Articoli marcati con tag ‘maggioranza di governo’

La ridicola farsa governativa italiana

giovedì, 15 agosto 2013

Con la vicenda dell’IMU SI o IMU NO si svolge l’ennesima tragedia della farsa politica all’italiana.

Per l’ennesima volta la casta politica, il parlamento, il governo ed il capo dello stato imbastiscono e/o garantiscono un pasticciaccio deplorevole e vergognoso. oltre che truffaldino e fraudolento.

Togliamo l’IMU dalla prima casa e recuperiamo il mancato introito con una nuova tassa, la Service Tax.

Tutta qui la scelta di indirizzo politico del governo italiano che:

non diminuisce la pressione fiscale;

non diminuisce la spesa pubblica;

non diminuisce il debito pubblico.

Si tira a campare alla napoletana, senza sapere dove andare.

Ancora una volta l’acerrima nemica dell’intelligenza, la furbizia, conduce il governo della cosa pubblica in Italia.

Ancora una volta l’esecutivo italiano non trova il coraggio di abbandonare la vile pista del clientelismo elettorale in forma di scambio di voto con vincolo di mandato e non intraprende la vera ed unica strada che conduce alla salvezza italiana:

– una drastica riduzione della pressione fiscale correlata ad una drastica riduzione della spesa pubblica e conseguentemente del debito pubblico;

– contrasto durissimo alle organizzazioni mafiose, alla corruzione politica e burocratica ed ai fenomeni della usura e della estorsione;

– eliminazione del cuneo fiscale;

– eliminazione di un livello di giudizio con la riduzione a soli due con obbligo di emissione della sentenza definitiva entro anni 1 dall’inizio del processo di prio grado: pena il licenziamento in tronco di tutti gli attori nel processo o di servizio al processo;

– ingenti investimenti in sicurezza e giustizia per ottenere garanzia di legalità diffusa e condivisa;

– riduzione degli atenei universitari pubblici ad un massimo di uno per regione e con il risparmio così ottenuto, investire finanziando scuola, formazione, ricerca e università a fini di una altissima produttività di qualità;

– istituzione della pena di morte per i reati di:
comportamento mafioso (in qualunque concorso)
associazione mafiosa
corruzione
concussione
strage
tradimento
gravisssimo ed irreversibile danno ambientale e alla salute pubblica
usura
estorsione;

– immediata costruzione di nuove carceri, ovvero affitto da privati di strutture carcerarie come nel caso francese in modo da assicurare una cella singola per ogni singolo detenuto;

– liberalizzazione totale del mercato del lavoro, dei servizi e delle merci;

– eliminazione di ogni forma di privilegio, guarentigia, raccomandazione, favoritismo in ambito pubblico;

– inserimento in giurispudenza del principio della responsabilità secondo il quale, ad esempio, una commissione medica che consegni lo status di invalido ad un soggetto che invalido non è sia duramente punita come pure nel caso in cui venga assegnato un posto di lavoro pubblico od un appalto pubblico in senso non meritevole o non economicamente interessante per la pubblica amministrazione;

Tanto per cominciare a fare sul serio, razza di lestofanti parassiti e mascalzoni che non siete altro.

E smettetela di barare lasciando inalterata la pressione fiscale cambiando solo il nome alle tasse e alle imposte che fingete di eliminare, millantatori senza merito alcuno.

Ve la do io la pubblica amministrazione:

a colpi di manganello e bottiglie di olio di ricino, stolti farabutti che non siete altro.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

La catena italiana del potere democratico

mercoledì, 15 maggio 2013

In teoria, il popolo Sovrano cede la sua sovranità a mezzo delega rappresentativa parlamentare a politici proposti dal mediatore istituzionalizzato e costituzionalizzato dell’esercizio del potere sovrano.

Sempre in teoria, ricevuto questo potere, i parlamentari della casta partitocratica dovrebbero adempiere alla realizzazione del programma di governo promesso e proposto in campagna elettorale e premiato dai cittadini a mezzo voto-cessione di sovranità.

In effetti, in questo Paese allucinante, mafioso, corrotto e degradato, ma soprattutto incivile e vizioso che è l’Italia, ecco cosa accade nella realtà:

1 – le promesse elettorali, pregne di viltà e di bugie, atte a conquistare esclusivamente la simpatia ed il consenso del popolo sovrano a mezzo impegni impossibili da mantenere nella realtà, si dimostrano una vera e propria truffa continuata ed aggarvata dalla premeditazione e dal metodo associativo, una frode democratica a cielo aperto;

2 – i partiti politici che vincono le elezioni trasformano l’esercizio della sovranità mediata e derivante da delega-truffa elettorale, in atti di imperio, volti a tutelare esclusivamente l’interesse di casta corporativa mafiosa e non, a difendere e tutelare gli interessi del popolo sovrano defraudato cosaì dell’unico potere democratico reale di cui dispone: il voto;

3 – la casta partitocratica utilizza la normazione e la regolamentazione legislativa al fine di impedire ogni cambiamento dello status quo di questa dittatura istituzionale sul popolo sovrano come nel caso della legge elettorale, che impedisce comunque e a chiunque di ottenere un numero sufficiente di parlamentari (in specie senatori) al mantenimento di una solida maggioranza di governo;

4 – la casta partitocratica, burocratica e sindacale ottiene così un privilegiato accesso all’abuso del potere pubblico, reinvestendo in se stessa, infiltrando il potere pubblico attraverso il pesante condizionamento dei concorsi pubblici (magistratura, polizia, carabinieri, esercito, guardia di finanza, sanità, casa, servizi essenziali e sociali, ecc.) e degli appalti pubblici, che vengono concessi solo ad affiliati alla mafia o amici degli amici, in modo da poter contare sempre sull’appoggio del mobbing mafioso avverso quei cittadini che, singolarmente e/o colletivamente, tentano di spezzare questa catena mafiosa della corruzione istituzionale dei poteri dello stato abusati a fini anti-democratici e contro gli interessi del popolo Sovrano.

Se ti opponi puoi morire (attraverso una iperburocratizzazione che inmpedisce volutamente accesso tempestivo e fruttuoso alla tutela della propria salute, per fare solo un esempio), puoi essere oggetto di indagini (pilotate al fine di danneggiare l’immagine di persona pubblica onesta, leale e corretta), puoi essere mobbizzato quotidianamente in un crescendo di abusi reiterati, o perire nella mancata od omessa erogazione di servizi pubblici e quant’altro sia in grado di essere abusato come metodo mafioso di coercizione a mezzo abuso del potere pubblico.

Per cui, ai cittadini qualunque che osassero respingere la condivisione di una tale violenza pubblica sopra soggetti evidentemente ed enormemente più deboli, viene servito un piatto avvelenato che punta a degradare la capacità di fidesa personale e di offesa del sistema mafioso del cittadino “X”, costringendolo a chiedere tutele alla parte avversa a quella che lo aggredisce, in modo da aver condizionato ed acquisito al sistema mafioso e corrotto quel cittadino che non si riconosceva in esso, che lo contrastava, che lo derideva o che lo affrontava a petto nudo, accusandolo di aver occupato abusivamente in nome della democrazia il potere pubblico al fine di abusarne a danno della democrazia e della cittadinanza libera e civile, attiva e disinteressata.

Infine, ma non per ultimo, il miglior mobbing è quello del mantenere fuori dal mondo del lavoro (sempre in abuso del poetere pubblico) i cittadini qualunque, quei cittadini “X” che saranno costretti a dissidi quotidiani con il proprio mondo famigliare, di relazione e di socialità, negando loro il riconoscimento sociale, giuridico, civico e civile della partecipazione alla produzione della ricchezza e del benessere e alla morte prima morale e poi materiale cui porta l’esclusione dall’accesso alla ricchezza, l’impoverimento, la fame di pane quotidiano e la sete di soddisfazioni personali, professionali, di comunità che solo la ricchezza ed il benessere possono offrire.

Quest’ultima, è la più bieca ed usata arma di sterminio da parte della casta partitocratia, burocratica e del potere mafioso e corrotto esercitato in abuso del potere pubblico.

E tutto questo è quel che sta capitando a me, nell asperanza di veder emergere una reazine rabbiosa pubblicamente espressa e da reprimere duramente con “giustificato motivo di pericolosità sociale”.

Ma non per questo mollo, non per questo mi arrendo.

Morirò, piuttosto che conformarmi alla mafiosità e alla corruzione imperante laddove si tenti di sdoganarle dalla illegalità attraverso l’affermazione che, se la gran parte della gente si comporta così, attraverso un travisato e dabusato concetto democratico, il mafioso ed il corrotto, il degenerato e l’anormale, sei tu e non loro.

Morirò piuttosto, mi ucciderete:

ma non mi avrete.

Mai.

Morirò come ho sempre vissuto:

da uomo libero.

Cani.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino “X”

L’illegalità in Italia è maggioranza nel sistema democratico

martedì, 25 settembre 2012

Il sistema democratico (democrazia bloccata) italiano ha fallito, in quanto la maggioranza degli elettori italiani appare essere parte integrante del mondo della illegalità diffusa, della evasione fiscale, della corruzione, dell’usura e delle mafie.

Inutile andare a votare come è inutile cercare di arrivare al potere senza l’aiuto delle mafie.

In specie in regioni come la sicilia, la calabria e la campania.

L’esecutivo guidato da Mario Monti, l’unico esecutivo sganciato dal sistema democratico della delega della sovranità popolare al mediatore politico, è anche l’unico esecutivo italiano della prima e della seconda repubblica che ha tentato ed in qualche caso è riuscito a smuovere l’immobilismo che impedisce le riforme, gli ammodernamenti e le liberalizzazioni nel e del paese.

Infatti, l’esecutivo Monti non ha ricevuto alcuna delega di sovranità popolare, non si è sottoposto al consenso elettorale, non è stato votato dal popolo sovrano, non gode di una maggioranza politica pura, ma di una maggioranza politica che, nel suo insieme e nella sua espressione, non è mai stata votata e voluta dai cittadini.

Ecco perché si conferma che lo stato italiano sia uno stato mafioso e non uno stato democratico, libero e civile.

Poiché, ignorare il male mafioso, equivale ad esserne complici.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Politica italiana : una fetida latrina a cielo aperto

lunedì, 17 settembre 2012

E siamo alle solite:

i destri chiedono pietà per la loro incapacità, ma chiederanno il voto per fermare i sinistri.

I sinistri, come al solito, sono degli autolesionisti e sono bravissimi ad autoestromettersi dalle responsabilità legate al governo del paese, maleducati come sono a vivere all’ombra delle irresponsabilità di una troppo comoda opposizione storica.

Votare il meno peggio?

In Italia non esiste un meno peggio politico, poiché i politici italiani appaiono piuttosto inetti, corrotti e mafiosi, in egual misura, sia centristi che destri e sinistri, poiché essi son tutti costretti a contendersi il voto ed il consenso controllato dalle mafie, voto certamente determinante per la formazione di un governo democratico di maggioranza.

Quindi, ergo:

no grazie, preferisco vivere.

Non si compete con il nulla.

Non si confonde la cioccolata con la merda per fare un favore al nulla fetido ed appiccicoso di una latrina a cielo aperto.

Rispetto per tutti, paura per nessuno.

Quel rispetto che la merda pretende sempre, ma non offre mai.

Quella paura di cui la merda soffre sempre, ma non riconosce mai.

Buona latrina a tutti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Monti, Berlusconi, Napolitano e la casta politica italiana

lunedì, 14 novembre 2011

Il dado è tratto.

L’esecutivo tecnico Monti sostituisce l’esecutivo politico Berlusconi.

Obiettivo:

realizzare quelle riforme strutturali e quelle liberalizzazioni del mondo del lavoro che urgono al paese e che nessun governo politico ha sinora mai realizzato, benché promesso.

Resta incomprensibile, essendo invariata la composizione della casta politica parlamentare, come sia possibile modificare, per esempio, una legge elettorale che promette attualmente un collegio ed una elezione sicura ad vitam ai parlamentari italiani.

Come anche non si comprende come e perché la medesima casta politica dovrebbe realizzare urgentemente quelle riforme strutturali e quelle liberalizzazioni decretate dal governo Monti che la medesima casta politica non ha voluto realizzare con le decretazioni del governo Berlusconi, e proprio ad iniziare da quella decretazione anti-corruzione che più di ogni altra, assicura discontinuità alla peggiore evidenza della casta politica e burocratica italiana:

quella troppe volte e troppo spesso coinvolta in scandali corruttivi o in presunte connivenze e cointeressenze negoziali con le organizzazioni mafiose a danno della libertà dello stato italiano e dei suoi cittadini.

Ed è proprio questo l’aspetto che maggiormente incuriosisce nella transizione italiana contemporanea, posto che, dai vari interventi politici resi pubblici nel corso delle consultazioni del Capo dello Stato Napolitano, pare siano scomparsi problemi storici di grossa evidenza come il contrasto alle organizzazioni mafiose, la questione Morale, la questione Meridionale e la questione Settentrionale, per fare solo alcuni esempi che saltano agli occhi.

Ma così è scomparsa anche l’emergenza della così detta Monnezza Napoletana, della quale si è perduta ogni traccia, benché non ancora la presenza.

A meno che non si voglia ulteriormente deresponsabilizzare la casta dominante dinanzi alla crisi italiana, eludendo la realtà di una spesa pubblica impossibile e di un debito pubblico invalidante, e discutendo invece di una crisi che non pare trovare fondamento nella incapacità politica italiana nel dibattito politico attuale, ma sembra cercare motivi e responsabilità del default italiano in una più volte paventata e mai dimostrata incapacità francese, tedesca od europea, ovvero in una fantasmagorica onnipresenza giudo-plutaico-massonica da indicare a seconda del caso e della opportunità.

Come se l’illegalità diffusa, il lavoro nero, l’evasione fiscale, il cancro mafioso, la crescita della spesa pubblica e del conseguente indebitamento pubblico italiano, fossero responsabilità imputabili ai parlamentari ed ai capi di governo europei.

In questa ottica di de-responsabilizzazione politica, pare di assistere al solito teatrino italico dello scarica barile, nel quale i problemi del paese non vengono mai risolti, perché semplicemente essi sono ridotti alla “non esistenza” o ridotti al silenzio dalla classe dominante italiana, che controlla integralmente anche l’informazione, grazie ad una normativa anch’essa vetusta ed antiquata, bisognosa di una tempestiva e complessiva liberalizzazione dai “controlli politici” imposti da una normativa fascista che nessun parlamento repubblicano ha mai abrogato e riformato.

Per cui, d’un tratto, sono risolte senza fatica alcuna, questioni annose e dannose come quella delle presenza potente delle mafie nella società italiana che possiamo sintetizzare nel paradigma:

tutti mafiosi? Nessuno mafioso.

Ovvero : tutti corrotti? Nessuno corrotto.

Tutti indebitati? Nessuno indebitato.

Ma questo rappresenta un gioco assai pericoloso, poiché forzare il gioco adesso, equivarrebbe al veder comparire il Tilt nel gioco del Flipper, con l’oscuramento del piano di gioco e la sua immediata immobilizzazione.

E dopo il Tilt, come tutti sanno, non resta che attendere che appaia la scritta luminosa Game Over.

Ed il gioco è finito.

Per sempre.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Forza Gnocca: il governo prepara condoni, indulti e gnocca gratis per tutti

domenica, 9 ottobre 2011

L’italia è un paese ad altissimo rischio in questo momento, non solo economico e finanziario.

Il mancato varo di una dura e decisa normativa anti corruzione e la determinata volontà di silenziare ogni critica nel mondo della informazione come nel libero mondo del web, racconta della evoluzione maligna di una maggioranza di governo che si dimostra sempre più pericolosa ed incapace.

Pericolosa nel mancato contrasto alla corruzione politica e burocratica.

Incapace nel contrastare la crisi economico-finanziaria in atto.

La terza via percorsa dall’esecutivo italiano, senza risolvere alcun problema fondamentale, lavora incessantemente per mettere a tacere ogni critica ed ogni opinione differente da quella di un governo sempre più scosso da scandali e crisi politiche interne ai due partiti che compongono la maggioranza.

Il risultato finale è l’ingovernabilità del paese e l’immobilismo più totale nel governo del paese.

Così, invece di abbattere la spesa pubblica che cresce spingendo all’aumento il debito pubblico, il governo progetta il varo di manovre per lo sviluppo dal fiato corto e dalle gambe corte, come l’ennesimo condono che non fa altro che sostenere e premiare chi nel tempo ha violato o eluso la legge italiana e punisce i cittadini, le famiglie e le aziende italiane che invece hanno rispettato la legge e che vedono questo governo e questa maggioranza a difesa di chi sbaglia e non di chi ben si porta.

D’altronde, la gran massa di scandali che hanno coinvolto a tutti i livelli questa maggioranza e questo governo, fanno ben intendere a favore della tutela di quali interessi è schierato l’esecutivo italiano.

Il grado di pericolosità di questo governo sale di ora in ora, condito da dichiarazioni del premier (forza gnocca) che varcano la soglia della razionalità ed aumentano la sfiducia dei paesi europei ed occidentali nella capacità di questo esecutivo e di questa maggioranza parlamentare di mettere in atto quelle procedure richieste all’italia per un suo eventuale salvataggio.

PDL e Lega sono continuamente scossi da forti malumori interni, che molto probabilmente sfoceranno in un dissenso pesante alle prossime elezioni politiche, sia che si voti oggi, sia che si voti alla fine naturale della legislatura.

In realtà, non esiste miglior promozione delle opposizioni politiche oggi in italia, della esistenza di questo governo e di questa maggioranza.

Nonostante il gran vuoto pericoloso ed incapace che esprime tutta la casta politica italiana, di governo come di opposizione.

Il paradosso politico italiano è talmente importante da aver completamente snaturato il sistema politico tradizionale, tanto da validare posizioni politiche antagoniste di comici prestati alla politica.

Per cui oggi, sarebbe molto più appropriato vedere un comico come premier italiano, mentre per la casta politica, sarebbe molto più appropriato esibirsi in qualche spettacolino di cabaret in un piccolo teatro di periferia.

Questo detto, per misurare il grado di pericolosità e di incapacità raggiunto dalla casta politica italiana.

La follia governa e l’incapacità regna sovrana oggi in italia.

Chiunque e qualunque politica sarebbe certamente meglio di questo squallore scandaloso.

Purché contrasti la corruzione politica e burocratica, elimini le organizzazioni mafiose, ristrutturi e riformi una pubblica amministrazione inefficace ed inefficiente, ma anche oltremodo costosa.

Invece del solito condono pro-illegalità e del solito indulto di cui si paventa sempre più.

Un governo orientato alla tutela della illegalità non merita di sopravvivere a se stesso.

Un governo incapace di contrastare la crisi economico-finanziaria che massacra cittadini, famiglie ed aziende italiane, è meglio che faccia un passo indietro.

Anzi, due.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Politici: ora basta

domenica, 2 ottobre 2011

La casta politica italiana è andata oltre ogni limite.

Accuse di corruzione morale e materiale piovono ovunque ed ora giungono prese di posizione importanti anche dagli industriali italiani, sia nella loro massima espressione sindacale, la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, sia nella recente esternazione a pagamento di Diego Della Valle, proprietario della Tod’S e dei marchi Hogan e Fay, sia nei ripetuti inviti al sostegno alla economia da parte dell’AD Fiat Sergio Marchionne.

L’economia italiana si muove intera contro la casta politica italiana.

E non lo fa un presidente qualsiasi di Confindustria, ma lo fa Emma Marcegaglia, protagonista di una innovativa politica industriale ad escludendum dei mafiosi.

E non lo fa un industriale qualsiasi, ma lo fanno i rappresentanti dei migliori marchi italiani.

Il fatto poi che sia trasversale agli schieramenti politici un comune sentimento di disprezzo nei confronti delle esternazioni degli industriali italiani, racconta bene come non vi siano più caste politiche, ma una sola, omertosa e complice, posta a difesa del proprio status quo, indifferente ed anzi, insofferente alle proteste della economia come delle famiglie, delle aziende e del popolo sovrano dei cittadini italiani.

Inoltre, il vile attacco portato nei confronti di Emma Marcegaglia da parte di certa informazione televisiva che fu ed è oggetto di profondi dubbi relativi al conflitto di interessi fra il Berlusconi-imprenditore della informazione e il Berlusconi-premier e governatore della informazione pubblica, fa comprendere meglio la qualità mafiosa di un certo agire di certi poteri, come se l’incolpevole esposizione dell’abbigliamento intimo della onorabilissima presidentessa del più grande sindacato italiano degli industriali fosse paragonabile al continuo scandalo corruttivo ed ormai più che dubbiamente mafioso che offre la casta politica italiana.

La distanza fra il paese reale e la politica si dimostra così incolmabile, per responsabilità assoluta e completa dei politici italiani, sempre più orientati a trascinare il paese verso un degradato composto democratico molto ben aggredibile da parte delle organizzazioni mafiose, quasi esistesse un piano preordinato di dismissione dei poteri dello stato che consentano all’anti-stato per eccellenza, le organizzazioni mafiose, di prevalere sul popolo sovrano e di assoggettarlo ai propri esclusivi interessi.

Va infatti ben chiarito che:

la prima azienda italiana per fatturato risulta essere l’organizzazione mafiosa calabrese definita ‘ndrangheta;

nel 2009, il giro d’affari delle mafie nella sola città di Milano, era pari al 10% dell’intero Prodotto Interno Lordo italiano.

Pare veramente difficile sostenere che l’invasione delle mafie nel tessuto economico, politico e sociale del paese, possa essere avvenuto senza il preventivo consenso della casta politica ovvero, senza un adeguato contrasto opposto dalla casta politica, se si eccettua l’opera del potere giurisdizionale e l’opera del ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Condivido anch’io persone come Roberto Maroni, Emma Marcegaglia, Sergio Marchionne e Diego della Valle, poiché è giunto il momento di dire a questa casta politica:

ora basta!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Berlusconi Kaput

martedì, 23 agosto 2011

Così termina l’epopea berlusconiana, quella miriade di sogni e di promesse liberiste e liberali naufragate in una questione morale che ha prima determinato la fine del movimento politico Forza Italia ed oggi quella del Popolo della Libertà, deceduto anch’esso sotto una pioggia di fragorose risate in risposta al rilancio del partito proposto dal siciliano alfano:

“voglio un partito degli onesti”.

Già, e perchè, sino al giorno prima cosa erano state Forza Italia ed il Popolo della Libertà?

Ridotto ad un movimento politico meridionalista, il PDL di Alfano-Berlusconi naufraga in sempre maggiori e peggiori disastri governativi e scandali politici arrivando a denigrare l’operato dell’unico alleato di governo che non ha mai tradito Silvio Berlusconi:

la Lega Nord.

Attenti osservatori ritengono di poter indicare negli scandali sessuali che hanno visto coinvolto in prima persona il premier italiano la goccia che ha fatto traboccare il Vaso di Pandora, facendone fuoriuscire ogni male contenuto in esso.

Altri indicano nella fallimentare attività governativa il nodo principale che ha impiccato il premier Berlusconi alla corda del fallimento.

Altri ancora vedono nell’immobilismo politico provocato da un PDL arenatosi nella battaglia della riforma della giustizia ovvero nella sempre più evidente impossibilità di varare le riforme che urgono al paese il motivo della caduta del berlusconismo.

Al sottoscritto piace invece sottolineare come sia stata ancora una volta l’infinita questione morale della casta politica italiana il fenomeno primario che ha condotto alla fine del buongoverno liberista e liberale.

Ne volete una prova concreta?

Bene, ne basterà una sola, defintiva.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso del berlusconismo è stata la prima volta in cui la Lega Nord non ha votato per salvare dalla galera, dalle intercettazioni o dalle indagini della magistratura inquirente l’ennnesimo berlusconiano coinvolto in scandali politici:

il deputato napoletano PDL Alfonso Papa, già magistrato.

Infatti, è solo dopo che la Lega Nord ha rifiutato il salvataggio del Papa che sono partiti gli attacchi diretti all’azione politica della Lega, cominciando dalla dichiarazione di fallimento del federalismo fiscale annunciata dal governatore pidiellino della regione Lombardia Roberto Formigoni e finendo con le ultme dichiarazioni del Berlusconi che sconfessano il leader leghista Bossi:

“stavolta sbaglia”.

A mio parere l’unico errore commesso dal Bossi fu quello di allearsi con un elemento politico border line come si è sempre dimostrato il Berlusconi (definito dallo stesso Bossi come il “demonio”), continuamente coinvolto in dubbie vicende e scandali continui, cresciuto all’ombra di un leader politico italiano che ha dovuto fuggire all’estero per non subire l’onta del carcere, o peggio, della lapidazione popolare a mezzo monetine metalliche in pubblica piazza.

L’elemento politico berlusconiano si è dimostrato nel tempo pericolosamente attaccabile dalle organizzazioni mafiose che, egli stesso, non ha mai determinatamente attaccato, se non attraverso la magnifica opera di contrasto alle mafie realizzata dal ministro leghista Roberto Maroni, autentico eroe dell’anti-mafia contemporanea.

Ma, l’attacco del Berlusconi alla Lega, rischia isolare la Lega stessa, e non il PDL.

Forse è proprio una volontà politica non secondaria del Berlusconi quella di sostituire lo scomodo alleato leghista con un più accomodante alleato di marca UDC come il Casini, da sempre antagonista sprezzante e disprezzante del leghismo e del buongoverno.

Certo, fra l’epopea leghista maroniana e quella del siciliano Totò Cuffaro (governatore UDC della Sicilia dal 2001 al 2008; indagato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento a Cosa Nostra, rivelazione di segreto d’ufficio e concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra in varie indagini della magistratura anti-mafia; Totò Cuffaro è stato inoltre interdetto perpetuamente dai pubblici uffici, licenziato dalla Regione Sicilia e radiato dall’Ordine dei Medici; lo stesso Cuffaro viene invece “premiato” dall’UDC di Pier Ferdinando Casini con l’elezione al Senato della Repubblica), non corre di mezzo un mare e nemmeno un oceano, ma un intero universo, ma per un elemento assai spregiudicato e disperato come il Berlusconi, la cacciata della Lega anti-corruzione ed anti-mafia dal governo potrebbe essere piacevolmente compensata con l’entrata di un partito politico come quello dell’UDC:

simili con i simili.

D’altronde, il Berlusconi, come pure il Casini, come pure il Fini, come pure il Bersani, raccolgono gran parte del loro consenso elettorale nelle regioni del centro-sud, ed una simile alleanza, un simile matrimonio d’interesse può essere compreso fra le scelte possibili di questa casta politica impossibile invece da sopportare.

Il tutto, condito e benedetto da un capo dello stato napoletano, che ha imposto a governo e parlamento l’ennensimo salvataggio della su napoli, salvataggio che viene pagato ancora una volta dal nord, cui si impone anche di ricevere la mai finita monnezza napoletana e di cui non si sa più nulla:

non si sa dove sia finita, quale regione l’abbia ricevuta, quali termovalorizzatori la stiano smaltendo, se siano state preventivamente fatte delle analisi sulla eventuale presenza di tossico nocivi o di elementi radioattivi nella monnezza napoletana, difficilmente definibile solo come un rifiuto solido urbano.

L’idea che esista un fronte anti-leghista ed anti secessionista del nord, si affaccia con sempre maggior forza nelle analisi delle vicende italiane.

La trappola-estorsione della finta volontà politica federalista in cui è stato infine fatto cadere il leader leghista Bossi, odora infatti di tipica trappola del potere romano, democristiano in specie.

Così, siamo giunti alla fine dell’era berlusconiana, naufragata in una irrisolta ed immensa questione morale.

Ma il dubbio che con Berlusconi cada tutta una trama di “potere pubblico ad interesse privato di corporazione e di casta” ereditata dalla prima repubblica e mai effettivamente contrastata, mette in forse la stessa sussitenza dello stato unitario italiano, così degradato nel malcostume politico-istituzionale, così estraneo alla crisi che sta uccidendo famiglie ed imprese e così lontano dalla vera azione anti-mafia del ministro dell’Interno Roberto Maroni (mai un napoletano, un campano, un calabrese o un siciliano hanno testimoniato politicamente una concreta lotta alle mafie, nessuno di loro, tranne il varesino e lombardo Maroni), così evidentemente chiuso in se stesso e nella unica prospettiva politica di salvare il meridione italiano, anche a costo di massacrare definitivamente tutto il nord per questo motivo.

La lotta politica italiana è infatti oggi inserita tutta in un solo modello politico:

quello di una dirigenza politica e burocratica meridionale (la scelta del Berlusconi di nominare come suo delfino un siciliano la dice tutta in tal senso) degradata e devastante che andrebbe esiliata in blocco in altro luogo, in altro stato.

Le esigenze del Popolo del Nord vengono tutte messe in subordine alla salvezza di questo sud, di questa sua classe dirigente, di una casta corporativa politico-burocratico-partitocratica che è incoronata di “invidiabili primati”, come quello della corruttibilità.

Resta ancora insabbiato infatti, il DDL anti-corruzione, rimpallato e insabbiato nelo senato della repubblica presieduto dal siciliano schifani, ad opera del capogruppo del PD, la siciliana Anna Finocchiaro (che dichiarerà trionfante la propria responsabilità nell’aver impedito l’approvazione del DDL anticorruzione) e di un ministro della giustizia siciliano come alfano, successivamente investito della responsabilità impossibile di fare del PDL, un partito degli onesti.

Da dove provenga il male pubblico italiano, questo non è un mistero.

Basta infatti sfogliare le pagine dei giornali degli ultimi decenni per scoprire chi e cosa uccide questo paese.

Tutto il resto è solo un misero teatrino politico che andrebbe condannato in toto ad un esilio in terra africana, così come avvenne per quello volontario del loro predecessore bettino craxi.

Tangentopoli non è mai finita in questo paese.

Ma la corruzione ha ormai finito questo paese che ha fatto del “togliere al povero per dare al fannullone”, una regola di vita suicida e volgare, degradante e massimalista.

Con la fine di berlusconi si aprono finalmente nuove sfide per il contrasto alle mafie ed alla illegalità diffusa, ivi comresa la corruzione politica.

Sempre che la casta politica italiana non preferisca “questo berlusconi” e lo salvi dalle sue stesse responsabilità.

Tutto può essere in questo paese, laddove il senso di responsabilità e del dovere, come lo spirito di sacrificio, sono da sempre derisi ed emarginati dal potere pubblico, che risulta invece intriso di fannulloni e di corrotti, di troppo sensibili alle sirene mafiose ed affatto spaventati da quelle della polizia di stato.

Togliere al povero per dare al fannullone.

Almeno sino a quando le sane amministrazioni pubbliche del Nord decidano di non rispettare più il patto di Stabilità che quelle del Sud non hanno mai voluto rispettare sino in fondo.

Almeno sino a quando i poveri non decideranno di lapidare a suon di monetine tutti i fannulloni ed i corrotti di questo paese.

Qualunque poltrona del potere pubblico rappresentino.

Qualunque.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il tramonto del berlusconismo e l’avvento del decisionismo

mercoledì, 22 giugno 2011

In tanti hanno atteso che il potere berlusconiano venisse offuscato ed indebolito.

Molti non hanno atteso ed hanno invece fatto di tutto per impedire al decisionismo berlusconiano di cambiare questo paese.

Ma il berlusconismo non è finito, è solo al suo tramonto, come lascia trasparire dalle sue dichiarazioni il premier italiano.

Peccato si debba riscontrare la coincidenza fra, un momento storico che chiede a gran voce di prendere decisioni coraggiose e la decadenza del decisionismo berlusconiano.

Berlusconi stesso pare puntare tutto sulla prudenza e sulla moderazione in momenti storici che pretendono tutt’altro atteggiamento.

Il fenomeno del decisionismo italiano è tutto da spiegare per gli osservatori esteri, poiché affatto assimibilabile al decisionismo di qualunque altro paese.

La nostra costituzione infatti, nata all’indomani di una dittatura, ha accuratamente inibito ogni prevalere del primato della politica del governo, limitandolo fortemente e ingabbiandolo in mille lacci e lacciuoli che si intersecano con altre istituzioni, ben più forti e garantite del potere esecutivo.

Questa condizione è meglio conosciuta con il termine di ingovernabilità.

Eppure, il decisionismo berlusconiano, quello coraggioso e liberale, quello ardito ed inabbattibile, aveva fatto ben sperare in un mutamento dei termini e dei limiti in cui si muove il governo ed aveva infuso fiducia nei paesi esteri, che vedevano per la prima volta prevalere un governo che riformava e governava senza alcun timore reverenziale.

Purtroppo, il venir meno dei fattori politici ed economici che erano all’origine del decisionismo berlusconiano, ha incrinato questa albeggiante fiducia nella capacità dell’Italia di tirarsi fuori dalla pessima condizione che la costringe ad un passo da un fall out temibile quanto terribile, causato sicuramente dalla crisi economica e finanziaria internazionale, ma favorito da una certa stanchezza cronica che traspare nell’agire del governo italiano.

Certo, lo sforzo compiuto in questi anni per cambiare una democrazia bloccata ed uno stato incancrenito dalla infedeltà della casta burocratico-partitocratica, ereditata in toto dalla cosìddetta Prima Repubblica, è da considerare come uno sforzo immane, enorme, inumano.

In questo cammino verso la liberazione delle vetuste quento consolidate prassi di accesso e di governo della politica e della burocrazia, si sono perse molte energie, fiaccate soprattutto dal tradimento degli sleali, degli infedeli, degli scorretti.

Ma i nostri tempi, richiedono quel decisionismo con sempre maggiore forza, un decisionismo che non si è mai trasferito dall’incarnazione berlusconiana nel sistema stato.

Inoltre, lo stesso decisionismo berlusconiano, è stato un limite insuperabile per l’accesso di nuove generazioni di politici audaci e coraggiosi, inibiti dalla predominante figura berlusconiana.

Infatti, se si fa eccezione per l’ammirevole vivaio dell’alleato leghista, il berlusconismo in se ha prodotto seconde, terze e quarte file di “yes men”, molto utili alla filiera decisionista berlusconiana, ma anche molto incapaci.

Il dopo Berlusconi ha infatti il nome del nulla politico, se si guarda alla sua formazione politica.

Anzi, è propria questa mediocre razza servile che contrasta ed invidia il fedele alleato leghista, sempre operoso, sempre deciso, sempre orientato al buongoverno effettivo e produttivo di autentici talenti politici, cui la retroguardia berlusconiana, oppone un continuo contrasto, piuttosto mediocre e incapace.

Ma questo è il momento delle decisioni coraggiose e non della mediocrità scambiata per moderazione o prudenza.

Questo è il momento della forza e dell’onore e non dei tradimenti più o meno espliciti.

Questa è infatti, solo l’alba di un decisionismo che, d’ora in avanti, dovrà imparare a camminare sulle sue gambe, vedendo mancare nel futuro, un alleato della forza e del potere come Silvio Berlusconi.

Si tratta di un momento di rottura, a tutti gli effetti, fra un nuovo che avanza verso il futuro ed un mediocre vecchiume avanzato dal passato.

Purtroppo, nel contesto attuale, questo contrappasso generazionale rischia di esplodere letteralmente nelle mani del paese, assolutamente bisognoso di decisioni chiare e certe, di riforme efficaci e rivoluzionarie attuate con rapidità ed effettività, di uscire dal tunnel della crisi che resta occluso dal pachiderma statale e dall’immobilismo politico.

Ma se Atene piange le sue mancanze, Sparta non ride di certo per le sue vittorie.

Così, in un sistema dove l’alternanza dovrebbe risolvere l’empasse (o impasse) contemporanea offrendo valide alternative nella opposizione politica, si intravede trasparire una immatura generazione di politici di sinistra, ancora ben asserviti alla nomenclatura che avanza, anche in questo caso, dalla Prima Repubblica, e che impedisce con ogni mezzo il rinnovamento, sia generazionale che concettuale ed intellettuale, ma soprattutto, di governo.

Pare che la sinistra italiana giochi ancora l’unica carta della demonizzazione dell’avversario, nella speranza di vederlo cadere per prenderne il posto al potere, piuttosto di una meglio avvertita rigenerazione ideale ed umana, assai necessaria per presentarsi effettivamente come “alternativa”.

Ed è la proiezione di un cane che morde la propria coda la migliore rappresentazione dell’odierno meccanismo politico, indebolito oltretutto, da una legge elettorale che offre molte occasioni di spietato killeraggio politico delle maggioranze di governo, soprattutto nel Senato della Repubblica, ramo del parlamento che porta la responsabilità della caduta di più governi, di colore anche opposto.

Questo ultimo fattore, rende quasi inutile anche il ricorso alle elezioni, se la maggioranza parlamentare che venisse fuori dalle urne, non disponesse di una più che solida maggioranza in tutti e due i rami del parlamento italiano, prestando così il fianco al famigerato gioco dell’ago della bilancia, di quell’idiota politico di turno che, con una manciata di voti, pretende di dettare le proprie condizioni all’intero arco parlamentare ed alla maggioranza che sostiene il governo.

In tal modo, senza un esecutivo forte e decisionista, si garantisce l’ingovernabilità del paese, obiettivo che appare sempre meno casuale e sempre più ricercato dalla casta politica della restaurazione conservativa della Prima Repubblica.

L’insieme di questi elementi, favorisce una sempre maggiore tensione popolare verso un decisionismo che, qualunque sia, democratico, meno democratico o affatto democratico, garantisca infine il superamento della crisi che vivono famiglie ed aziende italiane.

La sintesi della nostra analisi, la lasciamo alla storia.

Come sempre, la mancanza di coraggio viene gravemente punita dalla storiografia e dalla storicità degli eventi.

Come sempre, in Italia, la mancanza di coraggio e di merito rappresentano i fondamentali di intere generazioni di classi politiche indefinibili, per carità cristiana e per pietà umana.

L’unica certezza è che, Il tramonto del berlusconismo, appare sempre più come fattore scatenante dell’avvento di un nuovo decisionismo, mai nato, ma assai perlustrato.

Alla faccia di coloro i quali hanno tentato di abbattere in ogni modo il politico Berlusconi per il suo decisionismo.

Il popolo mormora, la papera non galleggia e la nave affonda.

Bisogna far presto, bisogna essere decisi, appunto.

Decisi e coraggiosi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Corruzione, mafie e caste mafiose non fermano il cambiamento

mercoledì, 8 giugno 2011

La Confraternita del Cannuolo domina il parlamento italiano:

No alla supervisione sulla corruzione da parte della Presidenza del Consiglio;

No alla rotazione dei dirigenti nella Pubblica Amministrazione.

Con una votazione al Senato della Repubblica, ramo del Parlamento dove la maggioranza di governo è maggiormente solida, la Confraternita del Cannuolo batte la Compagnia dell’Anello nella votazione del DDL Anticorruzione.

La volontà politica della Casta non vuole abbandonare la via della corruzione per imboccare quella della legalità in questo paese, a quanto pare.

Il problema è annoso ed è culturalmente radicato.

I continui scandali che narrano di un paese gravemente corrotto, riempiono le pagine dei giornali, senza soluzione di continuità, con frequenti ricorrenze, come nel caso dell’ennesimo scandalo sul calcio-scommesse, inquadrato in uno scandalo detto Calciopoli, sempre presente.

Il tecnico boemo Zdeněk Zeman, uomo e sportivo di notevole spessore, ha dichiarato ultimamente che, in Italia, non si può giocare pulito.

Zeman fa parte di quella parte di uomini e di donne che non si vendono, evidentemente.

Non mangia i Cannuoli Zeman, e la sua storia umana e calcistica lo raccontano bene.

Come tutti quelli che non si vendono, fatica di più per lavorare, suda sette camicie per ottenere i risultati, lavora con difficoltà lavora senza continuità.

Ma quella di Zeman è la storia di tanti italiani, stufi di sacrificarsi per vedere arricchiti stuoli di venduti alla corruzione ed alla mafia.

Lo stato non è morto, ma combatte quotidianamente il mondo della illegalità, come dimostra l’ennesima notizia di cronaca odierna che parla di 191 indagati, 150 arresti, del sequestro di beni per oltre 117 milioni di euro, di sequestri (sessanta) di appartamenti, aziende, conti correnti, terreni e cassette di sicurezza e, soprattutto, di collegamenti tra la ‘ndrangheta calabrese e uomini delle istituzioni piemontesi con voti di scambio in diverse elezioni.

L’azione di magistratura e forze dell’ordine contro il mondo della corruzione, delle mafie e dell’illegalità è esemplare, conseguendo negli ultimi anni risultati eccezionali (rispetto ad un certo passato, ma normali in un una democrazia civile) nel contrasto alla criminalità.

No, lo stato di diritto non è morto, tutt’altro:

è sempre più vivo e consapevole delle sue responsabilità nei confronti dei cittadini.

Purtroppo, si registra la negativa presa di posizione di certa politica, che a sua volta, contrasta continuamente questo nuovo corso, fatto invece di uomini e donne, di politici e magistrati, di tutori dell’ordine e burocrati fedeli e leali allo stato di diritto ed al popolo sovrano.

E’ questa una battaglia epica, una guerra senza quartiere alla illegalità.

Ma è anche lo stato di fatto che si muove nella stessa direzione:

vi è una nuova consapevolezza raggiunta dalla classe impenditoriale più fedele alla legge, nuovi moti popolari che riuniscono in piazza moltitudini di giovani reclutati nel mondo sempre meno virtuale e sempre più realmente protagonista di questa nuova era della legalità, nuovi modelli nel mondo sindacale e del lavoro consentono di ben sperare, poichè per la prima volta, si vede un legame diretto e continuo fra stato di diritto e stato di fatto che muove nella stessa direzione:

il recupero della legalità, il constrasto al degrado ed alla criminalità.

E questa, è la forza del cambiamento che avanza, inarrestabile, inderogabile ed imprescindibile, cambiamento che basato su elementi molto ben definiti:

inflessibilità ed intransigenza, costanza e continuità nell’azione di contrasto.

Purtroppo, non è ancora un atteggiamento dominante quello caratterizzato da questi elementi, ma appare sempre più condiviso, testimoniato, incarnato, quanto respinto, contrastato, frenato.

Ed è prorpio l’atteggiamento di impedimento, di contrasto e di ostacolo alle riforma nel parlamento come al cambiamento nel paese che fa ben sperare per il futuro, disegnando questi atteggiamenti una reazione scomposta di coloro i quali non vogliono cambiare nulla nel loro stile di vita, nel loro modo di lavorare, nel loro modo di essere.

Il che singnifica che essi vedono come un pericolo concreto e reale il cambiamento in atto.

Il che significa che questo cambiamento non è una mera promessa elettorale, ma rappresenta un pericolo reale e concreto per chi vive della rassegnazione altrui, del difetto di partecipazione, del comportamento mafioso e violento, in tutti gli ambiti, in tutti i settori.

E non saranno certo due votazioni negative al senato a fermare tutto questo, perchè tutto questo è inarrestabile.

Certamente, la democrazia non è un terreno fertile per il cambiamento, ma lo è certamente per corrotti e mafiosi.

Nonostante questo e proprio per questo motivo, appaludiamo ad un cambiamento radicale del paese che avviene secundum legem e non come storicamente provato, realizzabile in una terribile dittatura.

Una sfida interessante.

Prendiamo atto e andiamo avanti.

Avanti, sempre avanti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X