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La Governance Demografica e dei Flussi Migratori

sabato, 15 novembre 2014
Flussi di Migranti di queste dimensioni sono follia inaccettabile

Flussi di Migranti di queste dimensioni sono follia inaccettabile

La mancata e/o fallita governance demografica e dei flussi migratori a livello ONU ed al livello delle singole nazioni ha consentito che la popolazione mondiale si triplicasse in soli cento anni producendo un cambiamento climatico che mette gravemente in forse la sopravvivenza stessa della vita sul pianeta Terra.

La boldrini e la kyenge sono principali soggetti di codesto malgoverno o mancato governo.

L’Etica della Responsabilità chiede perentoriamente le loro dimissioni.

Invece, con l’arroganza e la presunzione inaudita ed ingiustificata che la contraddistinguono da sempre, la boldrini, come la kyenge, pretende ancora di dare lezioni proprio nel settore della governance pubblica in cui ha segnato il proprio maggiore fallimento, fallimento che è esso stesso responsabile delle violenze che si scatenano in ogni luogo in Italia e che non potranno far altro che evolversi ed acuirsi, espandersi e propagarsi, proprio come la benzina che kyenge e boldrini spargono sulla guerra tra poveri italiani e poveri stranieri, guerra che potrebbe evolvere malignamente in sollevazioni popolari di grave intensità, grado e numero.

L’accoglienza sconsiderata e scriteriata, irragionevole e “di pancia” (in tal caso dovremmo dire “di utero”, nel senso di matrigna, benigna -formalmente buonista e perbenista- e naturalmente isterica -dalla radice del termine utero-) invece che “di testa” (nel senso di intelligente, razionale, ragionevole) è essa stessa la causa della conseguente e naturale mancata integrazione dei soggetti introdotti in modo compulsivo, emotivo, irrazionale ed illogico, e origine primaria e madre delle violenze cui oggi assistiamo.

E visto che in Italia l’arroganza, la protervia, l’ignoranza e la superbia si buttano in enormi quantità sul fuoco della indiganzione popolare, vi dico io come si risolve emergenza climatica, demografica e dei flussi migratori, in Italia e nel mondo:

(1) chiudere frontiere di tutti i paesi alla accoglienza senza criterio e selezione, priva di prevenzione sanitaria e della misurata sicurezza interna;

(2) respingere ogni ingresso imprevisto, clandestino, violento e non autorizzato di migranti organizzando gli ingressi in modo intelligente e razionale in base a criteri selettivi che rispondano alle esigenze e alla domanda interna, ed in base alla sostenibilità ambientale, economica, sociale e del territorio dei paesi cui sono indirizzati i flussi migratori;

(3) espellere dall’Italia soggetti come la boldrini e la kyenge, rei di aver prodotto una situazione lesiva della sicurezza nazionale, del mantenimento dell’ordine pubblico e della prevenzione sanitaria, azioni dovute dallo stato nei confronti dei propri cittadini a tutela della salute e sicurezza pubblica e privata.

Laura Boldrini, Cecile Kyenge, non è il razzismo che provoca le violenze di cui siamo tutti atterriti spettatori, ma codesta violenza è invece prodotta dal fallimento del multiculturalismo, dal malgoverno demografico e dei flussi migratori, dalle politiche dissennate in tema di crescita della popolazione mondiale e nazionale e sua ripartizione attraverso flussi migratori non governati.

Voi due producete violenza, disordini pubblici e mettete in forse la sicurezza del paese che rappresentate, inoltre vi accuso pubblicamente di fomentare volontariamente disordini pubblici al fine di tacciare di razzismo i vostri avvesari politici e zittire in questo modo chiunque si permetta di affermare che difendere la propria cultura, la propria identità, la propria terra, la propria sicurezza interna ed esterna, la propria salute ed il proprio futuro sia una ignominia da trogloditi sottosviluppati, incivili e barbari.
Vi accuso di tradire il giuramento di fedeltà allo stato italiano tutelando e difendendo in esclusiva interessi non italiani a danno degli italiani.

Le accuse sono gravi, serie e pubbliche.

Il capo dello stato, custode della costituzione ITALIANA, NON EUROPEA O DELLE NAZIONI UNITE (il che configurerebbe il reato di alto tradimento), e/o il premier, dovrebbero chiedere la vostra rimozione con atto di imperio, oltre che chiedere di verificare quali delitti abbiate commesso in azioni od omissioni di azioni, atti umani, politici, amministrativi, politici, di rappresentanza e di governo del popolo italiano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino “X”

Politica Immobile, Emergenza Sicurezza e Giustizia Disfatta

lunedì, 18 novembre 2013
Forze dell'Ordine

Forze dell'Ordine

Non so se ricordo bene ma ricordo che il ministro dell’Interno Roberto Maroni a seguito della elevazione del grado di pericolosità delle mafie foggiane a livello di quelle storiche (che onore …) siciliana, napoletana e calabrese rinforzò le forze dell’ordine a Foggia in questa misura:

- 15 nuove pattuglie composte di 3 agenti di polizia ognuna (+45 agenti) comprese le auto;
- 10 nuovi investigatori di polizia;
- 1 vice questore;
- 20 carabinieri in forza al comando provinciale compresi 20 carabinieri in forza ai ROS.

Forse dimentico qualcosa.

Non mi pare corresse l’anno 1989 e nemmeno il ventesimo secolo, a dire il vero.

Potrò sbagliarmi, qualche bene o meglio informato di me è invitato a rettificare.

Certo servono maggiori presenze, un rinnovamento generazionale, soprattutto.

Anche per i salari delle forze dell’ordine non si comprende perché nel caso di politici e magistrati salgano di pari passo, mentre nel caso degli operatori di sicurezza e degli investigatori questo automatismo non ci sia.

Certo, chi veste la divisa viene spesso visto e trattato come carne da macello a buon mercato da una politica distratta e irrispettosa.

Ricordo a me stesso che il politico fa le leggi, il giudice le applica, ma chi si infiltra nelle organizzazioni criminali, chi effettua realmente le indagini, chi recupera veramente le informazioni utili a garantire ordine pubblico, indagini della magistratura, chi controlla e difende il territorio chi applica le leggi sono carabinieri, poliziotti, finanzieri, penitenziari e forestali, vigili del fuoco di notte e di giorno, 365 giorni l’anno, domeniche e festivi soprattutto e non anche, mica i politici e nemmeno i magistrati, con tutto il rispetto di coloro che in queste due ultime categorie lavorano duramente e rischiando in proprio.

Anche se, alla fine, chi protegge magistrati e politici sono sempre poliziotti, carabinieri, finanzieri, penitenziari, vigili del fuoco e forestali e non avviene mica il contrario.

E i conti alla fine tornano, almeno nelle competenze, non nei salari e nelle
indennità.

Ma chi vuole Legalità, deve assicurare Sicurezza e Giustizia.

E deve garantire che gli apparati della sicurezza pubblica e della giustizia pubblica funzionino, visto che si rifiuta da sempre di garantire una dignitosa esistenza ad una inesistente e sempre malvista e maldigerita sicurezza privata e polizia privata, che invece nella realtà esistono e sono di grande supporto e collaborazione alle forze dell’ordine e alla giustizia.

A tal proposito (il precedente di un partito politico che si creò un proprio esercito non aiuta) voglio esporre qui quanto mio padre ottuagenario mi raccontò sulla nascita del Fascismo, perché pare che un ripasso della storia possa giovare a chi governa il Paese.

Un bel giorno, guardando alla tv l’infinita serie assurde ingiustizie assicurate dalla amministrazione della giustizia italiana, mio padre mi dice:

“Sai, Gustavo, io non so come sia nato il fascismo a Roma o a Milano, ma so come è nato il fascismo a Foggia e quel che vedo dalle notizie è che ci troviamo in un periodo del tutto simile a quello che precorse l’avvento del fascismo, laddove i ladri vengono presi dalla polizia e dai carabinieri e liberati dai tribunali. Così il popolo (e le forze dell’ordine, aggiungo io) viene preso dall’ansia di rivedere sotto la sua casa il ladro che lo ha derubato appena il giorno dopo l’arresto, a minacciare vendetta. La situazione divenne insostenibile e così, alcuni gruppi di cittadini si riunirono spontaneamente per tentare di mettere riparo a questa condizione socialmente ed economicamente pericolosa: si costituirono i primi Tribunali del Popolo. Quando un delinquente veniva rilasciato, essi lo prelevavano con la forza nottetempo dalla sua casa, lo trasferivano nelle campagne del foggiano e lo detenevano in alcune aziende agricole. Lì lo sottoponevano a giudizio sommario nel quale si alternavano l’uso sapiente ed alternato di allegre randellate e di generose bevute di olio di ricino al fine di far confessare al reo il reato, ma soprattutto, i suoi complici, che venivano a loro volta sequestrati e sottoposti al medesimo “trattamento giudiziario”. Quando il “quadro investigativo e giudiziario” emergeva ben chiaro, allora il tribunale del popolo emetteva la sua sentenza, che era sempre la stessa: la morte del delinquente e dei suoi complici, rei confessi, piuttosto gonfi di ematomi superficiali e altrettanto sgonfi negli antri intestinali. L’esecuzione della pena così inflitta era particolarmente crudele: i rei confessi venivano nottetempo trasferiti su barche e condotti alle Isole Tremiti, dove, legati e ben vivi, venivano gettati dalle cime delle belle isole giù in mare. Ecco, così nacque il fascismo a Foggia, figlio mio.”.

A scanso di equivoci, devo confessare che mio padre era affatto fascista, benché figlio di un uomo severo e serio, noto in tutta la città (e ben oltre) per la sua fedeltà e lealtà a principi, valori e moralità ben radicate nella società di quel tempo e anche la stretta vicinanza con il Duce Mussolini dello zio di sua madre, non portò mai mio padre a scegliere la cosiddetta Terza Via del Fascismo.

Questo detto per eliminare ogni possibile traccia di “interesse ideologico o di scelta di vita” nella esternazione di mio padre.

Ora, tornando a noi, credete che questo racconto possa servire per tentare di evitare gli errori commessi in un passato affatto dimenticato?

E se veramente questi tempi somigliano grandemente ai tempi immediatamente precedenti all’avvento del Fascismo, il primato della politica potrà comprendere che deve urgentemente eliminare ruberie, corruzione e sprechi dalla Pubblica Amministrazione e che deve effettuare tagli importanti nelle spese inutili e nei privilegi di casta in favore di un rafforzamento delle difese e dei presidi dello stato nel territorio del Paese Reale e cioè, la sicurezza e la giustizia, per garantire legalità e certezza del diritto e della pena?

Politici della casta:

avete capito cosa dovete fare?

E avete capito cosa potrebbe accadere se voi resterete ancora nel vostro
immobilismo inaccettabile e suicida?

Una strada occorre pure imboccare, un percorso bisogna avviare.

Altrimenti l’antistato prevarrà sullo stato e il popolo a difendersi da solo costretto sarà.

E la storia potrebbe ripetersi, svolgendosi in colpi di scena inimmaginabili e ingovernabili.

Agire, Fare, Governare:
subito, per salvare il salvabile.

Sicurezza e Giustizia devono essere muri invalicabili per le mafie, la corruzione, l’usura e l’evasione fiscale, previdenziale e del rispetto dei doveri civici e civili.

Altrimenti sarà un problema da risolvere intra menia.

Buon lavoro a tutti, compresi quegli agenti di polizia che a differenza dei poliziotti debbono obbedienza al silenzio e non possono nemmeno esternare pubblicamente difficoltà e drammatiche insufficienze nello svolgimento del proprio dovere quotidiano.

C’è sempre chi sta peggio, cari sindacalisti italiani e non è detto che, perché non si senta il suo grido di dolore, la sua sofferenza non sia eterna compagna nella quotidiana operatività.

Agli attori più o meno silenziosi di questa delicata vicenda, dedico il mio conforto e sostegno personale, per quel che è e per quel che vale.

Oltre ad una parabola interessante che offre e chiede un momento di riflessione profonda prima di una azione di indirizzo politico che tutti aspettiamo con fervente ed operativa attesa.

Poiché la barca è una ed è una per tutti:

la stessa.

Buona fortuna e buon lavoro a tutti.

Gustavo Gesualdo

La Pubblica Sicurezza Interna ed Esterna è insicura o peggio, straniera

mercoledì, 17 luglio 2013

La vicenda della non tutela del diritto di asilo politico e del rimpatrio di Alma Shalabayeva e di sua figlia Alua, rispettivamente moglie e figlia del dissidente kazako Ablyazov, apre scenari da vero paese di merda in una Italia ormai prossima al tracollo istituzionale.

Posto che l’intera vicenda evidenzia alto tradimento istituzionale e dei vertici burocratici italiani evidentemente sottomessi alla volontà di un governo straniero, mi domando:

a cosa serve il governo della politica se la burocrazia può prendersi gioco così facilmente della politica, sostituendosi addirittura ad essa, come vorrebbe farci credere angelino alfano, (purtroppo) ministro dell’Interno italiano?

In questa ottica, comprendiamo come sia facile per le mafie infiltrare e governare il Viminalee quale rischio gravita su di uno stato di diritto democratico e repubblicano a seguito della evidente viltà umana, politica ed istituzionale dimostrata in questa, come in altre mille occasioni, dalla casta politica e di governo.

L’operazione di discarico delle competenze e delle responsabilità su Giuseppe Procaccini e Alessandro Valeri non porta fortuna ad alfano, il quale, dopo aver pubblicamente dichiarato di non essere stato informato di nulla, si ritrova invece inchiodato alle proprie responsabilità politiche e di governo dallo stesso Procaccini che dichiara:
«Informai il ministro. Mi sento offeso».

Il governo ed il ministro dell’interno sapevano, dunque.

Letta ed alfano sapevano ed hanno taciuto la verità, dunque.

In effetti non si capisce quale sia la versione peggiore fra una burocrazia della (in)sicurezza che supera la politica e abusa del potere e delle funzioni pubbliche a sostegno di interessi di un paese straniero piuttosto di un governo dei vili che danno OK per azione illegale e immorale per poi ritirare tutto facendo come minimo la figura dei perfetti idioti in tutti e due i casi.

Ma alle figure da poveri idioti e agli scandali nella pubblica amministrazione, dovremmo essere abituati, almeno noi italiani:

i paese virtuosi e normali, loro no, non si abitueranno mai (e grazie a Dio) a questo schifo immondo.

La situazione è di una gravità inaudita perché dimostra ancora una volta (come se ve ne fosse ancora il bisogno) come la Sicurezza in Italia, nonostante l’apporto professionale, umano e di leali servitori dello stato che rischiano la propria vita quotidianamente nel garantire la sicurezza pubblica, sia in una condizione di estremo disagio, di grave degrado.

Gli operatori di polizia, malpagati, male equipaggiati e maltrattati, assistono inermi a questo teatrino dell’idiozia, della viltà e della irresponsabilità politica e burocratica di quei vertici in cui debbono invece necessariamente credere ed obbedire ciecamente.

Le forze di polizia sono inoltre duramente provate dalla incapacità della politica e della magistratura di assicurare certezza del diritto e della pena, sicurezza e giustizia nella legalità.
Quella stessa legalità che viene quotidianamente abiurata e distrutta nelle aule dei tribunali e nelle aule parlamentari, laddove l’intenso e rischioso lavoro di intercettazione, di indagine, di controllo, di analisi, messo in campo per mesi ed anni delle forze di polizia e dalla magistratura inquirente naufraga troppo spesso in un nulla di fatto che premia e rende più forte il comportamento delinquenziale, certo di una impunità de facto e de iure:

a cosa serve sbattere in galera delinquenti incalliti, politici e burocrati corrotti e mafiosi pericolosi se il giorno dopo questi tornano liberi a spernacchiare la polizia, i carabinieri e la guardia di finanza che li ha indagati con successo, denunciati, tratti in arresto e consegnati ad un sistema-giustizia che ottiene invece risultati negativi di smantellamento e di riduzione della credibilità dello stato italiano, tali e tanti che eversione e sovversione in questo paese non hanno mai nemmeno sognato di poter raggiungere.

Ma complimenti, complimenti:

adesso un indulto, o peggio, una amnistia è proprio quel che ci vuole.

Per non parlare della opinione pubblica italiana, offesa grandemente da una inattività ed un immobilismo dell’esecutivo letta che spaventa gravemente i cittadini alla ricerca di certezze politiche e di governo e di garanzie nella sicurezza personale, famigliare, aziendale, imprenditoriale, commerciale, sociale e comunitaria da un sistema-sicurezza che si presenta così seriamente compromesso e facilmente orientabile dall’indirizzo politico di governi esteri.

Rimpiangiamo tutti la non esistenza di un sistema alternativo a quello pubblico nel comparto che dovrebbe garantire sicurezza:
manca l’elemento alternativo della sicurezza e della polizia privata in Italia, sistema che, sganciato dall’indirizzo politico e burocratico e ben inquadrato nella legge, potrebbe essere di sprone nella offerta dei servizi di sicurezza e alternativa valida e rapida che garantisca i cittadini laddove non ben serviti dal sistema pubblico, così come lo vediamo ridotto in pezzi e pezze.

Anche un sistema di intelligence privata “convenzionata con il pubblico” potrebbe essere di grande aiuto e servizio in casi di incompetenza o di distorsione, distrazione, omissione e abuso del potere e del servizio pubblico.

E rimpiangiamo tutti di essere nati in questo maldestro paese, che definire “di merda” conduce ad una violazione del diritto penale, ma che altrimenti, non può essere descritto in tutta la sia interezza.

Dovremo attendere che l’Unione Europea imponga con la forza all’Italia una polizia privata che difenda i cittadini dalle storture di quella pubblica, dovremo auspicare giudici francesi e politici tedeschi per tornare a sperare in una normalità che oggi non esiste.

Così come è, il settore pubblico non funziona, disfunziona o mal funziona:

deve essere corretto e reindirizzato, messo in concorrenza nella erogazione dei servizi e, soprattutto, deve essere trasparente, unica condizione che impedisce l’abuso del potere pubblico che è anche all’origine del caso in questione.

Cosa attenda il capo dello stato italiano a dichiarare lo stato di emergenza, sciogliere il parlamento, avocare tutti i poteri in una unica entità che garantisca di normalizzare, liberalizzare e modernizzare il paese sotto il controllo diretto delle autorità europee, questo è un mistero insoluto.

Ma chi o cosa garantisce il capo dello stato?

A cosa servo i poteri di uno stato se non vengono esercitati quando servono?

E se lo stato non esercita il potere pubblico, garantendo efficacia ed efficienza dei servizi al cittadino e rispetto delle regole verso tutti, anche e soprattutto verso che li deve difendere e applicare, allora chi o cosa lo sta facendo al suo posto ed in sua mancanza?

PS
tutto quanto puzza di esecuzione mafiosa nei confronti di alfano da fuoco nemico (berlusconi) che tenta di riappropriarsi del pdl alle soglie della rifondazione di forza itaglia, reato compiuto in associazione con la famiglia letta e la bonino.
Può essere una chiave di lettura, specie se si dimostrasse che tutta la polemica odierna serva a coprire il fatto che sia ancora berlusconi a tessere la tela politica fuori dal governo e nella eterna alleanza anti-democratica PD+PDL.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Torna il terrorismo politico?

sabato, 2 marzo 2013

Assalto a furgone portavalori scortato da Guardie Particolari Giurate con violenta sparatoia a Roma.
Il bilancio è di un morto fra i rapinatori ed un ferito fra le Guardie.
La vicenda è assai violenta ed inquietante.
Analizziamola.

1 – Solo qualche giorno fa, veniva diramato dal Ministero dell’Interno un allarme di sicurezza su informazioni di intelligence di una situazione di elevato pericolo nel ritorno alla attività di cellule impazzite del terrorismo che approfittassero della condizione di squilibrio e di immobilismo politico derivante dalla ingovernabilità venuta fuori dalle urne elettorali.
L’allarme era fondato.

2 – Il primo rapinatore (Giorgio Frau, 56 anni), ritenuto un ex BR, proveniva dalle file della militanza dell’Unione dei Comunisti Combattenti e fu condannato in passato (soli 4 anni ad un soggetto così vistosamente pericoloso) perché trovato nella disponibilità di un deposito di armi (un mitra, sette pistole, ricetrasmittenti, attrezzi da scasso, una paletta della polizia e due giubbotti utilizzati dal personale delle Poste) ed arrestato prima che potesse mettere a segno una rapina a mano armata ai danni di un ufficio postale.
Le indagini della magistratura in quel momento cercavano gli autori dell’omicidio D’antona.
Trattasi quindi di terrorista politico che attraverso le rapine, finanziava le azioni e le scorribande del terrorismo.
Ma cosa stava facendo ora?
Finanziava la sua pensione o tornava a finanziare azioni terroristiche?
La sua punizione è stata esemplare:
è rimasto ucciso dai colpi in risposta ai suoi esplosi ai danni delle Guardie Particolari Giurate di scorta.
Va ricordato che le Guardie Giurate italiane, pur avendo un riconoscimento giuridico inferiore e differente da quello di Pubblico Ufficiale e di Agente Privato di Polizia o di quello di Security Officer, furono armate proprio in seguito a numero e sanguinosi episodi di attacco armato da parte di brigatisti e terroristi che finanziavano con le rapine la loro attività.
Siamo ai corsi e ricorsi storici:
il terrorismo armato è tornato.
In quale forma, è ancora tutto da verificare.

3 – Il secondo rapinatore è un ultras anch’egli militante, ma non della sinistra, bensì, della estrema destra, proveniva dalle fila del Movimento politico occidentale.
Il suo nome è Claudio Corradetti, 41 anni, detto “Drago”, con precedenti penali per rapina, ricettazione, lesioni personali e oltraggio a pubblico ufficiale.
Era attualmente in “permesso premio” per “buona condotta” (?!) dal carcere di Sulmona mentre scontava una condanna a 20 anni di reclusione.
Avviata una inchiesta ministeriale sui motivi che hanno indotto il giudice di sorveglianza a concedere l’onore della libertà ad un soggetto così evidentemente pericoloso..

4 – il terzo rapinatore, Massimo Nicoletti, 34 anni, arrestato più volte per rapina e precedenti simili per fatti politici.

5 – Ottimo lavoro della GPG di scorta che ha impedito la rapina restando ferito.

6 – Ottimo lavoro dell’Arma dei Carabinieri che è rapidamente interveuta dopo la rapina isolando la zona, fermando ed arrestando tutti i partecipanti alla sanguinosa e violenta rapina senza ulteriore spargimento di sangue, effettuata in centro a Roma (Esquilino), rapina che ha scatenato una sparatoria violenta tra i rapinatori e le GPG.
Un rapinatore è rimasto ucciso dai pronti colpi di pistola della guardia che egli stesso aveva ferito alla gamba ed al braccio.

Il terrorismo politico è tornato?

Sono queste cellule impazzite di un deposto e fallito terrorismo storico ovvero nuove e vecchie cellule di una nuova forma di terrorismo poltico?

Tornano gli anni di piombo dopo decenni di anni di fango politico?

Gustavo Gesulado
alias
Il Cittadino X

La Mafia è un Cancro? Errore, è un virus

domenica, 22 maggio 2011

Il Tumore Maligno, altrimenti detto Cancro, si presenta spesso come un agglomerato organico con tentacoli ricoperti di piccole propaggini simili a spore.

Per questo motivo il Cancro viene spesso definito come una Piovra, per similitudine di forma.

Nella realtà sociale invece, la Mafia viene definita un Cancro a causa della sua elevata aggressività ed infiltrabilità del tessuto sociale e delle sue propaggini molto simili ai tentacoli di una Piovra.

Ma viene altresì definita come un Cancro per la sua similitudine degerativa cellulare:

convivono nello stesso organismo cellule sane e cellule tumorali.

Questa condizione rende difficilissima la cura di un Cancro, poichè il metodo di cura principale, non distingue nella sua azione assassina fra cellule sane e cellule tumorali, uccidendo le prime e le seconde in egual modo.

La terapia oncologica chimica rallenta solamente il processo di aggressione del Cancro, non lo risolve definitivamente.

Il processo tumorale procederà comunque indisturbato, solamente rallentato.

La casistica cinematografica ha proiettato la visione mafiosa come un attacco tentacolare, dando vita alla definizione di Piovra Mafiosa.

Ma questa visione non è esatta.

Il Cancro Mafioso non è una patologia oncologica maligna, ma è una infezione virale, almeno nell’aspetto della sua trasmissione sociale.

Analizziamo questo aspetto.

Prendiamo a prestito dalla cronaca una notizia che aiuterà la migliore comprensione della trasmissione di quello che, d’ora in poi, definiremo come il Virus Mafioso.

Il Presidente di un Tribunale viene arrestato con l’accusa di Corruzione.

Sono circa una sessantina gli episodi al vaglio della Magistratura Inquirente nel caso in oggetto, episodi che coinvolgono altrettanti avvocati, al momento ritenuti persone informate sui fatti.

Il Presidente del Tribunale, nonostante esistano i motivi per un suo isolamento, viene messo agli arresti domiciliari e non in regime di detenzione carceraria, a dimostrazione del fatto che la legge in Italia, non è uguale per tutti.

Ora, cancellate dalla mente i nomi legati a questi fatti e concentrate la vostra attenzione su come si è trasmesso il Virus Mafioso all’interno del potere dello stato, infiltrazione sempre ricercata dalle organizzazioni mafiose.

Ohps, il termine infiltrazione non è più idoneo nella nostra analisi, meglio utilizzare il termine “contaminazione”.

Fra i casi ipotetici di reato presi in oggetto dalle indagini della magistratura, vi è quello di due pregiudicati calabresi che avrebbero ottenuto favori nella attenuazione delle misure cautelari disposte nei loro confronti disposte, come prescrive la legge, dal presidente del Tribunale.

Ma anche Boss della criminalità organizzata avrebbero concesso doni in danaro ed in oggetti preziosi ed in altra natura al presidente del Tribunale in cambio di favori sia in campo penale che civile.

Ora, analizzando in modo asettico tale situazione, potremo concordare tutti su di un fatto ineluttabile:

il Virus Mafioso si diffonde e si trasmette all’interno di un canale molto ben individuabile:

la Corruzione dei pubblici funzionari, dei pubblici ufficiali, dei dipendenti pubblici e degli amministratori che esercitano poteri dello stato.

Come vedete, l’infiltrazione mafiosa del concetto tumorale avviene nel momento in cui cellule cancerogene mafiose spostano la loro attenzione in territori differenti da quelli di origine, mentre la trasmissione virale avviene attraverso il metodo corruttivo.

Se affianchiamo questa analisi al livello di corruttibilità che esiste in Italia, potremo comprendere meglio con quale rapidità questa infezione virale rischia di estendersi, infettando irrimediabilmente tutto il Paese.

Attenzione però, a non cadere in un errore di interpretazione piuttosto grossolano:

il presidente del Tribunale ed i sessanta avvocati coinvolti in questa vicenda giudiziaria non sono dei soggetti mafiosi, ne tantomeno hanno aderito o sono stati affiliati ad alcuna organizzazione mafiosa, almeno da quanto emerge dalle rilevanze delle indagini che sono state rese pubbliche e dalle quali traiamo un mero spunto analitico, anche se, visto il numero di soggetti coinvolti, il reato associativo non sarebbe da escludere a priori.

Eppure, questi soggetti che definiremo non viralmente contagiati, agiranno in modo veloce ed efficace per trarsi di impaccio da questa brutta faccenda, utilizzando tutti i metodi a loro disposizione per limitare i danni.

Aggiungiamo che, per un presidente di Tribunale ed una non marginale parte dell’avvocatura di una città, essere a conoscenza di scheletri nascosti negli armadi altrui, non è un fatto incidentale, ma una sorta di deformazione professionale:

non è infatti possibile pensare che tutti i comportamenti previsti dalla legge come penalmente perseguibili siano valutati in un pubblico processo, a cominciare dal limite delle prove necessarie ad avviare un procedimento penale nei confronti di chiunque.

Credete che questi soggetti coinvolti in una indagine della magistratura non utilizzeranno ogni arma in loro possesso per evitare il peggio?

Certo, essi non sono dei soggetti contagiati dal Virus Mafioso, così come lo sono tutti gli altri soggetti che potrebbero subire condizionamenti o pressioni da loro, ma attraverso la loro influenza e la loro conoscenza degli ambienti, essi sono la migliore arma involontaria ed incosciente di trasmissione del virus stesso.

E’ infatti nel magma dei favori e delle prebende, delle clientele, della illegalità diffusa e della corruzione dilagante che il Virus Mafioso si estende rapidamente.

E’ certamente questo il metodo di trasmissione del Virus, presso soggeti che non si sarebbero mai sognati di aderire ad alcuna organizzazione mafiosa, ma che, altrettanto certamente, agendo in favore della prorpria tutela e difesa, concorreranno involontariamente a diminuire l’impatto punitivo della legge anche su gli altri soggetti coinvolti.

Ecco come il Virus Mafioso si estende minando alla base il potere statale, contagiando continuamente dall’interno del sistema legale e civile, e che finisce per agire involontariamente come metodo di difesa.

E maggiore è il potere ed il numero dei soggetti che si trovano involontariamente coinvolti, maggiore sarà la capacità di trasmissione e la potenzialità evolutiva del Virus.

Ora, se questa analisi elementare può essere proiettata sul tessuto sociale italiano, comprendiamo tutti meglio come non vi sia una difesa efficace possibile da questo tipo di aggressione virale.

Se poi, andiamo ad analizzare gli altri stumenti attraverso i quali si riciclano o si esportano nei paradisi fiscali esteri i proventi della corruzzione politica e burocratica, potremo meglio comprendere come le organizzazioni mafiose non possano far altro che utilizzare questi stessi “canali garantiti” per riciclare ed investire i flussi finanziari prodotti dalle loro attività illecite ed illegali, nonchè, criminali.

Se aggiungiamo al dato di corruttibilità del paese il dato statistico che indica l’organizzazione mafiosa ‘ndrangheta come la prima azienda italiana per fatturato, vedremo materializzarsi i motivi per i quali il potenziale virale messo in campo sia altamente contagioso, e vedremo spuntare anche i motivi per cui, delle storiche mafie italiane, quella meno aggredibile da parte dello stato si è dimostrata proprio quella prima azienda italiana che è un’azienda mafiosa.

Basti vedere la brutta fine che hanno fatto indagini della magistratura come “Why Not”, “Why Not 2″ e “Poseidon”, compresa la spaventosa correlazione che fecero emergere quelle indagini con i vertici politici del potere statale:

i motivi che sono alla base della caduta del secondo governo Prodi, potrebbero essere ricercati proprio dai fatti che fecero emergere quelle indagini, indagini a loro volta oggetto di continue vessazioni e di tentativi di contrasto e di insabbiamento, tentativi messi in atto proprio dal elementi che esercitano un potere statale, come nel caso del ministro della giustizia e componente del governo Prodi, Clemente Mastella.

Come nel primo caso preso in analisi, anche in questo secondo caso possiamo credere che i soggetti politici coinvolti in quelle indagini della Magistratura fossero tutt’altro che dei soggetti mafiosi, ma che altrettanto certamente il loro coinvolgimento in quelle indagini, ha contribuito certamente a salvare il sistema mafioso da ulteriori danni e punizioni previste dalla legge.

Tirando le somme, l’analisi consente di esprimere una linea ben definita e marcata di come si diffonda il Virus Mafioso e di come, certi apparati e poteri dello Stato, possano divenire fertile terreno di trasmissione del principio della impunibilità piuttosto di quello della Legalità.

Bisogna quindi ben delineare i due aspetti di diffusione dellle mafie:

1 – infiltrazione di nuovi territori attraverso soggetti, attività e mezzi finanziari certamente mafiosi;

2 – contaminazione di organi vitali del potere statale attraverso il coinvolgimento di altri soggetti estranei, al fine di aumentare l’effetto di impunibilità e di impunità che realizza l’indistruttibilità di certe organizzazioni mafiose nel nostro paese.

Sintesi

La pregevole azione di contrasto alle organizzazioni mafiose messa in campo dall’attuale ministro dell’Interno colpisce duramente il primo punto, senza alcun dubbio, contrastando fortemente l’infiltrazione mafiosa in nuovi territori.

Ci domanderemo allora perchè non sia mai stata messa in campo prima una tale azione, potente ed efficace, da parte dei poteri dello stato.

Ma una durevole azione di contrasto e di eliminzione del fenomeno mafioso in quanto tale non può non considerare il secondo aspetto di trasmissione del Virus Mafioso, quello dell’uso di canali privilegiati e garantiti costruiti dal fenomeno corruttivo, di cui al punto due.

Ma qui la faccenda si fa calda, molto calda:

se le organizzazioni mafiose seguono i medesimi canali di ricclaggio e di investimento seguiti dai proventi della corruttela di dipendenti e amministratori pubblici infedeli, questo grado di diffusione virale mafiosa, non è esso stesso la migliore garanzia di sopravvivenza e di intoccabilità delle mafie?

E qui, si fermano queste analisi, queste tesi e queste cosiderazioni su sintetizzate.

Andare oltre, significherebbe una certa condanna a morte per chiunque in questo paese.

Se gli interessi dei corrotti si uniscono a quelli dei mafiosi, ogni analisi si ferma qui, nella considerazione dell’elevato pericolo che assegni ogni altro passo ulteriore in questo senso.

Ma, c’è una cura a tutto questo?

Beh, oltre all’azione del ministero dell’Interno, al sequestro dei beni mafiosi (mai avvenuto nei paradisi fiscali, attenzione) ed al regime di carcere duro, l’applicazione della Pena Capitale per il mero reato associativo mafioso, sarebbe un efficace strumento di lotta alle mafie.

Ma per il punto due, non vi è nessuna alternativa alla applicazione di pesantissime punizioni di legge per i reati di corruzione e di riciclaggio, quali l’ergastolo a vita in un regime di carcere duro, almeno pari a quello attualmente applicato ai mafiosi.

Ma questa non è più analisi, ne tesi, ne sintesi, ma è sogno umano allo stato puro.

Basti vedere in quali difficoltà si dibatte il DDL anticorruzione, contenente misure certamente e di gran lunga inferiori a quelle auspicate in un semplice post di un blog sul web come questo.

Anche se, va considerato che, i segnali di libertà che provengono dal web si dimostrano sempre meno virtuali e sempre più reali, come racconta l’odierno superamento della vendita di E-Book rispetto alla vendita di libri cartacei online.

Sarà forse il progetto Arpanet, oggi divenuto Internet a fare di questo paese un paese libero e normale?

No, almeno sino a quando le riunioni di organi statali come il Consiglio Superiore della Magistratura e le riunioni del Consiglio dei Ministri non saranno aperte al pubblico, sia pure solo ad un pubblico silente come può essere quello del mondo libero del web che assista in diretta alla gestione della cosa pubblica.

Ovvero dovremo ancora assistere alla malversazione del potere gestito in favore di cosa nostra.

La Cosa Pubblica, cari politici e cari burocrati entrambi dipendenti dei cittadini italiani, non è ne cosa nostra, ne cosa vostra, ma Cosa Pubblica, appunto, che va gestita e governata in una pubblica diretta, sotto gli occhi di tutti.

Una porta chiusa lascia apre più dubbi di una certezza negativa:

cosa avrebbe da temere il sistema da un governo della Cosa Pubblica pubblico e trasparente?

Penso che dovrò aggiornare la lista dei miei nemici, ora:

oggi si è sicuramente allungata in modo straordinario.

La Confraternita del Cannuolo è molto nutrita.

In tutti i sensi ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare

martedì, 26 aprile 2011

Secondo i dati ufficiali resi noti dal ministero della giustizia italiano, le sentenze di condanna per il reato di corruzione sono in continua discesa.

Nel 1996 le condanne erano 1159, mentre nel 2006, sono solo 186.

Non è noto se il dato sia sceso per la diminuzione del fenomeno corruttivo ovvero per motivi afferenti ad altre condizioni.

l’indice di corruzione percepita (CPI, Corruption Perception Index), pubblicato annualmente dalla organizzazione Transparency International, misura il grado di corruzione che caratterizza gli abusi di potere di politici e pubblici ufficiali finalizzati a beneficio personale, non segue l’andamento del dato delle sentenze di condanna per corruzione, assegnando posizioni sempre peggiori nella sua classifica all’Italia.

Il dato ufficiale del ministero dell’Interno relativo alle persone che sono state denunciate e/o arrestate per il reato di corruzione negli anni 2005 e 2006 in Italia, offre uno spunto di considerazione se suddiviso per regioni.

Prima la Campania con ben 316 soggetti, seconda l’Emilia Romagna con 126, terza la Puglia con 95.

Se rapportiamo ora questo dato a quello politico nelle tre regioni che guidano questa classifica della vergogna, otteniamo un risultato omogeneo.

La regione Campania è stata governata per ben dieci anni (dal 2000 al 2010) dalla giunta Bassolino (DS-PD).

La regione Emilia Romagna è stata guidata da Vasco Errani (PD) dal 1999 ad tutt’oggi.

La Regione Puglia vede il governo ininterrotto di Nichi Vendola (PRC-SEL) dal 2005.

L’analisi dei dati comparati, offre uno spunto di considerazione interessante:

nelle regioni in cui si è verificato il più alto numero di arresti e denunce per corruzione, la guida politica è sempre stata nello stesso periodo temporale dell’area di centro sinistra.

Un nesso di casualità che non può essere considerato direttamente proporzionale, ma è un nesso che certamente induce a riflessioni profonde nell’analisi correlativa.

Cosa divide la proposta politica delle aggregazioni politiche di centro sinistra da quelle del centro destra?

Possiamo addentrarci in questa analisi alla ricerca di eventuali differenze che supportino o neghino questo nesso di casualità?

Per assurdo, nella proposta politica del centro sinistra italiano è proprio la lotta alla corruzione ed alle organizzazioni mafiose una delle promesse elettorali che fanno la differenza.

Ma la lotta alla corruzione è un atto politico di fede quotidiana, laddove la interpretazione politica, ne rappresenta un punto nevralgico.

Che sia un politico o un burocrate, il pubblico ufficiale corrotto è il passaggio obbligato di questo reato e non possiamo dimenticare come sia la politica a governare la burocrazia.

Ma come può verificarsi il paradosso per cui, nelle regioni con una guida politica di governo di centro sinistra, si verfichino i maggiori casi di corruzione?

E come può la politica rinunciare ad analizzare un simile paradosso?

E se, paradosso nel paradosso, fosse proprio quella parte politica che nella sua proposta promette maggiore attenzione al fenomeno corruttivo a governare quelle regioni laddove il fenomeno appare maggiormente dilagante?

Il contrasto salta subito all’occhio di un attento osservatore.

Appare come mancante quel filo che traduce una proposta politica come una promessa elettorale alla sua realizzazione effettiva.

Il centro sinistra italiano sbandiera spesso e volentieri accuse generiche ai suoi avversari politici al governo del paese di essere troppo concilianti con il fenomeno corruttivo, dimenticando cosa accade invece all’interno e/o al disotto di quei complessi pubblici che essi stessi governano.

Sotto il profilo della lotta alle organizzazioni mafiose questa linea di condotta è maggiormente evidente.

Sembra che nel centro sinistra non si denunci altro che l’infiltrazione mafiosa nel potere pubblico quando è invece il governo del centro destra ad offrire nei fatti la più grande offensiva mai registrata nella storia della repubblica italiana alle organizzazioni mafiose, con l’arresto di tutti i super latitanti ed il sequestro di immense ricchezze sotratte alle mafie.

In realtà, osserviamo che è proprio “la politica del fare” la caratterizzazione più evidente e marcata che identifica l’operato politico del centro destra e che lo distingue da quello del centro sinistra.

Un materialismo storico che distingue da sempre l’opera delle politiche di destra nel nostro paese.

Un materialismo che si traduce in riforme realizzate, in lotta alle mafie vincente, in contrasto continuo al mondo della illegalità diffusa.

Spesso il centro sinistra compara proprio questa “frenesia del fare e del realizzare” dei governi di centro destra moderni con il governo fascista della destra storica italiana, connotando però questa comparazione in negativo, stigmatizzando quasi l’imperativo dovere della politica di governare, di fare, di cambiare, di riformare.

E, guarda caso, l’unico esempio di lotta alle mafie decisa oltre quello contemporaneo, è prorpio quello del fascismo pre repubblicano.

Il parallelo offre altri spunti di considerazione:

perchè non è la sinistra a fare, realizzare, riformare e governare il paese, contrastare le mafie e garantire maggiore sicurezza al territorio ed al popolo italiano?

Perchè negli annunci propagandistici della sinistra troviamo sempre la lotta alla corruzione e non la vediamo mai realizzata sotto i suoi governi, come il dato comparato iniziale sembra voler indicare?

Tante domande che chiedono risposte, tante domande che non pretendono certamente di affermare che un certo stile di vita politico offre maggiore libertà alla corruzione, ma che altrettando certamente, un nesso di casualità esiste.

Una risposta a queste domande forse c’è, ed è rintracciabile in un antico adagio popolare:

“fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare”.

Il mare che divide chi combatte la corruzione con le parole e chi lo fa con i fatti.

Il mare che divide chi combatte le mafie con le parole e chi lo fa con i fatti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lunga vita a Roberto Maroni

giovedì, 24 febbraio 2011

Un fiume in piena.

Forse così si può descrivere l’attività incessante del miglior ministro dell’interno della storia della repubblica italiana:

l’onorevole Roberto Maroni.

Seguendo le notizie che provengono quotidianamente dal fronte della lotta alla mafia, ci si accorge di quale incredibile sforzo stia operando lo stato nella lotta alle mafie in questi ultimi anni.

Una attività che propone nuovi modelli di concertazione nelle indagini e promuove unitarietà di intenti fra investigatori delle forze dell’ordine e magistrati inquirenti, con risultati che sorprendono ogni giorno di più.

La ricetta maroniana contro le mafie funziona, eccome se funziona.

Ed è una speranza insperata questa, dopo anni di disperazione e di sconfitte dello stato nei confronti del suo nemico numero uno, l’anti-stato mafioso.

Le mafie italiane sono finalmente sotto un attacco continuo ed imperioso, che ne devasta sistemi e prassi, ne neutralizza i potenziali pericoli, ne decapita le cupole, ne impedisce lo sviluppo incontrollato, ne sentenzia il declino.

Generazioni di italiani hanno sperato che un giorno tutto questo potesse avvenire, per recuperare una fiducia ormai sopita in quelle istituzioni che avevano il dovere di contrastare il fenomeno e l’organizzazione mafiosa sul territorio e che, nonostante tutti gli sforzi, nonostante i caduti, non sembravano sufficientemente efficaci contro il tentacolare attacco mafioso.

E quel giorno è finalmente arrivato, e quell’uomo della provvidenza, è finalmente venuto.

Non si può descrivere la gioia profonda che ogni arresto, ogni sequestro, ogni vertice interrotto dal tintinnio delle manette, ogni organizzazione mafiosa sgominata, rechi nel cuore dei giusti in questo ingiusto paese.

C’è ancora tanto da fare, è vero, ma la strada avviata dal varesino Maroni offre speranza a famiglie e aziende, offre certezza nel futuro ai cittadini ed ai lavoratori che soffrono contro la sleale competizione mafiosa e patiscono sotto il ricatto mafioso.

Non c’è futuro senza speranza.

E questa questa speranza, sembra non avere mai fine.

Ed è con accorato impeto e determinato impegno, che questa lotta per la libertà continua.

E scusate se è poco.

Che Dio doni lunga vita a Roberto Maroni.

E che gli uomini di buona volontà, lo sostengano sempre nella sua sempiterna lotta contro il male.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Domanda intelligente

giovedì, 2 dicembre 2010

Vorrei porre ai lettori di questo blog una domanda intelligente che taluni potrebbero definire impertinente ovvero addirittura insolente.

Ma la domanda è solo intelligente ed è questa:

sapete quanti sono stati i ministri dell’interno italiani di origine meridionale negli ultimi ventidue (22) anni?

Beh, la risposta a questa domanda intelligente è stupefacente:

ben otto ministri dell’interno degli ultimi ventidue anni erano di origine meridionale.

L’analisi della provenienza territoriale continua così come segue:

1 – la quasi totalità di questi otto ministri era di componente politica di riferimento di centro-sinistra;

2 – di questi otto (8), ben sei (6) erano nati in Campania

Nicola Mancino-Montefalcione;

Antonio Gava-Castellamare di Stabia;

Giorgio Napolitano-Napoli;

Rosa Russo Iervolino-Napoli;

Vincenzo Scotti-Napoli;

Antonio Brancaccio-Maddaloni;

3 – i rimanenti due erano nati invece in Sicilia

Enzo Bianco-Aidone;

Giovanni Rinaldo Coronas-Castelvetrano.

Altra domandina intelligente:

come mai ben otto ministri dell’interno provenienti dalle regioni maggiormente infestate dalle mafie non sono riusciti, ne’ singolarmente e neppure cumulativamente, a produrre il più grande contrasto alle organizzazioni criminali mafiose della storia della repubblica italiana che ha portato all’arresto di tutti i più pericolosi boss mafiosi, contrasto prodotto invece da un solo ministro dell’interno varesino, l’onorevole ministro Roberto Maroni?

Altra domanduccia intelligente:

alla luce di questa analisi,

cosa è la questione meridionale,

cosa è la questione settentrionale

e cosa è la questione morale?

Qualche bravo ed intelligente giornalista, vorrebbe porre queste intelligenti domande ai napoletani Roberto Saviano e Italo Bocchino?

Poichè c’è chi la lotta alle mafie la fa solo con le parole e c’è chi, invece, contrasta le mafie con i fatti.

Che Dio doni lunga vita a Roberto Maroni.

Che Dio doni a tutti quegli altri, il dono dell’umiltà.

Che Dio doni a me il dono dell’idiozia, per impedirmi di fare di queste “domande intelligenti”.

Che Dio abbia pietà di me, e di tutta la gente di buona volontà, in ogni caso.

Che Dio ci liberi dal male (possibilmente in questa vita terrena e non in un’altra).

Amen.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Miserevole

sabato, 27 novembre 2010

Come ben dice il napoletano Pino Daniele:

se Roberto Saviano rappresentasse una seria minaccia alle cosche mafiose, egli sarebbe già morto.

Miserevole è l’attacco al ministro dell’interno on. Roberto Maroni, che ha avviato la più grande battaglia che questa repubblica abbia mai vissuto in contrasto alle organizzazioni criminali di stampo mafioso.

Miserevole è l’attacco all’unico movimento politico che non preleva consenso nelle regioni in cui le mafie dimostrano di controllare il voto al fine di ricattare la politica ed estorcerne i favori, agendo anch’esse come molti, troppi gruppi di potere e di pressione, come indebita interferenza sull’agire politico italiano e nel governo del paese.

Questo, tutto questo è profondamente e miserabile.

Miserevole, appunto.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X