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Il Dossier di Libera sulla Corruzione in Italia

lunedì, 1 ottobre 2012

Ecco il link al download del Dossier 2012 sulla Corruzione elaborato da Libera

Per quanto mi riguarda, non posso che ribadire quale sia l’unica vera ed autentica via d’uscita dell’Italia dalle illegalità diffuse e imperanti, ormai maggioranza nel Paese.

Corruzione morale e materiale in primo luogo.

Ecco l’unica via d’uscita in tre articoli:

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

i reati di:

comportamento mafioso,
associazione mafiosa,
evasione fiscale,
corruzione,
concussione,
abuso d’ufficio,
usura,
sono puniti con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia ovvero liberamente,
viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Corruzione, mafie, evasione fiscale e usura : Italia uber alles

domenica, 23 settembre 2012

L’ultimo dato sulla corruzione rilevato dalla indagine dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of Business Ethics per Contribuenti.it Magazine dell’Associazione Contribuenti Italiani, offre spunti di sicuro interesse come di certo disgusto.

L’indagine, rivolta ai paesi europei, incorona senza alcun dubbio l’Italia quale paese leader nella corruzione in Europa con un dato incredibile:

+68% della corruzione in Italia nei soli primi mesi del 2012.

Il dato precedente reso pubblico dalla corte dei Conti italiana parla di una corruzione che può essere stimata in 60 miliardi di euro/anno.

Se rapportiamo e confrontiamo i due dati, otteniamo una corruzione su base annua pari a circa 70 miliardi di euro che incrementa nei primi mesi del 2012 di circa 25 miliardi di euro.

Insomma, un incremento su base annua di circa 50 miliardi di euro, aumento che proietterebbe il monte totale della corruzione stimata in Italia alla cifra astronomica di 120 miliardi di euro.

Un dato grave e serio che va a sua volta relazionato al dato della evasione fiscale stimato in 200 miliardi di euro/anno, al dato della usura stimato in circa 50 miliardi di euro ed a quello del giro d’affari del maggior agente economico italiano, la maggiore organizzazione mafiosa europea e forse anche mondiale, la mafia calabrese detta ‘ndrangheta, che vanta un giro d’affari stimato in oltre 100 miliardi di euro.

Dovremmo anche fare i conti con una somma indicativa di altri 150/200 miliardi di euro/anno prodotti dalla somma del giro d’affari della camorra napoletana (oltre 100 cosche mafiose, 50 situate in napoli ed altre 50 nella provincia), più quello del famigerato clan dei casalesi, aggiunto a quello della mafia siciliana e della sacra corona unita pugliese

Il dato complessivo di ricchezza sottratta alle famiglie ed alle aziende oneste italiane dei cittadini-lavoratori appare attestarsi intorno ai 550/600 miliardi di euro all’anno.

Una cifra impossibile da sopportare per un paese che si vanta di essere civile, democratico e repubblicano.

Una cifra-tassa che pagano le aziende e le famiglie che vivono, lavorano ed operano in Italia, una ulteriore tassa imposta dalle mafie e dalla mala burocrazia e dalla mala politica, un mancato introito che viene sottratto al fisco ed al PIL nazionale
di ben 600 miliardi di euro all’anno.

La cifra è talmente alta da rendere molto più che evidente un nesso di relazione, un vincolo contrattuale, un patto mafioso fra istituzioni statali ed organizzazioni mafiose (trattativa stato-mafia), un nesso che va ricercato evidentemente nella casta politica e nella casta burocratica, saldamente al governo della Pubblica Amministrazione e del Potere Pubblico.

Con una buona dose di qualunquismo si potrebbe affermare che in Italia, la maggioranza degli italiani ruba, corrompe politici e burocrati, evade il fisco ed usura famiglie ed aziende italiane sotto la completa copertura di uno stato mafioso, infiltrato mortalmente dalle mafie e dalla corruzione politica.

Tale condizione si traduce in una situazione di emergenza effettiva, gravissima, impossibile da correggere con le regole di un sistema democratico, ormai sopraffatto totalmente dalla infiltrazione mafiosa e dalla raggiunta (da tempo, da sempre) maggioranza democratica dei numeri del malaffare, della malavita, della mafia, della mala politica e della mala burocrazia italiana, rispetto al mondo della legalità e della onestà.

L’unica correzione possibile ed attuabile, l’unica “cura” possibile per una tale situazione di emergenza è evidentemente l’applicazione della pena di morte per i reati sottoelencati nella ipotetica normativa salva-vita dello stato italiano, definita in soli tre articoli:

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

i reati di:

comportamento mafioso,
associazione mafiosa,
evasione fiscale,
corruzione,
concussione,
abuso d’ufficio,
usura,
sono puniti con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia ovvero liberamente,
viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Politici & Burocrati: uniti per difendere se stessi e non il popolo sovrano

giovedì, 5 gennaio 2012

Video del 05 01 2012

La truffa alla napoletana è il male assoluto della inciviltà italiana

giovedì, 21 luglio 2011

Fottere il prossimo tuo, non fare nulla e non lasciare che altri possano fare, non riformare ne cambiare niente e soprattutto, non consentire che altri riformino ovvero mutino lo status quo della dittatura abusiva della casta politico-burocratico-partititica dei truffatori di professione del popolo sovrano.

Questo è il dogma vincente della inciviltà italiana, questo è il male assoluto che uccide il popolo italiano, questo è il comportamento negativo che sta suicidando il paese intero, sia quello che condivide, alimenta, promuove e progapa questo comportamento, sia quella parte del paese e del popolo che non lo condivide affatto.

Alcuni esempi della fregature, delle prese in giro, delle frodi e delle truffe che “questo stato democratico” ha assegnato al popolo sovrano:

– nel 1993 un voto referendario, strumento di democrazia diretta, determina con il 90% dei consensi l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (la madre di tutte le corruzioni politiche);
la risposta della casta politica dei truffatori di professione fu cambiare il nome alla vecchia legge (Piccoli) del 1974 e rinominare il finanziamento pubblico ai partiti come “rimborso elettorale” ed il voto referendario fu aggirato, truffato, delegittimato:

il principio del finanziamento pubblico ai partiti, abrogato dal popolo sovrano, venne di nuovo sostenuto normativamente e soprattutto rifinianziato.

– nel 1985 un altro voto referendario determina con l’80% dei consensi l’introduzione della “responsabilità civile dei magistrati che sbagliano”;
la risposta della casta politica dei truffatori di professione fu approvare in parlamento una legge che sottraeva il magistrato che sbaglia alla propria responsabilità civile, facendola ricadere invece sull’ente stato:

così il magistrato che sbaglia, continua a sbagliare (quanti sono i delinquenti ed i mafiosi che escono dal carcere per errori tecnico-giuridici, errati calcoli temporali dei processi e decorrenza dei termini?) e fa pagare il conto allo stato, invece di pagarlo di tasca propria, con il paradosso che, la casta politica dei truffatori di professione, fa pagare al popolo sovrano un errore che danneggia proprio i cittadini che sono vittime della cattiva amministrazione della giustizia.

La vera truffa alla napoletana, la frode professionale, la scorrettezza assoluta, l’infedeltà incarnata, la slealtà rappresentata:

questa è la casta politico-burocratico-partititica che gestisce il potere pubblico in nome del popolo sovrano, contro gli interessi del popolo sovrano.

E questi sono solo alcuni esempi:

potrei tranquillamente pubblicare (come già fanno altri civilissimi, dignitosissimi, democraticissimi e liberissimi blog italiani), la lista completa dei politici indagati per corruzione, falso ideologico, abusi vari e continuati del potere pubblico, per confermare che è sicuramente la casta politico-burocratico-partititica dei truffatori di professione del popolo sovrano il male assoluto italiano, confermando che solo una assoluta distruzione di questa casta rappresenti l’unica via d’uscita futura per il popolo che lavora e per le famiglie che combattono quotidianamente per una vita dignitosa o per la mera sopravvivenza.

La truffa italiana alla napoletana è il male assoluto della inciviltà italiana perchè truffa il nord assoggettandolo ad un sud truffaldino, mafioso, fannullone e profondamente ancorato al mondo della illegalità, poiché è ampiamente provato quanto lo stato dei politici e della dirigenza meridionale non contrasti appropriatamente la casta corporativa che abusa del potere pubblico per il proprio interesse e per i propri privilegi contro la tutela degli interessi e la garanzia del popolo sovrano.

In questo stato di fatto e di diritto, lo stato stesso è messo in discussione, nella sua incarnazione di stato criminale e stato criminogeno, nella sua componente maligna di pluralità di caste del potere pubblico che vivono di danaro pubblico, di privilegi pubblici, di intoccabilità pubblica, di impunibilità pubblica, di irresponsabilità pubblica.

Basterebbe una sola norma per mettere le cose al loro posto, riportando nell’alveo della responsabilità personale, politica e professionale quei funzionari dello stato che usano il potere dello stato contro il popolo e non in suo favore, compresi i reati di corruzione e di concussione, reati che vertono entrambe intorno al cardine del potere pubblico politico-amministrativo e burocratico, basta una legge con un solo articolo:

“chiunque rivesta funzioni, attribuzioni o eserciti poteri pubblici ovvero agisca in funzione di incarichi pubblici è punito per tutti i reati commessi in uso o abuso di dette funzioni e poteri con la pena prescritta dalla legge, caso per caso, moltiplicata per tre (3) volte unificando le pene per i reati di corruzione, concussione, peculato e abuso d’ufficio nella misura unica applicabile da 6 a 12 anni di reclusione”.

Cosicchè, se una corruzione può essere punita con sei (6) anni di detenzione, la pena viene automaticamente portata a diciotto (18) anni.

Attualmente sono previsti i seguenti reati (che andrebbero unificati sul versante della pena) con le seguenti pene previste, caso per caso:

Concussione > da 4 a 12 anni

Corruzione per un atto di ufficio > fino ad 1 anno

Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio > da 2 a 5 anni

Corruzione in atti giudiziari > da 3 a 8 anni

Per questi reati, come per quelli simili di istigazione alla corruzione, peculato, abuso d’ufficio, ect., la pena prevista andrebbe quindi unificata in un minimo di 6 ad un massimo di 12 anni di reclusione.

Se venisse applicato il moltiplicatore qui proposto, le pene minime partirebbero da un minimo di 18 anni sino ad un massimo di 36 anni di carcere.

Stesso dicasi per l’abuso di ufficio, reato dietro al quale si cela spesso l’interesse privato e personale ad accelerare o a frenare una pratica d’ufficio, in favore di qualcuno (perchè ha già pagato l’estorsione corruttiva) o in sfavore di qualcun altro (per fargli capire che se non paga la tangente, la sua pratica verrà insabbiata).

Detto e fatto.

Semplice e veloce.

Ovviamente, inapplicabili per il reato di corruzione, di concussione e di abuso d’ufficio devono essere tutti gli sconti di pena.

Ovviamente la sentenza va emessa prima che il reato cada in prescrizione o deceda per decorrenza dei termini.

Ovviamente, come accade in tutti i paesi occidentali, normali, democratici e liberi, se prendi 18 anni di detenzione, te li fai tutti, caro corrotto.

E senza sconti.

Si dovrebbe inoltre, reintegrare immediatamente la responsabilità civile personale dei giudici e vietare assolutamente e perentoriamente ogni tipo di finanziamento pubblico ai partiti politici, in ogni caso e per sempre, per restituire legalità ad uno stato che è ormai una feroce dittatura delle caste private che dominano il popolo attrverso l’uso deviato o l’abuso del potere pubblico.

Andrebbe anche imposto un limite temporale ala durata di ogni livello di giustizia, in modo da garantire l’emissione di una sentenza certa, serena e definitiva entro e non oltre 18 mesi dall’inizio del processo (6 mesi la durata di ognuno dei livelli di giustizia previsti: 12 mesi per due livelli, 18 mesi per tre livelli).

Questo dovrebbe assicurare immediatamente lo stato di diritto ai cittadini, questo dobìvrebbe garantire la casta al popolo sovrano.

Immediatamente e senza alcuna ulteriore perdita di tempo.

Ovvero, qualche cittadino coraggioso, dovrà pensare a portare queste eclatanti inottemperanze, omissioni, complicità materiali e morali e degenerazioni del sistema statale italiano degradato da sempre alla solita truffa alla napoletana nei confronti del popolo sovrano, dinanzi a livelli giurisdizionali superiori ed internazionali, che possano accogliere istanze di secessione da parte di quei territori e di quei popoli che avanzassero e manifestassero volontà di secessione da questo stato di fatto e di diritto della casta politico-burocratico-partititica dei truffatori di professione del popolo sovrano.

Un cittadino qualsiasi, un cittadino qualunque,un cittadino X.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare

martedì, 26 aprile 2011

Secondo i dati ufficiali resi noti dal ministero della giustizia italiano, le sentenze di condanna per il reato di corruzione sono in continua discesa.

Nel 1996 le condanne erano 1159, mentre nel 2006, sono solo 186.

Non è noto se il dato sia sceso per la diminuzione del fenomeno corruttivo ovvero per motivi afferenti ad altre condizioni.

l’indice di corruzione percepita (CPI, Corruption Perception Index), pubblicato annualmente dalla organizzazione Transparency International, misura il grado di corruzione che caratterizza gli abusi di potere di politici e pubblici ufficiali finalizzati a beneficio personale, non segue l’andamento del dato delle sentenze di condanna per corruzione, assegnando posizioni sempre peggiori nella sua classifica all’Italia.

Il dato ufficiale del ministero dell’Interno relativo alle persone che sono state denunciate e/o arrestate per il reato di corruzione negli anni 2005 e 2006 in Italia, offre uno spunto di considerazione se suddiviso per regioni.

Prima la Campania con ben 316 soggetti, seconda l’Emilia Romagna con 126, terza la Puglia con 95.

Se rapportiamo ora questo dato a quello politico nelle tre regioni che guidano questa classifica della vergogna, otteniamo un risultato omogeneo.

La regione Campania è stata governata per ben dieci anni (dal 2000 al 2010) dalla giunta Bassolino (DS-PD).

La regione Emilia Romagna è stata guidata da Vasco Errani (PD) dal 1999 ad tutt’oggi.

La Regione Puglia vede il governo ininterrotto di Nichi Vendola (PRC-SEL) dal 2005.

L’analisi dei dati comparati, offre uno spunto di considerazione interessante:

nelle regioni in cui si è verificato il più alto numero di arresti e denunce per corruzione, la guida politica è sempre stata nello stesso periodo temporale dell’area di centro sinistra.

Un nesso di casualità che non può essere considerato direttamente proporzionale, ma è un nesso che certamente induce a riflessioni profonde nell’analisi correlativa.

Cosa divide la proposta politica delle aggregazioni politiche di centro sinistra da quelle del centro destra?

Possiamo addentrarci in questa analisi alla ricerca di eventuali differenze che supportino o neghino questo nesso di casualità?

Per assurdo, nella proposta politica del centro sinistra italiano è proprio la lotta alla corruzione ed alle organizzazioni mafiose una delle promesse elettorali che fanno la differenza.

Ma la lotta alla corruzione è un atto politico di fede quotidiana, laddove la interpretazione politica, ne rappresenta un punto nevralgico.

Che sia un politico o un burocrate, il pubblico ufficiale corrotto è il passaggio obbligato di questo reato e non possiamo dimenticare come sia la politica a governare la burocrazia.

Ma come può verificarsi il paradosso per cui, nelle regioni con una guida politica di governo di centro sinistra, si verfichino i maggiori casi di corruzione?

E come può la politica rinunciare ad analizzare un simile paradosso?

E se, paradosso nel paradosso, fosse proprio quella parte politica che nella sua proposta promette maggiore attenzione al fenomeno corruttivo a governare quelle regioni laddove il fenomeno appare maggiormente dilagante?

Il contrasto salta subito all’occhio di un attento osservatore.

Appare come mancante quel filo che traduce una proposta politica come una promessa elettorale alla sua realizzazione effettiva.

Il centro sinistra italiano sbandiera spesso e volentieri accuse generiche ai suoi avversari politici al governo del paese di essere troppo concilianti con il fenomeno corruttivo, dimenticando cosa accade invece all’interno e/o al disotto di quei complessi pubblici che essi stessi governano.

Sotto il profilo della lotta alle organizzazioni mafiose questa linea di condotta è maggiormente evidente.

Sembra che nel centro sinistra non si denunci altro che l’infiltrazione mafiosa nel potere pubblico quando è invece il governo del centro destra ad offrire nei fatti la più grande offensiva mai registrata nella storia della repubblica italiana alle organizzazioni mafiose, con l’arresto di tutti i super latitanti ed il sequestro di immense ricchezze sotratte alle mafie.

In realtà, osserviamo che è proprio “la politica del fare” la caratterizzazione più evidente e marcata che identifica l’operato politico del centro destra e che lo distingue da quello del centro sinistra.

Un materialismo storico che distingue da sempre l’opera delle politiche di destra nel nostro paese.

Un materialismo che si traduce in riforme realizzate, in lotta alle mafie vincente, in contrasto continuo al mondo della illegalità diffusa.

Spesso il centro sinistra compara proprio questa “frenesia del fare e del realizzare” dei governi di centro destra moderni con il governo fascista della destra storica italiana, connotando però questa comparazione in negativo, stigmatizzando quasi l’imperativo dovere della politica di governare, di fare, di cambiare, di riformare.

E, guarda caso, l’unico esempio di lotta alle mafie decisa oltre quello contemporaneo, è prorpio quello del fascismo pre repubblicano.

Il parallelo offre altri spunti di considerazione:

perchè non è la sinistra a fare, realizzare, riformare e governare il paese, contrastare le mafie e garantire maggiore sicurezza al territorio ed al popolo italiano?

Perchè negli annunci propagandistici della sinistra troviamo sempre la lotta alla corruzione e non la vediamo mai realizzata sotto i suoi governi, come il dato comparato iniziale sembra voler indicare?

Tante domande che chiedono risposte, tante domande che non pretendono certamente di affermare che un certo stile di vita politico offre maggiore libertà alla corruzione, ma che altrettando certamente, un nesso di casualità esiste.

Una risposta a queste domande forse c’è, ed è rintracciabile in un antico adagio popolare:

“fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare”.

Il mare che divide chi combatte la corruzione con le parole e chi lo fa con i fatti.

Il mare che divide chi combatte le mafie con le parole e chi lo fa con i fatti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X