Articoli marcati con tag ‘meridione’

La mafia non esiste. Lo stato nemmeno.

domenica, 2 novembre 2014
Mappa intensità violenza in Italia

Mappa intensità violenza in Italia

“L’intensità della violenza varia nello spazio:
fattori di contesto / organizzativi possono spiegare la variazione”

Nessun giornalaio come nessun politico, burocrateo sindacalista vi dirà mai la verità sulla questione meridionale, sulla mafia e sulla resa dello stato dinanzi a questi violentissimi attacchi.

Preferiscono nascondere la verità, piuttosto che affrontarla.

Vili.

E vi meravigliate se si nascondano dietro il vilipendio?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino “X”

I tagli del governo centralista e il Federalismo negato

martedì, 15 ottobre 2013

E’ un vero (dis)piacere per me che sono sempre stato un federalista convinto ascoltare il grido di dolore degli assessori regionali alla sanità del sud che lamentano l’arroganza di uno stato centrale che produce tagli lineari nella sanità per miliardi di euro sopra le loro teste, senza preavviso, senza che le regioni possano modificare od anche solo criticare un tale provvedimento dispotico e centralista.

Ma la responsabilità di questa condizione di sottomissione allo stato centrale, centralista e centralizzato va imputata a chi, nel passato, ha respinto e bollato come non conveniente, non interessante, mortificante o dannoso un sistema federalista per il meridione italiano.

Chi ha letteralmente terrorizzato le popolazioni meridionali con la menzogna che il federalismo le avrebbe impoverite, che le avrebbe danneggiate?

E adesso, che le regioni e la classe politica meridionale non hanno quei poteri che ha rifiutato, abiurato, contrastato e combattuto, proprio adesso che solo il federalismo potrebbe conferire alle regioni poteri decisionali prioritari ed autonomi in materia ANCHE sanitaria e farmaceutica:

di cosa si lamentano lor signori?

Quale condotta politica hanno tenuto essi nei confronti del federalismo?

Come avete votato e come avete fatto votare al referendum sulla riforma passata alla storia come la devoluzione del 2006?

Che fine han fatto quei grandi interpreti dell’anti-federalismo come il segretario generale della CGIL provinciale di Foggia dell’epoca Nicola Affatato, il segretario generale della CISL provinciale di Foggia dell’epoca Giulio Colecchia, il professor Maurizio Ricci (all’epoca Preside della Facoltà di Giurisprudenza della Università di Foggia poi addirittura premiato per la sua “coerenza” con il rettorato dell’università di Foggia -viva il merito-) e tutti gli altri aderenti al comitato “Comitato per il NO: salviamo la costituzione”:

quali responsabilità umane, professionali, personali, civili e politiche portano dinanzi al meridione ed ai meridionali?

Ma chi pone queste domande solo all’apparenza retoriche, cosa faceva all’epoca per impedire il disfacimento dello stato ed il suo fallimento?

Fondava un comitato che denominò sapientemente “Comitato Dauno per il Sì: Salviamo il Mezzogiorno”, comitato che sosteneva quelle riforme che avrebbero devoluto alcuni poteri alle regioni, quelle riforme che avrebbero diminuito costi e sprechi della politica, quelle riforme che avrebbe diminuito il numero dei parlamentari ed eliminato i limiti di età all’accesso al Parlamento.

Ma lo sforzo veniva praticamente ignorato, disdegnato.

Le tesi che portava innanzi quella azione, furono ignorate.

Ed infine, vinsero quelli che volevano salvare la costituzione ed hanno invece affossato il paese e determinato il fall out dell’Italia quale stato di diritto repubblicano, democratico e costituzionale.

Quegli stessi signori che invoco idealmente sono gli stessi oggi schierati per una maggiore decisionalità ed autonomia delle regioni in contrasto alle scelte di tagli lineari decise dallo stato centralista in ogni settore della vita pubblica, presente e futura, sono schierati per una diminuzione dei costi della politica, sono schierati per una eliminazione degli sprechi nella pubblica amministrazione, sono schierati per una diminuzione del numero dei parlamentari.

Detto questo, solo per ricordare che la responsabilità personale, umana, politica, amministrativa, civica e civile in questo paese non determina una vittoria del merito e del paese reale, ma solo della casta, della clientela della casta, della sopravvivenza della casta.

E voi, signori cui rivolgo queste riflessioni, voi, in quei giorni, dove eravate schierati, con chi eravate schierati?

Con la casta partitocratica, burocratica e sindacatocratica o con il popolo meridionale?

Perché una via di mezzo non c’è:

non c’è mai stata.

Ed un eventuale dualismo di fronte a queste scelte propone seri dubbi di sdoppiamento della personalità, sdoppiamento interessato, fisiologico o patologico che sia stato.

Ecco i link al video ed il manifesto dell’unica manifestazione del “Comitato Dauno per il SI Salviamo il Mezzogiorno” qui a Foggia.

Il video riprende una conferenza stampa aperta al pubblico avvenuta proprio nel giorno in cui veniva consegnato un avviso di garanzia a Raffaele Fitto, altro “grande leader” politico pugliese e meridionale che rifiutò il suo appoggio determinante alla vittoria in Puglia e nel meridione delle ragioni della
devoluzione causandone la sconfitta.

Dio esiste.

I viziosi pure.

I virtuosi anche.

Buona continuazione di giornata e tanti saluti alla vostra coscienza.

La mia, dorme sonni tranquilli di fronte al meridione ed ai meridionali, alla Puglia (prima di tutto) ed ai pugliesi.

Gustavo Gesualdo, alias il Cittadino X

PS
La prossima volta che valutate una riforma del paese, non chiedetevi se è un alleato politico con cui spartite qualcosa (potere pubblico) che la promuove ovvero un avversario, ma domandatevi cui prodest.

Smettete di demonizzare chi fa qualcosa per tentare di fermare il declino ed il fallimento di un paese che era il Belpaese, che era una potenza economica mondiale e che oggi è ridotta ad una carta sporca.

E siate fedeli al giuramento di fedeltà a quelle popolazioni che tutelate e difendete, a parole.

Questo paese è morto per quelle parole.

Perché vincere le elezioni ed occupare la pubblica amministrazione danneggiando il popolo meridionale non è definibile come meridionalismo.

Affatto.

Il merito e la razionalità sono presidi fondamentali anti mafia

giovedì, 5 luglio 2012

Due notizie attraggono la mia attenzione, cagionando domande intelligenti cui sento che occorra dare risposte.

La prima, mi riconduce al malgoverno municipale nelle società di servizi a Foggia.

Certa volontà politica e lobbistica di cagionare il fallimento delle società di servizio comunale (AMGAS e AMICA) era ben chiara e visibile da anni a Foggia.

AMGAS fu fatta implodere volontariamente attraverso la moltiplicazione dei consigli di amministrazione di società utili solo a depauperare la ricchezza prodotta e gestita, devastare i bilanci e innalzare le situazioni debitorie.

Ma nessuna punizione è stata prevista, comminata e prescritta per gli ex amministratori di AMGAS a causa delle numerose devastazioni commesse nell’amministrazione della cosa pubblica comunale e locale.

AMICA implode oggi in un crack pilotato dalla dirigenza burocratica, come si evince dalla odierna sospensione del dirigente di AMICA, coinvolto pesantemente nello scandalo giudiziario delle indagini negli indirizzi politici e nelle azioni burocratiche che provocarono il fallimento della società DAUNIA AMBIENTE deputata alla raccolta differenziata

Perfettamente leggibile è il disegno mafioso di impedire la raccolta differenziata a Foggia come la camorra ha fatto per decenni a napoli e in tutta la campania.

Ma Foggia non è napoli e la Puglia non è la campania.

Almeno ancora, e chissà per quanto.

E torna alla mente una importante polemica nella esclusione dal concorso al ruolo di dirigente di AMICA di un soggetto che fu definito troppo bravo, troppo preparato e troppo meritevole in quel ruolo chiave nello scottante settore del ciclo dei rifiuti.

Vincere un concorso pubblico e sentirsi dire che invece si verrà esclusi dalla selezione perché troppo bravi e meritevoli deve essere la peggiore delle umiliazioni che una pubblica amministrazione possa infliggere ad un cittadino.

Ma, alla luce della sospensione del dirigente ATAF e del suo comportamento, si comprende un po meglio qual tipo di dirigenti pretendono casta politica e burocratica, caste e corpoorazioni mafiose, e organizzazioni mafiose:

immeritevoli ed irrazionali, ciechi, muti e sordi, come le tre famigerate scimmiette.

La seconda notizia è ancor più sconcertante, e concerne lo sfratto ingiunto a famiglie di poliziotti in una area edificata in Legge Gozzini ed abitata esclusivamente da famiglie di poliziotti, per far posto a famiglie bisognose in cui però vivono pregiudicati e soggetti socialmente pericolosi.

A me, questa storia non va giù.

Non si sfrattano famiglie di agenti di Polizia pensionati o non più appartenenti alle FFOO senza un criterio logico selettivo e soprattutto, razionale.

Non si mette in mezzo ad una strada un onesto e leale servitore dello stato.

Soprattutto, non si sostituiscono famiglie di poliziotti con famiglie di pregiudicati facendo coabitare il ladro e la guardia sotto lo stesso tetto.

Ma il massimo lo si raggiunge quando ci si avvede che non esiste una norma, come un indirizzo politico, che impedisca l’assegnazione di case popolari o statali (Gozzini) a famiglie nelle quali vivono soggetti pregiudicati e socialmente pericolosi.

Non si premia chi sbaglia e si punisce chi agisce contro l’illegalità se si vuole salvare il salvabile.

Ma pare che a Foggia il bene comune non sia più difeso da nessuno, se non offeso quotidianamente, in uno stato di indifferenza e di omertà generale.

Se potessi, farei eliminare la dicitura “nato a Foggia” dalla mia carta di identità, poiché me ne vergogno assai.

Il merito e la razionalità, continuamente battuti dalla indolenza, dalla omertà, dalla ignoranza e dalla arroganza, producono moltitudini di soggetti educati alla illegalità e alla mafiosità.

Ricordate bene e ricordate tutti che:

il merito e la razionalità sono elementi fondamentali anti mafia.

Distruggere il merito, premiare chi sbaglia e chi si rifiuta di usare la razionalità, significa essere mafiosi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Questione Meridionale, la Crisi Europea e il Modello Elvetico Europeo

mercoledì, 28 marzo 2012

Nella Svizzera di questi giorni, si dibatte politicamente e pubblicamente di una annessione della Lombardia alla Confederazione Elvetica.

Il che, unito alle medesime ipotesi che riguardano due regioni del sud della Germania (Baviera e Baden-Württemberg), propone una interessante quanto affascinante ipotesi di una Nuova Europa che nasce e si estende basandosi sull’ormai consolidato modello elvetico di coabitazione italo-austro-franco-tedesca.

Quel che mi fa rabbia però, è vedere il sud migliore (per me, sicilia, calabria e campania le può anche inghiottire il mare, non ho alcun interesse al loro destino) che si compiace in idiozie di specie simil-culturali ed in finezze convegnistiche senza senso e senza nesso alcuno, allorquando si ergono sfide storiche di questa grandezza da analizzare e da affrontare.

La questione meridionale esiste e resiste:

non è stata nemmeno analizzata e valorizzata sul nuovo modello europeo che sta nascendo in Svizzera.

Dormite, ironizzate, compiacetevi pure:

vedrete che bel futuro vi attende.

Sarà il futuro che voi vi sarete costruiti.

Niente altro che quello.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il fallimento del sud Europa

domenica, 27 novembre 2011

Grecia, Spagna Portogallo e Italia rappresentano il limite sud della Unione Europea.

I medesimi paesi sono alla base non solo della crisi europea, ma vengono ritenuti responsabili dell’innesco di una ben più temuta crisi globale e mondiale.

Il fallimento dello stile di vita sociale, della politica e delle politiche economico-finanziarie dei paesi meridionali europei appare assolutamente evidente.

Si può certamente parlare di un fallimento della Europa del Sud, sia come entità geopolitica che economica e sociale.

Ma quali sono i motivi comuni alla base di un simile risultato negativo?

Forse, può essere illuminante una intervista rilasciata al quotidiano finanziario italiano Il Sole 24 Ore da parte del Professor Mariano D’Antonio, ordinario di Economia dell’Università Federico II di Napoli ed assessore al Bilancio della giunta napoletana Bassolino tra il 2008 e il 2010,

Una frase di questa intervista , più di tutte, colpisce per la crudezza e la assoluta veridicità:

“…. Le Regioni, da Roma in giù, sono un cancro. Quando va bene sono orientate alla gestione del consenso, quando va male alla gestione del malaffare ….”.

Ecco delinearsi di nuovo un limite antico e mai veramente accettato ed affrontato, un limite non solo umano che pare superare ogni contrapposizione ideologica, politica, partitica ed economica, ecco emergere il limite del sud d’Europa, ed in particolare, del sud Italia:

il parassitismo diffuso, il malaffare condiviso ed innalzato al grado di prassi politica.

In questo ambiente di coltura si sono formate intere generazioni di classi dominanti italiane, di caste politiche, sindacali, tecnocratiche e burocratiche.

E se per superare questo gap sempiterno fra nord e sud italia si vuol tornare ad un finanziamento allegro del meridione, sarà meglio ricordare le parole pubblicate da Ferdinando Imposimato (giudice, avvocato, e politico italiano, Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, con decenni di esperienza in lotta alle mafie ed al terrorismo) sulla sua pagina facebook:

La corruzione non fa notizia! Il debito pubblico e’ cresciuto enormemente per alimentare la corruzione e finanziare la criminalita’ organizzata, che si e’ aggiudicata il 90 per cento degli appalti di grandi opere pubbliche.

Così, secondo quanto afferma il giudice Imposimato nel suo profilo Facebook, finanziando grandi opere pubbliche, si corre un concreto rischio di finanziare direttamente le organizzazioni mafiose.

Un quadro alquanto sgradevole da osservare, quello italiano.

Un ventata secessionista è il minimo che ci si possa aspettare in queste miserabili condizioni.

Ovvero si dovrebbe prendere il diavolo per le corna e fare piazza pulita del marcio prima di piantare il buon seme:

pena di morte per il reato di associazione mafiosa, ergastolo da scontare in regime di carcere duro per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, decuplicazione delle pene relative all’abuso di potere pubblico come la corruzione, la concussione e l’abuso di ufficio, anche in questo caso, senza sconti e da scontare in un regime di carcere duro.

Solo l’imposizione di queste misure, unite allo snellimento delle procedure giudiziarie e all’imposizione di un limite temporale per l’emissione della sentenze, l’eliminazione del terzo grado di giudizio, l’imposizione dell’uso obbligatorio di pre-determinate procedure informatizzate per i protocolli pubblici, forse, solo l’adozione di queste misure ed altre ancora, potrebbe garantire un margine sufficiente per una speranza di cambiamento che sia supportata da una pur minima percentuale di possibilità di riuscita.

Altrimenti, ogni sforzo è vano.

Altrimenti, ci si prende in giro.

In tal caso, sarebbe giusto e doveroso consentire che le due parti inconciliabili ed incompatibili del paese, il nord ed il sud, vadano ognuna per la propria strada, offrendo una uscita democratica e giuridicamente validata per la secessione da questa unità nazionale, ben vista solo fra le righe della carta costituzionale e di uomini delle istituzioni troppo attenti all’interesse del campanile in un ambito di parte in gioco e non di presunta super partes arbitrale.

Ma di incongruenze, sia il meridione d’Italia che il meridione d’Europa ne sono pieni.

Ora, bisognerebbe affrontare questo nodo una volta per tutte, in maniera risolutiva e non procrastinarne l’esame sine die per occultare il problema dei problemi italiano.

Oppure, bisogna prepararsi a pagare il prezzo di una politica istituzionale unitaria che venga rifiutata da una parte secessionista del popolo sovrano, ovvero arrendersi alla continua emorragia secessionista di forze economiche, di uomini, di donne, di famiglie e di aziende italiane che fuggono continuamente all’estero, in cerca di un rifugio che protegga dalla ingiusta pressione usuraia ed estorsiva delle mafie da un canto e dalla insostenibile corruzione politico-burocratica dall’altro.

Con la libertà di scelta e d il diritto all’autodeterminazione dei popoli non si scherza.

Bisogna decidere, Ora o Mai Più:

Liberi per sempre o Schiavi di questa Roma contemporanea, per sempre.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lo sviluppo fra Bunga Bunga e Waka Waka: altri danari gettati nel cesso di un sud assoggettato alle mafie e alle caste corporative.

giovedì, 23 giugno 2011

Quando si parla di sviluppo, bisogna intendersi bene sul sull’uso o sull’abuso di questo termine, in Italia.

Sono più di 60 anni che si investono danari nella cloaca meridionale in Italia, con il solo risultato che, ad arricchirsi, sono stati mafiosi, politici e burocrati corrotti, caste corporative e mondo della illegalità, tutti, tranne le popolazioni meridionali.

E se qualcuno ritiene questo un discorso razzista, si sbaglia di grosso, poiché il razzista è lui, e quelli come lui che continuano a finanziare progetti di sviluppo del sud per arricchire solo ed esclusivamente mafiosi, politici e burocrati corrotti, dimostrando un vero razzismo verso quelle popolazioni meridionali che vengono nuovamente depredate dei finanziamenti per lo sviluppo e di quelle settentrionali che vengono ancora una volta derubate della propria ricchezza.

Il provvedimento per lo sviluppo io non l’ho letto, tanto è inutile, avendo compreso come ragiona chi lo ha scritto:

mantenere ogni privilegio di casta, di corporazione, di professione, impedendo l’accesso alle professioni, al mondo del lavoro, agli appalti pubblici, ai finanziamenti pubblici, ai posti di lavoro pubblici, impedendo l’accesso alla burocrazia e alla politica a tutti coloro i quali non accettano questa visione mafiosa ed ostruttiva dello sviluppo del paese.

L’unico vero provvedimento per lo sviluppo che funzioni è quello che prevede la pena capitale per tutta questa casta politica invereconda, ignobile ed assassina:

è la casta burocratico-partitocratica l’unico vero impedimento allo sviluppo del paese, eliminando la quale, si avrebbe immediatamente uno sviluppo potente e deciso del popolo.

Poichè la casta si tramanda il potere di generazione in generazione, di famiglia in famiglia, di potere in potere, di corporazione in corporazione, di professione in professione, diviene assolutamente impossibile ottenere uno sviluppo generalizzato serio che provveda a redistribuire una grande ricchezza in modo equo e democratico.

Oggi invece accade che la casta erode tutta la ricchezza possibile, occupa tutto il potere possibile, impedisce l’accesso ad ogni mondo e settore che produca potere alle nuove generazioni di giovani, specie quelli che non appartengono o non giurano fedeltà alla casta stessa.

Altro che giuramento di fedeltà alla Repubblica, queste caste corporative si sono costruite uno stato privato travestito da stato di diritto.

Ecco svelato il mistero di pulcinella di uno sviluppo che non arriva mai e non arriverà nemmeno questa volta.

O si cambia tutto il sistema, o gli unici ad arricchirsi saranno sempre gli stessi.

A voi la scelta.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

O sterminiamo mafie ed illegalità, o salviamo almeno il nord.

domenica, 8 maggio 2011

L’Italia è ormai definitivamente spaccata in due italie.

In quella del sud, è emergenza continua:

dei rifiuti, sanitaria, mafiosa, del lavoro, dell’amministrazione, della politica e della burocrazia.

In quella del nord, l’emergenza primaria è divenuta l’assalto delle mafie meridionali all’economia, alla finanza e al mondo del lavoro, come ben si legge nelle difficile partita che si sta giocando sull’Expo 2015 a Milano.

Ma intanto, una visione suicida sembra proiettarsi sempre più marcata nell’agire politico.

Si ha la netta sensazione che si spinga nella direzione di una omologazione del nord al sud (e non del sud al nord…) attraverso una allucinante correlazione secondo la quale:

se siamo tutti mafiosi, nessuno è mafioso;

se siamo tutti corrotti, nessuno è corrotto;

se siamo tutti usurai, nessuno è usuraio ….

Il limite del buonsenso pare effettivamente scomparso in questo paese.

Sembra quasi una “resa politica” dello stato all’antistato, quasi una presa d’atto della assoluta incapacità delle popolazioni meridionali, della classe dirigente meridionale e soprattutto della classe politico-burocratica meridionale di autogovernarsi e di imporre la legalità sulla illegalità, la legge sul crimine, il bene sul male.

E visto che il sud è ormai perso, l’unico modo di tenere unita l’Italia è adeguare lo stile di vita del nord a quello del sud, mafiosizzando il nord in tempi brevi.

Una colonizzazione mafiosa del nord per salvare il sud, ecco il quadro che appare trasparire da una certa prospettiva odierna.

Ma il nord, non potrebbe mai accettare una sorte simile, almeno coscientemente.

E lo sforzo di valorosi uomini del nord, come quello del ministro dell’Interno Maroni nel contrasto alle organizzazioni mafiose, racconta proprio di questa impossibilità di arrendersi del nord a questa condizione di continua emergenza del sud.

Siamo costretti ad utilizzare le forze armate per ripristinare condizioni minime di vivibilità e di salubrità nel sud, al costo della incapacità delle popolazioni meridionali di governare e gestire i propri rifiuti.

In particolare, la città di Napoli appare sempre più fuori da ogni identità di civiltà europea ed occidentale.

Una città perduta, un popolo dissolto, una classe dirigente inesistente.

Un vero e proprio disastro morale e civile che rischia di inghiottire con se tutto il meridione ed anche il settentrione del paese.

Arrivati a questo punto, l’orizzonte è chiaro:

o risolviamo definitivamente la questione mafiosa e della illegalità nel sud, ovvero salviamo almeno il nord da questo massacro quotidiano.

Altra scelta non c’è, altra strada da percorrere non esiste.

L’unità di questo paese, nei fatti e nella sostanza, non esiste più, se pure è mai esistita nella sua pur breve storia.

L’Italia stessa non esiste più, la democrazia stessa non esiste più, la libertà del suo popolo non esiste più.

Senza alcun timore reverenziale verso nessun potere di questo stato di diritto che si dimostra incapace di governare questo stato di fatto, bisogna oggi darsi risposte importanti a domande fondamentali.

Se le organizzazioni mafiose puntano ad eliminare lo stato di diritto ed attentare alla libertà del popolo, dobbiamo avere la forza ed il coraggio di scegliere:

1 – sterminiamo fisicamente tutti i mafiosi, i corrotti e gli usurai applicando la pena di morte nei confronti di questi fenomeni inaccettabili ed ormai totalmente invasivi della nostra vita quotidiana;

2 – salviamo almeno il salvabile, staccando il nord del paese da un sud totalmente collassato e prossimo al decesso.

Altra via non c’è e non c’è mai stata.

Chi percorre altre strade, sbaglia, sapendo di sbagliare.

Non condurranno da nessuna parte, tranne consentire alle mafie il tempo necessario ad invadere definitivamente il nord, infettarlo in modo incurabile e “omologare ed unire” in questo modo il sud al nord.

E’ giunta l’ora, dinanzi alla storia di questo paese, di assumersi le proprie responsabilità rispetto a scelte che potranno salvare il salvabile o distruggere anche quel poco di buono che vi è rimasto.

Bisogna schierarsi, occorre assumersi le proprie responsabilità storiche, senza sotterfugi e senza perdite di tempo.

Non abbiamo più tempo.

Ma, soprattutto, non abbiamo più pazienza.

Ed ora, potete anche festeggiare i vostri 150 anni di vergogne, di tradimenti e di mafiosità.

Questa eredità storica, così pesante, così dolorosa, non può ne deve mai più condizionare il futuro di nessuno che non l’abbia scelta.

Ed io, scelgo di non sceglierla e desidero di non volerla.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il federalismo è antitetico al secessionismo?

giovedì, 24 marzo 2011

Premessa

STATUTO DELLA LEGA NORD PER L’INDIPENDENZA DELLA PADANIA
Approvato nel corso del Congresso Federale Ordinario
del 1 – 2 – 3 marzo 2002

Art. 1 – Finalità
Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (in seguito indicato come Movimento oppure Lega Nord o Lega Nord – Padania), costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana.

Finalità
L’Indipendenza della Padania è l’unica finalità per il raggiungimento della quale, la Lega Nord è nata, vive e lotta.

Il Metodo
Il Federalismo è stato individuato come “metodo democratico” per il raggiungimento delle finalità statutarie della Lega Nord.

Strumenti
Ogni altra attività in essere della Lega, è da ritenersi “strumento” per il raggiungimento di questa finalità e di nessuna altra.

Il Federalismo
Il Federalismo è lo strumento principe attraverso il quale si vuole ripristinare all’interno dello stato italiano un pesantissimo squilibrio territoriale, contributivo e fiscale che rende attualmente il nord, schiavo di un sud nel quale sprechi, parassitismi, organizzazioni mafiose ed un intero “sistema delle illegalità diffuse”, regnavano sovrani e quasi incontrastati.

Il Governo
La presenza della Lega Nord all’interno delle compagini esecutive italiane è anch’esso uno strumento di azione per il raggiungimento delle finalità statutarie.
Avendo scelto la Lega Nord la strada maestra del metodo democratico nella lotta politica, la presenza del movimento nelle maggioranze di governo e nei governi stessi ha lo scopo di incontrare quelle maggioranze parlamentari necessarie alla realizzazione delle sue finalità.

Analisi Storica

Tutto questo è la Lega Nord.

Ed io sostengo e sottoscrivo ogni singola azione posta in essere dal leader come dai vertici federali della Lega Nord.

E questo, significa essere un leghista.

Ed un leghista, deve testimoniare la sua militanza, la sua appartenenza, la sua partecipazione e la sua assoluta fedeltà al movimento.

La Lega non è un partito qualsiasi, come la militanza in esso, non può essere paragonata a nessun’altra fede politica.

La Lega non è un partito ideologico.

La militanza leghista prescinde da ogni pregiudizio, da ogni sotterfugio, e si distanzia dall’ipocrisia di quel “politicamente corretto”, che contraddistingue l’intera casta partitocratica italiana, laddove per politicamente corretto, in un paese sottosopra, corrisponde esattamente il suo contrario.

Una contraddizione in termini?

No, solo la naturale e conseguente manifestazione di un paese, che ha perso totalmente la bussola del buonsenso.

In questo cammino di libertà che i popoli del nord hanno sinora condotto insieme, sta la formula adesiva del movimento stesso.

In questa legislatura e con questa maggioranza di governo, la Lega è riuscita a trovare il consenso necessario a sostenere le decretazioni federaliste.

Precedentemente, lo strumento del Federalismo è stato osteggiato e contrastato, slealmente quanto infedelmente, da quelle forze politiche della conservazione che non vogliono veramente riformare il paese in senso federalista, poichè molto interessate a mantenere una grande e grave irresponsabilità nei confronti delle popolazioni meridionali dalle quali prelevano gran parte del loro consenso, e mantenere altresì il sud come una sorta di “zona franca” dalla legalità, dal merito e dal buongoverno.

Tali forze politiche sono ancor oggi, rappresentate dai loro leader:

Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini.

Ma i loro sogni restaurativi e conservativi rispetto alla immutabilità del paese, si sono infranti contro la ostinata e considerevole capacità della Lega di tenere duro, di raggiungere gli obiettivi strategici utili al raggiungimento delle proprie finalità.

La devoluzione, benchè fosse stata varata da una maggioranza di governo, fu affossata al referendum del giugno 2006 proprio dalla inazione di quelle forze politiche che volevano mantenere un sistema statale inefficace, improduttivo, sprecone e parassitario che è stato definito proprio dal leader leghista Umberto Bossi come uno “stato criminale”.

Il Federalismo invece, proprio per la sua assoluta antiteticità ad ogni “agire criminale e mafioso” ha convinto e convince molto più della devoluzione e, grazie al “patto di ferro” stretto fra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, il Federalismo è riuscito sinora ad incontrare quella maggioranza parlamentare necessaria alla sua realizzazione nella realtà, nonostante i tradimenti ed i voltafaccia degli inaffidabili.

Purtroppo per loro infatti, le popolazioni meridionali hanno cominciato a capire quali benefici effetti il Federalismo può apportare al sistema che li governa, benefici effetti che sono innegabili e non riproducibili da nessun altro progetto riformatore mai pensato o progettato prima.

E questa maturata consapevolezza, è passata attraverso l’immane contrasto opposto alle organizzazioni mafiose dal ministro dell’interno Roberto Maroni, con la realizzazione di risultati tangibili, mai raggiunti prima nella storia della repubblica italiana, come pure, questa presa di coscienza passa attraverso il più oscuro lavoro di diradamento e di semplificazione normativa che frapponeva una inutile moltitudine di norme al riconoscimento autentico dei diritti dei cittadini compiuta dal ministro Roberto Calderoli.

Ed è il risveglio delle coscienze sopite, degli animi addormentati, dei sogni abbandonati:

tutto quello che ci è stato promesso in dieci lustri di campagne elettorali marchiate dal sistema della democrazia bloccata, del voto di scambio e della capacità di controllo del voto da parte delle mafie, tutte quelle promesse mai mantenute dalla casta partitica italiana, i leghisti lo hanno voluto, lo hanno combattuto e lo hanno realizzato.

Ed è un attimo il rendersi conto che quella montagna di menzogne e di ingiurie contro la Lega ed i leghisti, erano solo il frutto bacato dell’odio, del rancore, della gelosia e della invidia infinita di cui erano ammantati gli adepti di una casta politica meridionale incapace ed arruffona che è tutta da dimenticare.

Ma il futuro del meridione, era e resta nelle mani dei meridionali, i quali, abituati a vedersi cadere “la manna dal cielo del nord” gratis et amore dei, possono essere tratti in inganno dall’agire dei leghisti.

La Lega ha ben altre finalità che quella di salvare il meridione, se non, caso ed incidenza, incontrare il consenso popolare meridionale sulla strada che conduce al federalismo, che è antitetico alle organizzazioni mafiose ed al mondo della cattiva amministrazione.

Il Federalismo quindi, come risoluzione unica sia della questione settentrionale che della questione meridionale, posto che, la prima, è sicuramente figlia dei danni e dei mali provocati dalla non risoluzione della seconda.

Due questioni, due aspetti, due italie della stessa medaglia italiana.

Ecco dove nasce il punto di incontro fra tutela degli interessi delle popolazioni settentrionali e tutela degli interessi delle popolazioni meridionali.

Considerazioni Finali

Una domanda nasce spontanea:

il federalismo è antitetico al secessionismo?

Ovvero il federalismo si può dimostrare una strada che ricongiunga quelle due italie che invece sembrano irrimediabilmente divise, separate in casa?

Su questo tema, si spacca più di un fronte.

In questo tema, si può ricomporre più di un paese.

E’ la soglia di un nuovo cammino.

Il futuro, ci dirà quale strada percorrere, o forse il caso, o forse l’alternanza delle spinte contrapposte.

In questa ottica, il percorso federalista potrebbe unire ciò che non è unito ovvero dividere quel che è già disgregato.

Come ogni scommessa importante della vita umana, solo la provvidenza sa cosa porterà.

La provvidenza e quegli uomini e quelle donne che hanno la capacità di condurre le genti.

La provvidenza dei pastori d’uomini.

Ed un altro capitolo biblico inizia, un’altra parabola della divina commedia umana prende l’avvio.

Una commedia all’italiana….

Come quella commedia all’italiana dell’omonimo genere cinematografico che nacque nella seconda metà degli anni cinquanta del secolo scorso, parafrasando il titolo di uno dei più grandi successi di questo filone cinematografico:
Divorzio all’italiana del regista Pietro Germi.

E siamo di nuovo alla domanda iniziale:

sarà quel sì mai espresso, quel matrimonio mai veramente voluto o sarà un divorzio, una separazione consensuale fra due coniugi che non hanno mai “consumato” la loro unione?

Che facciamo?

Consumiamo?

O mandiamo questo “matrimonio combinato” a ….. escort?

Ai posteri, l’ardua sentenza.

A noi, solo le tribolazioni che questo dilemma impone.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Domanda intelligente

giovedì, 2 dicembre 2010

Vorrei porre ai lettori di questo blog una domanda intelligente che taluni potrebbero definire impertinente ovvero addirittura insolente.

Ma la domanda è solo intelligente ed è questa:

sapete quanti sono stati i ministri dell’interno italiani di origine meridionale negli ultimi ventidue (22) anni?

Beh, la risposta a questa domanda intelligente è stupefacente:

ben otto ministri dell’interno degli ultimi ventidue anni erano di origine meridionale.

L’analisi della provenienza territoriale continua così come segue:

1 – la quasi totalità di questi otto ministri era di componente politica di riferimento di centro-sinistra;

2 – di questi otto (8), ben sei (6) erano nati in Campania

Nicola Mancino-Montefalcione;

Antonio Gava-Castellamare di Stabia;

Giorgio Napolitano-Napoli;

Rosa Russo Iervolino-Napoli;

Vincenzo Scotti-Napoli;

Antonio Brancaccio-Maddaloni;

3 – i rimanenti due erano nati invece in Sicilia

Enzo Bianco-Aidone;

Giovanni Rinaldo Coronas-Castelvetrano.

Altra domandina intelligente:

come mai ben otto ministri dell’interno provenienti dalle regioni maggiormente infestate dalle mafie non sono riusciti, ne’ singolarmente e neppure cumulativamente, a produrre il più grande contrasto alle organizzazioni criminali mafiose della storia della repubblica italiana che ha portato all’arresto di tutti i più pericolosi boss mafiosi, contrasto prodotto invece da un solo ministro dell’interno varesino, l’onorevole ministro Roberto Maroni?

Altra domanduccia intelligente:

alla luce di questa analisi,

cosa è la questione meridionale,

cosa è la questione settentrionale

e cosa è la questione morale?

Qualche bravo ed intelligente giornalista, vorrebbe porre queste intelligenti domande ai napoletani Roberto Saviano e Italo Bocchino?

Poichè c’è chi la lotta alle mafie la fa solo con le parole e c’è chi, invece, contrasta le mafie con i fatti.

Che Dio doni lunga vita a Roberto Maroni.

Che Dio doni a tutti quegli altri, il dono dell’umiltà.

Che Dio doni a me il dono dell’idiozia, per impedirmi di fare di queste “domande intelligenti”.

Che Dio abbia pietà di me, e di tutta la gente di buona volontà, in ogni caso.

Che Dio ci liberi dal male (possibilmente in questa vita terrena e non in un’altra).

Amen.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il governo dell’antimafia e la finta crisi politica

giovedì, 5 agosto 2010

Appare singolare la posizione del gruppo parlamentare dei finiani, i quali raccolgono la gran parte del loro consenso in quei territori ove la mafia è nata ed è più forte e radicata: il meridione.

Il distacco dalla maggioranza di governo dei finiani corrisponderebbe alla nuova posizione assunta da Fini verso la questione morale e nel quadro di un maggiore contrasto alla criminalità organizzata, la mafia.

Ma si può uscire da una maggioranza di governo e dal governo che più ha contrastato le mafie in tutta la storia della repubblica italiana e dare come unica giustificazione proprio la questione morale delle connessioni fra mafia e politica?

Se il premier Berlusconi e la maggioranza di governo che lo sostiene, ottengono straordinari risultati positivi proprio nel constrasto alle mafie, perchè i “difensori del meridione” nella maggioranza si distaccano?

Quale meridione difendono codesti signori politici?

Quello che questo governo cerca disperatamente di salvare o quello che lo vede definitivamente ostaggio delle mafie?

Spesso, nelle chiavi di lettura della politica italiana, bisogna ben distinguere dalle altisonanti dichiarazioni dai veri scopi e fini delle parti politiche in campo, per comprendere meglio posizioni, obiettivi e schieramenti.

E lo schieramento cui aderiscono oggi i finiani è ricco, anzi ricchissimo di formazioni politiche che prendono voti quasi esclusivamente nel sud, poprio in quelle regioni in cui le mafie sono più forti e radicate, proprio in quelle regioni dove le mafie hanno dimostrato di controllare il voto ed il consenso elettorale, proprio in quelle regioni dove questo governo ha avviato una operazione di pulizia materiale e morale mai vista prima d’ora, riconosciuta e riconoscibile come tale dentro e fuori i limiti nazionali.

Sintetizzando, la riflessione cui nessuno in questo paese attanagliato dalle mafie può sottrarsi è questa:

se per la prima volta un governo riesce a spazzare via le mafie dal territorio ed a sequestrare le immense ricchezze rapinate alle aziende e alle famiglie del sud dalle mafie, perchè proprio in questo momento storico e non in un altro, parte della maggioranza di governo che trae il suo consenso quasi esclusivamente nel sud, decide di abbandonare il governo e tradire i patti elettoriali ed il programma?

Perchè i finiani oggi si alleano con forze politiche come l’udc, che hanno governato regioni come la Sicilia con uomini come Salvatore Cuffaro, detto Totò, pluri-indagato ed anche condannato per reati riconducibili ad una gestione della cosa pubblica sospettata di favorire la mafia siciliana?

Quale valore ha questo comportamento di fatto che contrasta fortemente con le altisonanti ed ideali affermazioni di moralità e di libertà di Gianfranco Fini?

Quale è il punto del programma di governo che più di altri ha irritato i finiani?

Forse quel Federalismo Fiscale che aumenta il grado di responsabilità amministrativa verso il basso, che impedisce lo spreco del danaro pubblico, che tende ad ottimizzare i servizi offerti al cittadino in relazione al loro costo economico ed alla qualità espressa?

In una parola, quel federalismo Fiscale che impedirebbe l’accesso al potere locale ad amministratori incapaci o peggio, favoriti dalle mafie, di avere una spesa incontrollata e oscura, di abusare del potere politico in cambio di voti e di consenso elettrorale?

E nn è forse questo tradimento del giugno 2010 figlio di quel tradimento del giugno 2006 nel quale proprio Alleanza Nazionale fece mancare voti e impegno al referendum sulla devolution?

Perchè ogni qual volta si intende riformare questo paese, diminuire in termini di numeri e di costo il peso della politica, rendere più efficente l’amministrazione a livello regionale e locale, i politici di questo “strano fronte del meridione”, tradiscono i patti elettorali e attentano alla sopravvivenza del governo?

Quale è la questione meridionale in questo contesto?

Quale è la questione morale in questa condizione?

Vi lascio con un abuso letterario, che offre migliori condizioni di comprensione immediata di quel che sta accadendo nella politica italiana, in questo momento:

S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo;
s’i fosse vento, lo tempestarei;
s’i fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i fosse mafia, le riforme sprofonderei.

Non dirmi parole:

dimmi cosa fai,

e ti dirò chi sei.