Articoli marcati con tag ‘opinione pubblica’

Dubbi sulla riscossione a Foggia

venerdì, 13 maggio 2016

Oggi tutti son bravi a puntare il dito su GEMA e AIPA e sollevare dubbi sulla riscossione

Ma c’è stato un tempo in cui ero io il solo a farlo

E a pagarlo …

Dubbi sulla riscossione a Foggia

Dubbi sulla riscossione a Foggia

Attacco alla Magistratura è Attacco allo Stato

mercoledì, 11 maggio 2016

Il metodo mafioso difficilmente uccide un politico, a meno che tale politico non fosse affiliato alla organizzazione mafiosa o avesse contratto un negozio giuridico criminale con essa per poi tradirlo

Il metodo mafioso non uccide i politici perché i politici, quando vengono colpiti come nel caso del terrorismo politico, dimostrano di saper difendere se stessi e lo stato dal terrore e dalla violenza, sconfiggendo definitivamente il terrorismo brigatista rosso

Il metodo mafioso ammazza invece magistrati, giudici, procuratori, PM e GIP, uccide carabinieri, poliziotti e finanzieri

Il metodo mafioso uccide un fedele servitore dello stato innanzitutto isolandolo, creando una atmosfera astiosa intorno a se, usando altri servitori dello stato infedeli e corrotti per screditarlo, impedirlo e mortificarlo nel proprio ambiente, nella sua dignità umana e professionale, nel suo mondo privato, famigliare, sociale

Questa aggressione uccide ben più di un colpo di pistola o una raffica di kalashnikov o un chilo di tritolo:

mina l’equilibrio mentale, organico e fisiologico, mina il riconoscimento sociale e professionale, spinge ad una reazione, induce in errore, provoca una reazione o attenta direttamente alla integrità psico-fisica dell’individuo oggetto della aggressione mafiosa

Ma è sempre l’isolamento il momento iniziale della aggressione mafiosa, oltre alle minacce, più o meno velate, più o meno pubbliche

La Politica usa la stessa strategia quando viene indagata dalla Magistratura:

attacca il metodo (le intercettazioni), attacca le indagini, isola i magistrati e gli agenti ed ufficiali di Polizia Giudiziaria che svolgono le indagini, sia all’interno dei loro uffici che nell’organo di autogoverno della magistratura, che dovrebbe essere potere costituzionale indipendente dal potere esecutivo e legislativo, ma che dal potere politico e burocratico deve ricevere le condizioni di lavoro dignitose, uffici funzionali, collaboratori, auto blindate e l’acquisto, la dotazione, l’ordinaria e la straordinaria manutenzione e tutela degli uffici, delle auto, degli strumenti di indagine

Oltre a dispositivi normativi che consentano nella realtà di perseguire i reati e non di attendere la loro prescrizione, in un estenuante e continuo mettere il bastone tra le ruote della politica alla Magistratura e al comparto Sicurezza, agli investigatori e alle Forze dell’Ordine in generale e in particolare

Il fatto stesso che la Politica si sia inventata il modo di dividere Magistratura e forze dell’ordine costringendo in un immaginario collettivo che veda la magistratura di sinistra e la sicurezza di destra, evidenzia quel continuo, costante ed estenuante bastone della politica tra le ruote della Giustizia e della Sicurezza, per impedirla, per negarla

Ogni volta che la politica attacca la magistratura, attacca tutto il comparto Giustizia e tutto il comparto Sicurezza

Ogni volta che la Politica attacca le indagini e i metodi di indagine di Magistratura e Forze di Polizia, li isola dal contesto istituzionale e costituzionale, li emargina e ridicolizza, li degrada e ferisce

Ma, come la mafia, la politica inizia l’attacco con l’isolamento dei soggetti che la indagano, esattamente come fa la mafia, propriamente come fa la mafia

Questo conflitto istituzionale è un vero regalo alle mafie:

appena inizia l’isolamento dei vari De Magistris, Di Matteo, Davigo, Di Pietro, Masi, la mafia approfitta della complice alleanza politica che attacca la magistratura e approfitta del momento di debolezza e di isolamento creato dalla politica per attaccare anch’essa magistrati e investigatori

Per fortuna che il metodo di indagine e preventivo ha raggiunto livelli di eccellenza (nonostante il complesso delle indagini sia ostacolato e non favorito) e grazie anche al tanto vituperato (sempre dai politici) strumento del pentimento e dei Collaboratori di Giustizia, si scopre in anticipo un piano per eliminare questo o quel giudice, con tutta la sua scorta

Il caso odierno del rinvenimento in Puglia del tritolo che serviva a far saltare un giudice anti-camorra nel napoletano è prova lampante di questa complicità ed assonanza di comportamenti tra politica e mafia

Ma nel passato fu un eguale rinvenimento in Calabria che era destinato a far saltare un giudice anti-mafia siciliano

Da osservatore esterno, trovo questa identità di comportamenti mafiosi dei politici e dei mafiosi stessi inaccettabile, criminale, criminoso, criminogeno

Da investigatore dilettante individuo ed evidenzio il basilare filo che collega e prova due comportamenti uguali di due soggetti differenti in un unico movente:

isolare e massacrare, moralmente e materialmente giudici e investigatori, uomini di scorta e forze di polizia, renderne difficile se non impossibile e inutile il lavoro quotidiano, impedire di ottenere Giustizia e Sicurezza per i cittadini

Non so se è chiaro:

sto accusando la Politica di usare il medesimo comportamento mafioso usato dalle organizzazioni criminali mafiose verso un medesimo “nemico” che osa indagare politici e/o mafiosi, la magistratura

Ma, attaccare la magistratura così come fa la politica, è o non è un comportamento mafioso ovvero un comportamento non adeguato, responsabile e consequenziale al giuramento di fedeltà allo stato e alle sue istituzioni?

Ora mi spiego meglio perché la politica attacca le mafie solo dal punto di vista associativo e non personale, e mi spiego meglio perché non sia previsto, punito e istituito il reato di comportamento mafioso, comportamento che abbiamo riscontrato essere identico nell’agire politico e nell’agire mafioso

Il titolo di questo post è da brividi ed evidenzia come la Politica, attaccando la Magistratura, la isoli e la renda facile preda della criminalità organizzata, che gongola e ride soddisfatta di questi conflitti

L’attacco alla Magistratura è un attacco allo Stato

Se di deriva autoritaria si parla tanto in questi giorni, questo ne è certamente l’elemento probatorio più pericoloso:

una sorta di alleanza tra politica e mafia nell’isolamento della Magistratura a discapito dello stato, a distruzione dello stato, a tradimento dello stato

E non è detto che la famigerata Trattativa Stato-mafia non passi attraverso la cruna di questo ago, sottile e tagliente, proprio come un’arma che uccide silenziosamente, senza Bang bang e Boom

So che quel che affermo è grave e me ne assumo tutte le responsabilità relative

Io, quell’isolamento lo conosco, l’ho vissuto e lo vivo, l’ho pagato e so quanto sia pericoloso e pesante, so quanto sia difficile l’accesso al mondo del lavoro se ti metti contro “certa politica”

Ma io sono nessuno e non sono lo stato, ne faccio parte, ne sono una parte, non ne incarno poteri e funzioni pubbliche, ma li difendo ogni volta che li vedo aggrediti da quell’isolamento che conosco e respingo

Non so se i politici si rendano conto della gravità e della pericolosità sociale, comunitaria e statale che incarnano quando attaccano direttamente o indirettamente la magistratura, gli investigatori, i metodi e gli strumenti di indagine

Non so se esista una anche probabile alleanza tra mafia e una parte della politica

Quel che so è che, comunque lo vogliate definire, quello evidenziato è un comportamento mafioso

E va punito e contrastato severamente, duramente e sicuramente

Io faccio la mia parte

Se esiste una Politica che si ritiene diversa e differente da quella che adotta questi comportamenti, a questa Politica chiedo:

1) l’integrale approvazione e applicazione del pacchetto anti-mafia Davigo-Gratteri

2) l’istituzione del reato di comportamento mafioso, nella cui fattispecie occorre integrare il reato di corruzione, che è il reato alla base di questo ragionamento, quel reato che indagato dalla Magistratura, fa saltare dalla poltrona politici mafiosi e corrotti ed emergere un comportamento mafioso che risulta identico a quello adottato dalle mafie

Poi, posso morire tranquillo e sereno, convinto di aver lasciato ai miei figli un mondo migliore di quello che ho ricevuto e subito io

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Furbetti del cartellino del comune di Foggia

martedì, 10 maggio 2016

Foggiani d'altri tempi

Cari ‪furbetti del cartellino‬ del comune di ‪‎Foggia‬:

accogliete il mio vaffanculo unito a quello di mio nonno

Occorrono sforzi enormi di persone esemplari ed una intera vita dedicata e donata al Lavoro con Sacrificio ed irreprensibile costanza, con enormi energie sottratte alla gioia della Famiglia per costruire una immagine dignitosa e un modello positivo storicamente comprovato che viene mortificato in pochi momenti da altri, troppi altri

La vostra difesa è che siete “vittime di un sistema”

Un sistema patologico si contrasta, si subisce o si incarna

Dipende dalle persone

E dal loro Onore

Gustavo Gesualdo
Foggia

Invasione islamica e sinistra resa d’Occidente

domenica, 8 maggio 2016

Però, funziona questo terrorismo islamico

Attaccano Casa bianca, Pentagono e Twin Towers e i democratici americani si calano le braghe e candidano e fanno eleggere Barack Hussein Obama II come presidente degli Stati Uniti d’America

Attaccano Londra, Madrid, Parigi e Bruxelles e i laburisti britannici candidano e fanno eleggere Sadiq Khan a sindaco di Londra

Però, funziona questo terrorismo islamico che tutti dicono di voler eliminare e nessuno elimina mai

La strategia c’è, e si vede, e si paga

Invasione islamica d’Europa compresa e non esclusa

Delle due l’una:

o esiste un nesso di causalità tra il terrorismo islamico e il comportamento delle forze politiche di sinistra in occidente

o esiste un qualche altro piano strategico, ben delineato, coordinato e preciso che punti alla infiltrazione delle libere democrazie occidentali proprio attraverso l’invasione musulmana incontrastata, ingovernata e incontrollata e l’uso delle regole democratiche per raggiungere il potere con mezzi democratici

Peccato che in ogni paese musulmano del mondo l’islam si sia rivelato antitetico alla democrazia e il risultato della invasione islamica in Occidente si preannunci disastroso e irrimediabile

Strano è che questo pericolo per le democrazie sia supportato dalle forze politiche che si autodefiniscono come democratiche e strenui difensori della democrazia

Politicamente corretto

Umanamente malato, degenerato, folle, stupido, suicida e traditore proprio di quegli ideali di cui si favorisce l’estinzione e si pretende di sostenere e difendere

Di solito non sbaglio mai una analisi e credo fermamente che questa azione negativa delle sinistre in Occidente porterà ad una loro irrimediabile estinzione

Corsi e ricorsi storici?

No, stupidi e sconfitti ancora una volta, come la storia insegna

Non sembra una questione politica, ma di deficienza cognitiva, intellettiva e mentale.

Altrimenti, si apre la strada alla questione del tradimento organizzato delle democrazie proprio in nome della democrazia

Scegliere liberamente non significa sottomettersi per viltà al terrore

Significa essere uomini e donne liberi e democratici che in un libero territorio democraticamente governato difendono liberamente la libertà e la democrazia nei loro paesi e nel mondo

Dio mio, che teste di cazzo penose e pericolose che siete:

fate venire i brividi e accapponare la pelle

Impossibile accettare la vostra resa:

è irricevibile, inaccettabile, impagabile

Proprio come voi vi dimostrate:

impagabili idioti che fanno e sono la felicità del proprio nemico

Finirete spazzati via, dispersi, distrutti e sconfitti dalla vostra stessa idiozia

Complimenti

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Stato, caro amico, ti scrivo

giovedì, 5 maggio 2016

Questa è una lettera-appello a tutte le istituzioni italiane.

Mi permetto di invitare chi può, a cambiare definitivamente questo paese, se ancora si può.

Le questioni annose che distaccano il Paese Reale dallo Stato non trovano coniugazione, non trovano soluzione.

I motivi li conosciamo tutti.

Presenze gigantesche di illegalità, corruzione e mafie distaccano le istituzioni dalla partecipazione dei cittadini, che sempre più in gran numero non si recano a consegnare la loro quota di delega di sovranità alla politica, desovranizzando di fatto lo stato.

Il limite di tollerabilità e di sopportabilità di questa condizione incivile, antidemocratica e antirepubblicana è raggiunto da tempo e questi nostri giorni, raccontano il suo superamento.

La fibrillazione che vivono i poteri costituzionali ed i loro conflitti raccontano bene il quadro complessivo.

Cosa si può fare?

Ecco, vi disturbo per questo.

Il governo Renzi ha posto come sua condizione sine qua non l’approvazione referendaria del pacchetto di riforme da esso varate.

L’istituto di democrazia diretta a sostegno di una attività riformatrice nel cui merito non voglio entrare in questa sede, poiché non interessa.

Matteo Renzi ha dichiarato che, se le sue riforme verranno bocciate dal Popolo Sovrano, caso che è possibile e plausibile, egli rassegnerà le sue dimissioni.

Ho imparato dalla vita che una sconfitta può divenire una vittoria, se si vuole.

Poniamo il caso in cui le riforme vengano bocciate e Renzi voglia manterener fede al suo impegno, dimettendosi.

Si può sfruttare questo momento per ottenere il cambiamento, ovvero, costringere i parlamentari a schierarsi dichiaratamente ed apertamente pro o contro lo stato, pro o contro la corruzione, pro o contro le mafie.

Come?

Semplice.

Il premier dovrebbe legare ad un pacchetto di misure ordinarie e non costituzionali la fiducia al suo governo e presentare questo pacchetto alle camere.

Il pacchetto consta di due semplici provvedimenti:

1) il pacchetto Gratteri-Davigo, già pronto e da varare integralmente

2) la istituzione del reato di comportamento mafioso che contenga oltre alle classiche fattispecie del comportamento mafioso (estorsione, pizzo, usura, infiltrazione mafiosa del potere pubblico, compravendita di voti, scambio di voti contro appalti pubblici o posti di lavoro pubblici, ecc), anche la fattispecie della corruzione e quella della concussione, lasciando intatte le norme che già prevedono e puniscono tali reati, compreso quello per l’associazione mafiosa, ma aggiungendosi a questi

Questo pacchetto va esattamente e precisamente nella direzione di sconfiggere definitivamente l’illegalità, la corruzione e le mafie che stanno uccidendo il nostro paese e il nostro stato, incontrovertibilmente, senzadubbiamente.

In parlamento, ogni singolo parlamentare ed ogni singolo gruppo dovrà pubblicamente prendere posizione a favore o contro questo pacchetto con voto palese.

E già otteniamo un primo risultato:

sapremo tutti chi difende l’illegalità, la corruzione e le mafie e chi no.

Dovranno schierarsi, manifestarsi:

pubblicamente, senza possibilità di fuga se non l’uscire dall’aula al momento del voto, votare contro, astenersi o votare a favore.

I casi saranno due:

1) il pacchetto viene approvato e il governo si dimette per andare a nuove elezioni in cui l’elettore saprà con esattezza chi rema per lo stato e chi a favore delle mafie, della corruzione e della illegalità.
Il governo successivamente eletto dal popolo sovrano potrà agire in piena libertà, come mai nessun altro governo della storia della repubblica italiana e potrebbe anche essere un governo che trovi le sue alleanze in base alle posizioni assunte in merito al pacchetto, costituendo per la prima volta una maggioranza nell’interesse del paese e non delle sue fazioni politiche o ideologiche.

2) il pacchetto non viene approvato, il popolo sovrano e le istituzioni prendono coscienza che il sistema democratico non è in grado di soverchiare l’anti-stato criminale e si dichiara uno stato di emergenza contro l’illegalità, assumendo in un solo soggetto i poteri esecutivo e legislativo per un ben determinato periodo di tempo, sostenuto dall’esterno, nella società, da quei parlamentari e quei gruppi che hanno votato a favore e con il compito di varare esattamente ed integralmente quel pacchetto bocciato dal parlamento, riorganizzare la Pubblica Amministrazione nel senso della efficienza e della legalità, eliminare la prescrizione dei reati, scrivere una legge elettorale che consenta sia la rappresentatività delle minoranze, sia la governabilità della maggioranza, prevedendo ed impedendo giochetti e furbizie come quelli che hanno portato allo sconquasso attuale.
Alla fine del mandato a tempo, governare il paese sino alla restaurazione di un nuovo parlamento e di un nuovo governo che sorgano e vivano in un nuovo sistema democratico e repubblicano che sia sostenibile dal paese reale, condiviso, voluto, fortemente voluto.
A garanzia di questi delicatissimi ed assolutamente necessari passaggi, devono esserci il Capo dello stato, la Magistratura (terzo potere costituzionale) e l’Arma dei Carabinieri, oltre ad un organismo di controllo e garanzia della Unione Europea, perché a nessuno venga in mente di procrastinare detto stato di emergenza oltre il necessario tempo (o addirittura all’infinito) per ristabilire la libertà, la legalità e la funzione democratica e repubblicana che questo stato deve avere e che la costituzione impone.
Consiglio altresì di rinforzare all’uopo l’Arma dei Carabinieri per il ruolo richiesto ed anche la Magistratura, in dotazioni, formazione, strutture, equipaggiamenti, organizzazione e risorse umane, con la costruzione di molte nuove carceri, moderne e funzionali.

Ecco come si può trasformare una sconfitta amara, in una vittoria a furor di popolo.

Non credo vi siano altre finestre, sia temporali che fattuali, per uscire da una gravissima condizione che fa dello strumento democratico, l’arma migliore dei nemici della democrazia.

Non ho altro da aggiungere.

Buon futuro a tutti.

Se saremo in grado di costruirne e difenderne uno, unico, unito, univoco e universalmente italiano.

Ma dovrete essere capaci di abbandonare le fazioni, gli orticelli e le parti:

deve essere una unica e granitica volontà tutta italiana.

Non c’è “un altrimenti” e voi, lo sapete benissimo.

Ah, un’ultima cosa:

in questo periodo di transizione e di emergenza va ovviamente garantita la massima libertà di espressione e di parola, di stampa e di circolazione delle idee.

Deve essere una primavera italiana, un fiorire di nuove e belle cose, non certo un inverno opprimente.

Grazie per l’attenzione.

Gustavo Gesualdo

Il primato della politica e la giustizia mancata

domenica, 24 aprile 2016

Si manifesta l’insoluto scontro tra poteri in Italia.

La magistratura indaga la politica, la politica attacca la magistratura.

Un cliché, un déjà vu, un comportamento seriale.

Da dove partire per una analisi di questo fenomeno?

Dal suo apparire?

Sì, solo per lo spunto iniziale.

Dal suo agire o non agire?

Sì, per comprendere i motivi per cui la politica agisce o non agisce e la magistratura può agire o non può agire.

Il primato della politica deve essere analizzato scevro delle ideologie o delle letture ideologiche, se si vuol capire cosa è oggi il governo dei popoli e dei territori.

Ecco, abbiamo raggiunto il primo assunto di questa analisi:

politica non è retorica o discorso, politica è governo, mera amministrazione della cosa pubblica e regolamentazione di quella privata.

E qual’è il compito della politica in una democrazia repubblicana?

Governare la spesa pubblica, indirizzare la spesa in un senso o in un altro, erogare servizi alla cittadinanza accessibili, fruibili, efficaci ed efficienti, emanare leggi che regolamentino i comportamenti umani, difendere e tutelare il territorio e il popolo.

Ora, leggendo i giornali e guardando la tv, si rintracciano questi fondamenti della politica?

Abbiamo bisogno di un caso concreto per rispondere alla domanda.

L’ennesimo conflitto tra potere esecutivo e potere giurisdizionale, altrimenti detti potere politico e potere giudiziario, può essere il caso di analisi.

Perché?

Perché è nel conflitto tra poteri costituzionali che si celano i conflitti tra altri poteri, più o meno leciti e/o legali, rappresentabili o temibili.

Perché è un conflitto aperto ed irrisolto, perché la giustizia in Italia non funziona e il rimpallo delle responsabilità tra i poteri in oggetto pone dubbi sui fondamenti e le intenzioni che sorreggono le posizioni in campo.

Questi dubbi vanno sciolti e questa analisi tenterà un procedimento razionale alla comprensione e alla emersione dei motivi che originano questa crisi irrisolta.

Punto Primo

Il primato è della politica:
essa governa, indirizza, legifera, normalizza e regolamenta ogni singolo comparto della pubblica amministrazione, delle funzioni pubbliche, dei poteri pubblici come delimita gli atti umani in atti leciti ed illeciti, legali ed illegali.

Punto Secondo

Il potere giudiziario è potere tra i poteri democratici e costituzionali italiani, autonomo dagli altri poteri e dipendente o indipendente dagli indirizzi politici a seconda dei casi, normalizzato e regolamentato da essi, unico soggetto deputato alla interpretazione e applicazione del diritto oggettivo, di quelle leggi che la politica scrive e impone.

Credo che, posti questi due punti, possiamo passare all’analisi del caso concreto.

La magistratura indaga su presunti comportamenti illeciti di persone vicine a membri del governo (il parlamento va letto in un libro a parte, essendo direttamente rappresentativo del popolo e contenendo un numero incredibile di parlamentari indagati, specchio dei tempi e del popolo che rappresenta) e la politica risponde con attacchi nel metodo (uso o presunto abuso delle intercettazioni e delle indagini) e nelle persone che incarnano il potere giudiziario, una querelle in cui rispunta ciclicamente il fantomatico “partito dei giudici”, qualificando come “politici” i fini delle indagini della magistratura.

Come potete osservare, ad una normale funzione pubblica giudiziaria corrisponde una reazione anormale e conflittuale.

Perché?

Questo accade ogni volta che la magistratura inciampa in soggetti politici o vicini alla politica nel corso delle indagini, sia amministrative che civili e penali.

Quel “ogni volta” rappresenta un elemento di analisi interessante:
manifesta un potenziale e pericoloso diniego da parte della politica di sottoporsi alla legge e alla costituzione, diniego che vorrebbe estendere l’immunità parlamentare a casi di evidente criminalità, organizzata e individuale.

Pochi i casi di accettazione placida ed equilibrata da parte della politica in questi aspetti conseguenti alla normale funzione giudiziaria di indagine e di giudizio, o presunti tali, sino a prova contraria.

Il primo dato che salta agli occhi è proprio questo:

la volontà malcelata da parte di certa parte della politica di porsi al di sopra della legge e della costituzione.

Il caso

In tema di contrasto alla criminalità organizzata (leggi mafia) il premier Renzi affida ad una commissione composta da magistrati, avvocati e docenti universitari il compito di produrre un testo di riforma.

Il primo elemento che salta gli occhi, è la completa mancanza in questa commissione di soggetti provenienti dalle forze di polizia, dai carabinieri, dalla guardia di finanza, dai servizi di intelligence, come se giustizia e sicurezza fossero due facce di due medaglie diverse e non della stessa.

Ricordo a me stesso che i caduti nella guerra tra mafia e stato sono soprattutto magistrati, carabinieri e poliziotti.

Alcuni nomi:

Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Carlo Alberto dalla Chiesa, Antonino Cassarà (detto ninni), Beppe Montana.

Il secondo aspetto da rilevare è che questa commissione ha lavorato a titolo gratuito, non oneroso.

La commissione elabora il progetto di riforma della giustizia e lo consegna al committente:

la politica.

Successivamente, il progetto non viene trasformato in un decreto del governo cui imporre la fiducia nel voto parlamentare.

Semplicemente, viene tenuto chiuso in un cassetto.

Tale provvedimento prende il nome di Gratteri, dal suo presidente, Nicola Gratteri

Uno dei dodici componenti della commissione per la riforma della giustizia è Piercamillo Davigo, interprete principale insieme a Matteo Renzi del dissidio nato tra potere politico e potere giudiziario e preso a caso in questa analisi.

Mi sembra che gli elementi di questa analisi razionale aprano una serie di orizzonti, pongano una serie di domande.

Prima Domanda

Perché la politica chiede alla magistratura di produrre un testo di riforma della giustizia che la renda efficace contro le organizzazioni mafiose per poi tenerlo chiuso in un cassetto e decidere di non vararlo?

Seconda Domanda

Il conflitto tra poteri incarnato da Renzi e Davigo ha una relazione, un nesso di causalità (e non di casualità) con la mancata realizzazione della riforma?

Terza Domanda

Quale è il vero indirizzo politico?
A tutela dello stato contro l’anti-stato mafioso?

Quarta Domanda

Perché la politica ha avviato questo conflitto attaccando intercettazioni e magistratura?

Quinta Domanda

Cosa è la trattativa stato-mafia?

Sesta Domanda

Perché l’Associazione Nazionale Magistrati ha eletto come suo presidente Piercamillo Davigo, dopo la produzione della riforma Gratteri e la sua mancata decretazione da parte del governo e legiferazione da parte del parlamento?

Mi fermo qui.

Credo che l’analisi sia sufficiente ad aprire squarci di luce in questo caso di specie come nella analisi di partenza.

Lascio ad ognuno l’elaborazione dell’analisi e il dare risposte alle domande che ho posto.

Una considerazione però la voglio fare.

E la propongo in domande, ancora un volta:

quale valore e significato hanno Michele Emiliano, Antonino Di Matteo e Luigi De Magistris in tutto questo?

Cosa e Chi servono Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi?

E qui, gli squarci e i dubbi diventano realtà.

Ma sono mie considerazioni personali.

Consideratele tali.

Buon ragionamento a tutti.

Gustavo Gesualdo

Il boomerang e l’Effetto Emiliano

lunedì, 18 aprile 2016

Brevi considerazioni a margine della pretesa vittoria di cui esulta il premier Renzi in merito al referendum denominato “trivelle” del 17 aprile 2016.

Torna indietro come un boomerang affatto impazzito l’effetto anti-referendum che ha portato Renzi e Napolitano ad istigare a non votare.

La terza sezione penale della Cassazione si è già espressa in merito con sentenza, rilevando che che anche l’art. 98 del testo unico del 1957 è applicabile ai referendum.

Art. 98
1. Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000.

Anche la legge 352 del 1970 estende esplicitamente al referendum le sanzioni previste dal testo unico del 1957.

Inoltre l’invito all’astenzionismo di Renzi e Napolitano viola una direttiva del consiglio d’Europa.

Per la violazione di legge, un cittadino ha denunciato penalmente Renzi e Napolitano.

Per la violazione della direttiva, pende ricorso del Codacons.

Come potete osservare, l’Effetto Emiliano (non solo referendario, ma anche e soprattutto politico) è tutt’altro che finito ed ha risvegliato dal torpore cittadini qualunque e organizzazioni di tutela e difesa dell’Ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori.

Anzi, tale effetto pare debba ancora produrre tutti i suoi effetti.

Se Renzi credeva di aver vinto, sbaglia e di grosso.

Chi risulta vincitore morale di questa battaglia civile e ambientalista è proprio quel soggetto che la casta sembra temere più di ogni altro, quel governatore pugliese che ha rimesso in moto la partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale del paese.

Il referendum, benché non abbia raggiunto il quorum previsto, torna indietro come un boomerang e colpisce in pieno volto la lobby politica legata alle banche e alle compagnie petrolifere, totalmente disinteressata alla tutela e alla difesa del territorio, dell’ambiente e del popolo italiano.

Michele Emiliano si è presentato al mondo politico italiano e internazionale e il suo biglietto da visita incarna un nuovo leader, un nuovo modo di interpretare la politica e di destare l’interesse e il consenso dei cittadini italiani.

Serve altro?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Analisi dell’invito all’astensionismo per il voto referendario 2016

sabato, 16 aprile 2016
Open your eyes, Open your mind

Open your eyes, Open your mind

L’astensione dal voto, qualora fosse una scelta personale e libera del cittadino elettore e non orientata o disorientata, depressa od oppressa dalla politica o da altre forme di coercizione e di deviazione delle libertà democratiche, allora è una scelta legittima.

Qualora l’astensione dal voto fosse una scelta orientata dalla politica o da istituzioni politiche, elette proprio a mezzo del voto o corrette nella loro azione legislativa ed esecutiva da parte degli istituti di democrazia diretta, allora questo invito alla astensione assume non solo il profilo del comportamento delittuoso, ma assume anche i rilievi della sovversione dell’ambito sociale e politico e quello della eversione del sistema democratico, dell’attentato alla sovranità popolare e del tradimento del giuramento di fedeltà allo stato repubblicano.

Gustavo Gesualdo

La politica, il metodo, le idee, le ideologie e il controllo della informazione

mercoledì, 13 aprile 2016

La scomparsa di Casaleggio viene abusata per interessi di parte.

Mi dispiace, perché la razionalità di Gianroberto viene confusa con l’ideologia, con le parti, la destra e la sinistra:
Casaleggio non era un ideologo, egli applicava il metodo razionale della informatica alla realtà umana.

La sua non era una idea, ma un metodo nato da una intuizione e condito da una idea buona.

Ogni tentativo di scardinare il sistema italiano della democrazia bloccata ha visto l’informazione e il suo controllo al centro di ogni iniziativa.

Berlusconi aggredisce la politica e la penetra proprio attraverso il mondo della informazione, essendone un imprenditore, un editore.

Scardina il controllo monocratico che la casta detiene in monopolio RAI proponendo una alternativa privata al monolite pubblico, controllato dai partiti.

La sua non era una idea, ma un metodo nato da una intuizione e condito da una idea buona.

La differenza sta tutta in un nome, che rappresenta la distinzione tra due metodi comparabili (sino ad un certo punto), ma non accomunabili:

Marcello Dell’Utri, l’organizzatore di Forza Italia e l’amico degli amici.

Lungi da me assimilare i due momenti storici e gli attori che li hanno incarnati, ma serve una comparazione storica per indicare come, in una democrazia, il controllo della informazione è il vero Grande Fratello, quel signore che in alcuni casi, oscura la verità per non doverla governare e in altri casi fa emergere la verità per governarla.

La differenza c’è e si vede pure.

Sarebbe un grave errore (voluto e volontariamente perseguito a fini di interesse di parte e di partito) quello di voler confondere le idee di Casaleggio con le ideologie:

serve solo a schierare tutto e tutti nel gioco del “dividi et impera”, robetta da politicanti di strada. elemosinanti della società che ambiscono a governarla.

A dimostrarlo è proprio quella riforma della “alternanza” voluta da centro destra e centro sinistra e utile a cristallizzare la politica sull’antagonismo e non sui problemi e le crisi che la politica dovrebbe invece governare.

Dividi il popolo e potrai farne quel che vuoi.

Ecco perché le accuse lanciate a berlusconi di essere un qualunquista mi fanno sorridere:

nulla di più sbagliato per un soggetto politico che ha perseguito la divisione del popolo sovrano e non la sua unità, la divisione dell’Italia e non l’unità degli italiani, nella menzogna politicamente corretta di un partito politico che porta il nome di Forza Italia.

Politicamente corretto, senzadubbiamente, nel pieno solco della casta politica italiana.

L’insegnamento di Casaleggio è invece qualcosa di profondamente popolare, umanamente popolare, di quel popolo che invece puzza al naso dei radical chic, di destra e di sinistra, troppo nobili per interpretare e servire un popolo così popolare, ma altrettanto furbi da volerlo ingabbiare e soggiogare.

Non tutti hanno sottolineato che l’opera di Casaleggio è stata un’opera a difesa della libertà, proponendo un sistema alternativo alla influenza di televisioni e giornali, partiti e sindacati, un metodo che nel mondo libero di internet, ha dato una vera rappresentanza alla volontà popolare, libera da deviazioni e interpretazioni.

E una cosa del genere è la realizzazione del dettato costituzionale, abiurato e depistato dalla partitocrazia, divenuta mafia aggressiva del sistema invece che traduzione e governo delle esigenze del popolo sovrano.

Il popolo è ignorante:

noi siamo la casta, i nobili, i ricchi, i soddisfatti, gli integrati e adattati.

Se non è discriminazione questa, non so quale sia il significato del termine discriminazione.

La libertà offerta e creata da Casaleggio è stata proprio quella di una scelta alternativa, veramente alternativa al sistema partitocratico, quello dei puzzolenti lontano un miglio che hanno la puzza sotto al naso.

Egli ha profanato il sistema cancerogeno della partitocrazia, delle mafie e della corruzione, sia morale che materiale.

Infatti l’altro elemento di distinzione tra la casta e il progetto Casaleggio sta proprio nella distinzione tra partito politico e movimento popolare come tra onesti e disonesti, corrotti e non corrotti, mafiosi e non mafiosi.

Questa distinzione ha messo in risalto e reso di pubblico dominio l’uso mafioso che si fa del potere pubblico, a danno della tutela e della difesa degli interessi del popolo sovrano.

E questo ha fatto incazzare tutta la casta, tutta la partitocrazia, tutti i corrotti e tutti i mafiosi.

Prova evidente della bontà del progetto, del metodo usato e della buona idea che ne è alla base.

Ha funzionato.

Casaleggio è uno dei pochi esseri umani, viventi e non (almeno sino a qualche giorno fa) che ha cambiato la realtà, l’ha modificata e piegata alla sua volontà, dimostrando così che i prepoteri e i prepotenti hanno tanto potere nei nostri confronti quanto siamo disposti a concederne loro.

In questo senso, Casaleggio ha insegnato qualcosa anche a me.

Nonostante restino le mie perplessità di una applicazione funzionale agli obiettivi e ai fondamenti del suo metodo:

le idee, specie e soprattutto quelle buone, camminano sulle gambe dei malcapitati uomini che le sorreggono ed io non vedo molti Gianroberto in giro.

Attenzione a questo passaggio:

la differenza tra un partito di sistema e un movimento popolare sta nell’esempio che danno i propri leader.

Il segno distintivo è proprio nella leadership intesa come capacità di emergere attraverso un consenso allargato e protetto e la capacità di emergere con i tesseramenti e le regole fatte apposta perché magnifici leader come Casaleggio non possano mai arrivare a gestire il potere pubblico:

immaginate solo per un momento cosa avrebbe potuto fare un leader come Gianroberto disponendo del potere pubblico quando aveva già dimostrato di poter cambiare radicalmente la realtà senza quel potere pubblico, con le sue sole mani, gambe e cervello.

Sarebbe stato semplicemente perfetto, impareggiabile, inarrivabile.

Avrebbe sottomesso il potere pubblico alla influenza del popolo, avrebbe realizzato la costituzione italiana (non nel senso formale, ma in quello sostanziale, reale) come mai nessuno aveva neanche mai provato a fare.

Ed è proprio questo che la casta partitocratica del dividi et impera teme di più:

porterebbe alla sua scomparsa definitiva, con la perdita dei motivi che la reggono e della distorsione delle regole che la sorreggono.

Mi piego in ginocchio dinanzi ad tale e nobile tentativo, davanti a questo sogno a questa speranza che io ho coltivato e sognato ogni giorno della mia vita.

Le idee camminano sulle gambe degli uomini.

Sono molto curioso di vedere quale leader, con quale intelligenza e con quale metodo continuerà questa immane e nobile opera di restaurazione della democrazia, della legalità, della onestà, in un paese paurosamente infiltrato e governato proprio dalla illegalità e dalla disonestà.

Son sempre pronto a cambiare idea su uomini e cose, a patto che essi cerchino e trovino la realizzazione dei loro progetti nella realtà.

Tutto il resto non mi interessa.

E non mi rende nemmeno felice.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino x

Non si tratta con mafiosi e terroristi

venerdì, 4 marzo 2016

Uno stato di diritto, che si autodefinisca democratico, repubblicano, libero e liberale, può scendere a patti e trattative con mafie e terrorismo?

Questa domanda non è retorica:

è invece una accusa ben precisa.

Tralasciando momentaneamente la squallida e vile vicenda della Trattativa stato-mafia che ha svenduto sovranità ed esercizio del potere esecutivo e legislativo alle mafie italiane, concentrerò la mia attenzione nelle vicende che vedono italiani rapiti dalle mafie musulmane e dal terrorismo islamico.

Il 4 febbraio 2005 viene rapita dall’Organizzazione della Jihad islamica Giuliana Sgrena, mentre si trovava a Baghdad.

Per la sua liberazione lo stato italiano paga ai terroristi islamici (questa frase mi da i brividi e un certo senso di profonda nausea) un riscatto per la liberazione della Sgrena di oltre 5 milioni di euro.

L’auto su cui viene trasferita la Sgrena dopo la sua “liberazione” viene bersagliata da soldati americani con non meno di 3-400 colpi:

nel tiro al bersaglio americano perde la vita Nicola Calipari e viene ferito Andrea Carpani, entrambi funzionari del SISMI.

Nei nostri giorni, Fausto Piano e Salvatore Failla, due dei quattro ostaggi italiani in Libia che sarebbero stati dapprima rapiti da una banda mafiosa e poi “ceduti” (leggi venduti) alle bandiere nere di Sabrata, vengono uccisi da unità miliziane fedeli al governo di Tripoli, quello non riconosciuto dalla comunità internazionale.

Oggi, apprendiamo che gli altri due ostaggi italiani (Filippo Calcagno e Gino Pollicardo) in mano alle mafie musulmane e al terrorismo islamico sono stati rilasciati.

L’intera operazione pare sia costata 12 milioni di euro, forse inizialmente versati per sbaglio e in parte al loro autista (complice dei mafiosi che li rapirono, ma non dei terroristi ai quali furono venduti).

Il 1º agosto 2014 intanto, venivano rapite Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, sequestro di persona a scopo di estorsione avvenuto ad Aleppo in Siria, durante la guerra civile siriana e nel territorio controllato dai ribelli siriani, alleati dell’ISIS.
Greta Ramelli e Vanessa Marzullo è stato un caso di sequestro di persona a scopo di estorsione avvenuto ad Aleppo, nel nord della Siria, la notte fra il 31 luglio e il 1º agosto 2014, dove da tempo combatte l’Esercito siriano libero, nella fase più cruenta della Guerra civile siriana; vittime del rapimento sono state le due cooperanti italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, entrambe ventenni[1]. Le due ragazze sono state liberate il 15 gennaio 2015 a seguito di una lunga trattativa fra con il Fronte al-Nusra e, anche se non confermato ufficialmente, dietro il pagamento di un riscatto.
Vengono “liberate” il 15 gennaio 2015 a seguito di una lunga trattativa fra con il Fronte al-Nusra dietro il pagamento di un riscatto di 12 milioni di euro (talune fonti musulmane citano 20 milioni).

Cosa possiamo dedurre da queste vicende?

1)
lo stato italiano paga il riscatto a mafiosi musulmani e terroristi islamici per liberare cittadini italiani sequestrati proprio a scopo di riscatto;

2)
il costo unitario pagato dallo stato italiano è di 6 milioni di euro per un singolo rapito e 12 milioni per due rapiti;

3)
esiste quindi un consolidato rapporto tra le istituzioni italiane con i mafiosi musulmani che sono legati alle mafie che inondano l’Italia di clandestini (pagano singolarmente circa 4 mila euro il viaggio verso l’Italia), e tale rapporto è consolidato e continuo, con tanto di catalogo prezzi, qualunque siano le sigle e in qualunque parte del mondo arabo e musulmano avvengano queste trattative.

Sorge spontanea la domanda:

che stato di diritto è questo?

Uno stato che tratta e svende la sovranità popolare a mafie interne ed esterne e terrorismo interno ed esterno?

Non dimentichiamo infatti, che il terrorismo islamico agisce nel nostro paese e gli allarmi lanciati dagli organismi antiterrorismo confermano l’altissimo rischio che vive l’Italia.

Ma, lo stato, non dovrebbe difendere la Sicurezza Interna ed Esterna del paese (nazione, patria)?

E invece, cosa fa?

Scende a patti e compromessi con i nemici della sicurezza interna ed esterna italiana?

Finanzia le mafie e il terrorismo?

Non meraviglia se, di fronte a tale vile pronazione al terrore i soldati americani e le milizie anti-ISIS bersaglino il frutto di un tale tradimento.

Attenzione a questo passaggio:

in un teatro di guerra al terrore globalizzato, ogni finanziamento al terrorismo islamico può essere visto e punito come un tradimento.

E, per dirla proprio tutta, anch’io penso che sia un tradimento del popolo, del territorio e del giuramento di fedeltà allo stato italiano finanziare e scendere a compromessi, patti e trattative con i suoi principali nemici:

così son bravi tutti a governare e lo sarebbe persino un bimbo di due o tre anni.

Sapete qual’è il problema della casta politica italiana?

Il problema è che NON HANNO LE PALLE, per vivere come per governare e difendere la vita altrui.

E questo è un fatto grave e serio.

Questo è un gravissimo atto di tradimento ed andrebbe perseguito e inibito.

Gustavo Gesualdo
spacciatore di palle
cacciatore di pallisti