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stato criminale: è marchio indelebile del made in Italy

mercoledì, 29 luglio 2015

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stato criminale:
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Regione Lazio: da Marrazzo a Fiorito, dal PD al PDL, è tutto uno schifo

giovedì, 20 settembre 2012

La classe dirigente politica definita anche “casta politica italiana” crolla e sprofonda sotto uno scandalo continuo e continuato, frana sotto le inchieste giornalistiche, collassa sotto negli scandali sessuali, decede sotto i colpi della magistratura inquirente a causa della malversazione con cui si sono distratti fondi pubblici per piaceri ed interessi personali.

Appena si nomina la casta politica italiana nel globo terrestre, subito si ode ovunque un latrare di risate e di sogghigni, a causa dello schifo immondo ed impunito con cui i politici italiani sgovernano il paese.

Una spesa pubblica che definire “allegra” è sicuramente un eufemismo inaccettabile.

Non ci si meraviglia che le mafie abbiano ormai preso il completo controllo del territorio e del popolo italiano, visto il peso inesistente della casta partitocratica più mafiosa corrotta e vile di tutto il Pianeta Terra.

E se la camorra napoletana dilaga nel Lazio, ora comprendiamo meglio perché questo fatto possa avvenire senza incontrare il sia pur minimo contrasto delle classi dirigenti laziali.

E se la casta politica sprecava e rubava il danaro pubblico nella regione Lazio, sia sotto il governo del PD che sotto il governo del PDL, allora dobbiamo anche domandarci come mai la casta burocratica che pure è lì, in quel palazzo, quotidianamente a contatto con le carte ed i documenti che provano il ladrocinio politico, ecco, dovremmo proprio chiederci come mai nessun burocrate abbia mai denunziato le malversazioni, pur evidenti?

E cosa dire a questi squallidi figuri che la spesa pubblica in aumento ha ulteriormente innalzato il già gravoso debito pubblico italiano?

E come dire a questa gentaglia dei bassifondi sociali italiani che ha scalato classi sociali facendo rapide carriere non con il duro lavoro, ma con la malapoltica, ebbene come comunicare a queste luride facce da porco che insozzano l’Italia, come dire loro che sarebbe meglio per tutti vederli patire per sempre nelle patrie galere ovvero vederli appesi al grosso ramo di un grosso albero sito in una pubblica piazza italiana?

Poiché tanto tutti sappiamo bene che, passata la festa, gabbato il santo, e cioè, passata la forte attenzione di questi giorni da parte della Pubblica Opinione su questo ennesimo fatto di cronaca giudiziaria in sede politica, questi luridi porci, questi malviventi, questi delinquenti autorizzati torneranno alle loro case, a spendere i danari di un benessere che non meritavano e che hanno sottratto con l’inganno alla Pubblica Amministrazione?

E mentre questi porci schifosi si compiacciono in altisonanti discorsi sulla efficienza ed efficacia nella erogazione dei servizi pubblici e della efficienza della spesa pubblica, mentre tutta questa merda incivile infanga l’Italia distruggendone credibilità e buon nome dei prodotti, dei servizi pubblici e dei marchi, creando enormi danni al Prodotto Interno Lordo di un paese aggredito dalla corruzione (sia morale che materiale) della casta politico-burocratico-partitocratica, dalla evasione fiscale dei delinquenti che si autodefiniscono “furbi”, della usura estorsiva dei mafiosi e dei corrotti in abuso del potere e del danaro pubblico, mentre tutta questa massa di escrementi fecali rende il territorio italiano pari ad una Fetida Latrina a Cielo Aperto, il popolo dei cittadini-lavoratori, il popolo sovrano dei contribuenti, il popolo delle famiglie e delle aziende, fallisce sotto il peso della malapolitica e della corruzione, della aggressione violenta delle organizzazioni mafiose, della evasione fiscale dei soliti noti e della usura.

Chiaro che questa politica e questi politici non desiderano una normativa anti corruzione che funzioni e che sia allineata con quella europea e nord-occidentale.

Chiaro che questa politica e questi politici scendano a patti con le mafie tradendo lo stato.

Chiaro che questa politica e questi politici vanno puniti oltre la misura “garantita” (sich) dalla legge, dalla (in)certezza del diritto e della (in)giustizia italiana.

Ma è ancor più chiaro che in codesto sporco modo non si possa più andare avanti.

Oltremodo chiaro è che punire con la pena di morte la corruzione politica e burocratica, il ladrocinio e lo spreco di danaro pubblico in italia sia un dovere morale ormai inderogabile.

Ma potrà mai una casta politica autorefenrenziale come questa, mafiosa come questa, corrotta come questa, delinquente come questa, punire se stessa con la pena capitale?

Ed ecco raggiunto il limite di una democrazia ormai ridotta a fantoccio spaventapasseri posto a difesa della classe dirigente più schifosa del mondo.

Ecco appurato che, queste merde, non molleranno il potere senza combattere, senza abusare ancora una volta del potere pubblico per salvare se stessi e massacrare il popolo sovrano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Default Italia: Nord sacrificato per salvare il Sud

lunedì, 11 luglio 2011

Siamo ormai in una condizione politica tragicomica, fonte di grosse e gravi preoccupazioni provenienti dall’interno come dall’esterno del paese.

Una casta politica inaccettabile resta abbarbicata alle poltrone del potere senza soluzione di continuità, aprendo l’ennesimo abuso illusorio di un salvataggio italiano che doveva essere avviato oltre venti anni fa e che la casta politico-burocratico-partitocratica italiana ha sempre impedito, facendo continuo scudo alle riforme ed al cambiamento del paese, della sua struttura statuale, dello status quo delle caste e delle corporazioni che lo compongono.

Nonostante sia sempre più chiaro come sia proprio l’elemento politico il fenomeno umano più dannoso per il paese, il governo continua la sua navigazione a vista, molto pericolosa, specie se connotata da un condizionamento emergenziale (da sempre tanto gradito alla casta) che tutto consente, specie di:

non osservare regole, leggi, prassi e comportamenti normalmente ritenuti insopprimibili.

Ma il governo in un ambito emergenziale è quello che piace più di ogni altra cosa alla casta politica ed alle organizzazioni mafiose:

l’emergenza del terremoto in Abruzzo e l’emergenza della monnezza napoletana, raccontano benissimo di quali e quanti affari loschi e molto remunerativi si celino da sempre dietro gli stati di emrgenza italiani.

Dalle discariche abusive allo sversamento in mare di veleni terribili, dal business dei termovalorizzatori alla ricostruzione post-terremoto:

questo è il regno della emergenza, il miglior ambiente dove continuare a fare affari abusando del potere pubblico alla piena luce del sole.

In questa pessima condizione di crisi totale del paese, il rischio di un default italiano appare molto più concreto del prevedibile, o meglio, di quanto non lasciassero prevedere i poteri della politica e della informazione, che hanno sottaciuto continuamente al popolo sovrano i rischi cui esso andava incontro senza rimedi duri, determinati, efficaci ed incisivi sull’apparato pubblico, sulla sua spesa, sul suo deficit, sul diminuito risparmio pubblico e privato.

Ma la cosa che è stata sempre e molto gravemente tacitata, è proprio il vero nodo del rischio paese:

un centro-sud che vive quasi esclusivamente consumando la enorme ricchezza di benessere prodotta nel Nord.

Le “sparate” di alcuni ministri della repubblica sul grave danno che arrecano al paese la conurbazione napoli-caserta, la regione calabria e la regione sicilia, le espressioni violente dei ministri che hanno definito questo stato di diritto come uno “stato criminale” o addirittura come uno “stato criminogeno”, aprivano squarci di verità che venivano immediatamente oscurati dalla stampa di regime, condannati dai vertici istituzionali, subissati di ingiustificate e diffamanti accuse di razzismo.

Il regime della casta ricatta ora l’intero paese per una conservazione del suo status quo.

In particolare, il maggiore e peggiore ricatto lo subisce il Nord, terra che è in potenza la regione europea più ricca e forte, e che viene invece bruciata in un sacrificio mai autorizzato, per salvare quei popoli e quei territori che, con il loro stile di vita incivile e sprecone, illegale e mafioso, portano la responsabilità primaria del rischio default italiano.

Il Nord poteva e può salvarsi imboccando una sola ed unica strada:

quella della secessione da questo stato di fatto e di diritto impazzito, egoista ed egocentrico, razzista e criminale, buonista in senso negativo e criminogeno.

Ma anche chi si proponeva politicamente per garantire questa strada di salvezza, non ha mantenuto patti e promesse, offrendosi oggi come il salvatore di una patria che egli stesso e per primo, ha sempre abiurato ed accusato di essere l’origine di ogni male del Nord.

Il sistema politico è quindi in un corto circuito all’interno del quale, quel che afferma o promette un componente della casta stessa, non trova adeguato riscontro fiduciario sia all’interno che all’esterno del paese, come nella realtà quotidiana.

La verità è che siamo vicini ad uno stato comatoso, soporifero dell’azione politica, impaurita e resa vile da scelte epocali e coraggiose che devono essere intraprese, ma che non trovano incarnazione alcuna.

Da questa situazione se ne esce in un unico modo, percorrendo una unica strada:

una manovra finanziaria di sangue e di lacrime, fatta di puro dolore e coercizione pubblica, che garantisca effettivamente un adeguamento degli asset economico-finanziari della spesa pubblica in modo da impedire la generazione di nuova spesa pubblica e nuovo debito pubblico.

Nel contempo, servono idee geniali e facilmente realizzabili in breve tempo, per ridare immediata forza di recupero ad una economia ormai piuttosto delusa e provata, decimata dalle delocalizzazioni e da un sistema bancario che garantisce eslclusivamente il proprio interesse di piccola bottega degli orrori sociali ed economici.

Oppure, in alternativa, una immediata separazione del Nord dall’italia, potrebbe garantire (sottolineo potrebbe, poiché è già molto in ritardo questo processo indipendentista) una sopravvivenza sia al nord secessionista che al al resto del paese che resterebbe così libero di agire in modo concreto, veloce ed efficace manovrando su di una economia di sistema omogenea a se stessa, con realtà omogenee fra di loro, contesti comportamentali omogenei e compatibili fra di loro, rilasciando di fatto la possibilità di meglio intervenire esecutivamente con un provvedimento governativo, che, attualmente, essendo emanato da un unico governo nazionale unitario ed applicato ad un sistema paese che non è affatto unito ed omogeneo, ottiene un risultato di tipo Y a palermo, un risultato di tipo x a napoli, un risultato di tipo Z a roma, un risultato di tipo F a Torino, un risultato di tipo N a Verona ed un risultato di tipo L a Milano.

Lo sconquasso del sistema attuale è assai evidente:

l’italia non è mai stata una sola ed unita al suo interno, ma invece è una realtà molto differente ed affatto unita, se non addirittura presentando tratti di incompatibilità assoluta al suo interno.

Chi ha affermato sinora il contrario, mentiva ben sapendo di mentire e ben sapendo che, prima o poi, quella menzogna sempre nascosta e mai riconosciuta, avrebbe condotto il paese al tracollo, al suo fallimento totale.

Ed è importante sottolineare come, coloro i quali che hanno fatto di questa menzogna un dogma coercitivo ed estorsivo sul Nord, siano oggi seduti fra le più alte cariche istituzionali, difesi e tutelati da un sistema corporativo e delle caste che continua a vivere di menzogne e di uno status quo impagabile da chiunque.

Quei signori che hanno contribuito con la loro azione o, molto più spesso e volentieri, con la loro inazione ed omissione politica ed istituzionale a condurre il paese al rischio di fallimento, ebbene quei signori non verranno puniti per le loro responsabilità, essi non si dimetteranno avvinti dalla loro coscienza e da una questione morale che essi non hanno mai conosciuto, sostenuto ed incarnato.

In questo paese, nessuno paga il suo prezzo se promette una cosa e poi fa esattamente il contrario di quel che serve per raggiungerla, per realizzarla.

In questo paese il prezzo più alto lo pagano sempre coloro i quali hanno il coraggio di dire le cose così come sono, di vivere da uomini e donne liberi, di vivere come io vivo da sempre:

senza vergogna.

Ma ormai troppo stanchi di sopportare l’ignoranza e l’arroganza altrui, quelle madri meretrici e quei padri di incerta identità che sono certamente all’origine dell’avvitamento del sistema paese su se stesso.

Io, da questo blog, chiedo giustizia.

Io, chiedo responsabilità.

Io chiedo punizione per chi sbaglia (chiunque egli sia, su qualunque poltrona del potere egli segga, qualunque tipo di “intoccabilità” la sua casta gli abbia disegnato intorno) e chiedo il premio per chi merita.

Io pretendo libertà e giustizia.

Io invoco ogni possibile azione che, come sopra descritto, conduca a risultati certi, prevedibili e quantificabili.

Io voglio per me, e per coloro che vivono come me del proprio duro lavoro quotidiano e della osservanza scrupolosa delle leggi, io voglio, io chiedo, io invoco ed io pretendo la secessione da tutto questo, da tutti questi.

Ora o mai più.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Napoli: problemi irrisolti fra nuovi appalti e operazioni di immagine

domenica, 5 giugno 2011

Nulla di nuovo sotto il vesuvio.

Il nuovo sindaco napoletano della città di napoli, nei suoi primi atti di governo della città, dimostra di non voler risolvere nemmeno una delle tante emergenze che attanagliano i napoletani e ne minano gravemente i rapporti con il resto del paese.

Luigi De Magistris, una immagine da campione della legalità e di cavaliere incorruttibile, avvia in due atti il ripristino della legalità a napoli:

1 – annuncia l’intenzione di costruire un nuovo stadio comunale;

2 – invita il presidente degli Stati Uniti d’America Obama a visitare la città di napoli.

Una operazione che punta esclusivamente al ripristino dell’immagine della città e non al ripristino della legalità.

Un nuovo mega-appalto pubblico per accontentare la tifoseria napoletana e la corporazione degli edili, puntando tutto l’indirizzo politico comunale sulla economia di una edilizia storicamente malata.

Nulla ha imparato il De Magistris da un film del 1963 ambientato a napoli e dal titolo “Le mani sulla città”, film che racconta come in una realtà economicamente malata come quella napoletana (e per certi versi, sicuramente anche italiana), la speculazione edilizia e la corruzione tentano sempre l’invasione ed il condizionamento nelle scelte politiche.

In particolare, vi è una frase di quel film che disegna perfettamente lo stato di degrado raggiunto dalla economia italiana:

« Quello è l’oro oggi. E chi te lo dà? Il commercio? L’industria? L’avvenire industriale del Mezzogiorno, sì! Investili i tuoi soldi in una fabbrica: sindacati, rivendicazioni, scioperi, cassa malattia. Ti fanno venire l’infarto cu sti’ cose. »

Sembra il Marchionne-pensiero odierno.

Come non dar ragione a questa visione?

Nella prospettiva di un imprenditore puro in Italia, la scelta è duplice ed obbligata:

o perire nel degrado dello scontro e non dell’incontro fra forza lavoro, imprese, banche e poteri dello stato, ovvero delocalizzare i propri siti industriali all’estero, alla ricerca di una normalità economica, finanziaria e fiscale che non esiste in questo paese, educato storicamente alla contrapposizione ed all’antagonismo dalla sinistra.

Sono ancora tutti dei partigiani, uomini di parte che combattono l’interlocutore e non dialogano con esso al fine di affermare il bene comune e conseguire l’arricchimento generale.

Ma torniamo al caso napoletano.

Il sindaco di napoli Luigi De Magistris appare molto cauto e furbo, a giudicare dal suo procedere prudentemente lontano dall’affrontare la montagna di problemi irrisolti sotto la quale giace la città che pretende di governare.

La stessa frase del premier sulla mancata candidatura del ministro Carfagna alla poltrona di sindaco di napoli, sottolinea gravemente come il problema principe della napoletanità resti il ripristino della legalità:

non ho candidato la Carfagna a napoli perchè non volevo darla alla camorra.

Gravissima affermazione, pregna del senso di inattaccabilità del sistema mafioso ed illegale a napoli.

Ma la cautela e la furbizia del sindaco De Magistris, d’altro canto, non parlano la lingua del nuovo corso napoletano, tanto annunciato nelle promesse elettoralistiche.

Il degrado civile, sociale ed economico, l’abusivismo edilizio, la corruzione, la mentalità camorristica, non si combattono con un appalto pubblico ed un invito ad Obama, invito che, nel caso fosse accettato, imporrebbe al presidente americano di lasciare a casa il suo Rolex.

Sono ben altre le scelte che affrontano di petto i problemi di napoli.

Il programma elettorale di De Magistris è sintetizzato in un file pdf che raccoglie le istanze e le proposte dei napoletani, prendendo per questo il nome di “Le proposte dei cittadini”.

Leggiamone una per tutte:

“Giustizia legale, retributiva e fiscale: quindi legalità e sanzioni certe contro corruzione, malgoverno, mafie locali, abusi edilizi, ricatti ed altri reati commessi sul territorio.”

Sintomatico appare come si ignori l’emergenza rifiuti in molte di queste proposte.

La giusta risposta a queste proposte è la costruzione di un nuovo stadio o l’invito a cena per Obama?

Il nuovo corso di napoli non pare avviato verso la risoluzione dei problemi fondamentali della città stessa.

Come non pare che il comune di napoli possa affrontare un nuovo corso con una macchina burocratica inefficente e straordinariamente lenta, come pure, pare impossibile affrontare il mare dei problemi irrisolti della città di napoli senza un dialogo continuo ed aperto con il governo del paese.

Fossi in De Magistris, aprirei un canale diretto di dialogo continuo con il ministro dell’Interno Roberto Maroni, poichè appare abbastanza evidente che, senza una stretta collaborazione fra forze di polizia e amministrazione comunale, il contrasto all’illegalità diffusa nella sua parte più viva e bisognosa di applicazione della Forza Pubblica di contrasto, non sia un obiettivo raggiungibile.

Quel che è certo, è che l’unico modo di imporre la legalità in una città così degradata, deve essere l’imposizione del rispetto della legge.

E questa, non è mai stata e mai sarà, una operazione di immagine, ma di sostanza.

La domanda giusta è:

quanto può incidere sullo stile di vita napoletano un sindaco napoletano?

Quanta furbizia, tipicamente napoletana, intende applicare De Magistris nel governo della città e con quanta invece intelligenza e razionalità, vuole governarla?

La furbizia è quella che seglie le scorciatoie ed i raggiri, quella che ha affondato napoli nel più buio degrado.

L’intelligenza è quella che risolve i problemi alla radice, con umiltà e spirito collaborativo.

Vedremo nei prossimi atti del governo comunale, il vero indirizzo politico del sindaco De Magistris.

In bocca al lupo.

Purchè si scelga il lupo giusto.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Hanno già perso: la storia la scriviamo noi

martedì, 8 marzo 2011

Una baraonda infernale si è scatenata da un anno a questa parte in Italia, una baraonda che vede interessati tutti i massimi sistemi del paese.

Obiettivo:

fermare le riforme, abbattere il patto di ferro Bossi-Berlusconi che sostiene e realizza le riforme, scomporre la maggioranza di governo, attaccare ferocemente la Lega Nord.

I metodi usati sinora sono stati squallidi e veramente incivili, indegni dei termini come Libertà, Democrazia e Futuro, parole usate ed abusate per rivestire in modo dignitoso un miserabile attacco senza precedenti alle istituzioni democratiche di questo paese.

Fermare l’epocale riforma federalista del sistema italiano (dieci decreti che riassumono la più grande riforma mai progettata e mai realizzata in questo paese) per favorire così lo spreco del danaro pubblico, per perpetuare l’inefficienza delle amministrazioni pubbliche malgovernate, per nascondere gli scheletri celati negli armadi di decenni di malgoverno locale, per garantire lo status quo di caste e pletore dei parrucconi incipriati senza arte ne parte.

Il metodo principe è stato quello del tradimento.

Tradire l’alleanza di governo.

Tradire il patto sociale e comunitario.

Tradire il mandato elettorale che delega la sovranità popolare.

Tradire le istituzioni.

Tradire i poteri dello stato al fine di impedire la nascita di un nuovo stato, più forte e potente che mai, che tuteli meglio aziende e famiglie piuttosto delle caste e delle corporazioni.

Una lotta intestina che si è svolta nelle aule parlamentari, nelle commissioni parlamentari, nei corridoi parlamentari.

Gli attacchi sono poi diventati di una ferocia ed di una arroganza inaudite allorquando si è tentato di abbattere la credibilità del ministro dell’interno che, più di chiunque altro nella storia di questo paese, ha dichiarato e portato innanzi una guerra all’ultimo sangue fra stato ed organizzazioni mafiose, fra cittadini onesti e leali e mafie delittuose.

Il tradimento, nella sua cieca violenza ed arroganza, è arrivato al punto di sostenere l’insostenibile, di validare l’anti-stato nei confronti dello stato, di incoraggiare il disarmo nei confronti della lotta alle mafie, di promuovere una cultura della negazione della realtà, dell’antagonismo con finalità suicide.

La maggioranza di governo del patto Bossi-Berlusconi ha varato nel tempo una enormità di riforme che snelliscono e rendono efficace l’apparato amministrativo, un buongoverno che ha cancellato e più volte l’onta della monnezza napoletana, che ha garantito ai terremotati interventi fulminei, che ha formulato e concretizzata una proposta innovativa nel campo della sicurezza che garantisca e tuteli meglio i cittadini, almeno meglio di quanto non è stato fatto sinora.

Nell’occhio del ciclone c’è la riforma federalista, che spoglia a nudo spese pazzesche ed ingiustificate a tutti i livelli, spese che risultano illeggibili ed irrintracciabili nell’attuale rebus di competenze e di trasferimenti finanziari fra stato ed enti locali, favorendo un sistema di governo irresponsabile delle azioni dei governanti nei confronti del popolo sovrano.

Ma il Federalismo scioglierà anche questo enigma, il Federalismo scoprirà anche questa ennesima farsa all’italiana.

Le perdute speranze di una sinistra tutta da dimenticare si infrangono nelle candidature di giudici e scrittori, parolai e professionisti della politica.

La sinistra italiana non ha ancora ben capito che per governare, bisogna saper contabilizzare.

La sinistra italiana non ha ancora capito che c’è bisogno di dottori commercialisti e di ragionieri e non di venditori di fumo e di parole.

Un sistema del governo democratico ha bisogno di proiezioni certe, di bilanci trasparenti, di contabilità comprensibile agli occhi di tutti.

In Svizzera, un cittadino che si reca alle urne per scegliere i suoi rappresentanti politici ha a disposizione proiezioni certe e sicure per ogni singolo cespite di spesa.

Egli sa al millesimo quanto costerà garantire la sicurezza nella propria città, quanto lo sviluppo di nuovi servizi al cittadino, quanto il mantenimento in essere dei servizi già esistenti, e lo sa con precisione assoluta.

Quel cittadino potrà scegliere così, non fra più visioni oniriche ed ideologiche della vita, ma attraverso una oculata scelta di buoni amministratori a confronto, di spese da sopportare trasparenti, di programmi di governo che puntano a rendere sempre più trasparente ed efficiente ogni singolo momento della gestione della cosa pubblica.

E perchè quel cittadino sì ed il cittadino italiano no?

Chi ha emesso questa ingiusta condanna nei confronti dei cittadini italiani?

Perchè si vorrebbe lasciare il popolo sovrano nella più assoluta ignoranza sull’uso che si farà di ogni singolo centesimo proveniente da quelle tasse che egli è tenuto a pagare?

Il perchè lo sappiamo, come comprendiamo benissimo anche la baraonda infernale che è stata organizzata e scatenata contro questo governo, questa maggioranza, queste riforme, contro questa inarrestabile voglia di cambiamento e di pulizia che investe ogni settore, ogni regione, ogni provincia ed ogni comune di questo paese.

I pubblici amministratori lamentano bilanci insostenibili ed oscuri?

Gridano al collasso di bilancio delle amministrazioni da loro sorrette?

Bene, che spieghino allora questi signori amministratori ai cittadini da loro governati come sia stato speso ogni euro della loro amministrazione.

Spieghino bene questi adulatori del populismo spicciolo come siano stati prodotti quei debiti negli enti locali italiani, che, assommati fra loro, realizzano un debito pubblico complessivo pari a quello nazionale, raddoppiandolo nei fatti.

Che spieghino, che rendano conto i governatori che avversano il decreto del federalismo regionale cosa hanno da nascondere sul loro governo regionale, spieghino perchè la cura della salute costa tantissimo e produce pochissimo, sia in termini di qualità che di quantità.

Che spieghino, che rendano conto, che si rendano conto che le loro obiezioni non son del tutto leali nei confronti dei loro elettori.

Che seguano l’esempio dell’amministratore della ASL Napoli 1, la più grande e costosa asl del sud Italia, che ha sinora prodotto una sanità pessima ed è saltata alla ribalta delle cronache per avvenimenti disdicevoli, se così vogliamo chiamarli.

Questa asl è stata affidata finalmente ad un uomo integerrimo, ad un dottore commercialista, anzi, al presidente dei dottori commercialisti napoletani, ad un buon contabile, ad un buon amministratore, ad un buon uomo.

E quale è il risultato?

Indirizzi di efficenza sul sistema sanitario, eliminazione degli sprechi, riduzione della spesa complessiva in favore di un migliore ed efficente servizio sanitario.

E cosa prova che questo amministratore stai rendendo efficace questo sistema?

Lo prova il fatto che tale gestore è costretto a trasferire il suo ufficio all’interno di un carcere, per restare lontano dalle pressioni e dalle minacce di chi viveva e viveva molto bene all’ombra del malgoverno della cosa pubblica regionale.

Un esempio da seguire, questo.

E basta urlare ai quattro venti che è ogni cosa è colpa del federalismo, perchè non è vero, anzi:

è assolutamente falso.

Il federalismo ha il solo merito di rimettere le cose a posto, di riportare i conti in ordine, di rendere pubbliche e manifeste le schifezze che si sono perpetrate per decenni all’ombra della pubblica amministrazione ed ai danni delle tasche dei cittadini-contribuenti.

E basta!

Abbiamo un messaggio per tutti coloro che continuano a lamentarsi senza rimboccarsi le maniche e lavorare duramente per costruire un futuro migliore di questo:

avete già perso.

Siete stati sconfitti da una storia che deve ancora essere scritta per intero:

perchè non finisce mica qui,

perchè la storia adesso, la scriviamo noi.

E sarà tutta un’altra storia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Bersani e la lotta alla corruzione

sabato, 27 marzo 2010

Vi fu un giorno, alquanto triste per il nostro paese, in cui il ministro delle finanze rispondeva al nome di Pier Luigi Bersani.
Furono pagine cupe e stolte della vita degli italiani, furono momenti di follia politica e di malgoverno che resteranno nella storia.
Per fortuna, quei giorni sgovernati dalla stoltezza umana, durarono poco.
Ricordo ancora il contrasto offerto dalla commissione anti-corruzione, guidata dal giudice Tatozzi.
Come ricordo ancora come fu il ministro Bersani a soffocare le indagini del giudice Tatozzi tagliando con un sol colpo di 2/3 il finanziamento al Tatozzi ed al suo contrasto alla corruzione, alla malversazione ed al ladrocinio.
Signor Bersani, ci dica allora, cosa ne pensa della corruzione in Italia e come la contrasterebbe un governo da Lei guidato?
Pronto?
Pronto?
C’è nessuno?
No, non c’è nessuno all’opposizione in Italia.
E c’è ancora gente che li vota.
Ma come si fa, come si fa ….

Reminiscenze – Incubi ricorrenti

venerdì, 12 febbraio 2010

martedì, 23 ottobre 2007
Incubi ricorrenti

Caro Mastella, io sottoscritto, Romano Prodi, presidente del consiglio dei ministri italiano, ti rinnovo la mia fiducia per il delicato incarico di ministro della giustizia che svolgi per mia delega, nel mio governo, nonostante tu, abbia intenzionalmente fermato il magistrato che indaga su di me e compromesso seriamente le indagini che mi vedono indagato.

Senza parole …

Il cittadino X

Gustavo Gesualdo

Scritto nel momento storico nel quale il premier Prodi confermava la propria fiducia e quella del governo da lui guidato al guardasigilli Mastella, responsabile dell’insabbiamento e di un contrasto acerrimo e violento alle indagini della magistratura che vedevano coinvolto Romano Prodi.
Con la sepoltura delle indagini Why Not e Poseidon, spariscono anhe i motivi di tale coinvolgimento.
Non sapremo mai la verità su questi inquietanti episodi, su questi incubi ricorrenti.