Articoli marcati con tag ‘matrimonio’

gay: unioni, matrimoni, adozioni e tutta l’ignoranza che c’è

mercoledì, 8 ottobre 2014
Sentinelle in Piedi

Sentinelle in Piedi

Io Sto Con I Passeggini

Io Sto Con I Passeggini

Voglio La Mamma

Voglio La Mamma

Della questione ‪gay,‬ traggo questa spiegazione confezionata frettolosamente da me per una amica su facebook.
La ripropongo pubblicamente per offrire motivi di riflessione sulla questione.

“In democrazia esistono regole, che vanno rispettate, se si pretende di autodefinirsi “democratici”. Inoltre, nel caso delle coppie e delle adozioni gay esiste un problema serio di base, giuridico:
non esiste un fondamento giuridico né nel diritto naturale e nemmeno nella giurisprudenza italiana a sostegno delle rivendicazioni gay.
Ma c’è anche di peggio: senza un fondamento giuridico, la coppia gay si ritrova propulsa solo da un fondamento ideologico, che diviene per sua natura, un pregiudizio.
Non esiste in nessuna democrazia un diritto che si basi su di un fondamento ideologico o religioso, tranne negli stati etici arabi, laddove la norma religiosa si sovrappone a quella giuridica. In sintesi e solo per far capire il gran casino giuridico che stanno combinando questi ignoranti del diritto, se passa un diritto privo di fondamento giuridico e invece basato su un fondamento ideologico, avremmo realizzato uno stato etico come quello mussulmano (all’interno del quale i gay vengono massacrati e giustiziati, non garantiti e rispettati), laddove la legge della shar’ia potrebbe trovare valore ed applicazione ovvero uno stato come quello sovietico, laddove una ideologia, quella socialista, trovava applicazione arbitraria nel diritto, costituendo così quello che è passato alla storia come il socialismo reale.
Devo dire che in Italia, anche e soprattutto tra i laureati in giurisprudenza, esista una ignoranza che fa accapponare la pelle ed espone il paese a gravi rischi. Secondo me, infine, i gay hanno sbagliato tutto nella proposizione di un loro preteso diritto al matrimonio o alla adozione.
Dovevano scegliere altre strade. invece, si sono dimostrati assai arroganti nel voler affermare sic et simpliciter un diritto senza costruirne e dimostrarne il relativo fondamento giuridico in un sistema dal quale si richiede il riconoscimento.
Scusa la lunghezza, ma non sono riuscito a fare di meglio.”

Ho tradito mia moglie, è inaccettabile per un leader

venerdì, 9 novembre 2012

Si dimette il direttore della CIA, David Petraeus :

«Ho tradito mia moglie, è inaccettabile per un leader»

Incredibile dichiarazione all’indomani della vittoria presidenziale democratica di Obama dalla viva voce del suo mancato concorrente repubblicano, Petraeus.

Cosa sta accadendo ai vertici della intelligence americana?

Cosa sarà dell’alleato israeliano?

Cosa sarà delle missioni di pace all’estero?

Cosa sarà della minaccia nucleare iraniana e coreana (del nord)?

Cosa cova sotto le ceneri di questa campagna elettorale presidenziale americana?

Personalmente, non riesco a credere alla motivazione addotta da Petraeus e non mi convince nemmeno il contesto e la tempestività, oltre che la tempistica, che sembra studiata a tavolino.

Anzi, è l’intera vicenda che non mi convince, affatto.

Mi lancio in una (in)credibile e surreale interpretazione personale.

Io la leggo così :

il capo della CIA Petraeus, da sempre in contrasto con la presidenza Obama, si dimette adducendo una “motivazione” che non rispecchia il proprio comportamento, ma quello del presidente Obama.

Siamo di fronte ad un nuovo caso Clinton-servizietto orale-alla-Casa-Bianca modello Monica Lewinsky?

E se fosse invece un tradimento omosessuale?

Michelle Obama è moglie di un leader, anzi, del Leader Americano per antonomasia.

Obama rieletto presidente ringrazia la moglie per averlo aiutato a vincere e sottobanco la tradisce?

Magari con un altro uomo?

Scandalo alla Casa Bianca.

Prossimamente su questi schermi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il federalismo è antitetico al secessionismo?

giovedì, 24 marzo 2011

Premessa

STATUTO DELLA LEGA NORD PER L’INDIPENDENZA DELLA PADANIA
Approvato nel corso del Congresso Federale Ordinario
del 1 – 2 – 3 marzo 2002

Art. 1 – Finalità
Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (in seguito indicato come Movimento oppure Lega Nord o Lega Nord – Padania), costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana.

Finalità
L’Indipendenza della Padania è l’unica finalità per il raggiungimento della quale, la Lega Nord è nata, vive e lotta.

Il Metodo
Il Federalismo è stato individuato come “metodo democratico” per il raggiungimento delle finalità statutarie della Lega Nord.

Strumenti
Ogni altra attività in essere della Lega, è da ritenersi “strumento” per il raggiungimento di questa finalità e di nessuna altra.

Il Federalismo
Il Federalismo è lo strumento principe attraverso il quale si vuole ripristinare all’interno dello stato italiano un pesantissimo squilibrio territoriale, contributivo e fiscale che rende attualmente il nord, schiavo di un sud nel quale sprechi, parassitismi, organizzazioni mafiose ed un intero “sistema delle illegalità diffuse”, regnavano sovrani e quasi incontrastati.

Il Governo
La presenza della Lega Nord all’interno delle compagini esecutive italiane è anch’esso uno strumento di azione per il raggiungimento delle finalità statutarie.
Avendo scelto la Lega Nord la strada maestra del metodo democratico nella lotta politica, la presenza del movimento nelle maggioranze di governo e nei governi stessi ha lo scopo di incontrare quelle maggioranze parlamentari necessarie alla realizzazione delle sue finalità.

Analisi Storica

Tutto questo è la Lega Nord.

Ed io sostengo e sottoscrivo ogni singola azione posta in essere dal leader come dai vertici federali della Lega Nord.

E questo, significa essere un leghista.

Ed un leghista, deve testimoniare la sua militanza, la sua appartenenza, la sua partecipazione e la sua assoluta fedeltà al movimento.

La Lega non è un partito qualsiasi, come la militanza in esso, non può essere paragonata a nessun’altra fede politica.

La Lega non è un partito ideologico.

La militanza leghista prescinde da ogni pregiudizio, da ogni sotterfugio, e si distanzia dall’ipocrisia di quel “politicamente corretto”, che contraddistingue l’intera casta partitocratica italiana, laddove per politicamente corretto, in un paese sottosopra, corrisponde esattamente il suo contrario.

Una contraddizione in termini?

No, solo la naturale e conseguente manifestazione di un paese, che ha perso totalmente la bussola del buonsenso.

In questo cammino di libertà che i popoli del nord hanno sinora condotto insieme, sta la formula adesiva del movimento stesso.

In questa legislatura e con questa maggioranza di governo, la Lega è riuscita a trovare il consenso necessario a sostenere le decretazioni federaliste.

Precedentemente, lo strumento del Federalismo è stato osteggiato e contrastato, slealmente quanto infedelmente, da quelle forze politiche della conservazione che non vogliono veramente riformare il paese in senso federalista, poichè molto interessate a mantenere una grande e grave irresponsabilità nei confronti delle popolazioni meridionali dalle quali prelevano gran parte del loro consenso, e mantenere altresì il sud come una sorta di “zona franca” dalla legalità, dal merito e dal buongoverno.

Tali forze politiche sono ancor oggi, rappresentate dai loro leader:

Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini.

Ma i loro sogni restaurativi e conservativi rispetto alla immutabilità del paese, si sono infranti contro la ostinata e considerevole capacità della Lega di tenere duro, di raggiungere gli obiettivi strategici utili al raggiungimento delle proprie finalità.

La devoluzione, benchè fosse stata varata da una maggioranza di governo, fu affossata al referendum del giugno 2006 proprio dalla inazione di quelle forze politiche che volevano mantenere un sistema statale inefficace, improduttivo, sprecone e parassitario che è stato definito proprio dal leader leghista Umberto Bossi come uno “stato criminale”.

Il Federalismo invece, proprio per la sua assoluta antiteticità ad ogni “agire criminale e mafioso” ha convinto e convince molto più della devoluzione e, grazie al “patto di ferro” stretto fra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, il Federalismo è riuscito sinora ad incontrare quella maggioranza parlamentare necessaria alla sua realizzazione nella realtà, nonostante i tradimenti ed i voltafaccia degli inaffidabili.

Purtroppo per loro infatti, le popolazioni meridionali hanno cominciato a capire quali benefici effetti il Federalismo può apportare al sistema che li governa, benefici effetti che sono innegabili e non riproducibili da nessun altro progetto riformatore mai pensato o progettato prima.

E questa maturata consapevolezza, è passata attraverso l’immane contrasto opposto alle organizzazioni mafiose dal ministro dell’interno Roberto Maroni, con la realizzazione di risultati tangibili, mai raggiunti prima nella storia della repubblica italiana, come pure, questa presa di coscienza passa attraverso il più oscuro lavoro di diradamento e di semplificazione normativa che frapponeva una inutile moltitudine di norme al riconoscimento autentico dei diritti dei cittadini compiuta dal ministro Roberto Calderoli.

Ed è il risveglio delle coscienze sopite, degli animi addormentati, dei sogni abbandonati:

tutto quello che ci è stato promesso in dieci lustri di campagne elettorali marchiate dal sistema della democrazia bloccata, del voto di scambio e della capacità di controllo del voto da parte delle mafie, tutte quelle promesse mai mantenute dalla casta partitica italiana, i leghisti lo hanno voluto, lo hanno combattuto e lo hanno realizzato.

Ed è un attimo il rendersi conto che quella montagna di menzogne e di ingiurie contro la Lega ed i leghisti, erano solo il frutto bacato dell’odio, del rancore, della gelosia e della invidia infinita di cui erano ammantati gli adepti di una casta politica meridionale incapace ed arruffona che è tutta da dimenticare.

Ma il futuro del meridione, era e resta nelle mani dei meridionali, i quali, abituati a vedersi cadere “la manna dal cielo del nord” gratis et amore dei, possono essere tratti in inganno dall’agire dei leghisti.

La Lega ha ben altre finalità che quella di salvare il meridione, se non, caso ed incidenza, incontrare il consenso popolare meridionale sulla strada che conduce al federalismo, che è antitetico alle organizzazioni mafiose ed al mondo della cattiva amministrazione.

Il Federalismo quindi, come risoluzione unica sia della questione settentrionale che della questione meridionale, posto che, la prima, è sicuramente figlia dei danni e dei mali provocati dalla non risoluzione della seconda.

Due questioni, due aspetti, due italie della stessa medaglia italiana.

Ecco dove nasce il punto di incontro fra tutela degli interessi delle popolazioni settentrionali e tutela degli interessi delle popolazioni meridionali.

Considerazioni Finali

Una domanda nasce spontanea:

il federalismo è antitetico al secessionismo?

Ovvero il federalismo si può dimostrare una strada che ricongiunga quelle due italie che invece sembrano irrimediabilmente divise, separate in casa?

Su questo tema, si spacca più di un fronte.

In questo tema, si può ricomporre più di un paese.

E’ la soglia di un nuovo cammino.

Il futuro, ci dirà quale strada percorrere, o forse il caso, o forse l’alternanza delle spinte contrapposte.

In questa ottica, il percorso federalista potrebbe unire ciò che non è unito ovvero dividere quel che è già disgregato.

Come ogni scommessa importante della vita umana, solo la provvidenza sa cosa porterà.

La provvidenza e quegli uomini e quelle donne che hanno la capacità di condurre le genti.

La provvidenza dei pastori d’uomini.

Ed un altro capitolo biblico inizia, un’altra parabola della divina commedia umana prende l’avvio.

Una commedia all’italiana….

Come quella commedia all’italiana dell’omonimo genere cinematografico che nacque nella seconda metà degli anni cinquanta del secolo scorso, parafrasando il titolo di uno dei più grandi successi di questo filone cinematografico:
Divorzio all’italiana del regista Pietro Germi.

E siamo di nuovo alla domanda iniziale:

sarà quel sì mai espresso, quel matrimonio mai veramente voluto o sarà un divorzio, una separazione consensuale fra due coniugi che non hanno mai “consumato” la loro unione?

Che facciamo?

Consumiamo?

O mandiamo questo “matrimonio combinato” a ….. escort?

Ai posteri, l’ardua sentenza.

A noi, solo le tribolazioni che questo dilemma impone.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Referendum

giovedì, 3 marzo 2011

Il referendum è previsto nella legislazione italiana come istituto di democrazia diretta.

Con esso, il popolo sovrano bypassa la delega parlamentare ed esprime direttamente un suo parere modificativo ovvero estintivo di una legge o di parte di essa.

Il ricorso al referendum, come tutte le cose in Italia, è stato distorto ed abusato.

Inizialmente, fu il partito radicale a fare un ricorso continuo ed eccessivo all’istituto del referendum, riuscendo a dettare modifiche di significative parti della legislazione su argomenti di enorme valore, quali quella che modifica l’istituto del matrimonio (referendum sul divorzio) e quella che regola addirittura la possibilità di non partorire un figlio vivo (aborto).

E queste storiche quanto importanti modifiche legislative furono realizzate dal partito radicale che poteva contare su di uno sparuto gruppo parlamentare, corrispondente ad una misura di solo il 2% del consenso popolare.

Fatto che, in un sistema con enormi sbarramenti alla volontà popolare diretta ed a democrazia bloccata come era quello senza alternanza di governo della prima repubblica potrebbe anche essere comprensibile, anche se non giustificabile, poichè esso stesso fonte fondante di una prassi sconsiderata dell’abuso pregiudizievole degli istituti e delle istituzioni democratiche.

Non certo in quello odierno, però, laddove la sovranità popolare trova nell’alternanza una più completa possibiltà di espressione.

Successivamente, si arrivò ad amputare il futuro ed il benessere di questo paese attraverso il cosidetto No al Nucleare, scelta sbagliata e dannosa che famiglie ed aziende oggi pagano molto cara.

Ma dov’è l’abuso, vi chiederete, nel ricorso a queste forme di democrazia diretta?

Ora veniamo al punto.

Un istituto di democrazia diretta come il referendum ha il senso di imporre una volontà popolare che non trova veicolazione attraverso la delega parlamentare ed il rapporto fra cittadini e partiti politici.

E’ quindi essenzialmente (e secondo me, esclusivamente) offerta a liberi comitati referendari composti da cittadini a vocazione partecipativa, e non, come è sempre avvenuto, abusato dalle segreterie politiche di quel sistema partitocratico che l’istituto stesso del referendum tende a superare.

L’ennesimo paradosso italiano dell’abuso continuato ed aggravato che si fa della legge.

E veniamo ai giorni nostri, laddove taluni incauti, criticano la scelta del governo italiano di scindere le elezioni amministrative dalla votazione referendaria.

Perchè vengono scisse le due votazioni?

Semplice, perchè è proprio un partito di opposizione a questa maggioranza di governo che ha raccolto le firme previste per un referendum abrogativo, strumento il cui esercizio, è invece riservato alla esclusiva sovranità popolare.

Non sono i cittadini che hanno chiesto di esprimersi su un aspetto legislativo, ma è l’opposizione politica italiana che, in continua emorragia di consensi popolari, abusa dell’istituto referendario come strumento surrogatorio di un potere che il popolo gli ha già negato nell’urna elettorale:

quello di deliberare a maggioranza dei voti sulle leggi in vigore.

Ecco perchè il governo ha rifiutato la possibilità di far votare contemporaneamente le consultazioni amministrative ed il referendum:

per impedire che il contemporaneo test elettorale che propone una consultazione del popolo sovrano a livello locale, fosse influenzato da scelte che evidentemente sono avverse alla guida politica dell’esecutivo stesso, poichè originate da comitati referendari fittizi, sui quali tavoli, sventolavano bandiere di partiti politici, e sulle quali sedie, sedevano esponenti e militanti di partito delle opposizioni.

Bene ha fatto quindi, l’esecutivo italiano nella persona dle ministro dell’interno On. Roberto Maroni a scongiurare una contemporaneità di espressione della sovranità popolare che potesse interagire ed influenzare il consenso dato ad un partito ed il voto referendario abrogativo di una legge.

E se, taluni parlamentari seduti sui banchì delle opposizioni criticano questa scelta con la motivazione di un aggravio di spese relative alle consultazioni, a questi sprovveduti va ricordato che, non è in questi termini che si recupera quel consenso che il popolo sovrano non ha voluto concedere loro nelle dovute sedi consultive, e non è abusando di un istituto di democrazia diretta che potranno vincere quelle elezioni nazionali che essi hanno già perso, ne tantomeno, usarlo come una “clava politica” per abbattere una maggioranza di governo.

Inoltre, va detto con chiarezza estrema che, una consultazione referendaria non è violentabile a piacimento ed abusabile al pari di un sondaggio o di un termometro sensibile dell’opinione pubblica nei confronti dell’azione della maggioranza di governo, poichè questo è un ulteriore abuso che spreca, questo sì, danaro pubblico in maniera speciosa e falsata, in abuso di un istituto come quello referendario che, ormai dal lontano 1995 non supera il quorum richiesto, e soprattutto, snaturando e svilendo un importante strumento democratico.

Ecco tutto.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Gli omosessuali, la famiglia naturale e la difesa delle libere democrazie

mercoledì, 24 marzo 2010

La famiglia e’ una societa’ naturale formata dal matrimonio fra un uomo e una donna, questo è il principio affermato dall’articolo 29 della costituzione italiana.
Questo vuol dire che le unioni omosessuali non possono passare attraverso l’istituto giuridico del matrimonio, a meno che, non si voglia modificare il dettato della costituzione italiana con una maggioranza qualificata.
Ma per ottenere questo risultato, la società italiana dovrebbe essere rappresentata per almeno 2/3 di omosessuali.
Questo scenario è il motivo per cui difendo strenuamente la famiglia naturale, caposaldo di una società naturale, argine assoluto alle novelle invasioni barbariche che si insinuano nel sistema democratico italiano con un vero e proprio attacco demografico, cui le coppie gay, non possono rispondere ed offrire alcun contrasto.
Le degenerazioni dei modelli e degli stili di vita occidentale offrono il fianco ai suoi competitori ed ai suoi più violenti avversari.
Ecco perchè invito chiunque faccia scelte di vita sessuale differenti da quelle naturali a prendere coscienza delle conseguenze pesanti che tali libere scelte hanno sulla stessa continuità e sopravvivenza del nostro comune modello occidentale, cristiano e naturale, oggi oggetto del più violento attacco culturale, religioso, demografico e terroristico che si sia mai registrato sinora.
E debbo ricordare agli omosessuali che, proprio il modello e lo stile di vita occidentale basato sulle libere scelte individuali e sul sistema delle libere democrazie è il primo argine alla loro stessa sopravvivenza, poichè risulta anche troppo evidente che, l’omosessualità vissuta nei paesi avversi al nostro modello di vita occidentale, viene avversata, violentata e punita anche con la morte.
Se io fossi un omosessuale, e non lo sono e non lo sarò mai, ci penserei più di una volta prima di fare il gioco di chi mi vorrebbe vedere penzolare da una forca.
Questa è una chiamata alle armi.
Questa è una chiamata alla riflessione sul senso di responsabilità di chiunque voglia vivere nella civiltà della democrazia e della libertà.