Articoli marcati con tag ‘oltre uomo’

L’intelligenza non è furba e la furbizia non è intelligente

sabato, 15 giugno 2013

Gran brutto vizio quello di scambiare la saccenza con il sapere e la furbizia con l’intelligenza:

il sapere applicato è l’unico vero sapere.

Il resto è saccenza ed auto contemplazione applicata al proprio ego.

L’osservazione, l’analisi, la curiosità e tutto quanto precede ed accompagna una intelligenza deve passare attraverso la valorizzazione ed il confronto fra ciò che si è e la realtà che ci circonda.

Non esprimere il giudizio seguente a tale valorizzazione può essere ritenuto come atto di rispetto, ma è in realtà solo una piccola furbata che impedisce anche al prossimo tuo di crescere attraverso il confronto.

Così una società non cresce e non diviene adulta, ma solo furba e viziosa.

Così una società fallisce sotto il peso della propria viltà e del proprio egoismo.

In sintesi, la furbizia è limite alla intelligenza, non sua naturale prosecuzione.

La furbizia è antitetica alla intelligenza, non parente, ne affine e nemmeno lontana conoscenza.

L’intelligenza risolve i problemi, la furbizia no: essa li crea.

I due fenomeni sopra descritti sono antitetici anche nei risultati, oltre che nella sostanza.

E lo sono anche e soprattutto nei risultati:

– gli esseri dotati di intelligenza superiore muoiono poveri;

– i furbi muoiono ricchi, dopo aver sfruttato per una vita l’intelligenza altrui.

Ma i momenti di crisi come quello che stiamo vivendo riportano le cose nel loro giusto posto, affidando il giusto valore ad ogni cosa e fenomeno.

Questo è il tempo in cui gli intelligenti rifuggono la coesione con i furbi, impedendo alla forza dei numeri di avere un valore rispetto alla intelligenza superiore, impedendo al concetto democratico della maggioranza dei furbi di soffocare l’intelligenza degli eletti.

Questa è la fine del mobbing dei furbetti che impedisce alla umanità di evolvere nell’oltre uomo, nel concetto del super uomo.

L’unione fa la forza, appunto, ma non l’intelligenza.

E questo è il tempo in cui l’intelligenza e la razionalità torna al potere.

Bentornata intelligenza.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

L’intelligenza, l’ignoranza e la questione bizantina

mercoledì, 4 aprile 2012

Quando a stento si rasenta il suolo con il capo, inutili sono le alzate di testa:

si rischia solo di prendere ceffoni a iosa dal primo che passa da lì, per caso.

Manca la qualità umana, manca la stoffa, manca la professionalità.

Tutto qui il deficit italiano.

Ma soprattutto, manca l’intelligenza, emarginata nella società italiana perché estranea all’ignoranza, alla arroganza e alla presunzione, e perché invece provvista di civica educazione.

E allora, è venuto il momento di dire a chi abusa della buona educazione altrui:

siete solo dei porci senza ali, dei bovini che si fanno trascinare con l’anello al naso, dei caproni belanti e petulanti che tutto giudicano e nulla decidono, solo una massa di trogloditi sottosviluppati.

E per far felice il premier Mario Monti, che con molto savoir faire definisce tutte queste brutture umane e sociali come dei “bizantinismi”, aggiungiamo l’epiteto “bizantini”.

Poveri bizantini:

secondo me erano certamente un popolo migliore di questo.

Ed ha ancora una volta ragione, ieri come oggi, Benito Mussolini:

“Governare gli italiani non è difficile, è inutile”.

Ed ha ancora una volta ragione, ieri come oggi Aldo Moro:

“Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.

E la cultura atavicamente radicata in questo paese sa sempre come ripagare chi lo salva o lo valorizza:

lo crocefigge come Gesù Cristo, lo fucila e lo appende a testa in giù in pubblica piazza, lo lascia morire nelle mani del terrorismo politico.

Mario Monti dovrebbe essere insignito del Premio Nobel per la sua opera attuale.

Io li avrei lasciati morire di fame e di sete:

non meritano altro che questo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Super Uomo, The Super Man, Die Super Mann

martedì, 20 marzo 2012

Riflessioni sul concetto di Super Uomo.

Il Super Uomo di Friedrich Wilhelm Nietzsche non è l’equivalente del concetto di uomo forte, ma è invece certamente quello di Super-amento del concetto di uomo.

La transizione da animale-scimmia a soggetto razionale e raziocinante, intelligente e sensato è ancora ferma al livello umano, troppo umano.

L’uomo (inteso come essere umano, non me ne vogliano le donne) è un momento di passaggio:

deve andare oltre se stesso, oltre il bene ed il male fatti o ricevuti, oltre il vestito troppo stretto dell’essere umano, troppo umano.

Il Super-amento di tale evoluzione dell’essere umano è la tesi del Super Uomo.

Quella dell’uomo forte ne è invece l’antitesi.

Tutto il resto è frutto dell’ignoranza.

Spiegate tutto questo all’erbivendolo, rendetelo partecipe e cosciente del suo limite.

Accendete una luce, due luci, tre luci di speranza nel super-amento dell’uomo.

Accendete le luci della ragione e della razionalità.

Accendete il mondo con l’avvento del Post Uomo.

L’Essere Umano deve andare oltre se stesso.

L’Umanità ha il Dovere di andare oltre se stessa.

Altrimenti l’Essere Umano resterà un animale molto istintivo ed intuitivo con l’aspirazione di Essere Intelligente.

E basta.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Superuomo (post uomo), ecco il vero senso della terra

martedì, 20 marzo 2012

E Zarathustra cosí parlò al popolo:

“Io vi insegnerò cos’è il Superuomo.

L’uomo è qualcosa che deve essere superato.

Che cosa avete fatto per superarlo?

Tutti gli esseri fino ad oggi hanno creato qualcosa che andava al di là di loro stessi:

e voi invece volete essere la bassa marea di questa grande ondata e tornare ad esser bestie piuttosto che superare l’uomo?

Che cos’è la scimmia per l’uomo?

Qualcosa che fa ridere, oppure suscita un doloroso senso di vergogna.

La stessa cosa sarà quindi l’uomo per il Superuomo: un motivo di riso o di dolorosa vergogna.

Avete percorso il cammino dal verme all’uomo, ma in voi c’è ancora molto del verme.

Una volta eravate scimmie, e anche adesso l’uomo è piú scimmia di qualsiasi scimmia al mondo.

Ma anche il piú saggio di voi non è che un essere ibrido, qualcosa di mezzo fra la pianta e lo spettro.

È questo forse ch’io vi comando di essere?

Fantasmi o piante?

Guardate, io invece vi insegno a diventare Superuomini!

Il Superuomo, ecco il vero senso della terra.

La vostra volontà quindi dica: il Superuomo diventi il senso della terra.

Vi scongiuro, o fratelli, siate fedeli alla terra, e non credete a coloro che vi parlano dl speranze ultraterrene!

Essi sono dei manipolatori di veleni, sia che lo sappiano, o no.

Sono degli spregiatori della vita, dei moribondi, degli intossicati dei quali la terra è stanca:

se ne vadano in pace!

Una volta il peccato contro Dio era il peggior sacrilegio;
ma Dio è morto, e perciò sono morti anche questi esseri sacrileghi.

Peccare contro la terra, ecco la cosa piú terribile che si può fare oggi;
stimare di piú le viscere dell’imperscrutabile che non il senso della terra!

Un tempo l’anima guardava con disprezzo al corpo: e allora questo disprezzo era la cosa piú alta:
essa voleva che fosse magro, affamato, orribile.

Cosí pensava di sfuggire a lui e alla terra.

Oh, quell’anima era essa stessa orribile, magra, affamata:
e la gioia di quell’anima era la crudeltà!

Ma anche voi, fratelli miei, ditemi:
che cosa vi dice il corpo a proposito di questa vostra anima? Non è essa povertà, sporcizia e un miserabile benessere?

In verità, l’anima è un sudicio fiume.

Bisogna essere un mare per accogliere in sé un sudicio fiume senza diventare impuri.

Ecco, io vi insegnerò a diventare Superuomini;
il Superuomo è appunto quel mare, in cui si può perdere il vostro grande disprezzo.

Qual è l’esperienza piú grande che potete avere?

L’ora del grande disprezzo.

L’ora in cui la vostra felicità vi farà nausea, e anche la vostra ragione, e la vostra virtú.

È l’ora in cui direte:
‘Che mi importa della mia felicità? Essa non è che povertà e sporcizia e un miserabile benessere.
Ma la mia felicità dovrebbe giustificare la mia stessa esistenza’.

È l’ora in cui direte:
‘Che me ne importa della mia ragione? Ha essa forse, fame di sapere, come il leone di nutrimento?
Essa è povertà e sporcizia e un miserabile benessere!’

È l’ora in cui direte:
‘Che me ne importa della mia virtú?
Ancora non mi ha reso furibondo.
Come sono stanco del mio Bene e del mio Male!
Tutto ciò è povertà e sporcizia: e un miserabile benessere!’

È l’ora in cui direte:
‘Che me ne importa della mia giustizia?
Non vedo ancora ch’io sia diventato fiamma ardente e carbone!’

È l’ora in cui direte:
‘Che me ne importa della mia compassione?
Non è la pietà la croce cui viene inchiodato colui che amò gli uomini?
Ma la mia pietà non è una crocifissione’.

Avete già parlato cosí?

Gridato cosí?

Ahimè, se mai vi avessi già udito gridare a quel modo!

Non il vostro peccato, no, è la vostra moderazione che grida vendetta al cielo, l’avarizia che conservate nei vostri stessi peccati!

Dov’è il lampo che deve leccarvi con la sua lingua?

La follia con cui dovete essere vaccinati?

Ecco, io vi insegno a diventare Superuomini: essi sono quel lampo, essi sono quella follia!”

Quando Zarathustra ebbe cosí parlato, uno della folla gridò:

“Abbiamo sentito abbastanza il funambolo, ora vogliamo anche vederlo!”

E il popolo rise di Zarathustra.

Ma il funambolo, che credeva che quelle parole fossero rivolte a lui, si mise all’opera.

Zarathustra tuttavia guardò il popolo e stupí.

Poi parlò in questa guisa:

“L’uomo è una corda annodata fra l’animale e il Superuomo, una corda tesa sopra un abisso.

Un pericoloso andar dall’altra parte, un pericoloso metà-cammino, un pericoloso guardarsi indietro, un pericoloso rabbrividire e star fermi.

Ciò che v’è di grande nell’uomo, è che egli è un ponte e non uno scopo:

ciò che si può amare nell’uomo, è che egli è un passaggio e una caduta.

Io amo coloro che non sanno vivere anche se sono coloro che cadono perché essi sono coloro che attraversano.

Io amo i grandi spregiatori, perché sono i grandi adoratori, sono frecce di nostalgia verso l’altra riva.

Io amo coloro che non soltanto dietro le stelle cercano una ragione per sacrificarsi e andare a fondo;
ma che si sacrificano per la terra, affinché essa divenga un giorno proprietà del Superuomo.

Io amo colui che vive per conoscere, e che vuole conoscere perché un giorno il Superuomo possa vivere.

E cosí vuole la propria distruzione.

Io amo colui che lavora e inventa, in modo da costruire la casa per il Superuomo e preparare per lui la terra, l’animale e la pianta;
perché cosí facendo vuole la propria distruzione.

Io amo colui che ama la sua virtú:
perché la virtú è volontà di distruzione e freccia della nostalgia.

Io amo colui che non serba in sé una sola goccia del proprio spirito, al contrario, vuol essere interamente lo spirito della propria virtú:
e cosí passerà come spirito sopra il ponte.

Io amo colui che della propria virtú fa la propria inclinazione e il stesso destino:
cosí, per amore della sua virtú, vorrà ancora vivere, e al tempo stesso non piú vivere.

Io amo colui che non vuole avere troppe virtú.
Una virtú vale piú di due virtú, perché essa è doppiamente un nodo cui si attacca il destino.

Io amo colui che spreca la propria anima, che non vuole ringraziamenti, e che non restituisce nulla:
perché egli dona sempre e non vuole conservarsi.

Io amo colui che si vergogna quando il dado cade in modo favorevole a lui, e si chiede:
‘Sono forse un baro?’ giacché egli vuole andare a fondo.

Io amo colui che getta parole d’oro davanti alle sue azioni e mantiene sempre piú di ciò che ha promesso:
perché egli vuole la propria distruzione.

Io amo colui che giustifica quelli che verranno e assolve quelli che sono tramontati:
poiché egli vuole andare a fondo a causa degli uomini del presente.

Io amo colui che castiga il proprio Dio perché lo ama, giacché egli perirà per la collera del suo Dio.

Io amo colui la cui anima resta profonda anche nella ferita e può esser distrutto anche da un piccolo avvenimento, perché cosí andrà volentieri all’altro capo del ponte.

Io amo colui la cui anima è troppo ricca, sí che egli dimentica se stesso e tutte le cose che sono in lui:
in tal guisa tutte le cose diverranno la sua distruzione.

Io amo colui che è libero di spirito e di cuore:
perché la sua testa sarà soltanto il viscere del suo cuore;
il suo cuore tuttavia lo spingerà verso la rovina.

Io amo tutti coloro che sono come gocce pesanti che cadono a una a una dalla nera nube che sovrasta all’uomo:
essi annunciano che sta per venire il fulmine e periscono come annunciatori.

Vedete, io sono un annunciatore del fulmine, sono una di quelle gocce che cadono dalla nube:

quel fulmine si chiama Superuomo”.

Friedrich Wilhelm Nietzsche – Cosí parlò Zarathustra