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Così muore la democrazia: per abuso di se stessa

giovedì, 11 ottobre 2012

“Quando la città retta a democrazia si ubriaca, con l’aiuto di cattivi coppieri, di libertà confondendola con la licenza, salvo a darne poi colpa ai capi accusandoli di essere loro i responsabili degli abusi e costringendoli a comprarsi l’impunità con dosi sempre più massicce d’indulgenza verso ogni sorta d’illegalità e di soperchieria;
quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per poter continuare a vivere e ad ingrassare nel fango;
quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio;
quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi dal rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità;
quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e c’è nato;
quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine, c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto, e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?

In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri;
in cui tutto si mescola e confonde;
in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi;
in cui i rapporti fra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche compiacenze nelle reciproche tolleranze;
in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo sulle gambe di chi le ha più corte;
in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella reciprocità e moltiplicazione dei lavori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici;
in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia, e nessuno è più sicuro di nulla, e nessuno è più padrone di qualcosa perché tutti lo sono, anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui e i rifiuti si ammonticchiano nelle strade perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli;
in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe in armi a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo?

Ecco, secondo me, come nascono e donde nascono le tirannidi. Esse hanno due madri.

Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia.

L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi.

Allora la gente si separa da coloro cui fa colpa di averla condotta a tanto disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza, che della tirannide è pronuba e levatrice.

Così muore la democrazia: per abuso di se stessa.

E prima che nel sangue, nel ridicolo.»

Aristone
detto
Platone

Riflessioni a tastiera aperta – 30 settembre 2012

domenica, 30 settembre 2012

Per fare un paese civile serve un popolo civile.
Per fare un paese mafioso serve un popolo mafioso.

Basta leggere i giornali per sapere da dove viene il male, un male che politica, burocrazia e informazione nascondono al popolo sovrano.

Quali sono le notizie che lo stato mafioso non vi consente di leggere?

1 – il comune di napoli è fallito, non è più in grado di far fronte alle spese generali e dei dipendenti;

2 – la regione Puglia riceverà centinaia e centinaia di tonnellate di monnezza napoletana alla settimana da smaltire ed incenerire in Puglia invece che a napoli.

Squinzi:
stiamo morendo di tasse

Gesualdo:
negativo, in italia le tasse (80%) le paga solo lavoro dipendente e pensionati e tutti noi stiamo morendo di mafia e di corruzione, di evasione fiscale e di usura, non di tasse.

Il costo della politica è nulla di fronte al costo della corruzione politica, stimato approssimativamente in oltre 100 miliardi di euro l’anno.
Prima si fa pulizia, poi si parla di politica.

Capo dello Stato: “Lo stato delle carceri stato ferisce la credibilità dell’Italia”
La monnezza napoletana ferisce la credibilità italiana, la camorra napoletana ferisce la credibilità italiana, certi uomini nelle istituzioni che svendono lo stato alle mafie in trattative vergognose feriscono la credibilità italiana, ed infine, tu, ferisci la credibilità italiana.

Finalmente i politici hanno ammesso di non capire una bel nulla in tema di sicurezza urbana, e dopo decenni di malapolitica nel settore della sicurezza municipale, dilagano finalmente gli assessori con delega alla polizia municipale provenienti dalle Forze dell’Ordine.

Giorgio Napolitano alle Camere: «Servono misure alternative al carcere»
Le uniche due misure alternative al carcere sono:
costruire almeno altre due carceri per ogni regione italiana ovvero imporre la pena di morte per i reati di corruzione, concussione, abuso d’ufficio, comportamento, associazione e concorso mafioso, evasione fiscale ed usura.
Et voila, la finta e creata ad arte emergenza carceri è finita, debellata definitivamente.
E certo, cari politici idioti o interessati:
se continuate a chiudere carceri e non costruirne di nuove, il risultato è che, in un paese così mafioso e dove l’illegalità diffusa impera, i posti in carcere non bastano mai e voi li riducete apposta.

Passera: «Commissariare le Regioni non virtuose. Il nostro obiettivo è abbassare le tasse»
Questo significa che sicilia, calabria, campania e lazio vanno commissariate.
Quando?

Ringraziate la casta politica e la casta burocratica italiana per questo eccezionale risultato raggiunto in così poco tempo.
Non un milione di posti di lavoro in più, ma un milione di poveri in più.
Ordinate le ghigliottine

Talvolta mi sorprendo nel vedere come sia facile per me, creare o abbattere filosofie di pensiero saldamente ancorate alla realtà.
Non vedo questa capacità in nessun altro libero pensatore in questo paese.
Poiché una cosa è criticare e blaterare contro qualcosa ed un’altra e differente cosa è creare un nuovo e diverso orientamento comportamentale.
Credo sia una cosa molto vicina al concetto di opinion leader o di leadership politica, un mix di carisma e di capacità difficilmente riscontrabile.
Infatti, le mie novazioni ed osservazioni sui singoli comportamenti umani presi in oggetto, non accontentano mai esclusivamente una sola parte polita e sociale, ma ne accontentano sempre la maggioranza nel complesso.

Ho modificato la pagina di Wikipedia dedicata alla eterofobia con questa nuova definizione:
“La definizione di eterofobia oggi, ha completamente abbandonato la sua radice fondante, sia scientifica che medica e sociale per incarnare sempre più la definizione di quel complesso di azioni e comportamenti orientati a sminuire la validità e l’importanza naturale della sessualità etero, per far posto ad una sempre più numerosa componente omosessuale d’avanguardia, che usa l’eterofobia come “demonizzazione dell’avversario” sessuale, del totem da abbattere, dello stravolgimento scientifico, naturale, giuridico e sociale di cui gode la componente eterosessuale.”

Nel caso non fosse una informazione ben conosciuta ed assimilata, occorre ricordare che la sindrome per immuno-deficenza, altrimenti conosciuta come AIDS, originata dal virus HIV, nasce e si diffonde alla fine degli anni settanta, internamente alla comunità GAY.
Chi afferma che oggi il 40% dei nuovi casi di infezione HIV avviene fra eterosessuali, dimentica volutamente che sono sempre stati froci e e ricchioni omosessuali a trasmettere volontariamente il virus al mondo intero, etero compresi.

Man braucht die Sense
Sie müssen ein Gefühl
È necessario il senso
Avete bisogno di un senso

Lavitola:
«500.000 euro da Berlusconi per le carte contro Fini»
Fini:
«Berlusconi è un corruttore»
Gesualdo:
Pena di Morte per tutti i politici e non ne parliamo più

Il napoletano del colle torna a chiedere un altro indulto per far uscire dal carcere tutta la merda che con fatica, forze dell’ordine e magistratura hanno tolto dalle strade, dai marciapiedi e dalle vite degli italiani.
Sempre stato dalla parte sbagliata il napoletano, sempre.

Opzione pesante sulle prossime elezioni:
votate pure chi vi pare, tanto se non piace ai poteri forti, lo sbattono via come un vecchio straccio e richiamano Monti.
Viva la democrazia che non c’è e non c’è mai stata.

Intervista al sindaco di Varese Attilio Fontana sul network digitale di Rainews.
Finalmente sembra che in Lega abbiano compreso che l’Unione Europea rappresenti sicuramente un sostegno alle battaglie federaliste (e non solo quelle) leghiste.
Mi son battuto molto su questo argomento.
Son contento sia stato digerito.
Meno contento che sia servito un terremoto come quello della infedeltà della famiglia bossi e di qualche illustre indagato per arrivare a questa convinzione.

Il conflitto di attribuzione sollevato dal capo dello stato italiano napoletano ed accolto dalla Corte Costituzionale pare quindi focalizzare l’azione che dovrebbe dirimere un conflitto fra i poteri della magistratura inquirente di Palermo e l’organo costituzionale della presidenza della repubblica, in una attenzione irrituale ed interessata, su quesiti che rispondono al merito e contenuto delle intercettazioni e non al loro possibile uso in un procedimento penale.

Il Capo dello Stato italiano:
“Ora risanare politica”
Finalmente costruiranno decine e decine di ghigliottine:
risanare, risanare, risanare

Se esistesse una politica vera ed un politico autentico, un antico sogno potrebbe tornare a splendere.
Ma non in questa latrina.

I mafiosi italiani ormai, totalmente sottomessi alla mafia albanese ed assolutamente incapaci di controllare la mafia albanese che, in italia, detiene saldamente la leadership nel settore del traffico e dello spaccio della droga.
La mafia?
Un tempo molto lontano era composta di uomini d’onore.
Oggi è solo un coagulo di pazzi di faccendieri, di portaborse, di imprenditori senza limiti di legge e di politici ricattati e/o affiliati, di senza palle e di vili.

Prima o poi anche in Italia la casta politica dei magnaccioni-assai-corrotti-e-mafiosi attaccherà direttamente i blogger e sarà un attacco pesante e ingiusto, antidemocratico e non repubblicano.

In Italia, il termine “Libertà” non esiste.
Esiste la libertà mafiosa, la libertà di corruzione, concussione ed abuso d’ufficio, la libertà della burocratica corrotta, la libertà di evasione fiscale in esclusiva alle categorie di lavoro non dipendenti ed autonome, la libertà di uccidere e di violentare, la libertà di mafiosare, la libertà di insabbiare, la libertà di rubare e malversare.
Ma la Libertà, quella vera, quella legata indissolubilmente al termine di Cittadinanza (e non di sudditanza), non esiste.

La regione sicilia in default e dimissionaria si permette il lusso di acquistare una compagnia aerea siciliana fallita.
Se non è un comportamento tipicamente scorretto questo, non so proprio cos’altro possa esserlo.

Kenia: granata contro bambini cristiani in chiesa
Se fosse stato un cristiano a lanciare una granata in una moschea all’orario in cui vi sono soprattutto bambini per farne strage, avremmo tutte le ambasciate occidentali assaltate da malati di mente travestiti da difensori del corano.
Invece, sono dei mussulmani a far saltare in aria con una granata bambini cristiani, e nessuno fa nulla, come se fosse giusto e normale così.
Non è giusto e non è nemmeno normale.

Una civiltà europea che subisca ancor oggi l’ingiuria della scomparsa di migliaia di bambini ogni anno non è una civiltà adeguatamente protetta.
Il triste record europeo è della Polonia:
decine di bambini e ragazzi scomparsi ogni giorno.
Mah, dirò anche una corbelleria, ma un microchip anti-scomparsa per i bambini che contenga i dati identificativi non sarebbe una buona cosa?
Per il momento è stato istituito un Numero Verde Europeo per Bambini Scomparsi : 116000.

Ignorare il Male equivale ad esserne complici

mercoledì, 29 agosto 2012

La mancanza di coraggio nello schierarsi in questo paese, è la sua più grave pena.

L’utopia in Italia, si avvera solo sotto dittatura.

La normalità si realizza in Italia esclusivamente sotto il dominio straniero.

In democrazia ed in piena libertà di scelta, coscienze troppo flaccide e deboli scantonano più volte al giorno, senza rendersi conto di essere divenute esse stesse, il male.

Sbagliano nella certezza che un frainteso perdono cristiano li libererà delle responsabilità, sicuri di non espiare alcuna pena per le loro colpe.

Mi spiace, ma è così.

Mi spiace, ma è la vocazione più antica e disperata di un popolo che non sa o non vuole crescere.

L’irresponsabilità regna, il comportamento mafioso si diffonde ogni giorno di più.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La violenta aggressione omosessuale

lunedì, 16 luglio 2012

Mi fa pena.

Mi fa pena vedere soggetti omosessuali ed eterofobi rivendicare violentemente una normalità eterofoba a danno dell’istituto e del matrimonio, della unione di un uomo e di una donna con finalità riproduttive e fondanti la famiglia.

Invece di percorrere la pur giusta e doverosa strada del riconoscimeto di coppie che nulla hanno a che vedere con l’istituto del matrimonio e l’istituzione di una famiglia normale, essi aggrediscono con malcelata gelosia ed invidiosa violenza le coppie eterosessuali e chiunque non ceda al ricatto eterofobo degli omosessuali.

L’editto omo-violento è chiaro, lampante:

chiunque non ceda immediatamente ad un riconoscimento giuridico all’interno dell’istituto del matrimonio delle coppie omosessuali viene indicato pubblicamente come cavernicolo, troglodita, omofobo, disadattato e non normale.

Ma io non desidero soggiacere per aprirmi ad una “innovazione” materiale molto pericolosa per la salute fisica e mentale come l’omosessualità.

Insomma, se non fai quel che pretende con violenza la lobby dei ricchioni, sei un diverso, un non normale.

E tutto questo, in misura di un frainteso modello di civiltà della tolleranza.

Non è che se un nuovo modello sessuale si afferma fra la popolazione, questi, sulla scorta della forza dei numeri, possa divenire un modello imposto e non criticabile.

In tal caso dovrei pensare che l’aggressione eterofoba dei ricchioni sia commisurabile ad analoghe e maligne aggressioni sociali come quella mussulmana, che pretendono di modificare radicalmente la tradizionale tolleranza occidentale in una sorta di depandance dell’Islam o della frociaggine più sfrenata proprio attraverso quel metodo democratico che distingue le libere democrazie occidentali dal resto del mondo.

E mica è scritto da qualche parte che, essere ricchioni o mussulmani crei automaticamente obblighi di riconoscimento sociale, morale, giuridico al solo costo di un frainteso senso della civiltà e soprattutto, della libertà?

Ogni libertà ha un costo, mentre per ricchioni e mussulmani sembra invece che esistano solo diritti e privilegi, e mai doveri e rispetto delle posizioni terze.

Sembra di avere a che fare con dei bambini cui venga rifiutato un giocattolo.

Io, a questo gioco, non ci sto.

E visto che tutta questa violenza origina dalla mancanza di rispetto degli eterosessuali da parte dei ricchioni italiani, allora faccio un passo indietro e mi riprendo il mio rispetto, la mia educazione civica e civile e torno alla definizione di omosessuale più tradizionale.

Per me, da oggi in poi, un omosessuale è un ricchione che adotta stili di vita sessuale socialmente e sanitariamente pericolosi.

I visto che froci e ricchioni io li tollero per educazione civica e civile, se aggrediscono con violenza anche solo verbale tutto ciò che sono e quello in cui credo, per me possono e devono andare a prenderselo in quel posto da un’altra parte.

Questa non è politica, questa non è tolleranza, questa non è democrazia:

questo è terrorismo sessuale, sociale e politico.

E come tale, verrà trattato dal sottoscritto d’ora in poi.

Fine del messaggio.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Quando un sistema paese è corrotto e mafioso il “malato” è l’onesto

giovedì, 1 marzo 2012

Se vuoi cambiare le cose, non puoi farlo dall’interno di un sistema che riconduce tutto al sistema stesso.

Se vuoi cambiare le cose, devi cambiare il sistema e le sue regole prima che il sistema stesso ed il suo complesso di regole cambi od opprima te stesso.

Se vuoi cambiare il sistema, devi essere alternativo al sistema, non omogeneo ed omologato al sistema, in specie se il fenomeno della corruzione è elevato a sistema, se il fenomeno mafioso è elevato a sistema, se il fenomeno dell’usura è elevato a sistema, in specie se l’evasione, sia fiscale che dai propri doveri, è elevata a sistema.

Altrimenti verrai corrotto, usurato, estorto e mobbizzato dai mafiosi.

Altrimenti diverrai strumento dei mafiosi, anche solo per omissione.

Ma se entri nel sistema per cambiare il sistema, tu accetti la corruzione, il sistema mafioso, l’usura e l’estorsione come metodo, come prassi, come sistema e stile di vita.

E tutto questo, tutta questa massa di escrementi umani diverrà te, incarnerà te, ucciderà te.

Devi scegliere:

o fuori o dentro.

Io ho già scelto, tanto tempo fa, con qualche parentesi di entusiastica volontà riformatrice, frustrata, umiliata e delusa dalla corruttibilità del sistema e delle persone che lo vivono.

Non puoi stare con loro, se vuoi essere diverso da loro.

E ne pago il fio, ogni maledetto giorno della mia vita.

E ne assaporo il piacere, ogni benedetto giorno della mia vita di uomo libero.

E sia quel che sia:

io non mi vendo, non mi piego, non mi spezzo, non mi corrompo.

Perché io sono Io.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’Italia è finita in lacrime: ora è tempo di agire

lunedì, 5 dicembre 2011

Nelle lacrime in presa diretta del ministro Elsa Fornero, in queste lacrime, si manifesta tutto il fallimento italiano.

Cosa dire invece, delle decine e decine di anni di politica all’italiana e di politici italiani che hanno goduto di privilegi inauditi, consentendo comunque alla corruzione ed alle mafie di massacrare un paese che era una vera potenza economica mondiale, per ridurlo infine al difficile ruolo di capro espiatorio di tutti i mali globali e delle violente follie anti-globalizzaizone?

Ma la verità è che il debito pubblico italiano è colpa della politica italiana, è frutto della idiozia e della corruzione dei politici italiani, e non è invece colpa dell’Europa e nemmeno della tanto vituperata globalizzazione o del paventato cannibalismo massonico della finanza globale:

il pianeta ha una sola ed unica legge naturale ed economica, ed è la legge del più forte, dalle cui conseguenze nessuna politica e nessun politico italiano ha mai messo al riparo il proprio popolo ed il proprio territorio, salvaguardandolo, preservandolo, difendendolo.

La casta politica che avrebbe dovuto servire e difendere il paese da ogni prevedibile attacco, sia interno che esterno, non lo ha fatto, e non lo ha fatto di proposito.

Da questo momento in poi, si può con assoluta serenità affermare che l’italia non è più una nazione, ma rappresenta solo un inutile fardello, un pesante fardello intriso di corruzione e di mafiosità, un fardello che altri difendono solo per difendere se stessi, un fardello che pesa troppo sul capo di quegli innocenti che non amano la corruzione ed odiano le mafie, ma che sono costretti ed obbligati a subirle entrambe, quotidianamente.

L’italia, è fallita, l’italia è finita.

Con buona pace di chi non lo ha ancora capito e non lo vuole capire.

Con buona pace di chi urla di voler difendere in tribunale stili di vita allucinanti ed indifendibili, stili di vita che sono causa certa del fallimento della credibilità e del buon nome di un intero incolpevole paese.

Ma l’italia è finita, anche senza il loro inutile assenso.

Occorre però andare oltre questo fallimento, oltre questa sconfitta, bisogna spogliarsi della zavorra e volare alto.

Occorre distaccare quei territori che non sono ancora intrisi di corruzione e di mafiosità in modo irrecuperabile e bisogna immediatamente portarli in luogo sicuro, in territorio amico, nel fraterno abbraccio di una riconciliazione dei popoli del nord, dei popoli ticinesi e insubri.

Ma bisogna fare in fretta, poiché la corruzione e l’usura mafiosa è stata aizzata contro quei territori ad arte, in modo da diffondere e propagandare l’impressione che l’talia sia tutta mafiosa e tutta corrotta e quindi tutta irrecuperabile.

Bisogna farlo ora e bisogna farlo bene.

Occorre avviare una battaglia senza frontiere per difendere la libertà di quei popoli e di quei territori che dicono NO alla corruzione e dicono NO alla mafia.

Un battaglia di libertà, una battaglia di civiltà, una battaglia di diritto giuridica e naturale, ma una battaglia.

Basta cospargersi il capo di incenso e cercare insensatamente un capro espiatorio che si accolli tutto il male di tutti i mali che affondano i loro artigli nelle carni non italiane, ma incatenate e rese schiave italiane.

Ora o mai più.

Ora, e mai più.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

I governi democratici e lo spionaggio di massa

sabato, 3 dicembre 2011

L’ormai famigerato sito Wikileaks pubblica l’elenco, nazione per nazione, delle società che offrono strumenti di intercettazione, di controllo e di spionaggio, i dettagli e la descrizione accurata di tali strumenti e di come funzionano ed interagiscono fra loro.

Clliccando qui , avrai accesso ad una pagina del sito di Wikileaks che si presenta come una mappa del mondo.

Cliccando ancora sul nome di uno stato, comparirà una finestra che elenca i nomi delle società che producono i mezzi tecnologici oppure offrono direttamente il beneficio indiscutibile di questi mezzi di spionaggio di massa.

Il Grande Fratello, quello di George Orwell (pseudonimo dello scozzese Eric Arthur Blair) e non quello spettacolo miserabile offerto in tv dalla Mediaset, annuncia da tempo che le libertà individuali e fondamentali dell’uomo sono in pericolo, accerchiate da una tecnologia sempre più capace di spiare contemporaneamente ogni singolo cittadino in ogni suo ambito più privato e riservato (automobile, casa, ufficio, telefono cellulare, web, e-mail, social network, etc) .

Bene, anzi male:

oggi sappiamo che quella tecnologia esiste e che essa viene quotidianamente utilizzata dai governi dei paesi democratici per ….

spiare i terroristi? spiare i mafiosi? spiare gli assassini, gli stupratori, i pluriomicidi?

No, no: nulla di tutto questo.

Altrimenti mafiosi, politici corrotti, pluriomicidi e stupratori e violentatori di ogni genere e grado sarebbero facilmente individuati e tempestivamente puniti.

No, no, oggi sappiamo che quella tecnologia esiste e che essa viene quotidianamente utilizzata dai governi dei paesi democratici per spiare i cittadini qualunque, i cittadini X, voi insomma, me insomma, me e tutti i liberi cittadini come me.

Una notizia che non era del proprio inaspettata, ma che causa comunque molto malessere.

Fa male perché denuncia che le democrazie occidentali sono profondamente malate, della patologia da abuso del potere pubblico applicato contro i cittadini e non del buongoverno del potere pubblico applicato a tutela e garanzia degli interessi dei cittadini,

Questa degradata condizione di controllo antidemocratico ed illiberale delle popolazioni nasce all’indomani dell11 settembre 2001, allorquando non si andò troppo per il sottile nel condurre una campagna di spionaggio mondiale e capillare che potesse offrire una qualche misura di prevenzione rispetto al nuovo nemico mondiale:

lo spettro del terrorismo fondamentalista islamico.

ma da allora, i “governi democratici” hanno fatto dell’abuso una regola ed hanno diretto questa arma potentissima nel controllo dei popoli e nel contrasto alle critiche ed alle opposizioni interne.

Pericoloso crinale questo:

dove muore la libertà, non nasce più l’erba …

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il fallimento del sud Europa

domenica, 27 novembre 2011

Grecia, Spagna Portogallo e Italia rappresentano il limite sud della Unione Europea.

I medesimi paesi sono alla base non solo della crisi europea, ma vengono ritenuti responsabili dell’innesco di una ben più temuta crisi globale e mondiale.

Il fallimento dello stile di vita sociale, della politica e delle politiche economico-finanziarie dei paesi meridionali europei appare assolutamente evidente.

Si può certamente parlare di un fallimento della Europa del Sud, sia come entità geopolitica che economica e sociale.

Ma quali sono i motivi comuni alla base di un simile risultato negativo?

Forse, può essere illuminante una intervista rilasciata al quotidiano finanziario italiano Il Sole 24 Ore da parte del Professor Mariano D’Antonio, ordinario di Economia dell’Università Federico II di Napoli ed assessore al Bilancio della giunta napoletana Bassolino tra il 2008 e il 2010,

Una frase di questa intervista , più di tutte, colpisce per la crudezza e la assoluta veridicità:

“…. Le Regioni, da Roma in giù, sono un cancro. Quando va bene sono orientate alla gestione del consenso, quando va male alla gestione del malaffare ….”.

Ecco delinearsi di nuovo un limite antico e mai veramente accettato ed affrontato, un limite non solo umano che pare superare ogni contrapposizione ideologica, politica, partitica ed economica, ecco emergere il limite del sud d’Europa, ed in particolare, del sud Italia:

il parassitismo diffuso, il malaffare condiviso ed innalzato al grado di prassi politica.

In questo ambiente di coltura si sono formate intere generazioni di classi dominanti italiane, di caste politiche, sindacali, tecnocratiche e burocratiche.

E se per superare questo gap sempiterno fra nord e sud italia si vuol tornare ad un finanziamento allegro del meridione, sarà meglio ricordare le parole pubblicate da Ferdinando Imposimato (giudice, avvocato, e politico italiano, Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, con decenni di esperienza in lotta alle mafie ed al terrorismo) sulla sua pagina facebook:

La corruzione non fa notizia! Il debito pubblico e’ cresciuto enormemente per alimentare la corruzione e finanziare la criminalita’ organizzata, che si e’ aggiudicata il 90 per cento degli appalti di grandi opere pubbliche.

Così, secondo quanto afferma il giudice Imposimato nel suo profilo Facebook, finanziando grandi opere pubbliche, si corre un concreto rischio di finanziare direttamente le organizzazioni mafiose.

Un quadro alquanto sgradevole da osservare, quello italiano.

Un ventata secessionista è il minimo che ci si possa aspettare in queste miserabili condizioni.

Ovvero si dovrebbe prendere il diavolo per le corna e fare piazza pulita del marcio prima di piantare il buon seme:

pena di morte per il reato di associazione mafiosa, ergastolo da scontare in regime di carcere duro per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, decuplicazione delle pene relative all’abuso di potere pubblico come la corruzione, la concussione e l’abuso di ufficio, anche in questo caso, senza sconti e da scontare in un regime di carcere duro.

Solo l’imposizione di queste misure, unite allo snellimento delle procedure giudiziarie e all’imposizione di un limite temporale per l’emissione della sentenze, l’eliminazione del terzo grado di giudizio, l’imposizione dell’uso obbligatorio di pre-determinate procedure informatizzate per i protocolli pubblici, forse, solo l’adozione di queste misure ed altre ancora, potrebbe garantire un margine sufficiente per una speranza di cambiamento che sia supportata da una pur minima percentuale di possibilità di riuscita.

Altrimenti, ogni sforzo è vano.

Altrimenti, ci si prende in giro.

In tal caso, sarebbe giusto e doveroso consentire che le due parti inconciliabili ed incompatibili del paese, il nord ed il sud, vadano ognuna per la propria strada, offrendo una uscita democratica e giuridicamente validata per la secessione da questa unità nazionale, ben vista solo fra le righe della carta costituzionale e di uomini delle istituzioni troppo attenti all’interesse del campanile in un ambito di parte in gioco e non di presunta super partes arbitrale.

Ma di incongruenze, sia il meridione d’Italia che il meridione d’Europa ne sono pieni.

Ora, bisognerebbe affrontare questo nodo una volta per tutte, in maniera risolutiva e non procrastinarne l’esame sine die per occultare il problema dei problemi italiano.

Oppure, bisogna prepararsi a pagare il prezzo di una politica istituzionale unitaria che venga rifiutata da una parte secessionista del popolo sovrano, ovvero arrendersi alla continua emorragia secessionista di forze economiche, di uomini, di donne, di famiglie e di aziende italiane che fuggono continuamente all’estero, in cerca di un rifugio che protegga dalla ingiusta pressione usuraia ed estorsiva delle mafie da un canto e dalla insostenibile corruzione politico-burocratica dall’altro.

Con la libertà di scelta e d il diritto all’autodeterminazione dei popoli non si scherza.

Bisogna decidere, Ora o Mai Più:

Liberi per sempre o Schiavi di questa Roma contemporanea, per sempre.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Salvare le mafie? Senzadubbiamente

domenica, 20 novembre 2011

Insperato almeno quanto evocato, l’aiuto salva tutto per le potentissime organizzazioni mafiose italiane viene dalle istituzioni italiane ed estere.

La crisi globale ha individuato nel fallimento italiano il momento di rottura della stabilità internazionale, provocando una serie di spontanee offerte di aiuto allo stato italiano.

Così, definendo il salvataggio italiano come punto di criticità massima dell’intero sistema mondiale, si da un aiuto insperato ed incredibile alle mafie italiane, l’ennesimo di una lunghissima serie.

Spieghiamo meglio questo passaggio storico, in modo tale che chi sia deputato alle scelte politiche in questa fase così delicata, non possa dire un domani, irresponsabilmente:

ma … io … non sapevo …. non credevo ….

La crisi economico-finanziaria globale si sovrappone in Italia alla crisi di un sistema politico/burocratico che vive in modo parassitario e privilegiato in un paese economicamente ben strutturato, tutto sommato ancora ricco, sia pure in vertiginosa discesa economica..

Ma chi volesse intraprendere una attività economica in Italia, deve sapere che, alle tasse governative statali e locali, si sono aggiunte le “tasse dell’antistasto”, quel mondo di piccole e grandi corruzioni, estorsioni e vessazioni pubbliche che gravano, insieme al pizzo ed alla estorsione mafiosa, sul mondo privato italiano, sia produttivo che sociale ed economico.

Ma se non paghi le tasse allo stato, se ti pizzicano il peggio che può capitare è che le paghi con ritardo, probabilmente senza mora e senza interessi, in via concordata.

Ma se non paghi la corruzione pubblica e burocratica, non solo non accedi al mondo del lavoro privilegiato degli appalti pubblici troppo generosamente finanziato con danaro pubblico, ma rischi per di più di essere sottoposto a continue ostruzioni e vessazioni politico-burocratiche, contrastato nella normale attività produttiva come in quella personale e familiare, oltre che sociale,

E non esiste alternativa in Italia:

si paga l’estorsione burocratica e la corruzione politica, si pagano le tasse (forse, ma non tutte) e si paga anche il prezzo delle organizzazioni criminali del pizzo mafioso e della usura mafiosa.

Da un canto, uno stato deviato e degradato che opprime, dall’altro un anti-stato violento e pericoloso che opprime anch’esso:

in mezzo un popolo di cittadini qualunque che fuggono disperati da un paese gravemente malato.

Sembra quasi un regime usuraio creato ad arte, volontariamente, premeditatamente:

semplicemente perfetto.

E così, scappano via i soggetti più intraprendenti, fuggono i cervelli di valore, insieme a braccia e gambe capaci, sottratte inopinatamente allo sviluppo sociale ed economico.

Questo, è lo stato dell’arte oggi, come ieri, in Italia.

Una azienda italiana, per quanto geniale, ben gestita ed intraprendente, non può combattere ad armi pari con le aziende mafiose che non rispettano le regole del gioco, non pagano le tasse, non pagano o addirittura frodano il contributo previdenziale, sono privilegiate nell’accesso al credito ed al finanziamento, sono tutelate dagli attacchi della criminalità organizzata e comune, non pagano il pizzo, non subiscono l’usura bancaria e nemmeno quella mafiosa.

Inoltre, oggi le aziende sane sono in gran parte in difficoltà economiche e finanziarie, per cui maggiormente soggette al rischio della usura e della infiltrazione mafiosa che aggredisce quotidianamente il tessuto economico sano.

Ecco rappresentato in parte il contesto italiano:

la prima azienda per fatturato in Italia è l’organizzazione criminale mafiosa calabrese denominata ‘ndrangheta;
il 90 % dei grandi appalti pubblici sono in mano alle organizzazioni mafiose.
nelle regioni meridionali si raccoglie un consenso democratico capace di incidere in modo determinante nelle scelte politiche nazionali;
nelle regioni meridionali le organizzazioni mafiose dimostrano di poter incidere sul libero voto democratico e sul consenso popolare;
l’evasione fiscale è molto diffusa;
la corruzione politica e burocratica è un fenomeno dilagante;
il lavoro svolto in nero, sia da lavoro dipendente che autonomo, è presente.

Questa contesto offre condizioni di squilibrio economico notevoli e non consente la creazione ed il mantenimento di un libero mercato, che sia governato dalle leggi fondamentali e primordiali della domanda e dalla offerta di beni e servizi.

Nel contempo, si assiste alla scomparsa dal tavolo politico di questioni importanti:
la Questione meridionale, la Questione morale, la Questione mafiosa.

Traspare anzi una scelta politica volta alla coesione obbligatoria fra la società civile e le mafie, organizzazioni criminali che oggi interpretano l’unica economia ancora trainante (droga, usura, prostituzione, riciclaggio, estorsione, etc).

Una scellerata scelta, non pubblicamente espressa, ma certamente agita e voluta.

Per salvare l’Italia, la politica si arrende alla ricchezza prodotta in modo illecito e/o illegale, poiché quella ricchezza è oggi molta parte di un PIL ormai ridotto allo stremo, come il paese stesso.

Anzi, si osserva anche un notevole peggioramento del quadro politico in tal senso:

le ipotizzate scelte di indirizzo politico della coesione sociale e dell’ennesimo aiuto pubblico alle regioni meridionali, propongono scenari allucinanti di grandi appalti pubblici da dare in pasto alle mafie, di enormi finanziamenti statali da dare in pasto alle mafie, di enormi sacrifici nazionali da dare in pasto alle mafie.

Quasi che il punto di riferimento nazionale sia finanziare le mafie per salvare l’economia del paese, quella oscura e nascosta, quella del mondo del lavoro nero, quella della riduzione in schiavitù di persone umane, quella che è sopravvissuta alla crisi grazie alla sua collusione politico-burocratica, quella che, in un modo o nell’altro, sembra l’unica economia rimasta in piedi in Italia oggi, per ferrea ed irresponsabile volontà politica.

Fa riflettere infine la precedente provocazione di un comico italiano, Beppe Grillo, che chiese pubblicamente all’indomani degli scandali (mai chiariti) fatti emergere dalle indagini calabresi Why Not e Poseidon, che fossero interrotti i finanziamenti europei all’Italia, poiché oggetto di troppi appetiti, sia politici che mafiosi.

La provocazione sembrò a taluni commentatori ed osservatori italiani un po troppo forte e forse, anche un po suicida.

Ma alla luce delle osservazioni riportate in questo post di un libero cittadino qualunque, un cittadino X, la proposta non sembra più tanto provocatoria, ne tanto suicida.

La cosa singolare è che si scoprì che la richiesta provocatoria di non finanziare con danaro europeo alcunché in Italia non fosse attribuibile al comico italiano, bensì, al Commissario Europeo Anti-Frode, ad un ministro europeo!

Mille riflessioni si aprono agli occhi del lettore in questo momento, mille domande e mille dubbi, cui il sottoscritto non vuole dare risposte, per non influenzare le scelte personali di ognuno.

Certo è, che l’equazione “salvare la stabilità mondiale = salvare l’economia mafiosa italiana” diviene ogni giorno più probabile.

Qualche sgherro ben nutrito e privilegiato dal potere pubblico deviato griderà certamente al tradimento dello stato ed al tradimento della coesione sociale, per non dover ammettere pubblicamente, come in cuor suo che sino ad oggi in Italia si sia vissuti in uno stato mafioso, per non dover ammettere che oggi, la coesione sociale, è solo l’ennesimo colpo di spugna sulla imperante mafiosità italiana.

E allora, perché non un altro bellissimo indulto, perché non un altro patto fra stato e mafie e, dulcis in fundo, un bel dicastero della coesione socio-politico-mafiosa?

Senzadubbiamente.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La restaurazione conservativa della repubblica burocratica italiana

sabato, 12 novembre 2011

Il potere pubblico in Italia, è stato a lungo abusato in favore delle caste mafiose e delle corporazioni dell’abuso continuato ed aggravato del (pre)potere pubblico.

Ogni tentativo di spezzare la catena di autoreferenzialità delle caste (politica e burocratica) e delle corporazioni (delle professioni, del lavoro, dell’economia in appalto pubblico, etc) e degli apparati pubblici deviati, ha provocato una forte reazione nel paese.

Ogni tentativo di interrompere il prepotere pubblico della casta politica e burocratica è naufragato miseramente (Devolution 2006 e Riforma Fiscale Federalista 2011).

Il rincorrersi di voci insistenti nei recenti anni di patti e contratti stipulati fra lo stato e l’anti-stato mafioso, aprono scenari pericolosi di colpi di coda reazionari del sistema del potere pubblico deviato, nella prospettiva che le organizzazioni mafiose detengano un potere di condizionamento della politica in Italia molto elevato, in virtù del condizionamento del consenso elettorale in molte regioni italiane, specie in quelle meridionali.

Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la prima azienda per fatturato nel patologico sistema economico italiano risulta essere l’organizzazione mafiosa della ‘ndrangheta.

Ma non si può nemmeno sottovalutare un potenziale abuso del potere pubblico da parte di quelle consorterie che impediscono di fatto ogni liberalizzazione ed ogni riforma strutturale del paese.

Una vera e propria reazione a catena, un organizzato attacco fatto di stillicidi personali, di modulazione della tolleranza nella applicazione della legge (non dimentichiamo che le funzioni pubbliche ed i poteri pubblici sono incarnate da corporazioni e caste che li esercitano da sempre, da vere e proprie baronie corporative), di inflessibilità nella tolleranza, di mancate vigilanze, di inosservate tutele.

Chiunque chieda più libertà, chiunque si esponga pubblicamente al cambiamento vero (non quello delle chiacchiere, ma quello più pericoloso per le caste; un cambiamento vero, autentico e realizzato, che impedirebbe la cooptazione, la baronia, il nepotismo, la familiarità e la mafiosità nelle scelte fondamentali della vita pubblica:
decidere a chi affidare potere pubblico e/o funzioni pubbliche a mezzo concorso e a chi indirizzare ricchezze enormi e potere pubblico attraverso l’affidamento di appalti pubblici),
chiunque chieda il riconoscimento del merito nella società e nel lavoro, come nella Pubblica Amministrazione
rischia come minimo di vedersi garantita una applicazione della legge a tolleranza zero,
se non un vero e proprio mobbing del potere pubblico deviato e deviante le finalità pubbliche e sociali, le libertà irrinunciabili e fondamentali della persona umana.

E non c’è molto da sperare nel controllo della informazione su eventuali abusi o veri e propri attacchi da parte del prepotere pubblico abusato,
poiché in Italia, il mondo dell’informazione è esso stesso casta corporativa, cui si accede esclusivamente per concorso pubblico.

Una realtà devastante e destabilizzante di ogni cambiamento positivo, di ogni mutamento dello status quo di chi detiene un pezzettino sia pur piccolo di potere pubblico e ne abusa per difendere il suo status corporativo, la sua posizione sociale, la continuità nel tempo dell’accesso per i suoi familiari ed affini al potere pubblico.

Una realtà grave e seria, una realtà che non può non essere presa in considerazione e prevenuta, almeno negli aspetti deteriori e del danno causato ingiustamente:

le preoccupazioni e le ingiustizie subite possono uccidere, esattamente come può farlo un attentato mafioso o terroristico.

Il momento storico attuale italiano può essere equiparato al momento storico della fine del comunismo reale in Unione Sovietica, avviato dalla Perestrojka (ricostruzione) e dalla Glasnost’ (trasparenza) intraprese da Mikhail Gorbačëv (Mikhail Gorbaciov) nella estate del 1987, iniziate, ma guarda un po il caso, allo scopo di ristrutturare l’economia nazionale.

Entrambe le ristrutturazioni russe ebbero vita breve, contrastate aspramente dalle oligarchie interne al passato, ma non deceduto, sistema pubblico-massimalista sovietico, oligarchie burocratiche che detenevano effettivamente il potere pubblico, oligarchie che, dopo la caduta della oligarchia politica, presero il sopravvento sino a portare alle massime cariche russe gli apici del potere pubblico, come nel caso di Vladimir Vladimirovič Putin, dirigente dei servizi segreti russi, il famigerato KGB.

Come vedete, nell’analisi suindicata, nessuna ristrutturazione politica può vincere in un sistema profondamente segnato dal potere immutato delle oligarchie burocratiche, che usano od abusano del potere pubblico prima, durante e dopo ogni mutamento riformista, condizionandone l’evoluzione o bloccandone la riuscita.

Ed è un momento molto simile a quello descritto, quello vissuto nei tempi odierni dall’Italia che tenta di cambiare se stessa.

Ed i pericoli che si affacciano al cambiamento italiano e a chi lo incarna, chi lo favorisce, chi lo invoca, possono essere non molto differenti dai pericoli che si sono vissuti e si vivono tutt’ora in un paese enormemente ricco come la Russia, ma governato da oligarchie burocratiche sopraffattrici di ogni libertà.

Attenzione a ciò che potrà avvenire in Italia nei prossimi tempi:

terrorismo politico, atti di intimidazione, pressioni illecite, subdoli esercizi del potere pubblico e del suo grado di tolleranza.

Chiunque tenti l’ormai irreversibile processo di aggiornamento e di adeguamento della Pubblica Amministrazione, delle sue funzioni e dei suoi illimitati poteri, deve mettere in conto una reazione “burocratica”.

I maggiori ostacoli al processo di ristrutturazione, di liberalizzazione, di mutamento e di cambiamento positivo del paese reale, sono sempre i medesimi:

la casta politica, la casta burocratica, le corporazioni del potere pubblico e le organizzazioni mafiose.

Questo è il nemico dell’Italia e degli italiani, oggi, come ieri.

Questo è l’elemento che tenterà di destabilizzare e di fermare ogni mutamento dello status quo corporativo.

Da questa corte di prepotenti, verranno gli attacchi subdoli, vili e vigliacchi ai giusti che combattono per la libertà.

Che vengano:

li stiamo aspettando.

Oggi come ieri.

Nella seconda come nella prima repubblica burocratica italiana.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X