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Il primato della politica e la giustizia mancata

domenica, 24 aprile 2016

Si manifesta l’insoluto scontro tra poteri in Italia.

La magistratura indaga la politica, la politica attacca la magistratura.

Un cliché, un déjà vu, un comportamento seriale.

Da dove partire per una analisi di questo fenomeno?

Dal suo apparire?

Sì, solo per lo spunto iniziale.

Dal suo agire o non agire?

Sì, per comprendere i motivi per cui la politica agisce o non agisce e la magistratura può agire o non può agire.

Il primato della politica deve essere analizzato scevro delle ideologie o delle letture ideologiche, se si vuol capire cosa è oggi il governo dei popoli e dei territori.

Ecco, abbiamo raggiunto il primo assunto di questa analisi:

politica non è retorica o discorso, politica è governo, mera amministrazione della cosa pubblica e regolamentazione di quella privata.

E qual’è il compito della politica in una democrazia repubblicana?

Governare la spesa pubblica, indirizzare la spesa in un senso o in un altro, erogare servizi alla cittadinanza accessibili, fruibili, efficaci ed efficienti, emanare leggi che regolamentino i comportamenti umani, difendere e tutelare il territorio e il popolo.

Ora, leggendo i giornali e guardando la tv, si rintracciano questi fondamenti della politica?

Abbiamo bisogno di un caso concreto per rispondere alla domanda.

L’ennesimo conflitto tra potere esecutivo e potere giurisdizionale, altrimenti detti potere politico e potere giudiziario, può essere il caso di analisi.

Perché?

Perché è nel conflitto tra poteri costituzionali che si celano i conflitti tra altri poteri, più o meno leciti e/o legali, rappresentabili o temibili.

Perché è un conflitto aperto ed irrisolto, perché la giustizia in Italia non funziona e il rimpallo delle responsabilità tra i poteri in oggetto pone dubbi sui fondamenti e le intenzioni che sorreggono le posizioni in campo.

Questi dubbi vanno sciolti e questa analisi tenterà un procedimento razionale alla comprensione e alla emersione dei motivi che originano questa crisi irrisolta.

Punto Primo

Il primato è della politica:
essa governa, indirizza, legifera, normalizza e regolamenta ogni singolo comparto della pubblica amministrazione, delle funzioni pubbliche, dei poteri pubblici come delimita gli atti umani in atti leciti ed illeciti, legali ed illegali.

Punto Secondo

Il potere giudiziario è potere tra i poteri democratici e costituzionali italiani, autonomo dagli altri poteri e dipendente o indipendente dagli indirizzi politici a seconda dei casi, normalizzato e regolamentato da essi, unico soggetto deputato alla interpretazione e applicazione del diritto oggettivo, di quelle leggi che la politica scrive e impone.

Credo che, posti questi due punti, possiamo passare all’analisi del caso concreto.

La magistratura indaga su presunti comportamenti illeciti di persone vicine a membri del governo (il parlamento va letto in un libro a parte, essendo direttamente rappresentativo del popolo e contenendo un numero incredibile di parlamentari indagati, specchio dei tempi e del popolo che rappresenta) e la politica risponde con attacchi nel metodo (uso o presunto abuso delle intercettazioni e delle indagini) e nelle persone che incarnano il potere giudiziario, una querelle in cui rispunta ciclicamente il fantomatico “partito dei giudici”, qualificando come “politici” i fini delle indagini della magistratura.

Come potete osservare, ad una normale funzione pubblica giudiziaria corrisponde una reazione anormale e conflittuale.

Perché?

Questo accade ogni volta che la magistratura inciampa in soggetti politici o vicini alla politica nel corso delle indagini, sia amministrative che civili e penali.

Quel “ogni volta” rappresenta un elemento di analisi interessante:
manifesta un potenziale e pericoloso diniego da parte della politica di sottoporsi alla legge e alla costituzione, diniego che vorrebbe estendere l’immunità parlamentare a casi di evidente criminalità, organizzata e individuale.

Pochi i casi di accettazione placida ed equilibrata da parte della politica in questi aspetti conseguenti alla normale funzione giudiziaria di indagine e di giudizio, o presunti tali, sino a prova contraria.

Il primo dato che salta agli occhi è proprio questo:

la volontà malcelata da parte di certa parte della politica di porsi al di sopra della legge e della costituzione.

Il caso

In tema di contrasto alla criminalità organizzata (leggi mafia) il premier Renzi affida ad una commissione composta da magistrati, avvocati e docenti universitari il compito di produrre un testo di riforma.

Il primo elemento che salta gli occhi, è la completa mancanza in questa commissione di soggetti provenienti dalle forze di polizia, dai carabinieri, dalla guardia di finanza, dai servizi di intelligence, come se giustizia e sicurezza fossero due facce di due medaglie diverse e non della stessa.

Ricordo a me stesso che i caduti nella guerra tra mafia e stato sono soprattutto magistrati, carabinieri e poliziotti.

Alcuni nomi:

Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Carlo Alberto dalla Chiesa, Antonino Cassarà (detto ninni), Beppe Montana.

Il secondo aspetto da rilevare è che questa commissione ha lavorato a titolo gratuito, non oneroso.

La commissione elabora il progetto di riforma della giustizia e lo consegna al committente:

la politica.

Successivamente, il progetto non viene trasformato in un decreto del governo cui imporre la fiducia nel voto parlamentare.

Semplicemente, viene tenuto chiuso in un cassetto.

Tale provvedimento prende il nome di Gratteri, dal suo presidente, Nicola Gratteri

Uno dei dodici componenti della commissione per la riforma della giustizia è Piercamillo Davigo, interprete principale insieme a Matteo Renzi del dissidio nato tra potere politico e potere giudiziario e preso a caso in questa analisi.

Mi sembra che gli elementi di questa analisi razionale aprano una serie di orizzonti, pongano una serie di domande.

Prima Domanda

Perché la politica chiede alla magistratura di produrre un testo di riforma della giustizia che la renda efficace contro le organizzazioni mafiose per poi tenerlo chiuso in un cassetto e decidere di non vararlo?

Seconda Domanda

Il conflitto tra poteri incarnato da Renzi e Davigo ha una relazione, un nesso di causalità (e non di casualità) con la mancata realizzazione della riforma?

Terza Domanda

Quale è il vero indirizzo politico?
A tutela dello stato contro l’anti-stato mafioso?

Quarta Domanda

Perché la politica ha avviato questo conflitto attaccando intercettazioni e magistratura?

Quinta Domanda

Cosa è la trattativa stato-mafia?

Sesta Domanda

Perché l’Associazione Nazionale Magistrati ha eletto come suo presidente Piercamillo Davigo, dopo la produzione della riforma Gratteri e la sua mancata decretazione da parte del governo e legiferazione da parte del parlamento?

Mi fermo qui.

Credo che l’analisi sia sufficiente ad aprire squarci di luce in questo caso di specie come nella analisi di partenza.

Lascio ad ognuno l’elaborazione dell’analisi e il dare risposte alle domande che ho posto.

Una considerazione però la voglio fare.

E la propongo in domande, ancora un volta:

quale valore e significato hanno Michele Emiliano, Antonino Di Matteo e Luigi De Magistris in tutto questo?

Cosa e Chi servono Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi?

E qui, gli squarci e i dubbi diventano realtà.

Ma sono mie considerazioni personali.

Consideratele tali.

Buon ragionamento a tutti.

Gustavo Gesualdo

La sicurezza degli italiani è a rischio

mercoledì, 25 settembre 2013

Le idiozie dei politici idagliani:

alitalia non si tocca, telecom italia non si tocca.

Adesso butteranno in quel cesso che è telecom italia qualche altro miliardo di euro come hanno fatto con monte paschi siena e alitalia.

Io dico che non se ne può più di queste zecche, questi pidocchi, questi parassiti.

Adesso passano anche al terrorismo di stato quando il Copasir afferma che la sicurezza nazionale è a rischio nel caso telecom-Telefonica.

Ma se è proprio la stupid intelligence idagliana che mette a rischio la sicurezza degli italiani:

avete già dimenticato lo scandalo Telecom-Sismi?

Io no.

Rinfrescatevi la memoria scarsi di intelligence:

http://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Telecom-Sismi

Fosse lasciato a me decidere, licenzierei tutti i prepotenti pubblici e li caccerei dalle poltrone e dai palazzi del potere italiano a calci nel deretano lunghi e ben distesi modello passo dell’oca, senza stipendi, salari, indennità, fondi neri, rimborsi spese e pensione.

Di cosa avete paura:

che in tutta Europa possano ascoltare le telefonate di un capo dello stato italiano che tradisce il suo giuramento di fedeltà alla costituzione e tratta con le organizzazioni mafiose la svendita dello stato italiano?

E se Eurogendfor vi intercettasse dalla spagnola Telefonica, luridi traditori, come fareste a imporre la distruzione delle prove del vostro secolare tradimento?

Ma credete veramente che in Italia siano tutti idioti o vili come schettino?

Ma credete veramente che la napoletanità di giorgio napolitano, nicola mancino e arturo esposito sia sfuggita a qualcuno?

Cosa è il vostro:

un colpo di stato alla napoletana?

E loris d’ambrosio, è stato mica vittima di un caffè alla napoletana versione sindona?

Ma, scherzate o fate e dite sul serio?

Signori e Signore dei servizi segreti italiani:

voi state con il popolo o contro il popolo?

E se state con il popolo, perché non battete un colpo, anzi due, anzi cento, mille colpi di fucile da plotone di esecuzione?

E se l’ha capito un semplice cittadino X quel che bolle nella pentola delle istituzioni italiane, chissà da quanto tempo voi manifestate impazienza e intolleranza verso questo stato di fatto e di diritto assai traditore.

E per fortuna che Eurogendfor c’è.

O c’è anche qualche altro leale servitore dello stato pronto ad agire per la Sicurezza Nazionale?

AAA salvatori della patria cercansi.

Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino X

Si Vis Pacem Para Bellum

venerdì, 6 settembre 2013
Pacifisti? Dove siete? Gradite un respiro di Sarin?

Pacifisti? Dove siete? Gradite un respiro di Sarin?

Considerazioni egoistiche e italiane sulle crisi nel mae Mediterraneo, sulla primavera araba, sulle guerre degli alleati in Libia ed in Siria e sull’interesse del mondo intero nel controllo non solo militare del Mediterraneo.

Se solo l’Italia disponesse di una decina di portaerei spinte da energia nucleare, una trentina di incrociatori portaelicotteri, per il controllo aereo e marittimo e lanciamissili, una sessantina di cacciatorpediniere lanciamissili e per il controllo aereo, 150 sommergibili lanciamissili e lanciasiluri nucleari, un corpo di incursori della marina composto almeno di 200.000 “marines”, un esercito di professinisti ben addestrati ed attrezzati di 500.000 soldati, 2.000 aerei da caccia, bombardamento, lanciasiluri e lanciamissili, 2.000 missili intercontinentali a testata nucleare, 500 satelliti spia e 300 satelliti per le comunicazioni, una intelligence all’avanguardia, capace di conoscere ogni accadimento sul pianeta in anticipo utile ad approfittarne, se solo l’Italia potesse contare su tutto questi armamento, oltre alla propria struttura territoriale di naturale portaerei al centro del Mediterraneo, l’Italia controllerebbe ogni potenziale conflitto, ogni potenziale crisi, ogni commercio e soprattutto, il petrolio prodotto dai paesi arabi, invece di farlo fare a Cina, USA e Russia.

Allora sì che saremmo un paese normale.

Un paese ricco, ricchissimo, rispettato, temuto, vezzeggiato e alleato da tutti.

Ma in Italia esistono i pacifisti, sorta di legionari finanziati dall’estero che servono per impedire all’Italia di essere unita e forte e governare l’intero Mediterraneo con le sue immense ricchezze.

Codesti traditori della patria temono un motto, sopra ogni altro, quello che è il mio motto preferito cui ho dedicato questo blog:

Si Vis Pacem Para Bellum.

Sono solo dei traditori, dei venduti al nemico, ovvero degli idioti tali e tanti da non capire che nessuna pace è ottenibile in questo mondo governato ed abitato da questa umanità senza l’uso o almeno la deterrenza della esibizione di una straordinaria quanto efficace forza.

Pacifisti:

chi credete che arretrerà da cattive intenzioni in una tenzone fra due individui di cui solo uno è palesemente armato e l’altro no?

E come credete si possa difendere la pace se non si disponde delle armi sufficienti per inibire e fermare chi vuole le guerre?

Bravi, perdenti a pagamento:

avete indovinato!

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

La Pubblica Sicurezza Interna ed Esterna è insicura o peggio, straniera

mercoledì, 17 luglio 2013

La vicenda della non tutela del diritto di asilo politico e del rimpatrio di Alma Shalabayeva e di sua figlia Alua, rispettivamente moglie e figlia del dissidente kazako Ablyazov, apre scenari da vero paese di merda in una Italia ormai prossima al tracollo istituzionale.

Posto che l’intera vicenda evidenzia alto tradimento istituzionale e dei vertici burocratici italiani evidentemente sottomessi alla volontà di un governo straniero, mi domando:

a cosa serve il governo della politica se la burocrazia può prendersi gioco così facilmente della politica, sostituendosi addirittura ad essa, come vorrebbe farci credere angelino alfano, (purtroppo) ministro dell’Interno italiano?

In questa ottica, comprendiamo come sia facile per le mafie infiltrare e governare il Viminalee quale rischio gravita su di uno stato di diritto democratico e repubblicano a seguito della evidente viltà umana, politica ed istituzionale dimostrata in questa, come in altre mille occasioni, dalla casta politica e di governo.

L’operazione di discarico delle competenze e delle responsabilità su Giuseppe Procaccini e Alessandro Valeri non porta fortuna ad alfano, il quale, dopo aver pubblicamente dichiarato di non essere stato informato di nulla, si ritrova invece inchiodato alle proprie responsabilità politiche e di governo dallo stesso Procaccini che dichiara:
«Informai il ministro. Mi sento offeso».

Il governo ed il ministro dell’interno sapevano, dunque.

Letta ed alfano sapevano ed hanno taciuto la verità, dunque.

In effetti non si capisce quale sia la versione peggiore fra una burocrazia della (in)sicurezza che supera la politica e abusa del potere e delle funzioni pubbliche a sostegno di interessi di un paese straniero piuttosto di un governo dei vili che danno OK per azione illegale e immorale per poi ritirare tutto facendo come minimo la figura dei perfetti idioti in tutti e due i casi.

Ma alle figure da poveri idioti e agli scandali nella pubblica amministrazione, dovremmo essere abituati, almeno noi italiani:

i paese virtuosi e normali, loro no, non si abitueranno mai (e grazie a Dio) a questo schifo immondo.

La situazione è di una gravità inaudita perché dimostra ancora una volta (come se ve ne fosse ancora il bisogno) come la Sicurezza in Italia, nonostante l’apporto professionale, umano e di leali servitori dello stato che rischiano la propria vita quotidianamente nel garantire la sicurezza pubblica, sia in una condizione di estremo disagio, di grave degrado.

Gli operatori di polizia, malpagati, male equipaggiati e maltrattati, assistono inermi a questo teatrino dell’idiozia, della viltà e della irresponsabilità politica e burocratica di quei vertici in cui debbono invece necessariamente credere ed obbedire ciecamente.

Le forze di polizia sono inoltre duramente provate dalla incapacità della politica e della magistratura di assicurare certezza del diritto e della pena, sicurezza e giustizia nella legalità.
Quella stessa legalità che viene quotidianamente abiurata e distrutta nelle aule dei tribunali e nelle aule parlamentari, laddove l’intenso e rischioso lavoro di intercettazione, di indagine, di controllo, di analisi, messo in campo per mesi ed anni delle forze di polizia e dalla magistratura inquirente naufraga troppo spesso in un nulla di fatto che premia e rende più forte il comportamento delinquenziale, certo di una impunità de facto e de iure:

a cosa serve sbattere in galera delinquenti incalliti, politici e burocrati corrotti e mafiosi pericolosi se il giorno dopo questi tornano liberi a spernacchiare la polizia, i carabinieri e la guardia di finanza che li ha indagati con successo, denunciati, tratti in arresto e consegnati ad un sistema-giustizia che ottiene invece risultati negativi di smantellamento e di riduzione della credibilità dello stato italiano, tali e tanti che eversione e sovversione in questo paese non hanno mai nemmeno sognato di poter raggiungere.

Ma complimenti, complimenti:

adesso un indulto, o peggio, una amnistia è proprio quel che ci vuole.

Per non parlare della opinione pubblica italiana, offesa grandemente da una inattività ed un immobilismo dell’esecutivo letta che spaventa gravemente i cittadini alla ricerca di certezze politiche e di governo e di garanzie nella sicurezza personale, famigliare, aziendale, imprenditoriale, commerciale, sociale e comunitaria da un sistema-sicurezza che si presenta così seriamente compromesso e facilmente orientabile dall’indirizzo politico di governi esteri.

Rimpiangiamo tutti la non esistenza di un sistema alternativo a quello pubblico nel comparto che dovrebbe garantire sicurezza:
manca l’elemento alternativo della sicurezza e della polizia privata in Italia, sistema che, sganciato dall’indirizzo politico e burocratico e ben inquadrato nella legge, potrebbe essere di sprone nella offerta dei servizi di sicurezza e alternativa valida e rapida che garantisca i cittadini laddove non ben serviti dal sistema pubblico, così come lo vediamo ridotto in pezzi e pezze.

Anche un sistema di intelligence privata “convenzionata con il pubblico” potrebbe essere di grande aiuto e servizio in casi di incompetenza o di distorsione, distrazione, omissione e abuso del potere e del servizio pubblico.

E rimpiangiamo tutti di essere nati in questo maldestro paese, che definire “di merda” conduce ad una violazione del diritto penale, ma che altrimenti, non può essere descritto in tutta la sia interezza.

Dovremo attendere che l’Unione Europea imponga con la forza all’Italia una polizia privata che difenda i cittadini dalle storture di quella pubblica, dovremo auspicare giudici francesi e politici tedeschi per tornare a sperare in una normalità che oggi non esiste.

Così come è, il settore pubblico non funziona, disfunziona o mal funziona:

deve essere corretto e reindirizzato, messo in concorrenza nella erogazione dei servizi e, soprattutto, deve essere trasparente, unica condizione che impedisce l’abuso del potere pubblico che è anche all’origine del caso in questione.

Cosa attenda il capo dello stato italiano a dichiarare lo stato di emergenza, sciogliere il parlamento, avocare tutti i poteri in una unica entità che garantisca di normalizzare, liberalizzare e modernizzare il paese sotto il controllo diretto delle autorità europee, questo è un mistero insoluto.

Ma chi o cosa garantisce il capo dello stato?

A cosa servo i poteri di uno stato se non vengono esercitati quando servono?

E se lo stato non esercita il potere pubblico, garantendo efficacia ed efficienza dei servizi al cittadino e rispetto delle regole verso tutti, anche e soprattutto verso che li deve difendere e applicare, allora chi o cosa lo sta facendo al suo posto ed in sua mancanza?

PS
tutto quanto puzza di esecuzione mafiosa nei confronti di alfano da fuoco nemico (berlusconi) che tenta di riappropriarsi del pdl alle soglie della rifondazione di forza itaglia, reato compiuto in associazione con la famiglia letta e la bonino.
Può essere una chiave di lettura, specie se si dimostrasse che tutta la polemica odierna serva a coprire il fatto che sia ancora berlusconi a tessere la tela politica fuori dal governo e nella eterna alleanza anti-democratica PD+PDL.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Torna il terrorismo politico?

sabato, 2 marzo 2013

Assalto a furgone portavalori scortato da Guardie Particolari Giurate con violenta sparatoia a Roma.
Il bilancio è di un morto fra i rapinatori ed un ferito fra le Guardie.
La vicenda è assai violenta ed inquietante.
Analizziamola.

1 – Solo qualche giorno fa, veniva diramato dal Ministero dell’Interno un allarme di sicurezza su informazioni di intelligence di una situazione di elevato pericolo nel ritorno alla attività di cellule impazzite del terrorismo che approfittassero della condizione di squilibrio e di immobilismo politico derivante dalla ingovernabilità venuta fuori dalle urne elettorali.
L’allarme era fondato.

2 – Il primo rapinatore (Giorgio Frau, 56 anni), ritenuto un ex BR, proveniva dalle file della militanza dell’Unione dei Comunisti Combattenti e fu condannato in passato (soli 4 anni ad un soggetto così vistosamente pericoloso) perché trovato nella disponibilità di un deposito di armi (un mitra, sette pistole, ricetrasmittenti, attrezzi da scasso, una paletta della polizia e due giubbotti utilizzati dal personale delle Poste) ed arrestato prima che potesse mettere a segno una rapina a mano armata ai danni di un ufficio postale.
Le indagini della magistratura in quel momento cercavano gli autori dell’omicidio D’antona.
Trattasi quindi di terrorista politico che attraverso le rapine, finanziava le azioni e le scorribande del terrorismo.
Ma cosa stava facendo ora?
Finanziava la sua pensione o tornava a finanziare azioni terroristiche?
La sua punizione è stata esemplare:
è rimasto ucciso dai colpi in risposta ai suoi esplosi ai danni delle Guardie Particolari Giurate di scorta.
Va ricordato che le Guardie Giurate italiane, pur avendo un riconoscimento giuridico inferiore e differente da quello di Pubblico Ufficiale e di Agente Privato di Polizia o di quello di Security Officer, furono armate proprio in seguito a numero e sanguinosi episodi di attacco armato da parte di brigatisti e terroristi che finanziavano con le rapine la loro attività.
Siamo ai corsi e ricorsi storici:
il terrorismo armato è tornato.
In quale forma, è ancora tutto da verificare.

3 – Il secondo rapinatore è un ultras anch’egli militante, ma non della sinistra, bensì, della estrema destra, proveniva dalle fila del Movimento politico occidentale.
Il suo nome è Claudio Corradetti, 41 anni, detto “Drago”, con precedenti penali per rapina, ricettazione, lesioni personali e oltraggio a pubblico ufficiale.
Era attualmente in “permesso premio” per “buona condotta” (?!) dal carcere di Sulmona mentre scontava una condanna a 20 anni di reclusione.
Avviata una inchiesta ministeriale sui motivi che hanno indotto il giudice di sorveglianza a concedere l’onore della libertà ad un soggetto così evidentemente pericoloso..

4 – il terzo rapinatore, Massimo Nicoletti, 34 anni, arrestato più volte per rapina e precedenti simili per fatti politici.

5 – Ottimo lavoro della GPG di scorta che ha impedito la rapina restando ferito.

6 – Ottimo lavoro dell’Arma dei Carabinieri che è rapidamente interveuta dopo la rapina isolando la zona, fermando ed arrestando tutti i partecipanti alla sanguinosa e violenta rapina senza ulteriore spargimento di sangue, effettuata in centro a Roma (Esquilino), rapina che ha scatenato una sparatoria violenta tra i rapinatori e le GPG.
Un rapinatore è rimasto ucciso dai pronti colpi di pistola della guardia che egli stesso aveva ferito alla gamba ed al braccio.

Il terrorismo politico è tornato?

Sono queste cellule impazzite di un deposto e fallito terrorismo storico ovvero nuove e vecchie cellule di una nuova forma di terrorismo poltico?

Tornano gli anni di piombo dopo decenni di anni di fango politico?

Gustavo Gesulado
alias
Il Cittadino X

La furbetteria italiana ed il belpaese della criminalità organizzata

lunedì, 31 ottobre 2011

Leggere le ultime notizie italiane è come leggere un bollettino di guerra, una guerra che si combatte tutta sulla infiltrazione e sull’abuso distorsivo del potere e delle funzioni pubbliche.

L’esempio di indagini della magistratura che coinvolgono alti ufficiali della Guardia di Finanza, ex giudici e parlamentari e faccendieri della “furbetteria italiana” riuniti in “associazioni d’affari con finalità corruttive”, una sorta di mini-logge segrete pseudo massoniche con numerazioni in sempre in crescita:
P2, P3, P4, etc.

Ed ecco un’altra notizia da brividi:

condannati a pene detentive l’ex governatore della Banca d’Italia, i vertici di alcuni istituti bancari ed un colosso imprenditoriale dei “palazzinari italiani”.

La furbetteria italiana offre altri spaccati della propria inclinazione alla illegalità nella connotazione che assume una delle indagini dell’ottimo magistrato italiano Henry John Woodcock:

quattro alti magistrati (un ex procuratore generale, due sostituti procuratori generali, un ex sostituto procuratore della Repubblica), alcuni membri dell’ispettorato del ministero della giustizia, agenti delle forze dell’ordine e dell’intelligence che, riuniti in associazione segreta, pare utilizzassero informazioni coperte dal segreto e assunte per motivi d’ufficio per avanzare nella carriera ed ottenere altri vantaggi, come quello dell’annientamento di quei magistrati leali e corretti come il dr Woodcock, cui andava rovinata la reputazione, al fine di eliminare un potenziale concorrente alla carriera ed un pericolo per la continuazione stessa delle finalità malavitose associative.

Incredibile, ma a quanto pare, vero.

Emerge sempre più chiaro negli ultimi decenni, un quadro di violazioni continue al potere ed alle funzioni pubbliche, esercitati illecitamente al fine di garantire arricchimenti ed ulteriori occupazioni di parti del potere pubblico al fine di infiltrare ed occupare dal di dentro quanto più potere in forme associative più o meno segrete.

Una devastazione vera e propria del sistema democratico ed istituzionale, aggredito continuamente anche dal tradimento di quei funzionari pubblici che dovrebbero invece garantirne l’incolumità:

magistrati, agenti e funzionari di polizia, intelligence dei servizi segreti.

Lo stato democratico viene stretto d’assedio contemporaneamente dal suo storico nemico, l’anti-stato delle organizzazioni mafiose, e da parti infedeli di quegli stessi apparati pubblici che invece ne dovrebbero garantire difesa e tutela.

Una ecatombe di illegalità diffuse, di corruzione dilagante, di mafiosità imperante.

Questa immondizia che soffoca la vita civile va assolutamente ripulita e neutralizzata, con forza e determinazione, con autorevolezza ed immediatezza.

La “furbetteria italiana” va assediata, indagata, processata, condannata e punita in tempi brevi e certi, avendo l’accortezza di impedire che l’abuso delle funzioni pubbliche e del potere pubblico sia incentivato invece che mortalmente punito.

Bisogna allontanare dal potere pubblico chiunque dimostri di non saperlo amare, rispettare e difendere.

E non c’è bisogno di una condanna negativa della magistratura per operare in tal senso:

serve solo l’uso della forza pubblica applicata dalle autorità competenti.

Sempre che le autorità competenti non siano già state infiltrate dalla furbetteria.

Urge dimostrare che così non è:

sia al popolo dei cittadini sia agli osservatori esteri, sempre più convinti della assoluta mafiosità del sistema italia e della sua conseguente incapacità di uscire dalla crisi politica, istituzionale, esecutiva, legislativa, economica e finanziaria che rischia di uccidere definitivamente quanto resta di quello che una volta, veniva chiamato il belpaese.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il paradosso

mercoledì, 1 dicembre 2010

Che una fuga di notizie interna alla intelligence americana investa “il nemico poco abbronzato” Silvio Berlusconi, è cosa anche accettabile, visto il liquame in cui naviga la contrapposizione politica in questi tempi moderni e la voglia di penetrazione del mercato da parte della americana Sky ai danni della italiana Mediaset.

Ma che la responsabilità di questa fuga di notizie che allude a “festini goliardici” cui avrebbe partecipato il premier italiano Silvio Berlusconi provenga dalla incapacità di mantenere in sicurezza le notizie riservate diplomatiche di una certa signora che risponde al nome di Clinton, ebbene, questo è un paradosso inaccettabile.

Il nome dei Clinton resta ancorato nell’immaginario collettivo a quei “festini sessuali a vocazione orale” che hanno rovinato il buon nome della Casa Bianca e dei suoi rispettabili residenti.

Non può questo stesso nome, essere speso a danno della rispettabilità di altri palazzi del potere planetari, ivi compreso quello di Palazzo Chigi.

Sia nel caso che la fuga di notizie fosse “pilotata” o meno, il paradosso clintoniano resta inaccettabile.

E noi, non lo accettiamo.

Invitiamo quindi la signora Clinton ed il signor Obama a dimettersi, per rendere onore alla responsabilità di una fuga di notizie pericolosa e incredibile e di cui sono essi i primi responsabili.

Invitiamo inoltre alle dimissioni, anche il presidente della camera dei deputati italiana Gianfranco Fini, poichè, se i cerchi sovrastrutturali di cui tanto si narra nelle leggende telefoniche intercettate passano anche attraverso i nomi di D’addario e di Fini, allora di festini ne hanno subiti anche troppi i cittadini italiani.

L’unico festino che vogliamo vedere è quello in cui si festeggerà la fine di una politica nazionale ed internazionale così squallida e paradossale.

L’unico festino accettabile è quello in cui ogni tradimento umano non cerchi una capra espiatoria, ma si auto-responsabilizzi e porti all’unico atto politico non paradossale:

le dimissioni.

Obama, Clinton, Fini:
dimettetevi!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X