Articoli marcati con tag ‘ministro della giustizia’

Amnistia o Indulto? La Casta vuole cancellare Pena e Reato

venerdì, 21 giugno 2013

Anna Maria Cancellieri è il politico che rappresenta meglio di tutti la casta, essendo stato burocrate (ex prefetto e funzionario) e politico (ex ministro dell’Interno e attuale ministro della Giustizia).

La casta politica di cui è perfetta espressione la Cancellieri lancia sempre nell’immaginario collettivo come in quello di ognuno di noi, cittadini sfortunati, traditi e disserviti, un messaggio negativo, una forma negativa, una fenomenologia negativa, una azione negativa, un governo del potere pubblico negativo.

In un paese già gravemente mortificato da un disservizio della macchina della giustizia tale da garantire a chi commette un reato una vera e propria impunità, chiedere di liberare i detenuti con la scusa del sovraffollamento delle carceri (sovraffollamento che la pubblica amministrazione alimenta e non gestisce, non governa) cancellando non solo la loro pena detentiva, ma estinguendo anche il reato stesso, riproduce una volontà politica, un indirizzo istituzionale, una prassi del governo della cosa pubblica orientata a produrre e provocare disordini gravi e seri nella amministrazione di due facce della stessa medaglia dello stato:

la sicurezza e la giustizia, facce della medaglia Legalità.

Si intende quindi impedire il mantenimento della sicurezza e invece assicurare l’ingiustizia?

Si intende inviare ai cittadini italiani un messaggio in cui le istituzioni si schierano apertamente contro la cura, la difesa e la tutela degli interessi di famiglie e imprese?

Si vuole abbandonare il governo del territorio in mano a chi ha sbagliato ed in carcere ha imparato che chi sbaglia viene premiato dallo stato?

Si vuole colpire ancora una volta e mortificare l’intenso lavoro di indagine che forze di polizia e magistratura inquirente e giudicante mettono in campo ogni giorno per assicurare giustizia e sicurezza ai cittadini?

Una vera e propria istigazione a delinquere questa, che induce attraverso prassi ormai consolidate di istigazione a violare la legge, a favorire comportamenti di reiterazione dei reati, reati mai veramente puniti.

Un vero e proprio tentativo di rendere inutile e di svilire di ogni significato e valore il lavoro di chi garantisce la sicurezza dei cittadini e la tutela del patrimonio e della integrità fisica degli italiani.

Nel lanciare una ipotesi di Amnistia, piuttosto che di Indulto (vedrete che arriverà anche una ipotesi di condono edilizio tombale per salvare la città del capo dello stato dall’ennesimo scandalo dell’abbattimento probabile di ben 7 costruzioni su 10, edificate senza alcuna autorizzazione), la Cancellieri si dimostra personaggio socialmente pericoloso, soggetto incline a modificare sostanzialmente i livelli di sicurezza e di giustizia in negativo, un negativo che avrebbe ripercussioni serie nel governo della sicurezza dei cittadini e nella difesa del patrimonio, sia pubblico che privato.

E la dimostrazione del fatto che non è obiettivo del governo e del ministro alla giustizia svuotare le carceri italiane sovraffollate (sovraffollate volutamente dalla casta politica che non costruisce nuove carceri, non apre quelle costruite mentre tende a chiudere quelle esistenti) sta proprio nella scelta dello strumento amnistia piuttosto di quello dell’indulto:

l’indulto cancella solo la pena prevista dalla legge e comminata in sentenza dalla magistratura;

l’amnistia cancella la pena ed estingue il reato.

Appare più che evidente un indirizzo politico della casta PD + PDL, che ha l’obiettivo strategico di cancellare pene e reati, che è ben altra cosa che svuotare le carceri:

in questo modo si svuota si svilisce di ogni significato lo stato democratico e repubblicano, offrendo il destro a chi denuncia da tempo che le leggi in Italia, le scrivano i delinquenti per i delinquenti, e per questo motivo, esse non servono alla tutela del popolo sovrano.

Il problema in Italia è chi è al servizio di chi.

Questa è la domanda giusta, ogni volta che si incontra il cammino della casta:

Chi è al Servizio di Chi.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Uccidere un mafioso non è reato – Pena di Morte per i mafiosi

sabato, 19 maggio 2012

Ancora un attacco della malavita italiana al debolissimo stato di diritto, istituzionalmente infiltrato dalle organizzazioni mafiose nel commercio do ut des fra posti di lavoro pubblici ed appalti pubblici contro voti, il cosiddetto voto di scambio.

La mafia alza il tiro, vista l’impunità della quale gode il primo agente economico italiano e la prima azienda italiana per fatturato:

la mafia spa.

L’Europa invita l’Italia a divenire adulta, el adiminare ogni riserva di potere pubblico abusato in virtù di arricchimenti personali, famigliari, di casta, di corporazione, di mafia.

Ma la casta politica italiana, vile ed inetta, ignorante ed arrogante, presuntuosa e corrotta, già una volta scese a patti con le mafie e segnò la resa dello stato di diritto alle organizzazioni mafiose, la resa dello stato all’antistato.

Così le mafie, che conoscono benissimo la viltà dei politici italiani, assai simile alla viltà del comandante napoletano della Costa Concordia Francesco Schettino, minacciano nuovamente il popolo e lo stato italiano a mezzo bomba in quel di Brindisi, proprio in quel sud dove lo stato perde sempre e la mafia vince sempre, usando spesso e volentieri lo stesso potere dello stato.

Una scuola, ragazzi e ragazze, l’inviolabilità dell’innocenza, della gioventù, della fanciullezza.

Colpire al cuore della società, nella zona più inerme.

Così una bomba composta di esplosivo e ben due bombole di gas GPL viene fatte deflagrare nei pressi di una scuola, ad una certa distanza dal tribunale, bomba che uccide una ragazza innocente di appena 16 anni, Melissa bassi, e ne ferisce altre sette.

L’istituto scolastico aveva vinto un premio nel tema della Legalità e porta il nome di “Francesca Laura Morvillo Falcone”.

Torna la pressione mafiosa proprio mentre i napoletani Napolitano (Presidente della Repubblica e Capo dello Stato) e Severino (Ministro della Giustizia) ed il siciliano Renato Schifani (Presidente del Senato della Repubblica) preparavano l’ennesimo indulto, l’ennesimo atto di viltà e di tradimento, caratteristiche proprie di tutta la classe dirigente italiana, soprattutto quella di origine meridionale, sia che comandino una nave da crociera e sia che comandino un paese intero.

L’indole arrendevole, vile, indolente e pigra del meridionale ben si presta alla pressione mafiosa, che ottiene sempre una capitolazione del meridionale se non una sua vera e propria complicità.

E basti vedere come è ridotto il meridione d’Italia per comprendere quanto sia autentica questa realtà.

Ma proprio come (pre)disse Giovanni Falcone:

« La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. », la fine del fenomeno mafioso quindi, coinciderà con la sua morte fisica, con la morte fisica dei mafiosi.

Se la mafia è un fenomeno umano, la sua fine non potrà che esserne indiscutibilmente la morte.

Se esistesse una classe dominante di vincitori di concorso pubblico e di pubbliche elezioni non asservita alle organizzazioni mafiose, vedremmo, dopo questo vile attentato, una applicazione a tolleranza zero della legge nei confronti dei mafiosi, come vedremmo l’immediata approvazione di una unica legge con tre articoli:

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

il reato di associazione mafiosa è punito con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia o liberamente, viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.

Se lo stato si è sempre arreso alla prepotenza e alla violenza mafiosa, il popolo dovrà manifestare la sua contrarietà alla dominazione mafiosa ed alla eccessiva arrendevolezza di uno stato che, come il suo ministro dell’interno, dinanzi a tali avvenimenti, non sa far altro che bofonchiare in modo incomprensibile nel tg, invece di chiedere la pena di morte per i mafiosi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Puzza di mafia, odor di indulto

sabato, 19 maggio 2012

Si sente nell’aria mafiosa che avvolge e coinvolge l’Italia, un odor di indulto.

Ancora una volta, invece di costruire decine di nuove carceri capaci di detenere almeno 25.000 delinquenti ognuna, si propone la resa dello stato, l’ennesima scelta politica scellerata e vile dell’indulto, a dimostrazione che in questo stato italiano, si tutelano e difendono solo delinquenti e mafiosi, ovvero politici, amministratori pubblici e burocrati corrotti e/o compromessi e/o complici delle organizzazioni mafiose.

Per questo stato democratico autoreferenziale e dell’abuso del diritto e del potere pubblico, famiglie ed aziende italiane possono anche morire.

Gli imprenditori possono suicidarsi tutti.

I disoccupati possono suicidarsi tutti.

Le imprese possono chiudere tutte.

Le famiglie possono morire di fame tutte.

Ma mafiosi e delinquenti vanno tutelati, vanno difesi.

Intanto la giustizia non viene garantita, le riforme non vengono compiute, le liberalizzazioni non vengono realizzate.

In particolare, la volontaria inefficienza della macchina della giustizia italiana, riempie le carceri italiane di soggetti in attesa di giudizio, precludendo l’occupazione di posti nelle celle ai soggeti i quali debbano scontare una pena detentiva certa e definitiva, il che in Italia corrisponde comunque ad una attesa di anni ed anni.

Le istituzioni, la macchina burocratica e la casta politica in Italia, difendono solo il popolo dei mafiosi e dei delinquenti, poiché li temono, ne subiscono l’estorsione ed il ricatto o ne sono asserviti o addirittura complici.

Ma il popolo dei lavoratori, il popolo degli imprenditori, il popolo di chi paga le tasse e non le evade, il popolo che subisce l’estorsione e l’usura mafiosa, il popolo che subisce le rapine delle organizzazioni criminali e dello stato oppressore ed iniquo, il popolo che muore di malasanità e di corruzione politica, il popolo dei disserviti dallo stato, il popolo sovrano si allontana sempre di più da questo stato dell’ingiustizia e della iniquità, frantumando la coesione sociale e spaccando trasversalmente il paese reale dallo stato di diritto.

E non è certamente un caso che ad avviare una discussione politica tutta orientata a preparare il terreno per un indulto generale, ennesima vergogna mafiosa di uno stato mafioso, siano le massime cariche istituzionali e politiche di una ben certa ed individuata provenienza territoriale:

meridionale, la sempiterna irrisolta ed ingovernata Questione Meridionale.

Parte quindi, la subdola richiesta di un indulto generale dal capo dello Stato, il napoletano Giorgio Napolitano.

Ovvero, la si fa partire anche dal ministro della giustizia, per non destare sospetti di responsabilità continuata ed aggravata; in passato e più volte, la questione del sovraffollamento delle carceri fu portata all’attenzione pubblica da parte del siciliano Angelino Alfano, ed oggi, l’assist pro-mafie parte dalla Paola Severino, napoletana.

Immediatamente, prende la palla al balzo il presidente del Senato della Repubblica (delle mafie bananifere e sonnifere), il siciliano Renato Schifani, che intende calendarizzare con urgenza (nessuna urgenza per tutelare e difendere famiglie ed aziende italiane, ma solo per scarcerare mafiosi e delinquenti) una discussione in aula.

Ed ecco che si tenta artificiosamente di innescare l’avvio di un procedimento parlamentare che sia propedeutico e producente il giusto clima per consentire, a chi ne ha il potere, di proclamare l’enensimo indulto generale, l’ennesimo regalo alla illegalità diffusa che uccide il paese reale, lo rapina, lo estorce, lo usura, lo impoverisce e ne blocca lo sviluppo economico più di ogni altra mortificazione illiberale.

E questo paese si presenta al prossimo G8 nella assoluta vergogna di un paese che puzza di mafia in odor di indulto, amnistia e condono, senza aver varato alcuna riforma e nemmeno aver realizzato alcuna liberalizzazione del mondo del lavoro e del mercato, così come è nell’interesse delle mafie e delle caste corporative mafiose italiane.

Qui termina il dialogo fra il popolo sovrano e lo stato dell’abuso di potere in favore delle mafie e della illegalità diffusa:

stato mafioso e popolo sovrano sono divenuti incompatibili.

PS

Volete eliminare il sovraffollamento di delinquenti e mafiosi che massacrano il popolo sovrano dentro le carceri o fuori da esse, nella società civile?

Pena di Morte per i mafiosi e pena di morte per chi è complice delle mafie abusando del potere pubblico.

Così si elimina l’illegalità diffusa, la corruzione politica e burocratica e si eliminano le organizzazioni mafiose.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X