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Attentato alla democrazia: giudici e giornalisti non sono liberi?

sabato, 25 febbraio 2017

L’azione politica di Donald Trump sveste il vero re che impedisce una democrazia compiuta e parlo di quell’agglomerato informe ma evidente di cointeressenze tra le sinistre globali e certa magistratura e certo giornalismo affatto professionale.

François Fillon, Nicolas Sarkozy, Marine Le Pen.

Le elezioni presidenziali francesi son costellate da impedimenti giudiziari, tutti nel campo avverso alle sinistre:

sarà un caso?

O forse è una volontà ferrea e anti-democratica di abusare del potere pubblico incarnato per impedire che la democrazia si compia, che l’alternanza delle forze sociali e politiche al potere si verifichi?

Per non parlare delle elezioni presidenziali americane, laddove Trump ha dovuto combattere contro tutto l’establishment dei clan oligarchici e familiari che hanno soppresso il sogno americano.

Ma Trump è amato dagli americani e diviene Presidente.

Senonché, al primo atto da presidente, Trump si trova ostacolato da giornali e magistratura, da certi giornalisti e certi giudici.

Nel frattempo, in Italia, il fallimento della sinistra del partito democratico coincide con la frattura tra governo e magistratura, tra politica e magistrati in politica:

Emiliano, De Magistris, Cantone sono solo alcuni nomi che provano l’esistenza di quel fantomatico partito dei giudici che pare condizionare fortemente le vicende politiche italiane, fatta salva l’estrema corruttibilità e permeabilità mafiosa dei politici italiani.

Trump diviene apripista della prima evoluzione democratica globale:

estromette dai briefing presidenziali quei giornali e quei giornalisti che celano azioni politiche in sospette o poco credibili professionalità ed equidistanze giornalistiche.

Così, la democrazia globale viene difesa da politici tutt’altro che di sinistra, quei cosiddetti democratici che democratici non sono mai stati.

Trump scrive intere pagine di storia nella evoluzione della civiltà umana e scopre a nudo il re monarca della democrazia:

l’establishment che infiltra il potere pubblico per condizionare le scelte politiche degli eletti, quel sistema che definisce come populismo ogni esigenza rappresentativa dei popoli sovrani occidentali.

L’attentato alla democrazia è molto più che evidente, soprattutto in italia, laddove lo scandalo Consip esplode silenziato dal mondo della informazione italiana, affatto libera, sottomessa al potere e alle sue prebende.

Lo scandalo Consip coinvolge i vertici della politica e del potere (non solo politico) ma non riceve la dignità dovuta della cronaca.

Allorquando il padre dell’ex premier Renzi viene coinvolto nello scandalo giudiziario Consip (aggiungendo il suo nome a quello del figlio Matteo nell’inchiesta), Renzi fa una telefonata a Emiliano, giudice che governa la Puglia ed è esponente come Renzi, del Partito democratico.

Dopo pochi giorni, veniamo a conoscenza (con estrema difficoltà e nessuna eco mediatica) del fatto che anche Emiliano compare in quella inchiesta, essendo venuto in contatto con Lotti, quello che pare essere il perno centrale di una inchiesta che resta giudiziaria e non diviene mai giornalistica.

Questi episodi e queste vicende parlano una lingua che è antitetica alla democrazia compiuta che il Partito Democratico pretende di incarnare.

E rinforza ancor più il sospetto della esistenza di un partito trasversale e (neanche tanto) occulto all’interno dei poteri statali.

E se i poteri statali risultano in qualche modo abusati, se l’esistenza di una trattativa tra stato e mafia esiste, queste evidenze pongono pesanti e doverosi interrogativi:

ma chi governa in Italia?

Un partito trasversale occulto, democratico nel nome e anti-democratico nell’azione?

Una casta di corrotti sull’orlo di una crisi di nervi?

Direttamente le mafie?

Traballa e trema ogni sistema politico nel mondo delle libere democrazie, ma quel che preoccupa maggiormente è la poca libertà e autonomia che dimostrano di avere certi giudici e certi giornalisti rispetto al potere politico.

E questo, è certamente un attentato alla democrazia, considerando anche la maligna volontà di impedire a tutti i costi il ricorso al “liberi voto”, per lasciare alla sovranità popolare di esprimersi, invece di tirare a campare per cristallizzare una maggioranza politica che non esiste più nella realtà, ma che fa evidentemente molto comodo a poteri occulti e anti-democratici, che sopravvivono proprio grazie agli abusi e alle infedeltà di quei poteri di controllo del potere politico, quei poteri che pare abbiano dismesso i panni dell’arbitro e abbiano indossato la casacca di una sola squadra, sempre la stessa, in Italia come in tutto il mondo occidentale.

Gli interrogativi sono inquietanti, la realtà è devastante, la democrazia è impedita.

E più che un attentato, appare una organizzata associazione a delinquere globale.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La fine del virtuoso asse franco-tedesco ed il fallimento del Vizio elevato a Sistema

domenica, 9 settembre 2012

La Francia della cirsi economica vissuta in alleanza con i paesi viziosi in fallimento controllato del sud Europa invece che insieme ai paesi virtuosi del nord Europa, perde pezzi importanti del porprio benessere economico-finanziario.

Ed ora, il presidente francese Hollande, potrebbe perdere l’uomo più ricco di Francia e d’Europa, Bernard Arnault, che pare abbia chiesto la nazionalità belga.

Anche le banche francesi, a seguito dell’aumento della (op)pressione fiscale voluto da Hollande, pare stiano progettando e valutando l’abbandono del sistema francese per il migliore e più solido sistena economico-finanziario inglese, trasferendo i loro interessi a Londra.

Hollande, dopo aver svuotato la Francia del suo potere e della sua credibilità potrà rifarsi con l’introito di soggetti provenienti dai paesi viziosi, come immigrati extra comunitari, africani, spagnoli, siciliani, greci, rom, calabresi, stiniti, portoghesi, zingari e campano-napoletani, per garantire alla Francia odierna, un fallimento sicuro e totale.

Che questa debacle sia di monito a quella politica italiana che chiude gli occhi dinanzi a alla realtà di una crisi che non ha cause esogene, ma è tutta fondata su sistemi errati di modelli socio-economici, finanziari fallimentari, stistemi negativi di stili di vita impossibili ed impagabili, di elevati livelli di inciviltà e di disservizi insopportabili, tutti basati sulla grandeur di un benessere che si copre non piovesse dal cielo gratis et amore dei per essere sperperato e derubato, ma che invece era frutto di continuo buongoverno da parte di una politica accorta e intelligente, come quella tedesca e non certamente come quella francese o italiana.

Senza cervello, non si va da nessuna parte, se non all’inferno in terra del vizio elevato a sistema.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Riflessioni a tastiera aperta – 23/04/2012 di Gustavo Gesualdo

lunedì, 23 aprile 2012

Politica

Politici veri in questo paese ve ne sono pochissimi.
Basterebbe un parlamento composto di un centinaio di deputati in un sistema a democrazia diretta.
Il resto della casta politica, nelle patrie galere.

Sulla possibilità che Nicolas Paul Stéphane Sarközy de Nagy-Bocsa, detto Nicolas Sarközy perda le elezioni
Il futuro dell’Europa?
Se si rompesse l’asse Merkel-Sarkò, non vedremo altro che richieste ingiustificate di danari alla Germania per ripianare i debiti dei paesi del sud europa, assai imprudenti, imprevidenti, sprovveduti e mal governati.
In questo caso, la Germania si tirerà fuori, fondando la sua personale Grande Europa.
I paesi che accetteranno le condizioni tedesche, ne faranno parte e godranno dell’aiuto tedesco economico e finanziario.
I paesi che non accetteranno tali condizioni, saranno destinati al più completo fallimento.
Questo è lo scenario.
Prendere o lasciare.
Sopravvivere o morire di fame.

Il quoziente famigliare ed il sostegno alle famiglie italiane con prole:
l’unico argine al dissolvimento delle popolazioni autoctone italiane aggredite da moltitudini di extra comunitari divenuti imnporvvisamente “padroni a casa nostra”, usi,costumi, stili di vita e regole religiose comprese.

Bimba di due anni politraumatizzata muore a causa delle percosse del padre mussulmano
Incompatibile con il sistema di vita occidentale.
Un mussulmano è e resterà per sempre un mussulmano.
Non si integra.
Non vuole integrarsi.
Vuole solo spadroneggiare su tutto e tutti, schiavizzare le donne e distruggere la cultura e la storia occidentale.

UDC verso il partito della nazione
Quanto vale il partito della nazione che non c’è?

Corruzione nella pubblica amministrazione regionale pugliese:
50 funzionari della pubblica amministrazione regionale coinvolti in indagini della magistratura che vertono su corruzione in tema di sanità.
Altre merdacce da eliminare per ripulire l’aria pugliese.

E venne il tempo delle donne
Il mio destino?
Avere sempre e comunque ragione nelle proiezioni e nelle analisi, come pure nelle conseguenti azioni.
Avere sempre e comunque a che fare con sciocchi colmi di ingiustificato orgoglio che pensano di poter detenere il potere per sempre.
E invece, crollano miseramente, uno dopo l’altro, questi monumenti di argilla eretti al più cieco e stupido orgoglio maschile.
Benvenga allora, il tempo del potere gestito dalle donne.

Economia

Il Patron Luciano Benetton passa il bastone del comando del gruppo al figlio Alessandro
“Ma la scommessa resta la stessa. Fare, immaginare, essere innovativi:
questo faceva, fa e dovrà sempre fare un imprenditore”.
Invece, nella realtà italiana, una classe imprenditoriale di incapaci malintenzionati molto raccomandati e politicamente ammanigliati, si arricchisce in modo delinquenziale evadendo le tasse e pagando gli stipendi più bassi di tutto il mondo occidentale ed europeo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Corruzione ed Evasione: la truffa del debito pubblico italiano

giovedì, 8 dicembre 2011

Il debito pubblico italiano, frutto esclusivo della corruzione politica e burocratica e della evasione fiscale, continua a preoccupare l’economia e la finanza globalizzata.

L’agenzia di rating internazionale cinese Dagong Global Credit Rating ha ieri declassato il debito pubblico sovrano della repubblica italiana da A – a BBB, con un outlook negativo, il che, per un paese avanzato e complesso come è l’Italia, equivale a ridurre la valutazione finanziaria (ma anche e soprattutto di tenuta economica e politica del paese) ad un livello che porta l’Italia al di fuori del giro delle grandi potenze economiche mondiali.

L’Italia è fuori dal grande giro che conta, con un futuro che promette solo peggioramenti, sacrifici immensi e dolorose perdite di potere d’acquisto, potere contrattuale e peso politico.

Il rischio di contagio della crisi italiana, mette in pericolo l’intera Eurozona.

Infatti il giorno successivo al downgrade italiano e la minaccia da parte dell’agenzia di rating internazionale Standard & Poor’s di declassare l’intera eurozona, ecco arrivare il declassamento effettivo del rating francese da AA- ad A+.

La situazione europea, ed in particolare la condizione italiana, appaiono sempre più critiche e pericolose.

L’Italia, in particolare, è ormai solo ad un passo dal vedersi valutati i bond italiani (BOT e BTP), emessi a garanzia e rifinanziamento del debito pubblico sovrano al valore della mera carta sulla quale sono stampati.

L’indicazione del rating italiano a BBB infatti, porta il bond italiano ad un passo dalla definizione di “junk bonds” (titolo spazzatura), così come è definito nella Bond Rating Definition:

AAA and AA: High credit-quality investment grade

AA and BBB: Medium credit-quality investment grade

BB, B, CCC, CC, C: Low credit-quality (non-investment grade), or “junk bonds”

D: Bonds in default for non-payment of principal and/or interes

Il declassamento ulteriore del debito sovrano italiano porterebbe ad un indirizzo di disinvestimento e di non investimento in titoli italiani.

Sarebbe la certificazione di morte della repubblica italiana, sarebbe la realizzazione del completo fallimento dell’entità statuale italiana, sia come unità politica che come unità economica e finanziaria.

Ma il passo è più breve di quel che si pensi.

Esiste infatti un debito pubblico italiano nascosto fra le pieghe dei bilanci (e fuori da essi) locali, regionali, provinciali e comunali, compreso e soprattutto l’universo delle società pubbliche e pubblico-private di “presunto servizio pubblico” locale.

La domanda giusta è:

le agenzie di rating internazionale hanno dati ed informazioni analitiche su questo debito pubblico grande quanto quello sovrano?

Le agenzie di rating sono a conoscenza che il debito pubblico italiano è frutto esclusivo della corruzione politica e burocratica e della evasione fiscale?

Le agenzie di rating sono a conoscenza del fatto che il 90% dei grandi appalti pubblici italiani viene aggiudicato alle organizzazioni mafiose?

Inoltre, perché dovrebbe pagarlo il popolo italiano questo debito pubblico costruito con la corruzione politico-burocratica?

E perché dovrebbe pagarlo un francese piuttosto che un tedesco o un olandese il debito pubblico italiano della truffa organizzata e continuata?

E perché lo stato italiano non rende pubblici i dati sulla partecipazione al prelievo fiscale?

Quanto partecipano effettivamente al prelievo forzoso fiscale i lavoratori dipendenti ed i pensionati?

E quanto gli artigiani?

Quanto i commercianti?

Quanto i professionisti?

Quanto gli industriali?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Chi ha paura di Roberto Maroni?

venerdì, 22 luglio 2011

Chi ha paura dell’azione politica di Roberto Maroni?

Chi teme che il maronismo possa divenire un indirizzo politico condiviso e partecipato da parte del popolo sovrano?

Facciamo un piccolo elenco degli avversari del maronismo e delle motivazioni che li uniscono.

Hanno paura di Roberto Maroni coloro i quali non voleveno che si varasse in Italia una riforma del lavoro, sentita come necessaria ed urgente, per consentire al mondo del lavoro italiano di adeguarsi a quello globale e concorrere con esso al fine di far sopravvivere le aziende italiane ed i lavoratori italiani.

Ne ha paura quella parte del sindacalismo del lavoro dipendente che ha sempre sostenuto gli scontri di piazza piuttosto degli incontri con i sindacati dei datori di lavoro al fine di salvare il salvabile nel mondo della produzione e del lavoro.

Ne hanno paura le Brigate Rosse che aggredirono con violenza assassina il Maroni ministro del Welfare abbattendo fisicamente il Prof. Marco Biagi, uomo e tecnico vicino alla sinistra, che contribuì a scrivere la riforma del lavoro e venne per questo ucciso dal terrorismo brigatista e comunista.

Ne ha paura la sinistra politica italiana, che nel governo successivo a quello che vide nascere la riforma del lavoro, distrusse parcellizzando il ministero del welfare in ben cinque piccoli ministeri, rendendo così impossibile il suo funzionamento, come impossibile fu per il governo Prodi riuscire a riformare alcunchè nel sistema welfare, in un modo così determinato da far intendere che la distruzione del ministero del welfare aveva proprio la unica volontà di impedire che si riformasse rendendolo più efficiente e rispondente alla realtà contemporanea il cosìddetto stato sociale.

Ne ha paura la potenza nucleare francese, che proprio grazie ad un sistema del welfare eccessivo, richiama da tutto il mondo mussulmano moltitudini di famiglie islamiche che, proprio grazie al welfare francese, vivono molto bene senza dover lavorare nemmeno un giorno della loro vita, godendo in senso di privilegio e di abuso, del sistema di assistenza sociale francese.

Ne ha paura il presidente francese Nicolas Sarkozy, che alimenta ancor più la spinta dei flussi migratori verso l’Italia con la guerra in Libia, una guerra travestita da aiuto umanitario che ha invece il solo fine di mettere le mani sulle risorse energetiche libiche a danno dell’Italia che viene ancora una volta invasa da profughi provenienti dal bacino del Mediterraneo.

Na ha paura l’Unione Europea che, sulla questione dei profughi e del governo dei flussi migratori in entrata nel territorio europeo, è stata battuta più e più volte dalle politiche maroniane, tutte volte alla mera applicazione del Trattato di Scenghen, prima abiurato, poi modificato e poi lasciato invece invariato da una Unione Europea messa al muro della propria incapacità politica nella difesa dei confini comuni e nel governo della libera circolazione all’interno dei paesi UE dalla pregevole azione politica del ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Ne ha paura l’entità europea, nata sotto la stella dell’annessione dei paesi che la compongono piuttosto di una libera scelta degli stessi di aderire ad una entità sovranazionale federale, che lasciasse liebro arbitrio e margini di manovra alle identità nazionali pur restando in una unione federale, più efficente e meno costosa di questa inutile e pessima Unione Europea della burocrazia e dell’incapacità politica.

Ne ha paura il complesso malavitoso e delinquente, criminale e connivente delle organizzazioni mafiose che vengono costantemente contrastate e per la prima volta nella storia della repubblica italiana, battute decisamente dallo stato grazie al sistema ideato dal ministro Maroni per contrastare le organizzazioni camoristiche campane ed adottato con altrettanto successo contro le altre organizzazioni mafiose storiche italiane.

Ne ha paura il leader della Lega Nord Umberto Bossi, superato quotidianamente dall’azione maroniana e timoroso di perdere improvvisamente quanto certamente il controllo del movimento leghista, espressosi all’annuale riunione di Pontida per una candidatura di Roberto Maroni a premier e per un abbandono immediato della riforma federalista in virtù di un ritorno al primario obiettivo statutario secessionista.

Ne ha infine paura il premier Silvio Berlusconi, che in questi giorni risulta essere molto adirato per la presa di posizione del ministro dell’Interno Maroni sul caso del sì della Camera all’arresto del parlamentare pdl papa, l’ennesimo caso scandaloso scoppiato all’interno di quello che il nuovo segretario, il siciliano Alfano, ha avuto l’ardire di volere come “il partito degli onesti”.

Ora sappiamo con più chiarezza chi ha parura di Roberto Maroni e perchè.

Ora sappiamo con più chiarezza perchè Roberto Maroni risulta essere il politico più amato e condiviso dei tanti leader di facciata che tentano di emergere dalla palude degli scandali politici italiani, assolutamente imparagonabili alla figura di Roberto Maroni, nettamente superiore a tutte i mezzi busti presenti oggi nel panorama politico italiano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il fumo uccide anche te: digli di smettere

martedì, 10 maggio 2011

Guardo la tazza del mio ultimo caffè, dopo una notte di lavoro.

Di fianco, leggo la scritta che campeggia sul pacchetto di sigarette:

Il fumo uccide.

E’ vero, il fumo uccide.

Ma anche l’assenza di verità e di libertà uccidono, anche di più.

La solita rassegna mattutina delle notizie, offre uno spaccato di assenza di verità e di libertà nel mondo.

Il quotidiano inglese Guardian, accusa la flotta NATO impegnata nei bombardamenti in territorio libico, di aver abbandonato a se stessi 72 profughi su di un barcone alla deriva, provenienti da Etiopia, Eritrea, Nigeria, Ghana e Sudan.

Solo 9 i sopravvissuti e 63 i morti, fra i quali donne e bambini.

E già, rifletto accendendo l’ennesima sigaretta:

in Etiopia, Eritrea, Nigeria, Ghana e Sudan non c’è il petrolio e nemmeno il gas che c’è in Libia, non interessa a nessuno in Europa salvare quei quattro pezzenti.

Possono morire tutti, tanto la colpa la daranno all’Italia razzista e xenofoba, come al solito.

E questo nonostante la legislazione italiana sia la più tollerante con i flussi migratori di quella di tutta l’Unione Europea, sia di fatto che di diritto.

La Spagna di Zapatero può aprire il fuoco sui barconi dei profughi e rimpatriare gli immigrati clandestini nel giro di poche ore, a differenza dell’Italia dove l’ospitalità per questi disgraziati si protrae per ben 18 mesi.

La Francia può trainare i barconi della disperazione fuori dalle sue acque abbandonandoli in mare aperto al loro destino.

L’Italia no, non può farlo.

E il ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni non deve nemmeno permettersi di seguire il dettato della Convenzione di Scenghen per consentire ai profughi di raggiungere la loro meta preferita, la Francia, altrimenti il trattato di Scenghen l’Unione Europea lo getta in un cestino, come fosse un pezzo di carta straccia senza alcun valore.

Bombardiamo la Libia già da quasi due mesi, per volontà del padrone francese, senza alcun risultato tangibile.

Eppure, sarebbe bastato bombardare solo Gheddafi per risolvere la questione.

Morto Gheddafi, finita la guerra.

Chissà quante riunioni su come spartire le risorse di idrocarburi libiche fra i paesi NATO.

Probabilmente non hanno ancora raggiunto un accordo completo su questa spartizione, altrimenti Gheddafi sarebbe già morto da un pezzo.

Ma vedrete che l’accordo si farà:

la Libia deve divenire la nuova colonia estiva per i bambini francesi, così vuole il nuovo padrone europeo Sarkozy.

Ancora una notizia: “Maroni: Serve legge per voto pulito”.

In Italia serve una legge per ogni cosa.

Mica siamo un paese normale dove i partiti politici sbarrano la strada alla candidatura di soggetti indagati dalla magistratura o pregiudicati.

Ci vuole una legge per costringere le caste politiche mafiose a non candidare pregiudicati.

E ci voleva un ministro dell’Interno varesino per sbarrare la strada alla continua crescita del potere mafioso in Italia.

Tanti ministri dell’Interno campani non hanno mai torto un capello ai clan camorristici.

E già, altrimenti, chi li votava poi?

Ma sì, il ministro Maroni è certamente un individuo reietto, uno sporco razzista, xenofobo sin dentro il midollo spinale.

Così vuole la verità di chi uccide la libertà, così vuole chi prende i voti dalle mafie, così vuole la politica svenduta allo straniero francese ed europeo.

Il reato di immigrazione clandestina?

Ma no, non è reato, dice l’Europa.

Insomma, agli immigrati clandestini gli potete sparare o li potete abbandonare in mare aperto, ma non li potete incriminare per il reato di clandestinità.

Strano, una forte sensazione di nausea mi prende allo stomaco.

Sarà per colpa delle sigarette?

E già, il fumo uccide.

E già, saranno proprio le sigarette.

Bisognerà dirlo anche agli etiopi, eritrei, nigeriani, ghanesi e sudanesi lasciati affogare in mare aperto ed ai libici morti sotto i bombardamenti NATO:

smettete di fumare, il fumo, uccide.

Per questa mattina, ho letto abbastanza.

Ora, accendo l’ultima sigaretta e poi, vado a dormire.

Perbacco:

la sigaretta che sto fumando è “Made in EU”.

Questa sì che mi uccide veramente ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lega Nord batte Europa: 3 a 0 – L’Europa di Roberto Maroni

venerdì, 15 aprile 2011

Roberto Maroni, ministro dell’Interno del governo italiano:

“… Italia e’ stata lasciata sola. Mi chiedo se ha senso continuare a far parte dell’Unione Europea”.

Questa dichiarazione, pur nella sua semplicità espressiva, ha da sola messo in gioco l’attuale identità europea.

L’Europa è in crisi da quando la malgovernata Grecia è fallita, trascinando nella polvere una unione europea che non è unita, affatto.

Le idiosincrasie e le dicotomie interne alla visione europea dei trattati, dei protocolli e della burocrazia, trovano così un momento di riflessione profonda dinanzi alle parole dell’Onorevole Maroni:

che senso ha, oggi, restare nella Unione Europea?

La riflessione ha scosso non poche coscienze, sia fra gli europeisti che fra gli anti-europeisti, toccando un punto nevralgico dello stare insieme.

Marine Le Pen, leader politico in fase di crescente consenso nell’elettorato francese , ha fatto propria la riflessione maroniana ed ha chiesto un incontro al ministro italiano Maroni, per riflettere su di una Unione Europea che “brilla della luce di una stella morta”.

In realtà, la visione del leader francese presuppone una identità comunitaria europea unita, che poi va in crisi, mentre è annotato da alcuni attenti osservatori che, l’Unione Europea si sta sciogliendo come neve al sole su elementi emergenziali tutto sommato di semplice governo e soluzione, come il fallimento degli stati europei malgovernati e spreconi, e come l’emergenza dei flussi migratori.

La questione infatti, non rientra sull’ordine di grandezza delle crisi emergenziali da affrontare, quanto discende da una inesistente politica comune in temi, questi sì, strategici, come la difesa dei confini europei, l’interventismo armato di alcuni paesi europei nel Mediterraneo, il fallimento di quegli stati che non sanno governare il proprio bilancio.

Il deficit è l’unione, non il suo governo:

questa Unione Europea semplicemente non esiste nei presupposti, nella mancanza di una comune visione condivisa in tutti i settori strategici, a cominciare dal motivo fondante l’unione per cui stare insieme.

Sarkosì, il nuovo condottiero neo-colonialista e guerrafondaio, viene così fermato in ogni sua azione presente e futura, poiché deve fare i conti con il consenso della Le Pen, che è invece seguace di una nuova indicazione politica che non è francese, ma italiana.

Di quella Italia che è stata messa in grave difficoltà dall’intervento armato anglo-francese a due passi dalle coste italiane, di quella Italia che ha sottratto il comando militare in Libia alle forze anglo-francesi e lo ha portato sotto il comando NATO, di quella Italia che, sempre più ispirata e sorretta dalle scelte politiche maroniane, appare meno debole di quanto molti politici europei si aspettassero.

Cosa accadrà del duopolio europeo franco-tedesco, messo in crisi dalle politiche aggressive francesi?

Cosa sarà di questa Unione Europea senza fondamento, che corre il rischio di essere semplicemente spazzata via da una raffica di referendum che diano una indicazione negativa nei confronti di questa europa delle nazioni e della burocrazia piuttosto di una europa dei popoli e dei territori?

La risposta a questi quesiti, va ricercata in quella nuova e vincente scia politica italiana che trova sempre maggiore consenso nei popoli europei, una scia che, per quanto italiana, non parla il linguaggio centralista e burocratico che unisce Roma e Bruxelles, ma parla un linguaggio lombardo e varesino, un linguaggio popolare e federalista, un linguaggio politico sempre più riconosciuto ed apprezzato su tutti i tavoli europei.

E’ la nascita di una nuova stella, che brilla e illumina nel buio e nella confusione italiana ed europea.

E questa stella, ha un nome ed un cognome:

Roberto Maroni.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il debito pubblico italiano non parla una sola lingua

sabato, 30 ottobre 2010

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy ritrovano l’intesa del duopolio europeo franco-tedesco, un asse fra Berlino e Parigi che passa per il vertice di Deauville.

Così inizia il nuovo corso della politica europea, con la delibera del consiglio UE che ha dato il via alla costituzione di un fondo anti-crisi (che salva i paesi UE eccessivamente indebitati dal fallimento) ed alla modifica del patto UE per la stabilità.

La UE dei 27 ha così ceduto le armi dinanzi al diktat franco-tedesco.

Il timore di altri fallimenti statali come quello greco, ha spinto il consiglio europeo ad accelerare i tempi delle necessarie modifiche al Patto UE ed alla costituzione del fondo che salverà gli stati in gravi difficoltà finanziarie.

Il tutto avverrà a condizione di una vigorosa stretta sui debiti pubblici.

Dal 2011 la UE si salvaguarda dalle brutte sorprese che potrebbero arrivare da quei paesi europei che non garantiscono un rientro del debito pubblico nelle medie concordate.

Il punto cruciale è proprio questo:
come dovranno rientrare i paesi eccessivamente indebitati, in quanto tempo dovranno farlo, con quali criteri di rientro?

Il primo distinguo viene dalla considerazione del dato del debito pubblico comparato con quello del debito privato.

Ma è ancora argomento oggetto di discussione.

Di certo vi è che verranno imposti calendari di rientro stringenti, con sanzioni che si prevede saranno automatiche ed improrogabili, oltre alla più volte paventata “sospensione del diritto di voto”, la più temuta delle sanzioni non finanziarie.

In pratica, i paesi europei meno virtuosi, si troverebbero nella condizione di partecipare al finanziamento della Unione Europea, senza godere del diritto di voto nelle scelte esecutive e legislative.

In tema del budget 2011 alcuni paesi, fra i quali l’Italia, hanno chiesto che gli aumenti non superino la soglia del 2,91% piuttosto che quella del 6% richiesta da commisisone e parlamento europeo.

La richiesta è guidata dalla Gran Bretagna, impegnata in una formidabile stretta sul debito pubblico interno che punta ad una drastica riduzione in soli quattro anni, con una perdita in posti di lavoro pubblici prevista in una cifra molto prossima al mezzo milione, senza contare i tagli ai budget ministeriali che comporteranno conseguenze occupazionali anche sul fronte del privato convenzionato che offra servizi pubblici.

Per quanto riguarda la crisi economico-finanziaria che investe tutti i paesi membri invece, si apre una prospettiva futura di lacrime e sangue.

I tagli cui dovranno necessariamente ricorrere i paesi meno virtuosi saranno sicuramente dolorosi quanto inevitabili.

Il caso italiano offre diversi spunti di riflessione in tal senso, avendo l’Italia un gran numero di dipendenti pubblici, molto al di sopra della media europea, e localizzati proprio nelle regioni economicamente depresse.

Come si potrà diminuire drasticamente l’enorme debito pubblico italiano (che ne nasconde uno di euguali dimensioni rinvenente dalla situazione debitoria degli enti locali) senza incidere sulla occupazione nella pubblica amministrazione nazionale e locale e conservando una offerta di servizi in quantità e qualità sufficienti a soddisfarne la domanda?

Questo problema è ancora tutto da affrontare e questa domanda non sembra trovare risposta.

Va sottolineato come siano sempre le regioni italiane depresse a rappresentare una continua violazione di ogni patto di stabilità a fronte di una erogazione quanti-qualitativa dei servizi ben al di sotto della media italiana supportata da una contemporanea quanto eccessiva ed ingiustificata presenza di risorse umane.

Il federalismo fiscale appare l’unica risposta concreta da dare a queste domande, ma l’indirizzo politico delle regioni italiane depresse e meno virtuose non sembra coincidere con l’esigenza di un rientro del debito pubblico.

La continua delocalizzazione dei siti industriali italiani, l’eccessiva pressone fiscale ed il fenomeno della evasione fiscale tollerata in virtù delle deficenze statali, aggrava il quadro complessivo, portando la massa dei problemi da risolvere ad una condizione di estrema criticità, cui, il continuo flagello di una politica governativa fortemente contrastata e vilipesa da tradimenti interni e assalti alla diligenza delle opposizioni, non appare offrire prospettive di serenità, stabilità e continuità necessarie all’adempimento di riforme strutturali urgenti come quelle richieste dal momento internazionale.

Sembrano in troppi coloro che giocano al “tiro della corda” oggi in Italia.

Sembrano invece pochi coloro che hanno responsabilmente coscienza del fatto che una corda troppo tirata, inevitabilmente si strappa.

E non sarà l’ennesimo rabberciato governicchio del “tutti dentro”, ne’ tantomeno una paventata modifica della legge elettorale a garantire una maggiore continuità ed una decisa e determinata stabilità al governo del paese.

Ma questo linguaggio, dettato dalla prudenza e dal rispetto della dignità di un popolo, dei suoi interessi e delle sue istituzioni, pare non sia un linguaggio comunemente condiviso, tanto da avvalorare l’ipotesi che l’italia non sia un paese unico ed indivisibile, nemmeno nella semplice comprensione di un linguaggio comune, minimo comune denominatore di ogni aggregazione umana.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il nuovo modello politico europeo

lunedì, 18 ottobre 2010

Il multiculturalismo è “totalmente fallito”.

Gli immigrati devono “adottare la cultura e i valori tedeschi”.

Così, Angela Merkel, apre la strada alla nuova via italiana disegnata dalla Lega Nord di Umberto Bossi.

Ma c’è di più.

Ecco il vertice franco-russo-tedesco in Normandia, un vertice che solleva dubbi e mugugni sia in seno alla Unione Europea che oltreoceano, nell’America multirazziale e multiculturale del presidente (musulmano?) Barack Hussein Obama II.

Il caso greco, il caso rom e quello della gestione dei flussi migratori all’interno della UE, disegnano un futuro diverso per il continente nord-europeo e nord-asiatico, un futuro diverso per l’Unione Europea e diverso per l’alleanza transatlantica.

I segnali della apertissima crisi politica europea ci sono tutti.

Alla base di questa crisi, il principio di territorialità, principio che intende difendere culture, stili di vita, identità socio-economiche.

Appare tutto come l’inizio di un nuovo assetto geo-politico per il vecchio continente.

Le vecchie democrazie rifiutano ogni tipo di espansione ed egemonizzazione culturale che passi attraverso il metodo democratico dei numeri, rifiutano ogni tipo di invasione che non intenda rispettare il principio della territorialità e della tutela degli interessi delle popolazioni che sorreggono, malvolentieri, il peso ed il costo delle sovratrutture politiche europee e transnazionali.

E non è solo un caso di politica interna europea.

Vengono coinvolti, anche e soprattutto, gli assetti internazionali, come è ovvio che sia.

Ad un primo sguardo disattento degli osservatori, queste nuove posizioni dei goveni nord-europei, sembrano piuttosto inseguire il consenso popolare, anche in seguito a quanto sta accadendo in Olanda, Svezia e Danimarca.

Ad una più attenta analisi, appare invece trasparire la ricerca di un “nuovo modello europeo” da questa nuova attività politica europea, un modello che sia maggiormente conforme agli interessi dei paesi che ne sono coinvolti.

Lo sganciamento dall’Europa di Bruxelles, dalle sue idiozie burocratiche e dalle sue visioni piuttosto ideologiche, appare evidente.

E’ solo la naturale conseguenza della caduta del muro di Berlino, come della caduta di quei muri ideologici che si interpongono fra i popoli europei e la soddisfazione dei loro interessi comuni.

E’ la ricerca di un nuovo modello europeo che “parta dal basso”, per poi incontrarsi o ricongiungersi ai vertici in base ad accordi e patti che vanno ancora raggiunti, che vanno ancora disegnati.

Una sorta di “alba federalista”.

Il modello federalista infatti, risulta vincente nei “punti caldi” della ricerca delle soluzioni esecutive ai problemi socio-economici contemporanei nei suoi due punti cardinali:

- l’abbandono del modello di stato che fa economia con il debito pubblico;

- il contrasto all’attacco democrafico e democratico da parte di modelli culturali migrati nei paesi europei ed assolutamente incompatibili con il nostro stile di vita.

Riportando queste due riflessioni sui temi caldi in Italia oggi, ritroviamo non poche coincidenze con questa sperimentazione sociale, politica ed economica avviata da Francia e Germania.

Analizziamole.

L’abbandono del modello di stato che fa economia con il debito pubblico.

Come si fa intervento statale in economia con il debito pubblico?

Il fallimento greco ne è un esempio eclatante:

1 – aumento sconsiderato della fascia di dipendenti pubblici come risposta alla disoccupazione ed alla inoccupazione.

2 – gestione “allegra” della età pensionabile, che nel caso greco consentiva il pensionamento anche a soli 53 anni.

3 – iperburocratizzazione del sistema economico, conseguenza ineluttabile della enorme crescita dell’apparato pubblico.

Il caso italiano è configurato molto meglio di quello greco, sia sotto il profilo del rapporto PIL-deficit che su quello dle versante pensionistico.

Ma l’iperburocratizzazione e la realtiva presenza di un apparato pubblico inefficente e troppo spesso pensato come risolutivo del problema occupazionale, fanno del quadro italiano un dipinto piuttosto scadente.

Le riforme interventute negli ultimi anni hanno molto influito in questo quadro, come appare risolutiva la riforma federalista.

Inutile dire che l’intero pacchetto delle riforme varate sinora come quella più importante e di prossima attuazione, la riforma del federalismo fiscale, fanno capo alla spinta propulsiva della Lega Nord di Umberto Bossi.

Come il federalismo fiscale potrà incidere nel sistema italiano è cosa da valutare in base alla perpetrazione di quei comportamenti politici ed amministrativi che continuano imperterriti a sostenere l’ingresso della forza lavoro in contesti strategici del pubblico servizio nazionale e regionale in cui la qualità del servizio è messa in forse da assunzioni di massa indiscriminate, che non rispondo al metodo selettivo del merito e della capacità professionale, ma rispondono piuttosto a ambizioni politiche da sostenere con risposte occupazionali veloci e pilotabili, quali sono le assunzioni nel comparto sanità (in Puglia ne abbiamo l’esempio più eclatante) e la stabilizzazione del precariato nel comparto scuola.

Dobbiamo rilevare che, ancor oggi, in italia, taluni elementi politici non comprendono la gravità di un agire così sconsiderato nell’amministrare la cosa pubblica.

E questo agire è incompreso ed ora anche contrastato dal nuovo modello politico europeo lanciato dai tedeschi.

Non bisogna mai dimenticare che sono tedeschi e francesi i primi a pagare il conto delle stoltezze politico-amministrative degli altri popoli europei e che, dopo il caso greco, non vi sono garanzie di “salvataggio” per quei popoli che non avranno dimostrato di aver compreso e digerito la lezione greca.

Ed il modello leghista è l’unico modello italiano che si coniuga perfettamente con il nuovo modello europeo disegnato da Merkel e Sarkozy.

Il contrasto all’attacco democrafico e democratico da parte di modelli culturali migrati nei paesi europei ed assolutamente incompatibili con il nostro stile di vita.

Ecco l’altro versante politico che investe i governi europei.

In Italia, se non fosse stato per il deciso intervento della Lega Nord di Umberto Bossi, questa “via” politica non avrebbe percorso nemmeno un centimetro.

Fortissime le resistenze sia interne che esterne alla risposta in termini di sicurezza che la Lega propone e governa in contrasto al fenomeno della clandestinità, della gestione dei flussi migratori, della micro come della macro criminalità e del più grande e concentrato contrasto che lo stato abbia mai opposto alle organizzazioni criminali mafiose.

L’unificazione dei corpi di polizia in Italia è ancora agli albori e incontra notevoli impedimenti.

Pensate che le forze di polizia che a vario titolo e grado rispondono alla sicurezza dei cittadini italiani, del territorio italiano e del patrimonio pubblico e privato degli italiani sono le seguenti:

Polizia di Stato
alle dipendenze dirette del Ministro dell’Interno

Arma dei Carabinieri
è la quarta forza armata italiana con collocazione autonoma nell’ambito del Ministero della Difesa

Corpo della Guardia di Finanza
alle dipendenze dirette del Ministro dell’Economia e delle Finanze

Polizia Penitenziaria
dipendente dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia.

Corpo dei Vigili del Fuoco
dipendente dal Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero dell’Interno

Corpo Forestale dello Stato
alle dirette dipendenze del titolare del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

Polizia Locale
servizio di polizia dipendente dagli Enti Locali

Polizia Provinciale
servizio di polizia dipendente dagli Enti Provincia

Polizia Municipale
corpi o Servizi dipendenti direttamente dai Comuni

Tenendo conto che ogni responsabilità politica e di governo della sicurezza in senso lato e in senso stretto viene addebitata al solo ministro dell’Interno, appare un vero miracolo che, nonostante l’articolazione e la sovrapposizione di responsabilità, fini, intenti e servizi, si assista ad un contrasto al mondo delle illegalità diffuse, della clandestinità, delle mafie e del terrorismo così costante e potente.

Va notato che molti corpi di polizia su indicati sono strutturati in maniera autonoma, comprendendo a loro volta corpi speciali, servizi e strutturazioni territoriali differenti (si pensi al caso dell’Arma dei Carabinieri, che dispone del più capillare servizio di polizia territoriale – una stazione dei Carabieri è presente ovunque sul territorio – e del nucleo operativo di radiomobile di pronto intervento).

Governare la sicurezza oggi in Italia in queste condizioni, equivale certamente al merito che assegna un premio Nobel, visto il dedalo di competenze di sovrapposizioni verticali, orizzonatali, trasversali, per settore e per territorio che abbiamo oggi a disposizione.

Tutto questo rappresenta oggi una ricchezza, ovviamente, ma il pensiero che induce ad una unificazione delle forze di polizia è un pensiero che offre molti punti positivi alla garanzia della sicurezza nel nostro paese.

Per non parlare della cenerentola della sicurezza italiana:
la vigilanza privata.

Essa non assurge al rango di forza di polizia, ne pubblica, ne privata, non gode della dignità del nome di comparto della sicurezza privata, non viene sorretta in alcun modo da finanziamenti pubblici corrispondenti alla sempre maggiore esposizione che le Guardie Particolari Giurate intepretano nel sempre più avanzato e complesso ruolo della vigilanza moderna, pur offrendo comunque un forte contrasto al mondo delle illegalità in una posizione che si può definire di “prima linea”, mancando però, delle adeguate garanzie e di quei riconscimenti che le consentirebbero di svolgere un ruolo di partecipazione attiva al servizio pubblico che garantisce la nostra sicurezza.

Detto questo, al solo fine di dare una visione minima delle difficoltà del governo della cosa pubblica in Italia, in un settore strategico e determinante come quello della sicurezza.

In questa ottica, prende maggiore consistenza e valore la frase del cancelliere tedesco Angela Merkel, che tenta di imprimere al nuovo modello politico europeo una spinta che sia più legata ad “adottare la cultura e i valori tedeschi”, che, parafrasando, indica un punto di riferimento orizzontale di un rinnovato governo dei paesi europei:
più efficace, più efficente e federalista.

D’altronde, è notorio che in Italia, allorquando ci si indigni di fronte ad una inefficenza del servizio pubblico, si ponga da sempre come riferimento il relativo modello tedesco.

E’ ormai un luogo comune.

E’ ormai un nuovo modello umano e politico, di stile di vita, direi.

Un nuovo modello che cerca condivisione e offre garanzie per un futuro migliore di quei paesi europei che lo volessero condividere e governare.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X