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Non si tratta con mafiosi e terroristi

venerdì, 4 marzo 2016

Uno stato di diritto, che si autodefinisca democratico, repubblicano, libero e liberale, può scendere a patti e trattative con mafie e terrorismo?

Questa domanda non è retorica:

è invece una accusa ben precisa.

Tralasciando momentaneamente la squallida e vile vicenda della Trattativa stato-mafia che ha svenduto sovranità ed esercizio del potere esecutivo e legislativo alle mafie italiane, concentrerò la mia attenzione nelle vicende che vedono italiani rapiti dalle mafie musulmane e dal terrorismo islamico.

Il 4 febbraio 2005 viene rapita dall’Organizzazione della Jihad islamica Giuliana Sgrena, mentre si trovava a Baghdad.

Per la sua liberazione lo stato italiano paga ai terroristi islamici (questa frase mi da i brividi e un certo senso di profonda nausea) un riscatto per la liberazione della Sgrena di oltre 5 milioni di euro.

L’auto su cui viene trasferita la Sgrena dopo la sua “liberazione” viene bersagliata da soldati americani con non meno di 3-400 colpi:

nel tiro al bersaglio americano perde la vita Nicola Calipari e viene ferito Andrea Carpani, entrambi funzionari del SISMI.

Nei nostri giorni, Fausto Piano e Salvatore Failla, due dei quattro ostaggi italiani in Libia che sarebbero stati dapprima rapiti da una banda mafiosa e poi “ceduti” (leggi venduti) alle bandiere nere di Sabrata, vengono uccisi da unità miliziane fedeli al governo di Tripoli, quello non riconosciuto dalla comunità internazionale.

Oggi, apprendiamo che gli altri due ostaggi italiani (Filippo Calcagno e Gino Pollicardo) in mano alle mafie musulmane e al terrorismo islamico sono stati rilasciati.

L’intera operazione pare sia costata 12 milioni di euro, forse inizialmente versati per sbaglio e in parte al loro autista (complice dei mafiosi che li rapirono, ma non dei terroristi ai quali furono venduti).

Il 1º agosto 2014 intanto, venivano rapite Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, sequestro di persona a scopo di estorsione avvenuto ad Aleppo in Siria, durante la guerra civile siriana e nel territorio controllato dai ribelli siriani, alleati dell’ISIS.
Greta Ramelli e Vanessa Marzullo è stato un caso di sequestro di persona a scopo di estorsione avvenuto ad Aleppo, nel nord della Siria, la notte fra il 31 luglio e il 1º agosto 2014, dove da tempo combatte l’Esercito siriano libero, nella fase più cruenta della Guerra civile siriana; vittime del rapimento sono state le due cooperanti italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, entrambe ventenni[1]. Le due ragazze sono state liberate il 15 gennaio 2015 a seguito di una lunga trattativa fra con il Fronte al-Nusra e, anche se non confermato ufficialmente, dietro il pagamento di un riscatto.
Vengono “liberate” il 15 gennaio 2015 a seguito di una lunga trattativa fra con il Fronte al-Nusra dietro il pagamento di un riscatto di 12 milioni di euro (talune fonti musulmane citano 20 milioni).

Cosa possiamo dedurre da queste vicende?

1)
lo stato italiano paga il riscatto a mafiosi musulmani e terroristi islamici per liberare cittadini italiani sequestrati proprio a scopo di riscatto;

2)
il costo unitario pagato dallo stato italiano è di 6 milioni di euro per un singolo rapito e 12 milioni per due rapiti;

3)
esiste quindi un consolidato rapporto tra le istituzioni italiane con i mafiosi musulmani che sono legati alle mafie che inondano l’Italia di clandestini (pagano singolarmente circa 4 mila euro il viaggio verso l’Italia), e tale rapporto è consolidato e continuo, con tanto di catalogo prezzi, qualunque siano le sigle e in qualunque parte del mondo arabo e musulmano avvengano queste trattative.

Sorge spontanea la domanda:

che stato di diritto è questo?

Uno stato che tratta e svende la sovranità popolare a mafie interne ed esterne e terrorismo interno ed esterno?

Non dimentichiamo infatti, che il terrorismo islamico agisce nel nostro paese e gli allarmi lanciati dagli organismi antiterrorismo confermano l’altissimo rischio che vive l’Italia.

Ma, lo stato, non dovrebbe difendere la Sicurezza Interna ed Esterna del paese (nazione, patria)?

E invece, cosa fa?

Scende a patti e compromessi con i nemici della sicurezza interna ed esterna italiana?

Finanzia le mafie e il terrorismo?

Non meraviglia se, di fronte a tale vile pronazione al terrore i soldati americani e le milizie anti-ISIS bersaglino il frutto di un tale tradimento.

Attenzione a questo passaggio:

in un teatro di guerra al terrore globalizzato, ogni finanziamento al terrorismo islamico può essere visto e punito come un tradimento.

E, per dirla proprio tutta, anch’io penso che sia un tradimento del popolo, del territorio e del giuramento di fedeltà allo stato italiano finanziare e scendere a compromessi, patti e trattative con i suoi principali nemici:

così son bravi tutti a governare e lo sarebbe persino un bimbo di due o tre anni.

Sapete qual’è il problema della casta politica italiana?

Il problema è che NON HANNO LE PALLE, per vivere come per governare e difendere la vita altrui.

E questo è un fatto grave e serio.

Questo è un gravissimo atto di tradimento ed andrebbe perseguito e inibito.

Gustavo Gesualdo
spacciatore di palle
cacciatore di pallisti

Terrorismo islamista: da organizzato a individuale

venerdì, 24 maggio 2013

Le modalità del terrorismo islamista e islamico mutano da azioni eclatanti come quella dell’11 settembre 2001 ad isolate azioni “fai da te”.

Cambia anche il modello del terrorista che oggi è solitamente un cittadino occidentale convertito all’islam e poi utilizzato per l’azione terroristica.

Ovvero un cittadino immigrato in occidente, non integrato o apparentemente integrato, ed inserito come cellula dormiente di un terrorismo sempre più infiltrante le società occidentali.

La mira del terrorismo internazionale fondamentalista di matrice islamica è quella di creare azioni di disturbo alla sicurezza pubblica e privata, in attesa che il numero dei soggetti di religione, fede, credo ed obbedienza islamica diventino maggioranza nei paesi occidentali, prenderne il potere attraverso il metodo democratico della maggioranza dei numeri e dei voti ed espandere l’islam sino al raggiungimento di una unica religione globale:
l’islam della Shariʿah.

Più volte negli anni i servizi segreti di avveduti paesi occidentali avevano previsto questo andamento ed avevano avvertito sui futuri “cambiamenti di stile” del terrorismo islamico.

Più volte da questo blog, sono partite riflessioni sulle ripercussioni delle politiche filo-arabe italiane, sia di destra che di sinistra, politiche che hanno fondato il convincimento nel terrorismo islamico di avere la possibilità di incidere sulle divisioni interne di un mondo occidentale ed europeo assai degradato, sfiduciato e fallito, democraticamente attaccabile ed infiltrabile.

Il Libano e la sua storia recente (e non la Palestina) è l’esempio più calzante per comprendere come l’islam dei mussulmani procede ad acquisire la maggioranza del consenso democratico di un paese per imporre definitivamente l’islam.

Il multiculturalismo è fallito, ma la mancata integrazione produce violenza

L’insanabile contenzioso sociale europeo

La risposta al suicidio civile euro-occidentale secondo Anders Behring Breivik’s

Il terrorismo, sia di andata (islamico) che di ritorno (anti-islamico) va ricondotto ad una razionale visione di prevenzione della sicurezza, prevenzione che tutti i servizi segreti e di intelligence europei hanno dimostrato non essere sufficienti.

Perché ancora non si è capito, non si vuole capire e non si vuole lasciare ad intendere che la soluzione a questo tipo di attività terroristiche sta nella eliminazione di quei modelli e quegli stili di vita che sono incompatibili con il modello di civiltà avanzata e che rischiano di frammentare e disunire l’occidente, sia viso come monolite della libertà e della civiltà, sia visto come somma di paesi al cui interno gli stili di vita malati, patologici e incivili portano consenso ed attaccano alla stregua del nuovo terrorismo islamico l’unità delle società moderne occidentali, cadute in profonda crisi di identità e di vedute.

In questa battaglia di intelligenza e di razionalità si gioca tutto il nostro futuro, come pure il futuro del globo terrestre.

Forse Anders Behring Breivik non era poi così pazzo di quanto hanno voluto farci credere.

Tanti auguri.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino “X”.

Obama, l’islam, Ground Zero e la resa degli USA

sabato, 14 agosto 2010

Incredibile.

Non so se il Presidente degli Stati Uniti d’America si rende conto della portata della sua decisione di consentire alla costruzione di una moschea, luogo di culto di fede musulmana, nello stesso luogo dove il terrorismo islamico ha prodotto la sua più alta violenza nei confronti del mondo libero e civile:
Ground Zero.

Lì, dove si ergevano le Twin Towers, lì dove migliaia di cittadini americani hanno perso la loro vita nel più vile attentato terroristico che la storia dell’umanità ricordi, lì, dove gli USA sn stati colpiti a morte, nel cuore ferito di quella new York che incarna il mito della libertà e della civiltà occidentale e democratica, lì, proprio lì, Obama acconsente alla costruzione di una moschea musulmana, di quella fede islamica che più di ogni altra incarna il mito anti-libertario planetario, di quell’islam che fa di donne e bambini degli schiavi senza diritti in tutto il pianeta, di quell’islam, che nella sua parte peggiore, violenta e razzista, odiosa e rabbiosa, rappresenta il primo nemico alla sussitenza stessa della vita degli uomini e delle donne liberi di tutto il mondo.

Incredibile.

Obama, il musulmano Obama, il presidente americano Obama, non si rende conto che questo atto rappresenta certamente una resa incondizionata al terrorismo islamico?

Non si rende conto Obama che consentire in Ground Zero la costruzione di una moschea musulmana rappresenta uno schiaffo in pieno viso a quegli americani che in quello stesso luogo, hanno perso la loro vita e la loro libertà per mano del terrorismo islamico?

E non si rende conto il musulmano Obama che questo atto pone più di un dubbio sulla capacità di un presidente americano musulmano di anteporre gli interessi americani a quelli della religione musulmana, che nella sua accezione più violenta e anti umana, odia la libertà americana più di ogni altra libertà planetaria e nella sua accezione più mediamente ordinaria, non consente alle donne di godere di quella “libertà che illumina il mondo” il cui simbolo femminile svetta nella stessa città di New York?

E se i musulmani, in un domani che nessun uomo libero accetterebbe, raggiunta la maggioranza demografica e democratica negli USA, chiedessero di mettere il velo alla figura femminile della Statua della Libertà e di iscrivere la parola Corano sul libro da essa tenuto in mano?

Cosa farebbe il presidente Obama?

Calerebbe ancora i calzoni di tutti gli americani per onorare la libertà di culto musulmano?

E questa sarebbe la realizzazione del concetto musulmano dell’ordinare il bene e del vietare il male?

Incredibile.

La luce che illumina il mondo si è forse spenta, per sempre?

L’egemonizzazione plantaria dell’islam raggiunta attraverso il cavallo di troia delle democrazie occidentali, il concetto democratico del potere dei numeri?

Barack Obama:

ma da che parte stai, e quale concetto di libertà difendi?

Forse quell”unico concetto di libertà possibile per un musulmano:

la sottomissione incondizionata all’islam dell’intero pianeta, proprio nel nome di quella libertà che i musulmani nel mondo dimostrano quotidianamente di avversare?

Io non mi sottometto all’islam, io difendo la libertà degli uomini e delle donne del mondo libero.

No, non certamente Barack Obama.

Ma certamente io, io uomo nato libero, io uomo che non si sottomette all’islam, io uomo che una moschea a Ground Zero, non la farei costruire mai.

Io, fratello e figlio di una donna libera, io, che sono figlio della libertà, io che difenderò sempre la libertà dei miei figli di vivere senza vergogna.

L’ONU non esiste più: è caduta sotto la bandiera islamica

venerdì, 26 marzo 2010

Gli ultimi atti dell’ONU manifestano una grave avversione allo stile di vita delle libere democrazie occidentali ed alla religione cristiana.
Sulla spinta di stati etici dittatoriali islamici, l’ONU approva una risoluzione contro la “diffamazione delle religioni”, in particolare, dell’Islam.
Questa risoluzione è stata approvata con il voto contrario di Unione Europea e Stati Uniti d’America.
Di conseguenza, l’Onu, ormai sottomessa alla folle volontà colonizzatrice della novella espansione islamica, inizia ad attaccare tutti i capisaldi delle libere democrazie civili ed avanzate nel mondo:
– condanna la Svizzera per il divieto referendario di edificare minareti su suolo elvetico;
– condanna Israele per il blocco di Gaza e dice un secco NO a nuovi insediamenti dei coloni israeliani;
– condanna la politica di gestione dei flussi migratori italiana che ha portato ad un repentino crollo delle domande di asilo nell’europa meridionale ( -42% solo in Italia);
– incontra i ribelli afgani che fanno riferimento all’ex signore della guerra e della droga per accoglierne il “loro” piano di pacificazione dell’Afghanistan;
– non condanna la “jihad islamica” (guerra santa) contro la Svizzera e contro gli infedeli in tutto il mondo lanciata da Al Quaida, dai talebani e dagli stati etici dittatoriali islamici.
– non condanna i continui massacri di cristiani che avvengono nel mondo intero per mano degli islamici.

Beh, l’ONU ha passato il segno.
Io non mi riconosco più in questo ente sovranazionale e non gli riconosco nessun potere su di me e sul mio futuro.
L’ONU è caduto sotto la bandiera islamica.
L’ONU, si è sottomesso all’islam.
Il termine islam si traduce infatti nella lingua italiana con il termine sottomissione.
Ma io, non condivido tutto questo, io, non mi sottometto all’islam.