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Il nesso di causalità tra schettino e i due marò

giovedì, 16 gennaio 2014

Quale è il nesso di causalità che lega il processo che si tiene in Italia al pluriomicida ed unico imputato Francesco Schettino,

francesco schettino unico imputato della strage di 32 tra passeggeri e personale di bordo nel naufragio della nave Costa Concordia

francesco schettino unico imputato della strage di 32 tra passeggeri e personale di bordo nel naufragio della nave Costa Concordia


responsabile della morte e della strage di ben 32 persone tra passeggeri e personale di bordo ed il processo che si tiene in India a due marò italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre,
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone i due marò imputati della morte di due pescatori indiani

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone i due marò imputati della morte di due pescatori indiani


imputati dell’assassinio di due pescatori indiani scambiati tragicamente per pirati?

Quale è il nesso che lega il comportamento vile e codardo di un comandante italiano che dopo aver mandato a naufragare sugli scogli dell’Isola del Giglio la nave Costa Concordia con a bordo 4.229 persone, fugge senza operare il dovuto soccorso ed organizzare il necessario salvataggio dei passeggeri (3.216) e del personale di bordo (1.013) ed il comportamento eroico di un umile cameriere indiano della Costa Concordia, Russell Rebello, morto nel tentativo di aiutare, assistere, soccorrere e salvare i passeggeri abbandonati al loro triste e tragico destino dal comandante della nave, Francesco Schettino?

Che io sappia, questi due eventi storici non hanno un nesso di causalità, come pure le persone ivi richiamate, pare non abbiano nesso alcuno e non interagiscano quindi nello svolgimento temporale di due processi lontani, ma assimilabili, in qualche strano modo,

Eppure da tempo mi pare di osservare una strana convergenza di queste due tristi vicende processuali.

Pare quasi che ogni rinvio del processo a Francesco Schettino sia seguito da un rinvio delle procedure e delle udienze del processo a Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

Una certa sensazione assai intensa in questa vicenda bipolare è causa che produce un effetto in condizioni che consentano a questa causa di operare ciclicamente, parallelamente, sinergicamente.

Come se universi paralleli si parlassero e discutessero di una giustizia negata nel primo (causa) e di una conseguente giustizia negata nel secondo (effetto).

I brividi non si contano sulla mia pelle come pure la mia mente resta attonita di fronte a questa iperbole impossibile, ma plausibile.

Il messaggio plausibile che rende comunicanti due universi che viaggiano paralleli e mai convergenti, sembra essere quello di una richiesta di giustizia, di una forte pressione che risponda ad un tentativo evidente di salvare un assassino, un pluriomicida, un vile ed un codardo.

Quasi si tenesse un processo al processo, un processo alle intenzioni prescrittive, un processo alla impunibilità che una tale strage non potrebbe mai e poi mai capire e sopportare, un processo che impone azioni di remissione dei peccati, di equivalenza della punizione, di equipollenza del potere arbitrario di concedere vita o morte, carcere o libertà, in pieno nesso di causalità senza causa.

Non dico altro:

temo di essere stato chiaro.

Anche troppo chiaro per il mio cuore italiano ferito da una certa italianità che mi offende e che tenta disperatamente di non capire ciò che è evidente:

se non si rende giustizia, non si ottiene giustizia.

Se si salva qualcuno da una punizione, per effetto della teoria della compensazione e la teoria della causa (temporale) più prossima, si ottiene la perdita di qualcun altro.

La sintesi è la teoria della unica e medesima soluzione in due casi non confrontabili né assimilabili:

non si escludono e non si includono, ma devono necessariamente integrarsi per risolversi.

Lo dico sempre io che non si possono osservare due pesi e due misure in questo mondo furbo e vizioso che fa un campano colpevole libero e due pugliesi innocenti morti.

Pare proprio che la giustizia italiana e quella indiana siano intraprese in un tira e molla in due processi che nulla hanno da condividere.

Eppure il messaggio è abbastanza chiaro ed è come se il mondo volesse dire all’Italia:

potete mal governare e mal amministrare la giustizia nel vostro paese come volete, se il vostro popolo sovrano ve lo concede di fare, ma quando ad attendere giustizia sono cittadini stranieri disgraziatamente sottoposti alla ingiustizia italiana, non potete pensare di impartire lezioni di democrazia e di giustizia a terzi.

Specie se ritenete di intervenire e più volte negli affari interni e nella giustizia di una altro paese nel caso in cui, a quella giustizia, siano sottoposti i destini e le vite di cittadini italiani.

Grande lezione di civiltà.

Globalizzazione della Giustizia :

“Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”.

Lǎozǐod anche Lao Tzu, Lao Tse, Lao Tze, Lao Tzi, fondatore del Taosimo.

Al buon intenditor, basteranno queste parole.

Gustavo Gesualdo

Dal caso dei marò emerge un potere pubblico perdente

giovedì, 28 marzo 2013

Nell’ingarbugliato e malgestito caso dei marò italiani che ha aperto una crisi diplomatica internazionale, ecco cosa doveva essere fatto e non è stato fatto.

1 – prelevare con elicottero dalla nave Enrica Lexie i due marò prima di che la stessa nave entrasse in acque territoriali indiane (ma questo prevede che l’Italia possa disporre di una flotta navale militare servita di aeronautica degna di questo nome, in grado di difendere ed assistere da vicino ed in piena autonomia alle operazioni anti-pirateria);

2 – dichiarare immediatamente e spontaneamente le responsabilità dei due marà derivanti da un purtroppo avvenuto scambio di persona, affidandosi senza alcun ritardo alla giustizia e alla clemenza delle autorità indiane (qui avrebbe avuto un ruolo fondamentale una buona diplomazia che operasse pressioni sulle autorità indiane).

Nell’ingarbugliato e malgestito caso dei marò italiani che ha aperto una crisi diplomatica internazionale, ecco cosa non doveva essere fatto e invece e purtroppo è stato fatto.

1 – negare l’evidenza dell’assassinio di due inermi e disarmati pescatori brutalmente e premeditatamente uccisi con una assurda fucilazione, poiché scambiati per agguerritti ed armati pirati;

2 – rendere indisponibili ed inservibili le registrazioni delle rilevazioni gps nella nave napoletana Enrica Lexie, registrazioni che avrebbero dovuto provare la presenza della nave in acque internazionali piuttosto che in acque territoriali indiane (medesima cosa accadde alla costa condordia, priva di registrazioni di posizione a bordo e senza l’ausilio del servizio satellitare della capitaneria di porto: un doppio slam);

3 – negare l’evidenza di un dannato incidente causato da uno scambio di persona, nel quale comunque resta il dubbio atroce di una fucilazione vera e propria ai danni di cittadini indiani inermi e disarmati;

4 – tentare di forzare la mano negando il ritorno dei due marò dopo che l’ambasciatore italiano in India avesse spergiurato dinanzi al tribunale indiano che i due marò avrebbero certamente fatto ritorno in India dopo la vacanza in Italia.

In tutto questo gran casino, in questa crisi diplomatica internazionale aperta fra India e Italia, in questa grave crisi di mancato rispetto delle regole, delle nazioni e dei popoli, emerge chiaramente una assoluta mancanza di professionalità, di caratura, di determinazione, di forza militare e politica, di selezione e di formazione della corporazione pubblica italiana, sia nel caso di un semplice soldato che nel caso di un premier, con tutto quello che ci passa in mezzo.

Evidemtemente esiste un gravissimo problema di selezione in Italia.

E noi, paghiamo anche lo stipendio a questi sciocchi idioti.

E paghiamo anche i danni che combinano, sia morali che materiali.

Nella speranza che almeno abbiano capito perché gli altri paesi difendevano le navi di bandiera dai pirati con guardie private armate o contractor privati armati:

per non coinvolgere l’intero Paese in una crisi diplomatica, o peggio, militare, a causa di incidenti o danni ingiusti causati dagli stessi operatori di sicurezza.

Capito allora che dovete smettere di organizzare la difesa nazionale in base alla fame dei soldati ed ai doppi e tripli stipendi offerti in queste occasioni?

Si soddisfano le esigenze sbagliate distruggendo così gli scopi.

Se questi sono militari professionisti in grado di fare guerre, allora spediteli in Somalia o in Mali o in Nigeria a farsi le ossa, senza alcuna copertura ONU, NATO o di altre potenze militari.

Sarebbe questa una durissima selezione maturale.

In onore di Valentine Jelastine e Ajeesh Binki:

pace all’anima loro e serenità alle loro famiglie.

Riflessioni a tastiera aperta – 19 marzo 2013

martedì, 19 marzo 2013

Leggo un sempre maggiore distacco fra queste istituzioni politiche ed il Paese Reale.
E sento sempre più forte un grido di richiamo antico che rivendica giustizia sociale ed economica.
Temo che il tempo per salvare il salvabile sia scaduto.
Ma restate pure lì a fare il solito niente:
tanto non siete in grado di salvare nessuno, se non voi stessi.

La politica italiana sarebbe perfetta per un film.
Condivido.
E allora sbattete fuori dalla realtà italiana questa politica e rinchiudetela in un film, per sempre.

Il pasticciaccio indiano dei due assassini che si danno delle arie da professionisti della sicurezza:
se tu fai un torto a me, io poi fo un torto a te.
Complimenti

Sinceramente esagerano.
Con la più grande discarica abusiva di tossico-nocivi d’Europa in località Giardinetto stanno a rompere gli equilibri per un termovalorizzatore di ultima generazione a Orta Nova?
E, di grazia: dove dovremmo stoccare, discaricare, smaltire o differenziare i nostri rifiuti?
Forse nel termovalorizzatore di Brescia?
Ancora con questa cultura disfattista e deresponsabilizzante.
No, non è consentito. No, non si può rompere all’infinito così.
C’è un limite a tutto: anche alle rotture di scatole

Siamo rovinati.
Un tempo eran ben altri i livelli sociali, economici, militari e culturali dei paesi con i quali l’Italia intraprendeva commerci e stabiliva alleanze.
Oggi siamo ridotti a chiedere l’elemosina all’Albania.
Tutto finito, tutto distrutto.
E tutto grazie alla classe dirigente italiana, la più mafiosa e corrotta possibile, che ha messo in ginocchio il presente ed il futuro di questo Paese.
E, di grazia, cosa acquisteremo e cosa venderemo nel rapporto commerciale con gli albanesi?
Un po di mafia?
Uno scambio mafioso?
Complimenti.

Pronto per la sua Waterloo, il cav si accanisce nell’ennesimo tentativo di spaccare in due il paese, di dividere fra destri e sinistri, di dividere per imperare.
Questa è l’ultima battaglia di un politico che promise tanto e realizzo’ niente.

La mafia ha già invaso tutto il paese, oltre Roma, anche Torino e Milano.
Solo ora te ne accorgi, Grasso?
Arrivi tardi, parecchio tardi.

Il presidente degli Statu Uniti d’America, Barack Hussein Obama II, dopo aver esteso l’accesso gratuito al servizio sanitario americano a milioni di indigenti, produce la perdita di ben 750.000 posti di lavoro con un “taglio alla repubblicana” alla spesa pubblica.
Bravo, buono, riformista di sinistra: assassino peggio degli altri, poiché ritiene di essere anche un grande presidente buono.
Buonista, al massimo, ma non buono, certamente.

Se fallisce l’Italia, anche la borsa di Marte avrà ripercussioni.

Mogli e buoi dei paesi tuoi. E allora, mussulmano che ti lamenti del nostro stile di vita, cosa ci fai in Italia? Vattene a casa tua, fra la tua gente che vive secondo la tua legge, la tua religione, le tue prassi e le tue consuetudini.
Non venire qui a rompere le scatole: ci sono almeno mille anni di civiltà che separano il tuo stile di vita dal nostro.
Torna a casta tua, e porta con te la Boldrini.

Un governo di anche solo due anni?
E certo, il tempo necessario ai parlamentari PD e PDL della scorsa lesgislatura interrotta prima del tempo naturale di raggiungere l’agognata quanto immeritata megapensionedaparlamentarenullafacente.
Dovrebbero solo vergognarsi di esistere.
Tutti, nessuno escluso.

Un esempio e comprendiamo tutti meglio il senso della cosa.
Se il segretario a mezzo servizio di un partito politico importante sente improvvisamente l’esigenza di dichiarare pubblicamente che vuole un “partito degli onesti”, allora perchè si lamenta quando riceve la critica di “partito di impresentabili”?
Se l’azione politica fosse onesta non vi sarebbe l’esigenza di puntare ad un “partito degli onesti” a parole.
Non credete?

Ha garantito nel tribunale indiano che i due marò sarebbero tornati dopo il permesso in Italia riconsegnandosi alle autorità indiane.
Invece, i due marò non sono tornati.
Ora, l’ambasciatore italiano in India rischia l’arresto.

Il PDL appoggerebbe un governo bersani se al Quirinale vi fosse Berlusconi.
Bersani accetterebbe voti rubati al M5S se al Quirinale vi fosse D’alema.
Non è cambiato nulla: la solita classe dirigente italiana.

Sono disgustato dalla mancanza di coerenza che vige.
Sono amareggiato dal poco valore che si attribuisce troppa gente.
Valete di più, non potete svendere tutto per uno stipendio.
Occorre una rivoluzione culturale, sociale, politica, sindacale, di sistema.
Io farò la mia parte, nel mio piccolo, ma non basta.
Destatevi, risorgete, alzatevi.
Non accontentavi di un piatto di lenticchie, un po di tecnologia portatile e qualche sfizio.
Osate qualcosina di più.

Beppe Grillo non è mafioso
Beppe Grillo deve morire
Hanno iniziato a scavare la sua fossa

Tratto da una discussione con un amica conservatrice su FB:
“Con questa legge elettorale voluta dai mafiosi parlamentari si piega qualsiasi cambiamento con il cambio di casacca di pochissime unità parlamentari, meno delle dita di una sola mano.
Cosa vuoi candidare Grillo come premier se in parlamento abbiamo avuto maggioranze mafiose?
La rivoluzione culturale questo paese non la può avviare, causa scarsa capacità intellettuale, culturale e morale. Ma dove andate? Cosa volete? Come lo realizzate?
Nessuno deve saperlo, tutto deve restare piegato alle mafie corporative che costituiscono la classe dirigente italiana.
Omertà, mafia, corruzione.
Ma quale rivoluzione culturale che sono degli ignoranti pazzeschi che si vendono per poco o niente.
Ci vuole una costituzione morale propria imbattibile per modificare una costituzione morale collettiva mafiosa.
E ad esserne dotati in questo paese, ne sono talmente pochi da essere contati sulle dita di una sola mano, appunto.”
“E quando parlo di ignoranza, non parlo del possesso di una laurea, ma del possesso di una intelligenza razionale che assurga a motore culturale. Cosa che in Italia, oggi, NON ESISTE.”
“E soprattutto, di una intelligenza razionale che conosca e riconosca una etica ed una morale, una norma statale ed una norma religiosa. Qui sembra la tarantella della corsa alla violazione di regole e norme.”
“Non è solo la morale e l’etica: è l’intelligenza, è una educata razionalità che manca. In Italia si ha una visione così corta della vita sociale e comunitaria da fare i brividi a qualunque pelle civilizzata. Tutto da rifare: serve un motore culturale per far ripartire l’intera macchina, Un motore culturale è una mente illuminata, visionaria, che sia amata e sorretta. Qui ti sparano nelle gambe come dei mafiosi, che è quello che è successo in parlamento in questi giorni: questi sono veri e propri attentati mafiosi alla democrazia.”
“Non devi aspettare, non puoi aspettare. Quando qualche mente illuminata si affaccia alla ribalta, come nel caso di Beppe Grillo e del suo movimento 5 Stelle di cui trattiamo, la risposta è sotterranea, mafiosa, silente, anti democratica. Lo vedi come lo trattano sti mafiosi? E a che serve avere intelligenza e voti se questi mafiosi cambiano le regole per impedire il cambiamento? Occorre prima fare pulizia, culturale, sociale, politica, sindacale, morale. Poi cerchiamo “la mente” che debba fecondare una nuova italia.”

L’accerchiamento ai grillini della mafia parlamentare e della feccia alleata per fermare ogni cambiamento dello status quo e del sistema italiano ha ottenuto la prima vittoria.
Beppe Grillo è un mostro di intelligenza.
I grillini si vendono per poco o nulla.
La solita storia della mafiosità italiana.

Quando non si sanno le cose come stanno ed i ruoli quali sono. Il più grande sostenitore di Assad di Siria in Italia si chiama Nicola Vendola di cui la Laura Boldrini è appendice.
Della serie Nicola produce rifugiati e la Boldini si ingrassa.
Comprendo che la la razionalità in questo paese è morta e sepolta, ma io rifiuterò sempre di mandare all’ammasso il mio cervello.
Quando il nicola di bari andava in visita ufficiale in Siria da Assad e spendeva i danari dei pugliesi per fare investimenti in Siria, io scrivevo alla sua mail che faceva errori molto più grandi di lui (lei, ello, ella?) e della sua responsabilità. Ottenni risposta sibiliina che diceva in sintesi che non avrei dovuto accendere di quei fuochi. E lui/lei non avrebbe dovuto partecipare dalla parte sbagliata al massacro del popolo siriano. Assassino/a.

La elezione ad una alta carica istituzionale dello stato italiano della Boldrini metterà in rilievo ancor più le esigenze degli immigrati extra comunitari che entrano illegalmente nel nostro paese piuttosto delle esigenze degli ultimi fra gli italiani, i più bisognosi, postposti razzisticamente a penultimi di quegli ultimi che NON sono italiani.
Io so cosa è il razzismo e so chi lo esercita: perfettamente.

Quando si cambia, salvare il peggio del passato è cosa errata:
quando si fa pulizia, non si lascia sporco da nessuna parte.

Mi piace questo Li Keqiang, un riformista.
“Coloro che si rifiutano di riformar potranno non sbagliare ma saranno incolpati per non essersi presi la loro responsabilità storica”.
“Le riforme sono come il canottaggio controcorrente non riuscire ad andare avanti significa cadere indietro”.
Avrei potuto dirle io queste cose: perfetta identità di vedute.

Chiedere ad un italiano di lavorare è già cosa ardua in se.
Chiedere ad un italiano di lavorare anche la domenica ed i festivi, è una richiesta oltraggiosa della panza e delle pantofole, unici due valori rimasti di un modello di vita che è indicato nel mondo come fomentatore di crisi economiche e di dissesti nei bilanci pubblici.
Gli italiani sono un popolo conservatore e pretendono di restare tale.
Essi non voglono cambiare nulla.
Essi sono destinati al declino e alla scomparsa.

E mentre il paese affonda come la nave concordia, perché mal guidato in decenni di ladrocinio autorizzato politico e burocratico, osservo questi inutili politici che si accapigliano negli studi televisivi senza comprensione alcuna per il popolo che soffre.
Il vero problema è che loro devono prendere tempo, per assicurare almeno un anno di legislatura che unito ai quattro della scorsa legislatura, garantisca una pensione agli inutili e agli inetti.

Il debito pubblico italiano è ormai troppo alto per poter essere posto sotto controllo e ridimensionato senza dover versare lacrime e sangue del popolo italiano. Nessun politico che abbia esercitato il potere esecutivo italiano ha avuto il coraggio di tagliare decisamente la spesa pubblica e frenare la crescita del debito.
Il problema italiano è politico: non sono capaci.

Toh, ma guarda, è proprio vero:
l’italia non ha fatto nessuna riforma di quelle richieste e previste nel piano di salvataggio dei paesi P.I.G.S.
La ripresa italiana è a rischio, quindi?
Mah, secondo me per vedere la ripresa, dovremo attendere qualche anno e per vedere i suoi benefici, qualche decennio.

Bene, anzi male.
Dopo il primo parlamentare indagato (siciliana del PD con vari parenti politici indagati e/o arrestati), ecco arrivare il secondo parlamentare indagato ed è del PDL.
Facciamo le somme: il sindaco di Francavilla Fontana e tutta la maggioranza di cdx che lo sosteneva, il capo dell’Ufficio tecnico del comune, un ex ed un neo eletto parlamentare del PDL, il presidente dell’ordine dei farmacisti di Brindisi.
Complimenti.

Il terzo sesso è una invenzione, ne più ne meno che una opinione politica.
Non ha fondamento giuridico, ma solo ideologico.
Va trattato per quel che è, non per quel che aspira ad essere.

Coppia gay, entrambe medici (uno ginecologo e l’altro pediatra ) va in banca per un disguido e viene apostrofata così:
“Mi auguro di non avere mai a che fare con due medici come voi, pezzenti, non siete uomini, froci!”»

Salsicce islamiche al maiale alla mensa scolastica a Londra.
Tipicamente inglese.
Come alle Olimpiadi, quando risuonò l’inno nazionale della Corea del Sud alla presentazione degli atleti della Corea del Nord.

Dedicato a chi crede nell’uscita dall’Eurozona e al ritorno alla sovranità monetaria italiana:
Morirete di fame, di freddo e di caldo: come pagherai il petrolio? come pagherai il gas? come pagherai le forniture di energia elettrica? Di quanto aumenteranno le rate di mutui per le famiglie e dei prestiti per le aziende? Chi sottoscriverà l’emissione di un debito pubblico senza la garanzia della Unione Europea? Ma chi mette in giro la notizia che senza l’Euro l?italia starebbe meglio? Il Mago Zurlì? Beh, ditegli da parte mia che è un ignorante pazzesco.

Maledetto immobilismo politico:
sta massacrando ogni fonte di economia sana e favorisce solo le organizzazioni criminali mafiose che infiltrano politica e burocrazia, a loro volta già infiltrate grandemente da parassitismo e corporativismo. Siamo agli ultimi atti di uno stato degradato e declassato, disagiato e derubato.

Si conferma semre più l’informazione che vede l’80% delle entrate fiscali provenire da lavoratori dipendenti e pensionati. Il 20% per tutto il resto non è poco, ma è niente.

Quando la politica e lo stato non sono forti ed autorevoli come è avvenuto negli ultimi venti anni in Italia, sbocciano i fiori della autorevolezza autoritaria ed impositiva e della resa dello stato ai poteri forti ed oscuri, mafiosi e malavitosi.

Come dico spesso ai miei figli, non dovete apprezzare il cioccolato bianco o il cioccolato con le nocciole, entrambe assai dolci e gradevoli, ma occorre apprrezzare il cioccolato extra fondente con oltre il 70% di cacao amaro, che fa sicuramente bene alla salute, pur se piace di meno perché meno dolce.
E questo va bene anche nella scelta di un Papa, come di un Premier o di un Leader:
se piace troppo, non fa bene.

Dato:
solo l’8% dei bambini italiani torna a casa da scuola da solo contro il 25% degli inglesi ed il 76% dei tedeschi.
Ma inglesi e tedeschi non devono combattere con la maleducazione stradale e la violenza della società italiana.
Loro non hanno come primaria azienda una organizzazione mafiosa.

Dopo aver “mandato in ammollo” centinaia di testi della sezione Fondi speciali, riconoscono di non aver riconosciuto una rara edizione delle Operette Morali di Giacomo Leopardi, del 1835.
Ma in biblioteca provinciale cosa fanno?
Dormono tutto il tempo?
E si svegliano solo per prendere lo stipendio mal-mai-guadagnato?

La vecchia partitocrazia italiana non la vuole nessuno:
O avranno la capacità di cambiare in fretta o ci faranno il piacere di sparire in fretta.

75 anni, uomo semplice, papato breve:
hanno scelto per il ritorno al passato, per un papa che non cambi nulla nella Chiesa Cattolica e che duri poco, in modo da poter esercitare poco potere.

No, non siamo ancora completamente fuori dall’Eurozona:
infatti, siamo ancora tutti vivi, e ben nutriti.
L’Euro ha due facce:
non si può scegliere di prenderene una sola.
O tutto o niente.

Crisi Italia – India:
l’Unione Europea prende le distanze e chiede rispetto leggi.
Le autorità indiane:
pronti a tutto per riaverli.
Della serie:
come ti creo una crisi internazionale in una crisi globale.

Quanto vale la parola delle istituzioni italiane sul piatto internazionale?
Credibilità italiana in picchiata, per responsabilità di due assassini in divisa che hanno ucciso a sangue freddo due pescatori indiani disarmati ed inoffensivi scambiandoli per piretai agguerriti ed armati. Certo che abbiamo un esercito di “veri professionisti”.

Nella mia continua ricerca della verità ho perso un altro amico di Facebook.
Ho deciso di non ammainare più la bandiera delle mie ragioni in virtù del diritto di ognuno di dire “la sua verità”.
Di verità ne esiste una sola: la mia.

Chi non è più capace di sognare, è vecchio, irrimediabilmente vecchio.
Un visionario come me invece, avrà la certezza di morire inseguendo il suo ennesimo sogno.
Gli uomini e le donne capaci di vedere il futuro (visionari) e di realizzarlo sono la salvezza del genere umano.

Il primo parlamentare indagato del nuovo parlamento è donna, siciliana, del PD.
Ma è una storia di famiglia:
il padre della Gullo (già vicesindaco di Patti9 è stato arrestato, mentre il cugino (consigliere provinciale e ex candidato sindaco) è accusato di associazione a delinquere.
Famiglia siciliana certificata…..

Vincere le elezioni e non avere una maggioranza.
Sfiga?
No, no, solo la compiuta realizzazione del dettato contenuto nella legge elettorale:
la casta politica italiana mafiosa ha creato e mantenuto una legge elettorale che impedisca a chiunque di cambiare il paese sottraendogli la maggioranza dei seggi in parlamento benché vincitore delle elezioni.

Quando alla destra manca un capo, prevale la coda

lunedì, 5 novembre 2012

Perché quando manca un capo, prevale la coda.

Non amo essere collocato geopoliticamente, e questa disaffezione all’inquadramento la devo alla mia anima innamorata della libertà.

Però, devo ammettere che già nella scuola media inferiore, sotto il mio banco non celavo gomme da masticare usate appiccicate alla rinfusa, ma una copia del quotidiano Il Secolo d’Italia.

Oggi ho visto e più volte quanto accaduto al funerale di Pino Rauti, l’ultimo dei veri fascisti italiani.

Troppo protagonismo, troppi animi agitati, mancanza di rispetto, soprattutto per il funerale di un uomo come Pino Rauti :

avrebbe meritato di meglio.

Certo, “l’uomo di destra che punta al centro” oramai da più di dieci anni, Gianfranco Fini, avrebbe dovuto riflettere meglio in quale “conclave” trascinava la figura della terza carica istituzionale italiana, prima di avventurarsi “senza essere accompagnato” da qualche vecchio camerata.

Occorre distinguere il Gianfranco Fini politico, segretario e rottamatore dell’ex MSI-DN dal presidente della camera dei Deputati, e questa differenza, sia pur non colta dal popolo dei camerati, doveva essere colta dall’ex camerata Fini.

Ma in questa “contesa politica” è leggibile la diaspora interna alla destra storica italiana che, da un canto, nella formazione storica, non evolve verso maggiori consensi e d’altro canto, nella versione moderna, raccoglie consensi al costo di impedire le riforme di chi è ancor “più a destra” (Lega Nord, l’anomalia italiana delle destre identitarie) ed al costo di dover spogliarsi di ogni caratterizzazione, sino al punto di negare la propria identità storica e la propria radice passata.

Tutta qui l’empasse della destra italiana:

divisa, impedita, malintesa, strattonata, troppo vecchia o troppo nuova.

Povero Pino Rauti, che ha dovuto anche assistere agli scandali politici in casa propria poco prima di lasciare questa valle di lacrime.

Chissà che non sia morto per il dispiacere.

Certo, la Questione Morale ha inciso molto nelle vicende politiche contemporanee, colpendo anche quella fascia di estrema destra che dell’ordine (nuovo o vecchio che sia), ha fatto un vessillo da sostenere, una dote in cui credere.

Eppure, se epuriamo il Fascismo storico dagli errori razziali e di scelta di posizionamento nella guerra, potremmo e dovremmo andare tutti fieri di quel periodo :

è stata creata e sviluppata l’Italia nel periodo fascista, come non mai, con un tentativo di eliminare le mafie storiche siciliane e con una infusione di unità e di senso della comunità (Il Fascio delle Corporazioni) mai osservata in seguito.

La democrazia repubblicana sia della cosiddetta prima che della seconda repubblica si è invece dimostrata un mercimonio disgustoso, che ha provocato l’implosione del paese sia orizzontalmente che verticalmente, sia socialmente che politicamente, sia economicamente che finanziariamente.

L’unica cosa che teneva insieme il tutto era il benessere eccessivo e la capacità di diffonderlo che aveva la democrazia Cristiana.

Ma appena finiti i finanziamenti forniti sottobanco e in evasione fiscale degli USA alla DC e della Unione Sovietica al PCI ed abbattuto il muro morale e materiale che divideva la Germania, l’Europa e il mondo intero, sono emersi tutti i limiti di una gestione della cosa pubblica immorale e criminale.

La caduta di questa divisione fra est ed ovest del mondo, ha aperto a nuove e suggestive divisioni fra nord ovest e sud est, ed ha consentito il ritorno delle potenze economiche naturali planetarie : Cina e India.

Ma le “rotture e le divisioni interne” provocate da questi squilibri sono più interessanti da analizzare soprattutto nella visione delle destre nei vari paesi del mondo.

Nei paesi nord europei le destre, pur mantenendo una caratterizzazione identitaria, si sono evolute nell’assorbimento e nella interpretazione dei nuovi stili di vita omosessuali, come nel caso limite del pur bravo Pim Fortuyn, involontario leader olandese delle destre, proveniente dall’area socialista e respinto dall’area comunista, un po come avvenne all’italiano Berlusconi, socialista fedele a Bettino Craxi, che tentò anch’egli invano l’adesione ai post comunisti ostacolato da Massimo D’alema, per poi divenire infine il leader dell’area politica di centro-destra.

E non va meglio alle destre repubblicane americane, incapaci di arginare la presidenza Obama, e comunque incapaci di agguantare la voglia di ordine nel cambiamento socio-economico, la voglia di ripresa economica e la voglia di riagguantare il dominio americano nel mondo perso in conseguenza del crollo del Muro di Berlino.

In questo momento storico in cui si registra una grande voglia di destra, di ordine, di sicurezza, le destre, o meglio, i leader delle destre, si dimostrano incapaci di coglierne al meglio esigenze ed istanze, mutamenti e orizzonti.

Così accade che, quando tutti si aspettano una avanzata delle destre, questa si scomponga in mille rivoli distinti e non raccolga il consenso che sembra meritare.

Ovvero accada come in Italia che, un premier “democratico” come Mario Monti, prenda il potere in mano senza essere stato eletto da alcuno ed aver ricevuto la delega elettorale di nessuno, in un modo che non appare propriamente democratico.

Forse le destre sono effettivamente mutate, evolute e forse si sono anche diversificate nella geopolitica, laddove un espulso dalla destra italiana come Antonio Di Pietro, a causa della presenza di Berlusconi, possa divenire il residente del Colle del Quirinale sostenuto da una cordata di movimenti e di partiti politici dell’area di sinistra e della cosiddetta anti-politica.

Alla fine sono gli uomini con il loro vissuto a prevalere, e non le contrapposizioni ideologiche o polari.

E se qualcuno si lamenta di una destra di stomaco e non di testa, forse è proprio questo deficit umano che ne giustifica l’esistenza.

Perché quando manca un capo, prevale la coda.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Giustizia Indiana non è l’ingiustizia italiana

lunedì, 5 marzo 2012

I due marò, i due esperti professionisti dell’esercito italiano hanno sbagliato?

Devono pagare.

Hanno forse scambiato due inermi e disarmati pescatori indiani per degli armati ed agguerriti pirati?

Possono chieder scusa e far comprendere il loro errore.

Quel che pare non abbiano capito i militari e le autorità italiane è che in India, non è come ci ha abituato l’ingiustizia in italia, paese dove puoi tranquillamente uccidere, ammazzare e massacrare, puoi stuprare (preferibilmente in gruppo, in modo da evitare certamente la galera, come da recente sentenza della suprema corte di cassazione), puoi fare il porco comodo e violare tutte le leggi che vuoi senza mai andare in galera.

Un pluriomicida come stecchino in India sarebbe già appeso ad una corda.

Ma in italia, non sta nemmeno in galera!

Stecchino pluriomicida sta comodamente a casa sua per scelta della giustizia italiana!

Gli italiani dovrebbero imparare da questo caso, cosa è una giustizia giusta e che funziona in un paese civile.

Cosa credevano gli italiani, che la giustizia indiana si sarebbe bevuta la “sospetta scomparsa” dei dati sulla scatola nera dalla nave napoletana Lexie così come la giustizia italiana si è bevuta la “sospetta scomparsa” dei dati della scatola nera della costa concordia, ovvero della “sospetta scomparsa” del personal computer del napoletano stecchino?

E pensavano forse gli italiani che la magistratura indiana non si sarebbe domandata perché le costose apparecchiature salva-navi (sistema satellitare AIS) della capitaneria di porto di livorno comandate dal militare napoletano che falco non fossero in funzione e servizio di prevenzione, sorveglianza e vigilanza degli incidenti o dei suicidi-omicidi alla stecchino?

E gli italiani si meravigliano pure del fatto che, le autorità indiane, abbiano rifiutato la collaborazione degli esperti militari italiani nell’esame e nella analisi delle prove sul caso della nave Lexie?

Forse gli italiani pensano che gli indiani siano ancora seduti in meditazione sulle sponde del fiume Gange?

Forse non sanno gli italiani che l’India ha ripreso il suo passato ruolo di leader economico mondiale insieme alla Cina?

Talvolta viene da chiedersi:

ma dove vivono gli italiani, nella preistoria?

Altro che bizantinismo:

questa è arroganza.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Crisi delle Democrazie Occidentali

martedì, 9 agosto 2011

Assistiamo ormai da un ventennio, alla caduta ed alla decadenza delle democrazie occidentali liberali, bloccate al loro interno dalle corporazioni e dalle caste del (pre)potere politico, vinte, piegate, sconfitte e soggiocate a loro volta dalla storica vittoria sul comunismo.

Dalla caduta del Muro di Berlino e dal conseguente smantellamento della Cortina di Ferro inizia infatti la caduta verticale del dominio globale delle democrazie occidentali liberali, incapaci di innovare la propria politica senza l’antagonismo anticomunista.

La corona del nuovo dominio globale è infatti da assegnare alla Cina, unica figlia sopravvissuta insieme a Corea del Nord e Cuba, di quel comunismo tanto combattuto dalle democrazie occidentali.

Ma è molto improbabile che sia l’ideologia comunista il valore di riferimento che si dimostra vincente nella Cina contemporanea, quanto un mercato economico in forte crescita che trascina nel suo sviluppo tumultuoso anche la società cinese, ma che non riesce a prenderne e condizionarne più di tanto, le redini politiche.

La Cina, al contrario degli states infatti, è una repubblica socialista governata da un partito unico.

E questo aspetto affatto secondario alla sua prevedibile crescita economica, le consente di navigare i mari agitati dei tempi di crisi moderni con adeguata sicurezza, potendo contare su di un potere esecutivo saldo e forte, continuativo, stabile e politicamente governato.

La politica delle libere democrazie occidentali appare invece in profonda crisi di identità, insicura, ferita a morte dalle sue stesse regole democratiche.

E’ grazie alla regola dei numeri che, per esempio, all’interno delle potenze economiche e nucleari europee si sono aperte profonde crisi di identità, avendo concesso un ingresso senza limiti a milioni di immigrati di religione mussulmana, affatto inclini alla integrazione, ed anzi, fortemente motivati nel raggiungere il potere in europa attraverso la regola democratica dei numeri e piegarla alla legge coranica della Shariʿa.

Ed è sempre grazie allla regola dei numeri che all’interno di paesi avanzati come l’Italia, si sono aperte profonde crisi di identità regionale e di rappresentanza avendo il sud, raggiunto la maggioranza numerica e democratica, esprimendo così un potere dominante nel parlamento, un potere che non è affatto libero dai condizionamenti mafiosi, dalla incapacità di governo dei suoi quadri dirigenti e da uno stile di vita assolutamente incompatibile ed antitetico con un ordinamento giuridico che garantisca diritti e imponga doveri, dato che appare evidente come le regioni meridionali siano assolutamente e da sempre malgovernate, impegnate a rivendicare solo dirittti, ma mai inclini a rispettare le relative regole.

Così, grazie alla regola democratica dei numeri e delle maggioranze, le scelte ragionate, le intelligenze acute e le volontà politiche siano sottomesse ad una casta politica insignificante, immorale, troppo spesso corrotta, talvolta mafiosa, ma soprattutto, senza alcuna capacità di interpretare le esigenze del popolo ed offrire risposte che lo soddisfino.

Così le esigenze delle famiglie e delle aziende italiane ed europee, vengono sottomesse a stili di vita assai improduttivi, prevaricatori ed arroganti, non assimilabili e nemmeno integrabili nelle società civili occidentali.

Così, le garanzie democratiche si dimostrano mera riserva proliferativa di territori e popoli fuori legge e di soggetti il cui comportamento risulta altamente pericoloso per la sopravvivenza dei paesi europei ed occidentali così come sono oggi.

Va sottolineato come, il paese occidentale che rappresenta maggiormente il mito della interazzialità e della multiculturalità incontri la sua prima vera crisi di identità e di potere, vedendosi addirittura svalutare in credibilità e fiducia dalle società internazionali di rating, proprio nei tempi in cui ha espresso il suo primo presidente “differente” dai precedenti.

Gli Stati Uniti d’America inoltre, debbono la garanzia sul loro debito pubblico interamente alla buona volontà del popolo comunista cinese, il che, rappresenta una duplice sconfitta storica per l’America.

Non bisogna dimenticare però, che un certo margine di perdita di credibilità, di immagine e di potere gli states lo abbiano incontrato anche a causa degli attentati terroristici del fondamentalismo islamico, volti proprio a minare alla base il potere e l’immagine dell’infedele occidentale per eccellenza:

la libera e democratica America.

Da non sottovalutare anche il fallimento della esportazione delle democrazie nei paesi arabi mussulmani come l’Irak o l’Afghanistan, fallimento che nasce anch’esso da una cocente delusione storica:

la raggiunta convinzione che la religione islamica sia assolutamente antitetica al sistema democratico e civile occidentale.

Tutto questo quando il presidente USA risponde al nome di Barack Hussein Obama II:

un paradosso che solo la bizzarria della storia poteva inventare.

Il Mediterraneo appare come un fattore ad alto rischio per l’europa, essendo proprio i paesi dell’area mediterranea o comunque dell’area meridionale europea, quelli esposti ad un maggior rischio di default:

Grecia, Italia, Spagna, Portogallo.

Mentre i paesi arabi mediterranei sono tutti in preda a rivoluzioni interne terribili, condizione di crisi che peggiora ancor più l’intero quadro socio-politico-economico europeo, come si nota nell’intervento armato nella crisi libica.

Una certezza emerge da questa analisi:

lo stile di vita e di governo delle popolazioni dell’europa meridionale è fallito, rischiando di trascinare con se, il resto delle popolazioni e dei paesi europei.

Non sono infatti di poco conto le spinte separatiste che vive questa europa contemporanea (proprio nel suo cuore direzionale in un Belgio ormai prossimo alla secessione interna) nata come una europa delle nazioni, anzichè come una europa dei popoli.

Come non sono affatto da trascurare il massacro norvegese messo in atto del giovane Ander Behring Breivik, gli odierni tumulti inglesi ed il malessere che serpeggia sempre più in questa europa che è tutta da rifare, soprattutto nelle sue scelte impossibili e suicide che prevedono una sempre più possibile maggioranza democratica nel prossimo futuro che non risponda più alle radici cristiane, civili, storiche e culturali dei popoli europei.

Va inoltre valutato storicamente e politicamente come, in taluni paesi del sud del mondo, sia ormai dimostrato come non sia possibile applicare un sistema democratico liberale e civile basato sulla alternanza.

Una prova vivente ne è l’Italia, passata da una repubblica socialista governata da un partito unico (fascismo) per approdare ad una sempiterna democrazia bloccata, all’interno della quale si è strenuamente impedito a certa immaturià ed irresponsabilità politica delle eterne opposizioni di raggiungere il potere e, laddove invece esse siano riuscite nell’intento di governare il paese, abbiano miseramente fallito, cadendo sotto il peso della loro cattiva predisposizione alla disciplina ed all’ordine.

Prego raccogliere la similitudine fra il fascismo storico italiano ed il comunismo cinese moderno:

entrambe, possono essere definite come delle repubbliche socialiste governate da un partito unico.

Prego anche raccogliere le sempre più motivate e numerose voci che chiedono l’intervento di governi dal potere non subordinato alle normali regole democratiche, al fine di superare le molteplici crisi in atto nelle democrazie occidentali.

Prego raccogliere le sempre maggiori e numerose spinte separatiste di popolazioni che non condividono affatto stili di vita che sono alla base delle crisi contemporanee, sia politiche che sociali, che economiche e finanziarie.

Un esempio ne è ancora l’Italia, unita con la forza in un paese che non è mai stato omogeneo ed integrato.

E sono sempre e proprio le mancate integrazioni il leit motiv dei nostri giorni.

Politici illuminati capaci di comprendere tale analisi e costruire un futuro adeguato cercansi.

Non è più il tempo delle partitocrazie:

è venuto il tempo degli uomini e delle donne di coraggio che sanno superare la vergognosa presenza politica di idioti e di incapaci assolutamente immeritevoli di rappresentare e di governare alcunchè.

Il treno della storia non ha mai aspettato nessuno, men che meno indecisi ed insicuri, ovvero ammaliati e soggiogati dal potere in quanto tale.

Bisogna far presto, prima che la democrazia uccida ciò che resta dell’europa e prima che i mercati perdano ogni fiducia nella possibilità delle potenze europee ed occidentali di risolvere i loro problemi.

In Cina infatti i mussulmani che protestano con violenza non trovano terreno fertile, ma anzi, vengono probabilmente utilizzati per rendere fertile il terreno cinese.

Basterà ricordare come il presidente cinese Hu Jintao lasciò precipitosamente il G8 dell’Aquila in l’Italia per rientrare in Cina a soffocare la crisi nello Xinjian, provincia nordoccidentale della Cina dove vive una maggioranza di etnia musulmana turcofona e dove erano in corso violenti incidenti con centinaia di morti, fra gli uiguri (mussulmani) e i cinesi di etnia han (che è maggioritaria in Cina).

E c’è ancora qualche decadente idiota politico che in Italia ed in Europa sostiene fortemente l’ingresso di paesi a maggioranza mussulmana come la Turchia nella Unione Europea:

misteri degenerativi delle democrazie e del frainteso senso della libertà individuale e collettiva.

Anche per queste evidenti idiozie, il sistema democratico occidentale appare in una crisi senza uscita, profonda e per certi tratti, suicida.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il nuovo mondo non attende nessuno

sabato, 30 luglio 2011

Gli Stati Uniti d’America in crisi su un debito pubblico a stelle e strisce che è totalemente in mano ai cinesi.

L’Europa in crisi profonda di identità paga il costo del fallimento di un modello socio-politico multiculturale che è fallito in partenza ed il malfare dei paesi che si sono indebitati sino al collo nella convinzione che avrebbero trovato in ogni caso un idiota che rifinanziasse il loro debito pubblico all’infinito, consentendogli un tenore ed uno stile di vita ben superiore alle loro possibilità e capacità.

Cina e India riprendono il loro naturale posizionamento di leader economici globali, perduto con la nascita e l’evoluzione degli Stati Uniti d’America, l’avvento del colonialismo e delle due grandi guerre.

La Russia post-comunista, pur nelle sue difficoltà sociali ed identitarie, si profila come un paese solido, politicamente esperto e ricco di risorse strategiche naturali.

Dalle ceneri di una Europa devastata dall’invasione di flussi migratori soprattutto islamici, poco o affatto integrati, risorge una Germania finalmente riunita, equilibrata, forte e politicamente razionale, leader indiscussa dotata di importanti capacità di tenuta socio-economica alla crisi e di resistenza alle aggressioni esterne.

Francia e Gran Bretagna, scosse sin dalle fondamenta da questioni sociali ed economiche importanti ed alle prese con presenze importanti di immigrati islamici affatto integrati o intenzionati ad integrarsi, rifuggono dai problemi interni avviando una neo colonizzazione dei paesi ricchi di risorse energetiche come la Libia, contribuendo ad accendere il fuoco delle sollevazioni popolari in tutto il Mediterraneo.

L’Italia perde negli ultimi venti anni tutte le posizioni dominanti nelle classifiche dei paesi industrializzati e di potenza economica, riducendo sempre più il proprio ruolo e la propria identità, sia interna che esterna.

Alle prese con una situazione dei conti pubblici impossibile ed un sistema di gestione della cosa pubblica che sembra fatta apposta per favorire un sistema corrotto e politicamente instabile, dotato di una classe dirigente che appare più come un fattore di aggravio di ogni crisi piuttosto che elemento di propulsione e di soluzione delle crisi stesse.

Dotata di un welfare e di una pubblica amministrazione costosi, inefficienti e spreconi, che non fanno la felicità dei cittadini, bensì quella dei furbetti e dei corrotti, impedita nella competizione produttiva da una pressione fiscale che non fa la felicità degli imprenditori e nemmeno dei lavoratori dipendenti, bloccata da una giustizia lenta e incerta che allontana i finanziatori esteri e fa fuggire precipitosamente le aziende italiane che delocalizzano le loro imprese all’estero in paesi dove la corruzione sia un fenomeno contenuto, constratato e controllato, la giustizia un elemento di certezza e di equilibrio, la pressione fiscale un fenomeno sopportabile e lo spreco ed il ladrocinio continuo del danaro pubblico solo un vecchio ricordo da dimenticare.

In questo quadro si muovono gli interpreti della crisi del secolo, di una crisi che offre aspetti di positiva selezione dei paesi come delle aziende che corrispondono a criteri di sana efficienza, come pure dei soggetti individuali e delle corporazioni che in uno stato inefficiente e politicamente malgovernato, trovano molteplici motivi di arricchimento ingiusto ed immorale, se non illecito ed illegale, così come l’informazione pubblica quotidianamente asservita e silenziosa, tanto da imporre a nuovi segretari di partito, la mera intenzione di costruire “partiti degli onesti”.

Il rischio default è vicino ad ogni paese che non riesca a garantire efficienza amministrativa, buongoverno dei conti come degli apparati e dei poteri pubblici, senso del dovere e spirito di sacrificio.

Soprattutto, di una classe politica che sia costituita da lavoratori ed imprenditori, e non di politici di professione, mai impegnati (nemmeno un giorno) nel mondo del lavoro privato non collegato o condizionato dalle scelte politiche (la storia imprenditoriale del premier dimostra come l’impresa italiana sia subordinata totalmente alle scelte politiche e richiami imprenditori indirizzati al facile arricchimento procurato dagli appalti pubblici, dalle riserve pubbliche, dai finanziamenti pubblici e dai concorsi pubblici), in grado di interpretare e conseguentemente di governare un paese che lavora per vivere, nelle difficoltà di una profonda crisi aggravata dalle scelte opportunistiche, egoistiche ed assolutamente idiote di una casta politica che andrebbe rinnovata in toto, di un sistema politico-istituzionale che andrebbe riformato, dimagrito e indirizzato a migliori intenzioni di tutela degli interessi di un popolo sovrano che è stato espropriato di ogni bene, compreso quel bene comune che una res pubblica nazionale come è quella italiana, pretende arrogantemente di governare.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La lotta alla Corruzione e alle Organizzazioni Mafiose

sabato, 23 aprile 2011

Lo stile di vita italiano, di cui si festeggiano in questi giorni i 150 anni dalla sua unità, è identificato negli altri paesi come uno stile di vita marchiato dai flagelli della mafia e della corruzione, sia morale che materiale.

No, non cercate nei festeggiamenti in atto momenti dedicati alla riflessione su questi due grandi fenomeni criminali:

non sono previsti nel programma ufficiale.

Nel più classico dei condizionamenti mafiosi, l’omertà istituzionale scende come un velo silenziatore su questi due aspetti purtroppo ingerenti la nostra vita quotidiana.

Nessun appello delle maggiori cariche dello stato è rivolto alla risoluzione definitiva di questi comportamenti malavitosi.

Se si eccettua la costante azione di contrasto ai comportamenti mafiosi e corruttivi dei ministri leghisti, il silenzio regna sovrano in questa importante lotta di civiltà e di democrazia.

Gli episodi di corruzione ed di infiltrazione mafiosa che saltano agli onori della cronaca italiana, narrano una condizione di estremo disagio dei partiti politici tradizionali rispetto a questi temi.

E se non fosse per l’azione di contrasto continua e costante del ministro dell’Interno Roberto Maroni nei confronti delle organizzazioni mafiose, il dubbio che certa politica e certa informazione assumano posizioni a dir poco stupefacenti nella lotta alle mafie ed alla corruzione, assume il dato di un sospetto piuttosto concreto.

Eppure, persino La civilissima Svizzera inizia a porsi domande concrete sul grado di corruzione all’interno dei suoi apparati nel primo rapporto del gruppo di lavoro interdipartimentale per la lotta alla corruzione approvato dal Consiglio federale elvetico.

Per quanto riguarda invece il grado di infiltrazione mafiosa, lo stato elvetico non si pronuncia con la stessa concretezza, denunciando un possibile nesso di casualità fra il suo elevato grado di segreto bancario e l’esigenza da parte delle organizzazioni mafiose di riciclare e “mettere al sicuro” i proventi delle attività illecite ed illegali in paesi che sappiano custodirne silenziosamente tesori e provenienze.

Anche il governo indiano, a seguito dello sciopero della fame indetto da un attivista politico e che ha visto coinvolte decine di migliaia di persone, ha avviato l’iter di un disegno di legge che contrasti decisamente il fenomeno della corruzione.

In Russia invece, fa scalpore il caso di un avvocato che, dopo aver denunciato una frode corruttiva ad alti livelli, è stato arrestato e posto in un carcere, dove ha trovato la morte in circostanze mai precisate.

Una notizia odierna rende noto che, i funzionari governativi russi del ministero dell’interno accusati di frode e corruzione da questo avvocato, siano divenuti sorprendentemente quanto improvvisamente ricchi.

In questo quadro, si valida l’assioma secondo il quale, laddove in uno stato siano presenti organizzazioni mafiose ben radicate e potenti, la corruzione degli apparati pubblici anche a livelli elevati, è correlazione non affatto casuale, ma addirittura, causale.

Lo stesso scrivente di questo post, spera che la condizione italiana si distingua da quella russa, prevedendo un certo rischio in questa affermazione e non rivestendo egli stesso, ne un ruolo politico di garanzia, ne un ruolo informativo di tutela.

Eppure, se certa politica e certa informazione fan la parte delle famigerate tre scimmie (non parlo, non sento, non vedo), sarà compito di cittadini attivisti politici, come nel caso indiano, porre questioni importanti come mafiosità e corruzione, sia pure da un semplice blog come questo.

Nella pur desolata convinzione che, se l’Italia non è lo stato elevetico o indiano, perlomeno non sia nemmeno lo stato russo.

Desolata convinzione ovvero, condivisa speranza?

Come al solito, è l’ottica del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno che divide le opinioni.

Ma la realtà è che, mezzo vuoto o mezzo pieno, quel che resta nel bicchiere italiano non ha un odore piacevole.

Affatto.

Che poi, i fenomeni mafioso e corruttivo siano apertamente combattutti nei fatti (e non nelle parole), da una sola parte politica e di governo è un fatto che presta il fianco a più di un sospetto nei confronti della casta burocratica-partitocratica, ma dona al contempo una speranza:

quella di non essere soli in questa battaglia di democrazia e di civiltà.

E tanto basta per definire una speranza.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Terza Via: la fine del pregiudizio, l’inizio di un nuovo Amore

domenica, 20 marzo 2011

Le questioni libiche contemporanee, aprono ancora una volta la mia mente a considerazioni antiche, riflessioni che partono dal 9 novembre 1989, giorno in cui, si diede fine con la caduta del muro di Berlino, a quella Cortina di ferro che spaccava in due l’Europa, che impediva una completa maturità ai paesi europei, da sempre succubi di una malnata e malfinita guerra mondiale e di una divisione ossessivamente ideologizzata, all’interno della quale, non vi era spazio per una via di mezzo, per una terza via oltre l’essere comunisti o libertari.

Dopo quel giorno che ha squarciato il velo delle ideologie è emerso un intero assetto mondiale posato sulla contrapposizione artificiosa fra est ed ovest.

Questo assetto, ha vissuto un periodo di crisi profonda, muovendosi alla ricerca di risposte alle domande:
chi siamo, e da dove veniamo?
chi sono i nostri simili e chi governa il nostro presente senza il nostro assenso?

Ed è il risveglio delle coscienze, dei popoli, dei territori, di quegli stili di vita comuni che sembravano sopiti, addormentati e narcotizzati dalla divisione del mondo fra est ed ovest.

Ora, quella divisione non esiste più.

Nuovi pericoli si affacciano al nostro presente, nuove sfide che necessitano di ben altre cifre di lettura che questa.

Il cartello delle potenze che sono uscite vincitrici dalla seconda guerra mondiale, e che hanno pesato in maniera importante sulle scelte del nostro mondo, subisce continui riequilibri interni e riassetti esterni.

Analizziamoli insieme.

I . Il ritorno delle potenze economiche precedenti la nascita degli Stati Uniti d’America.

Nei secoli immediatamente precedenti la nascita degli USA infatti, si erano alternate nel primato economico mondiale, le economie della Cina prima e dell’India poi.

La fiorente economia indiana, sottomessa al colonialismo britannico, ha fatto la fortuna degli inglesi, divenuti ricchi e potenti, più di quanto lasciasse ragionevolmente pensare il regno di quel “benessere comune” (Commonwealth) che faceva sì la fortuna ed il benessere degli inglesi, ma non altrettanto la fortuna di quei paesi sottomessi che producevano enormi ricchezze di cui non godevano.

La nascita degli USA, la prima e la seconda guerra mondiale hanno attraversato la storia come un fulmine, trasformando velocemente quanto violentemente, il corso naturale della economia mondiale.

Oggi, quella economia, risulta essere un po più libera di crescere in maniera autonoma, grazie all’interscambio notevole di informazioni ed alla crescita complessiva di quel “sapere come” (Know-how) fare le cose, costruire industrie, coltivare un benessere ben più diffuso e comune di quanto non sia mai avvenuto nel passato.

La Cina, l’India e la Russia, tornano così alla ribalta mondiale come soggetti non più ideologicamente od economicamente asserviti, ma come soggetti autori di una autentica rivoluzione primaria della economia mondiale, sviluppando e generando quel villaggio globale economico, tanto avversato nella visione anti-globalizzatrice dei mercati, non affiancata da una pari crescita sociale e delle garanzie dei popoli.

Ma è sempre stato così:

la crescita tumultuosa delle economie emergenti, qualunque esse siano, pagano questo prezzo da sempre.

Il riconoscimento sociale derivante da una formidabile crescita economica, tarda sempre un po a manifestarsi, ma si manifesta e vince, anche se in ritardo.

Ora, gli assetti globali sono mutati, ora le scelte di adesione a visioni comuni del benessere, della sua ricerca e della sua produzione, risultano più spontanei, maggiormente omogenei, soprattutto più liberi, con quel che ne consegue nelle variazioni di leadership militari ed economiche globali.

Già, perchè il vecchio vizietto di dividere gli altri per imperare da soli, attraverso il coadiuvare e fomentare divisioni e idiosincrasie all’interno di altri paesi, resta l’immutevole prezzo da pagare a quelle super potenze che hanno bisogno continuamente di “esternalizzare” le proprie crisi ed idiosincrasie, attraverso manovre di politica estera che possiamo definire ciniche ed azzardate, che ancor oggi operano, depistano, violentano.

Un nuovo mondo però si affaccia a noi, una terza via è possibile oggi.

II . La Terza Via

Il sommovimento degli equilibri mondiali apre la strada a nuove scelte, dimentiche della sudditanza ideologica del passato, relative ad indici di comune benessere, di difesa del territorio, di stili di vita, di pensiero, di azione.

E’ quella che è stata denominata come “la Terza Via”, spesso percorsa da audaci italiani, colpiti senza pietà da un tradimento mafioso, alleato con poteri esterni che curavano sviluppi di benessere preordinati, ricalcati, costretti, coercitivi, manovrati e stabilizzati o destabilizzati a seconda della convenienza.

Ma non della nostra convenienza, purtroppo.

Riemerge dal nostro passato una sottile linea di continuità che ha combattuto per un benessere maggiore, per una sana concorrenza negli scenari economici, non influenzata da “dogmi ideologici” eretti da muri che non ci sono più, che non dividono più.

Ecco un percorso comune più libero apparire nel mondo, impervio certo, non facile, ma audace, certamente più produttivo, più fattivo, meno caratterizzato da immagini e divisioni storiche e che pesavano come eredità mutuabili in un eterno versamento compensativo di quelle pur orribili colpe guerriere, di quelle impossibili separazioni (apartheid), di quei pesanti pregiudizi storici duri a morire, così come sono invece stati facili a fiorire, purtroppo.

Ma dal passato, dobbiamo avere la capacità esperienziale di raccogliere quanto di buono è stato seminato e di escludere tutto il resto ignominioso attore di una follia che ora sappiamo come tenere a bada, come stringere d’assedio, come scarnificare dal bene, poichè nessuno oggi, vuol interpretare “quel passato”, mai più.

Ed è la vittoria dell’umanità in quanto tale, questa, capace di riconoscere il bene ed il male, di sostenere il proprio benessere al di la del bene e del male fatto o ricevuto.

E questa, è la storia moderna di una “terza via”, il cui cammino ha tentato di emergere e più volte nel nostro passato, impedito dal pregiudizio, stroncato dalla violenza prevaricatrice, sventrato da un sistema sovrastrutturale che si dimostra antitetico e forse anche, pericoloso, per il nostro benessere comune.

Io, non mi vergogno oggi a dichiarare apertamente, che gli stili di vita, la comunione di intenti, la solidarietà profonda che muovono il mio animo, sono rappresentate da due popoli che sento molto vicini, molto incarnati al mio presente, atavicamente intrisi di un dover essere umile e potente, sonoramente bastonato dalla storia civile e militare di questo pianeta, ma mai piegato completamente, mai domo, assolutamente.

E per me, uomo del terzo millennio, è venuto il momento di poter dire con limpida serenità, con rinnovata certezza ed assoluta limpidezza che, mi sento vicino e fratello al popolo tedesco, come al popolo giapponese.

Strano.

Le pareti della mia stanza non hanno tremato a questa dichiarazione di amore e di fratellanza.

Forse perchè, gli avvenimenti contemporanei, dimostrano ben altra “fratellanza” e ben diverso “amore”, di un ben altro tremore di stanze e di palazzi, provocato da azioni che definire “amorevoli”, risulta essere un azzardo notevole, un paradosso eccessivo.

E non può essere un sentimento d’amore e di fratellanza influenzato dalla vergogna, poichè io non mi vergogno affatto di tali sentimenti, non mi deludo affatto di queste emozioni positive, poichè esse stesse sono propriamente amorevoli, fraterne.

Certo, anche altri popoli martoriati dalla storia e dalle vicende umane, attraggono la mia amorevole attenzione, dispongono della mia naturale solidarietà.

Ma quella unione di intenti, quella fratellanza con il popolo tedesco e giapponese, muovono il mio Io a dichiarare il proprio amore, la propria vicinanza, la propria fratellanza.

E non è forse l’amore, senza mentite spoglie, scevro da interessi di piccola bottega, a sorreggere questa umanità, a condurre questo sentimento che è quello più antico e forte della libertà di scegliere con chi stare, con chi subire torti ed ingiustizie, nella continua ricerca della perfezione umana?

E se questa “terza via” non è amore, mi domando, che cos’è?

Condividere il pianto del popolo giapponese, condividere la terza via dell’amore e non della guerra del popolo tedesco, cosa è se non amore allo stato puro?

Come quell’amore che si affida alla persona amata, compagna di vita, a quei figli per cui si donerebbe volentieri la vita, questo amore richiede uguale sostanza, medesima ragion d’essere.

E se questa Terza Via si presenta piuttosto come un calvario, se questa nuova via assume il dovere della non interposizione nelle faccende altrui, assume il diritto di amare a piacimento e condividerne il dolore con un medesimo e profondo “piacere”, che non ha nulla a che vedere con il piacere del vedere altri in difficoltà, e non se stessi, ma assume quel piacere di chi è disposto a qualunque sacrificio, a qualunque condivisione, per raggiungere una unione che da sola, appaga, riconosce, soddisfa.

Per così poco, per tanto sacrificio ….

Se non è amore questo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il potere, i potenti e la terza via italiana

domenica, 17 ottobre 2010

Vi sono molte domande nella storia moderna e contemporanea del nostro paese che non hanno risposte, che non sono scritte sui libri ufficiali di storia, che alcuni giornali lasciano solo trasparire, senza mai dichiarare apertamente, senza mai avere il coraggio di rendere pubbliche, al fine di rendere comprensibile il passato come il presente ed il futuro del nostro paese.

Scuserete se sembrerò un po’ disordinato nella esposizione:

non so da dove cominciare, non so come spiegare.

Diciamo che l’indirizzo di questo scritto lo può descrivere bene questa frase:

“I giornali la storia la possono anche raccontare ma la storia non puo’ essere scritta basandosi sui giornali”
Renzo De Felice (Rieti, 8 aprile 1929 – Roma, 25 maggio 1996)

Una storia che potrebbero raccontare e che forse non racconteranno mai i giornali ed i libri, quella storia che possono raccontare “tre borse di cuoio marrone”.

Tento una ricostruzione, non storica, ovviamente, ma umana ed economica, inseguendo gli interessi ed i poteri.

Già, poichè sono sempre le scelte economiche a condizionare fortemente l’agire dei grandi uomini ed i popoli da loro guidati in tutti i tempi, uomini che hanno pagato dolorosamente la loro grandezza “incompresa”.

In tutti i tempi, compreso il nostro, il più (in)comprensibile di tutti.

Forse perchè l’abbiamo già vissuto, ma nessuno ci ha insegnato a riconoscere.

Benito Amilcare Andrea Mussolini – Predappio 29 luglio 1883 – Giulino di mezzegra – 28 aprile 1945,
L’uomo della Provvidenza (o “inviato della Provvidenza” 14 febbraio 1929 – Papa Pio XI).

Quello che univocamente viene ricordato come “il Duce”, non fu però il primo ad essere appellato così.

Prima di lui, il Duce era Pietro Nenni, il socialista Pietro Nenni.

Perché questa digressione che ha l’apparenza di essere una digressione meramente formale?

Perché la storia di questo pianeta degli ultimi due secoli è la storia del socialismo:

la più tormentata, la più osannata, la più lapidata, anche a suon di monetine, come nel caso del socialista italiano Benedetto Craxi detto Bettino (Milano, 24 febbraio 1934 – Hammamet, 19 gennaio 2000).

Socialisti e sindacalisti nascono infatti Adolf Hitler (Braunau am Inn, 20 aprile 1889 – Berlino, 30 aprile 1945) e Benito Mussolini che agganciarono l’ispirazione socialista al concetto di nazione, piuttosto di altri “socialisti rivoluzionari” come Vladimir Ilyich Ulyanov o Vladimir Ilich Uljanov detto Lenin (Simbirsk, 22 aprile 1870 – Gorki Leninskie, 21 gennaio 1924), Iosif Vissarionovic Džugašvili detto Stalin – da un termine russo che significa “d’acciaio” – (Gori, 6 dicembre 1878[1] – Mosca, 5 marzo 1953).

Come potete vedere, l’epoca degli uomini forti, fu l’epoca dei socialisti, legati al concetto di popolo o di nazione, come dichiarò Benito Mussolini in un discorso al parlamento, indicando così la medesima matrice politica fra fascismo e comunismo (all’epoca era conosciuto meglio come socialismo).

E socialiste furono le riforme fasciste, a cominciare dall’unica riuscita riforma agraria realizzata che il mondo conosca, quella riforma che toglieva i terreni agricoli al latifondo per consegnarli ai reduci e al popolo affamato.

Ma tutto questo ci porta lontano dalla considerazione ultima che ognuno di noi fa del fascismo:

perché Mussolini si alleò con Hitler, trascinando l’Italia e tutto il mondo in una guerra totale?

La storia che ci raccontano i libri non può dare una risposta a questo quesito.

Dobbiamo cercare un’altra via, una strada che è sotto gli occhi di tutti noi e che segna ancor oggi il nostro limite maggiore:
la povertà di risorse energetiche (gas, petrolio) italiane.

Da dove partiamo?

Dall’Iraq, naturalmente, e più precisamente da Ninive, la capitale Assira citata nella Bibbia cristiana, oggi conosciuta come Mossul (e non Mosul o Mossoul, come comunemente ed erroneamente viene tradotto).

Come vedete, siamo nel passato e nel presente, siamo sempre nel teatro della contesa internazionale sulle risorse strategiche energetiche:

il petrolio.

Benito Mussolini comprendeva chiaramente che l’italia non sarebbe mai divenuto un paese ricco e potente e non avrebbe mai ricevuto il riconoscimento e la dignità di grande potenza mondiale senza il petrolio, e si prodigò grandemente per sottrarre alla tutela britannica ed alla triplice alleanza egemonica del petrolio planetario – anglo-francese-americana – il giacimento petrolifero di Mossul.

E vi riuscì.

Verso la metà degli anni trenta l’Agip deteneva (ricordate questo nome, sarà ricorrente in questa narrazione insieme a quello dell’Iraq) la concessione per lo sfruttamento dei pozzi petroliferi iracheni.

Ben trentaduemila barili al giorno, corrispondenti a 1.750.000 tonnellate annue consentivano all’italia la piena autonomia petrolifera e, in breve tempo, ne avrebbe fatto un paese esportatore.

Malauguratamente, l’avventura etiopica ed il conseguente isolamento internazionale, costrinse Mussolini a dare mandato all’ Agip di vendere la quota maggioritaria nella Mosul Oil Fields.

L’errore italiano fu quello della imitazione di un modello colonialista che Francia, Inghilterra e America stavano invece abbandonando, proseguendo sulla strada di un diretto e meno costoso controllo delle risorse energetiche piuttosto dell’effettivo e costosissimo controllo dei territori che ne erano ricchi.

Il “sacro egoismo” italiano di territori ci privò sfortunatamente del petrolio che quei territori nascondevano.
Qui inizia il percorso che portò Mussolini a scegliere di entrare in guerra al fianco di Hitler piuttosto che al fianco di Churchill.

Mussolini tenterà inutilmente ancora due carte successivamente per ottenere l’indipendenza petrolifera:

– il sostegno agli indipendentisti iracheni nel 1941, che fallirono nella sollevazione e furono sconfitti dagli inglesi, sostegno che avrebbe portato allo sfruttamento dei pozzi petroliferi di Quayara, nella regione di Mossul.

– il sostegno all’organizzazione “Tetri Giorgi” (Georgia bianca, finanziata e sostenuta da Mussolini) che era una organizzazione politica formata nel 1924 da emigranti georgiani che aveva come principale scopo la liberazione della Georgia dall’occupazione societica e che interessava all’Italia per il controllo del porto di Batumi, scalo strategico sul Mar Nero dei flussi di petrolio che venivano estratti dal Mar Caspio e dell’ Iraq.

Dopo questo rapido quanto inesauriente escursus, torniamo alla domanda fatale:

perché Mussolini si alleò con Hitler, trascinando l’Italia e tutto il mondo in una guerra totale?

Perché nonostante il grande lavoro di “salvatore della pace” di Mussolini, l’italia restava comunque esclusa dal giro delle grandi potenze che gestivano il petrolio nel mondo e perché Hitler, propose l’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania come prezzo di questa indipendenza:

il petrolio a condizione di una guerra.

Se Churchill avesse garantito un accesso privilegiato all’Italia al petrolio invece di Hitler, noi non avremmo perso una dolorosa e sanguinosa guerra.

Non cercate riscontri a questa frase nei libri di storia e nei giornali: non ne troverete.

Forse Churchill non si fidava completamente della lealtà italiana o forse Hitler fu semplicemente più furbo di tutti.

Ma è la garanzia tedesca all’Italia fascista di una indipendenza energetica la goccia che fece traboccare e rompere il vaso italiano, fu la speranza italiana di sostituire Francia e Inghilterra nella gestione globale delle risorse petrolifere, il vero motivo della infelice scelta italiana.

Mussolini pensò alla egemonia italiana in europa senza un intervento americano nel conflitto.

Ma le speranze di Mussolini si infransero sui sogni onirici ed ormai folli di Adolf Hitler, che rispose a muso duro alle critiche avanzate da Mussolini sulla ripresa delle ostilità tedesche nel gennaio 1940:

“O con noi, o sarete relegato a un ruolo subalterno”.

Il sogno fascista della crescita di una Italia che fosse un grande potenza mondiale si infrange sulla scelta:

o subalterni a Francia, Inghilterra e America ovvero subalterni alla egemonia tedesca.

In ogni caso, subalterni.

Mussolini inseguì ancora il suo sogno e scelse chi garantiva di più, senza pensare al prezzo da pagare ed accettò l’offerta di Hitler:

l’Italia ha un debito enorme con la Romania (a causa del petrolio acquistato dall’Italia in una delle più importanti zone di produzione petrolifera dell’epoca, Ploiești), ebbene, la Germania invaderà la Romania e cancellerà quel debito se l’Italia entrerà in guerra con la Germania.

Ecco la goccia che fece traboccare il vaso di Mussolini nel vaso di Hitler invece che in quello di Sir Winston Leonard Spencer Churchill.

Ancora e come sempre, una goccia di petrolio in un mare di assetati.

Ma la storia non finisce qui.

Ecco l’epopea italiana dell’Agip di Enrico Mattei (Acqualagna, 29 aprile 1906 – Bascapè, 27 ottobre 1962).

L’Agip raccolta da Mattei è un involucro vuoto, improduttivo, con nessuna influenza nel mercato degli idrocarburi, mercato controllato dalle cosidette “sette sorelle”, termine “inventato” da Mattei per definire le sette società petrolifere più ricche del mondo che ne detenevano un sostanziale monopolio mondiale.

Esse erano:

1.Standard Oil of New Jersey, successivamente trasformatasi in Esso (poi Exxon negli USA) e in seguito fusa con la Mobil per diventare ExxonMobil – Americana;
2.Royal Dutch Shell – Anglo-Olandese;
3.Anglo-Persian Oil Company, successivamente trasformatasi in British Petroleum e ora nota come BP – Britannica;
4.Standard Oil of New York, successivamente trasformatasi in Mobil e in seguito fusa con la Exxon per diventare ExxonMobil – Americana;
5.Texaco, successivamente fusa con la Chevron per diventare ChevronTexaco – Americana;
6.Standard Oil of California (Socal), successivamente trasformatasi in Chevron, ora ChevronTexaco – Americana;
7.Gulf Oil, in buona parte confluita nella Chevron – Americana.

Notate che, in pratica, si tratta dello stesso cartello che dovette affrontare l’Italia fascista, lo stesso cartello che impedì all’Italia di ottenere una indipendenza energetica, il cartello dei vincitori.

E l’Agip comincia ad estrarre petrolio (poco) e metano in Val Padana.

Le sette sorelle sono attratte da questi ritrovamenti, che come nel caso del petrolio, vengono abilmente utilizzati da Mattei come specchietto per le allodole e prontamente difese e tutelate.

Mattei usa metodi spicci e crea un gruppo di lavoro formato da fedeli collaboratori di Matelica, ex appartenenti alla resistenza ed ex appartenenti alle forze dell’ordine.

Dirà lui stesso di aver violato almeno 8.000 fra leggi, leggine e ordinanze per ossequiare il suo:

“fare prima, discutere poi” (un decisionismo che ritroviamo nel passato mussoliniano e nel presente berlusconiano).

Ed è un successo.

Costruisce metanodotti, una distribuzione di benzina di prima qualità associata a servizi igenici associati sempre puliti, con pompe all’avanguardia e servizi gratuiti come la pulitura dei vetri, il controllo dei liquidi del motore e della pressione dei pneumatici.

Avvia una politica di prezzi bassi per la benzina e produce fertilizzanti prodotti dal metano con un ribasso del 70% del prezzo d’acquisto.

Fonda l’Ente Nazionale Idrocarburi (E.N.I.) di cui diviene presidente nel 1952.

L’11 gennaio 1957 riesce a far approvare una legge che dona ampia autonomia d’azione all’ENI, sia dentro che fuori dal paese.

Il successo continua.

Mattei attacca frontalmente il cartello delle sette sorelle nel suo core business:

l’estrazione petrolifera.

Offre ai paesi produttori di petrolio joint venture societarie che prevedono una partecipazione dell’Agip al 49% e al 51% del paese che gode dei giacimenti petroliferi, contro il contratto capestro offerto dalle sette sorelle che prevede una partecipazione agli utili dell’1% al paese produttore (che generalmente finisce nelle tasche dei loro governanti e non del popolo) e del 99% per loro.

Inoltre Mattei aumenta la cooperazione offrendo una partecipazione occupazionale del lavoro meno qualificato al paese produttore ed un contributo di know how specializzato da parte italiana.

E funziona, eccome se funziona.

L’Italia diviene il maggior produttore di sonde ad alta qualità per l’estrazione petrolifera.

Ma l’azione di Mattei non è solo imprenditoriale, va oltre gli affari, e punta alla promozione di una federazione fra Marocco, Algeria, Tunisia e Libia.

E non è solo un settore ad interessarlo:

l’ENI acquista la Lanerossi ed invade il settore tessile e del vetro, oltre che della meccanica di qualità.

Mentre i metanodotti italiani si snodano fra:

Costa d’Avorio, Etiopia, Marocco, Senegal, Ghana, Somalia, Tunisia, Sudan, Libano, Giordania, India, Iran, Iraq, Pakistan, Argentina.

Stringe accordi con la Cina per la consegna di fertilizzanti e con la Russia dove scambia petrolio con gomma sintetica, tubi e apparecchiature elettroniche a tecnologia avanzata per la ricerca e l’estrazione.

Anche la stessa nascita dell’OPEC in quegli anni, non può essere definita “estranea” all’azione di Mattei.

Nel 1961 sbarca a Bari la prima petroliera con petrolio prodotto in Iran.

Ormai Mattei governa interessi in tutto il mondo, da lavoro ad oltre 55.000 persone, possiede 15 petroliere ed investe in termini di centinaia di miliardi e procura utili che vanno molto oltre le cifre isciritte a piè del bilancio ENI.

Il 27 ottobre 1962, Enrico Mattei perde la vita in un incidente che non pare affatto un incidente e che puzza di mafia siciliana e di tutela di interessi affatto italiani.

E’ la fine di una epopea che porta l’Italia a soddisfare completamente il suo fabbisogno petrolifero e di gas e che ne fa addirittura un esportatore.

E’ la realizzazione, drammaticamente interrotta del sogno di Benito Mussolini.

Nelle dichiarazioni di Benito Livigni, Assistente personale di Enrico Mattei, leggiamo lo smembramento di questa enorme risorsa creata da Mattei, assistiamo inermi alla follia suicida che ucciderà l’autonomia e la indipendenza italiana nel settore degli idrocarburi e dei suoi derivati.

Nel 1994 viene privatizzata l’ENI, società con struttura anglosassone, integrata con il tessile, il minerario, la tecnologia avanzata, le telecomunicazione.

Viene smembrato l’ENI, chiusa la chimica di base dell’ENI, disgregato il tessile, snaturata la Nuovo Pignone.

Il 70% del pacchetto ENI è in mano ai fondi americani.

Il resto di questo scempio, di questa carneficina, fa perdere in un sol colpo il 36% del PIL italiano.

100.000.000.000.000 di patrimonio ENI (due centri turistici, 2.600 palazzi, il palazzo di vetro dell’ENI, etc) viene ceduto ad un fondo gestito dalla Goldman Sachs, operazione condotta dal governo Amato e dal suo ministro dell’economia Ciampi (che diverrà immediatamente dopo presidente della repubblica) e dal presidente del comitato per le privatizzazioni Mario Draghi, che verrà successivamente chiamato alla carica di Vicepresidente Goldman Sachs prima, Governatore della Banca d’Italia poi ed in seguito, alla guida della Banca Centrale Europea.

La banca d’affari Goldman Sachs è una delle prime al mondo e incontra spesso e volentieri i destini della casta politica, e non solo di quella italiana.

Ecco alcuni esempi:

Romano Prodi, da consulente Goldman Sachs a Presidente del Consiglio in Italia
Mario Draghi, da Vicepresidente Goldman Sachs a Governatore della Banca d’Italia
Mario Monti, dalla Commissione Europea sulla concorrenza alla Goldman Sachs
Massimo Tononi, dalla Goldman Sachs di Londra a sottosegretario all’Economia nel governo Prodi del 2006
Gianni Letta, membro dell’Advisory Board di GS è nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Berlusconi (2008)
Robert Rubin, da dirigente Goldman Sachs a segretario al Tesoro presidenza Clinton
Henry M. Paulson, da vice Presidente di Goldman Sachs a Segretario al Tesoro sotto presidenza G.W. Bush
Robert Zoellich, da dirigente Goldman Sachs a vicesegretario U.S.A.
William Dudley, da dirigente della Goldman Sachs a capo della Federal Reserve Bank di New York, il distretto principale azionista della Federal Reserve
Paul Thain, da Presidente Goldman Sachs nel 2003 a capo del New York Stock Exchange
Philip D. Murphy, da presidente Goldman Sachs in Asia a Responsabile per la raccolta fondi per il Partito Democratico U.S.A.
Joshua Bolten, da dirigente Goldman Sachs, a capo del gabinetto dell Casa Bianca
Gary Gensler, sottosegretario al tesoro
Jon Corzine, da ex presidente Goldman Sachs a Governatore del New Jersey

Una cosa è certa:

se esistessero veramente i cerchi sovrastrutturali di cui si narra spesso, questi cerchi non potrebbero fare a meno di una struttura come questa banca d’affari per influenzare la politica mondiale.

E viceversa.

L’epopea berlusconiana.

Nasce un nuovo imprenditore italiano, è intelligente e punta tutto sul mezzo di comunicazione di massa:

la televisione.

Intraprende una lotta imprenditoriale simile a quella di Mattei, i cui risvolti, non possono essere meramente limitati al normale svolgimento di una impresa d’affari.

Silvio Berlusconi va oltre gli affari e regala agli italiani la prima televisione commerciale nazionale, Canale 5, spezzando così il monopolio dello stato ( e della casta politica) nel settore mediatico, fatto che certi poteri, non gli hanno mai perdonato.

Berlusconi va avanti, diviene il primo imprenditore televisivo italiano ed intraprende la scalata europea approfittando della concessione di due nuove licenze gratuite nella Francia di Mitterand.

Nasce “La Cinq” con l’obiettivo dichiarato di esportare il modello vincente del canale 5 italiano.

Ma viene fermato.

L’avventura francese durerà poco (dal 20 febbraio 1986 al 12 aprile 1992).

Nonostante la copertura dell’80% del territorio francese, la scalata sino alla terza posizione nazionale con il 10,9% degli ascolti e l’avvio di originali format informativi (“Le journal permanent” l’antesignano del “Prima Pagina” italiano, con notizie ogni 15 minuti, la conduzione uomo-donna, il faccia a faccia (“Face à France”) domenicale fra un politico e comuni cittadini scelti dalla società di sondaggi Ipsos, ed il “duello”, che chiudeva le notizie delle 12.45, e a cui prese parte Nicolas Sarkozy) La Cinq, dopo notevoli vicissitudini ed un bilancio in forte perdita, chiuderà i battenti.

Sarà Bourret (il socio francese de La Cinq) ad annunciare che il canale televisivo morirà, parlando poi di pressioni politiche ed economiche volte a “uccidere” il canale.

E torna ancora una volta il mito dei cerchi sovrastrutturali, le banche, il mondo finanziario.

Berlusconi capisce che il contrasto al suo gruppo non si fermerà qui e dopo la caduta verticale della terza via socialista craxiana, fonda un partito politico, scende in campo.

E’ l’era del riformismo, quello vero, è l’era del federalismo fiscale, è l’era di un ritorno al successo internazionale dell’Italia.

Oggi Berlusconi può contare su patti politici che garantiscono l’Italia a livello europeo (il duopolio franco-tedesco), ma fa di più, ed insegue il sogno mussoliniano e matteiano:

l’indipendenza del paese dal fabbisogno energetico e del petrolio.

Ed ecco il patto con la Russia di Vladimir Vladimirovic Putin, con la Libia del Mu’ammar Abu Minyar al-Qadhdhafi, con il Brasile di Luiz Inácio Lula da Silva, tutti leader di paesi produttori ed esportatori di petrolio e di gas.

Ma, esistono ancora le sette sorelle?

Certo che esistono, ma sono cambiate nel frattempo, ed eccole nella classifica del 2007 redatta dal Financial Times:

1.Saudi Aramco ( Arabia Saudita)
2.JSC Gazprom ( Russia)
3.China National Petroleum Corporation ( Cina)
4.National Iranian Oil Company ( Iran)
5.Petróleos de Venezuela S.A. ( Venezuela)
6.Petrobras ( Brasile)
7.Petronas ( Malesia)

Come vedete, il fronte anglo-americano è scomparso e spuntano i nomi di produttori mondiali con cui il cavalier Berlusconi ha sapientemente coltivato patti di amicizia.

Ma restano in mano a questo fronte, le maggiori banche d’affari mondiali, quelle banche che porteranno disgraziatamente alla più grande e grave crisi finanziaria mondiale, banche d’affari, che continuano a condizionare le scelte dei governi mondiali.

E’ il secondo atto della trasformazione di questi poteri sovrastrutturali:

dapprima abbandonano il colonialismo dei territori in virtù del mero controllo delle risorse dei territori mondiali, ed ora abbandonano il diretto controllo delle fonti energetiche in virtù del controllo finanziario globale, condizionante ogni momento ed ogni settore strategico del mercato mondiale, ivi comprese, le scalate politiche e le scelte dei governi, considerati amici o nemici che siano.

Ma per l’italia, è ancor oggi la necessità di indipendenza energetica a tenere banco, compresa la fonte nucleare che il Berlusconi tenta di inserire come fattore energetico determinante nel disperato bisogno energetico italiano.

La storia è quella dei nostri giorni:

lo scissionismo politico finiano, lo scandalismo alla D’addario, il dossieraggio e, ancora una volta, i cerchi sovrastrutturali, quei poteri che contrastano da sempre l’emersione dell’Italia nel firmamento delle grandi potenze mondiali, a pieno titolo, in piena dignità.

Il percorso del movimento politico della Lega Nord nella storia italiana di questi anni, non è affatto secondario, anzi.

E’ un percorso fatto di nuovo metodo politico meno formalista e più sostanziale, è la testimonianza politica comportamentale che negli ultimi venti anni ha modificato e riformato il paese come mai prima e che ha consentito al decisionismo berlusconiano (figlio di quel “fare prima, discutere poi” di Enrico Mattei che da tanto fastidio ai finiani della restaurazione dei poteri slegati dal consenso popolare) di adeguare il paese reale allo stato di diritto, agganciando come non mai, il metodo democratico del consenso popolare con le scelte dell’esecutivo.

Ed è proprio “popolare” il termine più indicato per identificare il movimento della Lega Nord.

Eppure, poteri mai pubblici, tentano di contastare questa nuova quanto antica via che conduce al riscatto italiano.

Ma, chi e cosa sono questi poteri che sovrastano gli interessi del popolo italiano e del suo governo?

Non si sa, ma a me va di fare un piccolo elenco di potenziali interessi.

Forse coincidono con quei famigerati “cerchi sovrastrutturali”, forse no, non lo sappiamo.

Ma rileviamo una serie di analoghe coincidenze.

Pare che si muovano interessi americani in questi giorni, contro Berlusconi.

Io li definirei ovvi ed evidenti, visto che il padre padrone delle televisioni americane (e non solo quelle) che tenta l’invasione del mercato italiano si chiama Rupert Dylan Murdoch, imprenditore e produttore televisivo australiano naturalizzato americano, che con la News Corporation, monopolizza il mercato dei mezzi di comunicazione di massa mondiale.

Così torna un interesse americano a pesare sulle vicende di casa nostra, interesse che non è confutabile, in quanto l’elenco dei finanziatori della campagna elettorale del 2008 che condusse Barack Hussein Obama II alla poltrona di presidente degli Stati Uniti d’America, non è mai stato reso pubblico.

Anche l’interesse negli states mostrato da gruppi imprenditoriali italiani da sempre avversi alla epopea berlusconiana offre il fianco a considerazioni e domande:

– perchè il gruppo Fiat (guidato dall’AD Marchionne e precedentemente dal dirigente d’azienda Luca Cordero di Montezemolo – dal 2004 al 2010 -) investe e conseguentemente ottiene finanziamenti dalla presidenza Obama per salvare il gruppo automobilistico Chrysler, quando il gruppo che conta quasi 50.000 dipendenti è in enormi difficoltà in Italia?

– perchè allorquando la Fiat decide di avviare un rinnovamento gestionale profondo nel settore automobilistico italian, il suo alfiere Montezemolo lascia la guida Fiat e nasce il “pugile” Marchionne?

Forse nel futuro di Montezemolo si aspira alla premiership italiana?

Forse le scelte impopolari di Fiat in Italia non dovevano ricadere su chi la popolarità la desidera “ripulita” dall’altra faccia della medaglia del riformismo?

Forse l’avventura della Fiat di Montezemolo nell’America di Barak Obama si connette a poteri sovrastrutturali che tentano di condizionare e di piegare il governo italiano sino alle dimissioni del premier Berlusconi?

E’ come sempre, una storia fatta di potere e di interessi quella umana, certamente.

Ma una cosa è certa:

quella linea, quel filo che collega i momenti storici di un “certo socialismo” che va dal fascismo di Mussolini a quella famosa “terza via” sognata e realizzata da De Gasperi e Mattei, che va da quel socialismo che diviene “terza via” politica che sblocca il sistema della democrazia bloccata e sdogana la nuova destra del tradimento storico finiano e la nuova sinistra del’incapacità di perseguire gli interessi di quel “popolo” che pretendeva di rappresentare, quel filo che lega “un certo modo di difendere e tutelare gli interessi italiani” e che conduce alla storia contemporanea dell’uomo imprenditore e dell’uomo politico Berlusconi, ebbene, quel filo, quella storia, quella aspirazione di tutela degli interessi italiani, si scontra spesso e volentieri con “certo modo di fare politica” che in qualche modo è collegato (se mi chiedete come, non so spiegarlo) a quei poteri sovrastrutturali che hanno sempre negato all’Italia la piena dignità e l’indipenenza energetica, economica e soprattutto, politica.

Non è scritto che in alcuni libri di storici contemporanei che quel filo esiste, che quel filo che collega gli interessi del popolo a quelli della nazione, traccia il percorso di personalità storiche il cui destino è sempre più cristiano, poiché essi finiscono tutti “crocifissi” alla difesa e alla tutela degli interessi del popolo.

Ed è scritto qui, in questo lungo e un po’ folle ripercorrere la storia italiana che, questi uomini, questi grandi uomini, trovano un contrasto forte e potente in quella famiglia che di sorelle ne ha tante, sorelle che da ricche petroliere, si sono trasformate in ricche banchiere, senza perdere il pessimo vizio di influire sulla storia e sugli interessi di questo paese.

Ed è scritto nella storia degli ultimi lustri che la difesa degli interessi italiani passa solo nella difesa di quel nuovo principio politico della “territorialità”, di quella identità territoriale qualcuno tenta di far passare come elemento di divisione del paese, ma che invece è esso stesso, l’unica salvezza della integrità di questo paese.

Ma guai a dirlo.

Guai a dire che gli americani sono dei razzisti perchè controllano i flussi migratori dal Messico e da tutti i paesi mondiali con un metodo molto deciso e perentorio.

I “razzisti” per certi poteri, sono sempre gli altri.

Con buona pace di quei traditori e di quei venduti agli interessi non italiani.

E andiamo avanti, sempre avanti.

Avanti!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X