Articoli marcati con tag ‘manovra finanziaria 2011’

La tessera del partito e del sindacato italiano è la tessera della casta

lunedì, 5 settembre 2011

Ogni giorno più in basso, ogni giorno sempre più in basso.

L’ultima trovata della casta politica italiana per conferire flessibillità al mondo del lavoro e conseguentemente alla economia del paese, sta nel licenziamento del lavoratore dipendente “liberalizzato” (eludendo l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori – articolo che va asolutamente abrogato, a mio giudizio), quel lavoratore cioè, che non ha in tasca una tessera del sindacato ovvero, una tessera del partito politico che “governa un sindacato”.

Quindi si liberalizza il licenziamento solo dietro il consenso preventivo dei sindacati dei lavoratori.

Capirete bene che, il licenziamento di un lavoratore non iscritto a nessun sindacato e a nessun partito, sarà molto più agevole e facile del licenziamento di un lavoratore iscritto ad un sindacato ovvero ad un partito politico che controlla un sindacato.

Questa, è l’ennesima dimostrazione che la casta politico-burocratica italiana difende solo se stessa ed i suoi adepti, certamente iscritti ad un partito e/o ad un sindacato poichè inseriti nel mondo del lavoro con una raccomandazione politica o sindacale.

Tutti i cittadini che non si sono piegati al ricatto estorsivo della casta partitica o di quella sindacale (famigerato do ut des, o voto di scambio), divengono così cittadini-lavoratori ad altissimo rischio di licenziamento, mentre i raccomandati incapaci e fannulloni della casta, saranno ancora una volta premiati e privilegiati rispetto al cittadino qualunque, rispetto al cittadino-lavoratore X o Y.

Siamo alle soglie del ritorno del fascismo, di quel partito-sindacato cioè, senza della cui tessera, non si poteva vivere, lavorare ed esistere.

Siamo al ridicolo di una casta vile e vigliacca, codarda e vergognosa che tenta ancora una volta di salvare se stessa ed i suoi adepti, così come ha fatto rinunziando alle liberalizzazioni ed alle riforme che aveva promesso, e che non ha intenzionalmente realizzato, a tutela degli interessi delle corporazioni forti, dei poteri forti.

Ho già espresso su questo blog la mia distanza da tale immondizia umana, politica e sindacale che sgoverna questo bellissimo paese pessimamente abitato in questi tristissimi tempi.

Ho già affermato in questo blog che, io non sono un italiano, io non sono come loro, io non lo sono mai stato ed io, non sarò mai come loro, come gli italiani.

E lo confermo, con orgoglio e con felicità:

io non sono come loro, io non sono un italiano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La restaurazione conservativa della casta politico-burocratico-partitocratica

martedì, 23 agosto 2011

La crisi e l’immobilismo del sistema del potere pubblico italiano corrisponde esattamente al rifiuto della casta politico-burocratico-partitocratica di diminuire la spesa pubblica ed il debito pubblico, di cui, questa casta corporativa, si nutre e difende con estrema violenza.

Come nel 2006, anche nel 2011 la casta politico-burocratico-partitocratica si oppone subdolamente ad ogni cambiamento, soprattutto a quei cambiamenti che potrebbero modificare o eliminare quelle sacche di esenzione dal rispetto della legge come è quella delle regioni meridionali italiane, laddove avviene di tutto e di più in violazione della legge, con enormi difficoltà da parte della magistratura e delle forze dell’ordine nel perseguire, prevenire e punire tali reati, tali violazioni del codice penale, prima fra tutte, la corruzione politica e la corruzione burocratica.

Asserragliati dietro una finzione politica unitaria che di unitario evidenzia solo la tutela e la difesa di interessi che appaiono assolutamente contrari a quelli del popolo sovrano, la casta impedisce l’emanazione di ogni normativa anti corruzione, e soprattutto, ostacola ogni buongoverno che liberalizzi veramente il sistema paese (basti guardare alla liberalizzazione delle professioni, impedita con la violenza politica dei parlamentari della maggioranza di governo che fanno parte della intoccabile corporazione dei “professionisti”), diminuisca il costo della politica e della burocrazia, ne sani i comportamenti illegali, ne governi effettivamente la vita, anzichè esserne governato in disfunzione dell’interesse generale.

L’interesse particolare contro l’interesse generale:

ecco a cosa è ridotta l’azione politica ed istituzionale dei quadri dirigenti politici e burocratici italiani.

Dalla prima repubblica ad oggi, nulla è cambiato, soprattutto non è cambiata la capacità della casta politico-burocratico-partitocratica di bloccare il sistema democratico per poterne governare nelle segreterie delle parti politiche e sindacali il potere pubblico, sottraendolo ad ogni controllo, ad ogni ispezione, ad ogni inchiesta giornalistica e indagine giudiziaria.

La innovativa azione politica del movimento leghista in questi ultimi anni, ha avuto come risultato il riavvicinarsi, il ricompattarsi ed il massificarsi della casta, dispersa e disarmata dallo scandalo di Tangentopoli e riunita sotto l’egida di una mascherata volontà unitaria, che difende invece in esclusiva interessi particolari, personali e di corporazione.

La magnifica azione di contrasto alle organizzazioni mafiose, la prima in assoluto nella storia della repubblica italiana condotta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni inoltre, uccide alla base i sistemi mafiosi che devastano il sud del paese e tentano continuamente l’attacco alle ricche e civili regioni del nord.

Tale contrasto mette in gravi difficoltà tutte quelle forze politiche che raccolgono gran parte del proprio consenso nelle regioni meridionali, in quelle regioni laddove le mafie hanno dimostrato, e da sempre, di poter condizionare il consenso elettorale, indirizzare massicciamente ed efficacemente il voto popolare.

Così il paese appare spaccato e degradato, destinato ad un futuro temibile la cui unica soluzione positiva resta nella scomparsa della sua casta politico-burocratico-partitocratica.

Non vi sarà salvezza in questo paese per nessuno sino a quando la casta resterà salda nella continuazione unitaria dell’abuso del potere pubblico a fini particolari e personali.

Almeno sino a quando il popolo non si rivolterà contro questa casta dispotica ed egoista ovvero sino a quando una parte del popolo rivendicherà la propria indipendenza e secessione da tutta questa infamia inumana, immorale, illegale ed incivile.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il doppio gioco, l’inazione e l’assenza di una leadership politica

giovedì, 11 agosto 2011

La politica, quella bella signora che avrebbe dovuto salvare il mondo dalla crisi, si è rivelata invece come un fenomeno umano senza leadership sufficienti ad incidere sull’esistente.

In Italia, in particolar modo ed evitando la pur gravissima questione di assenza di leadership, la politica continua a mantenere un difficile equilibrio fra due azioni, due giochi che restano ben differenti, benchè afferenti l’uno all’altro:

l’azione politica in quanto tale che in questo momento può e deve agire con urgenza per arginare la spesa pubblica in modo drastico e congruo, rimuovere ogni ostacolo e impedimento (compresa e soprattutto la corruzione politica e burocratica) alla crescita socio-economica e diminuire la pressione fiscale che soffoca famiglie ed aziende italiane.

In questi termini, la politica offre pochi o nessun motivo di speranza, non essendo riuscita ad interpretare nemmeno questi minimi impegni essenziali cui la politica deve rispondere per esistere.

L’altra azione che la casta politica può e deve intraprendere è quella di utilizzare il potere pubblico per rilanciare l’economia, come ben rappresenta un progetto proposto da questo blog:

http://www.ilcittadinox.com/blog/progetto-gustavo-gesualdo-la-sfida-per-una-ripresa-economica-interna-veloce-e-sicura.html

Purtroppo, non si vede nascere ed affermare nessuna delle due azioni, non un riformismo che agevoli l’esecuzione delle scelte politiche e nemmeno una leadership umana e politica in grado di rompere questo muro di gomma prodotto proprio dalla inazione di una casta politica assai vile e dannosa.

Una leadership veramente “stupefacente”.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Leader senza credibilità affrontano un mondo in fiamme

mercoledì, 10 agosto 2011

Gli Stati Uniti d’America vivono la più grande crisi di identità della sua intera storia, trascinando il più potente stato mondiale in continue ed umilianti sconfitte storiche:

– l’attacco terroristico alle torri gemelle (Twin Towers), alla Casa Bianca ed al Pentagono del 2001;
– il donwgrade del rating americano da AAA ad AA+ del 2011;
– il fatto che l’intero debito pubblico americano sia nelle mani della repubblica socialista cinese, leader mondiale di quel comunismo che gli Stati Uniti d’America credevano di avere storicamente sconfitto;
– il fallimento definitivo dei tentativi di esportazione della democrazia multirazziale e multietnica americana nei paesi arabi come nella neonata Unione Europea, Europa sempre più diretta invece a tutela e difesa delle proprie identità e sempre più convinta del fallimento dei modelli sociologici multietnici, multireligiosi e multirazziali americani, europei e mondiali.

L’America vive con estrema difficoltà il tramonto del suo predominio mondiale e la propria crisi interna, che appare tutta di natura politica nella mancanza di controlli e nelle scelte sbagliate entro cui si sono mossi segmenti bancari e finanziari interni, rei di aver provocato la più grave crisi economico-finanziaria globale degli ultmi decenni.

Il Mediterraneo è letteralmente esploso in mille rivolte popolari represse duramente e nel sangue da dittatori falso-democratici che si arricchivano ingordamente affamando il popolo che oggi si rivolta contro il loro prepotere e la loro ingordigia.

Il sud dell’Europa è attanagliato da una gravissima crisi socio-economico-finanziaria pesantemente aggravata dallo stile di vita piuttosto improduttivo e disgraziatamente costoso e sprecone delle popolazioni meridionali, lasciando paesi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia in balia degli eventi ed esposti ad un grave rischio di collasso totale del sistema statuale, sociale ed economico.

Il nord Europa deve fare i conti con i costi che è costretto a pagare per le irresponsabilità di generazioni e generazioni di quadri dirigenti dei paesi meridionali che hanno truffato, corrotto ed abusato il sistema pubblico a danno proprio di quei paesi che ne sostenevano il peso e garantivano il rifinanziamento del loro debito pubblico.

L’Inghilterra si mostra sconquassata da violente rivolte, sfociate in atti vandalici, delinquenziali ed aperte violazioni della legge a causa della depressione socio-economica conseguente al piano di rientro del debito pubblico che prevede misure importanti di taglio alla spesa pubblica, l’aumento delle tasse universitarie e una riduzione di circa 400.000 posti di lavoro.

La Norvegia si sveglia assassinata al cuore dalle gesta violente di un giovane norvegese che punta il dito contro l’immigrazione di soggetti di religione islamica, ormai cresciuti numericamente in tal modo da mettere in pericolo lo stile di vita norvegese ed europeo, in grado di modificare in maniera importante gli usi ed i costumi come in un prossimo futuro anche le leggi dello stato, tradendone le tradizioni, la cultura, la religione, le consuetudini, avendo aggredito il sistema stato come un cancro e rifiutandosi di integrarsi ad esso.

La Francia scopre improvvisamente di essere sull’orlo di un possibile downgrade che la metterebbe in seria difficoltà nelle politiche interne, difficoltà dalle quali il presidente francese aveva tentato di distrarre attraverso una nuova quanto aggressiva politica estera guerrafondaia e neocolonialista.
La Francia vive infatti un grave problema interno essendo il paese europeo con il più alto numero di cittadini residenti non francesi e non cristiani, ma mussulmani.

Il Belgio attraversa la più grave crisi della sua storia con l’assenza di un governo che è durata ben 400 giorni (record mondiale) e si prepara ad una secessione interna della componente fiamminga da quella francofona ovvero ad una forte spinta verso un federalismo politico reale da realizzarsi in tempi brevissimi.
La inconciliabilità e la incompatibilità fra le proposte politiche fiamminghe e quelle vallone, offre la visione ed uno spaccato di un paese in crisi profonda, potenzialmente terminale:
il paese che ospita la capitale europea, Bruxelles, rischia di non esistere più nei termini in cui è esistito sinora, così come l’Unione Europea stessa.

La Germania occupa sempre maggiori spazi di potere europeo, sostituendo ormai le istituzioni europee in piena crisi di indentità nelle scelte politiche, economiche e finanziarie, tanto da far pensare che, dopo il progetto abortito di una Grande Europa, assisteremo alla nascita di una Grande Germania, che conterrà, governerà e rappresenterà l’Europa tutta.

L’Italia, aggravata dalle storiche condanne della presenza di organizzazioni mafiose potenti e condizionanti le scelte politiche, di un meridione in gran parte fuori legge ed appendice costosa e sprecona di ricchezze altrui, e di un settentrione che appare incapace di prendere in mano la situazione per meglio tutelare i propri interessi, vede il suo governo navigare maldestramente in acque molto agitate e condizionate dalle continue richieste dall’alto e dal basso di urgenti riforme da attuare per salvare il paese da un possibile default, cui invece l’esecutivo italiano risponde sordamente con piccoli e “continui aggiustamenti estivi” ad una manovra finanzaria che nulla riforma e nulla risolve, ma i più poveri impoverisce.
Non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire, ovviamente.
Eppure l’Italia, nella persona del ministro dell’Interno on. Roberto Maroni aveva per qualche mese fatto tremare l’Europa intera e la Francia in particolare nel tema della gestione dei flussi migratori clandestini che arrivavano in Italia da un Mediterraneo avvolto nelle fiamme delle rivolte popolari acuite propio dalla ingerenza guerrafondaia e neocolonialista francese, inglese e americana.
Il ministro Maroni aveva in breve tempo messo in crisi tutti gli accordi europei sulla libera circolazione delle persone (Trattato o Convenzione di Schengen) ottenendo immediatamente l’incondizionato sostegno di componenti politiche francesi e olandesi determinanti, ed aveva costretto le autorità europee in posizioni di difesa indifendibile, ovvero di una resa senza condizioni o di una fuga precipitosa dinanzi a giuste critiche ed ai continui richiami al dovere.
Ma l’intervento congiunto del premier e del capo dello stato italiani sbarrò la strada a questa crescita politica di leadership, raggiungendo un vergonoso accordo proprio con quella Francia che era causa primaria del male italiano, ed ottenendo in cambio di questo “favore”, la poltrona della BCE per l’italiano Draghi, sebbene questo “accordo della vergona e del tradimento”, non sembrasse affatto coincidere con l’interesse nazionale italiano in quel momento storico.
Ma il mondo sa come “comprare” la casta politica italiana:
basta una poltrona del potere e tutto si mette a posto.
E così è stato, infatti e purtroppo, contro ogni interesse del popolo italiano e contro la potenziale emersione di una Grande Italia che si affiancasse alla crescita continua e potente di una Grande Germania.
Ma la carenza di leader politici decentemente dotati e non vendibili al nemico o corruttibili o ricattabili, è stata da sempre la noia maggiore di cui soffre il sistema statuale italiano.
Laddove leader intelligenti si sono imposti, sono sempre stati traditi e sacrificati su altari molto pericolosi, come nel caso di Aldo Moro o di Marco Biagi o come nel caso di Roberto Maroni, tradito e consegnato al nemico come in questo caso, ovvero esposto ad altissimo rischio come nel caso del varo della riforma del lavoro o quello del più grande contrasto mai realizzato nella storia italiana alle organizzazioni mafiose.
I “giusti” in Italia son sempre caduti sotto i colpi delle mafie o del terrorismo.
Ma Roberto Maroni pare esser fatto di una stoffa ben più resistente, anche ai tradimenti assegnatigli dalle più alte cariche dello stato italiano.

Il mondo sembra avvolto nel fuoco della presenza di leader senza alcuna credibilità e capacità, che tentano pedissequamente di contrastare la nascita di veri ed autentici leader politici, gli unici in grado di risolvere i problemi che alimentano le fiamme che avvolgono e soffocano l’intero globo.

Ma la storia non conosce sconfitte:

tornerà l’era dei leader e degli esseri umani eccezionali così come è tornata l’era della crisi delle democrazie.

Chi si opporrà al cammino della storia, ne verrà certamente travolto.

Chi non ha capacità e credibilità sufficienti, è ora che vada a fare altrove quel che non ha il coraggio di fare nei palazzi del potere, poichè non è con povertà umane e morali importanti che si costruisce il futuro del mondo, il futuro di questo mondo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’orizzonte degli eventi, la democrazia bloccata, la speranza delusa ed il punto di non ritorno

venerdì, 15 luglio 2011

Analizziamo i fenomeni, gli eventi e le condizioni che coinvolgono l’italia in questi tempi.

Il peso di un debito pubblico importante, una spesa pubblica che sembra non trovare alcun freno, una volontà politica non sufficiente a cambiare effettivamente lo status quo delle caste, delle corporazioni, delle organizzazioni mafiose e dei gruppi di potere che risultano capaci di indirizzare le scelte politiche e di sottomettere ogni esecutivo.

Il debito pubblico in continua crescita viene solo e a malapena contenuto, senza intaccarne mai le misure e gli elementi che sono alla base della sua maligna evoluzione.

La spesa pubblica non fa alcun riferimento al merito dei funzionari preparati, onesti, leali e corretti, ma persegue solamente le follie politiche che inseguono e comprano il consenso, invece di interpretarne le volontà e soddisfarne le esigenze popolari.

Lo prova la nuova stabilizzazione dei cossìddetti precari del comparto scuola, nella misura di circa 67.000 nuove assunzioni a tempo indeterminato di soggetti che in pratica non potranno mai essere puniti o licenziati se il loro comportamento e la loro produttività non si dimostrassero almeno al livello della media dei paesi occidentali ed europei.

In una scuola pubblica che in italia vede già impegnati ben 1.500.000 addetti (divenuti tali con l’ultima stabilizzazione di più di 70.000 precari da parte dell’ultimo governo Prodi) ed il cui impegno di risorse umane la vede eleggere al primo posto nella incredibile classifica europea delle aziende con il più alto numero di addetti e nonostante un risultato di effcienza e di produttività che la vede invece classificata negli ultimi posti del mondo, non solo europeo ed occidentale, vediamo ancora impegnate notevoli risorse e speranze occupazionali abusive.

Evidentemente questo è stato il ticket pagato dal governo per ottenere il voto favorevole delle opposizioni politiche alla manovra finanziaria.

Il risultato complessivo dell’analisi sulla spesa pubblica vede ancora concorrere una insostenibile condizione di parcheggio di disoccupati e di inoccupati cronici e di abuso della pubblica amministrazione come ammortizzatore sociale invece che come amministrazione erogatrice di servizi efficienti e competitivi che rispondano alle esigenze dei cittadini, cosa che non risulta affatto in itinere in questi tempi, come nel passato anche recente, come nel putativo futuro di una entità statale caduta in una profonda e forse, irrebersibile crisi.

Le battaglie del ministro Renato Brunetta nei confronti del fannullonismo, delle conurbazioni del degrado civile, sociale ed economico calabro-campane e dei precari (definiti giustamente dallo stesso ministro come “l’italia peggiore”), del lassismo e dell’assenteismo sul luogo di lavoro nella pubblica amministrazione avevano disegnato in qualche modo una prassi del governo, procedimento che è stato invece moderato, frenato, impedito.

Il freno maggiore alla corsa della spesa pubblica doveva essere una riforma fiscale che tagliasse ogni spreco ed ogni eccesso pubblico, consentendo una immediata lettura del buongoverno o del cattivo governi delle pubbliche amministrazioni, una riforma fiscale che venne definita come il “federalismo fiscale” e rinviata nella sua completa attuazione al 2019.

Qui si ha il dovere di evidenziare come sia praticamente impossibile con una resistenza così forte e potente delle caste e delle corporazioni che effettivamente governano il paese, portare ad una autentica riforma delle entrate e della spesa nel settore pubblico a tutti i livelli che incida sullo status quo e sull’arricchimento delle caste e delle corporazioni del potere.

A tal proposito, si rinvia alla già citata stabilizzazione dei precari che non servono a nulla e a nessuno (non vi è alcuna esigenza effettiva da coprire, anzi, l’attuale enrome ed inutile forza lavoro della scuola pubblica andrebbe almeno dimezzata se non ridotta ad un terzo dell’attuale per avvicinarla ai modelli europei), ed al ricatto imposto dalle corporazioni professionali che hanno deviato profondamente il senso e il valore della liberalizzazione delle professioni, riducendola ad una mera frase scritta su di un pezzo di carta e resa impossibile nella realtà, dimostrando nel contempo di avere un potere assoluto e tempestivo di condizionamento del potere esecutivo.

A tutta questa serie di analisi dei fenomeni e delle condizioni che pesano evidentemente sulla vita quotidiana di famiglie ed aziende oggi come ieri in italia, va aggiunta la formidabile aggravante di uno stato centralista ed accentratore, di una illegalità estremamente diffusa, di una corruzione che sfonda ogni termine di paragone con lo stesso scandalo di Tangentopoli (essendosene dimostrata la sua perfetta continuazione organica e non certo interruzione inorganica al sistema), ed infine, ma non certo finale nella classifica dei condizionamenti che stanno massacrando lo stato di fatto come lo stato di diritto italiano, l’imperativo del potere mafioso, di quelle organizzazioni criminali di stampo mafioso che hanno dimostrato di saper condizionare il voto popolare anche al di fuori di quelle regioni dalle quali traevano storico radicamento, sino ad insidiare il potere economico e finanziario sin nel cuore della ricca Lombardia, nella sua capitale finanziaria milanese, che è oggi tragicamente divisa in aree di influenza mafiosa delle famiglie e delle cosche mafiose, molto ben precise, contornate e determinate.

La stessa vicenda della eterna emergenza rifiuti campana meglio conosciuta come quella della monnezza napoletana, lascia ben comprendere quali limiti gravosi abbia lo stato nella difesa e nella tutela degli interessi nazionali rispetto al degrado sociale, civile ed economico che vivono molte aree del meridione d’italia, degrado che accende serie e pesanti ipoteche sul futuro della intera collettività, senza che mai nessuno ne sia costretto a pagare veramente ed effettivamente il costo ed a risarcirne il danno ingiusto causato a tutta la società, a tutta la collettività, in nome di una identità nazionale che non esiste e non è mai esistita storicamente.

Resta infatti iscritta nella storia di questo paese una identità legata molto più agli scandali ed alle evenienze e conseguenze negative dei comportamenti illeciti ed illegali, condivisi ed incarnati, piuttosto che da segni significativi di valore a se stante, fondante e fondente di identità estremamente differenti, inconciliabili ed incompatibili fra di loro.

Quel che resterà scritto nei testi di storia di questo paese resta infatti la storia di una prima repubblica assai corrotta e ricolma di dubbi pesanti su condizionamenti ideologici contrapposti, imposti ad arte alla base di una “democrazia bloccata” che è servita esclusivamente a far arricchire in modo indecente poteri, potentati e caste politiche di un certo colore e di una certa colorazione, lasciando inalternativo a se stesso il sistema del potere.

Quel che resterà scritto nei testi di storia di questo paese resta infatti la storia di una seconda repubblica nata dalle ceneri della prima, andata in fiamme sull’onda della indignazione popolare contro il fenomeno malavitoso della “corruzione eretta a sistema istituzionale e democratico” e cresciuta nella speranza di un vero cambiamento sorretto da nuove forze politiche che offrivano differenti visioni future e promettevano cambiamenti epocali.

Entrambe queste repubbliche denunciano pubblicamente invece, limiti grossolani di attaccamento al potere in quanto tale e non di effettive volontà riformatrici, sventolate al vento della indignazione popolare ed ora sotterrate insieme ai rifiuti tossici, nascoste e disconosciute.

La vera differenza fra le due repubbliche sta nel fatto che la prima, era pienamente cosciente di essere profondamente corrotta e non si è sottratta al suo destino di punizione che passò attraverso le vicende delle mani pulite e di tangentopoli.

La vera differenza sta proprio in questa presenza di ipocrisia di cui soffre terribilmente questa seconda repubblica, nata sotto il segno della moralizzazione, del cambiamento e del riformismo e consclusasi in questi giorni con la resa incondizionate di quel berlusconismo foriero di speranze e di benessere per tutti e di quel leghismo che doveva smarcare il nord dalla schiavitù del sud e che invece oggi ne resta imprigionato proprio ad opera della dirigenza leghista, che ha deciso di salvare il sud ed il potere di questo governo al costo di un disinteresse assoluto per il nord, per il suo territorio e per il suo popolo, accettando compromessi sempre più stringenti con la dirigenza meridionale del partito berlusconiano, tutta orientata a ricattare i leghisti con un federalismo che serve solo come trampolino di lancio del loro potere personale nei prossimi anni, serve solo come assicurazione a garanzia della loro vecchiaia politica.

La differenza fra la prima e la seconda repubblica infine, è nella razionale continuazione di un sistema scandaloso di gestione del potere pubblico, inchinato e prono alla difesa esclusiva degli interessi di caste politiche e di corporazioni sociali e professionali che puntano alla loro esclusiva salvezza e garanzia.

Tale differenza fa quindi apparire la diversa numerazione fra prima e seconda repubblica solo come un accessorio, un orpello estetico:

nella sostanza nulla è cambiato, sia nella gestione che nell’abuso del potere pubblico, sia nella questione morale che in quella settentrionale (ampiamente tradita) e quella meridionale (pozzo nero dentro il quale spariscono enormi entità di danari pubblici).

Questi signori al governo sono degni figli dei craxi come degli andreotti, dei forlani come dei fanfani.

Questi signori hanno profondamente tradito ogni promessa elettorale, ogni orizzonte degli eventi, hanno mantenuto volontariamente bloccata l’alternanza democratica al fine di restare al potere per sempre, hanno deluso la speranza di chi ha creduto nel vento moralizzatore e riformatore che oggi non spira più, assassinato alle spalle dalla volontà infinita di potere di cui sembrano ebbri.

Il punto di non ritorno verso un futuro denso di incognite e di miseria per questa italia è ormai stato sorpassato, volontariamente soprassato da una casta politica, burocratica e partitocratica che resta essa stessa, il primo e più grande limite e difetto dell’intero paese.

L’improvvisa condivisione di intenti e di forze politiche intorno alla manovra finanziaria del governo, ha scoperto le carte della pletora politica italiana, pronta a sostenere e difendere se stessa contro gli interessi di aziende e famiglie italiane.

Questo rappresenta un punto di non ritorno assoluto per l’italia, che assegna la massima sfiducia verso l’intera casta politica da parte del popolo sovrano e contestualmente la massima sfiducia dei mercati esteri, assai preoccupati che un tal governo scandaloso del paese, sia in grado di mettere rimedio ai danni provocati dalla sua stessa incapacitàe non volontà di cambiare alcunchè.

Siamo molto vicini alla resa dei conti.

L’oste della storia sta preparando il conto da pagare e si ode nell’immaginario collettivo, un tintinnar di monete che rimbalazano sul selciato, lanciate da indignati e sempre più disperati cittadini frodati, non tutelati, dissanguati e immiseriti da una casta politica che non pare meritare proprio più di qualche centesimo di euro.

Di elemosina.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Manovra finanziaria 2011: è crisi aperta fra governo e cittadini lavoratori

sabato, 2 luglio 2011

Dopo decenni di evasione ed elusione fiscale più o meno tollerata, più o meno contrastata, il governo berlusconi, procede verso il recupero di quelle risorse che servono a continuare a mantenere intatta la ricchezza ed il benessere delle classi privilegiate, di quelle corporazioni e di quelle caste che vivono di danaro pubblico, prelevato coercitivamente nel nome del popolo italiano al popolo italiano.

Ci saremmo aspettati una manovra perequativa della contribuzione al mantenimento delle classi politica e burocratica, ovvero un forte abbattimento dei costi della casta politica, ma così non è stato.

Il governo punta un coltello alla gola dei pensionati e pretende un contributo anche da loro, contributo che finisce direttamente nelle tasche della casta politico-burocratico-partitocratica.

Invece di eliminare enti inutili e costosi, privilegi di casta inauditi ed impagabili, il governo decide di sottrarre ricchezza ai più deboli.

Ma, è sin troppo facile essere forti con i deboli e deboli con i forti, mentre sarebbe molto più difficile essere giusti.

E il governo berlusconi ha deciso di essere ingiusto, profondamente ingiusto.

Il governo berlusconi dimentica che un pensionato è stato lavoratore dipendente per una intera vita lavorativa e che i lavoratori dipendenti non possono eludere o evadere il fisco, per legge.

Il governo pretende ingiustamente altri danari da chi ha certamente pagato ogni singolo euro e/o lira della propria tassazione, fra le più alte del mondo occidentale, tassazione che è colpevole di essere quel cuneo fiscale che non fa la felicità degli imprenditori e nemmeno dei lavoratori, sottraendo seccamente ricchezza agli uni e agli altri e portando il mercato del lavoro italiano fuori dalla concorrenza internazionale con il resto del mondo produttivo.

Il governo berlusconi, dimentica altresì che quegli ex lavoratori che sono oggi dei pensionati, hanno goduto dei più bassi salari di tutto il mondo occidentale, aggravando di fatto la loro condizione di “soggetto contrattuale debole”.

Ma berlusconi pare altresì dimenticare che il governo di uno stato democratico esiste esclusivamente per creare condizioni di perequazione, non per aggravarne le già gravi sperequazioni in essere, ancor di più rese serie dalla crisi economico-finanziaria che vede le aziende emigrare in massa in stati meglio governati e condotti, meno esosi e spreconi, più equi e sereni.

Così, il governo belrusconiano, decide con un tratto di penna di aggravare la condizione dei soggetti già deboli, in virtù del mantenimento dello status quo della Casta.

silvio berlusconi appartiene ad una categoria assolutamente differente da quella del popolo, egli è infatti componente di quella imprenditoria che, per legge ordinaria dello stato, è lasciata libera di evadere o meno la contribuzione fiscale, al contrario dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.

Inoltre, sempre il capo del governo italiano risulta essere stato indagato per frode contabile, come quella ben più nota della Parmalat, peraltro considerata una delle maggiori frodi contabili della storia italiana, che di frodi e di truffe commesse ai danni del popolo italiano, è patria universalmente riconosciuta.

Ma le vicende giudiziarie berlusconiane, si sono tutte estinte per prescrizione dei termini o per interventi normativi ad hoc che lo hanno letteralmente salvato, come nel caso di specie, con il famigerato “colpo di spugna” normativa con cui, la penalità conseguente alla violazione di legge in tema di falso in bilancio o di frode contabile, veniva ridotta alla mera sanzione amministrativa.

Certo, vista la diffusione del fenomeno della frode contabile, si è ritenuto meglio provvedere alla sua depenalizzazione piuttosto del duro contrasto che, il principio giuridico della legalità, pretende.

Ma le vicende scandalose in cui è caduto più volte questo governo e singoli membri del suo esecutivo, come pure componenti e dirigenti facenti capo alla parte politica berlusconiana, portano alla luce una conduzione politica molto lontana dalla risoluzione della cosìddetta questione morale, cui il tentativo di smarcarsi creando un nuovo segretario-fantoccio diverso da se stesso a capo della PDL, aggiunge molti motivi di riflessione profonda.

Forse, ad avere più ragione di tutti, è stato proprio il suo alleato politico più fedele, quell’Umberto Bossi leader della Lega Nord che, nell’infuocato tema della riforma della giustizia, ebbe a dire:

“peggio per lui”.

Ormai, berlusconi è uomo solo ed isolato, seduto al centro di una corte politica fonte di notevoli dubbi e preoccupazioni, sia all’interno che all’esterno del paese, corte che non perderebbe nemmeno un minuto ad abbandonare la sua nave politica, se dovesse repentinamente affondare.

Il tanto strombazzato consenso popolare di cui rapportava periodicamente berlusconi con la pubblicazione di sondaggi e test all’uopo preparati, è adesso in caduta verticale, e rischia di portare nel baratro politico anche il suo più fedele alleato, sempre quell’Umberto Bossi capo della Lega Nord, che a tal proposito ebbe a dichiarare:

“non affonderò con il Pdl”.

L’empasse bossiana è tutta nel ricatto estorsivo che berlusconi fa alla Lega Nord, in considerazione dell’ultimo voto di approvazione definitiva di quel federalismo che tanto è costato alla dirigenza leghista come al suo sempre più irrequieto popolo movimentista, provocando addirittura una marcia indietro spettacolare che si è manifestata in quei cori ripetuti che chiedevano un ritorno alla politica secessionista durante l’annuale incontro leghista di Pontida.

Novembre non è poi così lontano, e potrebbe essere un obiettivo raggiungibile, anche per questo governo decimato.

Sempre che, la lunga e calda estate politica che si protende sino a quel tempo, non produca “colpi di sole dell’esecutivo” non più contenibili, ovvero ulteriori richieste estorsive da parte della PDL che potrebbe chiedere garanzie sulla alleanza elettorale alla prossima tornata nazionale.

Quel che appare certo è che berlusconi non ha più il controllo della situazione politica.

Come pure appare certo come sia Bossi l’arbitro assoluto di questo delicato momento storico, sia pur pressato e vezzeggiato, a seconda della parte che lo incontra ed a seconda degli interessi che muovono quelle parti politiche.

A lui, è affidata la sorte di questo governo degradato come di questa malconcia maggioranza, come pure, le sorti dell’intero paese.

Tutti gli occhi del popolo padano sono rivolti a lui.

E non solo quelli del popolo padano.

Non resta che attendere gli eventi, ovvero, assistere ad improvvisi terremoti politici, favoriti dalla ormai mortale crisi che avvolge le sorti di questo governo.

Occorre però valutare bene il momento in cui abbandonare questa nave semiaffondata, per evitare di affondare disastrosamente, politicamente e personalmente con essa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X