Articoli marcati con tag ‘lega’

Ancora una volta: Tutti Pazzi per la Lega

mercoledì, 14 luglio 2010

Si stringe il cerchio dei conservatori italiani avversi ad ogni cambiamento e ad ogni riforma in questo paese.

Impazzisce il Presidente della camera dei deputati Gianfranco Fini che affonda quotidianamente i suoi attacchi alla Lega, come nel caso delle quote latte, e continua nella opera di disgregazione della maggioranza di governo, restando nemico ed avversario sempiterno del cambiamento e delle riforme leghiste, a cominciare da quella del federalismo, incredibile fautore di un impossibile terzo polo politico che somiglia ogni giorno di più ad una forzata restaurazione democristiana.

Impazzisce il Presidente della Conferenza Episcole Italiana (CEI) Cardinale Angelo Bagnasco, che evoca il ritorno ad un passato democristiano fatto di un enorme ed abusivo potere temporale della chiesa sulla politica italiana, ed evocando a gran voce l’avvento una nuova leva di politici cattolici che il rappresentante italiano della chiesa cattolica italiana vorrebbe evidentemente indirizzare e “spiritualmente” governare, di quella chiesa cattolica che assiste inerme alla novella espansione islamica tendente alla egemonizzazione religiosa (e conseguentemente politica) dell’intero pianeta, di quella chiesa cattolica che è preda di una crisi interna profonda, travolta dagli scandali in casi di pedofilia e violenza su donne e minori, di quella chiesa che nasconde il cadavere di una donna uccisa barbaramente nel sottotetto di una parrocchia, di quella chiesa che abusa dei minori e dei disagiati che dovrebbe soccorrere, di quella chiesa che vede coinvolto il cardinale Crescienzio Sepe, Arcivescovo di Napoli e già organizzatore del mega evento del Giubileo, in indagini di corruzione riguardanti la facciata del palazzo di propaganda Fide, in Piazza di Spagna a Roma.

Impazzisce Francesco Rutelli, che condivide il sogno di restaurazione democristiana oggi in atto, il due volte sindaco di Roma già condannato per la vicenda delle consulenze affidate a soggetti esterni dal comune di Roma, gestore del mega evento del Giubileo come Sindaco di Roma e Commissario Straordinario del governo Prodi, in collaborazione con il Segretario Generale del Giubileo dell’Anno 2000, il già citato Cardinal Crescienzio Sepe.

Impazzisce Pier Ferdinando Casini, da sempre nemico giurato del vento riformatore leghista, che appare sempre più indeciso se lavorare per un impossibile ritorno dell’UDC nella maggioranza di governo (sogno stroncato sul nascere proprio dalla Lega Nord di Umberto Bossi) o se inseguire anch’egli il mito contemporaneo della restaurazione democristiana e degli usi e costumi politici della prima repubblica.

Impazzisce Clemente Mastella, soggetto indesiderato anche nel golpe (andato in bianco in tutti i sensi) della restaurazione democristiana e costretto a veleggiare isolatamente verso un movimento politico campanilistico di quel sud che egli non ha mai veramente aiutato, ma che ha abilmente sfruttato a fini politici, elettorali e familiari.

Impazzisce il premier Silvio Berlusconi, sempre più stretto d’assedio, che rischia l’ingresso di scenari ancor più pericolosi nel caso non riesca a far varare l’intero testo sul federalismo fiscale entro luglio, così come richiesto dal suo alleato più leale: la Lega.

Impazzisce la cricca della restaurazione degli usi e dei metodi di governo della prima repubblica, ormai sempre più delineata nel produrre spaccature e correnti politiche che hanno il solo fine di impedire il cambiamento di questo paese e di ostacolare le riforme leghiste.

Impazzisce Pier Luigi Bersani, leader del Partito Democratico, che si dice indisponibile al un sostegno ad un governo guidato dal premier Berlusconi, ma lascia aperta la porta al sostegno ad un governo a guida Tremonti, lasciando così intendere che sosterrebbe una maggioranza di governo a guida praticamente leghista.

Impazzisce Antonio Di Pietro, da sempre in “conflitto di competenza” con la Lega sui temi della sicurezza e della giustizia, ma che con il voto favorevole del gruppo IDV nella votazione sul federalismo demaniale, lascia intendere anch’egli che esiste una possibilità di incontro con la politica della Lega nel futuro.

Insomma, la Lega tutti la contrastano e tutti la vogliono.

Ancora una volta, tutti pazzi per la Lega.

Governo: fra udc e Lega

domenica, 11 luglio 2010

Il tradimento dell’ala finiana della pdl investe il governo di nuovi problemi di tenuta e di governabilità.

La garanzia berlusconiana della governabilità e della continuità nell’indirizzo politico è messa in crisi da un rigurgito partitocratico, conseguenza della buona azione di compattazione degli schieramenti politici a contrasto di una proliferazione assurda, inutile e dannosa di partiti e partitini, di correnti e correntine.

Di fronte a questo tentativo di restaurazione del regime partitocratico, da sempre all’origine della ingovernabilità del paese, il premier Berlusconi potrebbe vedere con favore il rientro dell’udc in seno alla maggioranza di governo.

La Lega alza gli scudi, dichiarando incompatibile la coesistenza di Lega e udc all’interno della alleanza di governo.

La posizione della Lega è grandemente condivisibile, visto che all’origine dei motivi che condussero alla fuoriuscita dalla maggioranza di governo (FI, AN, UDC e Lega) dell’udc vi fu l’inaffidabilità politica della stessa udc e la sua spinta restauratrice ad un modo di fare politica che non esiste più e che non sarebbe mai dovuto esistere:
quello del modello di democrazia bloccata (incompatibile con l’alternanza di governo), quello di un unicum ingovernabile corrotto da spinte intestine e demolito da una visione correntizia e disgregatrice della politica.

Inoltre, l’udc non ha mai fatto mistero di avere come obiettivo primario il contrasto al necessario federalismo fiscale, modello anch’esso incompatibile con quello di uno stato nazionalista accentratore a democrazia bloccata.

Appare largamente evidente che anche la stessa udc si ritiene incompatibile con la spinta riformatrice al cambiamento prodotta dal federalismo della Lega.

Difficile fare una scelta in questa condizione.

Ma il premier è sottoposto ad una scelta inderogabile:

o continua nella demolizione del partitismo e del correntismo al fine di costruire una nuova strada politica che conduce al buongoverno e che dia garanzie di continuità (va ricordato come solo i governi Berlusconi sono riusciti a concludere il mandato elettorale quinquennale),

ovvero si rende artefice della restaurazione di un passato che ha impedito sinora la piena realizzazione di una democrazia compiuta e matura.

O si torna indietro scegliendo l’udc e condannando di conseguenza il paese a tornare in piena I Repubblica, ovvero punta dritto verso il futuro continuando a governare con il suo alleato più fedele, la Lega Nord di Umberto Bossi.

In buona sostanza si potrebbe anche concludere così:

se marcello dell’utri e totò cuffaro possono convivere politicamente, entrambi sono veramente troppo al fianco di un leghista.

Forse così è più semplice e comprensibile per tutti.

Forse così, non lasciamo ombra di dubbio sul destino di eventuali fughe in avanti.

Ma forse, sarebbe meglio definirle delle fughe all’indietro …..

Le famiglie piangono e le aziende delocalizzano mentre la casta litiga

domenica, 4 luglio 2010

La politica italiana si trova di nuovo (ma che novità…) in una condizione di stallo.

Le famiglie piangono il benessere di cui non dispongono più, le aziende delocalizzano i loro siti produttivi cercando migliori condizioni di sviluppo e quella ragionevolezza politica e sindacale che non trova una corrispondenza in questo paese.

Gli imprenditori ed i lavoratori assistono inermi a contese e battaglie politiche che sentono ancora una volta distanti, inutili alla risoluzione dei loro problemi quotidiani.

Resta incomprensibile ad un padre di famiglia che naviga in un mondo del lavoro sempre più a rischio, la lettura di battaglie libertarie come quella sulle intercettazioni.

Se fosse questo padre di famiglia ad essere intercettato, egli non avrebbe nulla da temere:

che interesse avrebbe un investigatore o un magistrato nei suoi resoconti giornalieri che narrano di scelte sul tipo di pasta da mettere sul desco quotidiano, sulle pene serali di un genitore preoccupato per i suoi figli che ritardano il rientro, sul confronto con i colleghi di lavoro nella valutazione del rischio che il datore di lavoro delocalizzi l’impresa e li lasci a casa, sull’innalzamento dei prezzi dei servizi indispensabili (acqua, luce, gas, etc), sui commenti che fa una madre di famiglia in apprensione per il suo bebè a fronte delle violenze che hanno vissuto inermi bimbi in mostruosi asili nido, sulle disquisizioni fra tifosi sui mondiali di calcio, …..

Il buon padre di famiglia, non teme di essere intercettato, e non comprende come mai, la nuova legislazione in itinere sulle intercettazioni debba influire sul progresso di quel cambiamento e di quel riformismo che dovrebbe asciugare le spese pazze ed irragionevoli di uno stato eccessivamente centralizzato e costoso, spese che aumentano a dismisura quel debito pubblico cui egli sarà costretto a contribuire con una sempre maggiore pressione fiscale.

Il buon padre di famiglia non comprende perchè la maggiore tutela della casta politica italiana tradotta in lodi, legittimi impedimenti, limitazioni a indagini investigative, inchieste giudiziarie e mondo dell’informazione siano così importanti quando, il popolo sovrano, ha ben altri e seri problemi con cui confrontarsi quotidianamente.

Il buon padre di famiglia non comprende l’istituzione di un ministero per l’attuazione del federalismo quando sa benissimo che la riforma federalista vede già ministri leghisti impegnati lavorare a tutto spiano fra assurdi veti incrociati per realizzare quel federalismo fiscale che diminuirà lo spreco e lo sperpero di danari pubblici che fanno diminuire ogni mese la sua busta paga in maniera sempre più vistosa.

Il buon padre di famiglia non comprende perchè il suo posto di lavoro attuale e quello futuro dei propri figli debba essere messo seriamente a rischio da un pesante cuneo fiscale e contributivo che non rende felice il lavoratore dipendente italiano con il salario medio più basso d’Europa, ma nemmeno fa la felicità del suo datore di lavoro che conosce il più alto costo medio del lavoro in Europa.

Il buon padre di famiglia non riesce a comprendere e giustificare il perchè il reo di un omicidio in Italia non paga mai la propria pena detentiva, ed esce dal carcere perchè depresso o perchè le carceri sono inadeguate o perchè l’amministrazione della giustizia non riesce a completare l’iter processuale prima della scadenza dei termini previsti dalla legge.

Tutto questo, il buon padre di famiglia non lo comprende, non lo può comprendere, non lo vuole comprendere.

Certa casta politica dovrà pur comprendere che la misura è colma e qualcuno dovrà pur fare un passo indietro.

Il buon padre di famiglia di passi indietro, ne fa ormai decine al giorno.

Ora, ad eccezione dei politici leghisti che di passi indietro ne fanno ormai decine al giorno al fine di realizzare le riforme ed il cambiamento di questo paese, vi sono politici della casta disposti ad interpretare ed incarnare il principio giuridico del buonpadre di famiglia?

E se la risposta è sì, prevarranno essi sull’egoismo e sulla cura di interessi che con il futuro di famiglie ed aziende, di lavoratori e di imprenditori, non hanno nulla a che fare?

Il buon padre di famiglia attende risposte.

Risposte concrete:

fatti, non parole.

La Questione Meridionale

martedì, 22 giugno 2010

Forse, in questo malnato paese, non parliamo la stessa lingua.

Il nord del paese è stufo di pagare il conto per il sud.

Ed è stufo perchè ha visto generazioni di politici che prendevano voti nel sud, come nel caso di gianfranco fini, non far nulla per risolvere la secolare Questione Meridionale.

Il tradimento del sud è da imputare esclusivamente a quei politici che con i voti del sud hanno fatto di tutto, tranne che aiutare il sud.

Chi preleva il suo consenso quasi esclusivamente nel sud del paese, DEVE assumersi le proprie responsabilità e non attaccare vigliaccamente quelle forze politiche che, della coerenza con la difesa e la tutela del territorio da cui ricevono il consenso, hanno fatto una bandiera politica originalissima, come il caso della Lega Nord.

Se oggi fini dichiara che punta al nord, significa solo una cosa:
l’ennesimo tradimento, l’ennesima fuga finiana davanti alle proprie responsabilità umane e politiche.

E’ il tradimento della bandiera di quel sud dal quale egli riceve il suo consenso e dal quale vuole rifuggire senza governarlo.

Ma gianfranco fini ci ha ormai abituato a queste fughe.

La fuga dal Movimento Sociale Destra-Nazionale.

La Fuga dalla destra con i suoi ridicoli tentativi di “andare al centro”.

La fuga dal centro per agguantare il consenso liberal.

La fuga da Alleanza Nazionale per confluire nella PDL.

La fuga dal PDL per affermare che, la destra sono io …..

La fuga dalla guida del partito per la terza carica dello stato.

Il tradimento della autorevolezza della terza carica dello stato per fare politica come il leader di un partito che non c’è più.

Fughe e tradimenti:
questa è la storia politica di gianfranco fini.

Oggi, ecco l’ennesimo tradimento:
andiamo a nord!

Per fare cosa?

Quello che non ha mai fatto nel sud?

Il nodo centrale è e resta uno solo:

questa politica delle fughe e dei tradimenti è inaccettabile.

Questa politica è la politica delle parole, non quella dei fatti.

Fini si è convertito al federalismo e vuol sostenere la questione settentrionale difendendo e tutelando i contrapposti interessi del nord verso quel sud che gli regala il conenso elettorale?

Vuol tradire anche il sud?

Tutta questa polemica è pretestuosa, come al solito.

Il vero obiettivo del conservatore Gianfranco Fini è quello di bloccare il cambiamento del paese, è quello di fermare la stagione delle riforme avviata dalla Lega Nord.

Questo è il vero e solo obiettivo del presidente della camera dei deputati, che nomina alternativamente le parole: Padania, Lega e Nord ogni 5 minuti.

La Lega è divenuta la sua ossessione, perchè la Lega è quel movimento politico che egli non è mai riuscito a fondare, perchè è quella armata politica che egli può solo sognare, perchè è quella squadra politica che egli non potrà mai conquistare, e perchè, la Lega rappresenta il metro dell’insuccesso personale di fini, la cui base sta migrando in Lega da anni.

Ecco perchè Fini fa questa politica.

Non certo per difendere e tutelare le aziende, le famiglie, gli imprenditori ed i lavoratori.

Chiaro come un bicchiere di acqua che sgorga dalle Alpi …..

P.S.
Bisogna che qualcuno ricordi a chi non comprende la politica del terzo millennio, che il radicamento nel territorio non si fa a parole, ma con lustri di durissimo lavoro sul territorio.
Ora vada a dirlo ai suoi colonnelli che debbono passare le i sabato e le domeniche, come tutti i giorni festivi dei prossimi lustri in un gazebo, fra la gente.
Con il sole, con la pioggia, con la neve, con la crisi, con la preoccupazione dei padri di famiglia senza un lavoro.
Sempre e comunque.
A cominciare da capo …..

La Casta politica non vuole il cambiamento e le riforme

martedì, 22 giugno 2010

Ed ecco l’ennesimo attacco al cambiamento e alle riforme che, DA SOLA, la Lega Nord porta avanti in questo paese negli ultimi venti anni.

Alleati o avversari politici non reggono proprio alla invidia e alla gelosia nei confronti di questo movimento politico che segna, SOLO ed UNICO, il cambiamento ed il vento riformatore di questo paese.

Coloro i quali criticano la Lega, sono solo interessati a conservare a loro poltrona del (pre)potere, conquistata non per merito, ma per adesione ad un sistema politico costosissimo e inefficiente, che assicura loro facili carriere politiche e senza l’onta dello sporcarsi le mani o le scarpe con il duro lavoro quotidiano, al costo di non fare politica, di non cambiare nulla negli equilibri dei (pre)poteri che condizionano fortemente il benessere e la distribuzione di quella ricchezza che essi non hanno mai prodotto.

Difendono i loro interessi e non quelli delle aziende e delle famiglie italiane.

Difendono posizioni di lobby che hanno interessi contrari ai poli produttivi di questo paese, che si arricchiscono esclusivamente di denaro pubblico, di appalti pubblici, di convenzioni pubbiche, di posti di lavoro pubblici, di poltrone pubbliche.

Ma tutto questo stato dei parassiti fannulloni che non vogliono lavorare, è assolutamente contrario ad ogni cambiamento, fortemente intenzionato a lasciare il popolo che lavora e produce in schiavitù del parassitismo elevato a sistema, di funanboli e parolieri senza alcuna capacità politica, anti.storici senza una storia ed una tradizione, avendo rinnegata la propria e mai costruita una nuova.

Perchè costruire è come lavorare:
costa sangue e sudore.

E solo un movimento politico resta a difesa di chi lavora e di chi produce, si pone a contrasto di illegalità diffusa e mafie, si oppone alla corruzione morale e materiale che ingrassa chi non ha mai avuto nessuna intenzione di sudare per arricchirsi.

Un cancro attenta al futuro di chi crede nel lavoro, di chi, imprenditore o lavoratore, viene ricattato quotidianamente da una pressione fiscale impossibile e da uno stato vecchio, stanco, centralizzato e sprecone, è questo cancro, questa pericolosa malattia che distrugge l’unità, l’integrità ed il futuro di questo paese, e questo cancro parassita si chiama casta politica.

Il popolo è ricattato da questa casta, che impedisce agli uomini e alle donne libere di avere un lavoro, mentra assicura posti di lavoro pubblici a chi sostiene questa casta, vota questa casta, aprova questa casta assassina delle libertà fondamentali di ogni popolo e di ogni essere umano vivente.

Il voto di scambio è una invenzione di questa casta politica, che ha raggiunto il potere attentando al libero voto.

I cassonetti dei rifiuti sono pieni di schede elettorali dove non si vota per la Lega.

Mentre le strade sono ricolme di rifiuti dove non si vota per la Lega.

Questo vuole la casta, questo subisce il popolo.

Per questo la Lega vincerà la sua battaglia di libertà:

perchè il male travestito da amore non vincerà mai,
perchè il perdonismo travestito da bene, uccide il futuro del popolo.

In questo paese c’è un unico bene, ed esso è la libertà.

In questo paese c’è un solo difensore del bene, ed è la Lega di Umberto Bossi.

Il resto è solo una palla al piede, un cancro parassita che si nutre del sangue dei giusti.

Nutella: dopo tocca a Panettoni Lombardi e Pandoro Veneti

sabato, 19 giugno 2010

Un vero e proprio attacco a tutta la produzione dolciaria tradizionale italiana si celava dietro la legge definita come anti-nutella.

Infatti nel mirino del commissario europeo Dalli c’erano anche i Panettoni Lombardi ed i Pandoro Veneti.

Sotto la spinta di indignazione e di protesta create da questo blog e dal gruppo di Facebook (oltre 1.100 iscritti in meno di 24 ore) e dalla presa di posizione della Lega con la creazione del comitato creato dal vice-ministro Castelli ed al quale ha subtio aderito il governatore del Piemonte Cota, si è ottenuto il risulato di attirare l’attenzione dell’europa della burocrazia sorda e cieca sulla volontà popolare di continuare a consumare prodotti dolciari tradizionali, senza l’apposizione di bollini rossi punitivi in etichetta ed il divieto di pubblicizzarli.

Bisogna continuare questa azione sino a quando non verranno inserite nella normativa europea deroghe per i prodotti dolciari tradizionali.

Continuiamo a protestare e stare attenti alla evoluzione di questa normativa.

Si ringrazia la Lega Nord, l’unica forza politica che si è battuta per impedire questa ennesima ingiustizia europea nei confronti di famiglie e aziende italiane, anzi, soprattutto padane.

Infatti la nutella è piemontese, il panettone è lombardo ed il pandoro è veneto:

l’attacco era ben diretto al motore produttivo italiano, guarda il caso.

Il gruppo di Facebook “Salviamo la Nutella” lo trovate a questo link:

http://www.facebook.com/home.php?#!/group.php?gid=130956840261317&ref=mf

giugno 2006 – giugno 2010

giovedì, 3 giugno 2010

E ci risiamo.

Ogni volta che il federalismo sembra stia per essere varato, approvato e applicato, ecco il tradimento degli alleati.

Nel giugno 2006 mancavano all’appello i voti di Fi e AN per il referendum sulla devoluzione e sulla riduzione del numero dei parlamentari.

Oggi sono ancora il gatto berlusconi e la volpe fini creare situazioni di stallo e di crisi politica tali da rendere impossibile l’attuazione del federalismo.

Il giugno 2006 segnò l’inizio della fine del governo prodi.

Il giugno 2010 segna l’inizio della fine del governo berlusconi.

Il Federalismo Fiscale va attuato entro l’estate.

Basta depistaggi e finte guerre intestine:

a me, questa gente, non mi frega mai più.

O mantegono i patti ed attuano il federalismo fiscale entro l’estate, oppure da me non vedranno neppure un’oncia di consenso.

Rifare un’alleanza politica con chi ha dimostrato di volerti fregare per ben due volte non è utile e nemmeno sano.

Alternativa non c’è?

Mollare l’osso non è mai una buona soluzione.

Ma è sempre meglio che farsi prendere in giro in codesta maniera.

Sono tutti uguali quelli della casta:
traditori delle famiglie e delle aziende.

Il fallimento politico-isitituzionale

lunedì, 31 maggio 2010

Siamo alla follia più completa:

la manovra economica viene sottoposta al delirio lamentoso dei ministri che si son visti tagliare i fondi,

sottoposta al fuoco nemico degli alleati traditori finiani,

sottoposta alle ingiurie di una opposizione maldestra (ovvero sinistra)

ed infine, prima della decretazione,

sottoposta al preventivo vaglio della residenza della Repubblica che manifesta ampi dubbi sulla sostenibilità giuridica e istituzionale del provvedimento, ma sottomette anche alcune indicazioni nel merito riguardo a scuola e università, da sempre campo di mietitura elettorale della sinistra italiana.

Tutto questo è un assurdo allucinante cui un ormai ben più che dimezzato Berlusconi non avrebbe mai dovuto sottoporsi.

Questo stato è allo sfascio democratico ed isitituzionale.

Se non fosse per le proposte politiche e le riforme della Lega, saremmo in preda al panico istituzionale, alla follia politica più cieca e abbietta, saremmo in balia dello squallore intollerabile di una casta politica che vuole a tutti i costi sopravvivere a se stessa, mantenendo tutti i privilegi ed i prepoteri di cui si ciba, compresi quei parchi elettorali che aumentano a dismisura il debito pubblico.

E tutto questo, a danno delle famiglie e delle aziende, degli imprenditori e dei lavoratori.

Non se ne può più, tutto questo non è assolutamente tollerabile.

Viva la Lega,
abbasso tutti gli altri.

Tutti, indistintamente.

O con la Lega o contro la gente, le famiglie e le aziende

sabato, 22 maggio 2010

Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri:
“Non verranno toccate né la sanità né le pensioni, né la scuola né l’Università. E’ sicuro invece che il governo continuerà a mantenere i conti pubblici in ordine come ha fatto finora con una politica prudente, coniugando il rigore con l’equità e con il sostegno allo sviluppo”.

Berlusconi tenta una strada impossibile.

E’ infatti impossibile coniugare il suo aut aut sulla sanità, con una sanità che è vittima di un sistema di sprechi e di ruberie e naviga in una difficile condizione di evidente illegalità in alcune regioni del paese, condizionata pesantemente da un sistema privato convenzionato che pare dare buoni frutti solo nel nord del paese e che invece assicura una cattiva quanto eccesivamente onerosa qualità dei servizi sanitari nel sud.

Il fatto che vi sia un rapporto insegnati-alunni di 1 a 10 nella scuola pubblica italiana, – il più grande datore di lavoro europeo con un qualità formativa, sia in entrata che in uscita, fra le più basse del mondo occidentale – la dice lunga sulle quelle regole sulle quali si fonda e vive una scuola così malfatta.

E’ altresì impossibile coniugare il concetto di buongoverno dello sviluppo con una rete universitaria costosissima e capillare – un ateneo in ogni provincia italiana rappresenta una vera e propria follia gestionale ed organizzativa – che in molti casi, specie nel sud del paese, risulta essere completamente sganciata ed avulsa dai territori in cui è insediata e nulla apporta in fatto di ricerca alle aziende, al mondo della produzione e del lavoro.

E come si coniuga l’esigenza disperata di questo paese di infrastrutture nei trasporti snelle, veloci, economiche ed a basso impatto ambientale con un trasporto su gomma eccessivo, che nuoce gravemente alla sicurezza stradale, con la costruzione della TAV italiana, costata in altri paesi europei fra i 4 ed i 9 milioni di euro per chilometro e strapagata dagli italiani anche 70.000.000,00 di euro per chilometro?
E perchè si è scelto di collegare con la TAV territori come quello napoletano e salernitano, ignorando assolutamente il cuore produttivo del nord, il Veneto?

E con quale coraggio si vuol coniugare l’impressionante aggressione da parte di forze dell’ordine e della magistratura al mondo della illegalità troppo diffusa, della corruzione dilagante e della presenza derlle organizzazioni mafiose, sempre in prima fila in tema di appalti pubblici, con una politica che pare solamente contrastare i metodi investigativi?

E come si contempera questo contrasto alla malavita con la politica dell’indulto, del condono, dello stop alle intercettazioni, del ritardo nel varo del DDL anti-corruzione, e dell’aggressione meschina a giornalisti-cittadini del calibro di Roberto Saviano, che rappesenta certamente un simbolo eroico in un paese dove l’omertà viene scambiata con la tutela della privacy, ma che in un paese normale rappresenterebbe solamente un esempio di impegno civico e civile da seguire?

Ciò che trascinato nel baratro la Grecia sono stati proprio elementi come la corruzione dilagante, l’enorme debito pubblico derivante da una spesa pubblica impressionante e da un sistema pensionistico fuori da ogni logica.

Questi elementi rendono impossibile alle aziende italiane competere commercialmente e strategicamente con la prima azienda italiana per fatturato, la mafia calabrese, e incentivano le aziende migliori e più competitive a delocalizzare altrove i loro sistemi produttivi.

Chi produce ricchezza e lavoro sta fuggendo da questo paese.

Ma allora, chi pagherà questa sanità, questa scuola e questa università?

E’ ora di scelte storiche e drastiche:
bisogna decidere quali interessi si vuol tutelare.

E non sono ammessi errori o perdite di tempo.

O il governo italiano si stringerà attorno alla politica del buongoverno del ministro Tremonti e della Lega di Umberto Bossi, ovvero Berlusconi dovrà sempre più scendere a patti con alleati-traditori o ex tali e con la politica infausta del no al cambiamento e alle riforme leghiste, prime fra tutte, il federalismo fiscale.

Una lotta politica senza quartiere disegnerà il futuro di questo paese.

E se bersani, fini e casini continueranno la loro sventurata politica di avversione al cambiamento (a cominciare dalle loro ormai vetuste e stanche leadership), interpreteranno sempre più la parte di coloro i quali, in un momento di difficoltà del paese, tentano di emergere e di governare a suon di indulti, di perdonismo lassita e di buonismo spicciolo e fasullo, a danno del merito e dei sacrifici del popolo, delle aziende e delle famiglie italiane.

Berlusconi deve decidere, deve scegliere:
o con il futuro o contro il futuro, o con il cambiamento o contro il cambiamento, o con la Lega o contro la gente.

Poichè oggi, più che mai, le proposte leghiste incarnano le esigenze del popolo, il popolo sovrano.

Nulla oltre le proposte delle Lega: solo il baratro e l’oblio

lunedì, 17 maggio 2010

Tutti impazziti per la Lega, per il suo buongoverno, per le sue proposte politiche, per le sue riforme, per il cambiamento di questo paese, cambiamento frenato da tutte le posizioni politiche conservatrici di prepoteri e privilegi.

Tentiamo una analisi delle proposte alternative.

Partiamo dal sindacato italiano, ultimo in tutte le classifiche del mondo occidentale per gradimento, responsabile primario della rigidità della attuale legislazione sul lavoro e sostenitore dell’infarcimento allucinante che si è fatto di lavoratori dipendenti nella pubblica amministrazione e conseguentemente del pauroso debito pubblico che rischia di trascinare l’Italia nel baratro in cui è già caduta la Grecia.

L’ultima proposta di Epifani, segretario della CGIl in tema di lavoro?
Una proposta originale e geniale:
assorbire disoccupati cronici e storici nel comparto della scuola pubblica, già oberato dalla allucinante cifra di 1.500.000 addetti, che ne fa già adesso il primo datore di lavoro d’Europa, contro una preparazione scolastica fra le meno indicate nell’inserimento nel mondo del lavoro e di scarsissima qualità.
Così l’Epifani vuol dare il colpo di grazia all’Italia:
aumentare il debito pubblico italiano aumentando il numero dei dipendenti pubblici all’infinito, senza puntare ad una riqualificazione del settore e ad una rivalutazione dei miseri risultati conseguiti dalla formazione scolastica italiana.

Definirei questa proposta della cgil in linea con il suo passato, ed un vero colpo di grazia al paese, che di tutto ha bisogno, tranne che di aumentare la spesa pubblica e di fare della scuola italiana, il parcheggio di chi vuol vivere di denaro pubblico, invece di contribuire alla produzione della ricchezza.
E’ un po’ come il cane che si morde la coda:
questo comportamento è un vero e proprio tradimento degli operai del settore privato, dimenticati ed abbandonati dal sindacato italiano, ma anche gli unici lavoratori che partecipano alla produzione di quella ricchezza che il sindacato stesso vuole così male indirizzare e governare.
Ancora una volta assistiamo alle ambizioni politiche del sindacalismo italiano, vecchio, stanco e privilegiato, che si propone ancora una volta come un elemento distruttivo della tenuta del paese e del benessere comune, del quale vuol determinarne gli indirizzi, senza averne alcun mandato elettorale, alcuna delega popolare, alcun incarico di governo.

Stessa valutazione e considerazione va indirizzata alla miriade di partiti politici comunisti, scacciati fuori dal parlamentarismo italiano ed europeo, incapaci di raccogliere consenso e difendere il mondo operaio, ormai fortemente indirizzato al sostegno delle proposte leghiste.

capisco la rabbia, comprendo la gelosia e l’invidia, meno il rancore e l’attacco quotidiano alla Lega, che ha solo il merito di meglio interpretare le volontà delle aziende, delle famiglie e dei lavoratori italiani.

Passiamo ora alle proposte politiche dle Partito democratico.

Come?

Il PD non ha proposte politiche tranne l’illusione che andando ad elezioni anticipate possa recuperare quel credito che ha dimostrato di aver perduto nelle ultime elezioni regionali?

PD senza proposta politica, dunque, senza uomini e idee condivise dal popolo sovrano.
Preoccupato solo di salvare una dirigenza cresciuta e pasciuta nei privilegi del potere pubblico e nel posto di lavoro parlamentare cui tiene tanto.
Bene fa la Lega a chiedere una drastica diminuzione dei parlamentari allora, costosi e distanti dagli interessi della gente.

L’UDC chiede solamente di poter sostituire l’alleato traditore fini nel governo e nella maggioranza, ma purtroppo lo fa senza alcuna proposta politica, ma con l’unico fine di accedere al potere pubblico senza obblighi nei confronti del loro elettorato, che se avesse voluto l’udc nel governo, gli avrebbe conferito consenso e mandato relativo.
Tanta voglia di potere, e nessuna proposta politica seria e riformatrice, in perfetto stile democristiano.

Passiamo alle proposte politiche dell’Italia dei Valori.
Sì, lo sappiamo, l’antiberlusconismo.
E poi?
Politiche del lavoro?
Sicurezza delle imprese e delle famiglie?
Politica estera?
Gestione dei flussi migratori?
Anche in questo caso non si vede l’ombra di una proposta politica, se non un forte contasto a quelle targate governo Berlusconi.
Un po’ poco, direi.
Devono provare a fare di meglio.

Bene, anzi male, malissimo.
Abbiamo appurato che, nella opposizione italiana cone nel sindacalismo italiano, non esiste nemmeno l’ombra di una proposta politica.

Le uniche proposte sul tavolo politico, sono quelle della Lega, come al solito.

Il federalismo fiscale, sopra tutte.

Ma il federalismo fiscale è incompatibile con le organizzazioni mafiose, come ha dichiarato recentemente il ministro on. Roberto Maroni, ed anche incompatibile con il conservatorismo dei poteri (più o meno manifesti) e del poltronismo parassita e fannullone.

Ancora nessuna proposta al tagli dei posti di lavoro parlamentari o della riduzione dei relativi stipendi e privilegi perviene allo stato, se non quella della Lega.

E allora, tirate le somme, chi fa politica in Italia?

La Lega.

Ma allora, tutti gli altri, cosa fanno?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Nei libri di storia si racconterà della pochezza umana che certa casta politica espresse, proprio quando vi era un disperato ed estremo bisogno di riforme e di cambiamento, di lavoro e di ricchezza.

E la condanna di chi leggerà quei testi di storia, sarà unanime, dura, determinata.

Sarà la condanna della storia, quella di una lettura degli avvenimenti storici odierni, stracolmi di nanismo politico e sindacale.

Sarà il giudizio della storia nei confronti di chi ha avuto il coraggio e la forza di cambiare questo paese, dando una svolta storica, l’unica possibile, l’unica attuabile, l’unica che risponda alle reali esigenze del popolo italiano:
sarà il leghismo ad essere ricordato come il fattore primario del cambiamento di un paese difficilmente governabile e impossibilmente riformabile.

Sarà la storia a dare a Dio quel che è di Dio e alla Lega e ai leghisti, tutto il resto.