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Il crack italiano e La Divina Provvidenza

venerdì, 30 settembre 2011

La casta politica italiana, sempre più coinvolta in scandali corruttivi e di sospetti di connivenza se non addirittura di concorso, sia pure esterno, con le organizzazioni mafiose, resta immobile dinanzi al paventato fall out del sistema paese.

La causa fondamentale del crack italiano sta tutto nella rigidità del sistema economico e finanziario italiano, nella rigidità del mondo del lavoro (sia in ingresso come nel caso delle mancate liberalizzazioni delle professioni o del settore dei taxi, sia in uscita, nella impossibilità effettiva di licenziare un lavoratore dipendente, sia pubblico che privato), nelle assurde lentezze della macchina della giustizia italiana, nella incapacità da parte della casta politica italiana di governare il cambiamento e di varare realmente quelle riforme strutturali che il paese reale invoca ed attende ormai da decenni.

Attenzione, si usa il termine “realmente” a tutela del rischio tipico italiano:

l’annuncio di riforme strutturali, la loro programmazione, la loro approvazione ed il loro varo, a scapito di una effettiva e reale applicazione delle stesse.

Un trucchetto di cui la casta politica italiana abusa ormai da sempre, posticipando all’infinito la risoluzione dei problemi urgenti e gravi del paese, od approvando pacchetti normativi di riforme necessari quanto impopolari che però non incideranno mai effettivamente sul sistema paese, lasciando inalterati gli status quo della casta politica e di quella burocratica, veri e propri elementi di accelerazione del sistema evolutivo senza freni della spesa pubblica e del conseguente innalzamento del debito pubblico.

In buona sostanza, la casta politica italiana fa solo finta di governare il paese, lasciando invece intatto il sistema di abuso continuo ed aggravato del potere pubblico così come è sempre stato.

La fitta rete di corruttele che unisce politica e burocrazia, resta un esempio perfetto per la comprensione di questo fenomeno della democrazia bloccata volontariamente.

Si pensi infatti, che il paese non riesce a dotarsi di una adeguata normativa anti-corruzione a causa di una serie di veti incrociati fra maggioranza di governo ed opposizioni, che fanno registrare continui rinvii e bocciature da parte della casta politica nella approvazione del ddl anti-corruzione presentato dalla maggioranza di governo, ultimamente fermato dalle opposizioni al senato della repubblica e mai seriamente affrontato, sia nelle proposte della maggioranza che della opposizione.

Un teatrino politico che ha solo il compito di sollevare grossi polveroni di contrapposizione ideologica che trova invece improvvise unità della maggioranza di governo nel mentre si debba negare l’autorizzazione alle richieste di carcerazione per parlamentari, ministri ed ex ministri, sottosegretari e politici di spicco della coalizione politica di maggioranza o addirittura dell’opposizione (il caso Tedesco), spesso accusati di corruzione o addirittura di concorso in associazione mafiosa.

Tale condizione storica è conosciuta con il termine di “democrazia bloccata”, un sistema del potere pubblico bloccato ad arte per impedire la realizzazione e l’attuazione delle garanzie minime fondamentali di tutela dei cittadini, delle famiglie e delle aziende italiane, da sempre sottoposte ai vari ricatti di una casta politica che controlla ferreamente gli accessi ai poteri pubblici, agli incarichi pubblici, ai posti di lavoro pubblici.

Così, nei decenni, si è costruito un sistema che consente la perpetuazione personalistica delle presenze nelle poltrone del potere pubblico, fenomeno che viene spesso definito come “attaccamento morboso alla poltrona del potere”, attaccamento che consente la perpetuazione sine die di caste corporative che impediscono il rinnovamento generazionale del paese, impedendo il libero accesso ai giovani professionisti nel mondo delle professioni, ai giovani tassisti nel mondo del trasporto, ai giovani politici nel mondo del potere pubblico, e così via, in ogni settore, in ogni potere.

L’analisi storica di questo fenomeno fa comprendere meglio perché le migliori menti, le migliori braccia e le migliori gambe italiane, migrano continuamente all’estero, in rapida fuga da un paese immobile, sempre uguale a se stesso, gravemente aggredito dalla organizzazioni mafiose e dalla illegalità diffusa, fenomeni negativi che si estendono a macchia d’olio in tutto il paese.

La condizione generale di crisi economico-finanziaria globale dei nostri tempi, ha messo completamente a nudo questa condizione di blocco sociale, economico, professionale, comunitario, della ricerca e dello sviluppo di un paese che è ormai fermo al palo della decrescita da ben dieci anni, perlomeno.

Il rischio di crack italiano definitivo, aumenta di giorno in giorno, accompagnato da un crescente e diffuso sentimento di sfiducia da parte del mondo intero sulle capacità politiche e di governo italiane di trovare una via d’uscita.

Il fall out italiano appare ogni giorno più concreto, essendo le probabilità di rischio del fallimento italiano, direttamente correlate alla crescita della spesa pubblica e del suo debito pubblico.

Un rischio che, in pochi mesi, ha superato quello greco e quello spagnolo, portando in evidenza il rischio italiano come il rischio europeo, laddove un fall out greco potrebbe anche essere “digerito” dalla potenza economica e politica tedesca, sempre più leader europea indiscussa, mentre il fall out di un paese complesso come l’italia, segnerebbe anche la fine della unione europea, messa in profonda crisi di identità proprio dalle divergenze nate sulla obbligatorietà e sulla convenienza del salvataggio dei paesi meridionali e mediterranei europei.

Così, il fallimento annunciato italiano, resta a pesare sul piatto politico europeo in modo determinante, stante anche l’insolvenza dell’esecutivo italiano rispetto alle precise richieste delle autorità europee preposte al salvataggio della stessa italia.

Così, nel terzo millennio, appare sempre più evidente che, lo stile di vita italiano, sai un peso eccessivo per gli italiani come rappresenti un pasto indigeribile per i partner europei, chiamati a rispondere con il sacrificio dei popoli del nord europa, alla deficienza cronica , alla inettitudine, alla corruzione morale e materiale ed alla mafiosità italiana.

Vincerà un rinnovato senso di unità europea, ovvero deflagrerà questa europa nata e cresciuta come l’europa delle nazioni e della burocrazia, piuttosto che una europa dei popoli e della integrazione identitaria europea?

Servirà il fallimento italiano come monito perché gli abusi che sono alla base del crack italiano vengano definitivamente abiurati e non difesi e tutelati?

L’impressione più forte che si riceve da questa analisi è che un paziente, per quanto bravo, non può fare la diagnosi e trovare la cura per il proprio male patologico.

L’impressione è che, se le autorità europee non dovessero imporre in modo deciso ed ultimativo un cammino fatto di profondi sacrifici e di abbandono di quei comportamenti che aprono dubbi atroci sulla monumentale corruzione materiale e morale della casta politica e burocratica italiana, allora, il paziente diverrebbe un malato terminale inguaribile, ed andrebbe abbandonato al proprio destino.

Analisi ed impressioni a parte, l’unica certezza che salta agli occhi anche dell’osservatore meno attento è che non sarà mai capace questa casta politica e burocratica, ignorante, arrogante, egoista e presuntuosa, di mettersi umilmente al servizio del paese, dimostrando improvvisamente di avere quella voglia e quella capacità di fare, di riformare, di governare e di indirizzare il paese nella giusta direzione e in un clima di umiltà e di rispetto reciproco, umiltà che sinora, non ha dimostrato di avere, e soprattutto, di incarnare.

Dopotutto, un pallone gonfiato resta tale, come un mafioso resta un mafioso ed un corrotto resta pur sempre un corrotto.

Quali speranze si possono nutrire, allora?

«Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e ‘l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate».

(Dante Alighieri – La Divina Commedia – Inferno, Canto III, vv. 1-9)

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

de magistris sta ad alemanno come napoli sta a roma

domenica, 26 giugno 2011

Ecco come l’inesperienza politica e certa visione distorta della realtà napoletana, mette a nurdo l’agire del sindaco di napoli, assolutamente incapace di gestire il ciclo dei rifiuti, ma altrettanto certo di poter promettere ai napoletani un ripristino delle condizioni di normalità nel ciclo dei rifiuti in soli cinque giorni.

Scaduti i cinque giorni, ecco levarsi il grido di dolore di de magistris:

esiste una regia dietro ai roghi di rifiuti abbandonati nelle strade e nelle piazze della città.

E torniamo al passatempo preferito della casta politica italiana:

la deresponsabilizzazione totale, il teorema del complotto, la teoria della camorra dietro ogni cosa napoletana.

Come se non sapessimo tutti che la camorra imperversa, condiziona e sottomette il governo della città di napoli da sempre.

Non lo sapeva forse, il candidato de magistris?

E non lo sa nemmeno il sindaco de magistris?

Sbalordisce il vedere il sindaco di napoli ballare al gay pride napoletano, proprio il giorno in cui sono decine e decine i roghi nella città che avvelenano i napoletani:

par di ammirare le tavole pittoriche di Gustave Dore’ che ben descrivono l’allegoria dantesca dell’inferno, pare di sentire la musica della lira di Nerone, mentre assiste al rogo di Roma.

Questa napoli è una autentica follia sconsiderata, bisognosa di estremo e continuo aiuto da parte del paese per sopravvivere a se stessa, ma intrinsecamente quanto assolutamente rassegnata rispetto al proprio destino:

attende sempre che qualcuno o qualcosa risolva i propri problemi in vece sua, attende sempre la caduta della manna dal cielo romano per far sopravvivere una napoletanità ormai priva di ogni dignità e moto di orgoglio e di appartenenza, senza alcuna identità positiva da difendere e rappresentare e, soprattutto, conscia e cosciente di aver perduto ogni speranza, ogni barlume di civiltà, ogni coesione comunitaria, ogni diritto al futuro.

Quel ballo spensierato del primo cittadino napoletano al gay pride, offre la lettura di una presenza elevata di insensibilità umana e politica e di cinico egoismo, quasi che, per sopravvivere oggi in questa napoli, occorra essere distaccati dal presente, quel tanto che basta per non soffrire, troppo ed ancora.

Un quadro pittorico degno della rappresentazione di Gustave Dore’, appunto, degno della migliore Divina Commedia, degno del peggiore Inferno dantesco.

Ma è ancora una rappresentazione artistica ad offrire uno spaccato della vicenda napoletana e meridionale, romana e centralista, cinica ed anti-popolare, degenerata e degenerante.

Ed è proprio il romano Ettore Petrolini che offre la possibilità di comprendere immediatamente il degrado storico nel quale naviga certa italianità, attraverso la sua indimenticabile interpretazione dell’imperatore romano Nerone che placa con la sua oratoria, l’indignazione popolare derivante dall’incendio di Roma, a lui addebbitata:

“… ignobile plebaglia, così ricompensate i sacrifici fatti per voi?
Ritiratevi! Dimostratevi uomini, e domani Roma, rinascerà più bella e più superba che pria ….
Bravo!
Grazie!
Il popolo, quando sente le parole difficili, si affeziona:
ora glielo ripeto:
più bella e più superba che pria
Bravo!
Grazie!
Il popolo, quando si abitua a dire che sei bravo, pure che non fai niente, sei sempre bravo …”

Non vi è più nulla da aggiungere come pure da dire sulla miserevole condizione vissuta dal popolo del sud e del centro dell’italia, che vede nelle città di napoli e roma e nelle vicende che le attanagliano e le imbarbariscono, lo spaccato di una politica affatto capace di rispondere alle esigenze dei napoletani e dei romani, tranne ospitare grandi manifestazioni goliardiche di orgoglio gay (solite pagliacciate allegoriche e carnascialesche che stridono con i momenti cupi e tristi che investono i tempi moderni e con la serietà con cui andrebbero invece affrontati), per offrire una possibilità in più di ridere e di divertirsi, perchè tanto, come dice Eduardo De Filippo, un altro mito del teatro comico italiano, nella scena finale della “napoli milionaria”:

“adda passà ‘a nuttata”.

Sì, apetta e spera.

Chi di speranza vive, disperato muore.

Non è più il tempo della speranza e della moderazione, ma è il tempo del coraggio e dell’azione.

Che qualcuno lo spieghi, per favore, ai quadri dirigenti politici e burocratici meridionali e romani:

al mattino, dopo la nottata, troveranno i cambiamenti cui hanno lavorato per tutta la notte, e null’altro.

Ma se andate a ballare e pridare, al mattino vi ritroverete sommersi da un mare di monnezza e di merda:

la vostra.

E non chiedete aiuto ad altri, poiché è vostra quella monnezza ed è vostra quella merda, ed esclusivamente vostro è il relativo compito e dovere di fare pulizia.

In tutti i sensi ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X