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Riflessioni a tastiera aperta – 26 gennaio 2013

sabato, 26 gennaio 2013

In un Paese dove la Giustizia non funziona, malfuniona o disfunziona volutamente, il potente vince sempre sul debole e caino uccide Abele ogni giorno senza mai essere punito per le sue colpe.
Politica e burocrazia devono darsi una mossa, ovvero essere sostituite definitivamente con qualche forma di amministrazione differente che funzioni e difenda il popolo sovrano degli Abele e punisca caino, in tutte le sue forme e potenze.

La casta politico-burocratico-sindacale idagliana e la banda dl buco da 14 miliardi di MPS che pagheranno i cittadini lavoratori ed il popolo sovrano dei nonclienti e non scoi di MPS: un vero e proprio furto.
Nel Monte Paschi di Siena governava e governa la sinistra politica italiana, attraverso uomini della UniCoop, dei sindacati e del PCI/PDS/DS/ULIVO/Margherita/Partito Democratico.
Domanda intelligente:
se questi politicanti dell’anti-politica e questi sindacalisti dei non lavoratori hanno fatto fallire MPS con negoziazioni illecite, illegali, scorrette e non nell’interesse della banca ma del partito dei corrotti o del sindacato dei non lavoratori, allora cosa potrebbero mai fare questi inutili e dannosi al governo del paese?

In Russia sarà vietato parlare di omosessualità o anche fare outing.
Con una maggioranza pressoché assoluta, il Parlamento russo ha approvato una legge che cancella l’omosessualità dalla vita quotidiana del paese.

I politici idagliani?
Tutti auto blu, scorte e puttane (o transputtane, vanno molto di moda).
Tutti chiacchiere e distintivo.
Tutti buoni a nulla assai corrotti e mafiosi.

La Russa: «Genitori omosessuali inducono figli a crescere gay»
Su questo argomento esistono studi un po più approfonditi e recenti.
In realtà sono studi che non hanno nulla a che fare con l’omosessualità, ma con i figli violenti, bulli, tendenti a originare disordine e danno sociale.
La mancanza della figura paterna in una famiglia favorisce l’insorgenza di problemi caratteriali anche seri nei figli.
Ora, si tratta solo di individuare quale sia la “figura paterna” in una coppia omosessuale:
tanti auguri.

Paolo Villaggio: “L’omosessualità è un’anomalia genetica”
L’omosessualità è anomalia genetica?
Patologia deformante del gene?
Il dibattito è aperto da molto tempo ormai.
Se è una patologia o una anomalia, allora, perché assegnarle la palma del diritto ad un inesistente terzo sesso?

600 mila euro di tangente per l’acquisto di 45 autobus a Roma:
sarebbe andata alla segreteria del sindaco Gianni Alemanno.
600mila manganellate e 600mila litri di olio di ricino, ecco come si sistemano “certe cose”.

In relazione alla candidatura del rettore della fallimentare UniFG in politica.
Ma come: capace di governare?
E governare che?
Se governa la politica dei foggiani come ha governato l’università foggiana siamo tutti prossimi al fallimento.

In relazione alla promozione dei prodotti tipici pugliesi agroalimentari
Ottimo lavoro.
Ora però, sarebbe anche l’ora di individuare, mappare e registrare i siti nei territori italiani che hanno ospitato ed ospitano pericolose discariche abusive contenenti anche tossico-nocivi e semmai anche un po di rifiuti radioattivi.
Perché il consumatore ultimo, il cittadino che acquista il cibo per se e per la propria famiglia DEVE ESSERE INFORMATO con apposita dicitura sui prodotti agroalimentari cresciuti e raccolti nei pressi di codeste discariche:
“prodotto piantato, cresciuto e maturato in terreno vicino a dsicarica abusiva”.
E buon appetito
E facciamoli sti’ controlli sugli alimenti:
facciamoli seriamente, onestamente, sicuramente, francamente.

La sfida Cgil: «Piano Lavoro» Camusso: “Solo così si riparte”
Gesualdo: e da quando in qua i sindacalisti italiani sono diventati manager e imprenditori e programmano indirizzi strategici aziendali di settore?
Maleducati alla direzione di banche come MPS si credono capaci di governare il paese.
Aspirante Medico-Stregone: cura te stesso.

Severino: “riforme valide”
L’Anm: “basta leggi ad personam”
Gesualdo: “basta Giustizia da quarto mondo”

Bersani: “trovare una chiave di convergenza sindacati-imprese-governo”
Gesualdo: e chi vi ha mai impedito di farlo nei decenni passati?
Perché il cuneo fiscale non è mai stato contrastato ed eliminato da partiti come il PD e sindacati come la CGIL?
Ed ora, che hai bisogno di consenso, solo ora ricordi che hai anche bisogno di una chiave di convergenza?

Monte Paschi Siena la vogliono nazionalizzata sia Grillo che Samori.
Posizioni inconciliabili che trovano assiomi (le famose convergenze parallele) solo quando c’è da parare il culo ai ladri ed agli idioti che si fanno derubare il posto di lavoro dai ladri.
I caini si aiutano sempre fra di loro.
Il problema d oggi è tutelare Abele, però e non e mai più caino prima di Abele.
Io non voglio pagare il conto per questa classe dirigente di ladroni e mafiosi, corrotti e contaballe per fessi.

Parole in libertà sul tema della Sicurezza
“Le difficoltà nella sicurezza sono tante e variano anche in base alla configurazione urbanistica.
Ma i “soliti ignoti curano” gli operatori della sicurezza e scelgono sempre di agire durante il turno del meno attento, del più distratto. Questa regola è sganciata dal tempo e dal luogo e dalle condizioni generali e particolari:
è una questione di deterrenza.”
“Faccio sempre il solito esempio per far Intuire cosa sia la scelta del aldro in base alla deterrenza:
vi sono due auto uguali parcheggiate l’una di fianco all’altra ed un ladro, ha deciso di rubare una delle due. La prima autovettura, si presenta priva di impianti di allarme e di sistemi antifurto, mentre la seconda appare ben protetta.
Secondo voi, quale delle due auto cercherà di rubare il ladro?”
“Ecco perché la SELEZIONE è TUTTO, nella SICUREZZA come in ogni settore della SOCIETA’ e del MONDO del LAVORO e della PRODUZIONE:
una volta introdotti parassiti nel sistema, il sistema non funziona più, malfunziona o disfunziona in maniera diretta e proporzionale al numero dei parassiti lasciati proliferare da una selezione fatta di raccomandazioni politiche e sindacali.”

La fobia per le intercettazioni fra i boss della mala:
“Aho! Sicuro che dentro ’sta macchina se pò parla’, Vincè?.

Della condizione della raccolta dei rifiuti a Foggia
320 posti di lavoro salvati fra AMICA e Daunia Ambiente che verranno assunti da AMIU Bari:
dopotutto e per come si erano messe le cose (malissimo), è un buon risultato.
Ora però, occorre saperlo mantenere, rispettarlo ed onorarlo questo posto di lavoro, soprattutto in tempi così difficili e amari.
Senza mai dimenticare che AMIU, AMICA, Daunia Ambiente esistono solo ed esclusivamente per offrire servizi al cittadino e per mantenere pulita la città e per nient’altro.

Stamane un mezzo dei Vigili del Fuoco in intervento è stato bloccato ed impedito da un mezzo della ASL parcheggiato (sarebbe meglio dire abbandonato in malo modo) in divieto di sosta in Via Pesola a Foggia a poche decine di metri dalla ASL di Piazza della Libertà.
Complimenti:
figurarsi come vi prendete cura della salute pubblica.
Se tanto mi da tanto.

Un altro aspetto della sanità convenzionata verso il fallimento:
Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo con 600 esuberi e bilancio stracciato.
Padre Pio, beato o santo che sia, ringrazia politici e burocrati per essere riusciti a distruggere anche quel gioiellino sanitario che era il suo ospedale.
Mi unisco alle maledizioni di Padre Pio.
Politici, burocrati e sindacalisti al rogo.

Un tempo, si affermava anche a livello scinetifico che le donne fossero maggiormente al riparo da certi tumori derivanti dal tabagismo.
Poi le donne delle lotte femministe per l’uguaglianza dei diritti fra i sessi cominciarono a fumare “per sentirsi più uguali all’uomo” e la comunità scientifica dovette ammettere che quel basso rischio tumorale era relativo al basso tasso di tabagismo fra le donne.

Commentando i finanziamenti regionali nella produzione di olio pugliese
E c’è un rettore semisospeso di una università pugliese semifallita che non ha ritenuto interessante creare una “Università dell’Uva e del Vino” o un Dipartimento equipollente.
Incredibile, ma vero.

Dietro l’evasione fiscale, spesso, si nasconde qualcosa di losco, si nasconde una ricchezza che non vuole sfuggire solo al fisco ….

Trattativa Stato-mafia: le istituzioni contro la ricerca della verità

lunedì, 10 settembre 2012

Lo stato mafioso si espone pienamente in difesa dello status quo degli affiliati infiltrati in abuso del potere pubblico.

La Procura della Repubblica di Palermo indaga nella Trattativa fra Stato e mafia.

Si ipotizza concretamente che pezzi importanti delle istituzioni avrebbero svenduto il potere dello stato, i cittadini-lavoratori ed il popolo sovrano al prepotere delle organizzazioni mafiose, compiendo atto di Alto Tradimento.

Nlelle indagini emergono intercettazioni che coinvolgono giorgio napoletano (Presidente del CSM, Presidente della Repubblica e Capo dello Stato, già Presidente della Camera dei Deputati ed ex Ministro dell’Interno), il suo consigliere napoletano loris d’ambrosio (che morirà improvvisamente per un infarto subito dopo essere stato sentito dai PM palermitani e poco prima di essere sentito dall’Anti-mafia), ed il napoletano nicola mancino (ex Vicepresidente del CSM, già Ministro dell’Interno e presidente del Senato della Repubblica).

Il Quirinale nella persona del Presidente giorgio napoletano, solleva il conflitto di attribuzione nei confronti dei Pubblici Ministeri della Procura della Repubblica di Palermo, impedendo di fatto la ricostruzione di una verità storica nei rapporti fra stato e mafie in italia.

Oggi il Consiglio Superiore della Magistratura ammonisce il Procuratore Aggiunto Ingroia a non fare politica nell’auspicare un cambio della classe politica nella misura di un rifiuto della connivenza fra mafia e politica.

Sintesi:

il CSM di napoletano & mancino attacca politicamente i giudici che hanno intercettato l’attuale Presidente del CSM ed un ex presidente Vice-Presidente del CSM, entrambi napoletani.

Il terzo napoletano di quelle intercettazioni muore improvvisamente, pare a seguito della somministrazione di un caffè.

A me non serve altro per capire cosa si diceva in quelle telefonate intercettate dalla magistratura inquirente e impedite nell’utilizzo e nella pubblicazione da parte della più alta carica istituzionale dello stato.

Io non sono uno stupido e non ho alcun bisogno di ascoltare per riconoscere il linguaggio ed il comportamento mafioso.

Ha ragione Ingroia:

deve cambiare tutta la classe politica perché in Italia si possa conoscere la verità sulle stragi, su tutte le stragi.

Senzadubbiamente.

Pena di Morte per in mafiosi e per i loro complici, affiliati o ricattati.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Schettino, vile e codardo pluriomicida è libero: mai in carcere

giovedì, 5 luglio 2012

Nella migliore tradizione napoletana e nel più completo rispetto della tempistica e del metodo mafioso, il vile codardo pluriomicida Francesco Schettino viene rimesso in libertà dalla ingiustizia idagliana, posto che sinora, Schettino non aveva neppure scontato un sol giorno nelle patrie galere, ma aveva dimorato nella sua comoda casa, permettendosi addirittura una fuga di piacere per il pranzo pasquale.

Beh, mancava solo l’ennesimo abuso del rito cristiano del perdono per un tale codardo ed assassino.

Ovviamente, il tutto avviene in un silenzio piuttosto colpevole, complice ed omertoso della informazione idagliana, che dovrebbe invece accogliere inorridita e in un mare di proteste la notizia della messa in libertà di un tal gaglioffo, vile e codardo, le cui mani sono lorde del sangue di tantissime morti innocenti.

Ma in idaglia, mafioso non mangia mafioso, e così via.

Anzi, talune testate riportano addirittura la contraffatta pubblicità di uno schettino eroe, che avrebbe salvato con coraggio ed intelligenza, migliaia di passeggeri.

Ma che schifo di paese è mai questo?

Quali squallidi figuri amministrano la (in)giustizia in Italia?

Quali uomini codardi e capitani pluriomicidi governano le navi nel mare nostrum?

Chi ha formato e chi ha addestrato gli uni e gli altri?

Chi li ha laureati e chi li ha selezionati?

Ma la vera domanda da porsi è questa:

chi pagherà per la perdita verticale di credibilità del sistema di controllo navale italiano e chi pagherà per la inutile e, per certi versi, cercata e voluta morte di decine di viaggiatori-passeggeri-turisti a bordo della Costa Concordia?

Beh, un po come tutte le tragedie idagliane, anche questa si avvia ad una conclusione senza trovare e punire un colpevole, un reo, un assassino, un lurido e vile codardo che venga rinchiuso vita natural durante in una cella penitenziaria, a scontare i suoi evidenti deficit professionali e le sue imperdonabili insufficienze e deficienze (in)umane.

Ma è proprio questo che avviene da decenni in Italia:

si premia chi non merita e si procede irrazionalmente verso scelte che producono un sicuro fallimento.

Lasciate perdere le massonerie e le paventate lobby bancarie:

in Italia vi è abbastanza merda da lordare ed infettare il mondo intero.

francesco schettino presidente della repubblica italiana subito!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Mafia è un Cancro? Errore, è un virus

domenica, 22 maggio 2011

Il Tumore Maligno, altrimenti detto Cancro, si presenta spesso come un agglomerato organico con tentacoli ricoperti di piccole propaggini simili a spore.

Per questo motivo il Cancro viene spesso definito come una Piovra, per similitudine di forma.

Nella realtà sociale invece, la Mafia viene definita un Cancro a causa della sua elevata aggressività ed infiltrabilità del tessuto sociale e delle sue propaggini molto simili ai tentacoli di una Piovra.

Ma viene altresì definita come un Cancro per la sua similitudine degerativa cellulare:

convivono nello stesso organismo cellule sane e cellule tumorali.

Questa condizione rende difficilissima la cura di un Cancro, poichè il metodo di cura principale, non distingue nella sua azione assassina fra cellule sane e cellule tumorali, uccidendo le prime e le seconde in egual modo.

La terapia oncologica chimica rallenta solamente il processo di aggressione del Cancro, non lo risolve definitivamente.

Il processo tumorale procederà comunque indisturbato, solamente rallentato.

La casistica cinematografica ha proiettato la visione mafiosa come un attacco tentacolare, dando vita alla definizione di Piovra Mafiosa.

Ma questa visione non è esatta.

Il Cancro Mafioso non è una patologia oncologica maligna, ma è una infezione virale, almeno nell’aspetto della sua trasmissione sociale.

Analizziamo questo aspetto.

Prendiamo a prestito dalla cronaca una notizia che aiuterà la migliore comprensione della trasmissione di quello che, d’ora in poi, definiremo come il Virus Mafioso.

Il Presidente di un Tribunale viene arrestato con l’accusa di Corruzione.

Sono circa una sessantina gli episodi al vaglio della Magistratura Inquirente nel caso in oggetto, episodi che coinvolgono altrettanti avvocati, al momento ritenuti persone informate sui fatti.

Il Presidente del Tribunale, nonostante esistano i motivi per un suo isolamento, viene messo agli arresti domiciliari e non in regime di detenzione carceraria, a dimostrazione del fatto che la legge in Italia, non è uguale per tutti.

Ora, cancellate dalla mente i nomi legati a questi fatti e concentrate la vostra attenzione su come si è trasmesso il Virus Mafioso all’interno del potere dello stato, infiltrazione sempre ricercata dalle organizzazioni mafiose.

Ohps, il termine infiltrazione non è più idoneo nella nostra analisi, meglio utilizzare il termine “contaminazione”.

Fra i casi ipotetici di reato presi in oggetto dalle indagini della magistratura, vi è quello di due pregiudicati calabresi che avrebbero ottenuto favori nella attenuazione delle misure cautelari disposte nei loro confronti disposte, come prescrive la legge, dal presidente del Tribunale.

Ma anche Boss della criminalità organizzata avrebbero concesso doni in danaro ed in oggetti preziosi ed in altra natura al presidente del Tribunale in cambio di favori sia in campo penale che civile.

Ora, analizzando in modo asettico tale situazione, potremo concordare tutti su di un fatto ineluttabile:

il Virus Mafioso si diffonde e si trasmette all’interno di un canale molto ben individuabile:

la Corruzione dei pubblici funzionari, dei pubblici ufficiali, dei dipendenti pubblici e degli amministratori che esercitano poteri dello stato.

Come vedete, l’infiltrazione mafiosa del concetto tumorale avviene nel momento in cui cellule cancerogene mafiose spostano la loro attenzione in territori differenti da quelli di origine, mentre la trasmissione virale avviene attraverso il metodo corruttivo.

Se affianchiamo questa analisi al livello di corruttibilità che esiste in Italia, potremo comprendere meglio con quale rapidità questa infezione virale rischia di estendersi, infettando irrimediabilmente tutto il Paese.

Attenzione però, a non cadere in un errore di interpretazione piuttosto grossolano:

il presidente del Tribunale ed i sessanta avvocati coinvolti in questa vicenda giudiziaria non sono dei soggetti mafiosi, ne tantomeno hanno aderito o sono stati affiliati ad alcuna organizzazione mafiosa, almeno da quanto emerge dalle rilevanze delle indagini che sono state rese pubbliche e dalle quali traiamo un mero spunto analitico, anche se, visto il numero di soggetti coinvolti, il reato associativo non sarebbe da escludere a priori.

Eppure, questi soggetti che definiremo non viralmente contagiati, agiranno in modo veloce ed efficace per trarsi di impaccio da questa brutta faccenda, utilizzando tutti i metodi a loro disposizione per limitare i danni.

Aggiungiamo che, per un presidente di Tribunale ed una non marginale parte dell’avvocatura di una città, essere a conoscenza di scheletri nascosti negli armadi altrui, non è un fatto incidentale, ma una sorta di deformazione professionale:

non è infatti possibile pensare che tutti i comportamenti previsti dalla legge come penalmente perseguibili siano valutati in un pubblico processo, a cominciare dal limite delle prove necessarie ad avviare un procedimento penale nei confronti di chiunque.

Credete che questi soggetti coinvolti in una indagine della magistratura non utilizzeranno ogni arma in loro possesso per evitare il peggio?

Certo, essi non sono dei soggetti contagiati dal Virus Mafioso, così come lo sono tutti gli altri soggetti che potrebbero subire condizionamenti o pressioni da loro, ma attraverso la loro influenza e la loro conoscenza degli ambienti, essi sono la migliore arma involontaria ed incosciente di trasmissione del virus stesso.

E’ infatti nel magma dei favori e delle prebende, delle clientele, della illegalità diffusa e della corruzione dilagante che il Virus Mafioso si estende rapidamente.

E’ certamente questo il metodo di trasmissione del Virus, presso soggeti che non si sarebbero mai sognati di aderire ad alcuna organizzazione mafiosa, ma che, altrettanto certamente, agendo in favore della prorpria tutela e difesa, concorreranno involontariamente a diminuire l’impatto punitivo della legge anche su gli altri soggetti coinvolti.

Ecco come il Virus Mafioso si estende minando alla base il potere statale, contagiando continuamente dall’interno del sistema legale e civile, e che finisce per agire involontariamente come metodo di difesa.

E maggiore è il potere ed il numero dei soggetti che si trovano involontariamente coinvolti, maggiore sarà la capacità di trasmissione e la potenzialità evolutiva del Virus.

Ora, se questa analisi elementare può essere proiettata sul tessuto sociale italiano, comprendiamo tutti meglio come non vi sia una difesa efficace possibile da questo tipo di aggressione virale.

Se poi, andiamo ad analizzare gli altri stumenti attraverso i quali si riciclano o si esportano nei paradisi fiscali esteri i proventi della corruzzione politica e burocratica, potremo meglio comprendere come le organizzazioni mafiose non possano far altro che utilizzare questi stessi “canali garantiti” per riciclare ed investire i flussi finanziari prodotti dalle loro attività illecite ed illegali, nonchè, criminali.

Se aggiungiamo al dato di corruttibilità del paese il dato statistico che indica l’organizzazione mafiosa ‘ndrangheta come la prima azienda italiana per fatturato, vedremo materializzarsi i motivi per i quali il potenziale virale messo in campo sia altamente contagioso, e vedremo spuntare anche i motivi per cui, delle storiche mafie italiane, quella meno aggredibile da parte dello stato si è dimostrata proprio quella prima azienda italiana che è un’azienda mafiosa.

Basti vedere la brutta fine che hanno fatto indagini della magistratura come “Why Not”, “Why Not 2″ e “Poseidon”, compresa la spaventosa correlazione che fecero emergere quelle indagini con i vertici politici del potere statale:

i motivi che sono alla base della caduta del secondo governo Prodi, potrebbero essere ricercati proprio dai fatti che fecero emergere quelle indagini, indagini a loro volta oggetto di continue vessazioni e di tentativi di contrasto e di insabbiamento, tentativi messi in atto proprio dal elementi che esercitano un potere statale, come nel caso del ministro della giustizia e componente del governo Prodi, Clemente Mastella.

Come nel primo caso preso in analisi, anche in questo secondo caso possiamo credere che i soggetti politici coinvolti in quelle indagini della Magistratura fossero tutt’altro che dei soggetti mafiosi, ma che altrettanto certamente il loro coinvolgimento in quelle indagini, ha contribuito certamente a salvare il sistema mafioso da ulteriori danni e punizioni previste dalla legge.

Tirando le somme, l’analisi consente di esprimere una linea ben definita e marcata di come si diffonda il Virus Mafioso e di come, certi apparati e poteri dello Stato, possano divenire fertile terreno di trasmissione del principio della impunibilità piuttosto di quello della Legalità.

Bisogna quindi ben delineare i due aspetti di diffusione dellle mafie:

1 – infiltrazione di nuovi territori attraverso soggetti, attività e mezzi finanziari certamente mafiosi;

2 – contaminazione di organi vitali del potere statale attraverso il coinvolgimento di altri soggetti estranei, al fine di aumentare l’effetto di impunibilità e di impunità che realizza l’indistruttibilità di certe organizzazioni mafiose nel nostro paese.

Sintesi

La pregevole azione di contrasto alle organizzazioni mafiose messa in campo dall’attuale ministro dell’Interno colpisce duramente il primo punto, senza alcun dubbio, contrastando fortemente l’infiltrazione mafiosa in nuovi territori.

Ci domanderemo allora perchè non sia mai stata messa in campo prima una tale azione, potente ed efficace, da parte dei poteri dello stato.

Ma una durevole azione di contrasto e di eliminzione del fenomeno mafioso in quanto tale non può non considerare il secondo aspetto di trasmissione del Virus Mafioso, quello dell’uso di canali privilegiati e garantiti costruiti dal fenomeno corruttivo, di cui al punto due.

Ma qui la faccenda si fa calda, molto calda:

se le organizzazioni mafiose seguono i medesimi canali di ricclaggio e di investimento seguiti dai proventi della corruttela di dipendenti e amministratori pubblici infedeli, questo grado di diffusione virale mafiosa, non è esso stesso la migliore garanzia di sopravvivenza e di intoccabilità delle mafie?

E qui, si fermano queste analisi, queste tesi e queste cosiderazioni su sintetizzate.

Andare oltre, significherebbe una certa condanna a morte per chiunque in questo paese.

Se gli interessi dei corrotti si uniscono a quelli dei mafiosi, ogni analisi si ferma qui, nella considerazione dell’elevato pericolo che assegni ogni altro passo ulteriore in questo senso.

Ma, c’è una cura a tutto questo?

Beh, oltre all’azione del ministero dell’Interno, al sequestro dei beni mafiosi (mai avvenuto nei paradisi fiscali, attenzione) ed al regime di carcere duro, l’applicazione della Pena Capitale per il mero reato associativo mafioso, sarebbe un efficace strumento di lotta alle mafie.

Ma per il punto due, non vi è nessuna alternativa alla applicazione di pesantissime punizioni di legge per i reati di corruzione e di riciclaggio, quali l’ergastolo a vita in un regime di carcere duro, almeno pari a quello attualmente applicato ai mafiosi.

Ma questa non è più analisi, ne tesi, ne sintesi, ma è sogno umano allo stato puro.

Basti vedere in quali difficoltà si dibatte il DDL anticorruzione, contenente misure certamente e di gran lunga inferiori a quelle auspicate in un semplice post di un blog sul web come questo.

Anche se, va considerato che, i segnali di libertà che provengono dal web si dimostrano sempre meno virtuali e sempre più reali, come racconta l’odierno superamento della vendita di E-Book rispetto alla vendita di libri cartacei online.

Sarà forse il progetto Arpanet, oggi divenuto Internet a fare di questo paese un paese libero e normale?

No, almeno sino a quando le riunioni di organi statali come il Consiglio Superiore della Magistratura e le riunioni del Consiglio dei Ministri non saranno aperte al pubblico, sia pure solo ad un pubblico silente come può essere quello del mondo libero del web che assista in diretta alla gestione della cosa pubblica.

Ovvero dovremo ancora assistere alla malversazione del potere gestito in favore di cosa nostra.

La Cosa Pubblica, cari politici e cari burocrati entrambi dipendenti dei cittadini italiani, non è ne cosa nostra, ne cosa vostra, ma Cosa Pubblica, appunto, che va gestita e governata in una pubblica diretta, sotto gli occhi di tutti.

Una porta chiusa lascia apre più dubbi di una certezza negativa:

cosa avrebbe da temere il sistema da un governo della Cosa Pubblica pubblico e trasparente?

Penso che dovrò aggiornare la lista dei miei nemici, ora:

oggi si è sicuramente allungata in modo straordinario.

La Confraternita del Cannuolo è molto nutrita.

In tutti i sensi ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare

martedì, 26 aprile 2011

Secondo i dati ufficiali resi noti dal ministero della giustizia italiano, le sentenze di condanna per il reato di corruzione sono in continua discesa.

Nel 1996 le condanne erano 1159, mentre nel 2006, sono solo 186.

Non è noto se il dato sia sceso per la diminuzione del fenomeno corruttivo ovvero per motivi afferenti ad altre condizioni.

l’indice di corruzione percepita (CPI, Corruption Perception Index), pubblicato annualmente dalla organizzazione Transparency International, misura il grado di corruzione che caratterizza gli abusi di potere di politici e pubblici ufficiali finalizzati a beneficio personale, non segue l’andamento del dato delle sentenze di condanna per corruzione, assegnando posizioni sempre peggiori nella sua classifica all’Italia.

Il dato ufficiale del ministero dell’Interno relativo alle persone che sono state denunciate e/o arrestate per il reato di corruzione negli anni 2005 e 2006 in Italia, offre uno spunto di considerazione se suddiviso per regioni.

Prima la Campania con ben 316 soggetti, seconda l’Emilia Romagna con 126, terza la Puglia con 95.

Se rapportiamo ora questo dato a quello politico nelle tre regioni che guidano questa classifica della vergogna, otteniamo un risultato omogeneo.

La regione Campania è stata governata per ben dieci anni (dal 2000 al 2010) dalla giunta Bassolino (DS-PD).

La regione Emilia Romagna è stata guidata da Vasco Errani (PD) dal 1999 ad tutt’oggi.

La Regione Puglia vede il governo ininterrotto di Nichi Vendola (PRC-SEL) dal 2005.

L’analisi dei dati comparati, offre uno spunto di considerazione interessante:

nelle regioni in cui si è verificato il più alto numero di arresti e denunce per corruzione, la guida politica è sempre stata nello stesso periodo temporale dell’area di centro sinistra.

Un nesso di casualità che non può essere considerato direttamente proporzionale, ma è un nesso che certamente induce a riflessioni profonde nell’analisi correlativa.

Cosa divide la proposta politica delle aggregazioni politiche di centro sinistra da quelle del centro destra?

Possiamo addentrarci in questa analisi alla ricerca di eventuali differenze che supportino o neghino questo nesso di casualità?

Per assurdo, nella proposta politica del centro sinistra italiano è proprio la lotta alla corruzione ed alle organizzazioni mafiose una delle promesse elettorali che fanno la differenza.

Ma la lotta alla corruzione è un atto politico di fede quotidiana, laddove la interpretazione politica, ne rappresenta un punto nevralgico.

Che sia un politico o un burocrate, il pubblico ufficiale corrotto è il passaggio obbligato di questo reato e non possiamo dimenticare come sia la politica a governare la burocrazia.

Ma come può verificarsi il paradosso per cui, nelle regioni con una guida politica di governo di centro sinistra, si verfichino i maggiori casi di corruzione?

E come può la politica rinunciare ad analizzare un simile paradosso?

E se, paradosso nel paradosso, fosse proprio quella parte politica che nella sua proposta promette maggiore attenzione al fenomeno corruttivo a governare quelle regioni laddove il fenomeno appare maggiormente dilagante?

Il contrasto salta subito all’occhio di un attento osservatore.

Appare come mancante quel filo che traduce una proposta politica come una promessa elettorale alla sua realizzazione effettiva.

Il centro sinistra italiano sbandiera spesso e volentieri accuse generiche ai suoi avversari politici al governo del paese di essere troppo concilianti con il fenomeno corruttivo, dimenticando cosa accade invece all’interno e/o al disotto di quei complessi pubblici che essi stessi governano.

Sotto il profilo della lotta alle organizzazioni mafiose questa linea di condotta è maggiormente evidente.

Sembra che nel centro sinistra non si denunci altro che l’infiltrazione mafiosa nel potere pubblico quando è invece il governo del centro destra ad offrire nei fatti la più grande offensiva mai registrata nella storia della repubblica italiana alle organizzazioni mafiose, con l’arresto di tutti i super latitanti ed il sequestro di immense ricchezze sotratte alle mafie.

In realtà, osserviamo che è proprio “la politica del fare” la caratterizzazione più evidente e marcata che identifica l’operato politico del centro destra e che lo distingue da quello del centro sinistra.

Un materialismo storico che distingue da sempre l’opera delle politiche di destra nel nostro paese.

Un materialismo che si traduce in riforme realizzate, in lotta alle mafie vincente, in contrasto continuo al mondo della illegalità diffusa.

Spesso il centro sinistra compara proprio questa “frenesia del fare e del realizzare” dei governi di centro destra moderni con il governo fascista della destra storica italiana, connotando però questa comparazione in negativo, stigmatizzando quasi l’imperativo dovere della politica di governare, di fare, di cambiare, di riformare.

E, guarda caso, l’unico esempio di lotta alle mafie decisa oltre quello contemporaneo, è prorpio quello del fascismo pre repubblicano.

Il parallelo offre altri spunti di considerazione:

perchè non è la sinistra a fare, realizzare, riformare e governare il paese, contrastare le mafie e garantire maggiore sicurezza al territorio ed al popolo italiano?

Perchè negli annunci propagandistici della sinistra troviamo sempre la lotta alla corruzione e non la vediamo mai realizzata sotto i suoi governi, come il dato comparato iniziale sembra voler indicare?

Tante domande che chiedono risposte, tante domande che non pretendono certamente di affermare che un certo stile di vita politico offre maggiore libertà alla corruzione, ma che altrettando certamente, un nesso di casualità esiste.

Una risposta a queste domande forse c’è, ed è rintracciabile in un antico adagio popolare:

“fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare”.

Il mare che divide chi combatte la corruzione con le parole e chi lo fa con i fatti.

Il mare che divide chi combatte le mafie con le parole e chi lo fa con i fatti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X