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Attentato alla democrazia: giudici e giornalisti non sono liberi?

sabato, 25 febbraio 2017

L’azione politica di Donald Trump sveste il vero re che impedisce una democrazia compiuta e parlo di quell’agglomerato informe ma evidente di cointeressenze tra le sinistre globali e certa magistratura e certo giornalismo affatto professionale.

François Fillon, Nicolas Sarkozy, Marine Le Pen.

Le elezioni presidenziali francesi son costellate da impedimenti giudiziari, tutti nel campo avverso alle sinistre:

sarà un caso?

O forse è una volontà ferrea e anti-democratica di abusare del potere pubblico incarnato per impedire che la democrazia si compia, che l’alternanza delle forze sociali e politiche al potere si verifichi?

Per non parlare delle elezioni presidenziali americane, laddove Trump ha dovuto combattere contro tutto l’establishment dei clan oligarchici e familiari che hanno soppresso il sogno americano.

Ma Trump è amato dagli americani e diviene Presidente.

Senonché, al primo atto da presidente, Trump si trova ostacolato da giornali e magistratura, da certi giornalisti e certi giudici.

Nel frattempo, in Italia, il fallimento della sinistra del partito democratico coincide con la frattura tra governo e magistratura, tra politica e magistrati in politica:

Emiliano, De Magistris, Cantone sono solo alcuni nomi che provano l’esistenza di quel fantomatico partito dei giudici che pare condizionare fortemente le vicende politiche italiane, fatta salva l’estrema corruttibilità e permeabilità mafiosa dei politici italiani.

Trump diviene apripista della prima evoluzione democratica globale:

estromette dai briefing presidenziali quei giornali e quei giornalisti che celano azioni politiche in sospette o poco credibili professionalità ed equidistanze giornalistiche.

Così, la democrazia globale viene difesa da politici tutt’altro che di sinistra, quei cosiddetti democratici che democratici non sono mai stati.

Trump scrive intere pagine di storia nella evoluzione della civiltà umana e scopre a nudo il re monarca della democrazia:

l’establishment che infiltra il potere pubblico per condizionare le scelte politiche degli eletti, quel sistema che definisce come populismo ogni esigenza rappresentativa dei popoli sovrani occidentali.

L’attentato alla democrazia è molto più che evidente, soprattutto in italia, laddove lo scandalo Consip esplode silenziato dal mondo della informazione italiana, affatto libera, sottomessa al potere e alle sue prebende.

Lo scandalo Consip coinvolge i vertici della politica e del potere (non solo politico) ma non riceve la dignità dovuta della cronaca.

Allorquando il padre dell’ex premier Renzi viene coinvolto nello scandalo giudiziario Consip (aggiungendo il suo nome a quello del figlio Matteo nell’inchiesta), Renzi fa una telefonata a Emiliano, giudice che governa la Puglia ed è esponente come Renzi, del Partito democratico.

Dopo pochi giorni, veniamo a conoscenza (con estrema difficoltà e nessuna eco mediatica) del fatto che anche Emiliano compare in quella inchiesta, essendo venuto in contatto con Lotti, quello che pare essere il perno centrale di una inchiesta che resta giudiziaria e non diviene mai giornalistica.

Questi episodi e queste vicende parlano una lingua che è antitetica alla democrazia compiuta che il Partito Democratico pretende di incarnare.

E rinforza ancor più il sospetto della esistenza di un partito trasversale e (neanche tanto) occulto all’interno dei poteri statali.

E se i poteri statali risultano in qualche modo abusati, se l’esistenza di una trattativa tra stato e mafia esiste, queste evidenze pongono pesanti e doverosi interrogativi:

ma chi governa in Italia?

Un partito trasversale occulto, democratico nel nome e anti-democratico nell’azione?

Una casta di corrotti sull’orlo di una crisi di nervi?

Direttamente le mafie?

Traballa e trema ogni sistema politico nel mondo delle libere democrazie, ma quel che preoccupa maggiormente è la poca libertà e autonomia che dimostrano di avere certi giudici e certi giornalisti rispetto al potere politico.

E questo, è certamente un attentato alla democrazia, considerando anche la maligna volontà di impedire a tutti i costi il ricorso al “liberi voto”, per lasciare alla sovranità popolare di esprimersi, invece di tirare a campare per cristallizzare una maggioranza politica che non esiste più nella realtà, ma che fa evidentemente molto comodo a poteri occulti e anti-democratici, che sopravvivono proprio grazie agli abusi e alle infedeltà di quei poteri di controllo del potere politico, quei poteri che pare abbiano dismesso i panni dell’arbitro e abbiano indossato la casacca di una sola squadra, sempre la stessa, in Italia come in tutto il mondo occidentale.

Gli interrogativi sono inquietanti, la realtà è devastante, la democrazia è impedita.

E più che un attentato, appare una organizzata associazione a delinquere globale.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Quando alla destra manca un capo, prevale la coda

lunedì, 5 novembre 2012

Perché quando manca un capo, prevale la coda.

Non amo essere collocato geopoliticamente, e questa disaffezione all’inquadramento la devo alla mia anima innamorata della libertà.

Però, devo ammettere che già nella scuola media inferiore, sotto il mio banco non celavo gomme da masticare usate appiccicate alla rinfusa, ma una copia del quotidiano Il Secolo d’Italia.

Oggi ho visto e più volte quanto accaduto al funerale di Pino Rauti, l’ultimo dei veri fascisti italiani.

Troppo protagonismo, troppi animi agitati, mancanza di rispetto, soprattutto per il funerale di un uomo come Pino Rauti :

avrebbe meritato di meglio.

Certo, “l’uomo di destra che punta al centro” oramai da più di dieci anni, Gianfranco Fini, avrebbe dovuto riflettere meglio in quale “conclave” trascinava la figura della terza carica istituzionale italiana, prima di avventurarsi “senza essere accompagnato” da qualche vecchio camerata.

Occorre distinguere il Gianfranco Fini politico, segretario e rottamatore dell’ex MSI-DN dal presidente della camera dei Deputati, e questa differenza, sia pur non colta dal popolo dei camerati, doveva essere colta dall’ex camerata Fini.

Ma in questa “contesa politica” è leggibile la diaspora interna alla destra storica italiana che, da un canto, nella formazione storica, non evolve verso maggiori consensi e d’altro canto, nella versione moderna, raccoglie consensi al costo di impedire le riforme di chi è ancor “più a destra” (Lega Nord, l’anomalia italiana delle destre identitarie) ed al costo di dover spogliarsi di ogni caratterizzazione, sino al punto di negare la propria identità storica e la propria radice passata.

Tutta qui l’empasse della destra italiana:

divisa, impedita, malintesa, strattonata, troppo vecchia o troppo nuova.

Povero Pino Rauti, che ha dovuto anche assistere agli scandali politici in casa propria poco prima di lasciare questa valle di lacrime.

Chissà che non sia morto per il dispiacere.

Certo, la Questione Morale ha inciso molto nelle vicende politiche contemporanee, colpendo anche quella fascia di estrema destra che dell’ordine (nuovo o vecchio che sia), ha fatto un vessillo da sostenere, una dote in cui credere.

Eppure, se epuriamo il Fascismo storico dagli errori razziali e di scelta di posizionamento nella guerra, potremmo e dovremmo andare tutti fieri di quel periodo :

è stata creata e sviluppata l’Italia nel periodo fascista, come non mai, con un tentativo di eliminare le mafie storiche siciliane e con una infusione di unità e di senso della comunità (Il Fascio delle Corporazioni) mai osservata in seguito.

La democrazia repubblicana sia della cosiddetta prima che della seconda repubblica si è invece dimostrata un mercimonio disgustoso, che ha provocato l’implosione del paese sia orizzontalmente che verticalmente, sia socialmente che politicamente, sia economicamente che finanziariamente.

L’unica cosa che teneva insieme il tutto era il benessere eccessivo e la capacità di diffonderlo che aveva la democrazia Cristiana.

Ma appena finiti i finanziamenti forniti sottobanco e in evasione fiscale degli USA alla DC e della Unione Sovietica al PCI ed abbattuto il muro morale e materiale che divideva la Germania, l’Europa e il mondo intero, sono emersi tutti i limiti di una gestione della cosa pubblica immorale e criminale.

La caduta di questa divisione fra est ed ovest del mondo, ha aperto a nuove e suggestive divisioni fra nord ovest e sud est, ed ha consentito il ritorno delle potenze economiche naturali planetarie : Cina e India.

Ma le “rotture e le divisioni interne” provocate da questi squilibri sono più interessanti da analizzare soprattutto nella visione delle destre nei vari paesi del mondo.

Nei paesi nord europei le destre, pur mantenendo una caratterizzazione identitaria, si sono evolute nell’assorbimento e nella interpretazione dei nuovi stili di vita omosessuali, come nel caso limite del pur bravo Pim Fortuyn, involontario leader olandese delle destre, proveniente dall’area socialista e respinto dall’area comunista, un po come avvenne all’italiano Berlusconi, socialista fedele a Bettino Craxi, che tentò anch’egli invano l’adesione ai post comunisti ostacolato da Massimo D’alema, per poi divenire infine il leader dell’area politica di centro-destra.

E non va meglio alle destre repubblicane americane, incapaci di arginare la presidenza Obama, e comunque incapaci di agguantare la voglia di ordine nel cambiamento socio-economico, la voglia di ripresa economica e la voglia di riagguantare il dominio americano nel mondo perso in conseguenza del crollo del Muro di Berlino.

In questo momento storico in cui si registra una grande voglia di destra, di ordine, di sicurezza, le destre, o meglio, i leader delle destre, si dimostrano incapaci di coglierne al meglio esigenze ed istanze, mutamenti e orizzonti.

Così accade che, quando tutti si aspettano una avanzata delle destre, questa si scomponga in mille rivoli distinti e non raccolga il consenso che sembra meritare.

Ovvero accada come in Italia che, un premier “democratico” come Mario Monti, prenda il potere in mano senza essere stato eletto da alcuno ed aver ricevuto la delega elettorale di nessuno, in un modo che non appare propriamente democratico.

Forse le destre sono effettivamente mutate, evolute e forse si sono anche diversificate nella geopolitica, laddove un espulso dalla destra italiana come Antonio Di Pietro, a causa della presenza di Berlusconi, possa divenire il residente del Colle del Quirinale sostenuto da una cordata di movimenti e di partiti politici dell’area di sinistra e della cosiddetta anti-politica.

Alla fine sono gli uomini con il loro vissuto a prevalere, e non le contrapposizioni ideologiche o polari.

E se qualcuno si lamenta di una destra di stomaco e non di testa, forse è proprio questo deficit umano che ne giustifica l’esistenza.

Perché quando manca un capo, prevale la coda.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il multiculturalismo è fallito: ma la mancata integrazione crea violenza

domenica, 24 luglio 2011

Un giovane trentaduenne decide razionalmente di far esplodere un’autobomba nel centro della capitale norvegese Oslo, fra la sede del governo e la redazione del tabloid Vg, provocando ingenti danni e la morte di almeno 7 persone.

Due ore dopo, travestito da agente di polizia ed armato di una pistola, un fucile da caccia ed un’arma automatica, il reo confesso Anders Behring Breivik si è recato sull’isoletta di Utoya dove era in corso il ritrovo annuale dei giovani laburisti ed in 90 minuti circa, ha ucciso 85 giovani laburisti.

Si direbbe il solito gesto del folle di turno, se non fosse che, il Breivik, pare abbia organizzato (da solo?) l’attentato e la strage ben due mesi prima, sin nei minimi dettagli.

L’eccezionale razionalità e freddezza con cui egli ha progettato e realizzato il duplice gesto violento, fanno trasparire ben più di un gesto irrazionale, anzi, tutt’altro che irrazionale.

Il giovane è un agricoltore, ideologicamente collocato a destra, avverso alla espansione islamica nel mondo occidentale, contrario alle politiche di integrazione forzata che poggiano sul modello di società multiculturale.

Il suo profilo è netto, senza ombre e perfettamente coerente con quanto ha realizzato:

nulla fa pensare ad un atto improvvisato, irragionevole, irrazionale, proprio nulla.

Le idee di questo giovane potrebbero essere le idee di chiunque in questa Europa contemporanea, compresi alcuni leader di paesi anche importanti (“Il multiculturalismo di stato ha fallito” David Cameron; “il modello multiculturale è totalmente fallito” A. Merkel) e l’azione piuttosto isolata a difesa dei confini europei e di revisione del Trattato di Schengen del ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni, poi seguito a ruota da Il Front National di Marine Le Pen in Francia e dal Partito del Popolo in Danimarca.

In effetti, il profilo sociologico e politico di questo giovane norvegese potrebbe essere quello di tanti, di molti altri giovani europei, senza alcun dubbio, come pure io non trovo molti punti di differenza fra il pensiero di questo giovane norvegese e molti giovani francesi, tedeschi, italiani, polacchi, olandesi, danesi, o inglesi.

Vi prego di non fraintendere questa analisi, totalmente concentrata sulle motivazioni che sono all’origine di gesti impazziti come questi, certamente, ma altrettanto orientata a far emergere l’intera matassa sociologica, politologica, ideologica, religiosa, identitaria, territoriale, popolare e comunitaria che è alla base degli avvenimenti contemporanei in Europa.

Quindi io non sto paragonando leader europei di tutto rispetto con i gesti violenti ed assassini del giovane norvegese, ma sto operando una analisi complessiva che offra la comprensione della evoluzione azione-reazione in tema di fallimento del modello di società multiculturale oggi in Europa.

E se oggi piangiamo la morte di decine di giovani norvegesi, lo dobbiamo proprio ad una assenza di modelli culturali e sociali che rispondano alle esigenze dei popoli europei, lasciandoli soli di fronte ad un modello multiculturale che, pur essendo fallito, insiste e persiste ad imporsi.

Non stiamo qui trattando del multiculturalismo perfetto che è alla base della Confederazione Elvetica, per esempio, assolutamente omogenea nella componente culturale e popolare, identitaria e storica, ma stiamo trattando di una inerme Europa che si è fatta letteralmente invadere da soggetti affatto inclini ad integrarsi, favoriti da una cultura interna piuttosto degenerata che propone l’estinzione del modello culturale europeo in virtù della nascita di una grande europa islamica ed anti-occidentale, anti-cristiana ed orientata ad un suicidio di massa delle civiltà esistenti, delle loro storie, delle loro tradizioni, delle loro identità.

Reazioni anche violente e/o violentissime a visioni così infauste e suicide, possono essere prevedibili.

Vero è che, atti di violenza così eclatanti in nord europa, non se ne vedevano da un bel pezzo.

Ma l’Europa vive acque agitate già da un po rispetto all’espansionismo islamico tanto sostenuto, propagandato e difeso dalle sinistre europee come l’unico modello culturale possibile.

Basterà ricordare le polemiche che sono sorte sulle dichiarazioni di amore sfrenato per l’immigrazione clandestina e l’espansionismo islamico del neo sindaco di Milano Pisapia e del leader del Sel Vendola durante l’infuocata campagna elettorale amministrativa di qualche mese fa.

La volontà suicida delle sinistre europee di puntare tutto sul multiculturalismo, offre ben più di un fianco alle aspre critiche politiche che indicano Pisapia e Vendola come dei traditori dei territori e dei popoli che governano, in virtù di una accelerazione verticale negli ingressi di immigrati clandestini in Puglia come a Milano, con buona pace del futuro dei giovani pugliesi e milanesi, che dovranno contendersi un pezzo di pane, un lavoro, il benessere, il welfare, una casa ed un futuro (assai incerto) con immigrati affatto inclini ad integrarsi nel tessuto sociale pugliese e milanese, ma altrettanto certamente determinati a concorrere nel futuro dei giovani italiani, nel governo del potere pubblico e nella determinazione delle scelte politiche future italiane ed europee.

Il fuoco che cova sotto la brace dei conflitti sociologici, economici e politici europei, parte da lontano, parte da quel maggio 2002 in cui fu ucciso a colpi di pistola il leader della destra olandese del Partito per una Olanda Vivibile, quel Pim Fortuyn che si dichiarava al “servizio del paese” e che aveva vinto un paio di mesi prima le elezioni amministrative con lo slogan “l’Olanda è piena”, raggiungendo il ragguardevole risultato del 34% dei consensi.

Pim Fortuyn viene assassinato a pochi giorni dal voto nazionale, dal quale si poteva facilmente prevedere una forte affermazione della sua lista che aveva promesso la fine dell’immigrazione mussulmana in Olanda.

Populista, anti europeo, anti islamico: questo era il Fortuyn, che fu assassinato perché non prendesse il potere in Olanda.

Come potete vedere, non sono pochi i punti di pensiero che si toccano nel pensiero di Breivik e quello di Fortuyn.

Certo, Fortuyn non ha mai messo in atto violenze premeditate come quelle messe realizzate da Breivik, anzi, egli stesso è caduto sotto la violenta mano altrui.

Ma il comune sentire, la medesima ispirazione, i progetti politici condivisi, le analisi sociologiche identiche, fanno pensare allo sviluppo di un pensiero comune della nuova destra europea che va oltre il canone classico dell’antisemitismo (ma come si fa ad essere di destra, anti-islamici e anti-semiti? Fra Palestinesi arabi e mussulmani e Israeliani ebrei e “cristiani” non c’è possibilità di scelta: un bianco, cristiano, europeo, occidentale non può stare dalla parte dei mussulmani!) e punta tutto sulla difesa del territorio e del popolo europeo dalla espansione demografica islamica, volta a raggiungere il potere attraverso il metodo democratico dei numeri.

Questi contrasti emergono sempre più prepotentemente nella realtà dei paesi europei, chiedendo validazione istituzionale, rappresentanza politica ed incarnazione esecutiva in quei paesi in cui tali “disconnessioni comunitarie” nascono e crescono tumultuosamente.

Da un lato, la volontà di offrire difesa in Olanda agli olandesi ed in Norvegia ai norvegesi, e dall’altro la volontà di far prevalere gli interessi di soggetti non olandesi e non norvegesi in tutta Europa.

Non c’è affatto da meravigliarsi se la Unione Euorpea viva oggi i suoi peggiori giorni, visti i termini politici e sociali in cui si pone la questione, avvolta come è in una crisi di identità che molto probabilmente, la porterà alla sua fine di ente di governo e di rappresentanza europea.

Il multiculturalismo è sicuramente fallito, però la mancata integrazione dei generazioni e generazioni di flussi migratori in Europa pare creare forti contrasti, dissidi insanabili e, purtroppo, anche violenze di notevole entità.

Personalmente sono molto curioso di ascoltare le dichiarazioni di questo giovane norvegese ai suoi giudici naturali, previste per lunedì.

La razionalità dei suoi gesti violentissimi ed atroci, preannuncia una forte motivazione del Breivik, una granitica ostinata ed assai determinata volontà di agire nei confronti di coloro i quali, secondo la estrema visione di un giovane norvegese, sarebbero in qualche modo responsabili di quei dissidi e contrasti che il Breivik non è riuscito a contenere e razionalizzare, se non ottenendo una reazione come quella di cui assistiamo sbigottiti dinanzi ai report informativi che si succedono su questa assurda strage di giovani norvegesi.

Sono convinto che le tesi del giovane Breivik potrebbero essere inattaccabili dal punto di vista della razionalità.

Più che esserne convinto, ne ho il vivo timore.

Commenteremo su questo blog anche quelle sue dichiarazioni, per cercare di capire perché questo nostro mondo, sembra improvvisamente quanto repentinamente impazzito e perché un giovane norvegese non abbia avuto alternative a questa per far sentire la propria voce, la propria opinione, senza violenze e senza spargimenti di sangue.

Poiché ancora riecheggiano nelle mie orecchie le sue ultime dichiarazioni su quanto avvenuto:

atto atroce, ma necessario“.

Ed aveva anche scelto come slogan personale quello del filosofo inglese John Stuart Mill:

Una persona con una fede ha la forza di 100.000 che coltivano solo i loro interessi“.

Il nostro mondo deve fare i conti con se stesso, con i suoi modelli di valorizzazione, con i suoi modelli sociologici, se vuole evitare che accadano altre violenze come queste, a mio parere personale, affatto imprevedibili.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lega Nord batte Unione Europea: 5 a 0. Maroni Uber Alles

mercoledì, 11 maggio 2011

Il governo danese, a seguito di un accordo politico sottoscritto con il Partito del Popolo danese, delibera di sospendere il Trattato di Scenghen.

L’Europa della burocrazia e delle nazioni viene così definitivamente esautorata di ogni potere in materia di controlli alle frontiere interne dei paesi aderenti alla Unione Europea.

La epica battaglia leghista del ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni, condotta contro l’interventismo e la belligeranza anglo-francese in territorio libico e contro una Commissione Europea che si è irresponsabilmente lavata le mani del problema della invasione di profughi sulle coste italiane (come se non fossero affatto confini europei), questa battaglia politica, ha ottenuto il risultato di far emergere tutte le contraddizioni che, invece di favorire l’unione europea, ne provocavano scissioni interne.

L’Unione Europea è in aperta crisi con se stessa, incapace di difendere nemmeno i suoi limiti, i suoi confitni, i suoi territori.

Questo momento verrà ricordato nei libri di storia come il momento apicale della crisi europea e della sua implosione.

I parlamentari europei decidono di voler viaggiare solo ed esclusivamente in prima classe a spese del popolo europeo?

Ed il popolo europeo consegna un biglietto di sola andata pe rl’inferno a questa Unione Europea, inutile e rappresentativa di interessi non condivisi dal popolo.

E’ una dura lezione per la UE, come è una dura lezione per tutte quelle politiche e tutti quei politici che difendono e tutelano interessi non condivisi o addirittura contrari alla volontà popolare.

E’ la resa dei conti con certa politica fattucchiera, parruccona ed incipriata, distante milioni di anni luce dal popolo e dai territori che pretende arrogantemente di governare.

E’ la nascita e l’affermazione di un nuovo movimento politico europeo, popolare e federalista, incarnato da uomini e donne che sono abituati a non mollare la presa, è l’ennesima vittoria leghista in Europa.

Lunga vita al ministro Roberto Maroni.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La crisi della Unione Europea e la nascita di un nuovo asse.

sabato, 7 maggio 2011

La multietnicità ha fallito in tutta Europa.

Il commissario europeo Malmstrom corre ai ripari chiedendo la modifica della Convenzione di Scenghen per impedire la libera circolazione degli immigrati clandestini che invadono l’Italia.

La Francia di Sarkozy messa alle strette dalla crescita di consenso di Marine Le Pen, esporta la sua grave crisi interna sul piano internazionale, facendo dei bombardamenti in Libia una valvola di sfogo per le bollenti questoni interne irrrisolte.

L’Unione Europea è stata messa alle corde dall’azione di un solo ministro dell’Interno, quello italiano:

Roberto Maroni.

L’applicazione del trattato di Scenghen da parte del ministro Maroni, è stata la mossa strategica che da sola, ha messo in crisi l’intera Unione Europea.

Un solo uomo, una sola mente, hanno piegato l’intera UE che corre ai ripari chiudendo le frontiere interne alla libera circolazione.

Cade definitivamente così, l’idiota visione politica di una Europa multietnica ed aperta ai flussi migratori.

Tutto iniziò con la questione Rom, ingestita ed ingovernata dalla commissione UE.

Tutto finisce con la questione dei flussi migratori clandestini che invadono l’Italia.

L’Unione Europea è finita, perdendo miserevolmente faccia e dignità in una questione fondamentale come quella della libera circolazione di merci e persone al suo interno.

Il passo indietro voluto dalla commisisone europea su Scenghen, è una ammissione di responsabilità totale, una Waterloo europea, una disfatta senza precedenti.

E questa Waterloo si chiama Roberto Maroni.

Se in Francia Sarkozy dovesse perdere le future elezioni, non vi sarebbe più molto spazio di manovra per una Europa senza Germania e senza Francia, i due pilastri europei.

La Germania, da canto suo, da tempo mostra segni di insofferenza su più fronti:

la questione rom, la questione degli immigrati calndestini, la questione del fallimento dei bilanci statali dei paesi europei spreconi e malgovernati, l’interventismo belligerante francese, l’assoluto servilismo degli interessi europei ad influenze straniere.

La Lega Nord è in perfetta sintonia con questa nuova visione tedesca delle questioni europee, divenendo così, il bersaglio preferito degli europeisti a tutti i costi, che bocciano ogni misura italiana.

A questo nuovo asse europeo, fondato sulla tutela degli interessi europei, del non interventismo all’esterno dei suoi territori, della intransigenza con le invasioni di popoli che non si integrano nel tessuto europeo, questa nuova definizione politica, risulta sempre più vincente in un contrasto che vede gli europeisti, difendere solamente la loro poltrona del potere, anche al costo di tradire gli interessi dei popoli europei.

Il re è nudo.

L’europa è nuda.

L’Unione Europea è caduta in una crisi profonda che ne compromette la sua esistenza futura e la sua stessa credibilità.

Il quadro europeo si muove verso un cambiamento radicale delle strategie politiche.

Dovremo forse però attendere la completa disfatta elettorale del paladino europeo Sarkozy, per poter assistere alla debacle totale di questa UE.

Su questa competizione, si basa il futuro europeo, in crisi profonda di identità.

Stiamo vivendo un momento storico importante:

la caduta della Unione Europea delle nazioni è al nascita di alleanze fra popoli e territori basata sulla condivisione di visioni e stategie, di interessi e di identità.

Una misera europa cade, una Grande Europa lancia i suoi primi vagiti.

Alla prossima puntata.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lega Nord batte Europa: 3 a 0 – L’Europa di Roberto Maroni

venerdì, 15 aprile 2011

Roberto Maroni, ministro dell’Interno del governo italiano:

“… Italia e’ stata lasciata sola. Mi chiedo se ha senso continuare a far parte dell’Unione Europea”.

Questa dichiarazione, pur nella sua semplicità espressiva, ha da sola messo in gioco l’attuale identità europea.

L’Europa è in crisi da quando la malgovernata Grecia è fallita, trascinando nella polvere una unione europea che non è unita, affatto.

Le idiosincrasie e le dicotomie interne alla visione europea dei trattati, dei protocolli e della burocrazia, trovano così un momento di riflessione profonda dinanzi alle parole dell’Onorevole Maroni:

che senso ha, oggi, restare nella Unione Europea?

La riflessione ha scosso non poche coscienze, sia fra gli europeisti che fra gli anti-europeisti, toccando un punto nevralgico dello stare insieme.

Marine Le Pen, leader politico in fase di crescente consenso nell’elettorato francese , ha fatto propria la riflessione maroniana ed ha chiesto un incontro al ministro italiano Maroni, per riflettere su di una Unione Europea che “brilla della luce di una stella morta”.

In realtà, la visione del leader francese presuppone una identità comunitaria europea unita, che poi va in crisi, mentre è annotato da alcuni attenti osservatori che, l’Unione Europea si sta sciogliendo come neve al sole su elementi emergenziali tutto sommato di semplice governo e soluzione, come il fallimento degli stati europei malgovernati e spreconi, e come l’emergenza dei flussi migratori.

La questione infatti, non rientra sull’ordine di grandezza delle crisi emergenziali da affrontare, quanto discende da una inesistente politica comune in temi, questi sì, strategici, come la difesa dei confini europei, l’interventismo armato di alcuni paesi europei nel Mediterraneo, il fallimento di quegli stati che non sanno governare il proprio bilancio.

Il deficit è l’unione, non il suo governo:

questa Unione Europea semplicemente non esiste nei presupposti, nella mancanza di una comune visione condivisa in tutti i settori strategici, a cominciare dal motivo fondante l’unione per cui stare insieme.

Sarkosì, il nuovo condottiero neo-colonialista e guerrafondaio, viene così fermato in ogni sua azione presente e futura, poiché deve fare i conti con il consenso della Le Pen, che è invece seguace di una nuova indicazione politica che non è francese, ma italiana.

Di quella Italia che è stata messa in grave difficoltà dall’intervento armato anglo-francese a due passi dalle coste italiane, di quella Italia che ha sottratto il comando militare in Libia alle forze anglo-francesi e lo ha portato sotto il comando NATO, di quella Italia che, sempre più ispirata e sorretta dalle scelte politiche maroniane, appare meno debole di quanto molti politici europei si aspettassero.

Cosa accadrà del duopolio europeo franco-tedesco, messo in crisi dalle politiche aggressive francesi?

Cosa sarà di questa Unione Europea senza fondamento, che corre il rischio di essere semplicemente spazzata via da una raffica di referendum che diano una indicazione negativa nei confronti di questa europa delle nazioni e della burocrazia piuttosto di una europa dei popoli e dei territori?

La risposta a questi quesiti, va ricercata in quella nuova e vincente scia politica italiana che trova sempre maggiore consenso nei popoli europei, una scia che, per quanto italiana, non parla il linguaggio centralista e burocratico che unisce Roma e Bruxelles, ma parla un linguaggio lombardo e varesino, un linguaggio popolare e federalista, un linguaggio politico sempre più riconosciuto ed apprezzato su tutti i tavoli europei.

E’ la nascita di una nuova stella, che brilla e illumina nel buio e nella confusione italiana ed europea.

E questa stella, ha un nome ed un cognome:

Roberto Maroni.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X