Articoli marcati con tag ‘magistratura anti-mafia’

Attacco alla Magistratura è Attacco allo Stato

mercoledì, 11 maggio 2016

Il metodo mafioso difficilmente uccide un politico, a meno che tale politico non fosse affiliato alla organizzazione mafiosa o avesse contratto un negozio giuridico criminale con essa per poi tradirlo

Il metodo mafioso non uccide i politici perché i politici, quando vengono colpiti come nel caso del terrorismo politico, dimostrano di saper difendere se stessi e lo stato dal terrore e dalla violenza, sconfiggendo definitivamente il terrorismo brigatista rosso

Il metodo mafioso ammazza invece magistrati, giudici, procuratori, PM e GIP, uccide carabinieri, poliziotti e finanzieri

Il metodo mafioso uccide un fedele servitore dello stato innanzitutto isolandolo, creando una atmosfera astiosa intorno a se, usando altri servitori dello stato infedeli e corrotti per screditarlo, impedirlo e mortificarlo nel proprio ambiente, nella sua dignità umana e professionale, nel suo mondo privato, famigliare, sociale

Questa aggressione uccide ben più di un colpo di pistola o una raffica di kalashnikov o un chilo di tritolo:

mina l’equilibrio mentale, organico e fisiologico, mina il riconoscimento sociale e professionale, spinge ad una reazione, induce in errore, provoca una reazione o attenta direttamente alla integrità psico-fisica dell’individuo oggetto della aggressione mafiosa

Ma è sempre l’isolamento il momento iniziale della aggressione mafiosa, oltre alle minacce, più o meno velate, più o meno pubbliche

La Politica usa la stessa strategia quando viene indagata dalla Magistratura:

attacca il metodo (le intercettazioni), attacca le indagini, isola i magistrati e gli agenti ed ufficiali di Polizia Giudiziaria che svolgono le indagini, sia all’interno dei loro uffici che nell’organo di autogoverno della magistratura, che dovrebbe essere potere costituzionale indipendente dal potere esecutivo e legislativo, ma che dal potere politico e burocratico deve ricevere le condizioni di lavoro dignitose, uffici funzionali, collaboratori, auto blindate e l’acquisto, la dotazione, l’ordinaria e la straordinaria manutenzione e tutela degli uffici, delle auto, degli strumenti di indagine

Oltre a dispositivi normativi che consentano nella realtà di perseguire i reati e non di attendere la loro prescrizione, in un estenuante e continuo mettere il bastone tra le ruote della politica alla Magistratura e al comparto Sicurezza, agli investigatori e alle Forze dell’Ordine in generale e in particolare

Il fatto stesso che la Politica si sia inventata il modo di dividere Magistratura e forze dell’ordine costringendo in un immaginario collettivo che veda la magistratura di sinistra e la sicurezza di destra, evidenzia quel continuo, costante ed estenuante bastone della politica tra le ruote della Giustizia e della Sicurezza, per impedirla, per negarla

Ogni volta che la politica attacca la magistratura, attacca tutto il comparto Giustizia e tutto il comparto Sicurezza

Ogni volta che la Politica attacca le indagini e i metodi di indagine di Magistratura e Forze di Polizia, li isola dal contesto istituzionale e costituzionale, li emargina e ridicolizza, li degrada e ferisce

Ma, come la mafia, la politica inizia l’attacco con l’isolamento dei soggetti che la indagano, esattamente come fa la mafia, propriamente come fa la mafia

Questo conflitto istituzionale è un vero regalo alle mafie:

appena inizia l’isolamento dei vari De Magistris, Di Matteo, Davigo, Di Pietro, Masi, la mafia approfitta della complice alleanza politica che attacca la magistratura e approfitta del momento di debolezza e di isolamento creato dalla politica per attaccare anch’essa magistrati e investigatori

Per fortuna che il metodo di indagine e preventivo ha raggiunto livelli di eccellenza (nonostante il complesso delle indagini sia ostacolato e non favorito) e grazie anche al tanto vituperato (sempre dai politici) strumento del pentimento e dei Collaboratori di Giustizia, si scopre in anticipo un piano per eliminare questo o quel giudice, con tutta la sua scorta

Il caso odierno del rinvenimento in Puglia del tritolo che serviva a far saltare un giudice anti-camorra nel napoletano è prova lampante di questa complicità ed assonanza di comportamenti tra politica e mafia

Ma nel passato fu un eguale rinvenimento in Calabria che era destinato a far saltare un giudice anti-mafia siciliano

Da osservatore esterno, trovo questa identità di comportamenti mafiosi dei politici e dei mafiosi stessi inaccettabile, criminale, criminoso, criminogeno

Da investigatore dilettante individuo ed evidenzio il basilare filo che collega e prova due comportamenti uguali di due soggetti differenti in un unico movente:

isolare e massacrare, moralmente e materialmente giudici e investigatori, uomini di scorta e forze di polizia, renderne difficile se non impossibile e inutile il lavoro quotidiano, impedire di ottenere Giustizia e Sicurezza per i cittadini

Non so se è chiaro:

sto accusando la Politica di usare il medesimo comportamento mafioso usato dalle organizzazioni criminali mafiose verso un medesimo “nemico” che osa indagare politici e/o mafiosi, la magistratura

Ma, attaccare la magistratura così come fa la politica, è o non è un comportamento mafioso ovvero un comportamento non adeguato, responsabile e consequenziale al giuramento di fedeltà allo stato e alle sue istituzioni?

Ora mi spiego meglio perché la politica attacca le mafie solo dal punto di vista associativo e non personale, e mi spiego meglio perché non sia previsto, punito e istituito il reato di comportamento mafioso, comportamento che abbiamo riscontrato essere identico nell’agire politico e nell’agire mafioso

Il titolo di questo post è da brividi ed evidenzia come la Politica, attaccando la Magistratura, la isoli e la renda facile preda della criminalità organizzata, che gongola e ride soddisfatta di questi conflitti

L’attacco alla Magistratura è un attacco allo Stato

Se di deriva autoritaria si parla tanto in questi giorni, questo ne è certamente l’elemento probatorio più pericoloso:

una sorta di alleanza tra politica e mafia nell’isolamento della Magistratura a discapito dello stato, a distruzione dello stato, a tradimento dello stato

E non è detto che la famigerata Trattativa Stato-mafia non passi attraverso la cruna di questo ago, sottile e tagliente, proprio come un’arma che uccide silenziosamente, senza Bang bang e Boom

So che quel che affermo è grave e me ne assumo tutte le responsabilità relative

Io, quell’isolamento lo conosco, l’ho vissuto e lo vivo, l’ho pagato e so quanto sia pericoloso e pesante, so quanto sia difficile l’accesso al mondo del lavoro se ti metti contro “certa politica”

Ma io sono nessuno e non sono lo stato, ne faccio parte, ne sono una parte, non ne incarno poteri e funzioni pubbliche, ma li difendo ogni volta che li vedo aggrediti da quell’isolamento che conosco e respingo

Non so se i politici si rendano conto della gravità e della pericolosità sociale, comunitaria e statale che incarnano quando attaccano direttamente o indirettamente la magistratura, gli investigatori, i metodi e gli strumenti di indagine

Non so se esista una anche probabile alleanza tra mafia e una parte della politica

Quel che so è che, comunque lo vogliate definire, quello evidenziato è un comportamento mafioso

E va punito e contrastato severamente, duramente e sicuramente

Io faccio la mia parte

Se esiste una Politica che si ritiene diversa e differente da quella che adotta questi comportamenti, a questa Politica chiedo:

1) l’integrale approvazione e applicazione del pacchetto anti-mafia Davigo-Gratteri

2) l’istituzione del reato di comportamento mafioso, nella cui fattispecie occorre integrare il reato di corruzione, che è il reato alla base di questo ragionamento, quel reato che indagato dalla Magistratura, fa saltare dalla poltrona politici mafiosi e corrotti ed emergere un comportamento mafioso che risulta identico a quello adottato dalle mafie

Poi, posso morire tranquillo e sereno, convinto di aver lasciato ai miei figli un mondo migliore di quello che ho ricevuto e subito io

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il 41-bis non ha eliminato le mafie : Pena di Morte

martedì, 18 settembre 2012

Il boss mafioso nino mandala’, godendo della irragionevole libertà di coscienza e di espressione che uno stato mafioso come quello italiano concede ad un boss mafioso, chiede dal suo blog la soppressione del regime di carcere duro per i mafiosi previsto dall’articolo 41-bis (Situazioni di emergenza) e lo fa appellandosi a quel che definisce le “libere coscienze”.

Tale richiesta interviene in un contesto politico nel quale il mandala’, sembra invitare le forze politiche a cancellare l’articolo 41-bis in cambio del consenso elettorale che le mafie hanno ampiamente dimostrato di controllare in regioni come la sicilia, la calabria e la campania.

Bene, anzi male.

Di più, viene affermato che il regime carcerario duro consegnato ai mafiosi sia un regime “odioso e crudele”.

Come se il regime imposto dai mafiosi ai liberi cittadini-lavoratori in Italia non fosse molto più che un regime odioso, mafioso, violento e crudele.

Sono una libera coscienza in un paese pieno zeppo di coscienze assopite e/o sottomesse alla mafiosità imperante e credo che, il 41-bis debba in effetti essere abrogato, non avendo esso eliminato il continuo stato di emergenza mafiosa che ha infiltrato tutta l’Italia, provocandone infine il fallimento statale.

Organizzazioni mafiose (centinaia di miliardi di fatturato ogni anno);
corruzione politica e burocratica (stimata in 60 miliardi di euro ogni anno);
evasione fiscale (stimata in 200 miliardi di euro ogni anno);
estorsione usuraia (stimata in 40 miliardi di euro ogni anno).

Tutti sappiamo che le mafie non pagano il fisco, non si finanziano con le banche, si infiltrano nel tessuto sano imprenditoriale attraverso l’usura e non concorrono lealmente nel mercato economico e finanziario.

E tutti sappiamo che la presenza dele mafie in Italia danneggia oltremodo il paese producendo una notevole perdita di credibilità dello stato italiano nella sua interezza ed unità, una perdita di fiducia nella economia italiana e nella garanzia di qualità dei suoi prodotti e servizi, ed un danno mortale al marchio Made in Italy ed al Prodotto Interno Lordo Italiano (PIL).

Quindi, da libera coscienza quale sono e sarò, chiedo anch’io l’eliminazione dell’articolo 41-bis, poiché evidentemente inutile alla eliminazione, alla limitazione ed al contrasto del fenomeno mafioso.

Chiedo quindi che le autorità competenti prendano atto di questo fallimento nella lotta alle mafie e adottino la Pena di Morte per punire il comportamento mafioso ed i reati collegati di corruzione, evasione fiscale e usura.

Bastano tre soli commi per il nuovo articolo 41-bis (Situazioni di emergenza):

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

i reati di:

comportamento mafioso,
associazione mafiosa,
evasione fiscale,
corruzione,
concussione,
abuso d’ufficio,
sono puniti con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia ovvero liberamente,
viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La guerra alle mafie di Roberto Maroni

venerdì, 11 marzo 2011

Le notizie di continui arresti e dei molteplici sequestri ai danni delle organizzazioni mafiose, si susseguono senza soluzione di continuità negli ultimi anni, in particolare, da quando il Ministero dell’Interno è sotto la guida dell’Onorevole Ministro Roberto Maroni.

Il metodo della “task force” ideato e realizzato dal ministro Maroni per contrastare il fenomeno mafioso, porta risultati sempre più evidenti e significativi nel contrasto alle mafie.

Questo metodo vincente, avviato nel contrasto alle cosche mafiose camorristiche, è stato esportato anche nelle altre regioni meridionali, con risultati che convincono ogni giorno di più, anche nei confronti di quelle mafie che, come la ‘ndrangheta calabrese, sono sempre risultate poco permeabili all’aggressione dello stato.

Il tentativo costante di infiltrazione delle mafie nel nord del paese, vive in questi ultimi tempi un contrasto sempre più attento e preciso, con interventi determinanti del ministero dell’interno, volti a impedire l’aggressione ed il legame che le cosche mafiose tentano quotidianamente al ricco piatto della pubblica amministrazione a livello locale, di cui gli scioglimenti di consigli comunali sospettati di essere infettati e/o aggrediti dalle mafie, appaiono come la dimostrazione provata di un livello di attenzione altissimo da parte del Viminale nei confronti di questi pericolosi fenomeni cancerogeni del sistema democratico.

L’assetto organizzativo di questa task force, prevede una equilibrata e sapiente interazione fra le forze di polizia italiane, collegate direttamente con l’azione dei magistrati inquirenti, in modo da non offrire alle mafie, alcuno spazio di movimento avverso l’azione anti-mafia dello stato.

Una formula semplice quanto vincente.

Resta muta però, la risposta sul perchè un metodo simile non si sia verificato prima in questo paese, consentendo alle organizzazioni mafiose di estendersi a piacimento in lungo ed in largo, sia geograficamente che per settori della pubblica amministrazione e degli appalti pubblici.

Eppure, stranamente, voci ben rintracciabili, si sollevano a criticare tale operato eccezionale, eccependo che, l’infiltrazione mafiosa nelle regioni del nord, quasi, quasi, sarebbe addirittura responsabilità di chi questo cancro, lo sta combattendo con risultati tangibili mai raggiunti prima.

In queste eccezioni e critiche, si legge un taglio errato della interpretazione di una azione politica, laddove l’opposizione ad un movimento politico della maggioranza di governo, approfitta di qualunque appiglio, anche inesistente, per lanciare l’arrembaggio all’esecutivo.

E questa, è l’ipotesi meno pericolosa.

L’altra ipotesi, correla il fatto che, i partiti politici, di tutte le opposizioni che criticano maggiormente l’azione del ministro leghista Roberto Maroni, affondano le radici del proprio consenso elettorale proprio in quelle regioni laddove le mafie hanno ben dimostrato di saper e poter condizionare il voto elettorale ed indirizzare il consenso popolare, laddove il movimento politico della Lega Nord invece, non raccoglie nemmeno un voto.

Questa seconda ipotesi raggela il sangue nelle vene, poichè offre immediatamente una motivazione negativa negli attacchi al responsabile del Viminale, il ministro Maroni.

Motivazioni che correlano un ipotetico “interesse condiviso” fra opposizioni politiche e organizzazioni mafiose nel porre contrasto alla pregevole azione del Viminale.

Dubbi atroci avanzano in tal senso, dubbi che pongono domande pesanti sui motivi che spingono ad una azione politica che tende a debilitare l’azione di governo in fatto di ripristino della sicurezza e di recupero della legalità nel meridione.

Inoltre, il fatto che, ad ogni nuova notizia negativa di infiltrazione mafiosa in una regione del nord che venga scoperta e contrastata dalle forze di polizia e dalla magistratura inquirente, corrisponda una specie di “urlo festoso e felice” da parte proprio di quegli esponenti politici, di quegli organi di informazione e di quell’establishment che corrisponde esattamente alla opposizione politica italiana, lascia interdetti, feriti e sorpresi:

sembra quasi “un coro da stadio” a sostegno della espansione mafiosa, “un grido di gioia” affatto nascosto, ma anzi, urlato e reiterato ad ogni nuova azione di contrasto dello stato contro l’anti-stato delle mafie nel nord, quasi che, la presenza nel territorio del nord delle mafie, sia assimilabile ad una singolare quanto oltraggiosa “vittoria politica”.

Incredibili sono le proiezioni che derivano dalla presa di coscienza di tale infamia umana e politica.

Impossibili sono i percorsi mentali cui costringono tali allucinanti prese di posizione di certa politica perdente e suicida, in specie se guardate nell’ottica delle prossime elezioni amministrative che coinvolgono enti locali come quello del comune di Napoli, territorio nel quale si misurano in cinquanta (50) le cosche camorristiche presenti, città nella quale, pesanti dubbi di interferenza e di ingerenza camorristica sono stati rilevati e denunciati proprio in quelle “elezioni primarie interne” al principale partito di opposizione italiano.

Tali e profonde le riflessioni che pone questo ipotetico comportamento vile e traditore, fanno pensare che, in effetti, in questo paese, sembra proprio che talune forze politiche abbiano stretto un patto d’acciaio con il demonio.

Ma questo patto d’acciaio non corrisponde a quello sottoscritto con il sangue e con il fuoco fra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi.

Anzi, sembra proprio opposto a questo, di opposizione a questo, appunto.

Ora sembra un po’ più chiaro chi è il demonio in questo paese e chi sono coloro che ne sorreggono le sorti maligne.

Ricordatevene quando entrerete in una urna elettorale, se avete a cuore il futuro di questo paese.

Ricordate sempre che, il Federalismo è antitetico alle organizzazioni mafiose.

E che le organizzazioni mafiose hanno sempre mirato all’isolamento politico ed istituzionale di quei personaggi che attentavano alla loro unità ed alla loro sopravvivenza.

Così come in questa solitudine, purtroppo, sono caduti il generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa ed i giudici Falcone e Borsellino, così come son caduti tutti i martiri ammazzati dai colpi criminali delle mafie coperti da un silenzio incivile ed omertoso ovvero da un cointeressato anche se non associato “pissi pissi” complice e favorevole.

Così come appare profondamente ingiusto il tentativo di isolamento dell’azione di quei poliziotti, di quei carabinieri, di quei finanzieri e di quella magistratura che, nel contrasto quotidiano e pericoloso alle mafie, impegnano ben più che la loro vita.

Questi invece vanno unitariamente e comunitariamente sostenuti, così come va sostenuta l’azione del governo e del Viminale in questa lotta mortale.

Messaggio non subliminale.

Scherzate pure con i santi, ma lasciate in pace i fanti:

la Fanteria d’Assalto dell’Anti-Mafia.

Non commettiamo di nuovo l’errore commesso nel passato, di tradire chi ci difende e/o di offendere chi presta servizio per assicurare maggiore sicurezza e legalità.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X