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Riflessioni a tastiera aperta – 08 settembre 2012

sabato, 8 settembre 2012

“Pdl: Formigoni rilancera’ da Verona Macroregione Nord”

Ci voleva una indagine della magistratura per corruzione aggravata a carico del governatore lombardo formigoni per ricordare al partito degli onesti (PD+L) che esiste una questione settentrionale.
Ora, ci vorrebbe qualcuno che spieghi a formigoni che esiste anche una questione meridionale e che non si può, assolutamente non si può stare con due piedi in una sola scarpa … bucata.
Formigoni e Fitto sono incompatibili fra loro, negli interessi di cui si sono fatti portatori.
E non si può rilanciare artatamente un progetto come quello della Macroregione Nord, senza sbattere il muso contro un segretario siciliano come Alfano.
Delle due l’una:
o si è dei falsi congiurati o si è degli idioti associati.

Monti: in Italia “ci vorrebbe un governo politico”
Gesualdo: in Italia ci vorrebbero dei politici veri

Draghi, lo Spread rivendicato ed il PIL dimenticato
Metti un italiano alla Presidenza della Banca Centrale Europea (BCE) e questi non perderà tempo nel trasformarla nella più grande Bad bank del mondo.
Draghi rischia un procedimento giudiziario ed uno disciplinare a causa dell’inutile scudo anti-spread.
La vittoria di Pirro di Draghi salva la faccia alla partitocrazia italiana, assai corrotta e mafiosa, inetta ed incapace nel governare il paese come nel difenderlo dalla costante e potente infiltrazione delle organizzazioni mafiose.
Qualcuno dovrebbe ricordare a draghi &co, perché 1.000 punti di SPREAD non valgono un solo punto di PIL e perché una politica monetaria, finanziaria ed economica della BCE (Merkel: la BCE non si sostituisca al ruolo politico) che veda un Sì convinto degli USA non sia proprio interessante per la UE:
delle due l’una:
o si difende l’Eurozona o si difende l’USAzona.

Il pluriomicida francesco schettino dopo aver fatto naufragare la costa concordia sugli scogli: “Maro’, chaggio cumbinato”
Gesualdo: schettino merita di finire impalato insieme a tutti quei soggetti che gli hanno consentito di lavorare a gradi di competenza e di responsabilità che schettino non conosceva e che non aveva mai imparato.

Il Presidente uscente USA Obama alla Convention Democratica
Sto ascoltando Obama alla Convention democratica.
Per me, Romney non vale un decimo di questo Obama.
Vedremo poi cosa ne pensa il popolo americano.

Della perduta “valenza sociale” delle mafie italiane
Un tempo, le mafie italiane svolgevano il compito di “tutela sociale” di un territorio e di un popolo ivi residente rispetto ad altre organizzazioni criminali esterne ed estere.
Oggi, i mafiosi italiani, arricchiti ed imborghesiti, dimentichi del valore della parola data e dell’onore, sottobraccio a finti imprenditori e politici corrotti, temono le organizzazioni mafiose albanesi, rumene, russe, cinesi e bulgare.
Un tempo, soggetti mafiosi di provenienza estera sarebbero scomparsi in una qualche cavità carsica o in un qualche pilone in cemento armato della Salerno-Reggio Calabria (sarà per questo motivo che non la ultimano mai?).
Un tempo, quando gli uomini mafiosi erano uomini d’onore.

Nicole minetti, contrariamenta a quanto dichiarato e promesso, non si dimetterà dalla cadrega di consigliere regionale lombardo.
Se nel consiglio regionale lombardo esistessero politici ideologicamente e politicamente liberi e non indagati dalla magistratura, nessun consigliere lombardo dovrebbe presentarsi in aula sino a quando non si fosse assicurata l’assenza della minetti.
Ma gli attributi minimi indispensabili per fare Politica con la P maiuscola non si vendono all’ipermercato e politici che lo hanno veramente duro, non ne esistono.
Scusate il gioco di parole in presenza di un soggetto come la minetti.
nicole minetti ed il suo disperato amore per un benessere mal guadagnato:
Sms e telefonate piene di sfoghi e insulti contro il premier («È un pezzo di merda… pur di salvare il suo culo flaccido»; «Mi ha rovinato la vita. È un vecchio»). Litigi su passaggi di case («Amò, ma è serio che alla Fico ha regalato la casa? Amò, se è vero, ti giuro che scateno l’inferno»; «a febbraio è pronto il vostro trilocale»). Nuovi testimoni che descrivono le feste di Arcore («Un puttanaio, c’erano 20 ragazze che si spogliavano e si toccavano e alla fine sono andate via con l’autista del presidente e con le buste»; «La sera di San Valentino tutte indossano un babydoll rosso»; «Finita la cena, il presidente disse: E ora facciamo il bunga bunga. E spiegò che era una cosa sessuale»).
Tratto da Il Sole 24 Ore

Arrestata la banda bassotti : hanno ucciso l’uomo ragno
Il cuneo fiscale non può essere rimosso o ridotto e la detassazione del lavoro dipendente non potrà mai essere realizzata a causa del fatto che l’80% del contributo fiscale effettivamente incassato dallo stato italiano proviene proprio da lavoro dipendente e pensionati.
Si verifica che tutte le corporazioni e le caste socio-politico-economiche differenti da cittadini-lavoratori-dipendenti e pensionati, evadono il fisco e non contribuiscono alla comunità statale.
Una vera e propria frode di stato ultradecennale.

Il PIL italiano è in continua caduta libera.
Questo fatto pesa molto più del mitico spread.
Se continua così, l’Italia dovrà chiedere inevitabilmente l’aiuto dei paesi europei.
Così potremo finalmente sapere cosa c’è scritto nelle pieghe del bilanci pubblici italiani.

Berlusconi testimonia davanti ai PM di Palermo: «Da dell’Utri nessuna estorsione, ho solo aiutato un amico»
Anche il vittorio mangano, boss mafioso siciliano e stalliere-dipendente berlusconiano di villa ad Arcore era un amico da aiutare?
Dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei.
E cosa fai.
Il mafioso, il pappa, il puttaniere, il lobbista deviato, il politico fallito ….
“Monti, la crisi si allontana. Squinzi, autunno bollente”
Gesualdo: elle due l’una, o si va su o si va giù.

Due coppie di napoletani sbattutti fuori dal selezionatore della discoteca Amnesia di Ibiza
Motivo:
«i napoletani non li vogliamo, non possono entrare perché rubano».
All’estero i napoletani hanno la credibilità degli albanesi in Italia.
Il problema è spiegare ai cittadini stranieri che dire italiano non vuol dire necessariamente dire siciliano, calabrese, napoletano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

De Magistris al telefono con Obama, Berlusconi e Napolitano

venerdì, 24 giugno 2011

Buongiorno Presidente, come va, la disturbo?

Sì, no, ecco, era solo per quella cena, sa, quell’invito a cena, qui a napoli …. ecco sì, no, … ecco, sì, appunto, ecco …

No, qui è tutto a posto, non c’è nessuna emergenza per la salute pubblica, no, no, solo voci messe in giro dai miei nemici politici.

Certo signor presidente, certo, appena la situazione rientra nella normalità … ma no, ma no, nessuna emergenza, per carità.

Come le dicevo:

qui a napoli è tutto normale, tutto come al solito….

Ecco sì, ho sentito che lascerete l’Afghanistan entro quest’anno, almeno con il grosso delle truppe.

Sì, sì, ha ragione, basta con le guerre, basta soldati, basta violenze.

Come?

Il presidente afgano le ha fatto un dono personale?

Ah, un Rolex?

Ecco, sì, certamente un bellissimo regalo, di valore.

Qui a napoli?

Ma come no, certamente, tutti hanno un Rolex al polso, tutti.

Ma no, ma no, sempre le solite dicerie dei maleinformati, no, no, ma per carità, non c’è nessun problema ad andare in giro per napoli con un Rolex al polso.

Certamente presidente, come Le ho già detto, qui a napoli tutti hanno un Rolex al polso.

Come? Delle imitazioni?

Ma no, ma no, macchè, niente patacche napoletane … ehm, scusi, come dicevo niente Rolex falsi, no, no, qui è tutto normale, tutto originale.

Ma certo, come no, saremo felici di ospitarLa nella nostra città partenopea, così piena di cultura e di storia, certo che sì.

Come? Dopodomani? Lei sarebbe disponibile per dopodomani?

E come no, felicissimi di riceverLa, come no, certamente.

No, ecco, solo che … pensavo alla atmosfera natalizia, al famoso presepe napoletano, al meraviglioso clima invernale qui a napoli, ecco, sì, sì, solo per questo, certo, certo …. ecco, appunto.

Poi in così poco tempo … come organizzare una visita così importante, così storica per la città di napoli?

Ecco, appunto, sì, per presentarLe napoli in tutta la sua bellezza, ecco, sì, no, cioè, .. appunto, appunto.

Ma come no, felicissimo di averLa risentita … come?

Ma certo, come no: per natale saremo prontissimi per riceverLa.

Tutta la città non aspetta che questo evento, sì certo, come no, sì, sì, come no, certo, appunto.

Ecco, appunto, la saluto signor Presidente, la saluto.

Sì omaggi alla sua signora, certo, vi aspettiamo, come no, a braccia aperte e con il cuore in mano!

ArrivederLa Presidente, arrivederLa.

Signor sindaco, il Premier la desidera al telefono.

Presidente, grazie per aver chiamato, la ringrazio, veramente, a nome di tutta la città di napoli.

Ecco, sì, appunto, no, no. non c’è fretta, no … ma quale stato di emergenza, ma no, ma no.

L’intervento dell’esercito? Ma no, ma no, non serve, assolutamente, semmai un po più in la, sì, sì, ecco, appunto.

Diciamo verso la prima settimana di dicembre?

Ecco sì, anche un po prima, ma non troppo.

Sì, sì, diciamo che in una settimana, al massimo dieci giorni, ripuliamo tutto per bene, ecco, appunto.

Come? Diecimila tonnellate di rifiuti a terra? Ma no, ma no, ma chi sparge queste notizie infondate e diffamanti, sono solo dicerie messe in giro dai miei nemici politici….

Certo signor presidente certo, la richiamo io, quando avremo bisogno, certo, ecco, sì, no, appunto … la saluto, ossequi alla …. eh no, ecco, appunto, dicevo, i miei ossequi alla compagine governativa, ecco, appunto.

Signor Sindaco, il Capo dello Stato la desidera al telefono.

Signor Presidente! Ma quale piacere, certo, certo, sì, no, appunto, no, no, non c’è fretta, l’intervento del governo serve più in la, certo, certo, come no, sì, no, appunto, ecco, appunto.

Sì diciamo in inverno, verso dicembre.

Ma no, ma no, nessuna emergenza, niente che non possiamo risolvere noi con le nostre forze in pochi giorni.

Ma quali roghi e roghi, questa è una favola come quella dei Rolex, una infamia, una bugia messa in giro dai miei nemici politici… certo, sì, no, appunto, ecco, appunto.

Certo, siamo un pochino in ritardo nella raccolta, ma non c’è niente di cui preoccuparsi:

qui a napoli è tutto a posto, tutto normale.

Venga pure a trovarci quando vuole, signor Presidente:

napoli l’aspetta a braccia aperte.

Sì, sì, meglio verso natale, così ci facciamo gli auguri.

Avevo pensato ad un dono della città in occasione della visita del capo dello stato, che ne so: cosa ne pensa di un Rolex?

No? Ma no, no, certo, come no, potrebbe sembrare di cattivo gusto, sì, certo.

Ma certo, un bel Rolex originale, ecco, appunto.

Sa, anche il presidente afgano ne ha regalato uno al presidente americano.

Dove lo ha comprato? No, non so, non saprei …

Ecco appunto, appunto: ci aggiorniamo.

La saluto, la saluto, ossequi alla signora, sì, no, certo, appunto.

Signor Sindaco, il presidente del comitato dei precari la desidera al telefono

Chi? E cosa vuole questo seccatore ancora?

Ma non lo vedi come sono impegnato?

Rispondi che sono impegnato, digli che sono al telefono con Obama, con Berlusconi, con Napolitano, digli quello che vuoi, ma che non rompa più le scatole, per carità.

E che cosa è … Ma per cosa mi hanno preso: per un ufficio di collocamento?

Mai che nessuno desse una mano in questa città, tutti a chiedere, tutti a pretendere:

mai che andassero volontariamente a raccogliere i rifiuti abbandonati per le strade ….

Qui abbiamo altre cose da fare noi, qui ci confrontiamo quotidianamente con la storia, con gli uomini che fanno la storia!

Altro che, sì, no, appunto …..

Azz, ma quanto è difficile fare il sindaco di napoli: è veramente stancante …..

Signorina? Sì, ecco, appunto: sono in pausa caffè, non ricevo più nessuno per oggi….

Monnezza Napoletana: il fallimento di Napoli – Naples FallOut

venerdì, 24 giugno 2011

Il governo della città di napoli, guidato dal napoletano De Magistris, si arrende dinanzi alla impossibilità acclarata di gestire anche solo la propria raccolta dei rifiuti solidi urbani, che a napoli come in tutto il mondo, è la Monnezza Napoletana.

Il sindaco De Magistris è già arrivato alla scelta rassegnata di chiedere al governo di dichiarare l’ennesimo “stato di emergenza”, per un problema che è emergenziale a napoli ogni giorno della vita quotidiana napoletana, da tempo immemorabile, ormai da sempre.

Con la dichiarazione dello stato di emergenza, i napoletani e le loro incapaci istituzioni, potranno ricorrere come hanno sempre fatto, all’azione del governo nazionale per la risoluzione della crisi oramai cronicizzata dei rifiuti abbandonati per strada.

Con lo stato di emergenza, tutti i cittadini italiani saranno chiamati per l’ennesima volta a pagare le spese della incapacità e della inciviltà napoletana, ormai stretta nell’angolo di una crisi dei rifiuti senza soluzione di continuità, cui solo lo stato mette rimedio provocando ogni volta che si dichiara lo stato di emrgenza per la monnezza napoletana, una innegabile
ingiustizia nei confronti di quelle popolazioni che invece gestiscono al meglio il loro ciclo dei rifiuti, ma che sono coercitivamente obbligate ad adempiere al posto delle amministrazioni napoletane ed a pagare il danno di una eterna emergenza che fa affluire enormi finanziamenti, risorse ed energie alla città di napoli, per garantire una straordinaria gestione dei propri rifiuti.

Fallisce sul nascere anche questo ennesimo sincadato napoletano, infranto su una questione che è di ordinaria amministrazione nel nord del paese, ma che assume caratteristiche assurde, grottesche e deformi, mostruose ed insensate, del tutto pazze e folli, nelle città del centro-sud italiano:

sono in crisi per l’emergenza rifiuti ormai città capoluogo ed intere province delle regioni del sud.

Persino la capitale, Roma, naviga a vista in una difficile gestione dei rifiuti solidi urbani, incapacità della giunta Alemanno che sfocia spesso e volentieri in manifestazioni di abbandono dei rifiuti per le strade, così come avviene a Napoli, Salerno, Caserta, Palermo, Foggia, Lamezia, Catania, Enna, Messina, Cosenza, Catanzaro, Roma, Rieti, Latina, Viterbo, Frosinone.

Centinaia di comuni morosi ed insolventi, intere province ammorbate dai rifiuti, regioni e regioni che vengono commissariate o rischiano il commissariamento perchè ampiamente incapaci di gestire i propri rifiuti:

Campania, Sicilia, Calabria, Lazio, Puglia …

Una ecatombe della incapacità amministrativa della classe dirigente meridionale, ormai conclamatasi in emergenza continua, cronica e devastante, un mostruoso continuo ricatto alle regioni e alle popolazioni del nord che sono costrette a pagare ogni giorno prezzi altissimi per una classe dirigente politica e burocratica meridionale che è tutta da dimenticare, tutta da cestinare, tutta da rifiutare, tutta da conferire in una discarica o da smaltire in un termovalorizzatore, tutta, senza alcuna differenza di colore o di schieramento.

Uno scandalo allucinante, avallato e garantito dai napoletani comodamente seduti nelle poltrone del potere istituzionale, che premono perchè di queste continue crisi, di queste emergenze definitive, se ne faccia carico il governo nazionale con la dichiarazione dello stato di emergenza, facendo pagare al resto del paese l’incapacità napoletana, campana e meridionale di amministrare i propri territori e le proprie popolazioni.

Un abuso continuato ed aggravato dalla pervicace volontà delle popolazioni meridionali di non gestire i propri rifiuti, oscenamente offerti coercitivamente alla capacità delle regioni del nord di gestire in via ordinaria il normale ciclo dei rifiuti solidi urbani.

Fallisce napoli, fallisce la sua giunta comunale, fallisce il suo sindaco De Magistris che, invece di affrontare da subito e con la dovuta perizia la crisi della monnezza napoletana, sinora si è trastullato in idiozie empiriche del tipo:

– costruiamo un nuovo stadio sportivo per la grande città di napoli, che si merita di gettare altro danaro pubblico in un mega appalto che farà certamente gola alle 50 cosche camorristiche presenti nella città di napoli ed alle altrettante 50 cosche camorristiche che sono presenti nella sua provincia;

– invitiamo il presidente americano Obama a cena nelle prossime festività natalizie a napoli, per ricostruire e guarire l’immagine di una città fatta di napoletani che non sanno gestire napoletani.

Siamo alla fine dell’ennesima dimostrazione di incapacità relativa ed assoluta di gestire alcunchè a livello di pubblica amministrazione locale.

Qualcuno mi dirà allora come mai, sia possibile per napoletani amministrativamente incapaci di gestire la propria città, il proprio territorio, la propria popolazione e la propria monnezza, offrire la garanzia e la certificazione nel rappresentare addirittura l’intero stato di diritto o parte di esso nel governo della cosa pubblica, nel potere esecutivo, nel potere legislativo, nel potere giudiziario.

Qualcuno dovrà rispondere di come, intere generazioni di incapaci politicanti meridionali, abbiano pieno diritto di accesso alla guida o alla rappresentazione o alla funzione esecutiva dei poteri dello stato:

se non sanno gestire la loro immondizia, non si capisce da dove traggano le virtuose capacità di governo che i tempi moderni richiedono inderogabilmente.

Ovviamente senza generalizzare, ma puntando ben dritto il dito indice su una questione che sta divenendo ogni giorno più insopportabile, intollerabile, ingestibile, ingovernabile:

cosa ne facciamo di stuoli di politici, funzionari e burocrati, di intere classi dirigenti meridionali che non servono a nulla nella gestione del loro territorio e delle loro popolazioni, ma ambiscono arrogantemente al diritto di governare e rappresentare l’intero paese?

Cosa se ne fa il nord di questo sud?

Cosa se ne fa il nord di politici meridionali che abusano pedissequamente dell’eterno ricatto costituzionale della obbligatorietà di uno stato unitario ed indivisibile, al solo fine di porre in stato di schiavitù il popolo del nord, di ricattare la politica settentrionale, l’economia settentrionale, la finanza settentrionale, il lavoro settentrionale, l’imprenditoria settentrionale, il commercio settentrionale, l’artigianato settentrionale, l’industria settentrionale, il contributo fiscale settentrionale, il contributo previdenziale settentrionale?

Denuncio qui e pubblicamente uno stato di permanente ricatto estorsivo e di pressione indebita ed abusiva dei politici e dei burocrati meridionali nei confronti del nord del paese.

Un ricatto che si manifesta in mille forme orribili ed inguardabili, come dimostra la battaglia politica del sindaco di Roma Alemanno e del governatore della regione Lazio Polverini, volta ad impedire il trasferimento dei ministeri dallo sconquasso romano e laziale, alla tipica efficienza del nord del paese, allorquando le discariche comunali del Lazio sono chiuse ed i comuni laziali si dimostrano morosi, al punto di vedersi rifiutato l’accoglimento dei loro rifiuti solidi urbani nelle discariche ed al punto di vedersi commissariare per essere risultati inidonei ed incapaci nella mera gestione della propria monnezza, oltre che della tutela della salute dei laziali.

Io, cittadino qualunque, chiedo formalmente le dimissioni del sindaco di napoli De magistris, del sindaco di Roma Alemanno e del capo dello stato Napolitano, invitandoli a tornare a fare altrove quello che non stanno facendo per le cariche loro imputate, in particolare, invito il presidente della repubblica, il napoletano Giorgio Napolitano a dimettersi ed a impiegare tutta la sua esperienza politica nella risoluzione definitiva della emergenza della monnezza napoletana, dimostrando così il valore politico napoletano, tutta la dignità napoletana e tutta la capacità napoletana di gestire e governare i problemi e le crisi che sono prettamente napoletane e meridionali, e non unitarie (si spera) e nemmeno settentrionali.

Poiché una cosa è la solidarietà ed un’altra è approfittare della generosità e della bontà altrui.

Insomma, o la classe dirigente meridionale si dimostra capace di governare il meridione, ovvero abbiano almeno il decoro del silenzio e la dignità delle dimissioni, in un contesto storico che vede le popolazioni del nord rese schiave ed asservite in un regime di “apartheid” dal governo del paese unitario e nazionale, e chiamate invece a esclusivamente a supplire costantemente e continuamente alle acclarate mancanze della dirigenza meridionale, a pagarne i costi, i debiti ed i conti aperti:

non si va dall’oste a bere e mangiare, se non si hanno i danari per pagare.

Se questa dirigenza meridionale prende coscienza dello stato di emergenza che crea l’ingovernato meridione allo stato unitario e nazionale italiano, allora, forse, vi è ancora speranza.

Ma se non vi saranno segnali molto più che convicenti, allora dovremmo domandarci tutti perchè prolungare uno stato di fatto così indecente ed orribile, ricattatorio ed estorsivo.

Essere uniti in un sol popolo, non significa affatto che certa parte della popolazione debba vivere per sempre alle spalle di chi produce con sacrificio e con dolore la ricchezza di cui si fa un così cattivo uso ed abuso.

Essere uniti significa riconoscere diritti e osservare doveri, rispettare il prossimo e non pensare furbamente di fotterlo continuamente, storicamente.

Perchè, prima o poi, il prossimo si incazza, e sono dolori.

Poiché essere buoni, non significa essere fessi.

Poiché essere furbi, non significa essere intelligenti.

Ed ora, andate dall’oste che governa la storia e domandategli se è ancora disposto a offrire quel credito, di cui sinora avete ampiamente abusato.

Temo però, che dovrete firmare una tal pila di cambiali, da infliggere dolorosi crampi a quelle mani che dovranno sugellare così tante obbligazioni, così tante promesse di pagamento.

E stavolta, non scherzate, non fate i furbi:

quelle cambiali, vanno pagate.

Una per una, alla scadenza sottoscritta.

Fine della lezione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Guerra Santa islamica: fra terrore e usurpazione

lunedì, 2 maggio 2011

Bin Laden, il fondatore del MAK e della organizzazione terroristica islamica Al Quaeda, è morto, ucciso da un commando militare americano in territorio pachistano, lì dove si è sempre pensato si nascondesse.

Si chiude così un’era di terrore nella ideologia religiosa reale di un Islam egemone nel pianeta Terra, terrore che culminò nel famigerato eccidio terroristico dell’11 settembre 2001, in un folle piano di annientamento dei luoghi simbolo del potere cristiano ed occidentale nel mondo attraverso il dirottamento ad uso terroristico di quattro voli civili commerciali, per lanciarli contro i seguenti obiettivi:

le due Torri Gemelle, le Twin Towers del World Trade Center di New York, simbolo della economia e del commercio mondiale;

il Pentagono, quartier generale del Ministero della Difesa USA;

il Campidoglio, meglio conosciuto come la Casa Bianca, residenza dei presidenti degli Stati Uniti d’America.

Da quel giorno, il mondo è cambiato parecchio, risvegliato improvvisamente da un nuovo tipo di guerra, cui nessun paese occidentale era in grado di porre contrasto.

Una miriade di attentati terroristici nel mondo seguì quel maledetto giorno, ovunque, questo nuovo quanto antico pericolo, ha terrorizzato e ucciso, nel nome dell’Islam.

La morte dell’ideatore e dell’organizzatore di questa assurda guerra religiosa, pone fine ad un ciclo temporale ben preciso e delineato, all’interno del quale questa nuova guerriglia islamica, ha terrorizzato ovunque:

Russia, Cina, Giappone, India, Europa, Africa, Asia, America del nord, America del Sud, mondo arabo.

Il metodo utilizzato è stato di una violenza e di una barbarie incredibili, clonato da uno stile di vita che è divenuto esso stesso simbolo di terrore e devastazione:

quello Talebano.

Ma la scomparsa di Bin Laden, coincide (casualmente?) anche con il fallimento catastrofico di quasi tutti i sistemi statuali che imponevano la legge coranica:

Libia, Egitto, Siria, Tunisia.

Forti scuotimenti in tutti gli altri paesi islamici:

Arabia Saudita, Iran, Giordania, Yemen.

E’ la fine del sistema islamico, scosso sin nelle sue fondamenta, incapace di ricevere e garantire libertà e democrazia, come dimostrato dalle catastrofi umane afgana, irachena e somala.

Il Libano, in tutta questa storia, è un capitolo a parte, essendo imploso più volte e proprio per mano di quei paesi islamici estremisti che finanziavano il terrorismo integralista, nemico giurato della componente cristiana libanese.

E’ la fine di quel mondo politico italiano e mondiale che guardava con simpatia a quei movimenti politici ed a quelle dittature islamiche che oggi sono sull’orlo di una guerra civile, se già non vi sono ampiamente immersi.

Non era un eroe, Bin Laden, ne un mito politico:

egli era solo un pazzo violento e sanguinario.

Si chiude così un capitolo storico, che avrà sicuramente ancora strascichi e conseguenze nella nostra vita quotidiana, a cominciare proprio da quella fuga in massa di islamici che cercano di immigrare clandestinamente in Europa attraverso le frontiere italiane, attraverso quel paese che, la stessa Unione Europea, osteggia nel suo tentativo naturale e di diritto di difendersi da questa invasione.

Ma anche questo, è un paragrafo di quel capitolo della storia contemporane affatto ambiguo che titola “Guerra Santa, espansione demografica islamica ed egemonizzazione dell’Islam nel mondo”.

Questo è il pericolo più grave che corre l’intero occidente in questo momento.

Si tratta di un’altra Guerra santa, più subdola e insinuante, che prevede l’infiltrazione dei paesi occidentali da parte di enormi quantità di islamici, sotto forma di immigrazione clandestina, stoltamente tollerata ed accettata, che punta esclusivamente a prendere il potere attraverso la regola dei numeri delle democrazie.

Una volta raggiunto il limite democratico che conduce al potere, essi imporrebbero la legge coranica in tutto il globo.

Questa è l’eredità che lascia il folle Bin Laden all’umanità.

Questa è l’aggressione che dobbiamo combattere strenuamente.

Questa, è la nostra “sfida per la sopravvivenza”, combattuta in una guerra di civiltà e di identità territoriali, etniche, religiose, storiche e culturali che non si confrontano, a causa della volontà islamica di non integrarsi, ma di insediarsi in altri territori, scalzando popoli, regole, libertà e conquiste democratiche al costo della volontà del Profeta Maometto, della sua idiosincrasia razzista e violenta nei confronti di chi è diverso da un islamico.

Non vi è pace in questa sfida, non vi è solidarietà ne amore.

E noi occidentali, non dobbiamo commettere l’errore mortale di combattere questa Guerra Santa invitando alla pace, offrendo solidarietà, donando amore.

L’espansione demografica islamica è l’altra faccia del terrorismo islamico, quella buona e pietosa, quella che si insinua al meglio nelle pieghe della nostra cristianità, del nostro modello democratico e liberale, al solo fine di infiltrarlo sino alla saturazione democratica, prendendo quel potere che il terrorismo non è riuscito a prendere, raggiungendo il governo dei paesi occidentali per poter uccidere l’occidente dal di dentro, dall’interno.

L’affermazione della Shari’a attraverso il metodo democratico, questo è il loro vero obiettivo.

Questo è il nostro pericoloso nemico.

Questo è il futuro che dobbiamo assolutamente scongiurare.

la Guerra Santa di Bin Laden è fallita.

La Guerra Santa di Maometto è invece ancor viva e vegeta.

Difendetevi popoli liberi, oppure pregate per le vostre povere anime, poichè esse non vi apparterranno più.

Come pure le vostre case, le vostre vite, le vostre famiglie.

E’ morto Bin Laden, il principe del terrore.

Non è morto il suo progetto terroristico.

Ha solo cambiato pelle, mimetizzandosi e rendendosi invisibile al suo odiato nemico infedele:

il mondo libero e democratico occidentale.

Noi, per dirla in una sola parola.

Difendersi da questo attacco, non è un diritto, ma un sacrosanto dovere cui è vietato mancare.

Amen.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il paradosso

mercoledì, 1 dicembre 2010

Che una fuga di notizie interna alla intelligence americana investa “il nemico poco abbronzato” Silvio Berlusconi, è cosa anche accettabile, visto il liquame in cui naviga la contrapposizione politica in questi tempi moderni e la voglia di penetrazione del mercato da parte della americana Sky ai danni della italiana Mediaset.

Ma che la responsabilità di questa fuga di notizie che allude a “festini goliardici” cui avrebbe partecipato il premier italiano Silvio Berlusconi provenga dalla incapacità di mantenere in sicurezza le notizie riservate diplomatiche di una certa signora che risponde al nome di Clinton, ebbene, questo è un paradosso inaccettabile.

Il nome dei Clinton resta ancorato nell’immaginario collettivo a quei “festini sessuali a vocazione orale” che hanno rovinato il buon nome della Casa Bianca e dei suoi rispettabili residenti.

Non può questo stesso nome, essere speso a danno della rispettabilità di altri palazzi del potere planetari, ivi compreso quello di Palazzo Chigi.

Sia nel caso che la fuga di notizie fosse “pilotata” o meno, il paradosso clintoniano resta inaccettabile.

E noi, non lo accettiamo.

Invitiamo quindi la signora Clinton ed il signor Obama a dimettersi, per rendere onore alla responsabilità di una fuga di notizie pericolosa e incredibile e di cui sono essi i primi responsabili.

Invitiamo inoltre alle dimissioni, anche il presidente della camera dei deputati italiana Gianfranco Fini, poichè, se i cerchi sovrastrutturali di cui tanto si narra nelle leggende telefoniche intercettate passano anche attraverso i nomi di D’addario e di Fini, allora di festini ne hanno subiti anche troppi i cittadini italiani.

L’unico festino che vogliamo vedere è quello in cui si festeggerà la fine di una politica nazionale ed internazionale così squallida e paradossale.

L’unico festino accettabile è quello in cui ogni tradimento umano non cerchi una capra espiatoria, ma si auto-responsabilizzi e porti all’unico atto politico non paradossale:

le dimissioni.

Obama, Clinton, Fini:
dimettetevi!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Afghanistan chiama USA

martedì, 22 giugno 2010

La guerra al terrorismo talebano della droga e delle armi segna il passo.

Le truppe NATO inviate in Afghanistan sono sotto continuo attacco ed hanno gravi difficoltà nel controllo del territorio.

Il comandante delle truppe USA e NATO in Afghanistan generale Stanley McChrystal, viene richiamato inegli Stati Uniti a seguito di alcune esternazioni che hanno notevolmente irritato il presidente Obama.

Tali esternazioni si sintetizzano in una ironica quanto aspra critica nei confronti dei vertici della Casa Bianca sulla conduzione della guerra in Afghanistan.

I vertici militari coinvolti nella questione afgana fecero una richiesta di ben 100.000 uomini per gestire e portare a buon fine la missione di pace, oggi trasformata sempre più in una guerriglia difficilmente gestibile, guerriglia che sta restituendo ai talebani l’immagine di imbattibili guerriglieri.

La Casa Bianca invece inviò soli 30.000 uomini.

I risultati sembrano dare ragione a chi, come il generale Stanley McChrystal, accusa i vertici politici di non conoscere la situazione afgana e di non saper gestire una guerra di questo tipo e dimensione.

Anche la data di rientro delle truppe dall’Afghanistan (luglio 2011) sembra dover essere riconsiderata, poichè in pratica irrealizzabile.

Il presidente Obama deve compiere scelte sicuramente difficili, ma latrettanto certamente inderogabili.

La questione afgana si lega a filo doppio con la questione irachena e con quella iraniana.

Sfondando le resistenze del terrorismo talebano in Afghanistan, si potrebbero cerare le pre-condizioni per una risoluzione definitiva e sicura di tutte le aree di crisi dell’area.

In effetti, se la casa Bianca avesse inviato 100.000 uomini invece dei 30.000 effettivamente inviati, oggi potrebbe guardare con maggiore serenità alla risoluzione di molte delle crisi che attanagliano la politica estera statunitense.

Forse è venuto il momento di vincere per Obama, per soffocare le critiche e per recuperare il consenso di immagine perduto.

Ma per vincere, bisogna osare, per vincere bisogna pur rischiare qualcosa.

E se a vincere devono essere le libere democrazie, allora sarà anche venuto il momento per gli USA di uscire dalla “paralisi da terrore” prodotta dagli attentati terroristici dell’11 settembre 2001.

Le libere democrazie occidentali debbono vincere sul terrore, devono annientarlo.

E in un terreno come quello dell’Afghanistan e con nemici come i talebani, la vittoria l’assicura solo il predominio militare e non certamente quello diplomatico.

Perchè se una recrudescenza delle attività terroristiche colpisse malauguratamente ancora gli USA adesso, il presidente Obama dovrebbe spiegare agli americani, come mai nn sia stato fatto tutto il possibile per evitarlo.

E sarebbe questa, una spiegazione difficilmente sostenibile.

L’America è ancora sotto attacco: deve reagire

martedì, 4 maggio 2010

L’attentato fortunosamente sventato nella centralissima Times Square della già segnata città di New York, rivela che la furia omicida dell’integralismo islamico verso il demone occidentale, reo solo di non essere nato musulmano, risulta essere è tutt’altro che scomparsa.

Ai due attentati alle Torri Gemelle (quello dell’11 settembre 2001 non fu il primo attentato di Bin Laden alle Twin Towers), al Pentagono, alla Casa Bianca (fortunosamente fallito) seguono continui atti terroristici di follia omicida imputabili chiaramente alla religione islamica, al suo fondamentalismo ed estremismo, al suo terrorismo, al suo innato e smisurato odio verso tutti gli occidentali.

L’altro fronte di attacco agli USA è rappresentato dalle dichiarazioni del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad rese ieri, aprendo i lavori della conferenza quinquennale di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare, proprio nella città di New York (si noti che se il fallito attentato sventato a Times Square – New York – fosse andato in porto, esso avrebbe portato ad un effetto di amplificazione delle dichiarazioni rese del dittatore islamico iraniano), dichiarazioni come al solito provocatorie e vaneggianti contro l’occidente, le sue lbertà, le sue democrazie, le sue armi ed il suo benessere.

Così, l’incrocio nella città di New York fra un tentato attentato terroristico e le parole irragionevoli del presidente di uno stato etico dittatoriale islamico camuffato da stato democratico, pongono l’America dinanzi alla ennesima provocazione violenta.

Il presidente americano Barak Obama dovrà presto decidere di abbandonare la sua posizione attendista e la sua politica della mano tesa nei confronti dello stato etico iraniano, e dovrà assumersi la responsabilità dinanzi agli americani e dinanzi al mondo libero e democratico dell’abbattimento della dittatura iraniana, così come il suo predecessore George W. Bush, si assunse la responsabilità di abbattere l’altra follia islamica che minacciava la libertà nel mondo:
l’Iraq di Saddam Houssein.

Sarà capace Barak Obama di fare ciò che c’è da fare?

Evento storico

giovedì, 25 marzo 2010

La nuova legge di riforma della sanità americana, consente finalmente l’accesso al servizio sanitario statunitense anche a quelle categorie di popolazione che non dispongono delle risorse necessarie per le cure mediche.
E’ un evento storico.
E’ la dimostrazione che l’occidente civile e democratico rappresenta il miglior sistema per rispondere alle esigenze umane, alle più elementari e profonde necessità degli uomini e delle donne.
Un altro passo avanti del mondo civile fondato sulla libertà.
Onore a Barak Obama.
E andiamo avanti.