Articoli marcati con tag ‘napoletano’

Ennesimo scandalo napoletano

mercoledì, 21 marzo 2012

Sedici giudici tributaristi delle Commissioni tributarie napoletane accusati di essere al servizio della camorra napoletana.

Otto tra funzionari e impiegati della commissione tributaria provinciale e di quella regionale.

Un componente dell’ Autorità garante per il contribuente della Campania.

Un noto docente universitario di Diritto tributario della Università pubblica Federico II di napoli.

Un corollario di avvocati e commercialisti.

Un “mercimonio delle sentenze”, così ha definito questo sporco intreccio affaristico-mafioso il giudice delle indagini preliminari.

Resto ancora allibito (ma non certamente sorpreso) nell’assistere ai profondi sconvolgimenti sociali ed economici che investono gli apparati della Pubblica Amministrazione italiana, scandali che vengono svelati dalla pregevole azione della Direzione distrettuale antimafia e dalla Magistratura Ordinaria.

Il senso di marcia è sicuramente quello giusto.

Ma, a proposito di giustizia e di morale, mi domando:

1. cosa ha prodotto un simile squallore?

2. chi ha consentito che questo accadesse?

3. quale radice porta la responsabilità umana, civile, morale e professionale di tutto questo?

4. raccolte le mele marce dall’albero, quali frutti porterà quest’albero nel futuro?

5. perché dovrei sentirmi coeso e concittadino con tutto questo schifo quotidiano?

6. qual tipo di politica malata ha chiuso gli occhi o favorito o concorso o, addirittura, dato vita ad un tale schifo?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il default greco è il fallimento del sud

sabato, 10 marzo 2012

Le società di rating internazionale Fitch, Moody’s e Dagong, decretano insieme a tutto il mondo economico globale che conta il fallimento del sud europa, seria fonte di preoccupazione per l’economia e la finanza globale a causa di uno stile di vita aberrante ed errato, costoso e sprecone, in ogni caso, insostenibile ed impagabile.

Il collasso contemporaneo di quasi tutti i paesi che si affacciano nel Mar Mediterraneo, sia africani che europei, dimostra quanto siano sbagliate le scelte operate nel bacino mediterraneo ed in generale nel sud dell’Europa.

Stili di vita completamente folli ed impagabili, oltre che profondamente egoisti, hanno scosso come un terremoto l’egitto come la spagna, la libia come la grecia, il portogallo come il maroccco, l’italia come la tunisia.

Resteranno incise nella pietra della storia le parole scritte dal giornalista tedesco Jan Fleischhauer (Der Spiegel) che descrivono meglio di ogni altra cosa qual cancro stia portando alla morte questa Unione Europea:

“Siamo sinceri: qualcuno si è meravigliato che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano?

Qualcuno riesce ad immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione di soccorso?

……

Il difetto congenito dell’euro è stato racchiudere così tante diverse culture economiche nella camicia di forza di un’unica moneta.

Per riconoscere che la cosa non poteva funzionare non era necessario aver studiato economia politica, sarebbe bastata una visita a Napoli o nel Peloponneso. ….”.

Bastava una semplice visita a Napoli o in Grecia per prendere coscienza della natura maligna del cancro che infiltra ed uccide il mondo economico, politico e finanziario europeo, occidentale e globale.

Un cancro che viene straordinariamente sottovalutato ed ignorato dalla stragrande maggioranza della casta politica italiana che dovrebbe pur comprendere dopo gli avvenimenti degli ultimi mesi quando è il momento di parlare (mai per i responsabili del default italiano) e quando tacere.

Ma, evidentemente, essi non sanno più quel che fanno.

Sia pure essi lo abbiano mai saputo in vita loro.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Der Spiegel e l’irresponsabilità dello stile di vita italiano

venerdì, 27 gennaio 2012

Der Spiegel:

«Mano sul cuore, qualcuno si è forse meravigliato del fatto che il capitano della Costa Concordia fosse italiano?
Ci si può immaginare che a compiere una simile manovra, inclusa la fuga successiva, potesse essere un tedesco oppure, diciamo anche, un capitano di marina britannico?».

Esiste una Questione Meridionale nel mondo.

Esiste una Questione Meridionale in Europa.

Esiste una Questione Meridionale in Italia.

Parafraso l’affermazione del periodico Der Spiegel mettendo il dito nella piaga italiana:

«Mano sul cuore, qualcuno si è forse meravigliato del fatto che il capitano della Costa Concordia fosse napoletano?
Ci si può immaginare che a compiere una simile manovra, inclusa la fuga successiva, potesse essere un tedesco oppure, diciamo anche, un capitano di marina britannico?».

No, mani sul cuore, non mi sono affatto meravigliato che al comando della nave Costa Concordia vi fosse un napoletano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Adda passà a nuttata: amma campa’ tutte quante

domenica, 10 luglio 2011

Se qualcuno chiedesse perché un paese che era fra i più ricchi, floridi e produttivi di tutto il mondo si sia ridotto ad una passo dal fallimento, beh, non dovreste cercare la risposta nella crisi economico-finanziaria o in altri fenomeni esogeni al sistema-italia.

La risposta a quella domanda è certamente:

una filosofia di vita perdente e certamente dannosa, uno stile di vita che possiamo riassumere nelle famigerate frasi napoletane:

Adda passà a nuttata e Amma campa’ tutte quante.

Così si è governato questo paese a tutti i livelli e da sempre, con un senso di irresponsabilità gravissimo, con una totale assenza di spirito di sacrificio, con una “voglia di fare saltami addosso” che accompagna da sempre il comportamento della casta politica italiana.

Mai si è affrontato seriamente un solo problema posto sul tavolo della discussione politica, mai si sono dimostrati capaci di risolvere alcunchè, ne vogliosi di cambiare nulla dello status quo generalizzato che poggia proprio su questa filosofia:

Adda passà a nuttata, amma campa’ tutte quante.

Sì è fatto scorrere tutto, si è fatta scivolare via ogni occasione di risolvere anche una sola delle annose questioni che attanagliano in maniera sempre più stringente il benessere e la ricchezza del popolo dei lavoratori.

Ogni governo ha semplicemente rimandato al successivo il fardello del varo delle riforme, campando alla giornata.

E non si riesce mai a crocifiggere un politico alle sue responsabilità:

sguscia via come un pesce viscido di palude.

Scandali corruttivi, infiltrazioni mafiose, una casta politica indecente ed immorale:

tutto questo sta trascinando il paese in un enorme rischio-collasso.

Ma se chiedete ad un politico italiano cosa farà per impedire tutto questo, egli non risponderà direttamente, ma svicolerà via sia verbalmente che per via pedestre, poichè per lui, tutto si risolve con:

Adda passà a nuttata, amma campa’ tutte quante.

Così ogni emergenza acuta del paese è divenuta cronica, così ogni monnezza abbandonata nelle strade dal malgoverno della casta politica è rimasta lì a creare nuove emergenze.

Questa casta alla napoletana, ha toccato e superato ogni limite accettabile, infranto ogni regola etica o morale possibile, si è alleata solo per fregare il prossimo suo, si rinsalda solo quando c’è da evitare il carcere ad un politico indagato.

Adda passà a nuttata, amma campa’ tutte quante:

questo è tutto il senso, il valore e la forza della casta poltica italiana, fortemente condizionata dalla fiolosofia di vita napoletana del godi adesso di tutto e non pensare ai problemi:

quelli non si risolvono mica con l’impegno, no, basta attendere, “aspiette ch’adda passà a nuttata”.

Chi ha suicidato l’italia, volontariamente, coscientemente, volutamente?

I politici che hanno atteso che passasero le nottate e le giornate, senza mai attendere ai loro doveri, ma solo ai loro piaceri.

Così come accade in questi giorni in cui urgono interventi decisi sulla spesa e sula debito pubblico con tagli decisi e forti al mantenimento della casta politica e invece, si assite all’immobilismo più totale, alla paralisi di goni decisione politica.

I paesi ed i mercati esteri hanno perso la fiducia nelle capacità del paese di venir fuori da questa crisi.

Ma hanno pienamente ragione, essi cercano e pretendono risultati razionali dla governo italiano e non sono mica così fessi da attendere che il tempo passi e che i problemi si risolvano da soli.

Basta guardare ciò che resta di napoli:

un cimitero della civiltà, un camposanto della monnezza, un degrado sociale inarrivabile.

Ed è proprio quella filosofia, quello stile di vita che deve sparire e per sempre dalla mappa della geo-politica italiana, ed è proprio quello stile di vita, quella napoletanità che bisogna evirare dal sistema, quel “Adda passà a nuttata” che deve essere estratto con la forza dalle menti e dalle azioni della politica.

La nottata (l’ennesima di una storia pluridecennale) è passata e la monnezza non se ne è andata da sola.

Dobbiamo estirparla questa filosofia sucida ed incivile, dobbiamo impedirle di arrivare mai più a condizionare il governo, sia pure del più piccolo comune, della più piccola ASL.

Dobbiamo smascherare la furbizia e punirla, ovunque essa si manifesti, ovunque essa sopravviva, ovunque essa si riproduca e si propaghi.

Dobbiamo uccidere quel “amma campà tutt’ quant” attraerso il quale abbiamo perso il contatto con il mondo reale, che ha fatto allontanare definitivamente lo stato di diritto dallo stato di fatto.

Amma campà tutt’ quant?

Ma dove sta scritto che è questo il comportamento da seguire, la testimonianza da incarnare?

Ma dove sta scritto invece, che non sia un comportamento questo, da punire?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Monnezza Napoletana in cerca d’autore

giovedì, 7 luglio 2011

Scrissi questa lettera aperta a cavallo fra il 2007 ed il 2008, allorquando la monnezza napoletana cercava, ieri come oggi, di essere esportata a causa della assoluta incapacità napoletana di gestirla.
Penso sia il momento migliore per riproporla.
Buona lettura.

Cari napoletani:

tenetevi la vostra monnezza

Non vogliamo entrare nelle scelte della vostra vita quotidiana, non ci interessa opinare sui vostri stili di vita, non ci interessa nulla del vostro quotidiano, come non ci interessa ricevere la vostra monnezza:

tenetevela

Tenetevi tutti i vostri problemi, poiché essi non ci interessano.

Tenetevi anche Napolitano, Mastella, Pecoraro Scanio, Bassolino e Jervolino, tenetevi pure la vostra monnezza, tenetevi tutta la vostra camorra, tenetevi tutto questo, poiché esso appartiene a voi, alla vostra vita quotidiana, ma non appartiene a noi.

Non fate arrivare a Foggia nemmeno un grammo della vostra monnezza, poiché siamo costretti a sopportare già troppo da “certa napoletanità” contemporanea.

De Gennaro, non esporti la monnezza napoletana a Foggia, poiché dovrà mettere in conto una forte reazione, civile e civica, per carità, ma determinata e manifesta.

La monnezza, portatela nella casa di Napolitano, in quella di Mastella, a casa Pecoraro Scanio, al domicilio di Bassolino o nella residenza Jervolino.

Mandatela in Germania, nascondetela sotto terra, datela da mangiare ai vostri animali da allevamento, inquinateci i vostri fiumi, distruggetevi il vostro futuro, ficcatevela dove più ritenete opportuno infilarla ma, non esportatela a Foggia.

Per il vostro bene.

Per il nostro bene.

Gustavo Gesualdo,
alias,
il cittadino X
Messaggio-Manifesto ai “signori politici” foggiani:
non fate entrare la monnezza altrui a Foggia

Monnezza Napoletana: risarcimento perdita immagine e danno al Made in Italy

mercoledì, 6 luglio 2011

Quanti sono i danni incontrovertibili quanto provati quotidianamente dell’eccidio compiuto dai napoletani nei confronti dell’immagine dello stato unitario, del suo grado di fiducia riscosso all’estero e dal durissimo danno inferto alla credibilità del marchio del Made in Italy dalla annosa questione delle emergenza dei rifiuti?

Questa è una domanda ovvia ed assai giusta che nessun interlocutore politico rischia di portare nelle doverose sedi politiche e giudiziarie, come nelle dovute sedi di contenzioso legale per il risarcimento del danno.

Qunatificazione del danno ed individuazione delle responsabilità amministrative, civili, politiche, individuali, collettive e penali.

Insomma, tutti noi sappiamo ampiamente quanto sia dannoso all’immagine dell’intero paese lo stile di vita napoletano, che balza agli onori della cronaca spesso e volentieri per le truffe e le manovre di aggiramento della legalità che hanno infine preso per antonomasia, il nome di “truffa alla napoletana”.

Con la questione infinta della “monnezza napoletana” poi, il rischio che l’immagine della imprenditoria italiana, della qualità offerta dai servizi italiani, come dai prodotti italiani, venga messa seriamente a rischio e danneggiata da una responsabilità che è unicamente ed univocamente napoletana:

l’emergenza dei rifiuti napoletani deriva esclusivamente dalla manifesta incapacità dei napoletani di governare il proprio ciclo dei rifiuti, producendo un serissimo danno che si ripercuote su tutta la comunità nazionale, proprio in un momento di crisi in cui, serviva tutt’altra immagine ai servizi ed ai prodotti italiani.

Resta ancora aperta la questione del risarcimento del danno cui dovrebbe corrispondere la cittadinanza napoletana con le sue istituzioni di prossimità, e resta ancora incerto chi possa realizzare questa richiesta di risarcimento, ai danni di chi e per quali motivi.

Potrebbe essere una associazione di una categoria produttiva, un sindacato dei produttori colpiti e danneggiati, una associazione di commercianti o di produttori, un sindacato dei lavoratori di un settore produttivo, un movimento o un partito politico particolarmente vicino alle questioni della difesa dell’ambiente, del territorio ovvero posto a difesa e tutela di interessi territoriali differenti da quelli napoletani, ad esempio, a difesa, tutela e garanzia degli interessi italiani.

Oppure basterebbe la denuncia di un solo singolo cittadino italiano?

Una class action ovvero una normale azione legale di risarcimento del danno?

E non sarebbe possibile escludere d’ora in poi dall’uso del marchio made in Italy a quelle popolazioni che si sono macchiate di averne diminuito l’immagine qualitativa con loro azioni ed omissioni?

Chi o cosa dovrebbe agire per questa diffida?

O non dovrebbe essere proprio il governo nazionale ovvero la figura del capo dello stato ad avviare azioni di tutela e di garanzia dell’immagine dello stato italiano, dei cittadini italiani, del popolo italiano, dei prodotti e dei servizi italiani, del mondo produttivo italiano, del marchio Made in Italy italiano, proprio perchè trattasi di un marchio unitario nazionale italiano?

Insomma, chi paga per l’enorme danno ricevuto dallo stato italiano, dalle sue imprese, dalle sue aziende, dai suoi cittadini, dai suoi prodotti e servizi?

Chi paga per le indegne parole che possa riceve un veneto in viaggio all’estero e che venga appellato come “monnezzaro napoletano”?

Quante persone hanno vissuto una simile infelice condizione?

E per colpa di chi?

E chi paga per l’eventuale omissione di azioni a tutela degli italiani, dei loro prodotti, dei loro servizi, della loro immagine degradata, del loro marchio Made in Italy rovinato, dei punti di PIL perduti?

A quale grado di giurisdizione europea o internazionale ci si dovrebbe rivolgere una azione di tutela, di diffida e di richiesta di risarcimento del danno?

E perchè quando vi è una colpa, nessuno paga in questo screanzato paese?

AAA
Cercasi studio legale intellettualmente libero in grado di formulare una corretta richiesta di risarcimento del danno per un caso come questo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Napoli fra Camorra, Emergenza Rifiuti, Illegalità e Degrado Urbano: Stato di Emergenza Generale

sabato, 25 giugno 2011

Immaginate una realtà urbana composta di un milione di abitanti, cinta da un’area metropolitana fra le più popolose d’Italia e d’Europa e ad altissima densità abitativa.

Immaginate una città europea ed occidentale dove 7 case su 10 non esistono presso le mappe catastali.

Immaginate uno stile di vita tradizionalmente votato alla irresponsabilità individuale e collettiva, ad una leggerezza dell’essere che si vota ad una illegalità spaventosa, ad una arroganza indicibile, ad una prevaricazione violenta del prossimo e ad una inosservanza assoluta della legge e di ogni altro modus vivendi civile e basato su comportamenti ispirati alla correttezza, al rispetto reciproco ed al dovere.

Immaginate una realtà urbana dove garantire al sicurezza e la salute dei cittadini sia praticamente impossibile.

Immaginate una comunità umana che ha abiurato l’intelligenza e la razionalità in favore di comportamenti che fanno della furbizia l’unico stile di vita condiviso e riconosciuto.

Immaginate una città dove omicidi, rapine, violenze e prevaricazioni siano assurte a regola di vita, da condividere o da subire.

Immaginate una realtà urbana che contenga la presenza di ben 50 cosche mafiose camorristiche in città e di altrettante nella sua provincia.

Immaginate una città europea che viene ciclicamente quanto cronicamente sommersa dai propri rifiuti non raccolti, non differenziati, non smaltiti.

Immaginate una cultura, una storia, una politica, un modo di vivere e di governare il bene comune per cui, la deresponsabilizzazione, sia la morale unica di riferimento, per cui, ogni problema dei mille di cui soffre una città, sia sempre da attribuire alla mancanza di terzi e non alla incoscienza di chi vi risiede, di chi vi abita, di chi la vive.

Ecco, non andate oltre con la vostra immaginazione:

benvenuti a napoli.

State molto attenti, però, che a voler tentare di stimolare la comunità napoletana a comportamenti maggiormente civili e consoni ad uno stile di vita basato sulla correttezza morale e materiale, sulla partecipazione attiva alla vita pubblica, soggetta al rispetto della legge, incline al rispetto delle altre popolazioni e degli altri territori che condividono con essa stato di diritto, lingua nazionale, immagine nazionale, simboli nazionali, cultura nazionale, storia nazionale, politica nazionale, finanza nazionale, economia nazionale, ebbene, prestate molta attenzione a mostrare volontà di analisi critica nei confronti del fallimento umano, culturale, civile, urbano, legale, amministrativo, burocratico e politico napoletano, poiché potreste anche ritrovarvi con una bella accusa di essere dei volgari razzisti, dei mentitori, degli stravolgitori della realtà napoletana.

Napoli annega da sempre nella propria monnezza?

Razzisti maledetti: è colpa di tutti, tranne che dei napoletani!

A Napoli regnano sovrane illegalità diffusa e camorra?

Millantatori menzogneri, mascalzoni e professionisti della diffamazione: è colpa di tutti, tranne che dei napoletani!

Napoli distrugge l’immagine del Belpaese, massacra il Made in Italy, danneggia l’immagine della nazione unitaria, mortifica una intera popolazione nazionale, umilia l’Italia intera e propaganda immagini deleterie dello stile di vita italiano in tutto il mondo?

Ma è colpa degli italiani, ovviamente, mica è responsabilità dei napoletani?

La monnezza napoletana giace ammassata maleodorante ed incendiaria per le strade e le piazze napoletane?

Ma è colpa della camorra, della regione, del governo nazionale, della Lega Nord, del nord, dei settentrionali, dei meridionali, dei siciliani, dei pugliesi, dei lombardi, dei laziali, dei toscani, dei piemontesi, degli emiliani, dei veneti, dei romagnoli, dei marchigiani, dei calabresi, è colpa di tutti e di tutto, tranne che dei napoletani.

Ovvio, no?

E non permettetevi di darne la colpa e la responsabilità a napoli, ai napoletani, alla classe dirigente napoletana:

sareste solo dei maledetti razzisti!

Nel frattempo, napoli non esiste più:

resta fuori dal dettatto della legge italiana, non governa il proprio territorio e la propria comunità, non gestisce il proprio ciclo dei rifiuti, non garantisce le condizioni minime per una vita civile e dignitosa, rispettosa della legge e rispettosa del prossimo suo connazionale, reso schiavo e costretto a porre rimedio ad ogni sua inciviltà, ad ogni sua incapacità, ad ogni suo errore, ad ogni sua colpevolezza, ad ogni suo ritardo, ad ogni suo degrado, ad ogni sua mancanza, ad ogni sua emergenza, ad ogni sua esigenza, ad ogni suo bisogno, ad ogni suo disservizio, ad ogni sua pretesa, ad ogni sua arroganza, ad ogni sua violenza, ad ogni sua prevaricazione.

Napoli è semplicemente fallita, miseramente.

Quando ne prenderà atto il Capo dello Stato?

Quando ne prenderà atto il Capo del Governo?

Quando ne prenderà atto il Parlamento?

Dichiarare lo stato di emergenza a napoli?

Sì, ma uno Stato di Emergenza Generale, non solo limitato ai rifiuti, con il conseguente commissariamento del governo cittadino, con la conseguente limitazione dei diritti civili e politici di una intera popolazione che ha più che ampiamente dimostrato di non saperli esercitare e rispettare, con l’istituzione di una governance napoletana commissariale della durata di almeno quattro lustri, che abbia carta bianca per ripulire la città da ogni illegalità da ogni sopruso, da ogni monnezza.

Napoli va commissariata e sottoposta ad un governo di emergenza da imporre con la coercizione pubblica, con la forza pubblica, con l’imperio pubblico.

Napoli va commissariata ed affidata alle cure di un non-napoletano, che ricrei in un arco ventennale, le condizioni minime per una convivenza civile e rispettosa della legge.

Tale commissariamento è un imperativo cui nessuna politica nazionale si può sottrarre, se intende veramente salvare il salvabile in una comunità degradata e massacrata a tal punto, da credere ormai che non vi sia salvezza, non vi sia un futuro diverso da questo indecente presente.

Napoli è ingovernabile?

Napoli non è riconducibile ad una condizione sia pur minima di vita civile e democratica?

E allora, non vi è da perdere altro tempo e danaro pubblico:

va commissariata nella sua totalità e riportata, con la forza o con la ragione, nell’alveo di una civiltà democratica che ha il precipuo ed imperativo dovere di intervenire, con ogni mezzo, per imporre la Legalità, la Giustizia e la Sicurezza a napoli.

L’esercito a napoli?

Sì, per venti anni, ad ogni angolo di strada, in ogni piazza, in ogni rione, in ogni quartiere, in ogni palazzo del potere, in ogni momento della sua vita cittadina, 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e 365 giorni all’anno.

Altrimenti, ogni altro intervento emergenziale si dimostrerà inutile se non addirittura dannoso, perpetuando e validando una condizione di prevaricazione e di inciviltà assoluta, secondo la quale, ad ogni mancanza napoletana deve corrispondere un rimedio nazionale, ad ogni danno napoletano deve corrispondere un danno nazionale, ad ogni furbizia napoletana deve corrispondere una umiliazione nazionale.

Ma dove sta scritto tutto ciò?

In quale legge nazionale ed in quale articolo della costituzione italiana sta scritto che i napoletani possono fare tutto quel che gli pare e piace al di fuori della legge e tutti gli italiani sono coercitivamente obbligati a pagarne il danno per loro?

Lo stato di diritto non può imporre questa dittatura della illegalità e della inciviltà napoletana all’intera nazione.

Lo stato di diritto ha il preciso dovere di intervenire, con forza e decisione, al fine di risolvere radicalmente e di recidere definitivamente ogni precondizione che sottragga alle proprie responsabiltà personali, civili, politiche, individuali e collettive i napoletani.

Lo stato ha il dovere di garantire alla popolazione italiana l’immediata cessazione di questo degrado inaccettabile, di questa inosservanza della legge, di questa zona franca dalla civiltà democratica che è rappresentata dal territorio napoletano.

Urge certificare un fallimento di fatto in un fallimento di diritto, per porre fine a questa cronica condizione di inciviltà anti-democratica, che è eccessivamente dannosa ed onerosa nei confronti del resto dei territori e delle popolazioni nazionali, assolutamente incolpevoli e innocenti, di fronte ad un problema che è squisitamente, puramente, strettamente, meramente, esclusivamente, solamente, unicamente, completamente, precisamente, precipuamente, specificatamente, assolutamente, solo e e soltanto napoletano.

Ogni altra strada che si intenda percorrere, contribuirà solamente ad aumentare il danno complessivo, a radicare la convinzione che ciò che accade a napoli è normale, è giusto, è civile.

Una aberrazione che va contrastata e combattuta, questa, al fine di impedire che la catastrofe napoletana, divenga quella goccia che farà traboccare l’intero vaso italiano, annegandolo nella sfiducia generalizzata di tutti i paesi civili e democratici, convinti oramai che, l’Italia non sia in grado di autogovernarsi, di rendere giustizia, di imporre la legge, di essere un paese che offra garanzie di democrazia e di libertà che non vadano confuse con un lassismo che infrange volontariamente la legge, nel silenzio assoluto di una casta politica incredibile ed inenarrabile.

L’Italia va liberata da questa insostenibile “oppressione napoletana”, come va garantita ai napoletani stessi, la possibilità di vivere in una civiltà decorosa, in una sicurezza accettabile, in una città vivibile, senza che questo si trasformi in un debito perpetuo mai contratto dagli italiani nei confronti dei napoletani.

Questo stato di fatto è inaccettabile:

a napoli va ripristinato lo stato di diritto, subito.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Monnezza Napoletana: il fallimento di Napoli – Naples FallOut

venerdì, 24 giugno 2011

Il governo della città di napoli, guidato dal napoletano De Magistris, si arrende dinanzi alla impossibilità acclarata di gestire anche solo la propria raccolta dei rifiuti solidi urbani, che a napoli come in tutto il mondo, è la Monnezza Napoletana.

Il sindaco De Magistris è già arrivato alla scelta rassegnata di chiedere al governo di dichiarare l’ennesimo “stato di emergenza”, per un problema che è emergenziale a napoli ogni giorno della vita quotidiana napoletana, da tempo immemorabile, ormai da sempre.

Con la dichiarazione dello stato di emergenza, i napoletani e le loro incapaci istituzioni, potranno ricorrere come hanno sempre fatto, all’azione del governo nazionale per la risoluzione della crisi oramai cronicizzata dei rifiuti abbandonati per strada.

Con lo stato di emergenza, tutti i cittadini italiani saranno chiamati per l’ennesima volta a pagare le spese della incapacità e della inciviltà napoletana, ormai stretta nell’angolo di una crisi dei rifiuti senza soluzione di continuità, cui solo lo stato mette rimedio provocando ogni volta che si dichiara lo stato di emrgenza per la monnezza napoletana, una innegabile
ingiustizia nei confronti di quelle popolazioni che invece gestiscono al meglio il loro ciclo dei rifiuti, ma che sono coercitivamente obbligate ad adempiere al posto delle amministrazioni napoletane ed a pagare il danno di una eterna emergenza che fa affluire enormi finanziamenti, risorse ed energie alla città di napoli, per garantire una straordinaria gestione dei propri rifiuti.

Fallisce sul nascere anche questo ennesimo sincadato napoletano, infranto su una questione che è di ordinaria amministrazione nel nord del paese, ma che assume caratteristiche assurde, grottesche e deformi, mostruose ed insensate, del tutto pazze e folli, nelle città del centro-sud italiano:

sono in crisi per l’emergenza rifiuti ormai città capoluogo ed intere province delle regioni del sud.

Persino la capitale, Roma, naviga a vista in una difficile gestione dei rifiuti solidi urbani, incapacità della giunta Alemanno che sfocia spesso e volentieri in manifestazioni di abbandono dei rifiuti per le strade, così come avviene a Napoli, Salerno, Caserta, Palermo, Foggia, Lamezia, Catania, Enna, Messina, Cosenza, Catanzaro, Roma, Rieti, Latina, Viterbo, Frosinone.

Centinaia di comuni morosi ed insolventi, intere province ammorbate dai rifiuti, regioni e regioni che vengono commissariate o rischiano il commissariamento perchè ampiamente incapaci di gestire i propri rifiuti:

Campania, Sicilia, Calabria, Lazio, Puglia …

Una ecatombe della incapacità amministrativa della classe dirigente meridionale, ormai conclamatasi in emergenza continua, cronica e devastante, un mostruoso continuo ricatto alle regioni e alle popolazioni del nord che sono costrette a pagare ogni giorno prezzi altissimi per una classe dirigente politica e burocratica meridionale che è tutta da dimenticare, tutta da cestinare, tutta da rifiutare, tutta da conferire in una discarica o da smaltire in un termovalorizzatore, tutta, senza alcuna differenza di colore o di schieramento.

Uno scandalo allucinante, avallato e garantito dai napoletani comodamente seduti nelle poltrone del potere istituzionale, che premono perchè di queste continue crisi, di queste emergenze definitive, se ne faccia carico il governo nazionale con la dichiarazione dello stato di emergenza, facendo pagare al resto del paese l’incapacità napoletana, campana e meridionale di amministrare i propri territori e le proprie popolazioni.

Un abuso continuato ed aggravato dalla pervicace volontà delle popolazioni meridionali di non gestire i propri rifiuti, oscenamente offerti coercitivamente alla capacità delle regioni del nord di gestire in via ordinaria il normale ciclo dei rifiuti solidi urbani.

Fallisce napoli, fallisce la sua giunta comunale, fallisce il suo sindaco De Magistris che, invece di affrontare da subito e con la dovuta perizia la crisi della monnezza napoletana, sinora si è trastullato in idiozie empiriche del tipo:

– costruiamo un nuovo stadio sportivo per la grande città di napoli, che si merita di gettare altro danaro pubblico in un mega appalto che farà certamente gola alle 50 cosche camorristiche presenti nella città di napoli ed alle altrettante 50 cosche camorristiche che sono presenti nella sua provincia;

– invitiamo il presidente americano Obama a cena nelle prossime festività natalizie a napoli, per ricostruire e guarire l’immagine di una città fatta di napoletani che non sanno gestire napoletani.

Siamo alla fine dell’ennesima dimostrazione di incapacità relativa ed assoluta di gestire alcunchè a livello di pubblica amministrazione locale.

Qualcuno mi dirà allora come mai, sia possibile per napoletani amministrativamente incapaci di gestire la propria città, il proprio territorio, la propria popolazione e la propria monnezza, offrire la garanzia e la certificazione nel rappresentare addirittura l’intero stato di diritto o parte di esso nel governo della cosa pubblica, nel potere esecutivo, nel potere legislativo, nel potere giudiziario.

Qualcuno dovrà rispondere di come, intere generazioni di incapaci politicanti meridionali, abbiano pieno diritto di accesso alla guida o alla rappresentazione o alla funzione esecutiva dei poteri dello stato:

se non sanno gestire la loro immondizia, non si capisce da dove traggano le virtuose capacità di governo che i tempi moderni richiedono inderogabilmente.

Ovviamente senza generalizzare, ma puntando ben dritto il dito indice su una questione che sta divenendo ogni giorno più insopportabile, intollerabile, ingestibile, ingovernabile:

cosa ne facciamo di stuoli di politici, funzionari e burocrati, di intere classi dirigenti meridionali che non servono a nulla nella gestione del loro territorio e delle loro popolazioni, ma ambiscono arrogantemente al diritto di governare e rappresentare l’intero paese?

Cosa se ne fa il nord di questo sud?

Cosa se ne fa il nord di politici meridionali che abusano pedissequamente dell’eterno ricatto costituzionale della obbligatorietà di uno stato unitario ed indivisibile, al solo fine di porre in stato di schiavitù il popolo del nord, di ricattare la politica settentrionale, l’economia settentrionale, la finanza settentrionale, il lavoro settentrionale, l’imprenditoria settentrionale, il commercio settentrionale, l’artigianato settentrionale, l’industria settentrionale, il contributo fiscale settentrionale, il contributo previdenziale settentrionale?

Denuncio qui e pubblicamente uno stato di permanente ricatto estorsivo e di pressione indebita ed abusiva dei politici e dei burocrati meridionali nei confronti del nord del paese.

Un ricatto che si manifesta in mille forme orribili ed inguardabili, come dimostra la battaglia politica del sindaco di Roma Alemanno e del governatore della regione Lazio Polverini, volta ad impedire il trasferimento dei ministeri dallo sconquasso romano e laziale, alla tipica efficienza del nord del paese, allorquando le discariche comunali del Lazio sono chiuse ed i comuni laziali si dimostrano morosi, al punto di vedersi rifiutato l’accoglimento dei loro rifiuti solidi urbani nelle discariche ed al punto di vedersi commissariare per essere risultati inidonei ed incapaci nella mera gestione della propria monnezza, oltre che della tutela della salute dei laziali.

Io, cittadino qualunque, chiedo formalmente le dimissioni del sindaco di napoli De magistris, del sindaco di Roma Alemanno e del capo dello stato Napolitano, invitandoli a tornare a fare altrove quello che non stanno facendo per le cariche loro imputate, in particolare, invito il presidente della repubblica, il napoletano Giorgio Napolitano a dimettersi ed a impiegare tutta la sua esperienza politica nella risoluzione definitiva della emergenza della monnezza napoletana, dimostrando così il valore politico napoletano, tutta la dignità napoletana e tutta la capacità napoletana di gestire e governare i problemi e le crisi che sono prettamente napoletane e meridionali, e non unitarie (si spera) e nemmeno settentrionali.

Poiché una cosa è la solidarietà ed un’altra è approfittare della generosità e della bontà altrui.

Insomma, o la classe dirigente meridionale si dimostra capace di governare il meridione, ovvero abbiano almeno il decoro del silenzio e la dignità delle dimissioni, in un contesto storico che vede le popolazioni del nord rese schiave ed asservite in un regime di “apartheid” dal governo del paese unitario e nazionale, e chiamate invece a esclusivamente a supplire costantemente e continuamente alle acclarate mancanze della dirigenza meridionale, a pagarne i costi, i debiti ed i conti aperti:

non si va dall’oste a bere e mangiare, se non si hanno i danari per pagare.

Se questa dirigenza meridionale prende coscienza dello stato di emergenza che crea l’ingovernato meridione allo stato unitario e nazionale italiano, allora, forse, vi è ancora speranza.

Ma se non vi saranno segnali molto più che convicenti, allora dovremmo domandarci tutti perchè prolungare uno stato di fatto così indecente ed orribile, ricattatorio ed estorsivo.

Essere uniti in un sol popolo, non significa affatto che certa parte della popolazione debba vivere per sempre alle spalle di chi produce con sacrificio e con dolore la ricchezza di cui si fa un così cattivo uso ed abuso.

Essere uniti significa riconoscere diritti e osservare doveri, rispettare il prossimo e non pensare furbamente di fotterlo continuamente, storicamente.

Perchè, prima o poi, il prossimo si incazza, e sono dolori.

Poiché essere buoni, non significa essere fessi.

Poiché essere furbi, non significa essere intelligenti.

Ed ora, andate dall’oste che governa la storia e domandategli se è ancora disposto a offrire quel credito, di cui sinora avete ampiamente abusato.

Temo però, che dovrete firmare una tal pila di cambiali, da infliggere dolorosi crampi a quelle mani che dovranno sugellare così tante obbligazioni, così tante promesse di pagamento.

E stavolta, non scherzate, non fate i furbi:

quelle cambiali, vanno pagate.

Una per una, alla scadenza sottoscritta.

Fine della lezione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La monnezza napoletana

sabato, 20 novembre 2010

Siamo di fronte ad una nuova emergenza rifiuti a Napoli.

Ancora ….

Lo stato di emergenza a Napoli relativo ai rifiuti solidi urbani ed al loro ciclo di raccolta-smaltimento è stato dichiarato nel 1994 ed è durato per 15 anni.

Nel 2007-2008 l’emergenza rifiuti a Napoli diviene scandalo internazionale, raggiungendo il culmine della crisi e fu battezzata come la crisi della monnezza napoletana.

L’attuale governo affronta per la prima volta l’emergenza in modo globale e la risolve, con l’avvio della costruzione di termovalorizzatori per l’eliminazione dei rifiuti napoletani ed il conferimento in discariche temporanee sino alla completata opera di costruzione degli stessi termovalorizzatori.

Ma non basta:
l’emergenza è tornata, più forte che mai.

La monnezza napoletana non la vuole più nessuno:

non la vuole il nord del paese che l’accolse per porre fine all’emergenza, non la vogliono i territori campani chiamati a sopportare la nascita di discariche temporanee per lo smaltimento.

La monnezza napoletana non la vuole più nessuno, tanto è vero che si cercano siti esteri dove inviare la monnezza prodotta dai napoletani e non gestita in un ciclo dei rifiuti sano e funzionale dagli stessi napoletani.

Già, poichè ogni territorio provvede a gestire la propria monnezza nel mondo civile, tutti, tranne i napoletani.

Guido Bertolaso, direttore del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Emergenza rifiuti in Campania nel IV Governo Berlusconi ebbe infatti a dichiarare che, l’emergenza rifiuti a Napoli era finita, ma che per quanto riguardava l’emergenza sociale nel territorio napoletano, egli non aveva competenze.

Cosa voleva dire Bertolaso?

Forse voleva dire che dietro la monnezza napoletana vi è uno stile di vita ed un comprotamento sociale e comunitario condiviso?

Forse voleva dire che quello stile di vita, responsabile dello scandalo della monnezza napoletana, restava integro ed intatto, pronto a riprodurre un’altra emergenza?

Ed a guardare la cronaca della nuova emergenza rifiuti a Napoli, sembra proprio che il profeta Bertolaso avesse ragione.

Nell’attuale emergenza rifiuti è addirittura scesa in campo la Commissione UE, inviando un gruppo di esperti a Napoli per analizzare la situazione.

Ma, se è vero come è vero, che dietro alle mille emergenze vissute nel napoletano vi è un comportamento sociale inadeguato, allora non saranno i tecnici europei a risolvere la questio.

L’emergenza napoletana è soprattutto una emergenza sociale, un continuo disatro civile, una devastante calamità civile.

Ma come si fa a risolvere una emergenza sociale che pone la questione di uno stile di vita napoletano, condiviso e difeso dal famigerato orgoglio napoletano?

Già, come si fa?

Come si fa a dire ai napoletani che la loro monnezza è una questione che devono governare loro in regime di gestione ordinaria e non il governo nazionale in regime di stato di emergenza?

Come si fa a dire ai napoletani che nessun italiano vuole più la loro monnezza?

Come si fa a dire ai napoletani che questo stile di vita napoletano è incompatibile con la comunità civile italiana?

Come si fa a dire ai napoletani che l’intero paese è stufo di dover subire i danni provocati da uno stile di vita che nessuno più condivide, che nessuno, oltre gli stessi napoletani, difende?

Come si fa a dire ai napoletani che la comunità italiana non è più disposta a rimetterci nemmeno un punto di PIL in questo nuovo scandalo causato dalla non gestione della loro monnezza?

Come si fa a dire ai napoletani che il governo del paese non può più spendere i danari della collettività per pagare i danni creati da uno stile di vita errato?

Ecco, come si fa a dire ad un napoletano che non deve più comportarsi come un napoletano?

Ecco appunto, come si fa?

Un tentativo da parte del ministro Renato Brunetta in questo senso fu avviato con una provocazione polemica che recitava testualmente:

“Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe il primo Paese in Europa”.

Queste parole aprirono la strada a riflessioni profonde sullo stile di vita napoletano, casertano e calabrese, ma queste stesse parole incontrarono un fitto “fuoco di fila” a difesa di questo stile di vita, un fuoco derivante da quei politici che in quei territori prelevano gran parte se non la totalità del loro consenso, di quegli stessi politici ed amministratori che si sono dimostrati incapaci di gestire il ciclo dei rifiuti nel napoletano.

Ancora il ministro Brunetta sulla questio napoletana dichiara che, in occasione del primo vertice del governo a Napoli per l’emergenza rifiuti:

“gli intellettuali napoletani disquisivano se il termovalorizzatore di Acerra fosse idoneo sì o no. E stavano con la merda sopra i capelli” ….. “ricordo il freddo morale, psicologico, ambientale di quella giornata. Me lo ricordo. Ed è il segno più tragico, forse più dei mucchi di spazzatura per le strade, di una società, di una cultura e di una classe dirigente se non morte, tramortite”…

Un cancro sociale, così lo definì il ministro Brunetta.

Forse, queste parole di un ministro della repubblica italiana servono più di qualunque altro argomento a comprendere qual sia il tragico problema sociale che si cela dietro questa ennesima emergenza della monnezza napoletana.

Ed io, non ne voglio aggiungere altre.

“Pesano” già abbastanza queste.

“Parlano” già abbastanza queste.

A noi, poveri cittadini qualunque, non resta che pagare il danno per questo squallore sociale, per questo cancro sociale.

Ma per quanto ancora?

Per quanto ancora?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X