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L’Italia fallisce nella monnezza napoletana

martedì, 17 luglio 2012

In pochi giorni, l’agenzia di Credit Rating Moody’s declassa di ben due livelli il debito sovrano e fa altrettanto con regioni, enti e finanziarie locali.

Il crack è di quelli senza ritorno, specie per città come quella di napoli, il cui rating è ormai prossimo alla valutazione junk, che significa rifiuto, scarto finanziario, monnezza, appunto.

Così si decreta l’ennesimo downgrade italiano, frutto di uno “stile di vita” e di un modello a-sociale errato e suicida:

quello napoletano.

Certa napoletanità infatti trascina il paese nel vortice del fallimento, guidandolo dalla Presidenza napoletana della repubblica, una presidenza che attacca a testa bassa la Procura della Repubblica di Palermo che inadaga le istituzioni italiane nella resa dei vertici istituzionali nella ormai famigerata “trattativa mafia-stato”, a seguito delle indicazioni provenienti da intercettazioni telefoniche che vedevano coinvolto il napoletano ministro dell’Interno e Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura nicola mancino ed il Colle del Quirinale, retto da un Capo dello Stato napoletano già ministro dell’Interno.

Invece di rendere pubbliche le intercettazioni telefoniche che sono alla base delle indagini della procura palermitana, il Quirinale adotta misure di tutela, di contrasto, di chiusura e di insabbiamento istituzionale che rendono impossibile al cittadino qualunque il verificare se i vertici istituzionali abbiano o meno tradito (Alto Tradimento) lo stato ed il popolo sovrano svendendoli alle Organizzazioni mafiose.

Mentre aleggia sulla Italia contemporanea quel “Mafiosen” di Angela Merkel, adottato con una rinnovata misura del rigore nei confronti dell’Italia all’indomani dell’annuncio del rientro in politica di silvio berlusconi.

Se ne trae una complessiva sensazione di durezza nei confornti di un paese assai corrotto e mafioso come è l’Italia, paese che pretende di non ricevere i controlli di una superiore unità politica europea che possa controllare i bilanci pubblici e limitare l’abuso del potere pubblico.

Ora la corda politica è molto tesa e rischia di spezzarsi nel fallimento dell’intero paese.

Alcuni provvedimenti riporterebbero certamente ed in breve tempo l’Italia fra le grandi potenze mondiali.

I provvedimenti sono questi:

1 – esclusione dall’Italia delle regioni sicilia, calabria e campania;
2 – adozione della Pena di morte per i comportamenti mafiosi, per la corruzione politica e burocratica.

Ma un vertice istituzionale che aggredisca la Procura di Palermo, Oggi come Ieri, ha sin troppo timore di quel che accadrebbe se i comportamenti mafiosi fossero eliminati e duramente puniti:

sarebbe la fine di ogni trattativa, la fine dell’equilibrio disegnato fra stato e mafie, ogni verità salterebbe fuori, ed il potere pubblico, griderebbe vendetta per tutti gli abusi e le prevaricazioni subite.

Intanto mi domando:

ma quali eccelse esperienze, facoltà e capacità avranno sottomesso le cariche istituzionali italiane ad una dittatura napoletana, campana e siciliana in tutti questi anni?

Chi ha tradito e chi ha difeso il popolo?

Ed è stato un basso, un medio ovvero un Alto Tradimento?

E soprattutto:

chi mai pagherà con la propria vita per tutto questo?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Corruzione ed Evasione: la truffa del debito pubblico italiano

giovedì, 8 dicembre 2011

Il debito pubblico italiano, frutto esclusivo della corruzione politica e burocratica e della evasione fiscale, continua a preoccupare l’economia e la finanza globalizzata.

L’agenzia di rating internazionale cinese Dagong Global Credit Rating ha ieri declassato il debito pubblico sovrano della repubblica italiana da A – a BBB, con un outlook negativo, il che, per un paese avanzato e complesso come è l’Italia, equivale a ridurre la valutazione finanziaria (ma anche e soprattutto di tenuta economica e politica del paese) ad un livello che porta l’Italia al di fuori del giro delle grandi potenze economiche mondiali.

L’Italia è fuori dal grande giro che conta, con un futuro che promette solo peggioramenti, sacrifici immensi e dolorose perdite di potere d’acquisto, potere contrattuale e peso politico.

Il rischio di contagio della crisi italiana, mette in pericolo l’intera Eurozona.

Infatti il giorno successivo al downgrade italiano e la minaccia da parte dell’agenzia di rating internazionale Standard & Poor’s di declassare l’intera eurozona, ecco arrivare il declassamento effettivo del rating francese da AA- ad A+.

La situazione europea, ed in particolare la condizione italiana, appaiono sempre più critiche e pericolose.

L’Italia, in particolare, è ormai solo ad un passo dal vedersi valutati i bond italiani (BOT e BTP), emessi a garanzia e rifinanziamento del debito pubblico sovrano al valore della mera carta sulla quale sono stampati.

L’indicazione del rating italiano a BBB infatti, porta il bond italiano ad un passo dalla definizione di “junk bonds” (titolo spazzatura), così come è definito nella Bond Rating Definition:

AAA and AA: High credit-quality investment grade

AA and BBB: Medium credit-quality investment grade

BB, B, CCC, CC, C: Low credit-quality (non-investment grade), or “junk bonds”

D: Bonds in default for non-payment of principal and/or interes

Il declassamento ulteriore del debito sovrano italiano porterebbe ad un indirizzo di disinvestimento e di non investimento in titoli italiani.

Sarebbe la certificazione di morte della repubblica italiana, sarebbe la realizzazione del completo fallimento dell’entità statuale italiana, sia come unità politica che come unità economica e finanziaria.

Ma il passo è più breve di quel che si pensi.

Esiste infatti un debito pubblico italiano nascosto fra le pieghe dei bilanci (e fuori da essi) locali, regionali, provinciali e comunali, compreso e soprattutto l’universo delle società pubbliche e pubblico-private di “presunto servizio pubblico” locale.

La domanda giusta è:

le agenzie di rating internazionale hanno dati ed informazioni analitiche su questo debito pubblico grande quanto quello sovrano?

Le agenzie di rating sono a conoscenza che il debito pubblico italiano è frutto esclusivo della corruzione politica e burocratica e della evasione fiscale?

Le agenzie di rating sono a conoscenza del fatto che il 90% dei grandi appalti pubblici italiani viene aggiudicato alle organizzazioni mafiose?

Inoltre, perché dovrebbe pagarlo il popolo italiano questo debito pubblico costruito con la corruzione politico-burocratica?

E perché dovrebbe pagarlo un francese piuttosto che un tedesco o un olandese il debito pubblico italiano della truffa organizzata e continuata?

E perché lo stato italiano non rende pubblici i dati sulla partecipazione al prelievo fiscale?

Quanto partecipano effettivamente al prelievo forzoso fiscale i lavoratori dipendenti ed i pensionati?

E quanto gli artigiani?

Quanto i commercianti?

Quanto i professionisti?

Quanto gli industriali?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Downgrade italia – Declassamento debito pubblico italiano

mercoledì, 5 ottobre 2011

Non sono nemmeno passate 24 ore dalle ultime dichiarazioni del ministro delle finanze italiano che rassicuravano sulla tenuta dei conti pubblici nonostante la crescita zero che la società di rating internazionale Moody”s declassa di ben tre livelli proprio il debito pubblico italiano, frutto di decenni di spesa pubblica senza limiti e di conti pubblici fatti alla napoletana, cioè male, molto male, anzi, malissimo.

Il fallimento del sistema italia ottiene un’altra certificazione ufficiale, l’ennesima, se ve ne fosse stato il bisogno.

La casta politica e quella burocratica si sbracciano nell’inutile tentativo di difendere l’indifendibile apparato pubblico italiano, macchina spaventosamente costosa quanto troppo spesso inutile ed inefficiente.

Evidentemente, le caste corporative del prepotere pubblico difendono solo ed esclusivamente il loro status quo, i loro privilegi strapagati, il loro potere pubblico.

Già, il “loro potere pubblico”, poiché lo scollamento fra paese reale e pubblica amministrazione in italia è divenuto una frattura insanabile, un crepaccio incolmabile.

Quel potere pubblico che è stato ideato e progettato per essere al servizio dei cittadini, del popolo sovrano, delle famiglie e delle aziende italiane, è oggi utilizzato come una clava contro gli interessi dei cittadini, abusato in ogni modo da una casta corporativa dominante che rappresenta essa stessa il limite assoluto del fallimento italiano.

Il taglio del rating sul debito pubblico italiano proietta un outlook negativo sulla tenuta dei conti pubblici italiani ed è stato motivato dall’andamento negativo di tre fattori di rischio:

1 . l’aumentato rischio italiano nella possibilità di reperire fondi;
2 . l’aumentato rischio sulla decrescita economica;
3 . l’aumentato rischio per la messa in atto dei piani di austerità varati dal governo italiano.

Un declassamento di ben tre livelli per il rischio sul debito pubblico italiano che lo porta a sole cinque livelli dai famigerati junk bonds, quelle obbligazioni definite come “spazzatura” perché ad alto rischio di solvenza e rendimento.

Si annota infatti, che le manovre del governo italiano non diminuiscono affatto la spesa pubblica, che continua a volare e crescere, determinando una conseguente crescita del debito pubblico sovrano.

Si ringrazia la casta politico-burocratico-partitocratico-corporativa italiana per il magnifico esempio di inettitudine e di inefficienza dimostrato nel tempo ed in questi anni di crisi in particolare, laddove il limite peggiore da superare per il sistema paese non è al crisi internazionale in quanto tale, ma i limiti impossibili della sua stessa classe dominante, tutta da sostituire e nel più breve tempo possibile per salvare il salvabile.

Se pur vi sia ancora qualcosa salvare.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X