte per i mafiosi e pena di morte per chi è complice delle mafie abusando del potere pubblico.

Così si elimina l’illegalità diffusa, la corruzione politica e burocratica e si eliminano le organizzazioni mafiose.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il fallimento dello stato di diritto e il ritorno del Tempo del Bastone

martedì, 1 maggio 2012

Termoli: Imprenditori uniti in ronde notturne impongono taglie sui delinquenti

Pubblico il manifesto redatto e pubblicato dai titolari di aziende e dagli imprenditori del Nucleo Industriale di Termoli:

E GUERRA SIA…

Amici imprenditori.

POSSIAMO sopportare uno Stato che ci chiede sempre più sacrifici,

possiamo sopportare la rapina che il Comune di Termoli chiama Tarsu,

possiamo sopportare la politica che pretende di gestire da sola il COSIB e quindi il nostro futuro,

possiamo sopportare l’avidità delle banche e la lungaggine dei pagamenti dei nostri sfortunati clienti

ma non possiamo sopportare il branco di furfanti che sempre di più scorazza per le strade del nucleo industriale di Termoli depredando le nostre aziende eludendo i nostri attuali sistemi di allarme.

Se credete in questo unitevi a noi partecipando a ronde notturne e contribuendo alla ricompensa per chi ci aiuta a sventare un furto oppure ad acciuffare un delinquente.

P.S.
Ex Private Security Officer e Private Security Guard (solo per l’Italia Guardia Particolare Giurata) offresi per sicurezza e/o vigilanza in Termoli, Nucleo Industriale di Termoli e zone limitrofe.
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Quando un sistema paese è corrotto e mafioso il “malato” è l’onesto

giovedì, 1 marzo 2012

Se vuoi cambiare le cose, non puoi farlo dall’interno di un sistema che riconduce tutto al sistema stesso.

Se vuoi cambiare le cose, devi cambiare il sistema e le sue regole prima che il sistema stesso ed il suo complesso di regole cambi od opprima te stesso.

Se vuoi cambiare il sistema, devi essere alternativo al sistema, non omogeneo ed omologato al sistema, in specie se il fenomeno della corruzione è elevato a sistema, se il fenomeno mafioso è elevato a sistema, se il fenomeno dell’usura è elevato a sistema, in specie se l’evasione, sia fiscale che dai propri doveri, è elevata a sistema.

Altrimenti verrai corrotto, usurato, estorto e mobbizzato dai mafiosi.

Altrimenti diverrai strumento dei mafiosi, anche solo per omissione.

Ma se entri nel sistema per cambiare il sistema, tu accetti la corruzione, il sistema mafioso, l’usura e l’estorsione come metodo, come prassi, come sistema e stile di vita.

E tutto questo, tutta questa massa di escrementi umani diverrà te, incarnerà te, ucciderà te.

Devi scegliere:

o fuori o dentro.

Io ho già scelto, tanto tempo fa, con qualche parentesi di entusiastica volontà riformatrice, frustrata, umiliata e delusa dalla corruttibilità del sistema e delle persone che lo vivono.

Non puoi stare con loro, se vuoi essere diverso da loro.

E ne pago il fio, ogni maledetto giorno della mia vita.

E ne assaporo il piacere, ogni benedetto giorno della mia vita di uomo libero.

E sia quel che sia:

io non mi vendo, non mi piego, non mi spezzo, non mi corrompo.

Perché io sono Io.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Istantanea di un fallimento – Il metodo mafioso

sabato, 19 novembre 2011

Alcuni titoli delle notizie odierne prese qua e là, compongono una istantanea del fallimento italiano, una foto statica della violenza e della mafiosità italiana.

Appalti Enav, arrestato l’ad Indagato il tesoriere dell’Udc
Arresti per gli appalti Enav: manette all’ad Guido Pugliesi (ai domiciliari), Manlio Fiore direttore commerciale di Selex e Marco Iannilli, del “gruppo Mokbel”

Bankitalia: sofferenze cresciute del 40%. In un anno passate da 73 a 102 miliardi
L’incremento più forte lo hanno registrato i prestiti a rischio verso le famiglie consumatrici: +46,3% a 24 miliardi di euro. I crediti complessivi sono saliti solo del 3,6% a 1.984 miliardi. Adusbef: “Situazione preoccupante per le famiglie”

Lavoro, il 40% teme per il posto e cala il salario: giovani laureati a 1.133 al mese

La Reggio-bene in manette: facevano da prestanome negli affari delle cosche
Arrestate 11 persone. Controllavano una parte del capitale privato di una municipalizzata

Debito pubblico/ Record con Berlusconi premier. Più virtuoso il centrosinistra
a) I governi del centro–destra di Berlusconi hanno lasciato debito pubblico di euro 529,7 MLD pari al 28,12% del debito pubblico totale riferito al mese di settembre 2011 di euro 1.883,75.
b) i governi di centro – sinistra hanno lasciato un debito pubblico di euro 349,18 MLD pari al 18,54% del debito pubblico totale riferito al mese di settembre 2011 di euro 1883,75 .

Il debito non è pubblico: è dello Stato, lo dice Ferdinando Imposimato
Il debito non è pubblico: è dello Stato, lo dice Ferdinando Imposimato attraverso la sua pagina facebook. La corruzione non fa notizia! Il debito pubblico e’ cresciuto enormemente per alimentare la corruzione e finanziare la criminalita’ organizzata, che si e’ aggiudicata il 90 per cento degli appalti di grandi opere pubbliche.

La trattativa tra stato e mafia – Il Dap chiese al ministero della Giustizia la fine del carcere duro per 373 mafiosi
Documento del capo del dipartimento penitenziario al Guardasigilli. L’obiettivo: dare un segnale «positivo di distensione». E per 300 finì l’isolamento

Caselli da Barletta «La mafia? Può essere sconfitta»
Ha scritto Alessandra Dino ne «La polis mafiosa»: «Pezzi di classe dirigente, proprio perché tali non hanno bisogno di sparare o far sparare, perché possono facilmente eliminare i propri avversari con le leggi, con i provvedimenti disciplinari e amministrativi, con le censure e con gli strumenti del monopolio». Le sono fischiate le orecchie?
No, non mi sono fischiate le orecchie. Alessandra Dino ha descritto una situazione che purtroppo è reale nel nostro Paese, ma che non per questo non bisogna provare a cambiare. Vede, lo ha detto proprio Giovanni Falcone che “la mafia è un fenomeno umano e, come tutti i fenomeni umani, ha avuto il suo inizio e prima o poi avrà fine”.

Non siete mafiosi, non siete iscritti ad alcun partito politico italiano, non avete santi in paradiso, non evadete il fisco, non violate volontariamente la legge, non appartene a caste, corporazioni associazioni segrete, amate la libertà e la verità?
Beh, allora preparatevi a subire il rigore e l’intolleranza della legge (solo per voi), provvedimenti disciplinari, provvedimenti amministrativi, censure, mobbing, pressioni ingiustificate, ogni male possa derivare dall’abuso del monopolio pubblibo e della pubblica amministrazione.
Ve lo dice uno che conosce molto bene queste violenze subdole e sottili, questo uso improprio del potere.
Vero, il male italiano non ha bisogno di sparare e di far sparare per eliminare i propri avversari.
Basta loro togliere il lavoro o creare mille impedimenti quotidiani.
Ve lo scrive uno che ha dovuto assaggiare un licenziamento in tronco assolutamente ingiustificato al rientro dal viaggio di nozze, ricevuto per telegramma alle ore 19:00 del 31 dicembre, giusto per rendere maggiormente chiaro “il messaggio”.
Preparatevi al peggio:
questi sono mafiosi, gente molto pericolosa.
E ne sono tanti.
E sono potenti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino x

Il governo Berlusconi, la casta, il do ut des e gli anni del dolore e del terrore

giovedì, 13 ottobre 2011

Si avvicina ogni giorno di più la resa dei conti all’interno della maggioranza di governo italiana.

Le spaccature si presentano ormai numerose, sia verticali fra gruppi politici che orizzontali, fra gli stessi partiti politici che sostengono il governo e la loro base popolare ed elettorale.

Questa condizione di frammentazione e di immobilismo politico, mette fine al cosìddetto populismo berlusconiano, fratturando in modo definitivo il rapporto fra un premier in grado di influenzare molta parte del mondo dell’informazione, sia pubblica che privata ed un popolo sempre più indignato ed arrabbiato, a causa della evidente incapacità dimostrata dalla classe politica italiana di offrire strategie di uscita e di contrasto alla attuale crisi economico finanziaria, irrimediabilmente sfociata e deteriorata in una cristi politica e strutturale di un paese mal educato all’approccio con il consenso elettorale, visto quasi sempre nei termini del do ut des:

il voto dietro corresponsione di un posto di lavoro, perlopiù di tipo pubblico o privato convenzionato o privato sottoposto alla estorsione del consenso politico e/o burocratico;

il voto dietro corresponsione di un appalto pubblico;

il voto dietro creazione artificiale di condizioni favorevoli ad una azienda o settore professionale e del lavoro o ad un gruppo di aziende ed un gruppo corporativo.

Questo è il cancro che sta ponendo fine al sistema economico italiano:

il parassitismo e l’abuso di potere elevato a sistema messo in atto dalle caste corporative del potere pubblico, sia politico-partitiche, che sindacali e burocratiche.

In un sistema statuale soggetto alle corporazioni e non al diritto ed al merito, si insinua perfettamente la logica di infiltrazione mafiosa, anch’essa in grado di condizionare grandemente il consenso popolare offrendolo in cambio di favori politici, di appalti pubblici, di posti del potere pubblico in cui insediare stabilmente gli amici degli amici, concorrendo in modo preferenziale nel sistema economico sano del paese, distruggendone l’economicità industriale, condizionandone l’aspetto finanziario, erodendo ed infiltrando dal di dentro quelle aziende e quelle società produttive messe in seria difficoltà da un sistema politico burocratico malato e da un sistema bancario e finanziario inadeguato ed immaturo, infiltrandosi ancor più sino a ricattare prima e sostituirsi poi al soggetto economico e produttivo sano, attraverso il sistema della usura.

Le maggioranze di governo che hanno sostenuto i vari governi Berlusconi si sono presentate come fautrici di quelle liberalizzazioni del sistema e delle sue corporazioni baronali e mafiose (professionali, finanziarie, della formazione scolastica ed universitaria, del lavoro, etc) che strozzano il cuore ed il motore produttivo italiano da sempre.

Il fallimento maggiore di Silvio Berlusconi e di Umberto Bossi, i veri leader dei principali partiti che sostengono la maggioranza dell’attuale esecutivo, sta proprio nella fine del cosìddetto decisionismo berlusconiano, declino decisionista che porta a quell’immobilismo politico che ha da sempre caratterizzato l’agire politico italiano della prima repubblica, vera e propria arma elettorale, politica e di governo del berlusconismo.

La fine del populismo e del decisionismo berlusconiano e fa emergere il vero mondo del potere pubblico italiano, profondamente corrotto ed incapace, distruttore di ogni merito e salvatore di ogni parassitismo.

La fine del sogno riformatore, liberale e liberista della politica berlusconiana, apre di nuovo il baratro del peggior incubo italiano:

l’abuso del potere pubblico a fini personali e di corporazione e non in favore della tutela degli interessi dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, come delle famiglie e delle aziende italiane.

Questa visione parassita del sistema pubblico era proprio il primo atto di denunzia della politica berlusconiana, quella politica che prometteva di spezzare queste logiche mafioso-corporative che dissanguano il paese ed arricchiscono caste di parassiti senza alcun merito.

Quel che resta di un ventennio di politiche liberali e riformiste è solo la polvere dei continui scandali politici, il peso della irrisolta questione morale e meridionale, del crescente malessere alla base della questione settentrionale.

Con la caduta del berlusconismo e del bossismo, si chiude un ciclo storico di grandi promesse seguite da enormi fallimenti politici, aprendo una porta sul nulla pericoloso di svolte autoritarie, popolari o verticistiche che siano.

Il popolo è stanco e profondamente provato, indignato ed oltraggiato dall’emergere della corruzione politica e burocratica sia morale che materiale generalizzata ed incontrastata, gravato dal peso impossibile di corporazioni che di fatto impediscono ogni liberalizzazione, ogni riforma, ogni diminuzione dello status quo politico, sindacale e pubblico in generale.

Le innumerevoli ingiustizie cui è gravato il popolo italiano conducono sempre più a reazioni di protesta popolari spontanee e/o organizzate, facendo emergere una indignazione che si preannuncia anche maggiore (e peggiore) di quella che si manifestò nell’era di Tangentopoli, quella era storica che produsse la nascita di due movimenti politici innovativi che promettevano il cambiamento del paese e che invece, sono stati assimilati e digeriti dal male oscuro di cui soffre da sempre il paese:

l’abuso del potere pubblico a fini personali e di corporazione e non in favore della tutela degli interessi dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, come delle famiglie e delle aziende italiane.

L’italia è divenuta così il paese delle “patacche pubbliche”, di quei poteri pubblici che sono stati deviati e piegati al livello di personaggi senza scrupoli e senza meriti che non sanno far altro che tirar fuori patacche e distintivi e chiedere l’intoccabilità o appellarsi alla persecuzione politica.

Non si è riusciti a far emergere a livello di partecipazione al potere pubblico i poteri economici sani e naturali come quello positivo delle lobby, offrendo invece come unico fattore di mediazione e di risoluzione politica quello delle segreterie partitiche e personali e quello delle associazioni segrete pseudo-massoniche della corruzione elevata a sistema, aprendo la strada ad una corsia preferenziale in favore delle organizzazioni criminali politico-burocratiche del prepotere pubblico e delle organizzazioni mafiose, ormai regine incontrastate della economia e della finanza.

Il fallimento è totale e grave, anche perché, nonostante l’evidente debacle del sistema paese, le corporazioni politica e burocratica continuano a salvare solo se stesse dalla crisi, divenendo esse stesse protagoniste ed autrici del peggior massacro di diritti e di doveri della storia democratica e repubblicana italiana.

Una ecatombe disastrosa che continua a generare crescita della spesa pubblica, decrescita e depressione economica, aumento del debito pubblico sovrano.

Il do ut des elevato a sistema sociale, tutte le inaccettabili prevaricazioni della casta dominante e la caduta verticale di consenso verso quei soggetti politici che avevano promesso il cambiamento strutturale e la salvezza da un fallimento annunciato del paese, ebbene tutte queste condizioni divengono oggi il vero nodo da risolvere, il vero problema da eliminare.

E quando si usa il termine “eliminare” in momenti storici come quello attuale, c’è di che avere paura, a torto o a ragione.

Poiché questi si preannunciano come gli anni della miseria e della fame, come gli anni della indignazione e della rabbia popolare, come gli anni della resa dei conti fra stato di diritto e paese reale.

Benvenuti nell’era del dolore e del terrore, benvenuti nel tempo in cui ogni cosa tornerà al suo posto, ogni pezzo del puzzle, nel suo ordine naturale.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X