Articoli marcati con tag ‘indagini magistratura’

La Pubblica Sicurezza Interna ed Esterna è insicura o peggio, straniera

mercoledì, 17 luglio 2013

La vicenda della non tutela del diritto di asilo politico e del rimpatrio di Alma Shalabayeva e di sua figlia Alua, rispettivamente moglie e figlia del dissidente kazako Ablyazov, apre scenari da vero paese di merda in una Italia ormai prossima al tracollo istituzionale.

Posto che l’intera vicenda evidenzia alto tradimento istituzionale e dei vertici burocratici italiani evidentemente sottomessi alla volontà di un governo straniero, mi domando:

a cosa serve il governo della politica se la burocrazia può prendersi gioco così facilmente della politica, sostituendosi addirittura ad essa, come vorrebbe farci credere angelino alfano, (purtroppo) ministro dell’Interno italiano?

In questa ottica, comprendiamo come sia facile per le mafie infiltrare e governare il Viminalee quale rischio gravita su di uno stato di diritto democratico e repubblicano a seguito della evidente viltà umana, politica ed istituzionale dimostrata in questa, come in altre mille occasioni, dalla casta politica e di governo.

L’operazione di discarico delle competenze e delle responsabilità su Giuseppe Procaccini e Alessandro Valeri non porta fortuna ad alfano, il quale, dopo aver pubblicamente dichiarato di non essere stato informato di nulla, si ritrova invece inchiodato alle proprie responsabilità politiche e di governo dallo stesso Procaccini che dichiara:
«Informai il ministro. Mi sento offeso».

Il governo ed il ministro dell’interno sapevano, dunque.

Letta ed alfano sapevano ed hanno taciuto la verità, dunque.

In effetti non si capisce quale sia la versione peggiore fra una burocrazia della (in)sicurezza che supera la politica e abusa del potere e delle funzioni pubbliche a sostegno di interessi di un paese straniero piuttosto di un governo dei vili che danno OK per azione illegale e immorale per poi ritirare tutto facendo come minimo la figura dei perfetti idioti in tutti e due i casi.

Ma alle figure da poveri idioti e agli scandali nella pubblica amministrazione, dovremmo essere abituati, almeno noi italiani:

i paese virtuosi e normali, loro no, non si abitueranno mai (e grazie a Dio) a questo schifo immondo.

La situazione è di una gravità inaudita perché dimostra ancora una volta (come se ve ne fosse ancora il bisogno) come la Sicurezza in Italia, nonostante l’apporto professionale, umano e di leali servitori dello stato che rischiano la propria vita quotidianamente nel garantire la sicurezza pubblica, sia in una condizione di estremo disagio, di grave degrado.

Gli operatori di polizia, malpagati, male equipaggiati e maltrattati, assistono inermi a questo teatrino dell’idiozia, della viltà e della irresponsabilità politica e burocratica di quei vertici in cui debbono invece necessariamente credere ed obbedire ciecamente.

Le forze di polizia sono inoltre duramente provate dalla incapacità della politica e della magistratura di assicurare certezza del diritto e della pena, sicurezza e giustizia nella legalità.
Quella stessa legalità che viene quotidianamente abiurata e distrutta nelle aule dei tribunali e nelle aule parlamentari, laddove l’intenso e rischioso lavoro di intercettazione, di indagine, di controllo, di analisi, messo in campo per mesi ed anni delle forze di polizia e dalla magistratura inquirente naufraga troppo spesso in un nulla di fatto che premia e rende più forte il comportamento delinquenziale, certo di una impunità de facto e de iure:

a cosa serve sbattere in galera delinquenti incalliti, politici e burocrati corrotti e mafiosi pericolosi se il giorno dopo questi tornano liberi a spernacchiare la polizia, i carabinieri e la guardia di finanza che li ha indagati con successo, denunciati, tratti in arresto e consegnati ad un sistema-giustizia che ottiene invece risultati negativi di smantellamento e di riduzione della credibilità dello stato italiano, tali e tanti che eversione e sovversione in questo paese non hanno mai nemmeno sognato di poter raggiungere.

Ma complimenti, complimenti:

adesso un indulto, o peggio, una amnistia è proprio quel che ci vuole.

Per non parlare della opinione pubblica italiana, offesa grandemente da una inattività ed un immobilismo dell’esecutivo letta che spaventa gravemente i cittadini alla ricerca di certezze politiche e di governo e di garanzie nella sicurezza personale, famigliare, aziendale, imprenditoriale, commerciale, sociale e comunitaria da un sistema-sicurezza che si presenta così seriamente compromesso e facilmente orientabile dall’indirizzo politico di governi esteri.

Rimpiangiamo tutti la non esistenza di un sistema alternativo a quello pubblico nel comparto che dovrebbe garantire sicurezza:
manca l’elemento alternativo della sicurezza e della polizia privata in Italia, sistema che, sganciato dall’indirizzo politico e burocratico e ben inquadrato nella legge, potrebbe essere di sprone nella offerta dei servizi di sicurezza e alternativa valida e rapida che garantisca i cittadini laddove non ben serviti dal sistema pubblico, così come lo vediamo ridotto in pezzi e pezze.

Anche un sistema di intelligence privata “convenzionata con il pubblico” potrebbe essere di grande aiuto e servizio in casi di incompetenza o di distorsione, distrazione, omissione e abuso del potere e del servizio pubblico.

E rimpiangiamo tutti di essere nati in questo maldestro paese, che definire “di merda” conduce ad una violazione del diritto penale, ma che altrimenti, non può essere descritto in tutta la sia interezza.

Dovremo attendere che l’Unione Europea imponga con la forza all’Italia una polizia privata che difenda i cittadini dalle storture di quella pubblica, dovremo auspicare giudici francesi e politici tedeschi per tornare a sperare in una normalità che oggi non esiste.

Così come è, il settore pubblico non funziona, disfunziona o mal funziona:

deve essere corretto e reindirizzato, messo in concorrenza nella erogazione dei servizi e, soprattutto, deve essere trasparente, unica condizione che impedisce l’abuso del potere pubblico che è anche all’origine del caso in questione.

Cosa attenda il capo dello stato italiano a dichiarare lo stato di emergenza, sciogliere il parlamento, avocare tutti i poteri in una unica entità che garantisca di normalizzare, liberalizzare e modernizzare il paese sotto il controllo diretto delle autorità europee, questo è un mistero insoluto.

Ma chi o cosa garantisce il capo dello stato?

A cosa servo i poteri di uno stato se non vengono esercitati quando servono?

E se lo stato non esercita il potere pubblico, garantendo efficacia ed efficienza dei servizi al cittadino e rispetto delle regole verso tutti, anche e soprattutto verso che li deve difendere e applicare, allora chi o cosa lo sta facendo al suo posto ed in sua mancanza?

PS
tutto quanto puzza di esecuzione mafiosa nei confronti di alfano da fuoco nemico (berlusconi) che tenta di riappropriarsi del pdl alle soglie della rifondazione di forza itaglia, reato compiuto in associazione con la famiglia letta e la bonino.
Può essere una chiave di lettura, specie se si dimostrasse che tutta la polemica odierna serva a coprire il fatto che sia ancora berlusconi a tessere la tela politica fuori dal governo e nella eterna alleanza anti-democratica PD+PDL.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

L’informazione assassinata e massacrata: blog nel mirino

domenica, 29 aprile 2012

La viltà di uno stato senza diritto alcuno garantito nella realtà e che tenti costantemente di tacitare la voci libere dentro e fuori dal web,
è impressionante.

In realtà già l’articolo 21 della Costituzione italiana non riesce a garantire nei fatti la libertà di informazione, così come scriveva benissimo Giovanni Spadolini:

“Parliamoci chiaro, le nostre leggi sull’ordinamento della professione giornalistica per tanti aspetti si collegano alla struttura del fascismo a cominciare dalla figura del direttore responsabile (io l’ho ricoperta per quasi vent’anni) che non esiste in nessun’altra legislazione del mondo. Una figura derivata da un ordinamento in cui i direttore responsabile era nominato da un partito politico autoritario e onnipotente, in contrapposizione all’editore e mantenuto con privilegi economici, ma senza il controllo politico della testata”.
Giovanni Spadolini. Citazione tratta dal libro “Come si diventa giornalista” – Piero Morganti – Ed.Einaudi.

L’informazione libera in italia non esiste e non è mai esistita.

Oggi, il ministro della repubblica delle banane al ciocccolato, una misconosciuta napoletana, tale paola severino, ha annunciato al festival del giornalismo di Perugia che bisogna zittire e mettere a tacere la libera informazione anche sul web, oltre che nella realtà, limitando per legge la libertà di espressione dei blogger.

Un vile atto di prevaricazione e di abuso del potere pubblico, evidentemente.

Invece di aprire nei fatti l’accesso ad una LIBERA INFORMAZIONE, la napoletana severino pretende di chiudere quei pochi canali di libertà di informazione esistenti.

Cosa vuole la napoletana severino:

che non si diffonda la verità sullo scandalo napoletano della monnezza, della camorra, della illegalità diffusa e condivisa, sul parassitismo napoletano, sul NO napoletano incivile ed ingiustificato alla costruzione di un termovalorizzatore a napoli?

Vuol chiudere la bocca ai cittadini la severino?

Vuole la severino che le connessioni camorra-politica non vengano diffuse attraverso la pubblicazione delle intercettazioni?

Vuole la severino che il popolo non sia sovrano e non possa esercitare il suo diritto primario all’informazione?

Vuole la severino castrare la pubblica opinione ed impedire l’ascesa politica degli opinion leader come nel caso di Beppe Grillo?

Cosa è questa ingiusta impennata nella negazione di libertà ai blogger:

una vendetta personale per interposta persona dell’orgoglio ferito alla napoletana nei confronti dell’ultima dichiarazione del blogger Beppe Grillo che definisce giustamente il capo dello stato come una inutile “salma” politica?

E allora, cara napoletana severino, si prende anche lei quel che si merita.

Null’altro che un bel:

Vaffa!

Il ministro della (in) giustizia napoletano insieme al capo dello stato napoletano pensino a garantire giustizia giusta, equa e tempestiva al popolo sovrano invece di sparar idiozie a tutto spiano nel campo dell’informazione, che resta una cenerentola inseguita dal popolo e negata dalle isituzioni.

Volete impedire che il popolo legga dalle intercettazioni quali sporche verità si nascondano dietro la facciata pulita dei palazzi del potere pubblico e politico?

Ma pensate a governare e a far funzionare il paese, se ne siete capaci, altrimenti abbiate almeno il buon gusto e la dignità di restare in silenzio o di trasferirvi altrove a sparar idiozie da funzionari pubblici che non funzionano affatto.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lettera aperta al governatore pugliese Nichi Vendola

venerdì, 25 marzo 2011

“La Lombardia è la regione più mafiosa di Italia”

E’ triste, anzi, tristissimo, per un ex pugliese quale io sono, leggere attonito le dichiarazioni incredibili del governatore della Puglia Nichi Vendola.

E non mi vergogno ad affermare pubblicamente quanto io ami ancora quella terra magnifica che è la Puglia, come non mi vergogno a denunciare altrettanto pubblicamente che ho abbandonato la mia terra, i miei affetti e tutto quello con cui sono cresciuto insieme, per responsabilità di quei pugliesi che, come Vendola, non sanno far altro che sputare lordume e ciarpame sul prossimo suo, invece di lavorare duramente per il benessere comune.

Dalle dichiarazioni del governatore pugliese, bollato come “un miserabile, probabilmente sotto effetto di qualche sostanza” dal governatore lombardo Formigoni, si evince quale etica, quale sporcizia morale e si legge benissimo tutto il sudiciume rabbioso che il governatore pugliese cova dentro la sua miserevole anima.

Formigoni:
“Vendola è un miserabile e sotto effetto di sostanze, dica piuttosto perché non è in galera: ha commesso gli stessi reati del suo ex assessore Tedesco, che non è in prigione perché il Pd lo ha fatto senatore”.

Ma Vendola, non è miserevole con il prossimo suo, anzi, egli dimostra una cattiveria profonda, incarnata nel suo animo che rifiuta ogni senso di normalità umana in quel termine “diverso” con il quale si propose nella sua prima campagna elettorale alla poltrona di governatore pugliese.

Diverso, recitava quel manifesto 6×3 metri.

Nulla diceva invece quel manifesto, della sua capacità di governo della regione Puglia, della sua competenza amministrativa, della sua capacità di condurre una giunta regionale nei solchi di una Puglia, purtroppo ampiamente usurata dall’assalto mafioso.

Ed infatti, la prima giunta Vendola, si infranse spesso e volentieri in scandali temibili messi a nudo da indagini sia della magistratura ordinaria che da quella antimafia.

L’ultimo atto di questa epopea governativa, lo abbiamo visto in quelle indagini della magistratura che hanno coinvolto parti importanti del governo della sanità in Puglia, a partire dagli assessori Tedesco e Loizzo, passando per direttori ed ex direttori di ASL di riferimento, dal capo di gabinetto di Vendola, di responsabili dell’area del personale, funzionari, e imprenditori.

Troppe indagini, troppe figure di rilievo coinvolte, per non pensare che il governo della cosa pubblica sia influenzato, governato e indirizzato da interessi che, con il bene massimo della tutela della salute dei pugliesi, poco o niente hanno a che fare.

Poiché, che si tratti di interferenze massoniche, come dice lo stesso Vendola nelle intercettazioni telefoniche con il suo assessore alla sanità Tedesco, che si tratti di imprenditori con enormi capacità di influenzare le scelte nelle nomine dei direttori delle ASL pugliesi e negli appalti sanitari, ovvero che si tratti di tentativi ipotizzati di occupazione e radicamento nel potere pubblico da parte della politica, o che si tratti delle solite infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti pubblici, questo poco importa ai pugliesi, i quali si vedono ancora una volta negare il diritto ad una sanità che sia unicamente, univocamente ed universalmente orientata a curare la salute dei pugliesi e non ad essere interpretata come strumento per raggiungere il potere per il potere.

Mi domando:

ma in tutto questo, chi è al servizio di chi?

Chi cura gli interessi dei pugliesi?

Chi o cosa governa i pugliesi?

Perchè il ministro dell’interno Roberto Maroni ha innalzato il livello di allerta sulle mafie pugliesi, portandolo allo stesso livello di guardia delle storiche mafia siciliana, ‘ndrangheta calabrese e camorra napoletana?

Ma io, io uomo, io non diverso ma uguale agli altri uomini, io lombardo, io varesino, io, voglio essere miserevole nei confronti del governatore Vendola, non volendo credere che egli, possa essere coinvolto in ambiti e circostanze riferibili ad ambienti mafiosi.

Ma io, non posso nemmeno credere che tutto quanto sia accaduto in Puglia durante il governo vendoliano, non possa essere lontano da quella stanza dei bottoni che muove la politica.

Anche la semplice omissione di azione politica e di governo, può avere conseguenze pesanti sulla sorte dei pugliesi.

Come avrebbero altrimenti potuto verificarsi tutti questi crimini ipotizzati dalla magistratura?

E se questo, sembra essere il destino consegnato al governo della cosa pubblica in Puglia, perchè aizzare ingiustamente l’odio e l’astio dei pugliesi verso i lombardi, quando, quella stanza dei bottoni e quelle leve del comando, le impugnava saldamente proprio il governatore Nichi Vendola?

Qualcuno vuol dividere l’Italia?

Qualcuno vuol mettere gli uni contro gli altri armati?

Sì, questo appare evidente.

Ma appare ancora più evidente che questo qualcuno, non è la Lombardia, regione che ha accolto per decenni i fratelli pugliesi in cerca di un futuro migliore, offrendo loro un lavoro che la mafiosità trasversale pugliese negava, una casa che la politica delle caste negava, un posto dignitoso in una società, quella lombarda, dove il rispetto per la persona e per il cittadino è cosa autentica e consolidata, laddove la tutela e la cura della salute dei lombardi, sono garantite ai massimi livelli mondiali e non è certo paragonabile al quel carrozzone malgovernato che appare invece la sanità pugliese.

E se è anche vero che a livello politico, il federalismo leghista sta ricucendo questo paese mai veramente unito, allora, signor Vendola, qual’è quella forza politica che sta cercando di spaccare il paese a metà, mettendo ingiustamente i pugliesi contro i lombardi?

Chi, si sta assumendo responsabilità incredibili comparando gradi di mafiosità incomparabili?

In Lombardia, c’è il benessere, certo, ancora quel che ne rimane, certo.

Sarà per questo che la Lombardia viene presa d’assalto dalle mafie, nel tentativo di infiltrarne l’economia e corroderne la società dall’interno?

Certo, anzi, sicuro.

Ma, goverantore Vendola, visto che Le piace il gioco al massacro, Le domando:

da dove provengono queste mafie che tentano l’assalto alla capitale morale e finanziaria italiana?

Quali cognomi portano?

Dal sud, da “questo sud”, non sono evidentemente fuggite solo le migliori intenzioni.

E “questo sud”, governatore Vendola, non lo amministra certamente ne il governatore lombardo Formigoni, ne il presidente del consiglio regionale lombardo Davide Boni.

Le consiglio, caro governatore Vendola, appena sarà rientrato abbastanza in se da comprendere il danno che hanno prodotto le sue deliranti invettive mistificatorie contro la Lombardia ed il popolo lombardo, di chiedere scusa a questi due signori, che rappresentano il territorio lombardo, il popolo lombardo, la sanità lombarda e non rappresentano certo le mafie di origine meridionale che tentano sempre più di prevalere sui lombardi.

Ma questo, non accadrà mai.

Poiché è proprio lombardo e varesino, quel ministro dell’interno che sta portando il più grande e grave attacco alle organizzazioni mafiose che la storia della nostra democrazia repubblicana abbia mai conosciuto, quel Roberto Maroni che ha innalzato il livello di attenzione sulle mafie pugliesi, e non quelle lombarde, che non esistono e non sono mai esistite in quanto tali, ma infiltrate ed importate dalle regioni meridionali, nelle quali originano e nelle quali certamente ancora influenzano il voto, la politica e la tutela della salute dei meridionali.

Consiglio di fare una doverosa telefonata di scuse anche al ministro varesino Maroni.

E consiglio anche di darsi una bella calmata.

Qui, in Lombardia, nessuno è fesso come nessuno è mafioso.

C’è un’Italia migliore?

Sì, certamente.

Ma certamente, non è la “sua italia”.

Saluti affatto cordiali.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X