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Amnistia o Indulto? La Casta vuole cancellare Pena e Reato

venerdì, 21 giugno 2013

Anna Maria Cancellieri è il politico che rappresenta meglio di tutti la casta, essendo stato burocrate (ex prefetto e funzionario) e politico (ex ministro dell’Interno e attuale ministro della Giustizia).

La casta politica di cui è perfetta espressione la Cancellieri lancia sempre nell’immaginario collettivo come in quello di ognuno di noi, cittadini sfortunati, traditi e disserviti, un messaggio negativo, una forma negativa, una fenomenologia negativa, una azione negativa, un governo del potere pubblico negativo.

In un paese già gravemente mortificato da un disservizio della macchina della giustizia tale da garantire a chi commette un reato una vera e propria impunità, chiedere di liberare i detenuti con la scusa del sovraffollamento delle carceri (sovraffollamento che la pubblica amministrazione alimenta e non gestisce, non governa) cancellando non solo la loro pena detentiva, ma estinguendo anche il reato stesso, riproduce una volontà politica, un indirizzo istituzionale, una prassi del governo della cosa pubblica orientata a produrre e provocare disordini gravi e seri nella amministrazione di due facce della stessa medaglia dello stato:

la sicurezza e la giustizia, facce della medaglia Legalità.

Si intende quindi impedire il mantenimento della sicurezza e invece assicurare l’ingiustizia?

Si intende inviare ai cittadini italiani un messaggio in cui le istituzioni si schierano apertamente contro la cura, la difesa e la tutela degli interessi di famiglie e imprese?

Si vuole abbandonare il governo del territorio in mano a chi ha sbagliato ed in carcere ha imparato che chi sbaglia viene premiato dallo stato?

Si vuole colpire ancora una volta e mortificare l’intenso lavoro di indagine che forze di polizia e magistratura inquirente e giudicante mettono in campo ogni giorno per assicurare giustizia e sicurezza ai cittadini?

Una vera e propria istigazione a delinquere questa, che induce attraverso prassi ormai consolidate di istigazione a violare la legge, a favorire comportamenti di reiterazione dei reati, reati mai veramente puniti.

Un vero e proprio tentativo di rendere inutile e di svilire di ogni significato e valore il lavoro di chi garantisce la sicurezza dei cittadini e la tutela del patrimonio e della integrità fisica degli italiani.

Nel lanciare una ipotesi di Amnistia, piuttosto che di Indulto (vedrete che arriverà anche una ipotesi di condono edilizio tombale per salvare la città del capo dello stato dall’ennesimo scandalo dell’abbattimento probabile di ben 7 costruzioni su 10, edificate senza alcuna autorizzazione), la Cancellieri si dimostra personaggio socialmente pericoloso, soggetto incline a modificare sostanzialmente i livelli di sicurezza e di giustizia in negativo, un negativo che avrebbe ripercussioni serie nel governo della sicurezza dei cittadini e nella difesa del patrimonio, sia pubblico che privato.

E la dimostrazione del fatto che non è obiettivo del governo e del ministro alla giustizia svuotare le carceri italiane sovraffollate (sovraffollate volutamente dalla casta politica che non costruisce nuove carceri, non apre quelle costruite mentre tende a chiudere quelle esistenti) sta proprio nella scelta dello strumento amnistia piuttosto di quello dell’indulto:

l’indulto cancella solo la pena prevista dalla legge e comminata in sentenza dalla magistratura;

l’amnistia cancella la pena ed estingue il reato.

Appare più che evidente un indirizzo politico della casta PD + PDL, che ha l’obiettivo strategico di cancellare pene e reati, che è ben altra cosa che svuotare le carceri:

in questo modo si svuota si svilisce di ogni significato lo stato democratico e repubblicano, offrendo il destro a chi denuncia da tempo che le leggi in Italia, le scrivano i delinquenti per i delinquenti, e per questo motivo, esse non servono alla tutela del popolo sovrano.

Il problema in Italia è chi è al servizio di chi.

Questa è la domanda giusta, ogni volta che si incontra il cammino della casta:

Chi è al Servizio di Chi.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Trattative Stato-mafia : la Corte Costituzionale entra nel merito

mercoledì, 26 settembre 2012

Irrituale la richiesta della Corte Costituzionale italiana che ha accettato il ricorso del Presidente della repubblica Giorgio Napoletano, coinvolto insieme a Nicola Mancino nelle intercettazioni effettuate dalla DIA.

L’alta Corte, i cui componenti si ricorda sono nominati dalla stessa presidenza della repubblica che ha sollevato il caso di conflitto di attribuzione, ha richiesto ai PM in forza alla Procura della Repubblica di Palermo che indagano sul gravissimo reato ipotizzato di trattativa fra uomini delle istituzioni e boss mafiosi una serie di informazioni e di oggetti di prova:

fra le altre cose, i giudici dell’alta corte ha richiesto ai pm siciliani il numero e le date delle telefonate intercettate dalla Divisione Investigativa Antimafia (DIA) e riguardanti conversazioni fra il presidente della repubblica Giorgio Napoletano e l’ex ministro dell’Interno napoletano Nicola Mancino e chiedono soprattutto, nella loro ordinanza istruttoria i “brogliacci” e cioè i documenti di prova trascritti in sintesi delle stesse intercettazioni casuali, così come ha sempre sostenuto il Procuratore della Repubblica di Palermo.

Il conflitto di attribuzione sollevato dal capo dello stato italiano napoletano ed accolto dalla Corte Costituzionale pare quindi focalizzare l’azione che dovrebbe dirimere un conflitto fra i poteri della magistratura inquirente di Palermo e l’organo costituzionale della presidenza della repubblica, in una attenzione irrituale ed interessata, su quesiti che rispondono al merito e contenuto delle intercettazioni e non al loro possibile uso in un procedimento penale.

In sintesi, il nucleo caldo di questa strana e sospetta vicenda consta del merito della quantità e della qualità delle informazioni contenute nelle intercettazioni.

Appare sempre più evidente che l’interesse di certi politici nelle istituzioni non è diretto all’accertamento della verità, quanto alla verifica di quanti tradimenti istituzionali si celino dietro quelle intercettazioni.

Come al solito, fare giustizia in Italia, specie in presenza di codesta casta politico-istituzionale, diviene cosa impossibile.

Specie se si abusa del potere pubblico per ostacolare e contrastare continuamente ed irritualmente l’accertamento della verità.

Qualunque essa sia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Trattativa Stato-mafia: le istituzioni contro la ricerca della verità

lunedì, 10 settembre 2012

Lo stato mafioso si espone pienamente in difesa dello status quo degli affiliati infiltrati in abuso del potere pubblico.

La Procura della Repubblica di Palermo indaga nella Trattativa fra Stato e mafia.

Si ipotizza concretamente che pezzi importanti delle istituzioni avrebbero svenduto il potere dello stato, i cittadini-lavoratori ed il popolo sovrano al prepotere delle organizzazioni mafiose, compiendo atto di Alto Tradimento.

Nlelle indagini emergono intercettazioni che coinvolgono giorgio napoletano (Presidente del CSM, Presidente della Repubblica e Capo dello Stato, già Presidente della Camera dei Deputati ed ex Ministro dell’Interno), il suo consigliere napoletano loris d’ambrosio (che morirà improvvisamente per un infarto subito dopo essere stato sentito dai PM palermitani e poco prima di essere sentito dall’Anti-mafia), ed il napoletano nicola mancino (ex Vicepresidente del CSM, già Ministro dell’Interno e presidente del Senato della Repubblica).

Il Quirinale nella persona del Presidente giorgio napoletano, solleva il conflitto di attribuzione nei confronti dei Pubblici Ministeri della Procura della Repubblica di Palermo, impedendo di fatto la ricostruzione di una verità storica nei rapporti fra stato e mafie in italia.

Oggi il Consiglio Superiore della Magistratura ammonisce il Procuratore Aggiunto Ingroia a non fare politica nell’auspicare un cambio della classe politica nella misura di un rifiuto della connivenza fra mafia e politica.

Sintesi:

il CSM di napoletano & mancino attacca politicamente i giudici che hanno intercettato l’attuale Presidente del CSM ed un ex presidente Vice-Presidente del CSM, entrambi napoletani.

Il terzo napoletano di quelle intercettazioni muore improvvisamente, pare a seguito della somministrazione di un caffè.

A me non serve altro per capire cosa si diceva in quelle telefonate intercettate dalla magistratura inquirente e impedite nell’utilizzo e nella pubblicazione da parte della più alta carica istituzionale dello stato.

Io non sono uno stupido e non ho alcun bisogno di ascoltare per riconoscere il linguaggio ed il comportamento mafioso.

Ha ragione Ingroia:

deve cambiare tutta la classe politica perché in Italia si possa conoscere la verità sulle stragi, su tutte le stragi.

Senzadubbiamente.

Pena di Morte per in mafiosi e per i loro complici, affiliati o ricattati.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Foggia: una strana manifestazione per la Legalità

sabato, 19 maggio 2012

Leggo sul web di un elenco di manifestazioni pubbliche organizzate per osservare rispetto e servire indignazione al vile attacco terroristico e mafioso che stamane, a Brindisi, ha visto per la prima volta come oggetto una scuola e degli adolescenti.

Una studentessa sedicenne, Melissa Bassi, è morta mentre un’altra lotta fra la vita e la morte in gravissime condizioni ed altre sei sono ferite, ma non in gravi condizioni.

A Foggia, il luogo di riunione per la manifestazione viene indicato alla Fiera, dove vi è in atto una rassegna promossa dalla regione Puglia dal titolo Innovabilia 2012.

Alle 17:30, l’orario prescritto per la manifestazione pubblica, sono alla Fiera, ma di segni di assembramento, non se ne vedono.

Mi reco all’ingresso della Innovabilia e vedo un desk con tre operatori affaccendati ad accreditare visitatori alla manifestazione fieristica.

Ma dove sarà, mi chiedo con altre persone, la manifestazione pubblica di contrasto alla illegalità, alla violenza, al terrosismo, alle mafie?

Ma è all’interno, ci spiegano i tre operatori, dovete solo accreditarvi e potrete entrare.

Resto allibito.

Ma come?

Per partecipare alla manifestazione pubblica dobbiamo accreditarci ad una manifestazione fieristica?

E chissenefrega della manifestazione fieristica:

siamo qui per ricordare una ragazza fatta a pezzi con una bomba dalla mafia a Brindisi stamane!

Ma la reception è intransigente:

non si paga nulla, dicono, ma è obbligatorio accreditarsi.

Protesto e contesto, dichiaro pubblicamente che, secondo me, vi é in atto un probabile sfruttamento (commerciale, politico?) della manifestazione pubblica in ricordo di persone violentemente danneggiate e assassinate, e chiamo il 112, poiché voglio chiedere l’accertamento delle forze dell’ordine sui dubbi che ho esposto.

Il 112 mi passa il 113 che è competente, e vengo invitato in Questura (vicina alla Fiera) per competenza della divisione Digos.

Agli agenti della Digos spiego tutto e vengo informato che, dopo la mia segnalazione, il presidente della Fiera aveva dato disposizioni di non accreditare alcun partecipante alla manifestazione pubblica.

Vengo altresì informato che la manifestazione fieristica è organizzata dall’ente regione e non vi è per questo alcun motivo di temere uno sfruttamento commerciale della manifestazione pubblica, che è invece organizzata dal Sindaco di Foggia.

Beh, per lo sfruttamento commerciale sono convinto, molto meno per un eventuale immorale sfruttamento politico di una manifestazione per la Legalità che in tutta Italia sta prendendo forma (non certo di evento fieristico con musica e comicità) con il nome di “Qualunque cosa farete, non ci fermerete”.

Torno alla Fiera ed entro senza alcun accreditamento, come garantito dagli Agenti Digos.

All’interno, personalità politiche, sindacali ed istituzionali, regionali e locali, ma tutte di una sola parte politica:

quella al governo alla regione Puglia.

Nessuna traccia di comitati cittadini, libere associazioni, movimenti o partiti politici di centro o di destra.

Fra un giro e l’altro, un incontro casuale con vecchi amici ed un altro, vengo informato che, la manifestazsione pubblica è per la pace (svendola in effetti solo un arcobaleno della pace, logo di certa sinistra) e non per l’evento delittuoso, violento e mafioso di Brindisi.

Resto allibito.

Di più vi è che sono quasi le 19 e della manifestazione pubblica di cordoglio non vi è nessuna traccia, ma invece sento di una prossima esibizione sul palco di un musicista e di un comico.

Un comico?

Ma si scherza con la morte della gente?

Vado via, oltraggiato e amareggiato da questa “strana manifestazione”.

Anche perché era prevista per le 17:30 e sono invece le 19:00, e della manifestazione per la Legalità, nessun segno.

Torno a casa con un certo senso di nausea persistente.

Foggia non si dimostra ancora all’altezza di una città civile ed urbana.

No, proprio no.

Perché se questa era una manifestazione per la legalità, allora temo vi sia un grave e serio equivoco sul termine legalità in Puglia e a Foggia.

Non ci siamo, no, non ci siamo proprio.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Uccidere un mafioso non è reato – Pena di Morte per i mafiosi

sabato, 19 maggio 2012

Ancora un attacco della malavita italiana al debolissimo stato di diritto, istituzionalmente infiltrato dalle organizzazioni mafiose nel commercio do ut des fra posti di lavoro pubblici ed appalti pubblici contro voti, il cosiddetto voto di scambio.

La mafia alza il tiro, vista l’impunità della quale gode il primo agente economico italiano e la prima azienda italiana per fatturato:

la mafia spa.

L’Europa invita l’Italia a divenire adulta, el adiminare ogni riserva di potere pubblico abusato in virtù di arricchimenti personali, famigliari, di casta, di corporazione, di mafia.

Ma la casta politica italiana, vile ed inetta, ignorante ed arrogante, presuntuosa e corrotta, già una volta scese a patti con le mafie e segnò la resa dello stato di diritto alle organizzazioni mafiose, la resa dello stato all’antistato.

Così le mafie, che conoscono benissimo la viltà dei politici italiani, assai simile alla viltà del comandante napoletano della Costa Concordia Francesco Schettino, minacciano nuovamente il popolo e lo stato italiano a mezzo bomba in quel di Brindisi, proprio in quel sud dove lo stato perde sempre e la mafia vince sempre, usando spesso e volentieri lo stesso potere dello stato.

Una scuola, ragazzi e ragazze, l’inviolabilità dell’innocenza, della gioventù, della fanciullezza.

Colpire al cuore della società, nella zona più inerme.

Così una bomba composta di esplosivo e ben due bombole di gas GPL viene fatte deflagrare nei pressi di una scuola, ad una certa distanza dal tribunale, bomba che uccide una ragazza innocente di appena 16 anni, Melissa bassi, e ne ferisce altre sette.

L’istituto scolastico aveva vinto un premio nel tema della Legalità e porta il nome di “Francesca Laura Morvillo Falcone”.

Torna la pressione mafiosa proprio mentre i napoletani Napolitano (Presidente della Repubblica e Capo dello Stato) e Severino (Ministro della Giustizia) ed il siciliano Renato Schifani (Presidente del Senato della Repubblica) preparavano l’ennesimo indulto, l’ennesimo atto di viltà e di tradimento, caratteristiche proprie di tutta la classe dirigente italiana, soprattutto quella di origine meridionale, sia che comandino una nave da crociera e sia che comandino un paese intero.

L’indole arrendevole, vile, indolente e pigra del meridionale ben si presta alla pressione mafiosa, che ottiene sempre una capitolazione del meridionale se non una sua vera e propria complicità.

E basti vedere come è ridotto il meridione d’Italia per comprendere quanto sia autentica questa realtà.

Ma proprio come (pre)disse Giovanni Falcone:

« La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. », la fine del fenomeno mafioso quindi, coinciderà con la sua morte fisica, con la morte fisica dei mafiosi.

Se la mafia è un fenomeno umano, la sua fine non potrà che esserne indiscutibilmente la morte.

Se esistesse una classe dominante di vincitori di concorso pubblico e di pubbliche elezioni non asservita alle organizzazioni mafiose, vedremmo, dopo questo vile attentato, una applicazione a tolleranza zero della legge nei confronti dei mafiosi, come vedremmo l’immediata approvazione di una unica legge con tre articoli:

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

il reato di associazione mafiosa è punito con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia o liberamente, viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.

Se lo stato si è sempre arreso alla prepotenza e alla violenza mafiosa, il popolo dovrà manifestare la sua contrarietà alla dominazione mafiosa ed alla eccessiva arrendevolezza di uno stato che, come il suo ministro dell’interno, dinanzi a tali avvenimenti, non sa far altro che bofonchiare in modo incomprensibile nel tg, invece di chiedere la pena di morte per i mafiosi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Berlusconi Kaput

martedì, 23 agosto 2011

Così termina l’epopea berlusconiana, quella miriade di sogni e di promesse liberiste e liberali naufragate in una questione morale che ha prima determinato la fine del movimento politico Forza Italia ed oggi quella del Popolo della Libertà, deceduto anch’esso sotto una pioggia di fragorose risate in risposta al rilancio del partito proposto dal siciliano alfano:

“voglio un partito degli onesti”.

Già, e perchè, sino al giorno prima cosa erano state Forza Italia ed il Popolo della Libertà?

Ridotto ad un movimento politico meridionalista, il PDL di Alfano-Berlusconi naufraga in sempre maggiori e peggiori disastri governativi e scandali politici arrivando a denigrare l’operato dell’unico alleato di governo che non ha mai tradito Silvio Berlusconi:

la Lega Nord.

Attenti osservatori ritengono di poter indicare negli scandali sessuali che hanno visto coinvolto in prima persona il premier italiano la goccia che ha fatto traboccare il Vaso di Pandora, facendone fuoriuscire ogni male contenuto in esso.

Altri indicano nella fallimentare attività governativa il nodo principale che ha impiccato il premier Berlusconi alla corda del fallimento.

Altri ancora vedono nell’immobilismo politico provocato da un PDL arenatosi nella battaglia della riforma della giustizia ovvero nella sempre più evidente impossibilità di varare le riforme che urgono al paese il motivo della caduta del berlusconismo.

Al sottoscritto piace invece sottolineare come sia stata ancora una volta l’infinita questione morale della casta politica italiana il fenomeno primario che ha condotto alla fine del buongoverno liberista e liberale.

Ne volete una prova concreta?

Bene, ne basterà una sola, defintiva.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso del berlusconismo è stata la prima volta in cui la Lega Nord non ha votato per salvare dalla galera, dalle intercettazioni o dalle indagini della magistratura inquirente l’ennnesimo berlusconiano coinvolto in scandali politici:

il deputato napoletano PDL Alfonso Papa, già magistrato.

Infatti, è solo dopo che la Lega Nord ha rifiutato il salvataggio del Papa che sono partiti gli attacchi diretti all’azione politica della Lega, cominciando dalla dichiarazione di fallimento del federalismo fiscale annunciata dal governatore pidiellino della regione Lombardia Roberto Formigoni e finendo con le ultme dichiarazioni del Berlusconi che sconfessano il leader leghista Bossi:

“stavolta sbaglia”.

A mio parere l’unico errore commesso dal Bossi fu quello di allearsi con un elemento politico border line come si è sempre dimostrato il Berlusconi (definito dallo stesso Bossi come il “demonio”), continuamente coinvolto in dubbie vicende e scandali continui, cresciuto all’ombra di un leader politico italiano che ha dovuto fuggire all’estero per non subire l’onta del carcere, o peggio, della lapidazione popolare a mezzo monetine metalliche in pubblica piazza.

L’elemento politico berlusconiano si è dimostrato nel tempo pericolosamente attaccabile dalle organizzazioni mafiose che, egli stesso, non ha mai determinatamente attaccato, se non attraverso la magnifica opera di contrasto alle mafie realizzata dal ministro leghista Roberto Maroni, autentico eroe dell’anti-mafia contemporanea.

Ma, l’attacco del Berlusconi alla Lega, rischia isolare la Lega stessa, e non il PDL.

Forse è proprio una volontà politica non secondaria del Berlusconi quella di sostituire lo scomodo alleato leghista con un più accomodante alleato di marca UDC come il Casini, da sempre antagonista sprezzante e disprezzante del leghismo e del buongoverno.

Certo, fra l’epopea leghista maroniana e quella del siciliano Totò Cuffaro (governatore UDC della Sicilia dal 2001 al 2008; indagato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento a Cosa Nostra, rivelazione di segreto d’ufficio e concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra in varie indagini della magistratura anti-mafia; Totò Cuffaro è stato inoltre interdetto perpetuamente dai pubblici uffici, licenziato dalla Regione Sicilia e radiato dall’Ordine dei Medici; lo stesso Cuffaro viene invece “premiato” dall’UDC di Pier Ferdinando Casini con l’elezione al Senato della Repubblica), non corre di mezzo un mare e nemmeno un oceano, ma un intero universo, ma per un elemento assai spregiudicato e disperato come il Berlusconi, la cacciata della Lega anti-corruzione ed anti-mafia dal governo potrebbe essere piacevolmente compensata con l’entrata di un partito politico come quello dell’UDC:

simili con i simili.

D’altronde, il Berlusconi, come pure il Casini, come pure il Fini, come pure il Bersani, raccolgono gran parte del loro consenso elettorale nelle regioni del centro-sud, ed una simile alleanza, un simile matrimonio d’interesse può essere compreso fra le scelte possibili di questa casta politica impossibile invece da sopportare.

Il tutto, condito e benedetto da un capo dello stato napoletano, che ha imposto a governo e parlamento l’ennensimo salvataggio della su napoli, salvataggio che viene pagato ancora una volta dal nord, cui si impone anche di ricevere la mai finita monnezza napoletana e di cui non si sa più nulla:

non si sa dove sia finita, quale regione l’abbia ricevuta, quali termovalorizzatori la stiano smaltendo, se siano state preventivamente fatte delle analisi sulla eventuale presenza di tossico nocivi o di elementi radioattivi nella monnezza napoletana, difficilmente definibile solo come un rifiuto solido urbano.

L’idea che esista un fronte anti-leghista ed anti secessionista del nord, si affaccia con sempre maggior forza nelle analisi delle vicende italiane.

La trappola-estorsione della finta volontà politica federalista in cui è stato infine fatto cadere il leader leghista Bossi, odora infatti di tipica trappola del potere romano, democristiano in specie.

Così, siamo giunti alla fine dell’era berlusconiana, naufragata in una irrisolta ed immensa questione morale.

Ma il dubbio che con Berlusconi cada tutta una trama di “potere pubblico ad interesse privato di corporazione e di casta” ereditata dalla prima repubblica e mai effettivamente contrastata, mette in forse la stessa sussitenza dello stato unitario italiano, così degradato nel malcostume politico-istituzionale, così estraneo alla crisi che sta uccidendo famiglie ed imprese e così lontano dalla vera azione anti-mafia del ministro dell’Interno Roberto Maroni (mai un napoletano, un campano, un calabrese o un siciliano hanno testimoniato politicamente una concreta lotta alle mafie, nessuno di loro, tranne il varesino e lombardo Maroni), così evidentemente chiuso in se stesso e nella unica prospettiva politica di salvare il meridione italiano, anche a costo di massacrare definitivamente tutto il nord per questo motivo.

La lotta politica italiana è infatti oggi inserita tutta in un solo modello politico:

quello di una dirigenza politica e burocratica meridionale (la scelta del Berlusconi di nominare come suo delfino un siciliano la dice tutta in tal senso) degradata e devastante che andrebbe esiliata in blocco in altro luogo, in altro stato.

Le esigenze del Popolo del Nord vengono tutte messe in subordine alla salvezza di questo sud, di questa sua classe dirigente, di una casta corporativa politico-burocratico-partitocratica che è incoronata di “invidiabili primati”, come quello della corruttibilità.

Resta ancora insabbiato infatti, il DDL anti-corruzione, rimpallato e insabbiato nelo senato della repubblica presieduto dal siciliano schifani, ad opera del capogruppo del PD, la siciliana Anna Finocchiaro (che dichiarerà trionfante la propria responsabilità nell’aver impedito l’approvazione del DDL anticorruzione) e di un ministro della giustizia siciliano come alfano, successivamente investito della responsabilità impossibile di fare del PDL, un partito degli onesti.

Da dove provenga il male pubblico italiano, questo non è un mistero.

Basta infatti sfogliare le pagine dei giornali degli ultimi decenni per scoprire chi e cosa uccide questo paese.

Tutto il resto è solo un misero teatrino politico che andrebbe condannato in toto ad un esilio in terra africana, così come avvenne per quello volontario del loro predecessore bettino craxi.

Tangentopoli non è mai finita in questo paese.

Ma la corruzione ha ormai finito questo paese che ha fatto del “togliere al povero per dare al fannullone”, una regola di vita suicida e volgare, degradante e massimalista.

Con la fine di berlusconi si aprono finalmente nuove sfide per il contrasto alle mafie ed alla illegalità diffusa, ivi comresa la corruzione politica.

Sempre che la casta politica italiana non preferisca “questo berlusconi” e lo salvi dalle sue stesse responsabilità.

Tutto può essere in questo paese, laddove il senso di responsabilità e del dovere, come lo spirito di sacrificio, sono da sempre derisi ed emarginati dal potere pubblico, che risulta invece intriso di fannulloni e di corrotti, di troppo sensibili alle sirene mafiose ed affatto spaventati da quelle della polizia di stato.

Togliere al povero per dare al fannullone.

Almeno sino a quando le sane amministrazioni pubbliche del Nord decidano di non rispettare più il patto di Stabilità che quelle del Sud non hanno mai voluto rispettare sino in fondo.

Almeno sino a quando i poveri non decideranno di lapidare a suon di monetine tutti i fannulloni ed i corrotti di questo paese.

Qualunque poltrona del potere pubblico rappresentino.

Qualunque.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Leader senza credibilità affrontano un mondo in fiamme

mercoledì, 10 agosto 2011

Gli Stati Uniti d’America vivono la più grande crisi di identità della sua intera storia, trascinando il più potente stato mondiale in continue ed umilianti sconfitte storiche:

– l’attacco terroristico alle torri gemelle (Twin Towers), alla Casa Bianca ed al Pentagono del 2001;
– il donwgrade del rating americano da AAA ad AA+ del 2011;
– il fatto che l’intero debito pubblico americano sia nelle mani della repubblica socialista cinese, leader mondiale di quel comunismo che gli Stati Uniti d’America credevano di avere storicamente sconfitto;
– il fallimento definitivo dei tentativi di esportazione della democrazia multirazziale e multietnica americana nei paesi arabi come nella neonata Unione Europea, Europa sempre più diretta invece a tutela e difesa delle proprie identità e sempre più convinta del fallimento dei modelli sociologici multietnici, multireligiosi e multirazziali americani, europei e mondiali.

L’America vive con estrema difficoltà il tramonto del suo predominio mondiale e la propria crisi interna, che appare tutta di natura politica nella mancanza di controlli e nelle scelte sbagliate entro cui si sono mossi segmenti bancari e finanziari interni, rei di aver provocato la più grave crisi economico-finanziaria globale degli ultmi decenni.

Il Mediterraneo è letteralmente esploso in mille rivolte popolari represse duramente e nel sangue da dittatori falso-democratici che si arricchivano ingordamente affamando il popolo che oggi si rivolta contro il loro prepotere e la loro ingordigia.

Il sud dell’Europa è attanagliato da una gravissima crisi socio-economico-finanziaria pesantemente aggravata dallo stile di vita piuttosto improduttivo e disgraziatamente costoso e sprecone delle popolazioni meridionali, lasciando paesi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia in balia degli eventi ed esposti ad un grave rischio di collasso totale del sistema statuale, sociale ed economico.

Il nord Europa deve fare i conti con i costi che è costretto a pagare per le irresponsabilità di generazioni e generazioni di quadri dirigenti dei paesi meridionali che hanno truffato, corrotto ed abusato il sistema pubblico a danno proprio di quei paesi che ne sostenevano il peso e garantivano il rifinanziamento del loro debito pubblico.

L’Inghilterra si mostra sconquassata da violente rivolte, sfociate in atti vandalici, delinquenziali ed aperte violazioni della legge a causa della depressione socio-economica conseguente al piano di rientro del debito pubblico che prevede misure importanti di taglio alla spesa pubblica, l’aumento delle tasse universitarie e una riduzione di circa 400.000 posti di lavoro.

La Norvegia si sveglia assassinata al cuore dalle gesta violente di un giovane norvegese che punta il dito contro l’immigrazione di soggetti di religione islamica, ormai cresciuti numericamente in tal modo da mettere in pericolo lo stile di vita norvegese ed europeo, in grado di modificare in maniera importante gli usi ed i costumi come in un prossimo futuro anche le leggi dello stato, tradendone le tradizioni, la cultura, la religione, le consuetudini, avendo aggredito il sistema stato come un cancro e rifiutandosi di integrarsi ad esso.

La Francia scopre improvvisamente di essere sull’orlo di un possibile downgrade che la metterebbe in seria difficoltà nelle politiche interne, difficoltà dalle quali il presidente francese aveva tentato di distrarre attraverso una nuova quanto aggressiva politica estera guerrafondaia e neocolonialista.
La Francia vive infatti un grave problema interno essendo il paese europeo con il più alto numero di cittadini residenti non francesi e non cristiani, ma mussulmani.

Il Belgio attraversa la più grave crisi della sua storia con l’assenza di un governo che è durata ben 400 giorni (record mondiale) e si prepara ad una secessione interna della componente fiamminga da quella francofona ovvero ad una forte spinta verso un federalismo politico reale da realizzarsi in tempi brevissimi.
La inconciliabilità e la incompatibilità fra le proposte politiche fiamminghe e quelle vallone, offre la visione ed uno spaccato di un paese in crisi profonda, potenzialmente terminale:
il paese che ospita la capitale europea, Bruxelles, rischia di non esistere più nei termini in cui è esistito sinora, così come l’Unione Europea stessa.

La Germania occupa sempre maggiori spazi di potere europeo, sostituendo ormai le istituzioni europee in piena crisi di indentità nelle scelte politiche, economiche e finanziarie, tanto da far pensare che, dopo il progetto abortito di una Grande Europa, assisteremo alla nascita di una Grande Germania, che conterrà, governerà e rappresenterà l’Europa tutta.

L’Italia, aggravata dalle storiche condanne della presenza di organizzazioni mafiose potenti e condizionanti le scelte politiche, di un meridione in gran parte fuori legge ed appendice costosa e sprecona di ricchezze altrui, e di un settentrione che appare incapace di prendere in mano la situazione per meglio tutelare i propri interessi, vede il suo governo navigare maldestramente in acque molto agitate e condizionate dalle continue richieste dall’alto e dal basso di urgenti riforme da attuare per salvare il paese da un possibile default, cui invece l’esecutivo italiano risponde sordamente con piccoli e “continui aggiustamenti estivi” ad una manovra finanzaria che nulla riforma e nulla risolve, ma i più poveri impoverisce.
Non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire, ovviamente.
Eppure l’Italia, nella persona del ministro dell’Interno on. Roberto Maroni aveva per qualche mese fatto tremare l’Europa intera e la Francia in particolare nel tema della gestione dei flussi migratori clandestini che arrivavano in Italia da un Mediterraneo avvolto nelle fiamme delle rivolte popolari acuite propio dalla ingerenza guerrafondaia e neocolonialista francese, inglese e americana.
Il ministro Maroni aveva in breve tempo messo in crisi tutti gli accordi europei sulla libera circolazione delle persone (Trattato o Convenzione di Schengen) ottenendo immediatamente l’incondizionato sostegno di componenti politiche francesi e olandesi determinanti, ed aveva costretto le autorità europee in posizioni di difesa indifendibile, ovvero di una resa senza condizioni o di una fuga precipitosa dinanzi a giuste critiche ed ai continui richiami al dovere.
Ma l’intervento congiunto del premier e del capo dello stato italiani sbarrò la strada a questa crescita politica di leadership, raggiungendo un vergonoso accordo proprio con quella Francia che era causa primaria del male italiano, ed ottenendo in cambio di questo “favore”, la poltrona della BCE per l’italiano Draghi, sebbene questo “accordo della vergona e del tradimento”, non sembrasse affatto coincidere con l’interesse nazionale italiano in quel momento storico.
Ma il mondo sa come “comprare” la casta politica italiana:
basta una poltrona del potere e tutto si mette a posto.
E così è stato, infatti e purtroppo, contro ogni interesse del popolo italiano e contro la potenziale emersione di una Grande Italia che si affiancasse alla crescita continua e potente di una Grande Germania.
Ma la carenza di leader politici decentemente dotati e non vendibili al nemico o corruttibili o ricattabili, è stata da sempre la noia maggiore di cui soffre il sistema statuale italiano.
Laddove leader intelligenti si sono imposti, sono sempre stati traditi e sacrificati su altari molto pericolosi, come nel caso di Aldo Moro o di Marco Biagi o come nel caso di Roberto Maroni, tradito e consegnato al nemico come in questo caso, ovvero esposto ad altissimo rischio come nel caso del varo della riforma del lavoro o quello del più grande contrasto mai realizzato nella storia italiana alle organizzazioni mafiose.
I “giusti” in Italia son sempre caduti sotto i colpi delle mafie o del terrorismo.
Ma Roberto Maroni pare esser fatto di una stoffa ben più resistente, anche ai tradimenti assegnatigli dalle più alte cariche dello stato italiano.

Il mondo sembra avvolto nel fuoco della presenza di leader senza alcuna credibilità e capacità, che tentano pedissequamente di contrastare la nascita di veri ed autentici leader politici, gli unici in grado di risolvere i problemi che alimentano le fiamme che avvolgono e soffocano l’intero globo.

Ma la storia non conosce sconfitte:

tornerà l’era dei leader e degli esseri umani eccezionali così come è tornata l’era della crisi delle democrazie.

Chi si opporrà al cammino della storia, ne verrà certamente travolto.

Chi non ha capacità e credibilità sufficienti, è ora che vada a fare altrove quel che non ha il coraggio di fare nei palazzi del potere, poichè non è con povertà umane e morali importanti che si costruisce il futuro del mondo, il futuro di questo mondo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Napoli fra Camorra, Emergenza Rifiuti, Illegalità e Degrado Urbano: Stato di Emergenza Generale

sabato, 25 giugno 2011

Immaginate una realtà urbana composta di un milione di abitanti, cinta da un’area metropolitana fra le più popolose d’Italia e d’Europa e ad altissima densità abitativa.

Immaginate una città europea ed occidentale dove 7 case su 10 non esistono presso le mappe catastali.

Immaginate uno stile di vita tradizionalmente votato alla irresponsabilità individuale e collettiva, ad una leggerezza dell’essere che si vota ad una illegalità spaventosa, ad una arroganza indicibile, ad una prevaricazione violenta del prossimo e ad una inosservanza assoluta della legge e di ogni altro modus vivendi civile e basato su comportamenti ispirati alla correttezza, al rispetto reciproco ed al dovere.

Immaginate una realtà urbana dove garantire al sicurezza e la salute dei cittadini sia praticamente impossibile.

Immaginate una comunità umana che ha abiurato l’intelligenza e la razionalità in favore di comportamenti che fanno della furbizia l’unico stile di vita condiviso e riconosciuto.

Immaginate una città dove omicidi, rapine, violenze e prevaricazioni siano assurte a regola di vita, da condividere o da subire.

Immaginate una realtà urbana che contenga la presenza di ben 50 cosche mafiose camorristiche in città e di altrettante nella sua provincia.

Immaginate una città europea che viene ciclicamente quanto cronicamente sommersa dai propri rifiuti non raccolti, non differenziati, non smaltiti.

Immaginate una cultura, una storia, una politica, un modo di vivere e di governare il bene comune per cui, la deresponsabilizzazione, sia la morale unica di riferimento, per cui, ogni problema dei mille di cui soffre una città, sia sempre da attribuire alla mancanza di terzi e non alla incoscienza di chi vi risiede, di chi vi abita, di chi la vive.

Ecco, non andate oltre con la vostra immaginazione:

benvenuti a napoli.

State molto attenti, però, che a voler tentare di stimolare la comunità napoletana a comportamenti maggiormente civili e consoni ad uno stile di vita basato sulla correttezza morale e materiale, sulla partecipazione attiva alla vita pubblica, soggetta al rispetto della legge, incline al rispetto delle altre popolazioni e degli altri territori che condividono con essa stato di diritto, lingua nazionale, immagine nazionale, simboli nazionali, cultura nazionale, storia nazionale, politica nazionale, finanza nazionale, economia nazionale, ebbene, prestate molta attenzione a mostrare volontà di analisi critica nei confronti del fallimento umano, culturale, civile, urbano, legale, amministrativo, burocratico e politico napoletano, poiché potreste anche ritrovarvi con una bella accusa di essere dei volgari razzisti, dei mentitori, degli stravolgitori della realtà napoletana.

Napoli annega da sempre nella propria monnezza?

Razzisti maledetti: è colpa di tutti, tranne che dei napoletani!

A Napoli regnano sovrane illegalità diffusa e camorra?

Millantatori menzogneri, mascalzoni e professionisti della diffamazione: è colpa di tutti, tranne che dei napoletani!

Napoli distrugge l’immagine del Belpaese, massacra il Made in Italy, danneggia l’immagine della nazione unitaria, mortifica una intera popolazione nazionale, umilia l’Italia intera e propaganda immagini deleterie dello stile di vita italiano in tutto il mondo?

Ma è colpa degli italiani, ovviamente, mica è responsabilità dei napoletani?

La monnezza napoletana giace ammassata maleodorante ed incendiaria per le strade e le piazze napoletane?

Ma è colpa della camorra, della regione, del governo nazionale, della Lega Nord, del nord, dei settentrionali, dei meridionali, dei siciliani, dei pugliesi, dei lombardi, dei laziali, dei toscani, dei piemontesi, degli emiliani, dei veneti, dei romagnoli, dei marchigiani, dei calabresi, è colpa di tutti e di tutto, tranne che dei napoletani.

Ovvio, no?

E non permettetevi di darne la colpa e la responsabilità a napoli, ai napoletani, alla classe dirigente napoletana:

sareste solo dei maledetti razzisti!

Nel frattempo, napoli non esiste più:

resta fuori dal dettatto della legge italiana, non governa il proprio territorio e la propria comunità, non gestisce il proprio ciclo dei rifiuti, non garantisce le condizioni minime per una vita civile e dignitosa, rispettosa della legge e rispettosa del prossimo suo connazionale, reso schiavo e costretto a porre rimedio ad ogni sua inciviltà, ad ogni sua incapacità, ad ogni suo errore, ad ogni sua colpevolezza, ad ogni suo ritardo, ad ogni suo degrado, ad ogni sua mancanza, ad ogni sua emergenza, ad ogni sua esigenza, ad ogni suo bisogno, ad ogni suo disservizio, ad ogni sua pretesa, ad ogni sua arroganza, ad ogni sua violenza, ad ogni sua prevaricazione.

Napoli è semplicemente fallita, miseramente.

Quando ne prenderà atto il Capo dello Stato?

Quando ne prenderà atto il Capo del Governo?

Quando ne prenderà atto il Parlamento?

Dichiarare lo stato di emergenza a napoli?

Sì, ma uno Stato di Emergenza Generale, non solo limitato ai rifiuti, con il conseguente commissariamento del governo cittadino, con la conseguente limitazione dei diritti civili e politici di una intera popolazione che ha più che ampiamente dimostrato di non saperli esercitare e rispettare, con l’istituzione di una governance napoletana commissariale della durata di almeno quattro lustri, che abbia carta bianca per ripulire la città da ogni illegalità da ogni sopruso, da ogni monnezza.

Napoli va commissariata e sottoposta ad un governo di emergenza da imporre con la coercizione pubblica, con la forza pubblica, con l’imperio pubblico.

Napoli va commissariata ed affidata alle cure di un non-napoletano, che ricrei in un arco ventennale, le condizioni minime per una convivenza civile e rispettosa della legge.

Tale commissariamento è un imperativo cui nessuna politica nazionale si può sottrarre, se intende veramente salvare il salvabile in una comunità degradata e massacrata a tal punto, da credere ormai che non vi sia salvezza, non vi sia un futuro diverso da questo indecente presente.

Napoli è ingovernabile?

Napoli non è riconducibile ad una condizione sia pur minima di vita civile e democratica?

E allora, non vi è da perdere altro tempo e danaro pubblico:

va commissariata nella sua totalità e riportata, con la forza o con la ragione, nell’alveo di una civiltà democratica che ha il precipuo ed imperativo dovere di intervenire, con ogni mezzo, per imporre la Legalità, la Giustizia e la Sicurezza a napoli.

L’esercito a napoli?

Sì, per venti anni, ad ogni angolo di strada, in ogni piazza, in ogni rione, in ogni quartiere, in ogni palazzo del potere, in ogni momento della sua vita cittadina, 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e 365 giorni all’anno.

Altrimenti, ogni altro intervento emergenziale si dimostrerà inutile se non addirittura dannoso, perpetuando e validando una condizione di prevaricazione e di inciviltà assoluta, secondo la quale, ad ogni mancanza napoletana deve corrispondere un rimedio nazionale, ad ogni danno napoletano deve corrispondere un danno nazionale, ad ogni furbizia napoletana deve corrispondere una umiliazione nazionale.

Ma dove sta scritto tutto ciò?

In quale legge nazionale ed in quale articolo della costituzione italiana sta scritto che i napoletani possono fare tutto quel che gli pare e piace al di fuori della legge e tutti gli italiani sono coercitivamente obbligati a pagarne il danno per loro?

Lo stato di diritto non può imporre questa dittatura della illegalità e della inciviltà napoletana all’intera nazione.

Lo stato di diritto ha il preciso dovere di intervenire, con forza e decisione, al fine di risolvere radicalmente e di recidere definitivamente ogni precondizione che sottragga alle proprie responsabiltà personali, civili, politiche, individuali e collettive i napoletani.

Lo stato ha il dovere di garantire alla popolazione italiana l’immediata cessazione di questo degrado inaccettabile, di questa inosservanza della legge, di questa zona franca dalla civiltà democratica che è rappresentata dal territorio napoletano.

Urge certificare un fallimento di fatto in un fallimento di diritto, per porre fine a questa cronica condizione di inciviltà anti-democratica, che è eccessivamente dannosa ed onerosa nei confronti del resto dei territori e delle popolazioni nazionali, assolutamente incolpevoli e innocenti, di fronte ad un problema che è squisitamente, puramente, strettamente, meramente, esclusivamente, solamente, unicamente, completamente, precisamente, precipuamente, specificatamente, assolutamente, solo e e soltanto napoletano.

Ogni altra strada che si intenda percorrere, contribuirà solamente ad aumentare il danno complessivo, a radicare la convinzione che ciò che accade a napoli è normale, è giusto, è civile.

Una aberrazione che va contrastata e combattuta, questa, al fine di impedire che la catastrofe napoletana, divenga quella goccia che farà traboccare l’intero vaso italiano, annegandolo nella sfiducia generalizzata di tutti i paesi civili e democratici, convinti oramai che, l’Italia non sia in grado di autogovernarsi, di rendere giustizia, di imporre la legge, di essere un paese che offra garanzie di democrazia e di libertà che non vadano confuse con un lassismo che infrange volontariamente la legge, nel silenzio assoluto di una casta politica incredibile ed inenarrabile.

L’Italia va liberata da questa insostenibile “oppressione napoletana”, come va garantita ai napoletani stessi, la possibilità di vivere in una civiltà decorosa, in una sicurezza accettabile, in una città vivibile, senza che questo si trasformi in un debito perpetuo mai contratto dagli italiani nei confronti dei napoletani.

Questo stato di fatto è inaccettabile:

a napoli va ripristinato lo stato di diritto, subito.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Lega a Pontida deve scegliere: o con mafiosi e corrotti o contro di essi

venerdì, 17 giugno 2011

Quel che vorremmo sentire a Pontida e che non ascolteremo invece mai?

Che nemmeno un voto parlamentare della Lega Nord verrà mai e mai più speso in favore del salvataggio di un politico accusato di essere corrotto o di essere mafioso.

Questa è l’unica cosa che voglio ascoltare.

Perchè il nord è l’ultima spiaggia della Legalità.

Perchè chi tradisce il nord, è condannato all’esilio perenne.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’attacco delle mafie al nord va respinto: è l’ultima spiaggia della legalità

mercoledì, 15 giugno 2011

Resto attonito, incredulo, poi arrabbiato, profondamente indignato.

Leggo le intercettazioni telefoniche dell’indagine della Magistratura sul caso del parlamentare del PD torinese Lucà, che è parlamentare italiano ininterrottamente dal 1994.

Lucà chiede aiuto al boss mafioso De masi, capo della “locale” cosca della ‘ndrangheta, per sostenere la candidatura Fassino alle primarie PD, e lo ottiene.

Resto sbalordito da quanta immondizia umana calchi i pavimenti dei palazzi del potere in questo paese.

La mia mente torna ad un episodio analogo avvenuto a Napoli, per presunti brogli causati da interventi della camorra nelle primarie PD.

Ma a Napoli è normale che l’influenza della camorra, come a Palermo quella della mafia, come a Catanzaro quella della ‘ndrangheta, possano condizionare pesantemente votazioni interne dei partiti primarie e voto effettivo.

Sono nato nel sud e questo è un dato che non mi coglie affatto di sorpresa, anzi, lo do per scontato e lo riscontro quotidianamente nei dispacci delle agenzie di informazione.

Ma la mia indignazione sale alle stelle nel caso torinese, poichè io ho abbandonato il sud, la mia terra natia, tutti i miei affetti ed i miei ricordi per ottenere un futuro per me ed i miei figli che fosse differente da quello che attende senza alcun margine di errore, tutto il meridione italiano, che rischia di divenire così un regno di fatto delle mafie sotto le mentite spoglie di una democrazia repubblicana.

Il condizionamento del voto condiziona il potere pubblico e le mafie hanno ben dimostrato di saper e poter condizionare il voto nelle regioni meridionali.

Il magnifico contrasto del ministro varesino Roberto Maroni alle organizzazioni mafiose ha avvinto tutta la mia coscienza, convinto come sono, che il suo procedere era ed è quello giusto nel contrasto alle mafie.

E la realtà mi ha dato ragione di tale convincimento, come ha dato ragione al Maroni della sua storica azione anti-mafia:

per la prima volta nella storia della repubblica italiana, un ministro dell’Interno batte sonoramente le mafie.

Che magnifica pagina della storia ha scritto quest’uomo, che gode della mia completa ammirazione per la sua azione fatta di silenzio doveroso e di fatti concreti.

Ma l’aggressione delle organizzazioni mafiose al nord diviene ogni giorno più insinuante, più invadente.

E questa considerazione mi fa prendere atto che, quella battaglia lasciata in precipitosa fuga da un sud grandemente aggredito dalle mafie, mi si ripresenta di straordinaria attualità qui e oggi, nel nord.

Il nord, negli uomini come Maroni, reagisce e combatte senza tregua ogni centimetro di territorio che l’invasore mafioso pretende di possedere, di condizionare, di governare.

Il nord e questi capitani coraggiosi rappresentano l’ultima spiaggia all’attacco delle mafie, mafie che sono troppo sottovalutate da una genuina ingenuità delle popolazioni del nord, che deriva dalla mancata percezione del pericolo mafioso.

I fatti di Torino lanciano un allarme, l’ennesimo.

Il nord è aggredito, frontalmente, trasversalmente, economicamente, finanziariamente e finanche politicamente dalle organizzazioni mafiose, che sono tutte intraprese alla espansiva ricerca di nuovi mercati da assoggettare al loro dominio e di centri per il riciclaggio finanziario dei proventi dei loro sporchi affari criminali, di popoli e territori che non siano abituati alla loro presenza ed al loro naturale contrasto.

Mi domando quanti sono i cittadini nati in Calabria che, in questo momento, stanno scalando le vette bancarie e finanziarie del nord.

Mi domando quanta redditività prodotta dalla maggiore azienda italiana per fatturato, la ‘ndrangheta, sia in questo stesso momento in cui vi scrivo, reinvestita nell’usura del sistema economico, bancario e finanziario del nord, al fine di corrodere dal di dentro, dal cuore del suo sistema propulsivo economico-finanziario, il nord.

Mai momento è stato più propizio di questo per aggredire il sistema-imprese del nord, avvinto da una crisi economica potente e da un immobilismo politico che non lo aiuta, e costretto alla violenza degli usurai dopo quella delle banche.

L’usura infatti, non è un crimine fine a se stesso, ma è un crimine che è propedeutico alla infiltrazione nei gangli vitali del mondo imprenditoriale sano, sostituendosi alla guida di quelle aziende che si sono troppo indebitate, troppo usurate.

Il nord è in grave pericolo, il nord deve reagire tutto, il nord, rappresenta per questo paese, l’ultima spiaggia della legalità.

E se il ministro Maroni è il capitano coraggioso che contrasta con le truppe della legalità questa infiltrazione inaccettabile, allora è con Roberto Maroni che deve stare la gente come me, anche venuta dal sud, ma fortemente intenzionata a difendere questa ultima spiaggia così pervicacemente ricercata per un futuro migliore da destinare ai propri figli, assolutamente decisa a dar battaglia alle organizzazioni mafiose su ogni terreno, su ogni condizionamento, su ogni violenza.

Da qui, non si passa.

Da qui, non si invade.

Da qui, in questa terra e in questa gente, le mafie non sono le benvenute.

Perchè è sempre più vero lo slogan che recita:

Padroni a Casa Nostra.

E non, servi di Cosa Nostra.

Questa è la nostra ultima spiaggia, questa è la nostra sfida, questa è la nostra scelta di vita.

Noi non ci piegheremo alle mafie, noi non saremo servi di nessuno.

Perchè il nome di questa spiaggia, è Libertà.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X