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Troppo facile essere forti con i deboli e deboli con i forti

mercoledì, 4 gennaio 2012

La Politica, la Non Politica e l’Anti Politica

Ancora

Giustizia: è scontro fra poteri istituzionali

sabato, 19 marzo 2011

In tema di giustizia, lo scontro fra poteri che si verifica in Italia da molti anni, fa pensare sempre più ad uno scontro politico in atto, trasversale ed orizzontale ai sistemi istituzionali.

Che la giustizia in Italia non funzioni, questo è un dato che emerge quotidianamente nella nostra vita, rendendo assolutamente incerto ogni ricorso alla giustizia, rendendo incerta ogni verità che vede passare anni ed anni, sino ad arrivare e valicare il limite dei dieci anni, il tempo necessario per ottenere una sentenza che risolva una lite giudiziaria ovvero che affidi alla punizione della legge, un soggetto che abbia commesso un crimine, un delitto.

Questo fatto, oltre a rendere impossibile la vita democratica, civica e civile in questo paese, inibisce l’ingresso di finanziatori e di imprese dall’estero nel nostro paese, spaventati a morte dalla certezza di non poter risolvere alcuna eventuale questione giudiziaria in tempi certi e brevi.

Amnesty Intenrnational, nei suoi rapporti sullo stato della giustizia nel mondo e, singolarmente, in ogni paese del mondo, denuncia da tempo l’impossibilità di ottenere giustizia in Italia, a causa dei notevoli ritardi che l’amministrazione della giustizia accusa ormai da sempre nella realizzazione di un processo.

Queste sono le considerazioni dalle quali si dovrebbe partire per realizzare una urgente riforma della giustizia in Italia.

Tutto il resto, sono vuote enunciazioni, pensieri senza alcun senso, giri di valzer che creano solo confusione, fumi che impediscono di vedere la realtà, volutamente quanto arbitrariamente.

La realtà è, che in questo paese, non esiste la giustizia.

Amara, dolorosa, sanguinosa, perdente verità.

Chi ha il coraggio e l’arroganza di difendere questa realtà?

Perchè si vuol impedire a tutti i costi una impellente quanto irrinunciabile riforma della giustizia?

E perchè, i detrattori di questa riforma della giustizia presentata dall’attuale governo, non ne hanno mai realizzata una sinora?

Cui Prodest?

Non certo al Popolo Sovrano.

Allora, a chi giova non avere garanzie di giustizia in questo paese, e perchè?

Questa è la giusta domanda da porsi, certamente.

Per sciogliere questo rebus, per rendere giustizia agli italiani, per avere uno stato democratico ancora più forte e certo, bisogna comprendere i motivi che sono alla base del contrasto alla riforma della giustizia.

Occorre accogliere le giuste istanze e respingere le pretese corporative, per ottenere un consenso quanto più ampio possibile in favore di una riforma che gli italiani, attendono da sempre, rivendicano da sempre, invocano ogni volta che subiscono un torto, una ingiustizia, sapendo benissimo che, nelle lungaggini procedurali e processuali, vincerà chi ha una notevole capacità economico-finanziaria per sostenere un eventuale danno ricevuto, per attendere ad anni e anni di spese legali e di ricerca delle prove, e non vincerà certamente, chi pur avendo pienamente ragione, non ha i mezzi e la forza per sostenere questo golgota infinito, questo calvario assurdo, che fa maledire ogni giorno di più, il giorno in cui si è nati in un paese senza giustizia forte e certa, equa e scrupolosa, equilibrata e serena, ma soprattutto, veloce e tempestiva.

Questa è la sfida del presente.

Non raccoglierla, significa non costruire il futuro, significa cacciare dal paese le migliori menti, le migliori gambe, le migliori braccia, in fuga precipitosa ed in cerca di un futuro che qui, non c’è.

Gustavo Gesualdo

alias

Il Cittadino X

Analisi logica di un suicidio

lunedì, 6 dicembre 2010

Tenterò in questo post, una analisi logica delle azioni di quella parte di casta politica e corporativa italiana che attenta alla stessa sopravvivenza del paese e delle sue nucleazioni fondanti di aziende e famiglie.

Tutto è partito come un chiaro segno di richiesta di maggiore visibilità, ben al di sopra della percentuale di riferimento della componente finiana all’interno del partito berlusconiano.

Poi, per interposta persona (il “bravo” bocchino), fini ha richiesto una legittimazione alla successione berlusconiana quale unico principe-delfino.

Poi, il nodo della questio politica sembrava divenuto il ddl anti-corruzione.

Poi, la querelle si è spostata (e finalmente) sul vero motivo che haspinto i finiani a fuoriuscire dalla PDL ed a tradire l’alleanza che sostiene il governo, il governo stesso, il suo premier e tutti gli italiani che avevano scommesso su questo esecutivo per ottenere una via di uscita dalla crisi socio-economica che attanaglia il paese.

Ed il vero motivo è fermare la Lega Nord, fermare la riforma federale in atto, fermare il cambiamento del paese anche a costo di suicidare il paese.

Il vero motivo è fermare il più potente contrasto alle mafie che la storia della repubblica italiana abbia mai conosciuto.

Il vero motivo è restaurare con la forza una conservazione dei privilegi e del prepotere che era legato alla politica della prima repubblica:

truffaldina, traditrice, egoista, invidiosa e gelosa del potere altrui.

Il vero motivo è ricattare un intero paese:

o ci date il potere, o suicidiamo il paese intero.

Roba da colpo di stato.

Roba da camicia di forza.

Questa è inciviltà allo stato puro.

Questa è violenza gratuita.

Questa è arroganza senza limiti.

Questa è ambizione sopra ogni limite.

Questa è gente con la quale, io, non voglio avere nulla da condividere.

Nemmeno il nome.

Figurarsi se voglio condividere la loro follia omicida.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Fini, è ora di tornare a casa: la sua.

giovedì, 19 agosto 2010

Non mi sono volutamente interessato dello scandalo della casa monegasca donata ad Alleanza Nazionale e poi entrata in qualche modo nella disponibilità del cognato di Gianfranco Fini.

Non me ne sono interessato perchè secondo me, il tradimento politico finiano è lo scandalo più grande che coinvolge la figura politica di Fini, che ha tradito il mandato elettorale conferitogli dagli elettori per un programma di governo, per un premier (che non è lui e mai sarà lui) e per una maggioranza di governo, alleata esclusivamente a questo fine.

Trovo interessante occuparmi ora dello scandalo della casa di Montecarlo, a seguito del battibecco che si è creato fra Gianfranco Fini e il quotidiano Il Giornale, che pubblica sempre nuovi e più interessanti elementi a prova di questa scandalosa vicenda, che getta ombre inquietanti sulla figura morale e poltica di Gianfranco Fini.

Ora, queste ombre sembrano dipanarsi.

Fini non sapeva della casa e della disponibilità della stessa di cui suo cognato godeva?

Oggi sul sito www.ilgiornale.it è possibile ascoltare la testimonianza diretta di un signore che dichiara di aver visto Gianfranco Fini in quel condominio, in quella casa.

Di più.

Egli dice che erano presenti anche una ventina di inquilini in quella occasione ed alcuni agenti della polizia monegasca.

Molti elementi di questa scandalosa vicenda sono stati smentiti da Gianfranco Fini.

Ma molti di questi elementi trovano ogni giorno maggiori riscontri nelle prove addotte da Il Giornale.

La parola di gentiluomo e di politico al di sopra di ogni sospetto del Presidente della camera dei Deputati Gianfranco Fini è messa seriamente in discussione, in una pubblica discussione.

Forse Il Giornale avrà anche interessi (peraltro manifesti, non nascosti, non clandestini, non subdoli, ma diretti, limpidi e aperti alla valutazione di tutti) diretti ad occuparsi dello scandalo che coinvolge sempre più la terza carica istituzionale dello stato.

Già, poichè Gianfranco Fini riveste un ruolo istituzionale di rilievo:
la presidenza della camera dei deputati.

A dire invero, tale carica oggi risulta priva di validità sostanziale (delle validità formali costituzionali non me ne occupo, c’è già qualcuno che è pagato per questo), essendo venuto meno, e proprio per mano e volontà diretta di Gianfranco Fini (ma guarda che casualità), quel largo consenso parlamentare che lo ha eletto alla presidenza della camera.

Che la costituzione indichi cose diverse da queste mie considerazioni, non è fatto che interessi molto famiglie ed aziende, imprenditori e lavoratori, pensionati e disoccupati italiani, la gente comune, i cittadini X, insomma.

Vi sono regole etiche e morali, prassi consolidate e modelli di pensiero che superano molto spesso l’eccesiva rigidità di una carta costituzionale che non incontra il consenso del paese, che non avvicina stato reale e stato di diritto.

Bene, è proprio in virtù di queste considerazioni che io mi permetto, che mi sia consentito o meno, da libero cittadino italiano qualunque, di chiedere le immediate dimissioni di Gianfranco Fini da presidente della camera dei deputati.

Chiedo le sue dimissioni per i motivi che ho appena addotto e per una semplice considerazione umana e politica:

se veramente Fini ha mentito pubblicamente sullo scandalo della casa di Montecarlo, egli non ha alcun diritto di sedere su una poltrona di elevato rilievo isituzionale.

Che si difenda pubblicamente, che porti prove della sua equlibrata condotta morale su questa faccenda e sul come egli la stia gestendo, rifiutandosi perentoriamente di rispondere alle chiamate ed ai dibattiti pubblici televisivi e non sull’argomento.

Oppure che si dimetta, facendo così cessare immediatamente l’ondata di risentimento che cresce quotidianamente fra la gente comune nei confronti della casta politica italiana, sempre irresponsabile e sempre più attaccata alle poltrone del potere.

Si assuma le sue responsabilità umane, personali, familiari, politiche e morali, signor Gianfranco Fini e scinda queste sue responsabilità dalla dignità e dall’onore della terza carica istituzionale da lei rivestita.

Quando è l’uomo che siede su una poltrona dal potere ad ottenere più vantaggi dalla carica assunta, piuttosto dei vantaggi che derivano dalla carica pubblica dal comportamento della persona che la ricopre, bisogna accettare la propria sconfitta e non farla pagare a istituzioni e popolo sovrano, peraltro già duramente impegnati in crisi socio-economiche ben più importanti.

Gettare la terza carica istituzionale nello scontro diretto politico, è stato già un errore che stiamo pagando tutti molto caro.

Farsi scudo della terza carica istituzionale nella guerra stoltamente avviata contro la stabilità e la continuità governativa, è stato un errore gravissimo ed imperdonabile, specie se rapportato agli interessi di natura personale e tutti legati alle ambizioni personali di leadership da parte di chi rivesta detta carica.

Ma gettare discredito e ombre quotidiane sulla presidenza della camera dei deputati rispetto a scandali personali e politici che nulla hanno a che vedere cone le funzioni ed i prestigio ricoperti, bene, questo è davvero troppo.

Signor Gianfranco Fini, ci faccia un piacere a tutti:

si dimetta.

Così potrà godersi tutte le proprietà mobiliari ed immobiliari a sua disposizione senza che questo arrechi danno alla collettività, al prestigio delle isitituzioni, all’immagine del paese.

Vada a casa, signor Fini.

La sua.

Il Cittadino X
alias
Gustavo Gesualdo

Nord-Sud: abbiate il coraggio di dire la verità

mercoledì, 12 maggio 2010

Penso che la lezione greca non abbia influenzato affatto “certa politica” che non ha perso tempo in occasione dell’anniversario dell’unità d’Italia di promuovere il sud della questione meridionale e di bocciare il nord perchè pone la questione settentrionale.

Continuare far finta che i problemi non esistono, che la questione meridionale non è cosa che debbano risolvere soprattutto i meridionali ed al più presto, far finta di ignorare che il nord è stufo di trascinare il sud e che il sud, tutto sommato, sta bene così come è, ebbenne questo stato dell’arte prodotto da “certa politica” non è definibile come il buonsenso necessario a governare o presiedere un paese avanzato come il nostro.

Il fallimento greco pone riflessioni sulle quali i vertici istituzionali, specialmente se di origine meridionale, si devono confrontare profondamente, poichè alla base del fallimento greco vi sono le stesse condizioni che rappresentano il fallimento del sud del paese.

Ed è l’atteggiamento di eterna giustificazione di certe condizioni e di insopportabile lamento infinito di certe situazioni, specie se proveniente dai vertici istituzionali – atteggiamneto che intende rappresentare solo le esigenze di una parte del paese, ignorando assolutamente le esigenze di un’altra parte dello stesso paese – che è alla base del possibile fallimento dell’intero paese, che vede le aziende del nord, le uniche produttrici di quella ricchezza di cui altri abusano, pronte a fare i bagagli per trasferirsi in un paese meglio rappresentato e meno disgraziato di questo.

La mafia nasce al sud.
Ma è colpa del nord se non la combatte.

Il sud non si sviluppa socialmente ed economicamente?
Ed è ovviamente colpa del nord se questo sviluppo non avviene.

Questa continua deresponsabilizzazione è essa stessa responsabile del continuo crescere di un sentimento negativo ed ingiustificato delle popolazioni del sud verso quelle del nord ed è certamente responsabile di un inasprimento dei sentimenti negativi del nord del paese verso una classe dirigente meridionale che tira l’acqua esclusivamente al proprio mulino, trascinando coercitivamente il nord in un fallimento umano, morale, etico, civile e sociale, oltre che economico e finanziario, di cui non è responsabile.

Se il sud vuole svilupparsi deve lanciare segnali chiari.

Se il nord ne ha piene le scatole è perchè questi segnali non ci sono.

E questa condizione non è responsabilità di chi solleva il problema, ma esclusiva di chi il problema lo incarna e soprattutto, di chi lo difende.

E’ incredibile ed insostenibile una situazione così fraintesa, come non è più tollerabile il continuo ricatto cui è sottoposto il nord, che deve farsi carico di ogni problema nazionale, senza poter incidere minimamente sul governo delle stesse problematiche.

Il nord viene chiamato solo a pagare il conto della incapacità politica dei rappresentanti del sud di governare il meridione, mai viene chiamato ad analizzare i comportamenti e gli stili di vita che hanno prodotto il fallimento che è sotto i nostri occhi.

Se un malato chiama in soccorso il medico, non può rifiutarsi di sottoporsi ad un esame obiettivo, in specie se, è cosciente che quello stesso esame obiettivo chiarirà che l’origine della patologia è addebbitabile esclusivamente allo stile di vita malsano del malato e non proveniente da aggressioni di elementi patogeni esterni.

Ed abbiate il coraggio di dire la verità, almeno una volta nella vostra vita!

Corruzione, debito pubblico ed evasione fiscale

giovedì, 29 aprile 2010

Dietro il crollo della Grecia si nascondono i fantasmi peggiori delle moderne democrazie:
corruzione, debito pubblico ed evasione fiscale.
In Italia, la situazione economico finanziaria, come quella del debito pubblico e del deficit, mostrano un quadro complessivanete simile a quello greco, ma certamente migliore, se si guarda in particolare al deficit.
Eppure, la corruzione dilaga ed impera in Italia, inarrestata ed incontrastata, il debito pubblico riusciamo a stento a contenerlo, e l’evasione fiscale è divenuto lo sport nazionale.
Se a questo quadro aggiungiamo la presenza delle mafie e l’amore di certe regioni per l’illegalità diffusa e condivisa, cominciamo ad avere un quadro differente da quello greco, portoghese e spagnolo, ma non per questo, meno preoccupante.
La collusione fra certa politica e questo mondo che vive di illegalità è il fattore che preoccupa più di ogni altro, in italia.
Una volta la chiamavano la Questione Morale.
Oggi si può definire come il pericolo più grande che attenti alla vita stessa dello stato italiano:
Un pericolo mortale.

Continua l’ostracismo e la slealtà al governo e alle riforme

giovedì, 29 aprile 2010

Il governo cade in una imboscata alla camera dei deputati (ma guarda un po’ che combinazione, l’aula presieduta da Fini) su un emendamento collegato all’arbitrato in materia di lavoro.
Fini continua a sputare nel piatto del consenso che lo ha portato a sedere sulla terza poltrona istituzionale italiana, dichiarando che egli non è su quella poltrona per un cadeau (dal francese: regalo) di Berlusconi, ma grazie alla sua lunga storia politica.
Sta di fatto che senza i voti berlusconiani e leghisti, egli sarebbe certamente fuori dal giro delle poltrone istituzionali.
Continua inoltre in un fuoco di fila di dichairazioni e di apparizioni si video e carta stampata con l’intento evidente di demolire la maggioranza di governo per far contare di più i suoi pochissimi voti parlamentari.
Eppure, se veramente volesse evitare le elezioni e continuare in un fedele e leale rapporto con gli alleati di governo, egli dovrebbe evitare dichiarazioni che possano accendere gli animi, specie se lanciate dallo scranno della presidenza della camera dei deputati, evitando di conseguenza di trascinare la istituzione da egli presieduta in una bagarre veramente di bassa lega.
Evidentemente, egli non vuole placare le polemiche, evidentemente, il suo ruolo è quello del divaricatore e non del mediatore delle posizioni, in questo momento.
Egli ha acceso il fuoco della polemica, prima per interposta persona, la cui testa è appena caduta nel piatto del potere berlusconiano, poi addirittura, in prima persona, coinvolgendo la treza carica istituzionale in volgari conflitti personali.
E che dire delle motivazioni che lo hanno indotto a questo irrazionale comportamento?
Cambiano di settimana in settimana, facendo emergere la miseria politica nella quale naviga in questo momento.ù
Ed ora, invoca rispetto per la sua persona e per il suo profilo istuzionale.
Ma il rispetto, come pure il consenso in politica, bisogna meritarselo, e Gianfranco fini tutto ha dimostrato sinora, tranne di avere rispetto di se, del governo, delle isituzioni e delle esigenze del popolo sovrano.
Ora almeno, affronti con dignità il presente ed il futuro che si è disegnato e che si è costruito, senza livore, senza rancore, senza invidia e gelosia infantile, per quei movimenti politici che hanno dimostrato di avere un ruolo straordinariamente importante in queste ore così dense di preoccupazione per l’incerto futuro del paese.
Il silenzio della Lega e la grande dignità con la quale i leghisti stanno vivendo queste drammatiche ore, descrivono quell’aplomb anglosassone e quel grado di civiltà che altri rivendicano, ma che non sanno vestire.
Ma a tutto c’è un limite, e questa regola, vale per tutti:
anche e soprattutto per il presidente della camera dei deputati.
Non è una poltrona che fa un leader, e questa sporca storia, ne è la dimostrazione lampante.