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Maroni, Saviano, il cancro Mafia e le metastasi

giovedì, 17 ottobre 2013

Il caso dello scioglimento del primo comune lombardo per mafia (Sedriano) conferma che la Palma nasce a sud e va a nord.

Aveva ragione Maroni, non Saviano:

il gruppo di ‘ndranghetisti che hanno originato l’allarme che ha portato allo scioglimento del comune lombardo erano calabresi trapiantati in Lombardia.

Il cancro è la calabria, le metastasi sono i calabresi.

Quale sarebbe il male lombardo?

Non aver impedito a calabresi, siciliani e campani l’ingresso in Lombardia e in tutto il nord?

Non aver realizzato la scissione del nord da questo schifo di sud?

Non aver eretto un muro che separasse l’Italia in due:

una Italia povera, viziosa e mafiosa ed una Italia ricca virtuosa e libera dalle mafie?

La mafia al nord non esiste:

l’hanno portata lì i meridionali.

Da questo Sud non sono fuggite solo le migliori intenzioni.

Senzadubbiamente.

Gustavo Gesualdo

Riflessioni a tastiera aperta – 19 marzo 2013

martedì, 19 marzo 2013

Leggo un sempre maggiore distacco fra queste istituzioni politiche ed il Paese Reale.
E sento sempre più forte un grido di richiamo antico che rivendica giustizia sociale ed economica.
Temo che il tempo per salvare il salvabile sia scaduto.
Ma restate pure lì a fare il solito niente:
tanto non siete in grado di salvare nessuno, se non voi stessi.

La politica italiana sarebbe perfetta per un film.
Condivido.
E allora sbattete fuori dalla realtà italiana questa politica e rinchiudetela in un film, per sempre.

Il pasticciaccio indiano dei due assassini che si danno delle arie da professionisti della sicurezza:
se tu fai un torto a me, io poi fo un torto a te.
Complimenti

Sinceramente esagerano.
Con la più grande discarica abusiva di tossico-nocivi d’Europa in località Giardinetto stanno a rompere gli equilibri per un termovalorizzatore di ultima generazione a Orta Nova?
E, di grazia: dove dovremmo stoccare, discaricare, smaltire o differenziare i nostri rifiuti?
Forse nel termovalorizzatore di Brescia?
Ancora con questa cultura disfattista e deresponsabilizzante.
No, non è consentito. No, non si può rompere all’infinito così.
C’è un limite a tutto: anche alle rotture di scatole

Siamo rovinati.
Un tempo eran ben altri i livelli sociali, economici, militari e culturali dei paesi con i quali l’Italia intraprendeva commerci e stabiliva alleanze.
Oggi siamo ridotti a chiedere l’elemosina all’Albania.
Tutto finito, tutto distrutto.
E tutto grazie alla classe dirigente italiana, la più mafiosa e corrotta possibile, che ha messo in ginocchio il presente ed il futuro di questo Paese.
E, di grazia, cosa acquisteremo e cosa venderemo nel rapporto commerciale con gli albanesi?
Un po di mafia?
Uno scambio mafioso?
Complimenti.

Pronto per la sua Waterloo, il cav si accanisce nell’ennesimo tentativo di spaccare in due il paese, di dividere fra destri e sinistri, di dividere per imperare.
Questa è l’ultima battaglia di un politico che promise tanto e realizzo’ niente.

La mafia ha già invaso tutto il paese, oltre Roma, anche Torino e Milano.
Solo ora te ne accorgi, Grasso?
Arrivi tardi, parecchio tardi.

Il presidente degli Statu Uniti d’America, Barack Hussein Obama II, dopo aver esteso l’accesso gratuito al servizio sanitario americano a milioni di indigenti, produce la perdita di ben 750.000 posti di lavoro con un “taglio alla repubblicana” alla spesa pubblica.
Bravo, buono, riformista di sinistra: assassino peggio degli altri, poiché ritiene di essere anche un grande presidente buono.
Buonista, al massimo, ma non buono, certamente.

Se fallisce l’Italia, anche la borsa di Marte avrà ripercussioni.

Mogli e buoi dei paesi tuoi. E allora, mussulmano che ti lamenti del nostro stile di vita, cosa ci fai in Italia? Vattene a casa tua, fra la tua gente che vive secondo la tua legge, la tua religione, le tue prassi e le tue consuetudini.
Non venire qui a rompere le scatole: ci sono almeno mille anni di civiltà che separano il tuo stile di vita dal nostro.
Torna a casta tua, e porta con te la Boldrini.

Un governo di anche solo due anni?
E certo, il tempo necessario ai parlamentari PD e PDL della scorsa lesgislatura interrotta prima del tempo naturale di raggiungere l’agognata quanto immeritata megapensionedaparlamentarenullafacente.
Dovrebbero solo vergognarsi di esistere.
Tutti, nessuno escluso.

Un esempio e comprendiamo tutti meglio il senso della cosa.
Se il segretario a mezzo servizio di un partito politico importante sente improvvisamente l’esigenza di dichiarare pubblicamente che vuole un “partito degli onesti”, allora perchè si lamenta quando riceve la critica di “partito di impresentabili”?
Se l’azione politica fosse onesta non vi sarebbe l’esigenza di puntare ad un “partito degli onesti” a parole.
Non credete?

Ha garantito nel tribunale indiano che i due marò sarebbero tornati dopo il permesso in Italia riconsegnandosi alle autorità indiane.
Invece, i due marò non sono tornati.
Ora, l’ambasciatore italiano in India rischia l’arresto.

Il PDL appoggerebbe un governo bersani se al Quirinale vi fosse Berlusconi.
Bersani accetterebbe voti rubati al M5S se al Quirinale vi fosse D’alema.
Non è cambiato nulla: la solita classe dirigente italiana.

Sono disgustato dalla mancanza di coerenza che vige.
Sono amareggiato dal poco valore che si attribuisce troppa gente.
Valete di più, non potete svendere tutto per uno stipendio.
Occorre una rivoluzione culturale, sociale, politica, sindacale, di sistema.
Io farò la mia parte, nel mio piccolo, ma non basta.
Destatevi, risorgete, alzatevi.
Non accontentavi di un piatto di lenticchie, un po di tecnologia portatile e qualche sfizio.
Osate qualcosina di più.

Beppe Grillo non è mafioso
Beppe Grillo deve morire
Hanno iniziato a scavare la sua fossa

Tratto da una discussione con un amica conservatrice su FB:
“Con questa legge elettorale voluta dai mafiosi parlamentari si piega qualsiasi cambiamento con il cambio di casacca di pochissime unità parlamentari, meno delle dita di una sola mano.
Cosa vuoi candidare Grillo come premier se in parlamento abbiamo avuto maggioranze mafiose?
La rivoluzione culturale questo paese non la può avviare, causa scarsa capacità intellettuale, culturale e morale. Ma dove andate? Cosa volete? Come lo realizzate?
Nessuno deve saperlo, tutto deve restare piegato alle mafie corporative che costituiscono la classe dirigente italiana.
Omertà, mafia, corruzione.
Ma quale rivoluzione culturale che sono degli ignoranti pazzeschi che si vendono per poco o niente.
Ci vuole una costituzione morale propria imbattibile per modificare una costituzione morale collettiva mafiosa.
E ad esserne dotati in questo paese, ne sono talmente pochi da essere contati sulle dita di una sola mano, appunto.”
“E quando parlo di ignoranza, non parlo del possesso di una laurea, ma del possesso di una intelligenza razionale che assurga a motore culturale. Cosa che in Italia, oggi, NON ESISTE.”
“E soprattutto, di una intelligenza razionale che conosca e riconosca una etica ed una morale, una norma statale ed una norma religiosa. Qui sembra la tarantella della corsa alla violazione di regole e norme.”
“Non è solo la morale e l’etica: è l’intelligenza, è una educata razionalità che manca. In Italia si ha una visione così corta della vita sociale e comunitaria da fare i brividi a qualunque pelle civilizzata. Tutto da rifare: serve un motore culturale per far ripartire l’intera macchina, Un motore culturale è una mente illuminata, visionaria, che sia amata e sorretta. Qui ti sparano nelle gambe come dei mafiosi, che è quello che è successo in parlamento in questi giorni: questi sono veri e propri attentati mafiosi alla democrazia.”
“Non devi aspettare, non puoi aspettare. Quando qualche mente illuminata si affaccia alla ribalta, come nel caso di Beppe Grillo e del suo movimento 5 Stelle di cui trattiamo, la risposta è sotterranea, mafiosa, silente, anti democratica. Lo vedi come lo trattano sti mafiosi? E a che serve avere intelligenza e voti se questi mafiosi cambiano le regole per impedire il cambiamento? Occorre prima fare pulizia, culturale, sociale, politica, sindacale, morale. Poi cerchiamo “la mente” che debba fecondare una nuova italia.”

L’accerchiamento ai grillini della mafia parlamentare e della feccia alleata per fermare ogni cambiamento dello status quo e del sistema italiano ha ottenuto la prima vittoria.
Beppe Grillo è un mostro di intelligenza.
I grillini si vendono per poco o nulla.
La solita storia della mafiosità italiana.

Quando non si sanno le cose come stanno ed i ruoli quali sono. Il più grande sostenitore di Assad di Siria in Italia si chiama Nicola Vendola di cui la Laura Boldrini è appendice.
Della serie Nicola produce rifugiati e la Boldini si ingrassa.
Comprendo che la la razionalità in questo paese è morta e sepolta, ma io rifiuterò sempre di mandare all’ammasso il mio cervello.
Quando il nicola di bari andava in visita ufficiale in Siria da Assad e spendeva i danari dei pugliesi per fare investimenti in Siria, io scrivevo alla sua mail che faceva errori molto più grandi di lui (lei, ello, ella?) e della sua responsabilità. Ottenni risposta sibiliina che diceva in sintesi che non avrei dovuto accendere di quei fuochi. E lui/lei non avrebbe dovuto partecipare dalla parte sbagliata al massacro del popolo siriano. Assassino/a.

La elezione ad una alta carica istituzionale dello stato italiano della Boldrini metterà in rilievo ancor più le esigenze degli immigrati extra comunitari che entrano illegalmente nel nostro paese piuttosto delle esigenze degli ultimi fra gli italiani, i più bisognosi, postposti razzisticamente a penultimi di quegli ultimi che NON sono italiani.
Io so cosa è il razzismo e so chi lo esercita: perfettamente.

Quando si cambia, salvare il peggio del passato è cosa errata:
quando si fa pulizia, non si lascia sporco da nessuna parte.

Mi piace questo Li Keqiang, un riformista.
“Coloro che si rifiutano di riformar potranno non sbagliare ma saranno incolpati per non essersi presi la loro responsabilità storica”.
“Le riforme sono come il canottaggio controcorrente non riuscire ad andare avanti significa cadere indietro”.
Avrei potuto dirle io queste cose: perfetta identità di vedute.

Chiedere ad un italiano di lavorare è già cosa ardua in se.
Chiedere ad un italiano di lavorare anche la domenica ed i festivi, è una richiesta oltraggiosa della panza e delle pantofole, unici due valori rimasti di un modello di vita che è indicato nel mondo come fomentatore di crisi economiche e di dissesti nei bilanci pubblici.
Gli italiani sono un popolo conservatore e pretendono di restare tale.
Essi non voglono cambiare nulla.
Essi sono destinati al declino e alla scomparsa.

E mentre il paese affonda come la nave concordia, perché mal guidato in decenni di ladrocinio autorizzato politico e burocratico, osservo questi inutili politici che si accapigliano negli studi televisivi senza comprensione alcuna per il popolo che soffre.
Il vero problema è che loro devono prendere tempo, per assicurare almeno un anno di legislatura che unito ai quattro della scorsa legislatura, garantisca una pensione agli inutili e agli inetti.

Il debito pubblico italiano è ormai troppo alto per poter essere posto sotto controllo e ridimensionato senza dover versare lacrime e sangue del popolo italiano. Nessun politico che abbia esercitato il potere esecutivo italiano ha avuto il coraggio di tagliare decisamente la spesa pubblica e frenare la crescita del debito.
Il problema italiano è politico: non sono capaci.

Toh, ma guarda, è proprio vero:
l’italia non ha fatto nessuna riforma di quelle richieste e previste nel piano di salvataggio dei paesi P.I.G.S.
La ripresa italiana è a rischio, quindi?
Mah, secondo me per vedere la ripresa, dovremo attendere qualche anno e per vedere i suoi benefici, qualche decennio.

Bene, anzi male.
Dopo il primo parlamentare indagato (siciliana del PD con vari parenti politici indagati e/o arrestati), ecco arrivare il secondo parlamentare indagato ed è del PDL.
Facciamo le somme: il sindaco di Francavilla Fontana e tutta la maggioranza di cdx che lo sosteneva, il capo dell’Ufficio tecnico del comune, un ex ed un neo eletto parlamentare del PDL, il presidente dell’ordine dei farmacisti di Brindisi.
Complimenti.

Il terzo sesso è una invenzione, ne più ne meno che una opinione politica.
Non ha fondamento giuridico, ma solo ideologico.
Va trattato per quel che è, non per quel che aspira ad essere.

Coppia gay, entrambe medici (uno ginecologo e l’altro pediatra ) va in banca per un disguido e viene apostrofata così:
“Mi auguro di non avere mai a che fare con due medici come voi, pezzenti, non siete uomini, froci!”»

Salsicce islamiche al maiale alla mensa scolastica a Londra.
Tipicamente inglese.
Come alle Olimpiadi, quando risuonò l’inno nazionale della Corea del Sud alla presentazione degli atleti della Corea del Nord.

Dedicato a chi crede nell’uscita dall’Eurozona e al ritorno alla sovranità monetaria italiana:
Morirete di fame, di freddo e di caldo: come pagherai il petrolio? come pagherai il gas? come pagherai le forniture di energia elettrica? Di quanto aumenteranno le rate di mutui per le famiglie e dei prestiti per le aziende? Chi sottoscriverà l’emissione di un debito pubblico senza la garanzia della Unione Europea? Ma chi mette in giro la notizia che senza l’Euro l?italia starebbe meglio? Il Mago Zurlì? Beh, ditegli da parte mia che è un ignorante pazzesco.

Maledetto immobilismo politico:
sta massacrando ogni fonte di economia sana e favorisce solo le organizzazioni criminali mafiose che infiltrano politica e burocrazia, a loro volta già infiltrate grandemente da parassitismo e corporativismo. Siamo agli ultimi atti di uno stato degradato e declassato, disagiato e derubato.

Si conferma semre più l’informazione che vede l’80% delle entrate fiscali provenire da lavoratori dipendenti e pensionati. Il 20% per tutto il resto non è poco, ma è niente.

Quando la politica e lo stato non sono forti ed autorevoli come è avvenuto negli ultimi venti anni in Italia, sbocciano i fiori della autorevolezza autoritaria ed impositiva e della resa dello stato ai poteri forti ed oscuri, mafiosi e malavitosi.

Come dico spesso ai miei figli, non dovete apprezzare il cioccolato bianco o il cioccolato con le nocciole, entrambe assai dolci e gradevoli, ma occorre apprrezzare il cioccolato extra fondente con oltre il 70% di cacao amaro, che fa sicuramente bene alla salute, pur se piace di meno perché meno dolce.
E questo va bene anche nella scelta di un Papa, come di un Premier o di un Leader:
se piace troppo, non fa bene.

Dato:
solo l’8% dei bambini italiani torna a casa da scuola da solo contro il 25% degli inglesi ed il 76% dei tedeschi.
Ma inglesi e tedeschi non devono combattere con la maleducazione stradale e la violenza della società italiana.
Loro non hanno come primaria azienda una organizzazione mafiosa.

Dopo aver “mandato in ammollo” centinaia di testi della sezione Fondi speciali, riconoscono di non aver riconosciuto una rara edizione delle Operette Morali di Giacomo Leopardi, del 1835.
Ma in biblioteca provinciale cosa fanno?
Dormono tutto il tempo?
E si svegliano solo per prendere lo stipendio mal-mai-guadagnato?

La vecchia partitocrazia italiana non la vuole nessuno:
O avranno la capacità di cambiare in fretta o ci faranno il piacere di sparire in fretta.

75 anni, uomo semplice, papato breve:
hanno scelto per il ritorno al passato, per un papa che non cambi nulla nella Chiesa Cattolica e che duri poco, in modo da poter esercitare poco potere.

No, non siamo ancora completamente fuori dall’Eurozona:
infatti, siamo ancora tutti vivi, e ben nutriti.
L’Euro ha due facce:
non si può scegliere di prenderene una sola.
O tutto o niente.

Crisi Italia – India:
l’Unione Europea prende le distanze e chiede rispetto leggi.
Le autorità indiane:
pronti a tutto per riaverli.
Della serie:
come ti creo una crisi internazionale in una crisi globale.

Quanto vale la parola delle istituzioni italiane sul piatto internazionale?
Credibilità italiana in picchiata, per responsabilità di due assassini in divisa che hanno ucciso a sangue freddo due pescatori indiani disarmati ed inoffensivi scambiandoli per piretai agguerriti ed armati. Certo che abbiamo un esercito di “veri professionisti”.

Nella mia continua ricerca della verità ho perso un altro amico di Facebook.
Ho deciso di non ammainare più la bandiera delle mie ragioni in virtù del diritto di ognuno di dire “la sua verità”.
Di verità ne esiste una sola: la mia.

Chi non è più capace di sognare, è vecchio, irrimediabilmente vecchio.
Un visionario come me invece, avrà la certezza di morire inseguendo il suo ennesimo sogno.
Gli uomini e le donne capaci di vedere il futuro (visionari) e di realizzarlo sono la salvezza del genere umano.

Il primo parlamentare indagato del nuovo parlamento è donna, siciliana, del PD.
Ma è una storia di famiglia:
il padre della Gullo (già vicesindaco di Patti9 è stato arrestato, mentre il cugino (consigliere provinciale e ex candidato sindaco) è accusato di associazione a delinquere.
Famiglia siciliana certificata…..

Vincere le elezioni e non avere una maggioranza.
Sfiga?
No, no, solo la compiuta realizzazione del dettato contenuto nella legge elettorale:
la casta politica italiana mafiosa ha creato e mantenuto una legge elettorale che impedisca a chiunque di cambiare il paese sottraendogli la maggioranza dei seggi in parlamento benché vincitore delle elezioni.

Il tramonto del modello lombardo e la corruzione elevata a sistema

venerdì, 23 marzo 2012

Il presidente della regione lombardia roberto formigoni definisce i continui scandali corruttivi che coinvolgono personalità e personaggi importanti del pirellone come una falla al sistema dei controlli anti-corruzione.

Ma, caro formigoni, una falla rappresenta un elemento di discontinuità e di irregolarità limitato nel numero dei casi e nel tempo.

Quando invece i casi di ipotetica corruzione sia morale che materiale irrompono come una cascata imponente e quando, questi stessi casi corruttivi, divengono un treno che pare non avere mai fine, allora, caro formigoni, questa non è solo una falla, ma verifica invece un vero e proprio “sistema” fallimentare.

L’antica e mai veramente affrontata questione della corruzione elevata a sistema scuote il modello lombardo, preso sino a ieri come punto di riferimento per la efficienza e la efficacia amministrativa.

Oggi, il sistema lombardo è entrato in crisi, mentre il termine corruzione continua ad apparire come ad un fiume in piena, proiettato nell’immaginario collettivo come un sistema corruttivo causale lombardo piuttosto che ad una mera discontinuità casuale nel sistema del governo regionale lombardo.

La caduta del berlusconismo produce la caduta del lombardismo come punto di riferimento politico positivo?

Una falla non può mettere in pericolo il sistema complesso e funzionale lombardo, di cui rimane ormai solo l’esteriorità della obbligatorietà uniformale della giacca nelle sedute consiliari lombarde, rafforzando così l’immagine collettiva che il colletto bianco di una camicia che risalti sotto una giacca, non determini purezza morale ma solo una sensazione di pulizia formale.

Le sentenze le emettono i tribunali:

la pubblica opinione invece vive nella realtà quotidiana, compresa e non esclusa, quella di una urna elettorale per l’elezione del consesso regionale più indagato d’italia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Politici: ora basta

domenica, 2 ottobre 2011

La casta politica italiana è andata oltre ogni limite.

Accuse di corruzione morale e materiale piovono ovunque ed ora giungono prese di posizione importanti anche dagli industriali italiani, sia nella loro massima espressione sindacale, la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, sia nella recente esternazione a pagamento di Diego Della Valle, proprietario della Tod’S e dei marchi Hogan e Fay, sia nei ripetuti inviti al sostegno alla economia da parte dell’AD Fiat Sergio Marchionne.

L’economia italiana si muove intera contro la casta politica italiana.

E non lo fa un presidente qualsiasi di Confindustria, ma lo fa Emma Marcegaglia, protagonista di una innovativa politica industriale ad escludendum dei mafiosi.

E non lo fa un industriale qualsiasi, ma lo fanno i rappresentanti dei migliori marchi italiani.

Il fatto poi che sia trasversale agli schieramenti politici un comune sentimento di disprezzo nei confronti delle esternazioni degli industriali italiani, racconta bene come non vi siano più caste politiche, ma una sola, omertosa e complice, posta a difesa del proprio status quo, indifferente ed anzi, insofferente alle proteste della economia come delle famiglie, delle aziende e del popolo sovrano dei cittadini italiani.

Inoltre, il vile attacco portato nei confronti di Emma Marcegaglia da parte di certa informazione televisiva che fu ed è oggetto di profondi dubbi relativi al conflitto di interessi fra il Berlusconi-imprenditore della informazione e il Berlusconi-premier e governatore della informazione pubblica, fa comprendere meglio la qualità mafiosa di un certo agire di certi poteri, come se l’incolpevole esposizione dell’abbigliamento intimo della onorabilissima presidentessa del più grande sindacato italiano degli industriali fosse paragonabile al continuo scandalo corruttivo ed ormai più che dubbiamente mafioso che offre la casta politica italiana.

La distanza fra il paese reale e la politica si dimostra così incolmabile, per responsabilità assoluta e completa dei politici italiani, sempre più orientati a trascinare il paese verso un degradato composto democratico molto ben aggredibile da parte delle organizzazioni mafiose, quasi esistesse un piano preordinato di dismissione dei poteri dello stato che consentano all’anti-stato per eccellenza, le organizzazioni mafiose, di prevalere sul popolo sovrano e di assoggettarlo ai propri esclusivi interessi.

Va infatti ben chiarito che:

la prima azienda italiana per fatturato risulta essere l’organizzazione mafiosa calabrese definita ‘ndrangheta;

nel 2009, il giro d’affari delle mafie nella sola città di Milano, era pari al 10% dell’intero Prodotto Interno Lordo italiano.

Pare veramente difficile sostenere che l’invasione delle mafie nel tessuto economico, politico e sociale del paese, possa essere avvenuto senza il preventivo consenso della casta politica ovvero, senza un adeguato contrasto opposto dalla casta politica, se si eccettua l’opera del potere giurisdizionale e l’opera del ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Condivido anch’io persone come Roberto Maroni, Emma Marcegaglia, Sergio Marchionne e Diego della Valle, poiché è giunto il momento di dire a questa casta politica:

ora basta!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Politica è in movimento: il paese invece no

domenica, 26 giugno 2011

Il tramonto del berlusconismo apre la strada ad un movimentismo politico affatto identico al fenomeno della compravendita di parlamentari cui abbiamo sinora assistito.

La consolidata incompatibilità fra L’Italia dei Valori ed il fronte del centrodestra, era sinora tutta insita nella incompatibilità fra l’ex giudice di Mani Pulite Antonio Di Pietro e l’ex indagato Silvio Berlusconi.

L’annuncio di un futuro ritiro dalla scena politica, ha riaperto un feeling mai sopito fra, certe posizioni del centro destra e l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, movimento politico che ho personalmente e da sempre classificato come non omogeneo alla sinistra italiana.

Antonio Di Pietro non è compatibile con il PD che non vota il ddl anticorruzione, ma non ha ancora forse ben chiaro cosa voglia dire avere a che fare con un PDL governato da un gruppo di politici meridionali che non vuole fermare la corruzione.

Evidentemente Di Pietro punta al centro dei due schieramenti, riaprendo la porta di un terzo polo che è uscito umiliato e mortificato dalle ultime elezioni amministrative, tanto da ridurre (e finalmente!) al silenzio il presidente della Camera dei Deputati, rappresentante di se stesso.

Le voci di corridoio che vedono Berlusconi strizzare un occhio all’intramontabile Casini, pongono però seri dubbi fra la compatibilità dell’UDC di Casini (quella responsabile dello scandalo mafioso dei cannuoli alla siciliana di Totò Cuffaro) e l’IDV della Legalità e della Giustizia.

No, non è un terzo polo quello che avanza, piuttosto, sembra la solita maccheronata all’italiana in salsa partitocratica.

Anche l’indeformabile Lega Nord si mostra (e per la prima volta in assoluto) in un momento di riflessione interna, tutto incentrato anch’esso sul dopo Bossi, visto che si profila all’orizzonte un dopo Berlusconi:

i due attori del famigerato patto di ferro, pare andranno incontro ad un medesimo futuro, cui il patto di sangue sottoscritto, li ha condannati.

SEL e PD, senza l’IDV, hanno pochissime speranze di competere in una tornata elettorale contro la PDL, a meno che, la Lega Nord non decida di non appoggiare in futuro il partito meridionalista berlusconiano, senza Berlusconi.

Il siciliano Alfano, come il siciliano Schifani infatti, pare dialoghino molto bene con la siciliana Finocchiaro (vedere l’artificioso naufragio del DDL anticorruzione al senato), ma non pare abbiano molto da dire ad una Lega Nord che non è compatibile con interessi politici avversi e/o diversi a quelli del nord, mentre il governatore siciliano Lombardo, si dimostra assai meno lombardo di quanto il suo cognome facesse supporre.

Il silenzio che proviene dal colle del Quirinale, rotto solo in favore di un intervento urgente del governo a tutela della città natia di Giorgio Napolitano (super partes sino in fondo), fa riflettere su quali decisioni ha in animo di adottare il capo dello stato nei confronti di questa empasse politica piuttosto imbarazzante.

Probabilmente il governo potrebbe attirare la fiducia del colle con un provvedimento di favore (l’ennesimo mascherato da intervento di urgenza) nei confronti della città di napoli, facendo piovere un po di danaro pubblico da sprecare nella ennesima emergenza rifiuti che è tutta da addebitare alla irresponsabilità politica napoletana, se non fosse per l’aut aut dell’alleato leghista, il quale richiama una sentenza della magistratura che impedisce l’esportazione della monnezza napoletana in altre regioni italiane.

Situazione complessa, la cui risoluzione dirà chi governa l’esecutivo:

la maggioranza di governo o il colle del Quirinale?

E nella querelle nata dalla richiesta leghista del trasferimento (fallito) dei ministeri da roma al nord, chi governa l’esecutivo fra:

la maggioranza di governo ed il Campidoglio?

Una battaglia tutta incentrata fra il centralismo di un potere dispotico e conservatore come quello delle paludi romane avverso a quello innovatore e riformatore del leghismo padano.

Vincerà il migliore o vincerà ancora la partitocrazia che governa trasversalmente i palazzi del potere romano?

Ecco in sintesi, alcuni movimenti politici il cui dispiegamento disegnerà il futuro di questa assai malridotta italia, ormai prossima al tracollo socio-economico cui, una casta politica assai vetusta ed egoista, pare averla condannata.

Capitani coraggiosi cercansi ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Nord, l’Expo, Milano e la Lega

martedì, 31 maggio 2011

Così, la Lega resta tagliata fuori dal governo della capitale del Nord:

Milano.

E questo accade proprio alla vigilia di un evento che riceverà finanziamenti e creerà ricchezza per molti e molti anni:

l’Expo 2015.

Contemporaneamente ed a causa di un cavillo pretestuoso, il componente leghista del Consiglio Superiore della Magistratura viene silurato.

L’incorruttibilità leghista non viene premiata dalla casta politico-burocratica italiana.

Anzi, viene sonoramente percossa.

L’analisi di questo dato non sorprende un attento osservatore delle cose pubbliche italiane.

La Lega contrasta le organizzazioni mafiose come mai nessuno prima?

La Lega non si piega alla corruzione dilagante?

La Lega non si inchina alla illegalità diffusa?

E allora, fuori la Lega da quei luoghi che gestiscono ricchezza e governano il potere, quello vero.

Il messaggio è molto chiaro, in specie quello che viene fuori dalle urne milanesi.

Certo, dopo qualche anno di sgoverno delle sinistre a Milano, il consenso alla Lega salirà alle stelle, consentendo una candidatura monocolore leghista alla guida del comune di Milano e con ottime possibilità di vittoria al primo turno.

Ma la sensazione è che, “certo modo di interpretare la politica” che sembrava morto e sepolto nella tomba della prima repubblica, sia invece più vivo che mai, incontrando trasversalmente l’intero arco parlamentare, eccetto la Lega, ormai avversata ed attaccata da avversari e da frange dell’alleanza politica.

Un altro momento di riflessione va fatto nella direzione di quel consenso popolare di sinistra che per un certo tempo ha votato per la Lega Nord:

le scelte governative che hanno letteralmente ignorato il grido di aiuto della popolazione lavoratrice che subisce i salari mediamente più bassi di tutti i paesi europei ed occidentali, hanno creato una frattura nel flusso di questo consenso popolare in direzione della Lega.

Stare al governo del paese è un’arma a doppio taglio per la Lega, costretta e ricattata in questo ruolo dalla estorsione sul federalismo, programmato in base alla fine della legislatura per impedire una “secessione” leghista da questo governo.

Il malumore leghista è profondo:

il nord perde colpi, le popolazioni produttive del nord perdono ricchezza, mentre i fenomeni della corruzione, dell’usura e della mafia attaccano con rinnovata violenza.

E se il federalismo significa rinvigorire l’unità del paese, non sono pochi quelli che potranno non condividere questa scelta.

Un patto di unità nazionale rischia certamente di donare stabilità al paese, ma rischia anche di annullare ogni contrasto a fenomeni che sono connaturati in molti, troppi aspetti della vita politica italiana, tanto che, per esserne sradicati, si rischia di uccidere l’intero organismo.

Pare quasi percepire il senso di un tale scellerato patto avverso al nord:

occorre stabilizzare e normalizzare il paese, compresa tutta quella fenomenologia che lo rende quel che è.

Tutti mafiosi?

Nessuno mafioso.

Tutti corrotti?

Nessuno corrotto.

Tutti italiani?

Nessuno Padano.

Ecco la normalizzazione del paese ancora una volta a totale spesa del nord.

Una restaurazione conservativa appare sempre più delineata nel teatrino politico italiano, una restaurazione che intende chiaramente fermare il cambiamento ed il riformismo in virtù di una normalizzazione e di una stabilizzazione di quel che c’è, così come è.

Ma c’è chi dice no.

E lo fa rischiando un impatto tremendo con un sistema corrotto e corruttibile di uno “stato criminale” che appare oggi riunito e più forte, rinato e ricompattato sotto l’egida dell’unità nazionale a tutti i costi.

C’è chi dice NO a tutto questo, consapevole dell’alto rischio che deriva e comporta un atteggiamento di rigidità contro il magna magna generale di certa politica.

Io dico di NO.

E venga quel che venga.

Ogni battaglia per la libertà e la civiltà ha avuto i suoi caduti ed i suoi conti da pagare.

Il cambiamento in un paese che vuole restare immutabilmente corrotto e mafioso, il cambiamento che impedisce l’arricchimento illecito ed illegale di frotte di servitori sleali dello stato, si contra frontalmente contro chi il potere dello stato esercita, appunto.

La corruzione infatti, è un reato che prevede proprio questa prerogativa:

l’esercizio del potere pubblico al fine di un arricchimento personale.

Spezzare questa catena non è facile e non costa poco.

Ma questa è l’unica via che conduce alla libertà.

Vale la pena pagare un costo anche alto per questo.

Ma non si può perdonare e tacere:

bisogna amputare definitivamente il marcio e punire decisamente i corrotti ed i mafiosi.

Pena di morte per i mafiosi ed ergastolo in regime di carcere duro per i reati di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, riciclaggio ed usura.

Non c’è altra strada.

Non c’è mai stata.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Analisi geopolitica del voto amministrativo

lunedì, 30 maggio 2011

L’Italia non è una, ed il voto amministrativo risponde pienamente a questa disunità e frammentarietà del paese.

Partiamo da Napoli.

Napoli è un conglomerato urbano governato dalla camorra (50 cosche camorristiche nella città e 50 cosche nella sua provincia) che ne condiziona da sempre il voto ed il governo.

Partendo da questa valutazione, il voto dei napoletani incontra per la prima volta una certa ragionevolezza ed una significativa ricerca di libertà dalla camorra stessa.

Fra i tre candidati in ballo, Napoli ha scelto quello meno corruttibile ed attaccabile dalla camorra:

il napoletano Luigi De Magistris.

Scelta intelligente, che rivela una presa di coscienza importante nella città:

se la camorra è il problema principe per cui Napoli è sprofondata nel nulla umano e civile in cui si dibatte quotidianamente, allora occoreva votare l’unico candidato che non avrebbe subito il fascino del richiamo delle sirene mafiose che proponevano, come al solito, un do ut des fra voti e garanzie sugli affari e gli interessi camorristici nella città, emergenza rifiuti in primis.

Questa indicazione che esce dalle urne napoletane non rappresenta però una svolta definitiva nei rapporti fra napoli e la camorra, fra i napoletani ed il mondo della illegalità:

bisogna prestare il massimo dell’attenzione a questo aspetto.

Il sindaco De Magistris infatti, se interpretarà coerentemente la sua lotta al mondo della illegalità e delle organizzazioni camorristiche dovrà, per esempio, ordinare immediatamente l’abbattimento di tutti gli edifici edificati senza il rispetto della legge, provocando nella popolazione una reazione forte e contraria, di profondo dissenso nei confronti della sua amministrazione.

Il voto dei napoletani è quindi leggibile come un voto di profonda protesta rispetto alla casta politica dominante, sia di destra che di sinistra, ma non sembra rappresentare affatto una svolta storica nei rapporti impossibili che intercorrono fra la città e la legalità.

L’altro aspetto da considerare nel prossimo futuro del sindacato napoletano di De Magistris è la gestione dei rifiuti dei napoletani, di quella famigeratata monnezza napoletana che insozza la città di napoli da sempre e macchia l’identità nazionale italiana:

per un cittadino estero, essere napoletano o essere italiano è la medesima cosa, come lo è per chi crede nella inesistente unità italiana, raffigurando un grave errore di valutazione e di pregiudizio storico, morale, politico e sociale, oltre che culturale, economico e territoriale sulla questione dell’unità nazionale italiana, errore che è perdonabile per un cittadino non italiano, ma è imperdonabile per la politica italiana tutta.

Ora, quale interesse dovrebbe avere il premier italiano ad abusare del potere e delle risorse statali per favorire la popolazione napoletana per l’ennesima volta, quando vede non ripagata la sua politica determinante di intervento nella risoluzione del problema comunale della monnezza napoletana visto il risultato elettorale?

Non bisogna infatti dimenticare quale immane sforzo ha dovuto produrre il governo ed a più riprese per ripristinare una condizione di vivibilità e di normalità nella pur ininterrotta emergenza rifiuti a napoli.

Ora, la scelta dei napoletani non corre incontro alla maggioranza politica che sostiene il governo, mordendo così la mano che l’ha difesa, tutelata e ripulita.

La domanda da porsi è:

quale approccio avrà l’amministrazione comunale De Magistris rispetto alla emergenza della monnezza napoletana?

Riuscirà egli con le sole forze della politica comunale a risolvere questa annosa questione?

Questa ipotesi non è credibile.

E allora i napoletani potrebbero ben presto rimpiangere di non essersi turati il naso e di non aver votato il candidato del premier Berlusconi visto che, De magistris, con ogni probabilità, non potrà risolvere da solo alcuna emergenza a napoli, se non ordinando l’immediato abbattimento di una notevole quantità di edifici costruiti illegalmente ed attraverso l’imposizione di gravisssime e pesantissime multe per i napoletani che si rifiutassero di effettuare un conferimento differenziato dei loro rifiuti urbani.

Anche la politica nazionale potrà e dovrà punire i colleghi parlamentari napoletani che hanno a più riprese chiesto di fermare l’abbattimento degli edifici illegali in cambio di un maggior consenso dei napoletani ai due principali partiti di riferimento, PDL e PD, e potrà farlo ripristinando l’immediata esecuzione degli abbattimenti stessi.

Il che, tutto sommato, potrebbe non rappresentare per forza un male, se si vuol civilizzare, normalizzare e porre sotto il controllo della legge una città impossibile come è quella di napoli.

In ultimo va sottolineato come, l’eccezionale contrasto alla camorra napoletana non sia da attruibuire all’opera del PDL o del PD, ma va invece riconosciuto all’opera dello straordinario ministro dell’Interno Roberto Maroni, leghista DOC e varesino, mica napoletano.

Sinora infatti, nessun politico napoletano ha mai messo in discussione l’egemonia della camorra a napoli così come ha fatto Maroni.

Vedremo nel prossimo futuro cosa accadrà:

la battaglia della civiltà a napoli è appena iniziata e De Magistris deve ancora dimostrare tutto in quanto a capacità di amministrare una città impossibile come è la sua napoli.

Ed usiamo volutamente in questo caso il termine “impossibile” per mera pietà umana e carità cristiana.

Passiamo all’analisi del voto a Milano.

La debacle del PDL nella capitale non solo finanziaria del nord appare evidente.

No, non hanno vinto le sinistre, come non ha vinto Pisapia:

ha perso il candidato Moratti (il che rappresenta un fattore molto differente) ed occorre evitare di farsi inutili illusioni su questo aspetto se si vuol condurre una ragionata analisi del dato milanese.

La Moratti era un candidato PDL, affatto carismatico e capace.

Questo pericolo lo aveva intuito il leader leghista Umberto Bossi, che aveva chiesto al premier di lasciare spazio ad una candidatura autorevole e leghista al comune di Milano.

Ma nel PDL esiste una componente politica di contrasto al buongoverno che è molto simile ai suoi candidati:

affatto carismatica e piuttosto incapace.

Per la identica pietà umana e carità cristiana usata nei confronti dei napoletani, evitiamo di approfondire l’aspetto della corruttibilità della popolazione politica pidiellina.

Ma non possiamo soprassedere sulla arroganza con cui la PDL non ha accolto la felice (come sempre) intuizione politica bossiana:

l’arroganza di chi non ha nemmeno intuito politico sufficiente a capire quando è il momento di tacere.

Sintesi.

Il centro sinistra non ha vinto mentre il fantomatico terzo polo fa la figura del pollo, non dimostrandosi determinante in nessuna situazione locale.

Non perde Berlusconi, se non per mera responsabilità di una parte della dirigenza del PDL, che va cambiata e rinnovata al più presto.

Resta immutata, se non addirittura aumentata, la presenza della Lega Nord, che, anche dove perde qualcosa il PDL, mantiene le posizioni precedenti o le supera addirittura divenendo il primo partito (sopra PDL e PD!) come nel laboratorio politico di Gallarate, laddove, pur perdendo la possibilità di esprimere il sindaco, la Lega dimostra che senza questo PDL essa cresce tantissimo, in modo esponenziale.

Il quadro riassuntivo espone in sintesi un centro sinistra ancora immaturo ed affatto rinnovato nella mentalità e negli uomini che deve ancora dimostrare tutto sulla capacità di non mollare un eventuale alleato leghista durante il governo di una città come del paese.

Nel contempo, il quadro politico nella alleanza di governo fra Lega e PDL fa pendere la bilancia ancor più sul fedele e capace alleato leghsita.

In definitiva, si appura come nessuna nuova o vecchia maggioranza può fare a meno della Lega.

Fatto che il PDL dovrà accettare o soccombere.

Fatto che il PD dovrà meglio interpretare, non potendo sputare continuamente sul buongoverno leghista nelle campagne elettorali e pretendere contemporanemente di imporre una alleanza politica alternativa a quella attuale senza presentarsi con uomini e idee all’altezza del compito.

Ancora una volta, si realizza che nella politica italiana, sono Tutti Pazzi per la Lega Nord.

In un modo o nell’altro ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il modello multietnico è fallito, come pure il modello comunista

martedì, 24 maggio 2011

Viaggio a Foggia, nella Puglia governata da Vendola.

Tunisini a gruppi e famiglie che scavano con le mani nei cassonetti dei rifiuti, tunisini ricoverati in ospedale, tunisini a frotte nelle mense dei poveri, tunisini galvanizzati in feste di piazza della sinistra che inneggiano alla migrazione e chiedono di affidare il voto agli immigrati.

Una follia terribile aleggia in queste lande.

La resa della società civile pugliese alla volontà suicida della sinistra, corrisponde alla fine della civiltà pugliese in quanto tale, alla fine del modello religioso cristiano, alla fine del modello culturale italiano, svenduto allo straniero mussulmano.

Quel che accade oggi in Puglia, può essere rivelatore e di monito a quei milanesi che intendono dare credito all’allucinante programma elettorale del candidato delle sinistre Pisapia, il quale ha incentrato tutto il suo programma sugli stranieri, e non sui milanesi, sui mussulmani, e non sui cristiani, sui tunisini e non sugli italiani.

Anche gli affezionati sostenitori dell’unità italiana dovrebbero provare ripugnanza e sdegno di fronte a tali assurde pretese in favore di un modello culturale multietnico che è già fallito in tutta Europa.

Ed è proprio il fallimento sociale, cultutale e politico delle sinistre comuniste a sostenere e favorire l’ingresso di immigrati clandestini in Italia, consegnando loro un diritto al voto per compensare il netto rifiuto delle popolazioni italiane alle folli proposte politiche delle sinistre.

L’obiettivo politico sembra molto più che evidente:

sostituire gli italiani con gli immigrati dai quali si spera gratitudine e consenso.

Uno squallore inaudito, un suicidio civile senza alcuna giustificazione, un tradimento inaccettabile del popolo sovrano, della tutela e della garanzia dei suoi interessi e dei suoi diritti.

In tutti i paesi europei è stata abbandonata la speranza di una convivenza fra popoli, culture, culture e religioni incompatibili fra loro, mentre in Italia le sinistre puntano tutto il loro programma in quella multietnicità che sta provocando enorme dissenso popolare ed un sentimento di netto rifiuto ad un modello di convivenza e di integrazione che è fallito in partenza.

Uno zingaro, un rom, non andrà mai a scuola e non avrà mai un lavoro, un rom non si integra, perchè non vuole integrarsi.

Un mussulmano non accetterà mai la nostra storia, la nostra cultura e la nostra religione: un mussulmano non si integra, perchè non vuole integrarsi.

Così come un comunista non accetterà mai la nostra storia, la nostra cultura e la nostra religione.

Un comunista non si integra, perchè non vuole integrarsi.

Il residuo comunista italiano tenta di uccidere la società ed il modello italiano al solo fine di imporre il modello comunista attraverso una sostanziale modifica della società italiana e del popolo sovrano al fine di ceare artificiosamente quel consenso che viene loro negato loro e da sempre dal popolo italiano.

Se maometto non va alla montagna, la montagna andrà da maometto.

Così i comunisti italiani procedono nello spostare la montagna italiana per genufletterla al cospetto dell’islam.

Votare Vendola o Pisapia, significa votare islam, votare mussulmano, votare anti-pugliese, votare anti-italiano.

Orgogliosi italiani tanto affezionati all’italianità ed alla sua unità:

dove siete?

In queste elezioni si misura una identità culturale, sociale, storica e religiosa:

o gli italiani bocciano il modello Vendola-Pisapia, ovvero avalleranno l’osservazione che questo paese non sia unito, non abbia una identità nazionale unica ed univoca, non debba necessariamente e forzatamente restare unito per servire popoli stranieri invece del popolo sovrano.

Questa è una guerra, una guerra a tutti gli effetti.

E le guerre, si sa, non finiscono mai in pareggio:

ne resterà uno solo, sopravviverà un solo modello.

Bisogna votare secondo coscienza sapendo di votare per il popolo italiano o contro il popolo italiano.

Sempre che il popolo italiano sia unito, sia uno solo e sia disposto a scomparire in favore degli stranieri.

Sopravvivere o soccombere, questa è la scelta.

Ed ora, votate.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Roberto Saviano: il nord, la Lega, e il contrasto alle mafie

mercoledì, 28 luglio 2010

Mi sono appena cancellato dal gruppo su facebook “Nessuno Tocchi Saviano”.

Perchè?

Perchè appare evidente che il saviano usi la sua notorietà contro l’unico movimento politico che ha reso possibile il più grande contrasto alle mafie che questo paese abbia mai vissuto.

Al contrario di tanti altri partiti politici, che il contrasto alle mafie lo preferiscono parlato in tv e scritto sui giornali, la Lega Nord lo ha incarnato e lo ha portato al governo del paese come mai nessuno, in tutta la storia di questo paese.

Dalle parole che leggo nelle interviste rilasciate dal Saviano in questi giorni, appare quasi che le infiltrazioni mafiose provenienti dal sud del paese siano state agevolate al nord, ignorate, sottostimate, quasi accettate.

Invece la realtà ci dice che sono state represse e contrastate con una grande azione giudiziaria e investigativa che ha tarpato le ali al tentativo mafioso di agire liberamente nel nord, quel nord che non ha mai amato le mafie, non le mai condivise, non le ha mai difese.

Quel che dice Saviano contro la Lega è ingiusto e tradisce una posizione politica, un pregiudizio politico.

In passato ho stimato saviano che ha fatto semplicemente il suo dovere di cittadino e di cronista nel pubblicare le infamie mafiose, un dovere che risonosco non essere comune nel sud del paese, ed è questo,forse, il motivo del successo mediatico e giornalistico del mito di Saviano e dei suoi scritti di denuncia.

Ho dovuto ricredermi oggi, dopo che vedo la sua azione diretta ingiustamente contro chi le mafie le ha contrastate veramente e, forse, per la prima volta (visti i risultati mai ottenuti in precedenza, da nessun governo), dal governo del paese.

Questa posizione di Saviano è ingiusta e pregiudizievole.

Non è giusto prendersela propio con il movimento politico che ha garantito legalità e sicurezza più di chiunque altro in questo paese.

Ed ancora più ingiusto è il suo alludere che qui al nord, sinora la Lega abbia dormito e non abbia contrastato adeguatamente le mafie.

Ma si accorge il Saviano dell’assurdità di quel che dice?

E si rende conto il Saviano che con queste accuse offusca e getta ombre terribili e temibili sull’operato dell’autorità giudiziaria e degli investigatori di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza?

Cosa vorrebbe dire il Saviano, che magistratura e forze dell’ordine abbiano anche loro sottostimato le infiltrazioni mafiose provenienti dal sud e dirette a infestare anche il nord del paese?

Nessuno di loro ha dormito, caro Saviano, mentre le mafie del sud tentavano di estendere i loro tentacoli nel nord.

Ed i risultati si vedono.

Le ultime operazioni narrano di investigazioni, intercettazioni, pedinamenti, installazione di telecamere e di un duro lavoro da parte di tutti gli operatori della giustizia e delle forze dell’ordine nel nord come nel sud del paese, al fine di impedire alle mafie di penetrare nel tessuto sociale, nella politica, negli affari, nei grandi appalti, a cominciare da quello dell’Expo di Milano.

Nessuno nel nord ha dormito nel contrasto alle mafie, men che meno, magistratura e forze dell’ordine.

Compresa quella “Lega della gente” che il Saviano dimostra di odiare così profondamente, quella Lega che ha più volte dichiarato dagli scranni del governo che il livello di vigilanza delle istituzioni sulle infiltrazioni delle mafie del sud nel nord sarebbe stato massimo e che il governo assicurava (per la prima volta nella storia d’Italia) misure preventive per impedire che le mafie mettessero le mani sui grandi appalti dell’Expo.

E la risposta dello stato, del governo, della magistratura e degli investigatori tutti, c’è stata, eccome se c’è stata.

Una risposta alle mafie che profuma di legalità, che odora di maggiore sicurezza nella vita dei cittadini.

Ma evidentemente, il nuovo ruolo politico assunto dal Saviano offusca la sua visione e lo rende attore di una brutta pagina della sua vita, una pagina che non lo vede a sostegno di chi, nel proprio duro lavoro quotidiano, nel proprio impegno politico, nelle proprie funzioni pubbliche, dimostra che le mafie le combatte con i fatti, e non con le parole.

Fatti, non parole ci vogliono in politica come nella vita di tutti i giorni.

Quei fatti che Saviano oggi pretende di non vedere.

Quei fatti che oggi danno torto a Saviano e alla sua visione distorta del nord.

Quei fatti che oggi riportano alla ribalta l’ottimo lavoro congiunto fra forze dell’ordine e magistratura nel contrasto alle mafie nel nord.

Il nord ha risposto, la gente del nord ha risposto, le isitituzioni hanno risposto, le autorità hanno risposto, la politica ha risposto:

subito.

Al nord, nessuno rende la vita facile alle mafie.

Riveda la sua posizione, signor Roberto Saviano:

è ingiusta.

E ricordi che il contrasto alle mafie esisteva prima di saviano, esisterà dopo saviano, esisterà senza saviano ed esisterà anche nonostante saviano.

Poichè lo stato esiste ben oltre un saviano.