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Riflessioni a tastiera aperta – 5 maggio 2013

domenica, 5 maggio 2013

Chi non sa cosa sia la realtà non ha il diritto di assumere la ragione e licenziare la follia. Andate a lavorare una vita nei campi, prima!!

Secondo perfette idiote politiche @lauraboldrini #kyenge il senegalese immigrato clandestinamente i Italia, spacciatore di droghe stupefacenti e femminicida deve avere cittadinanza italiana.

Il primo partito italiano, quello del non voto, esiste a causa della presenza della nociva e dannosa casta politico-burocratico-sindacale.

L’unica imposta (IMU) che prevedeva importanti sconti per le famiglie numerose viene sospesa dal governo. Casta di idioti senza alcun valore.

Nel paese dei mafiosi che vivono in clandestinità si vuol eliminare il reato di clandestinità. Senza cervello si fallisce. Senzadubbiamente.

L’inverno di decenni di errate politiche in favore degli omosessuali in Gran Bretagna porta il frutto amaro della violenza omosessuale.

Quando un paese non ha più identità e storia, il suo popolo non ha futuro alcuno.

Italiano è chi parla italiano, mangia italiano, vive italiano. Chi non ama l’italiano è straniero.

Immigrati integrati in Italia? Li hanno affiliati a Cosa nostra? Ma dove vivete?

Il flusso eterofobo, il reflusso anti-bianco, il disgusto anti-cristiano.
Attenti a non esagerare. Scatole piene. Misura colma. Pazienza finita.

L’eterofobia spinge idioti a fare i saccenti insapienti. No cervello? No Party!

Mai fatta una cosa buona e giusta a sinistra. Basti vedere quante volte si sono suicidati.
Quando il paese ha bisogno, loro non ci sono. Mai.

L’Italia ha di già imboccato il viale del tramonto da qualche decennio.
Il suo fallimento sarebbe solo rogito notarile.

E lo chiamano partito democratico: chi raccoglie più consenso dentro e fuori del partito è tagliato fuori da accesso al potere.

Il PDL piemontese contro il PDL siciliano: la questione meridionale resta forte e irrisolta, sebbene taciuta e insabbiata. La riedizione napoletana al Quirinale prova quale parte del paese eserciti effettivamente il potere pubblico in Italia. Ed espone anche le responsabilità nei confronti del fallimento dello stato di diritto.

L’intelligenza, l’ignoranza e la questione bizantina

mercoledì, 4 aprile 2012

Quando a stento si rasenta il suolo con il capo, inutili sono le alzate di testa:

si rischia solo di prendere ceffoni a iosa dal primo che passa da lì, per caso.

Manca la qualità umana, manca la stoffa, manca la professionalità.

Tutto qui il deficit italiano.

Ma soprattutto, manca l’intelligenza, emarginata nella società italiana perché estranea all’ignoranza, alla arroganza e alla presunzione, e perché invece provvista di civica educazione.

E allora, è venuto il momento di dire a chi abusa della buona educazione altrui:

siete solo dei porci senza ali, dei bovini che si fanno trascinare con l’anello al naso, dei caproni belanti e petulanti che tutto giudicano e nulla decidono, solo una massa di trogloditi sottosviluppati.

E per far felice il premier Mario Monti, che con molto savoir faire definisce tutte queste brutture umane e sociali come dei “bizantinismi”, aggiungiamo l’epiteto “bizantini”.

Poveri bizantini:

secondo me erano certamente un popolo migliore di questo.

Ed ha ancora una volta ragione, ieri come oggi, Benito Mussolini:

“Governare gli italiani non è difficile, è inutile”.

Ed ha ancora una volta ragione, ieri come oggi Aldo Moro:

“Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.

E la cultura atavicamente radicata in questo paese sa sempre come ripagare chi lo salva o lo valorizza:

lo crocefigge come Gesù Cristo, lo fucila e lo appende a testa in giù in pubblica piazza, lo lascia morire nelle mani del terrorismo politico.

Mario Monti dovrebbe essere insignito del Premio Nobel per la sua opera attuale.

Io li avrei lasciati morire di fame e di sete:

non meritano altro che questo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Corruzione e Furto

mercoledì, 14 marzo 2012

Ogni volta che la Magistratura e gli investigatori delle Forze dell’Ordine sorprendono un politico o un burocrate italiano con le mani nel sacco della corruzione, ecco arrivare la solita frase giustificativa:

non ho messo un solo euro nelle mie tasche personali, quelli, erano danari per il partito.

Insomma, la vecchia ed irrisolta solfa dei finanziamenti illeciti ed illegali ai partiti politici, ottenuti con l’estorsione, l’abuso d’ufficio, la minaccia di non garantire un diritto acquisito e normalmente esercitabile dal cittadino-lavoratore.

Ma è ora di fare chiarezza, una volta per tutte, su questo equivoco sui termini di ladro e di corrotto.

Rubare per il partito, invece che per se stessi, è sempre rubare.

Essere corruttibile per il partito, invece che per se stessi, è sempre essere corruttibili.

Un ladro non si distingue dal fatto che rubi per se o per altri, ma per il fatto che egli rubi.

Un corrotto non si distingue dal fatto che egli si faccia corrompere per se o per altri, ma per il fatto che egli pretenda ed incassi una tangente.

Insomma, in un paese dove le mafie imperano come primo agente economico e l’usura massacra famiglie ed aziende sane insieme alla evasione fiscale ed alla corruzione, ecco che alla fine della fiera, un corrotto non è nemmeno un corrotto ed un ladro non è un ladro.

Sta di fatto che per me, un mafioso è un morto che cammina, un corrotto è un delinquente che abusa del potere pubblico al fine di arricchire illecitamente ed illegalmente se e/o il suo gruppo politico, ed un ladro è uno che ruba, sia che compia l’atto per se che per conto terzi.

Intanto, la normativa anti-corruzione viene insabbiata da decenni dalla casta politica italiana.

Io rubo, tu rubi, egli ruba, noi, rubiamo, voi rubate, essi rubano.

E tutti stanno zitti, perché semmai, rubano tutti.

E l’italia è di nuovo unita dal nord al sud sotto il segno della corruzione:

ma bravi!

Questa è l’italia.

Ed io, evidentemente, non sono italiano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Prossima fermata: futuro

lunedì, 6 giugno 2011

Ne ho le tasche piene di questo paese:

se non accetti i compromessi che uccidono questo paese, sei un immaturo.

Sarà forse che sono un immaturo, ma ritengo di essere un immaturo almeno maturo quanto uno svizzero, un tedesco o un austriaco.

Tutto, meno che un italiano.

E se questo assioma spiega perchè l’italia naviga in un mare di merda, beh, allora chiamatemi pure immaturo:

ne sarò felice ed orgoglioso.

Il mio motto preferito:

du vat duwillist, aber du vat.

Tradotto letteralmente viene:

fai ciò che devi, accada quello che può.

Io amo tradurlo anche con:

fa ciò che vuoi, ma fa qualcosa.

Ed io so cosa fare:

non arrendermi allo sfascio incivile che sommerge ogni giorno della nostra vita.

Non abbiamo solo diritto ad un paese normale, ma ne abbiamo il dovere.

E accada quel che può.

Ci risiamo: Unione Europea contro la lingua italiana!

martedì, 6 luglio 2010

Incredibile ma vero.

L’attacco allo stile di vita italiano da parte della Unione Europea continua imperterrito.

Dopo il tentativo di penalizzare la Nutella come tutti i prodotti dolciari tipici italiani (panettone, pandoro, etc) e dopo il tentativo di togliere il Crocifisso dalle scuole, ecco arrivare un’altra mazzata che rischia seriamente di penalizzare le aziende italiane puntando sul brevetto unico euroepo basato esclusivamente su tre lingue:

francese, inglese e tedesco.

Ancora una volta vogliamo dire NO a questa politica che punta ad annullare ogni identità italiana, che sia linguistica o industriale, del genio e della fantasiosa intelligenza italica o commerciale, alimentare o culturale, religiosa o territoriale.

Ancora una volta dobbiamo schierarci a difesa del nostro territorio e delle sue peculiarità ed indentità contro questa unione europea fatta di stupida burocrazia senza un’anima.

Diciamo NO all’idiozia burocratica centralizzante di questa unione europea e diciamo ad alta voce che noi,
vogliamo salvare la lingua italiana, diciamo che noi,
Salviamo l’Italiano!

Gruppo Facebook “Salviamo l’Italiano”

http://www.facebook.com/group.php?gid=108117772573274&v=info&ref=ts

P.S.
singolare è la notazione che per l’unione europea non siano da salvaguardare le lingue a diretta discendenza latina come possono e sicuramente sono più di altre, quella italiana e quella spagnola, anch’essa eliminata dal nuovo brevetto europeo, nonostante l’idioma ispanico, sia il più parlato nel mondo intero.
Ancor più singolare è l’osservazione che, al fine di rendere un utile servizio alla standardizzazione del modello linguistico legato al nuovo brevetto europeo, la UE non abbia pensato ad un solo modello linguistico, ma ad una triade, smentendo di fatto che l’obiettivo vero sia quello di facilitare il sistema di brevettazione.
tre lingue ovvero 5 lingue, che differenza fa?
la vera differenza sarebbe UNA lingua piuttosto che tre o cinque.
Frutti e figli degli accordi della leadeship che domina la UE?
Beh, in tal caso va ricostituita l’unione europea, magari secondo un modello federato e federalista, che salvaguardi le identità territoriali e renda unito quel che altrimenti, non sembra affatto unito, bensì, subito.