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Downgrade Italia – italian government in trouble – italienischen Regierung in Schwierigkeiten

lunedì, 26 settembre 2011

Il governo italiano naviga in serie difficoltà dopo il downgrade che ha colpito l’intero sistema paese, il sistema bancario ed ultimamente, alcuni comuni importanti del nord (Milano, Bologna, Genova), alcune regioni (Sicilia, Emilia Romagna, Liguria, Umbria, Marche, Friuli Venezia Giulia) e le due province di Roma e Mantova.

Le società di rating internazionale esprimono così il loro dissenso rispetto al modo di produrre spesa pubblica incontrollata e conseguente debito pubblico che crea notevoli imbarazzi al sistema economico e finanziario europeo, occidentale e globale.

Eppure il governo italiano pare proprio non accorgersi di quanto pericolosa sia la condizione in cui naviga un paese stressato e depresso come l’italia in un momento di crisi così grave e duraturo.

Le ultime esternazioni del ministro della Pubblica Amministrazione che fanno seguito all’ennesimo annuncio di misure in favore della crescita economica lanciato ieri dal premier, aprono un panorama piuttosto deludente rispetto alle scelte politiche che intende portare avanti il governo italiano.

Innanzitutto, non si fa alcuna menzione in tali misure preannunciate da un ministro del governo di una determinata, convinta e drastica diminuzione della spesa pubblica italiana, di come questa spesa debba essere drasticamente diminuita e di quali spese debbano essere eliminate o modificate dalle voci del bilancio statale.

In buona sostanza, la scelta governativa non sembra puntare alla riduzione della spesa pubblica e del debito pubblico italiano.

In riguardo alla semplificazione amministrativa, si addensano ombre e dubbi su quello che sembra l’ennesimo regalo di questa maggioranza di governo alla azione delle organizzazioni mafiose, attraverso la eliminazione della obbligatorietà della certificazione antimafia per le aziende che intendano partecipare a concorsi in appalti pubblici.

Detto questo, in un quadro di continui avvisi di garanzia e richieste di arresti per esponenti di spicco, ministri e parlamentari di questa maggioranza di governo, reati contestati che vanno dalla corruzione al concorso esterno in associazione mafiosa.

L’indicazione politica dell’esecutivo italiano che sembra emergere con più chiarezza è e resta quella di lasciare intatta l’enorme mole di spese, sprechi, abusi e costi della casta politica e di quella burocratica che gravano in maniera importante e pesante sul bilancio statale, sulla spesa pubblica e nell’innalzamento del debito pubblico.

Insomma, il governo italiano aumenta ulteriormente la pressione fiscale che attanaglia imprese e famiglie per continuare a spendere e sprecare questo danaro così faticosamente guadagnato e prelevato coercitivamente dallo stato, aprendo un forte dissidio interno che rischia di aggravare ancor più il distacco fra paese reale e pubblica amministrazione che, in italia, ha assunto una insolita equazione per cui, è il cittadino lavoratore, il cittadino imprenditore, il cittadino componente di una famiglia che è al servizio dello stato e non il contrario.

Lo stato, la pubblica amministrazione, non intende recedere e rinunziare a nessuna delle prebende, a nessuno dei privilegi, a nessuna poltrona del potere pubblico, a nessun posto fisso ed intoccabile di lavoratore dipendente pubblico, facendo ricadere invece tutte le spese e gli addebiti della crisi sul paese reale, ormai stanco di trascinarsi un baraccone così inutile, dannoso e costoso come è quello della pubblica amministrazione italiana, sia sotto il profilo politico che burocratico.

Il governo italiano decide così di non ottemperare alle richieste dei mercati internazionali e delle sovrastrutture economico-finanziarie come la BCE e le società di rating che chiedono insistentemente liberalizzazioni e riforme strutturali oltre che mere privatizzazioni.

Al governo italiano non interessa affatto diminuire la spesa pubblica o il debito pubblico (che continuano infatti a crescere, mese dopo mese), ma interessa esclusivamente salvaguardare e tutelare i politici indagati dalla magistratura per ipotizzati delitti (violazioni del codice penale), mantenere intatti lo status quo delle caste politica e burocratica e massacrare invece l’economia italiana ed il paese reale, quelli che producono la ricchezza necessaria al paese con il duro lavoro quotidiano e la grande difficoltà di avere una classe dominante oppressiva e repressiva.

Almeno sino a quando la BCE interromperà gli acquisti sui BTP italiani e le società di rating internazionali declasseranno ulteriormente un paese che sembra sempre più condotto verso l’autodistruzione da parte di chi ha spergiurato invece di salvaguardarne e difenderne interessi e obiettivi sociali, comunitari, economici e finanziari.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X