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Il figlio prodigo ed il padre misericordioso

sabato, 11 dicembre 2010

Questa parabola del vangelo secondo Luca (15,11-32), racconta di un Padre che ha due figli, di cui il minore, il più stupidamente ambizioso, e nonostante il Padre non faccia mancare nulla a nessuno dei due, rivendica la sua parte di eredità quando egli è ancora in vita.

Il buon Padre concede la parte di eredità al giovane figlio, il quale, avendo ormai perso la testa e la ragione, continua nel suo comportamento irrispettoso nei confronti del Padre e del Fratello Maggiore sperperando la sua parte di eredità fra banchetti e prostitute.

Infine, ridotto alla fame, è costretto ad andare a lavorare per vivere come mandriano di porci.

Il giovane si pente delle sue cattive azioni nei confronti del Padre e del Fratello Maggiore e, spinto dai morsi della sua fame nera e dai rimorsi della sua coscienza ancor più nera, torna a casa a chiedere perdono, pietà e misericordia.

Il Padre Misericordioso lo accoglierà a a braccia aperte andandogli incontro appena lo vede sulla strada del ritorno, accoglie il figlio perso e ritrovato e, addirittura, organizza una grande festa e per l’occasione, e fa uccidere il “vitello grasso” da servire al desco.

Il Fratello Maggiore ricorderà (inascoltato) al genitore che egli, gli aveva sempre obbedito ciecamente, fedelmente e lealmente, e non aveva comunque mai ricevuto anche un piccolo capretto per far festa con gli amici, figurarsi il sacrificio del vitello più grasso …..

Ed ecco, raccontata una parobola della vita che potrete riscontrare nella realtà odierna italiana ed identificarla nella crisi di nervi isterica ed infantile di taluni figli degeneri, sempre delfini e mai re, che ha creato una crisi politica grave e dannosa per il paese.

Ecco raccontato come in Italia il merito, la lealtà, la fedeltà, il rispetto dei ruoli ed il coraggio degli uomini, non siano mai giustamente ricompensati, se non addirittura puniti.

Chi tradisce, chi sperpera e spreca, chi attenta alla sopravvivenza altrui con egoismo assoluto e pregiudizievole nei confronti dl prossimo suo, in Italia rischia di vedersi anche perdonato e premiato, mentre in altri paesi civili, sarebbe stato messo all’indice di tutta la comunità sociale e civile, per tutti i secoli dei secoli.

Nelle varie interpretazioni che nella storia si sono susseguite nella ricerca di chi fosse “l’eroe biblico” nella parabola su esposta, ritroviamo coloro i quali indicano come eroe il figlio prodigo (definizione più centrata di quella di figlio perso e ritrovato e che segue l’indirizzo filosofico delle due precedenti parabole della pecora perduta e della moneta smarrita ed anche in riferimento al significato del termine prodigo che si traduce come “dissipatore”), incarnazione di quella idiozia comportamentale umana che sbaglia avendo certezza di essere perdonata e, finanche premiata per i propri errori, ovvero eroe è la figura del Padre Misericordioso, che aspetta il figlio prodigo (dissipatore, spendaccione) e che anzi, gli ava incontro e lo festeggia.

Per quanto mi riguarda, ed in assoluto contrasto alle varie interpretazioni filosofiche che si sono succedute nel tempo sul vero significato della parabola del figlio prodigo o del padre misericordioso, l’unica figura che svetta su tutte le altre come figura eorica di autentica testimonianza cristiana è per me quella del Fratello Maggiore, l’unico a non tutelare il suo interesse egoistico in questa faccenda.

Il Padre Misericordioso prima cede al ricatto estorsivo del figlio minore cedendogli la sua parte di eredità nell’egoistico sentimento di padre che non vuol perdere il proprio figlio, e poi, ancora nel suo egoistico interesse di padre, accoglie come un grande vincitore quel figlio che torna a casa dopo aver sperperato tuttta la ricchezza estorta al padre.

Il Figlio Prodigo per puro egosimo prima ricatta il padre e gli estorce la sua quota di eredità quando il padre è ancora in vita abbandonandolo, poi, dopo aver sperperato quella ricchezza, torna per egoismo a chiedere al padre di essere reintegrato nel suo posto di figlio sfamato, tutelato, curato e difeso da quel padre che egli aveva tradito.

Il Fratello Maggiore è quindi l’unica figura non egoistica in questa parabola, l’unico che non estorce, non ricatta, non abbandona il padre ed il fratello, non spreca la ricchezza familiare, accetta che il padre paghi il ricatto estorsivo e accetta che il padre sacrifichi il “vitello grasso” per festeggiare il fratello ritornato.

Il Fratello Maggiore è l’unica figura in questa vicenda autorizzata a mandare al diavolo tutto e tutti, a chiedere anch’egli la sua parte di eredità con il padre in vita e ridurre in povertà padre e fratello minore, vittime entrambe del loro cieco egoismo.

Il Fratello Maggiore è l’unica figura umana responsabile e cristiana di questa parabola.

Come?

Vi ricorda qualcuno o qualcosa?

Beh, sì, potrebbe essere.

Potrebbe essere un uomo coraggioso e responsabile, leale e fedele, tenace e inabbattibile.

Un uomo con una camicia verde ….

Tutti Pazzi per la Lega.

Ora e per sempre.

Amen.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X