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La corruzione politica ed il finanziamento illecito ai partiti

sabato, 17 marzo 2012

L’Italia è l’unico paese al mondo in cui tutti sanno che i politici rubano, sia per il proprio arricchimento personale che per quello del partito, della fondazione o del movimento di appartenenza.

Tutti ladri?

Nessuno ladro.

Tutti corrotti?

Nessuno corrotto.

Questa è l’italia peggiore.

Non certo i precari.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Questo matrimonio non s’ha da fare né domani né mai ….

domenica, 14 novembre 2010

L’instabilità politico-istituzionale che mira volontariamente a minare la continuità e la stabilità del governo in Italia continua a manifestarsi con fenomeni di cannibalismo incivile, di bandistismo e di pirateria politica.

Il grado di inciviltà giuridica, di immaturità umana e di irresponsabilità politica che scuote il sistema democratico, qui e adesso, ha raggiunto livelli di scabrosità e di squallore indicibile, ingiustificabile, inaccettabile, irricevibile.

Il livello di guardia democratico è stato grandemente superato e la situazione politica verificatasi dopo il tradimento finiano ha reso instabile il sistema democratico creando un precedente di prassi procedurale nella “contrattazione politica” molto pericoloso e reazionario, oscurantista e parruccone, termini sinonimi fra di loro e contrari ai termini riformista e progressista.

La contrattazione politica nelle alleanze di governo che si presentano agli elettori con un programma di governo da attuare e realizzare viene grandemente pregiudicata da questa prassi reazionaria che pretende di cambiare regole, schieramenti ed alleanze durante il mandato elettorale che ha validato una maggioranza di governo a governare.

Da oggi in poi, grazie a questo precedente pericoloso, chiunque ed in qualunque momento è autorizzato a “scomporre” la maggioranza di governo in virtù di interessi di parte che nulla hanno a che fare con l’interesse generale, l’interesse pubblico e l’interesse del popolo sovrano nelle nucleazioni fondamentali di famiglie ed aziende.

Questo “mischiare le carte”, questo confondere gli obiettivi comuni, questo disordinare ogni regola a partire da quella base della convivenza civile, a sua volta connotata dalla lealtà alla parola data, dalla correttezza dei conseguenti comportamenti politici e dal concetto ormai infranto (definitivamente?) di responsabilità politica ed istituzionale (quotidianamente violata e violentata, piegata ed abusata a miserabili interessi di parte politica e alle ormai smisurate ambizioni personali del reazionario di turno), questo ingarbugliare mirato a sovvertire la già espressa volontà popolare che indicava chiaramente uno schieramento politico composto di alleanze fra parti politiche che si impegnavano a governare per tutto il mandato, guidando l’esecutivo al fine della realizzazione di quella programmazione elettorale sottoposta all’elettorato e premiata dal responso dell’urna, questa ormai consolidata prassi del tradimento politico ed istituzionale a fini non compresi in quella progammazione, questo brigantaggio politico si rende responsabile della instaurazione di una prassi secondo la quale, nulla è sicuro, nulla è programmato, nulla è certo.

Nella trasposizione di quella incertezza del diritto e della pena che impera da sempre nel nostro paese, questa novella incertezza politico-istituzionale, istituzionalizza appunto il tradimento come metodo di contrattazione politica che tende a superare il mandato elettorale ed il patto sottoscritto.

Inizia un’era in cui l’incertezza assurge a valore (che squallore inumano: l’incertezza che sale al grado di “valore”!) e diviene asse trasversale a tutte le regole che accreditano il patto fondante di ogni società:
l’interesse comune, certamente riconosciuto, certamente realizzabile, certamente inquadrabile in un ambito di norme e regole scritte e non scritte e fondanti una comunità umana condivisa e condivisibile.

Ogni nuova alleanza elettorale d’ora in poi dovrà fare i conti con questo nuovo assioma, questo nuovo principio della incertezza nel futuro e della relativa mancanza di speranza, ormai divenuto prassi consolidata e consuetudine superante i limiti della valorizzazione legislativa (secundum, preter o contra legem), divenendo essa stessa regola sopra le regole, norma sopra le norme e, addirittura, “valore di riferimento”.

Ogni nuova coalizione di governo, ogni nuovo premier, ogni nuovo esecutivo chiamato a governare non potrà garantire continuità e stabilità nel governo del paese proprio a causa di questa incertezza, di questo nuovo valore di riferimento.

Cosa che, a dire il vero, avveniva anche nel passato, soprattutto nelle coalizioni di governo del centro-sinistra, laddove il premier era “incerto” e cambiava spesso e volentieri durante il mandato (governo Prodi-D’alema-Amato) e il programma era “incerto”, poichè continuamente attaccato dall’interno della stessa maggioranza (si fa rifermimento a quelle storiche manifestazioni di gruppi parlamentari della coalizione di governo che scendevano in piazza per manifestare contro l’azione del governo, del “loro” governo).

Il fatto nuovo è che questo “virus della irresponsabilità ed immaturità politica” ha aggredito violentemente anche l’altra polarizzazione politica, quella del centro-destra, l’unica sinora capace di garantire polarizzazioni politiche finalizzate alla formazione di governi stabili e continui.

Il fatto nuovo è che questo virus ha ormai contagiato gran parte del sistema politico, fatta eccezione per l’unico movimento politico che tutte le parti politiche ricercano per le sue “uniche” qualità di lealtà e correttezza rispetto alla parola data e di cui nessuno però, vintende pagare il conseguente prezzo politico di supporto alle progettualità ed idealità che lo identificano:
esso è la lega Nord per l’Indipendenza della Padania.

E’ la donna più bella, più attraente, più leale e corretta che esista, ma è anche la donna che nessuno vuol sposare.

Ed è proprio il matrimonio l’elemento base del nostro sistema in profonda ed aperta crisi.

Ed è proprio il matrimonio fra un uomo e d una donna, il matrimonio fra due partiti politici, il matrimonio fra due aziende cointeressate, il matrimonio fra gruppi sociali che condividono stili di vita comuni, è proprio questo concetto fondamentale di matrimonio ad essere messo in crisi.

E’ lo stare insieme, è l’incapacità di unirsi seriamente e lealmente in matrimonio che corrode profondamente la nostra comunità nei tempi moderni, è il rispetto dei reciproci interessi, delle reciproche esigenze, dei reciproci stili di vita che viene messo in gioco, in virtù di una incredibile prassi consuetudinaria nella quale ad avere ragione, erano sempre i furbi e non i leali, erano sempre i disonesti e non gli onesti, erano sempre i parassiti e non gli utili al sistema.

Ci si è dimenticata la regola d’oro che pretende che i panni sporchi vadano lavati in casa e non esposti pubblicamente quasi fossero trofei sportivi.

Ci si è dimenticata quell’analisi dell’esperienza comune che fece un tal Giuseppe Capograssi, magnifico uomo, filosofo e giurista che definì la difficoltà dell’unirsi e dello stare insieme più di chiunque altro.

E’ un invito alla lettura, questo:

Analisi dell’Esperienza Comune
Giuseppe Capograssi

Per coloro i quali ancora credono che, una parola data, va rispettata, che una mano stretta, va onorata.

Nel bene come nel male.

Possibilmente, al di là del bene e del male …..

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La lotta politica: “il nemico” come un obiettivo del malcontento

venerdì, 1 ottobre 2010
Professor Marco Biagi

Professor Marco Biagi

Biagi: cronaca di una morte annunciata dalla lotta di classe

Il tragico avvenimento della morte crudele inflitta al Prof. Marco Biagi resta nella mente di ognuno di noi come un fatto incomprensibile oltre che inutile.

La morte di un uomo, chiunque egli sia è sempre un fatto che provoca riflessioni anche molto penose. Se poi, tale evento è stato provocato dalla mano di un altro uomo, ecco la disperazione impossessarsi delle nostre menti. Ma perché, per cosa o per chi è morto il Prof. Marco Biagi? Vediamo di capire cosa è avvenuto, partendo dall?analisi dei fatti. Ideologicamente il Prof. Biagi poteva essere definito un socialista, molto vicino ai sindacati italiani, consulente per la materia che gli competeva – riforma del mondo del lavoro – di governi del centro-sinistra come nel caso del governo D’Alema. Sin qui tutto normale, Biagi non subisce minacce, nessuno palesa di volerlo assassinare. Sta di fatto che la riforma del mondo del lavoro, il governo D’Alema non la realizza più, e nemmeno la realizzerà il successivo governo a guida Amato che non nominerà Biagi fra i suoi consulenti, né lo riconfermerà come rappresentate in materia di giurisprudenza del lavoro del suo governo in seno alle istituzioni europee. Biagi è sicuramente amareggiato, ma non è ancora in pericolo, a quanto ci è dato di sapere. Il successivo governo Berlusconi, seriamente intenzionato a riformare il mondo del lavoro per adeguarlo a quello degli altri paesi europei, realizza una proposta di riforma del sistema per accentuarne la flessibilità e favorire l’emersione del lavoro nero e la creazione di nuove offerte, soprattutto per coloro i quali sono tagliati fuori dal sistema vigente: i giovani. Tale governo recupera la figura tecnica del Prof. Biagi (evidentemente era proprio il migliore nel suo campo) ed a lui affida la consulenza che lo porterà a concorrere da protagonista alla scrittura del famoso Libro Bianco sul lavoro, base di idee della riforma.

Qualcosa comincia a cambiare: Biagi stesso denuncia un clima diverso nei suoi confronti. Ma da parte di chi? I sindacati, soprattutto. Lo trattano come un traditore confiderà egli stesso. Contemporaneamente iniziano le minacce di morte provenienti, si presume, delle stesse persone che poi lo uccideranno. Ecco apparire il primo segnale negativo nei suoi confronti. I sindacalisti sono in riflessione: Biagi è preparato, potrebbe avere ragione, le sue teorie potrebbero davvero produrre una evoluzione positiva nel mondo del lavoro in Italia, loro più di chiunque altro lo sanno bene, ma non lo condividono, ne hanno paura, sono terrorizzati, spiazzati. Di conseguenza lo isolano, lo allontanano, lo lasciano in disparte. Nella loro reazione si legge la nuova proiezione del Professor Marco Biagi: un formidabile avversario, un abile nemico, un traditore. I toni nella trattativa sulla riforma del lavoro si alzano ancora, si impennano all’inverosimile, l’atmosfera si scalda, le questioni poste al centro della trattativa, divengono improvvisamente ?irrinunciabili questioni di principio? e le questioni di principio non si toccano. Si inculca così nella mente dei cittadini l’assioma che se venissero modificati quei principii, pericoli gravissimi colpirebbero la serenità dei lavoratori, delle loro famiglie, dei loro figli e del loro futuro. I sindacati tentennano, temono di perdere il controllo sindacale e politico della base, temono la completa debacle del mondo sindacale così come è stato concepito sino ad ora, se la riforma proposta dal governo ed ideata dal Professor Biagi dovesse andare in porto. In parte è vero, ma a rimetterci di più non sarebbero i lavoratori, i pensionati o i giovani in attesa di un lavoro, ma probabilmente sarebbero proprio loro: i sindacalisti. Sarebbe l?addio ad un mondo fatto di un enorme ed arbitrario potere politico. Sarebbe l?addio alla possibilità di fare politica senza esserne tenuti a pagare i relativi costi, a cominciare da quelli elettorali, così come invece fanno altri sindacati europei, meno ideologizzati, più avanzati ed evoluti. La loro reazione scomposta ed irrazionale è comprensibile, non giustificabile. Meno, molto meno, si comprendono il terrorismo di massa nei confronti dei lavoratori ed il ricorso alle manifestazioni di piazza per opporre la forza dei numeri (spaventati ed atterriti), al concetto democratico della rappresentanza. Moralmente, il primo colpo al Prof. Biagi lo hanno sparato loro.

Quando un uomo viene lasciato solo è in quel momento che corre dei pericoli, e loro, hanno isolato Biagi, indicandolo involontariamente come un simbolo del nemico da abbattere. Ma essi hanno dei complici morali, complici per omissione. Le forze politiche del centro-sinistra, snaturate politicamente, impegnate in uno sforzo rinnovatore potente, dilaniate al loro interno dalle continue sconfitte elettorali, sono ormai allo sfascio. Unico punto fermo nelle vicinanze: i sindacati. La CGIL principalmente, il cui capo, viene visto come l;unica valida alternativa alla fallimentare leadership del centro-sinistra. Ebbene queste forze politiche tacciono complici e contribuiscono all?isolamento politico, morale ed umano del Professor Biagi, vittime della loro debolezza, si piegano all?azione ed al volere dell’unico uomo che garantisce loro un forte consenso fra la gente: il leader della CGIL. Tutto questo a patto, che i sindacalisti conservino lo stato delle cose nel mondo del lavoro, così come è, senza riforme, altrimenti è la fine per loro, per tutti loro, Ed allora bisogna attrarre l’attenzione della gente, alzare i toni, provocare l’avversario e sperare in una sua reazione scomposta, bisogna inasprire il dialogo sino a quando il dialogo stesso sarà divenuto impossibile e poi? E poi tutti giù in piazza a rafforzare il concetto pericolosamente qualunquista e populista che la gente siamo noi e che nessuno si può mettere contro la gente, neanche la democrazia rappresentativa. È il secondo colpo di pistola. Dopo aver indicato l’obbiettivo hanno provveduto ad esasperare il clima politico sino a farlo divenire incandescente, rifiutando il dialogo ad arte, provocando una profonda reazione fra la gente. Il disegno è completo. Non volevano causare certamente quello che poi è accaduto, ma hanno contribuito moralmente alla creazione di un clima malsano ed inumano che si è scaricato poi sulla riforma e sul suo principale autore: il Professor Biagi. È bene ricordare che ad assassinare il Professor Marco Biagi non sono state le Brigate Nere del Partito Fascista Combattente, bensì le Brigate Rosse del Partito Comunista Combattente, le quali sono responsabili anche dell’assassinio di Moro, Ruffilli, Tarantelli e D’Antona e del ferimento di Giugni, padre dello Statuto dei Lavoratori.

Questi uomini sono stati colpiti quando si è tentato di riformare la politica ed il mondo del lavoro in Italia. I sindacalisti ed i politici del centro-sinistra tutto questo lo sapevano bene, ma hanno comunque isolato Biagi. Essi, lo hanno indicato come capro espiatorio per tutti i loro mali a quelle persone con le quali condividono involontariamente i simboli, i colori e le definizioni politiche, ma che al contrario di loro, sono dei terroristi assassini. La bandiera rossa e la definizione di comunista sono caratterizzazioni delle ideologie contigue e condivise dal nucleo storico delle forze politiche della sinistra italiana e dal sindacato della CGIL. Anche le Brigate Rosse condividono tali simboli e definizioni e questo avviene, sin da prima che l?ideologia comunista fosse sconfitta ed espulsa dalla storia dell’umanità.

Distratti dal loro grave momento storico-politico, gli uomini della sinistra italiana hanno dimenticato di stare in guardia, hanno dimenticato che il cancro che li aveva colpiti una volta era sì vinto, ma non eliminato. Essi non hanno responsabilità dirette, essi sono il bene, il cancro è il male, ma vi è una questione morale che non va sottovalutata e/o dimenticata. Non è mia intenzione indicare le forze politiche del centro-sinistra ed il sindacato della CGIL, anche solo come mandanti morali dell?omicidio Biagi. Questo è escluso. Non condivido le loro ideologie né le loro strategie politiche, ma li rispetto per quello che sono: rappresentanti di una parte del popolo italiano e di parte della categoria dei lavoratori. Quello che non è possibile perdonare loro per me, è l’assoluta disinvoltura con la quale dimenticano chi sono e da dove vengono, le ideologie che rappresentano e soprattutto, l’assenza totale nei fatti, di risposte concrete all’assassinio di un italiano ucciso nel tentativo di migliorare la qualità della vita di tutti, anche della loro. Voglio ricordare che le idee portate innanzi dal Professor Biagi non appartenevano alla categoria delle ideologie bensì appartenevano alla categoria delle scienze e delle tecniche umane, frutto di anni di studio e di sacrificio ad esclusivo indirizzo del miglioramento generale delle condizioni di vita di questo, che è anche il loro paese. Ma essi, non potendo rispondere con la medesima categoria tecnico-scientifica e contrastare la riforma del lavoro con una valida contro-proposta, hanno ideologizzato una trattativa che di ideologico non aveva proprio un bel nulla, provocando in questo modo il risveglio di chi, delle ideologie folli, ha fatto una bandiera ed un motivo di vita, sino ad arrivare alla stupida convinzione che, uccidere un uomo per una idea è lecito. Dio li perdoni perché essi non sanno quello che fanno. Ma vi erano altri uomini che avrebbero dovuto sapere ciò che facevano, perché anche solo con l’omissione di atti, fatti e parole, si determina un disegno politico. Questi uomini, chi li perdonerà? Eppure, essi continueranno su questa strada, vedrete. La loro strategia politica è semplice e banale, oltre che pericolosa: rovesciare un governo democraticamente eletto, esasperando sino al parossismo il malessere vissuto dai cittadini italiani in questo momento di cambiamenti socio-economici globali. Le contestazioni di piazza apparentemente sindacali e/o movimentiste, si traducono effettivamente in manifestazioni politiche di tipo qualunquista e populista a deriva social-popolare. Il loro obiettivo è spaccare la società italiana, la convivenza civile, in virtù di una visione ideologica vetero-comunista della contrapposizione aspra e violenta delle parti sociali.

La lotta di classe. Lo hanno già fatto e ci riproveranno, costi quel che costi.

Morti ammazzati compresi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Scritto di getto nella immediatezza della morte del prof. Biagi.

http://xcitizen.blog.kataweb.it/il_cittadino_x/2007/06/04/biagi-cronaca-di-una-morte-annunciata-dalla-lotta-di-classe/

Mafia & Politica

mercoledì, 30 giugno 2010

Non era mai accaduto prima che lo stato italiano riuscisse ad ottenere così tanti ed eccellenti risultati nel contrasto alle mafie tradizionali, come non era mai accaduto prima che politici e pubblici amministratori venissero condannati per concorso in associazione mafiosa così frequentemente.

Spesso, come testimonia il clamoroso caso del sen giulio andreotti, i processi ai politici in odore di mafia, venivano insabbiati e prolungati sino ad ottenerne il decadimento dei termini.

Così, abbiamo subito molto spesso l’onta del sentirci dire che il tal politico coinvolto in inchieste giudiziarie e processi alle mafie, non veniva condannato per scadenza dei termini.

Questa vergogna, questa “impunibilità” di certa casta politica è stata incrinata dalle ultime sentenze nei confronti di totò cuffaro e di marcello dell’utri.

Finalmente lo stato sembra rispondere decisamente e concretamente nei rapporti fra certa casta politica e le mafie.

Finalmente, dalla cronaca quotidiana, viene fuori un senso di speranza per il futuro di questo paese.

Finalmente, si rompe il muro dei mangiatori di cannoli alla siciliana e di osannatori di mafiosi paragonati ad eroi.

La mafia ed i mafiosi, non hanno nulla di eroico, mentre coppole e cannoli siciliani, tornano ad essere produzioni tipiche regionali senza altro valore che questo.

Finalmente lo stato sbaraglia le mafie e punisce i politici che si sono fatti corrompere moralmente dai poteri mafiosi.

Finalmente.

Post pubblicato da Radio 24, la radio de “Il Sole 24 0re”
A partire dal minuto 3 e secondi 10
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=tagli-spesa-pubblica

La Questione Meridionale

martedì, 22 giugno 2010

Forse, in questo malnato paese, non parliamo la stessa lingua.

Il nord del paese è stufo di pagare il conto per il sud.

Ed è stufo perchè ha visto generazioni di politici che prendevano voti nel sud, come nel caso di gianfranco fini, non far nulla per risolvere la secolare Questione Meridionale.

Il tradimento del sud è da imputare esclusivamente a quei politici che con i voti del sud hanno fatto di tutto, tranne che aiutare il sud.

Chi preleva il suo consenso quasi esclusivamente nel sud del paese, DEVE assumersi le proprie responsabilità e non attaccare vigliaccamente quelle forze politiche che, della coerenza con la difesa e la tutela del territorio da cui ricevono il consenso, hanno fatto una bandiera politica originalissima, come il caso della Lega Nord.

Se oggi fini dichiara che punta al nord, significa solo una cosa:
l’ennesimo tradimento, l’ennesima fuga finiana davanti alle proprie responsabilità umane e politiche.

E’ il tradimento della bandiera di quel sud dal quale egli riceve il suo consenso e dal quale vuole rifuggire senza governarlo.

Ma gianfranco fini ci ha ormai abituato a queste fughe.

La fuga dal Movimento Sociale Destra-Nazionale.

La Fuga dalla destra con i suoi ridicoli tentativi di “andare al centro”.

La fuga dal centro per agguantare il consenso liberal.

La fuga da Alleanza Nazionale per confluire nella PDL.

La fuga dal PDL per affermare che, la destra sono io …..

La fuga dalla guida del partito per la terza carica dello stato.

Il tradimento della autorevolezza della terza carica dello stato per fare politica come il leader di un partito che non c’è più.

Fughe e tradimenti:
questa è la storia politica di gianfranco fini.

Oggi, ecco l’ennesimo tradimento:
andiamo a nord!

Per fare cosa?

Quello che non ha mai fatto nel sud?

Il nodo centrale è e resta uno solo:

questa politica delle fughe e dei tradimenti è inaccettabile.

Questa politica è la politica delle parole, non quella dei fatti.

Fini si è convertito al federalismo e vuol sostenere la questione settentrionale difendendo e tutelando i contrapposti interessi del nord verso quel sud che gli regala il conenso elettorale?

Vuol tradire anche il sud?

Tutta questa polemica è pretestuosa, come al solito.

Il vero obiettivo del conservatore Gianfranco Fini è quello di bloccare il cambiamento del paese, è quello di fermare la stagione delle riforme avviata dalla Lega Nord.

Questo è il vero e solo obiettivo del presidente della camera dei deputati, che nomina alternativamente le parole: Padania, Lega e Nord ogni 5 minuti.

La Lega è divenuta la sua ossessione, perchè la Lega è quel movimento politico che egli non è mai riuscito a fondare, perchè è quella armata politica che egli può solo sognare, perchè è quella squadra politica che egli non potrà mai conquistare, e perchè, la Lega rappresenta il metro dell’insuccesso personale di fini, la cui base sta migrando in Lega da anni.

Ecco perchè Fini fa questa politica.

Non certo per difendere e tutelare le aziende, le famiglie, gli imprenditori ed i lavoratori.

Chiaro come un bicchiere di acqua che sgorga dalle Alpi …..

P.S.
Bisogna che qualcuno ricordi a chi non comprende la politica del terzo millennio, che il radicamento nel territorio non si fa a parole, ma con lustri di durissimo lavoro sul territorio.
Ora vada a dirlo ai suoi colonnelli che debbono passare le i sabato e le domeniche, come tutti i giorni festivi dei prossimi lustri in un gazebo, fra la gente.
Con il sole, con la pioggia, con la neve, con la crisi, con la preoccupazione dei padri di famiglia senza un lavoro.
Sempre e comunque.
A cominciare da capo …..

Salviamo la Nutella

giovedì, 17 giugno 2010

Siamo al ridicolo:
l’unione europea dichiara guerra alla Nutella, prodotto dell’azienda italiana Ferrero, azienda che ha appena ricevuto l’ennesimo riconoscimento mondiale per la qualità dei suoi prodotti.

Personalmente, se dovessi scegliere fra la Nutella e gli altri prodotti della Ferrero oppure questa unione europea, sceglierei sicuramente la Nutella.

Questa unione europea possono tenersela pure, visto che non cura affatto gli interessi delle famiglie e delle aziende italiane.

Sarà anche colpa della casta politica italiana, assolutamente silenziosa su questo argomento, ma se gli interessi italiani non li difendono i parlamentari italiani in ue, chi altri li dovrebbe difendere?

Son sicuro che la Ferrero e la Nutella riceveranno il sostegno dell’unico movimento politico autentico che esiste in questa Italia, l’unico movimento politico che difende gli interessi delle famiglie e delle aziende italiane:

la Lega Nord di Umberto Bossi.

E se la casta politica italiana non vuol più difendere il made in italy, ebbene la Lega difenderà sicuramente il made in Padania.

E poi, non venitemi a dire che difendere un tricolore significa difendere un paese, quando chi difende quel tricolore, non difende le aziende e le famiglie italiane.

Ciarlatani e parrucconi senza ne arte ne parte:
la difesa di un paese è tutelarne la sostanza, e non idolatrarne i simboli.

Ho fondato un gruppo su Fecbook intitolato “Salviamo la Nutella”:

http://www.facebook.com/group.php?gid=130956840261317&ref=mf

Se ci credete, iscrivetevi.

Post pubblicato in parte da Radio 24 la radio de “Il Sole 24 Ore”
al seguente link a partire dal minuto 2 e 35 secondi
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Lettere a Radio24

Federalismo demaniale: il primo passo verso il futuro

martedì, 25 maggio 2010

Il demanio idrico-marittimo (fiumi, laghi, spiaggie, coste, etc) passa dalla competenza statale a quella degli enti locali, in primis i comuni.

Con esso anche una gran quantità di immobili e di terreni cambiano di mano.

La vendita di tali immobili e terreni, consentirà di abbattere i debiti che le amministrazioni locali hanno contratto e che non riescono a sanare, se non con un aumento della tassazione.

Ecco il primo passo di quel federalismo tanto atteso e contrastato.

I detrattori del federalismo fiscale hanno riempito le pagine dei giornali di autentiche menzogne figlie dell’ignoranza o dell’interesse di parte in tutti questi anni, condannando il federalismo fiscale e subissandolo di ingiuste e non veritiere dichiarazioni altisonanti, fra le quali, spicca quella che con il federalismo ci sarebbe stato un aumento della pressione fiscale.

Ed ecco dimostrato invece il contrario, ecco dimostrato che il federalismo demaniale contribuirà a responsabilizzare le amministrazioni locali, consentendo loro di abbattere il muro dell’indebitamento grazie alla cessione di quegli immobili e di quei terreni che proverranno da questo trasferimento di competenze.

Gli enti locali troveranno un enorme giovamento in questo e non un aggravio delle situazioni debitorie come hanno sbandierato taluni ignavi o interessati, ma anzi, otterranno l’abbattimento o addirittura la completa sanatoria di quei debiti che, altrimenti, si sarebbero scaricati sui cittadini con l’aumento della pressione fiscale locale.

In particolare le regioni meridionali, otterranno un grande beneficio dal federalismo demaniale, incontrando nuove fonti di gettito rinvenenti dalla locazione delle spiagge, visto che la gran parte di dette regioni sono dotate di lunghissime riviere, spiagge dalle quali precedentemente si ricevevano solo gli oneri della manutenzione e della pulizia, ma dalle quali ora, grazie al federalismo demaniale, si riceverà nuova ricchezza da investire nella migliore gestione delle stesse, come pure si introiteranno canoni e tassazioni.

Se poi si volesse seguire l’esempio intelligente e fantasioso del governatore del Veneto Luca Zaia, anche i laghi ed i fiumi, sapientemente attrezzati e sfruttati turisticamente, porteranno il loro contributo in termini di aumento della ricchezza relativa ed aumento degli introiti fiscali diretti agli enti locali.

E allora:

vi piace o no vi piace, questo federalismo fiscale?

Post pubblicato da Radio 24, la radio de “Il Sole 24 Ore”
a partire dal minuto 4 e 45 secondi
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Lettere a Radio24

La casta politica VS la Lega, le riforme, le famiglie e le aziende

lunedì, 26 aprile 2010

Siamo lì dove sapevo che saremmo arrivati.
Dopo le giravolte depistanti dell’ala finiana della pdl ecco arrivare il niet a discutre di riforme da parte del pd di bersani.
Questa casta politica italiana non vuole varare le riforme leghiste di cui necessitano aziende e famiglie italiane.
La casta politica si chiude a riccio in difesa dei suoi privilegi e delle sue poltrone del potere negando al paese ogni cambiamento.
La casta della conservazione del potere e dei privilegi contro la Lega e tutto il resto del paese.
Questo è il quadro politico italiano.
Miserevole, mascalzone, mistificatore, depistante e cinico.
Se le aziende e le famiglie italiane volessero un vero cambiamento del paese, se volessero diminuire il numero dei parlamentari, se volessero impedire ai politici corrotti di candidarsi, se volessero dare una svolta storica ed epocale a questo stato di fatto sordo e cieco al grido di dolore che proviene dal paese, dovrebbero votare in massa la Lega.
Non c’è altra via d’uscita da questo deprecabile quanto radicato conservatorismo all’italiana.
Volete vivere senza mafie, senza corruzione, senza l’illegalità diffusa e tutelata che uccide il vostro quotidiano?
Votate Lega:
sempre, comunque e dovunque.
Altrimenti, smettete di lamentarvi e arrendetevi alla mafiosità imperante.
Scegliete il vostro futuro.

Lega chiama sud: candidiamo un leghista a Napoli

giovedì, 8 aprile 2010

In questi giorni il ministro per gli Affari Interni On. Roberto Maroni ha lanciato quella che agli occhi di molti è sembrata la solita provocazione leghista:
“e non è detto che non facciamo un pensierino anche su Napoli, almeno cominceremo a far funzionare qualcosa”.
Subito Alessandra Mussolini ha intuito la forza di questa scelta ed ha dichiarato:
Sarò io il sindaco della Lega Nord a Napoli, sono pronta a tutto, mi iscrivo subito alla Lega se mi candidano sindaco di Napoli.
E subito si scatena il putiferio, poichè in molti han capito che quando un leghista dice qualcosa, c’è solo da credergli.
E’ infatti mia opinione personale che le popolazioni del sud non hanno altra speranza per uscire dalla bruttissima condizione cui sono quotidianamente costretti che l’avvento della Lega Nord, l’unico movimento politico in grado di assicurare la risoluzione definitiva della questione meridionale.
Vi domanderete:
ma perchè un movimento politico che fa della sua bandiera una questione che è quella settentrionale, debba occuparsi di risolvere anche l’annosa e secolare “questione meridionale”?
Semplice:
perchè la questione settentrionale posta dalla Lega non è altro che l’altra faccia della questione meridionale.
Risolvendo quella meridionale, si risolve anche quella settentrionale e si fa un’Italia veramente unita, un’Italia leghista, un’Italia nella quale gli italiani potranno ritrovare dignità ed orgoglio nel dichiararsi tali.
Anzi, non ritrovare, ma trovare per la prima volta.
Poichè è ancora valido il motto:
fatta l’Italia, dobbiamo fare gli italiani (probabilmente di un anonimo, attribuito anche a Camillo Benso Conte di Cavour).
Italiani del meridione, guardatevi intorno e ditevi:
come possiamo uscire dalla monnezza, dalle mafie, dalla corruzione e dalla illegalità diffusa?
Chi può garantire alle popolazioni meridionali una vita sicura, un lavoro dignitoso, la libertà di vivere senza essere assogettati alle mafie?
La risposta è una sola:
La Lega può.
E adesso, sembra anche volerlo …..

Fanno paura ma non hanno paura, chi sono?

sabato, 27 marzo 2010

Fanno paura ma non hanno paura, chi sono?

I leghisti.

La Lega del buongoverno ha due grandi nemici:
la mafia ed il terrorismo.

Solidarietà al dipendente delle poste rimasto ferito con il pacco bomba che era destinato alla sede storica della Lega di via Bellerio a Milano.

Non possiamo che rispondere così a questo gesto sconsiderato e folle:
noi non molliamo, noi andiamo avanti!