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Grazie, signora Thatcher – Brassed Off

domenica, 28 agosto 2011

Ho rivisto con estremo piacere un film veramente interessante:

Grazie, signora Thatcher, che nella versione originale titola Brassed Off

Certo, le musiche ed il magnetismo di alcuni attori che recitano in questo film svolgono un ruolo importante, ma è lo scenario storico-narrativo nel quale si svolge la trama che avvince più di ogni altra cosa.

Era il tempo della Lady di Ferro, era il tempo di Margaret Hilda Thatcher nata Roberts, Baronessa Thatcher di Kesteven, premier di un governo conservatore che ebbe il coraggio di tagliare i rami secchi dell’economia inglese, in una era di sconvolgimenti storici ed economici importanti (oggi furoreggia la Cina, in quell’epoca era il Giappone il protagonista delle economie emergenti, insieme alla Korea del Nord), l’era delle privatizzazioni, l’era delle profonde ristrutturazioni industriali.

A farne le spese fu lo storico settore della estrazione, il mondo industriale delle miniere, che vide la chiusura di 140 miniere con la perdita di quasi 250.000 posti di lavoro.

Il film attraversa proprio quel periodo, raccontando delle gesta di una banda musicale e della miniera in chiusura dalla quale essa prendeva il nome.

Siamo all’inizio del secondo mandato della Lady di Ferro, nel quale la Thatcher affrontò il potere dei sindacati e vinse la sfida con le cosìddette Trade Unions.

Furono gli anni delle privatizzazioni e della riduzione dell’intervento statale nella economia, furono gli anni della abiolizione delle roccaforti istituzionali dei laburisti (il Greater London Council ed altre sei analoghe istituzioni), furono gli anni del forte contrasto alla nascente unione europea ed alla unificazione delle monete europee.

Furono quindi circa 250.000 i posti di lavoro privati che si persero nel solo settore minerario in Inghilterra in quei tempi.

Oggi, sono circa 400.000 i posti di lavoro pubblici che verranno eliminati in Inghilterra, in virtù del piano pluriennale di rientro del debito pubblico britannico.

In italia invece, a perdere il posto di lavoro oggi come ieri sono sempre i lavoratori dipendenti del settore privato, mentre quelli del settore pubblico non diminuiscono, ma anzi, aumentano ancora, a dispetto del numero già enorme di dipendenti pubblici che vanta l’italia.

Ed erano i primissimi anni ‘80 quando in Inghilterra si decise di aumentare l’IVA come scelta fiscale volta a raccogliere più fiscalità con le imposte indirette che con quelle dirette.

Oggi siamo nel 2011, più di trent’anni sono passati da quando i paesi europei più avveduti hanno diminuito decisamente l’intervento statale nella vita economica, privatizzato tutto quel che si poteva privatizzare e ristrutturato l’economia del paese.

Oggi siamo nel 2011, anno nel quale i paesi più avveduti e meglio dotati politicamente e sindacalmente come l’Inghilterra puntano ad una forte riduzione della spesa pubblica e dei dipendenti pubblici.

Oggi siamo nel 2011, anno nel quale l’italia naviga ancora in un mare immenso ed incontrollato di corruzione politica e burocratica, con una economia assai demoralizzata e mortificata ed una casta politica che discute con estremo ritardo se puntare su di un prelievo fiscale indiretto piuttosto che diretto e che non si preoccupa nemmeno lontanamente di dimnuire la spesa pubblica ed il debito pubblico anche con la necessaria perdita di posti di lavoro pubblici, che in italia sono troppi e troppo improduttivi, sia nel senso qualitativo che nel senso quantitativo.

Ora, che siamo nel 2011, chi spiegherà a questa casta politica italiana che sono già in ritardo di più di trenta anni sulla ristrutturazione economica e sul dimagrimento statale?

Chi dirà loro con chiare parole che il paese non aspetterà altri trenta anni per vedere un piano di rientro del debito pubblico sanato con una decisa stretta sulla spesa pubblica?

Chi si offre volontario per un così ingrato mestiere?

Poichè non vi è peggior sordo, di chi non vuol sentire.

Poichè non vi è peggior folle di chi pensa di curare i mali degli stati moderni con l’ottimismo anzichè con duri cambiamenti di rotta nello stile del governo della cosa pubblica.

Spiegatelo voi a codesta gente che deve fare ciò che vi è da fare, o che lascino il passo ad altri che avranno il coraggio di fare ciò che loro non vogliono fare.

Così, fermi in mezzo ad una strada, non si può più stare:

passa un tir e spazza tutto via, come fosse niente.

Spiegatelo a voi alla casta tutto questo, che a me, viene da ridere al solo pensiero.

Spiegatelo voi alla casta che napoli non può ne deve essere un territorio fuori legge.

Spiegate voi alla casta che non si può continuare a premiare un intero popolo che si rifiuta di governare i propri rifiuti a danno del prossimo suo, prossimo che viene ancora una volta punito rispetto a chi invece sbaglia, sapendo e volendo sbagliare.

Spiegatelo voi alla casta che in sicilia non si possono assegnare pensioni per dipendenti pubblici da centinaia se non migliaia di euro al giorno, che non si possono fare assunzioni di dipendenti pubblici il cui stipendio verrà pagato da altri popoli ed altri territori, costretti a tale umiliazione e tale mortificazione continua da una unità nazionale che appare sempre più un giogo impossibile da sopportare.

Spiegatelo voi alla casta che il settore pubblico non è un ammortizzatore sociale in toto e che non si può assorbire tutta la forza lavoro meridionale nel settore pubblico per far contente le mafie, ad esempio, che troveranno nella dirigenza della pubblica amministrazione dei conterranei, già abituati da secoli a chinare la schiena dinanzi alle prepotenze, a chiudere gli occhi sulle arroganze, a subire passivamente il ladrocinio e la corruzione da parte di coloro i quali abusano del potere pubblico, piegandolo a interessi, cure e mire che non gli sono propri, che non sono mai stati propri di uno stato democratico, legale, giusto, sicuro, liberale, civile e moderno.

Spiegatelo voi:

io non ne ho più voglia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Leader senza credibilità affrontano un mondo in fiamme

mercoledì, 10 agosto 2011

Gli Stati Uniti d’America vivono la più grande crisi di identità della sua intera storia, trascinando il più potente stato mondiale in continue ed umilianti sconfitte storiche:

– l’attacco terroristico alle torri gemelle (Twin Towers), alla Casa Bianca ed al Pentagono del 2001;
– il donwgrade del rating americano da AAA ad AA+ del 2011;
– il fatto che l’intero debito pubblico americano sia nelle mani della repubblica socialista cinese, leader mondiale di quel comunismo che gli Stati Uniti d’America credevano di avere storicamente sconfitto;
– il fallimento definitivo dei tentativi di esportazione della democrazia multirazziale e multietnica americana nei paesi arabi come nella neonata Unione Europea, Europa sempre più diretta invece a tutela e difesa delle proprie identità e sempre più convinta del fallimento dei modelli sociologici multietnici, multireligiosi e multirazziali americani, europei e mondiali.

L’America vive con estrema difficoltà il tramonto del suo predominio mondiale e la propria crisi interna, che appare tutta di natura politica nella mancanza di controlli e nelle scelte sbagliate entro cui si sono mossi segmenti bancari e finanziari interni, rei di aver provocato la più grave crisi economico-finanziaria globale degli ultmi decenni.

Il Mediterraneo è letteralmente esploso in mille rivolte popolari represse duramente e nel sangue da dittatori falso-democratici che si arricchivano ingordamente affamando il popolo che oggi si rivolta contro il loro prepotere e la loro ingordigia.

Il sud dell’Europa è attanagliato da una gravissima crisi socio-economico-finanziaria pesantemente aggravata dallo stile di vita piuttosto improduttivo e disgraziatamente costoso e sprecone delle popolazioni meridionali, lasciando paesi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia in balia degli eventi ed esposti ad un grave rischio di collasso totale del sistema statuale, sociale ed economico.

Il nord Europa deve fare i conti con i costi che è costretto a pagare per le irresponsabilità di generazioni e generazioni di quadri dirigenti dei paesi meridionali che hanno truffato, corrotto ed abusato il sistema pubblico a danno proprio di quei paesi che ne sostenevano il peso e garantivano il rifinanziamento del loro debito pubblico.

L’Inghilterra si mostra sconquassata da violente rivolte, sfociate in atti vandalici, delinquenziali ed aperte violazioni della legge a causa della depressione socio-economica conseguente al piano di rientro del debito pubblico che prevede misure importanti di taglio alla spesa pubblica, l’aumento delle tasse universitarie e una riduzione di circa 400.000 posti di lavoro.

La Norvegia si sveglia assassinata al cuore dalle gesta violente di un giovane norvegese che punta il dito contro l’immigrazione di soggetti di religione islamica, ormai cresciuti numericamente in tal modo da mettere in pericolo lo stile di vita norvegese ed europeo, in grado di modificare in maniera importante gli usi ed i costumi come in un prossimo futuro anche le leggi dello stato, tradendone le tradizioni, la cultura, la religione, le consuetudini, avendo aggredito il sistema stato come un cancro e rifiutandosi di integrarsi ad esso.

La Francia scopre improvvisamente di essere sull’orlo di un possibile downgrade che la metterebbe in seria difficoltà nelle politiche interne, difficoltà dalle quali il presidente francese aveva tentato di distrarre attraverso una nuova quanto aggressiva politica estera guerrafondaia e neocolonialista.
La Francia vive infatti un grave problema interno essendo il paese europeo con il più alto numero di cittadini residenti non francesi e non cristiani, ma mussulmani.

Il Belgio attraversa la più grave crisi della sua storia con l’assenza di un governo che è durata ben 400 giorni (record mondiale) e si prepara ad una secessione interna della componente fiamminga da quella francofona ovvero ad una forte spinta verso un federalismo politico reale da realizzarsi in tempi brevissimi.
La inconciliabilità e la incompatibilità fra le proposte politiche fiamminghe e quelle vallone, offre la visione ed uno spaccato di un paese in crisi profonda, potenzialmente terminale:
il paese che ospita la capitale europea, Bruxelles, rischia di non esistere più nei termini in cui è esistito sinora, così come l’Unione Europea stessa.

La Germania occupa sempre maggiori spazi di potere europeo, sostituendo ormai le istituzioni europee in piena crisi di indentità nelle scelte politiche, economiche e finanziarie, tanto da far pensare che, dopo il progetto abortito di una Grande Europa, assisteremo alla nascita di una Grande Germania, che conterrà, governerà e rappresenterà l’Europa tutta.

L’Italia, aggravata dalle storiche condanne della presenza di organizzazioni mafiose potenti e condizionanti le scelte politiche, di un meridione in gran parte fuori legge ed appendice costosa e sprecona di ricchezze altrui, e di un settentrione che appare incapace di prendere in mano la situazione per meglio tutelare i propri interessi, vede il suo governo navigare maldestramente in acque molto agitate e condizionate dalle continue richieste dall’alto e dal basso di urgenti riforme da attuare per salvare il paese da un possibile default, cui invece l’esecutivo italiano risponde sordamente con piccoli e “continui aggiustamenti estivi” ad una manovra finanzaria che nulla riforma e nulla risolve, ma i più poveri impoverisce.
Non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire, ovviamente.
Eppure l’Italia, nella persona del ministro dell’Interno on. Roberto Maroni aveva per qualche mese fatto tremare l’Europa intera e la Francia in particolare nel tema della gestione dei flussi migratori clandestini che arrivavano in Italia da un Mediterraneo avvolto nelle fiamme delle rivolte popolari acuite propio dalla ingerenza guerrafondaia e neocolonialista francese, inglese e americana.
Il ministro Maroni aveva in breve tempo messo in crisi tutti gli accordi europei sulla libera circolazione delle persone (Trattato o Convenzione di Schengen) ottenendo immediatamente l’incondizionato sostegno di componenti politiche francesi e olandesi determinanti, ed aveva costretto le autorità europee in posizioni di difesa indifendibile, ovvero di una resa senza condizioni o di una fuga precipitosa dinanzi a giuste critiche ed ai continui richiami al dovere.
Ma l’intervento congiunto del premier e del capo dello stato italiani sbarrò la strada a questa crescita politica di leadership, raggiungendo un vergonoso accordo proprio con quella Francia che era causa primaria del male italiano, ed ottenendo in cambio di questo “favore”, la poltrona della BCE per l’italiano Draghi, sebbene questo “accordo della vergona e del tradimento”, non sembrasse affatto coincidere con l’interesse nazionale italiano in quel momento storico.
Ma il mondo sa come “comprare” la casta politica italiana:
basta una poltrona del potere e tutto si mette a posto.
E così è stato, infatti e purtroppo, contro ogni interesse del popolo italiano e contro la potenziale emersione di una Grande Italia che si affiancasse alla crescita continua e potente di una Grande Germania.
Ma la carenza di leader politici decentemente dotati e non vendibili al nemico o corruttibili o ricattabili, è stata da sempre la noia maggiore di cui soffre il sistema statuale italiano.
Laddove leader intelligenti si sono imposti, sono sempre stati traditi e sacrificati su altari molto pericolosi, come nel caso di Aldo Moro o di Marco Biagi o come nel caso di Roberto Maroni, tradito e consegnato al nemico come in questo caso, ovvero esposto ad altissimo rischio come nel caso del varo della riforma del lavoro o quello del più grande contrasto mai realizzato nella storia italiana alle organizzazioni mafiose.
I “giusti” in Italia son sempre caduti sotto i colpi delle mafie o del terrorismo.
Ma Roberto Maroni pare esser fatto di una stoffa ben più resistente, anche ai tradimenti assegnatigli dalle più alte cariche dello stato italiano.

Il mondo sembra avvolto nel fuoco della presenza di leader senza alcuna credibilità e capacità, che tentano pedissequamente di contrastare la nascita di veri ed autentici leader politici, gli unici in grado di risolvere i problemi che alimentano le fiamme che avvolgono e soffocano l’intero globo.

Ma la storia non conosce sconfitte:

tornerà l’era dei leader e degli esseri umani eccezionali così come è tornata l’era della crisi delle democrazie.

Chi si opporrà al cammino della storia, ne verrà certamente travolto.

Chi non ha capacità e credibilità sufficienti, è ora che vada a fare altrove quel che non ha il coraggio di fare nei palazzi del potere, poichè non è con povertà umane e morali importanti che si costruisce il futuro del mondo, il futuro di questo mondo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lega Nord batte Europa: 3 a 0 – L’Europa di Roberto Maroni

venerdì, 15 aprile 2011

Roberto Maroni, ministro dell’Interno del governo italiano:

“… Italia e’ stata lasciata sola. Mi chiedo se ha senso continuare a far parte dell’Unione Europea”.

Questa dichiarazione, pur nella sua semplicità espressiva, ha da sola messo in gioco l’attuale identità europea.

L’Europa è in crisi da quando la malgovernata Grecia è fallita, trascinando nella polvere una unione europea che non è unita, affatto.

Le idiosincrasie e le dicotomie interne alla visione europea dei trattati, dei protocolli e della burocrazia, trovano così un momento di riflessione profonda dinanzi alle parole dell’Onorevole Maroni:

che senso ha, oggi, restare nella Unione Europea?

La riflessione ha scosso non poche coscienze, sia fra gli europeisti che fra gli anti-europeisti, toccando un punto nevralgico dello stare insieme.

Marine Le Pen, leader politico in fase di crescente consenso nell’elettorato francese , ha fatto propria la riflessione maroniana ed ha chiesto un incontro al ministro italiano Maroni, per riflettere su di una Unione Europea che “brilla della luce di una stella morta”.

In realtà, la visione del leader francese presuppone una identità comunitaria europea unita, che poi va in crisi, mentre è annotato da alcuni attenti osservatori che, l’Unione Europea si sta sciogliendo come neve al sole su elementi emergenziali tutto sommato di semplice governo e soluzione, come il fallimento degli stati europei malgovernati e spreconi, e come l’emergenza dei flussi migratori.

La questione infatti, non rientra sull’ordine di grandezza delle crisi emergenziali da affrontare, quanto discende da una inesistente politica comune in temi, questi sì, strategici, come la difesa dei confini europei, l’interventismo armato di alcuni paesi europei nel Mediterraneo, il fallimento di quegli stati che non sanno governare il proprio bilancio.

Il deficit è l’unione, non il suo governo:

questa Unione Europea semplicemente non esiste nei presupposti, nella mancanza di una comune visione condivisa in tutti i settori strategici, a cominciare dal motivo fondante l’unione per cui stare insieme.

Sarkosì, il nuovo condottiero neo-colonialista e guerrafondaio, viene così fermato in ogni sua azione presente e futura, poiché deve fare i conti con il consenso della Le Pen, che è invece seguace di una nuova indicazione politica che non è francese, ma italiana.

Di quella Italia che è stata messa in grave difficoltà dall’intervento armato anglo-francese a due passi dalle coste italiane, di quella Italia che ha sottratto il comando militare in Libia alle forze anglo-francesi e lo ha portato sotto il comando NATO, di quella Italia che, sempre più ispirata e sorretta dalle scelte politiche maroniane, appare meno debole di quanto molti politici europei si aspettassero.

Cosa accadrà del duopolio europeo franco-tedesco, messo in crisi dalle politiche aggressive francesi?

Cosa sarà di questa Unione Europea senza fondamento, che corre il rischio di essere semplicemente spazzata via da una raffica di referendum che diano una indicazione negativa nei confronti di questa europa delle nazioni e della burocrazia piuttosto di una europa dei popoli e dei territori?

La risposta a questi quesiti, va ricercata in quella nuova e vincente scia politica italiana che trova sempre maggiore consenso nei popoli europei, una scia che, per quanto italiana, non parla il linguaggio centralista e burocratico che unisce Roma e Bruxelles, ma parla un linguaggio lombardo e varesino, un linguaggio popolare e federalista, un linguaggio politico sempre più riconosciuto ed apprezzato su tutti i tavoli europei.

E’ la nascita di una nuova stella, che brilla e illumina nel buio e nella confusione italiana ed europea.

E questa stella, ha un nome ed un cognome:

Roberto Maroni.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

In viaggio con una terrorista

giovedì, 24 febbraio 2011

Tutto iniziò in una pizzeria, per una tranquilla serata tra amici.

Serata gradevole, in compagnia di un gruppo di persone piacevoli.

Alcune ragazze erano di nazionalità straniera.

Libero da impegni sentimentali in quel periodo, fui attratto da una ragazza americana dal viso dolcissimo.

Era in compagnia di una sua amica scozzese.

Fu una bella serata.

In seguito recuperai informazioni relative alle abitudini della ragazza che aveva attirato la mia attenzione.

Seppi che frequentava una palestra per la preparazione atletica.

Decisi che era venuto per me, il momento di fare un po’ di ginnastica.

Frequentai le lezioni negli orari e nei giorni in cui sapevo di trovarla, e la trovai, infatti, in compagnia della inseparabile amica scozzese.

Ero in piena forma fisica in quel periodo, e non feci fatica ad attirare la loro attenzione, e non solo la loro.

Prontissimo al mio ruolo di chariot man, tentavo la tecnica del passaggio di ritorno.

Ma come spesso capita nella vita, scegli un bersaglio e ne centri un altro.

Fu l’amica scozzese ad approfittare della mia offerta di un passaggio per il ritorno a casa.

E così, nacque una storia, dalla quale ho imparato molte cose sul rispetto e sui “complimenti scozzesi”, pieni di una ironia che a me pareva familiare, ma che ai più, appariva incomprensibile.

L’estate successiva, fui invitato a casa sua, in Glasgow.

Accettai l’invito, nonostante fossi decisamente a riserva in fatto di risorse finanziarie, ma ero trepidante al pensiero che avrei messo piede sul suolo dei miei avi alla ricerca delle gesta del mio clan:

la nonna di mio padre era infatti una scozzese, del Clan dei Campbell.

Fu proprio l’esigenza di risparmiare sul costo del viaggio che mi fece optare per un economicissimo viaggio in bus che costava 240.000 lire Foggia-Glasgow e ritorno, compreso il passaggio sullo stretto della Manica, piuttosto del 1.500.000 di lire richiesto da un operatore aereo molto economico per un biglietto di andata e ritorno Napoli-Glasgow.

Il bus effettuava settimanalmente un viaggio fra Atene e Londra, disponeva di due autisti e di una hostess.

La hostess era l’unica che parlava la lingua italiana (gran parte dei viaggiatori erano turchi e greci che lavoravano in Germania), quindi, restai vicino a lei il più possibile durante il viaggio, come pure fece una ragazza israeliana di poche parole, anzi, piuttosto distaccata e silenziosa:

parlava solo con la hostess, con me, non ha mai spiccicato parola.

A me non interessava poi molto, cercavo solo il modo di passare le 45 ore previste di viaggio in buona compagnia, e lei, non lo era di certo.

Il bus attraversò la Manica partendo dall’Olanda.

Ricordo che mi svegliai in piena notte da solo ed al buio nel bus, mentre gli altri erano scesi per le operazioni doganali.

Un uomo salì sul bus e venne diretto verso di me, chiedendomi in inglese di mostrargli i miei documenti.

Non era in divisa e fu particolarmente gentile.

Prese visione dei documenti e chiese in inglese il motivo del mio viaggio in Inghilterra.

Gli risposi che andavo in Scozia, per turismo.

Mi restituì i documenti con un sorriso ed uno sguardo piuttosto furbo e mi congedò con un “grazie e buon viaggio” in un perfetto italiano.

Restai con la strana sensazione che quell’uomo volesse dirmi qualcosa.

Il mattino dopo, approdammo sulle sponde inglesi.

Le operazioni di controllo furono di gran lunga più importanti che in Olanda, a causa del pericolo di eventi terroristici:

l’attentato terroristico di Lockerbie di cui fu accusata la Libia di Gheddafi pesava ancora, evidentemente, sulle misure di sicurezza britanniche.

Scesi dal bus, passammo al controllo personale e dei documenti mentre i nostri bagagli venivano controllati.

Passati i controlli, cominciò una insolita attesa.

Mi rivolsi alla hostess chiedendo spiegazioni e mi fu risposto che erano in atto controlli su un viaggiatore del nostro gruppo.

Dopo circa un’ora, ci fecero risalire sul bus che era diretto a Londra.

Mi accorsi dell’assenza di quella ragazza israeliana così taciturna e distaccata e ne chiesi spiegazioni ancora alla hostess.

Mi fu risposto che era stata fermata per ulteriori controlli.

Dimenticai la cosa, preoccupato che il ritardo accusato nei controlli doganali e di sicurezza copromettesse la mia coincidenza per Glasgow.

Ma così non fu, e verso la mezzanotte ero alla stazione dei bus di Glasgow, dove venne a prendermi la mia amica.

Il mattino dopo venni svegliato dalla mia amica che mi invita a salutare i suoi genitori che partivano per le vacanze.

E così feci.

Scesi al piano terra della loro villa e li salutai ancora rallentato da un viaggio non proprio confortevole.

Subito dopo chiesi di poter avere una tazza di caffè e scoprii che l’espresso all’italiana era lontano migliaia di miglia da lì.

Squillò il telefono e la mia amica rispose.

Poi mi chiamò e disse: è per te.

Presi in mano la cornetta del telefono con titubanza, poiché non mi aspettavo che qualcuno mi cercasse lì, e risposi.

Con mia sorpresa ascoltai la hostess del bus:

mi informava che aveva fornito il mio nominativo alla polizia inglese, e che avrebbero potuto chiamarmi per una eventuale richiesta di informazioni.

Mi scrollai di dosso la stanchezza del viaggio in un attimo e chiesi del perché la polizia inglese avesse interesse per me.

Rispose che la ragazza israeliana con cui avevamo viaggiato era risultata in realtà, una terrorista palestinese che viaggiava sotto falso nome e che la polizia le aveva chiesto la lista di tutti quelli che avessero avuto un contatto con lei durante il viaggio.

Ribattei che quella ragazza così distaccata mi era sembrata molto antipatica e che, per questo, non avevo scambiato con lei nemmeno una parola.

La hostess mi disse che comunque, le uniche persone con cui era venuta in contatto la ragazza eravamo solo io e lei, e che per questo aveva fornito il mio nome alla polizia.

La ringraziai per l’avvertimento e le diedi appuntamento per il viaggio di ritorno.

Mi tornò in mente lo strano atteggiamento di quell’uomo senza divisa che in Olanda salì sul bus per chiedermi i documenti e pensai che il suo sorriso gentile e furbo, forse voleva proprio dire qualcosa.

Restai pensieroso e spiegai la cosa alla mia ospite che restò stupita.

Ok, dissi, non cambia nulla:
portami a vedere la terra dei miei avi.

E così fu:

un su e giù per montagne con viste mozzafiato, su e giù per le higlands, cime sulle quali ci ritrovavamo nei rifugi solo con turisti giapponesi e tedeschi, poi Edimburgo, il Vallo di Adriano, Fort William, sempre alla ricerca degli scontri epici del Clan Campbell contro l’alleanza dei Mac Donald, alla quale aderiva all’epoca il clan da cui discende la mia amica.

Ma non venne nessuna telefonata.

Così, tornai in Italia senza alcun imprevisto, chiedendomi se avessi dovuto prudentemente informare della cosa un amico che prestava servizio nella Digos.

Poi ci ripensai: ma cosa avevo da nascondere io?

Abbandonai l’idea.

E così, con il passare del tempo, dimenticai questa avventura.

Sino a questa notte, quando leggo che un ministro libico dimissionario accusa Gheddafi di essere stato il mandante dell’attentato di Lockerbie, e come un lampo, questo “viaggio con una terrorista” mi è tornato lucido alla mente.

Ed ho pensato che, nell’attesa che il sonno mi prenda all’alba, come al solito, avrei voluto lasciare traccia di questa esperienza, in questo blog.

Tutto qui.

Buon giorno a voi e buona notte a me.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Welfare, addio

mercoledì, 20 ottobre 2010
Se fosse ancora in vita, Guglielmo Giannini, qualcuno dovrebbe dirgli che aveva ragione

Se fosse ancora in vita, Guglielmo Giannini, qualcuno dovrebbe dirgli che aveva ragione

Se fosse ancora in vita, Guglielmo Giannini, qualcuno dovrebbe dirgli che aveva ragione.

Il Guglielmo Giannini di quel fronte dell’Uomo Qualunque che, nella stessa testata dell’omonimo giornale, raffigurava un uomo stilizzato schiacciato da un torchio.

Era l’immagine dello schiacciamento che subiva l’Uomo qualunque da parte della casta politica.

Eravamo nel 1945 quando nasceva un movimento di opinione che chiedeva di ridurre al minimo indispensabile la presenza ed i costi dello stato nella vita del paese.

Un movimento privo di pregiudizi ideologici, la cui ricca eredità è andata dispersa.

Come vedete, si tratta di una lotta antica, di un pensiero ben radicato, di una esigenza sempre presente.

A maggior ragione oggi, più di ieri.

Il Welfare.

Lo “stato di benessere” che in italiano va inteso come stato sociale.

E’ conosciuto come welfare perchè fu proprio l’Inghilterra a modificarne status e metodologie nella forma attuale.

Ed è proprio il Regno Unito che oggi modifica ancor più il welfare system, proponendo un nuovo modello di spesa, attraverso lo Spending Review, il ripensamento della spesa pubblica dello stato sociale, e cioè, l’insieme di quei meccanismi che sono riassumibili nella tutela pubblica dei cittadini.

Al fine di abbattere il crescente debito pubblico inglese, vengono previsti nei prossimi quattro anni taglia alla spesa pubblica inglese per 81.000.000.000 di sterline, programmando un rientro in sostanziale pareggio dei conti pubblici entro l’attuale legislatura.

Una mannaia che costerà la perdita di circa mezzo milione di posti di lavoro pubblici (senza contare l’emorragia che subirà l’intero indotto del settore sociale a causa del diminuito budget di spesa) nei prossimi quattro anni, taglio che non toccherà però scuola e sanità.

Un esempio di come si può abbattere la spesa pubblica per contrarre il debito pubblico e stabilizzare il sistema finanziario dello stato.

Ai molti detrattori di una eventuale azione di drastici tagli oggi in italia, vorrei offrire uno spaccato di come invece, nonostante i tagli a destra e a manca imposti dalla gravosa situazione debitoria derivante dagli anni delle “spese folli” del duopolio a democrazia bloccata targato dc-pci e pur considerando le dovute differenze, la situazione italiana sotto il profilo dello stato sociale, sia di gran lunga più favorevole ai cittadini.

Indennità di disoccupazione

Tale indennità come lo strumento della indennità di mobilità viene erogato oggi in Italia con regolarità, vedendo anzi il massimo impegno finanziario di spesa per la voce mobilità che lo stato italiano abbia mai investito nella sua storia a supporto di coloro i quali perdono il loro posto di lavoro.

Il taglio inglese invece fa comprendere che tali indennità vedranno una revisione importante.

Gli assegni familiari

Introdotti nei contratti di lavoro dal fascismo nel 1934 (nello stesso provvedimento fu ridotto l’orario settimanale di lavoro da 48 a 40) e successivamente modificati nell’assegno per nucleo familiare nel 1988.
Allo stato attuale non hanno subito modificazioni in Italia da parte del governo.

Il taglio inglese invece fa comprendere che tali indennità vedranno una revisione importante.

L’assegno per la casa

L’intervento dei comuni in questo settore è fortemente condizionato dalla riduzione dei trasferimenti dal governo nazionale e dall’abbattimento dell’ICI sulla prima casa.
Solo i comuni più virtuosi nel gestire i bilanci hanno potuto offrire ai propri cittadini il sostegno all’accesso al bene casa.
I comuni che invece hanno bilanci devastati da situazioni debitorie gravose, non offrono tali sostegni.
Il cosidetto Piano Casa del governo segna il passo di fronte alla situazione sempre più gravosa dei conti pubblici.
A tal proposito, va ricordato che, al debito pubblico italiano, va addizionato un pari debito pubblico “nascosto” degli enti locali, cui solo la “sanificazione” della spesa locale richiesta dal federalismo fiscale, potrà offrire trasparenza e contabilizzazione.

Il taglio inglese invece fa comprendere che tali indennità vedranno una revisione importante.

Il sostegno alle fasce di popolazione più deboli

la social card è stato l’ultimo e più evidente intervento italiano in questo settore, insieme all’abbattimento dell’imposta ICI sulla prima casa e il bonus fiscale sulle famiglie numerose.

Il taglio inglese invece fa comprendere che tali interventi vedranno una revisione importante.

Ecco illustrato in via breve uno spaccato fra i due sistemi.

L’intervento di bonifica dei bilanci e della spesa pubblica avviato in Inghilterra (tagli alla spesa pubblica senza precedenti sia nel Regno Unito che in UE), salva solo due settori:
scuola e sanità, cui anzi, sono previsti incrementi dei finanziamenti e dei budget.

Il paragone fra scuola e sanità fra i due paesi è molto impegnativo, anche dovendo ammettere una personale insufficente conoscenza del sistema sanitario e scolastico inglese.

Ad una attenta osservazione dei sistemi italiani della scuola e della sanità, si intravede una impossibilità effettiva di agire secondo l’esempio inglese.

Sono infatti scuola e sanità a rappresentare le principali emorragie insieme allo spreco inaudito che si fa delle risorse pubbliche in alcuni enti locali (responsabili di un debito pubblico che “raddoppia” quello statale) oggi in italia.

La scuola italiana conta già oltre 700.000 docenti ed impiega complessivamente circa 1.500.000 di addetti, facendone il primo datore di lavoro europeo, con una qualità del servizio formativo, in entrata ed in uscita, disdicevole e non all’altezza di un paese avanzato come il nostro.

Il comparto sanità vive di luce vivida e di bui profondi, a seconda delle latitudini e degli indirizzi che i governi locali avviano in tema di governo della spesa e di cura della salute ai cittadini.

Nel primo caso possiamo considerare che non sarà possibile stabilizzare i precari della scuola, con il rischio notevole di aggravare ulteriormente la spesa per il personale nella scuola e conseguentemente, spesa pubblica ed il debito pubblico italiano.

Nel secondo caso, dovremo attendere la piena attuazione del federalismo fiscale per vedere emergere quei dissesti ingiustificati del comparto sanità che devastano i bilanci regionali (impoveriti dalla incapacità di taluni governatori – specie nel sud del paese – di intercettare quei finanziamenti destinati alle regioni e perduti invece perchè semplicemente non resi operativi ….) compresa quella insana voglia di utilizzare il comparto sanitario (come quello scolastico d’altronde) come strumento operativo di risposta alla disoccupazione ed alla inoccupazione.

Come si può vedere dai confronti e dalle osservazioni, se si volesse applicare il metodo inglese per il dimagrimento della spesa pubblica causa del continuo aumento del debito pubblico complessivo, scuola e sanità non potrebbero essere emarginate da questa sanificazione poichè esse stesse fonti di “debito abusivo”.

Ma, prima o poi, quel dimagrimento verrà imposto all’italia, che è stata “graziata” dalle ultime richieste fatte dalla Germania in tema di rientro del debito pubblico dei paesi UE, che prevede una sola eccezione, quella italiana per la durata di tre anni, che guarda caso, è esattamente il tempo rimanente alla legislatura in essere.

Il segnale è chiaro:

finchè vi è questo esecutivo in Italia, le garanzie dei paesi forti europei non mancheranno all’Italia, diversamente, un qualunque esecutivo che non offra le medesime condizioni di stabilità e di continuità goverantiva, verrebbe immediatamente trattato alla stregua di tutti gli altri, con buona pace di coloro i quali, in questo momento storico, operano dall’interno e dell’esterno della maggiranza di governo per far cadere l’attuale governo, unica speranza di salvezza per il paese.

Sempre che, una eventuale tornata elettorale non reintegri la medesima maggioranza rafforzata nel consenso e la riconsegni alla guida del paese “ripulita” da quei tradimenti politici che si giocano sulla pelle degli italiani.

L’ultima notazione va fatta sul mugugno che ha accolto i recenti tagli di budget di spesa ai vari dicasteri del governo italiano.

Dai ministri di un governo e da certe istituzioni democratiche, ci si attende testimonianze di responsabilità ben differenti da queste.

Anche in questo caso, la differente civiltà politica fra i due paesi presi in oggetto, pesa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X