Articoli marcati con tag ‘omertà’

La catena della civiltà

giovedì, 27 giugno 2013

Cosa è il rispetto per la legalita?
Quella cosa che, se prendi una multa per violazione del codice della strada, pretendi l’osservazione del medesimo codice da tutti quelli che vengono in contatto con te e denunci chi lo viola.
Quella cosa che, se prendi una condanna a 7 anni di carcere e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per prostituzione e concussione fai pubblicare sui giornali che anche il tuo avversario politico usava trombare prostitute in siti istituzionali e palazzi del potere.
Quella cosa che, se sei un ministro costretto alle dimissioni per irregolarità nel pagamento delle tasse e per abuso edilizio fai pubblicare sui giornali che anche un sindaco avversario politico non ha pagato le tasse.
Questa, cari italiani, si chiama la catena della civiltà, nemica mortale della omertà e della mafiosità.
Poiché non si può imporre il rispetto della legalità esclusivamente con la operatività e la presenza delle sole forze dell’ordine e dei tribunali, ma occorre trasformare ogni singolo cittadino in vedetta della legalità, primario baluardo della civiltà.
Benvenuti.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

La Legalità non è un dogma, ma è prassi quotidiana

giovedì, 29 marzo 2012

La Legalità non è un dogma.

La Legalità è prassi quotidiana.

Dolorosa, faticosa, procedura che impedisce ai soliti furbi di prevalere sui soliti onesti.

E se gli onesti periscono, cadono abbattuti dalla violenza prevaricatrice, allora la prassi è sbagliata e la procedura è da cambiare.

Chi è disposto a fare pulizia?

Interrogato il morto, nessuno rispose.

No, il morto non è l’ennesimo caduto sotto i colpi delle mafie e dell’omertà sociale.

Il morto è lo stato, ucciso da quelli che la legalità avrebbero dovuto difendere ed affermare.

La Legalità non è un dogma:

è una umana affermazione quotidiana del bene sul male.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La guerra alle mafie di Roberto Maroni

venerdì, 11 marzo 2011

Le notizie di continui arresti e dei molteplici sequestri ai danni delle organizzazioni mafiose, si susseguono senza soluzione di continuità negli ultimi anni, in particolare, da quando il Ministero dell’Interno è sotto la guida dell’Onorevole Ministro Roberto Maroni.

Il metodo della “task force” ideato e realizzato dal ministro Maroni per contrastare il fenomeno mafioso, porta risultati sempre più evidenti e significativi nel contrasto alle mafie.

Questo metodo vincente, avviato nel contrasto alle cosche mafiose camorristiche, è stato esportato anche nelle altre regioni meridionali, con risultati che convincono ogni giorno di più, anche nei confronti di quelle mafie che, come la ‘ndrangheta calabrese, sono sempre risultate poco permeabili all’aggressione dello stato.

Il tentativo costante di infiltrazione delle mafie nel nord del paese, vive in questi ultimi tempi un contrasto sempre più attento e preciso, con interventi determinanti del ministero dell’interno, volti a impedire l’aggressione ed il legame che le cosche mafiose tentano quotidianamente al ricco piatto della pubblica amministrazione a livello locale, di cui gli scioglimenti di consigli comunali sospettati di essere infettati e/o aggrediti dalle mafie, appaiono come la dimostrazione provata di un livello di attenzione altissimo da parte del Viminale nei confronti di questi pericolosi fenomeni cancerogeni del sistema democratico.

L’assetto organizzativo di questa task force, prevede una equilibrata e sapiente interazione fra le forze di polizia italiane, collegate direttamente con l’azione dei magistrati inquirenti, in modo da non offrire alle mafie, alcuno spazio di movimento avverso l’azione anti-mafia dello stato.

Una formula semplice quanto vincente.

Resta muta però, la risposta sul perchè un metodo simile non si sia verificato prima in questo paese, consentendo alle organizzazioni mafiose di estendersi a piacimento in lungo ed in largo, sia geograficamente che per settori della pubblica amministrazione e degli appalti pubblici.

Eppure, stranamente, voci ben rintracciabili, si sollevano a criticare tale operato eccezionale, eccependo che, l’infiltrazione mafiosa nelle regioni del nord, quasi, quasi, sarebbe addirittura responsabilità di chi questo cancro, lo sta combattendo con risultati tangibili mai raggiunti prima.

In queste eccezioni e critiche, si legge un taglio errato della interpretazione di una azione politica, laddove l’opposizione ad un movimento politico della maggioranza di governo, approfitta di qualunque appiglio, anche inesistente, per lanciare l’arrembaggio all’esecutivo.

E questa, è l’ipotesi meno pericolosa.

L’altra ipotesi, correla il fatto che, i partiti politici, di tutte le opposizioni che criticano maggiormente l’azione del ministro leghista Roberto Maroni, affondano le radici del proprio consenso elettorale proprio in quelle regioni laddove le mafie hanno ben dimostrato di saper e poter condizionare il voto elettorale ed indirizzare il consenso popolare, laddove il movimento politico della Lega Nord invece, non raccoglie nemmeno un voto.

Questa seconda ipotesi raggela il sangue nelle vene, poichè offre immediatamente una motivazione negativa negli attacchi al responsabile del Viminale, il ministro Maroni.

Motivazioni che correlano un ipotetico “interesse condiviso” fra opposizioni politiche e organizzazioni mafiose nel porre contrasto alla pregevole azione del Viminale.

Dubbi atroci avanzano in tal senso, dubbi che pongono domande pesanti sui motivi che spingono ad una azione politica che tende a debilitare l’azione di governo in fatto di ripristino della sicurezza e di recupero della legalità nel meridione.

Inoltre, il fatto che, ad ogni nuova notizia negativa di infiltrazione mafiosa in una regione del nord che venga scoperta e contrastata dalle forze di polizia e dalla magistratura inquirente, corrisponda una specie di “urlo festoso e felice” da parte proprio di quegli esponenti politici, di quegli organi di informazione e di quell’establishment che corrisponde esattamente alla opposizione politica italiana, lascia interdetti, feriti e sorpresi:

sembra quasi “un coro da stadio” a sostegno della espansione mafiosa, “un grido di gioia” affatto nascosto, ma anzi, urlato e reiterato ad ogni nuova azione di contrasto dello stato contro l’anti-stato delle mafie nel nord, quasi che, la presenza nel territorio del nord delle mafie, sia assimilabile ad una singolare quanto oltraggiosa “vittoria politica”.

Incredibili sono le proiezioni che derivano dalla presa di coscienza di tale infamia umana e politica.

Impossibili sono i percorsi mentali cui costringono tali allucinanti prese di posizione di certa politica perdente e suicida, in specie se guardate nell’ottica delle prossime elezioni amministrative che coinvolgono enti locali come quello del comune di Napoli, territorio nel quale si misurano in cinquanta (50) le cosche camorristiche presenti, città nella quale, pesanti dubbi di interferenza e di ingerenza camorristica sono stati rilevati e denunciati proprio in quelle “elezioni primarie interne” al principale partito di opposizione italiano.

Tali e profonde le riflessioni che pone questo ipotetico comportamento vile e traditore, fanno pensare che, in effetti, in questo paese, sembra proprio che talune forze politiche abbiano stretto un patto d’acciaio con il demonio.

Ma questo patto d’acciaio non corrisponde a quello sottoscritto con il sangue e con il fuoco fra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi.

Anzi, sembra proprio opposto a questo, di opposizione a questo, appunto.

Ora sembra un po’ più chiaro chi è il demonio in questo paese e chi sono coloro che ne sorreggono le sorti maligne.

Ricordatevene quando entrerete in una urna elettorale, se avete a cuore il futuro di questo paese.

Ricordate sempre che, il Federalismo è antitetico alle organizzazioni mafiose.

E che le organizzazioni mafiose hanno sempre mirato all’isolamento politico ed istituzionale di quei personaggi che attentavano alla loro unità ed alla loro sopravvivenza.

Così come in questa solitudine, purtroppo, sono caduti il generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa ed i giudici Falcone e Borsellino, così come son caduti tutti i martiri ammazzati dai colpi criminali delle mafie coperti da un silenzio incivile ed omertoso ovvero da un cointeressato anche se non associato “pissi pissi” complice e favorevole.

Così come appare profondamente ingiusto il tentativo di isolamento dell’azione di quei poliziotti, di quei carabinieri, di quei finanzieri e di quella magistratura che, nel contrasto quotidiano e pericoloso alle mafie, impegnano ben più che la loro vita.

Questi invece vanno unitariamente e comunitariamente sostenuti, così come va sostenuta l’azione del governo e del Viminale in questa lotta mortale.

Messaggio non subliminale.

Scherzate pure con i santi, ma lasciate in pace i fanti:

la Fanteria d’Assalto dell’Anti-Mafia.

Non commettiamo di nuovo l’errore commesso nel passato, di tradire chi ci difende e/o di offendere chi presta servizio per assicurare maggiore sicurezza e legalità.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X