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Riflessioni a tastiera aperta – 29 luglio 2013

lunedì, 29 luglio 2013

Questo paese è fallito, nella mancanza di solidarietà ed unità nazionale prima che nella miseria delle proprie classi dirigenti.

Un downgrade al giorno toglie il vizioso di torno

E dopo il decreto ‪‎svuota‬ -poteri delle rpovince, a quando il decreto svuota-parassitti-scansafatiche-nullafacenti-raccomandati-dipendenti delle province?
Se chiudono le ‪#province‬ anche i dipendenti di tali amministrazioni vanno a casa, altrimenti, con il loro arbitrario spostamento (hanno chiesto di concorrere tutti per un posto di lavoro nelle province, non altrove) negli enti ‪comune‬ e ‪regione‬, si sbarra ancora una volta e per sempre l’accesso al mondo del ‪lavoro‬ ai ‪giovani‬.
Chi salva le province ed i loro inutili dipendenti, uccide ogni possibilità di ingresso nel mondo del lavoro dei giovani. Sia ben chiaro.

Euroscettici ed antieuropeisti = eurostronzi

Pur di non diminuire spesa pubblica e debito pubblico che creano clientela e mafia politica di cui si nutre la casta, venderanno tutto il patrimonio di proprietà del popolo italiano, quel popolo fatto di aziende e di famiglie che la casta poltica ha derubato di ricchezza, benessere, democrazia e libertà.
Da questo punto in poi, ogni azione contro la classe dirigente idagliana è ampiamente giustificata dalla provocazione messa in atto.
Non vogliono riformare e liberalizzare per mantenere mafiosamente popolo e territorio italiano in loro potere?
E l’innominato cosa fa? Avalla e garantisce questi comportamenti mafiosi e presuntuosi?
Vogliono la guerra? Se la vogliono, l’avranno. E pagheranno il conto all’oste della storia, con tutti gli interessi.

E questo è il tempo in cui l’intelligenza e la razionalità torna al potere.
Bentornata intelligenza.

La chiesa cattolica proibisce ogni metodo di contraccezione favorendo il boom demografico che è alla base dei flussi migratori dai paesi più poveri nel mondo a quelli più ricchi, viaggi della speranza che costano anche la vita di questi poveri disgraziati. Poi, sempre la chiesa cattolica esercita una serie di servizi finanziati dallo stato italiano nei confronti dei migranti. Poi, sempre la chiesa cattolica pretende di bacchettare i governi dei paesi che non si sottomettono ad un inesistente “dovere dell’accoglienza” di disgraziati prodotti senza contraccezione.
C’è un limite a tutto: alla decenza, alla prudenza, alla impudenza ed alla arroganza.
Fermati Francesco: stai sbagliando strada.

Letta: “L’Ue ha sbagliato sulla Grecia”
Un letta qualsiasi, uno che non ha mai realizzato una riforma o una liberalizzazione, uno che da mesi fa finta di governare mantenendo invece nel più completo immobilismo stato di diritto e PaeseReale per evitare il carcere al suo alleato di governo berlusconi, un tale “signor nessuno” pretende di dare lezioni viziose ai paesi virtuosi che governano la UE valutando e criticando gli interventi posti in essere nei confronti della crisi greca.
Ma ci rendiamo conto della protervia, della presunzione, della ignoranza e dell’aroganza che governa oggi l’Italia?

tutto il mondo urla all’Italia che deve abbandonare la via del vizio ed intraprendere quella del virtuosismo. Ma l’idaglia degli idagliani ha deciso di fallire, piuttosto che cambiare. Ad ognuno le proprie responsabilità, compresa e non esclusa quella di sputare nel piatto dal quale si mangia o quella di spernacchiare la politica della mani tese dei paesi virtuosi. Secondo me, manca poco, molto poco: ne hanno tutti talmente piene le tasche di questa idaglia degli idagliani che la voglia di farla fallire veramente supera il rischio (calcolato) delle perdite cui si andrebbe incontro. La storia non è mica una pernacchia. E nemmeno la comunità internazionale.

Essere sciocchi è un grande lusso che questa idaglia degli idagliani non può permettersi.
Ma sciocchi ed idioti governano ancora, trascinando tutto e tutti nel più buio e profondo baratro della storia italiana.
Benvenuti all’inferno della furbizia e del vizio, laddove sciocchi e idioti, si consentono lussi e privilegi costosissimi ed impagabili, da addebitare ad una intera nazione di sordi, ciechi e muti.

I provvedimenti allo studio, già varati o prossimi al varo dell’ ‪#‎esecutivo‬ e dal ‪#governo‬ italiano considerano e tendono a tutelare in esclusiva i ‪diritti‬ degli ‪omosessuali‬ (assegnazione della assistenza sanitaria gratuita ai conviventi dei ‪parlamentari‬ ‪gay‬ , introduzione reato ‪omofobia‬ , ‪unioni‬ gay, ‪adozioni‬ per coppie gay, ecc), dei ‪delinquenti‬ ( depenalizzazione‬ reato finanziamento illecito ai partiti , decreto ‪svuotacarceri‬, studi per un prossimo ‪indulto‬ o addirittura per una prossima ‪amnistia‬ , ecc.), dei ‪clandestini‬ (eliminazione reato di ‪clandestinità‬, corsie preferenziali nella assegnazione di casa e lavoro, ecc).
Solo chi ha pregiudizi politici, sessuali e razziali non vede che in questo paese si tutelano solo ed esclusivamente ben determinati diritti (fatto provabile anche in una aula di tribunale) di categorie molto ben determinabili e sempre le stesse:
gay, delinquenti e clandestini.
Il perché solo e sempre queste tre categorie lo dovete chiedere a questo governo e a questa maggioranza, entrambe assolutamente incredibili e idiote.
Non sei gay?
Non sei clandestino?
Non sei mafioso?
Non sei corrotto?
La tua pelle è bianca?
Beh, lo stato idagliano ha un messaggio per te:
D E V I M O R I R E

L’Australia, definito come il paese più felice del mondo, sbarra la strada ai #boatpeople , i barconi della speranza pieni zeppi di poveri disgraziati sfruttati da delinquenti, criminali e mafiosi che speculano nello sfruttamento del traffico di esseri umani per arricchirsi illecitamente, immoralmente ed illegalmente : non verranno più accolti in terrirorio australiano.
L’accordo prevede che, qualora fosse accolta la richiesta di asilo politico , i migranti verranno insediati in PapuaNuovaGuinea e non in Australia , contro una serie di aiuti economici dell’Australia alla Guinea. Non vi sembra un accordo molto simile a quello che fu definito fra Roberto Maroni e la Libia?

Il candidare un mausoleo politico vivente come Giacinto ‪‎Pannella‬ detto Marco alla segreteria del ‪PD‬ misura la bassezza e l’inutilità di tutte le ultime, penultime e terzultime generazioni di politici idagliani.
Del Carmine boccia il sindaco Mongelli: «Foggia? Vista da sinistra, non è la città che volevamo»
Ma, del carmine chi?
questo del carmine?
reati di abuso d’ufficio, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e turbata libertà degli incanti; indagati a vario titolo oltre l’ex sindaco-magistrato di ‪Foggia‬ Orazio ‪Ciliberti‬ indagati anche gli ex assessori Angelo ‪#‎Benvenuto‬, Alfredo ‪#‎Grassi‬, Ciro ‪#‎Mundi‬, Giulio ‪#‎Scapato‬, Raffaele ‪#‎Capocchiano‬, Claudio ‪#‎Sottile‬, Giovanni ‪#‎Ricci‬, Italo ‪#‎Pontone‬, Assunta ‪#‎Pinto‬, Michele ‪#‎DelCarmine‬ e Luigi ‪#‎ilGrande‬, nonchè i dirigenti del ‪#‎Comune‬ Matteo ‪#‎Ercolino‬, Nando ‪#‎Corvino‬ e Antonio ‪#‎Stanchi‬.
Ma, del carmine chi?
questo del carmine?
reati di falso e abuso di ufficio e di omissioni di atti d’ufficio per aver cancellato le multe inflitte dalla Polizia ‎Municipale‬ di Foggia; indagati l’ex assessore alla sicurezza e alla legalità del Comune di Foggia Michele Del Carmine, il maggiore della polizia municipale Giulio ‪Carella‬ e il tenente Mario ‪Totaro‬, oltre al presidente dell’ ‪Amica‬ Elio ‎Aimola‬ (l’azienda che si occupa dell’igiene urbana poi fallita dopo numerosi scandali), l’ex assessore all’annona Raffaele Capocchiano, comuni cittadini e una decina di Vigili Urbani.
del carmine chi?
Questo del carmine?
Ah, beh …. abbiamo capito …. eccome abbiamo capito chi ….

Va a fuoco l’auto di emilio ‪piarullo‬ …
… ma non sarà mica quel ‪‎socialista‬, ex presidente del Consiglio comunale di ‪Foggia‬, che fu ‪condannato‬ alla pena di due anni di reclusione per peculato e fu anche interdetto dai pubblici uffici per un periodo pari a quello della pena perché utilizzava per fini personali l’auto blu di servizio del comune?
Ah, quello lì?
Beh, non mi interessa quel tipo di gente, né mi interessa cosa gli accade, a loro e alle loro ‪#‎auto‬ private, visto l’abuso che han fatto di quelle pubbliche nella loro disponibilità.
Non siamo mica tutti uguali: affatto.
Quel piarullo?
Ah, beh …. abbiamo capito …. eccome abbiamo capito chi ….

In un paese anormale, oltremodo ‪corrotto‬ e ‪mafioso‬ come è ‪Italia‬ , si preferisce aggredire chi critica i comportamenti negativi indicandolo come ‪eversivo‬ o ‪sovversivo‬ del ‪sistema‬ piuttosto che ammettere che è il sistema ad essere eversivo e sovversivo e chi critica è invece l’unico in grado di crearne uno nuovo che serva meglio i cittadini.

Scherzi del destino:
dal comunismo sovietico abbiamo ereditato il movimentismo russo che si oppone alla omosessualità e comunisti omosessuali italiani come Vendola e Crocetta

Tutto il mondo politico, economico e finanziario del Pianeta Terra chiede da tempo all’Italia di realizzare le riforme sul lavoro e la concorrenza.
Va riscritta la costituzione e tutta la normativa vessativa e inibitiva che impedisce al mondo del lavoro, delle imprese e dei lavoratori di competere globalmente ed essere vincente.

Dopo il Generale dell’Arma dei ‪Carabinieri‬ Carlo Alberto ‪DallaChiesa‬ , i giudici Giovanni ‪Falcone‬ e Paolo ‪Borsellino‬ ecco che le mafie ed i loro alleati ed infiltrati nelle istituzioni italiane concentrano il fuoco sul pm di Palermo Nino ‪DiMatteo‬, titolare delle indagini nella trattativa di alto tradimento fra stato e mafia.
Assegnata scorta di primo livello per il giudice Di Matteo.
Ricordo a me stesso che la mafia siciliana è sempre stata metereopatica, in quanto ha realizzato i suoi omicidi eccellenti quasi esclusivamente durante il periodo che va da maggio a settembre.

Pena di morte per il reato di comportamento mafioso, reato non previsto né punito dallo #stato italiano, in violazione dell’articolo 27 costituzione italiana che prevede i reati esclusivamente sotto la responsabilità personale e non esclusivamente associativa, come viene unicamente punito il reato mafioso.

Traditori della patria ‪Letta‬, ‪Berlusconi‬ e ‪Alfano‬ piegano interessi italiani a interessi di governi esteri per estradare con un rapimento Alma e Aula ‪‎Shalabayeva‬ rispettivamente moglie e figlia del dissidente kazako Makhtar ‪Ablyazov‬. Ora, per evitare ritorno in Italia delle due donne, governo mafioso kazako le indaga per corruzione.
‪Governo italiano‬ reo di alto tradimento. ‪CapodelloStato‬ ‪‎Napolitano‬ copre scandali e tradimenti ‪‎casta‬ politica italiana. Siamo in una feroce dittatura anti-democratica, sospettata di trattative traditrici con governi esteri e organizzazioni mafiose ed assai corrotta, sia moralmente che materialmente.
Immediata dichiarazione dello stato di emergenza, applocazione della legge marziale, reintegrazione della pena capitale per tradimento, mafia e corruzione ed istituzione del reato personale di “comportamento mafioso” come dettato dall’art. 27 costituzione italiana.

bellucconi tilvio lancia fozza idaglia 2.0 per soli giovani e i “giovani di talento”, appena udita la notizia, scappano via dal pdl.
Sempre se per “giovani” intendiamo soggetti giovani solo anagraficamente, che mettono ancora al primo punto del loro agire politico e delle loro scelte politiche “un percorso di crescita personale”.
Siamo apposto: FI 2.0 uguale a FI 1.0

Mentre il mondo finanziario globale chiede all’Italia di eliminare dalla carta costituzionale ogni traccia di antifascismo, antieconomia ed antifinanza, la casta idagliana continua imperterrita a distruggere la competitività del mondo del lavoro italiano con atti controproducenti.

Trattate dei sottosviluppati trogloditi con il rispetto dovuto agli esseri umani e civili e la risposta sarà sempre una nnuova violenza.
L’errore lo fa lo stato, lo fanno tutti i cittadini.
La violenza la creiamo noi, con la nostra stupida voglia di perdonare, comunque e chiunque.
E invece no.

Un invito: smettetela (e per sempre) di credere che con i soldi pubblici si “producano” posti di lavoro veri.
Con l’intervento dello stato nella economia reale si produce solo e certamente spesa pubblica, debito pubblico, corruzione e abuso di potere pubblico.
Lo stato deve solo e solamente erogare servizi essenziali efficaci ed efficienti al popolo sovrano, come la difesa interna ed esterna, la cura della salute, l’assistenza sociale (vera, in Italia non esiste), il sostegno ai soggetti in difficoltà.
E basta.

stato, dove sei?
Il Paese reale non attenderà in eterno.
Il Popolo Sovrano non morirà di fame e di freddo per una casta corrotta e mafiosa.

Riflessioni a tastiera aperta – 18/04/2012 di Gustavo Gesualdo

mercoledì, 18 aprile 2012

Crisi economica, politica, umana, finanziaria, sociale, comunitaria, nazionale, internazionale, globale.

Quando in un paese si allentano i cordoni della borsa del benessere diffuso che tenevano unito e fasciato il complesso delle caste e delle corporazioni sociali, politiche, comunitarie ed economiche che lo compongono, allora quella nuova distanza e questo nuovo vuoto vengolo colmati da quotidiane reciproche accuse di follia.
Scompare la voglia di capire, si perde il metro e la misura di chi pretende arrogantemente di comprendere il prossimo suo a priori, quando non è in grado di contenere il pensiero altrui.
Lei non sa chi sono io …
Ma chi credete di spaventare, i passeri?
Troppo piccole le altezze umane dello status quo per poter capire cosa accade intorno a loro, per poter contenere e razionalizzare il pensiero altrui in piena evoluzione.
Così, la coesione sociale si trasforma in avversione sociale e la competizione sociale degrada in conflitto sociale.
La competizione socio-economica non dispone più di tolleranza e di solidarietà fra chi ruba e chi viene derubato.
Così, lo status quo dell’abuso del prepotere pubblico a fini di conservazione di privilegi e interessi di casta assurdi ed impagabili, ora ammutolito e schiaffeggiato, tenterà una reazione conservativa attraverso l’abuso della forza pubblica.
E sarà l’inizio della fine:
forza chiama forza, bastone chiama bastone, manganello chiama manganello.
E la storia ricomincia in un susseguirsi di reazioni e reazioni, reazioni a reazioni, sino ad arrivare alle reazioni senza alcuna causa, promosse solo al fine del godimento nell’esercizio del potere.
E tutto ricomincia da capo, nello svolgersi imperioso di vortici storici ricorrenti.
Ed è inutile tentare di avvisare, di avvertire, di indicare modi di prevenire, di cambiare futuro e fato, di mutare il destino.
Non capiscono, ma soprattutto, non vogliono capire che famiglie ed aziende sono molto più importanti di loro e della loro stessa esistenza.
Hanno minato il futuro delle famiglie naturali e delle aziende competitive.
Cadranno anche per questo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Mafia & Merda

sabato, 16 aprile 2011

Un paese devastato da una morale inesistente e da una etica mai nata.

Sapete cosa unisce veramente questo paese?

L’amore per la patria?

Il tricolore?

L’identità italiana?

Ma no, lo sapete benissimo cosa unisce questo paese.

Lo vedete ogni giorno, lo leggete ogni giorno, lo vivete ogni giorno.

Ciò che tiene unito questo paese è la merda, l’illegalità diffusa, la corruzione, prima morale e poi materiale.

Ecco cosa tiene insieme questo paese.

Ecco cosa uccide questo paese.

Ed ha i suoi vantaggi.

Più sei ricattabile ed acquistabile, più sali la scala del merito, perchè dall’alto tu possa meglio coprire la merda che tracima da ogni dove, travasa ovunque, sommerge tutto e tutti.

Ecco cosa è l’Italia, da sempre.

L’Italia della mafiosità imperante, che prende un caffè, prende la mancia, poi la tangente, poi l’estorsione e l’usura.

E’ sempre la stessa mano che uccide questo paese.

Non è vero che siamo tutti uguali.

Non lo sarà mai.

Non per me.

A quale merda umana andrà il premio giornaliero, oggi?

Facciamo presto, rimettiamo ordine laddove non ce n’è mai stato.

Come in questo stato, che non è mai esistito, se non per coprire le nefandezze più schifose sotto una coltre di parole e di ideali traditi, per scendere a patti con i mafiosi, per svendere il popolo sovrano alle caste mafiose.

Ed è l’ipocrisia di credersi persone per bene, dopo aver ucciso un altro po il paese, la cambiale più difficile da pagare alla merda che galleggia nel mare nostrum.

Chi lavora viene solo mortificato in questo paese di merda.

I mafiosi, tutti i mafiosi, vivono bene, contenti, felici.

Dal più piccolo al più grande pezzo di merda mafioso sa che, se rubano tutti, nessuna legge, nessun giudice, nessun tribunale potrà mai perseguitarli.

Ed è questa la formula vincente del pensiero mafioso italiano, delle caste mafiose italiane:

tutti sporchi, nessuno sporco.

Fino a quando dovremo ancora sopportare tutto ciò?

Fino a quando, potremo ancora sopportare, tutto ciò?

Sino a quando, il mondo del lavoro, rifiuterà tutto ciò.

Sino a quando il mondo dei lavoratori, quelli veri, fermeranno gli orologi di questo paese.

A giudicare da quel che si vede e si legge, non manca poi molto.

«Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere».

Lo ha scritto un uomo che conosceva profondamente questo paese.

Lo ha scritto un uomo che è stato ucciso dalla merda che depista e massacra la vita del popolo sovrano, lo spoglia di ogni diritto e di ogni potere per rivestirne la merda, per farne una merda potente, appunto.

C’è solo una strada per uscire da questa merda:

Pena di morte per i mafiosie per i loro amici di merende.

C’è solo una strada,c’è solo un nuovo senso del dovere, che nessuno ha maivoluto percorrere sino in fondo.

E chissà perché ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Governo Popolare e l’Opposizione Populista

martedì, 5 aprile 2011

Per la prima volta dalla nascita della repubblica democratica italiana, esiste e governa un esecutivo capace di garantire continuità e stabilità governativa.

Tale novità, ha piacevolmente sorpreso più di un gabinetto politico, di un cancellierato, di una presidenza, sia in Europa che negli altri paesi occidentali.

Per la prima volta, gli accordi presi con un ministro e con un premier italiano, vedono i medesimi attori prendersi cura della realizzazione degli stessi accordi.

Questo fa dell’esecutivo in atto, un governo in cui si ripone molta fiducia e speranza per la modernizzazione del paese come per l’interruzione del ciclo dell’immobilismo politico, garantito da una costituzione che penalizza eccessivamente il ruolo del potere esecutivo, ed in particolar modo la figura del suo presidente, cui nessun potere è concesso, nemmeno quello naturale e dovuto di governare il paese.

Di contro, altri poteri, come quello giudiziario, straripano in autonomia, poteri e garanzie, sino al punto in cui resta impossibile riformare la giustizia attraverso la normale azione politica, vista erroneamente come un attacco ed una prevaricazione alla esclusiva facoltà di autogoverno della magistratura.

Autorevoli osservatori esteri indicano nella incapacità del sistema democratico italiano di garantire una giustizia autentica con riti processuali brevi e con tempi certi nella emissione di una sentenza definitiva, il tallone d’achille del sistema degli investimenti imprenditoriali, economici e finanziari di operatori esteri in Italia, spaventati a morte dalla impossibilità di risolvere in tempi ragionevoli ogni eventuale lite giudiziaria possa insorgere con clienti, fornitori, dipendenti ed enti pubblici e società private che erogano servizi indispensabili per l’attività aziendale.

Nel campo riformatore, questo governo e la maggioranza che lo sostiene, si è grandemente distinto, portando a termine ed avendo ancora in itinere, importanti riforme del sistema-paese, assolutamente necessarie al suo rilancio, alla sua riabilitazione interna ed esterna.

La riforma in senso federalista è quella che offre maggiori garanzie di responsabilizzazione della classe politica, come la riforma della giustizia tenta di riequilibrare storture ormai ataviche di un sistema nel quale, il governo ed il controllo del potere giudiziario, risponde solo ed esclusivamente al potere … giudiziario.

I contrasti, inutile nasconderlo, sono potenti, come potenti sono le poste in gioco.

Il continuo ed arrembante attacco a questo governo ed a questa maggioranza, dimostra come tali riforme cambino veramente il paese, offrendo nuove opportunità di sviluppo sia nel settore privato, sia in quello pubblico, entrambi affetti da una patologia che potremmo definire “da denaro pubblico dipendente”.

Sprechi di enormi flussi finanziari ed economici nel passato anche recente, hanno evidenziato tutti i limiti di un sistema squilibrato che ha prodotto una inefficienza dei servizi pubblici paralizzata e penalizzata da una iper-burocrazia centralista e oscura, riproducente un parassitismo ed un fannullonismo generalizzato nel quale diviene quasi impossibile comprendere quali meccanismi impediscano una completa efficienza e trasparenza dell’apparato pubblico e di quello privato che vive di investimenti, appalti e convenzioni pubbliche.

Uno stato degradato nella sua efficacia risponde talvolta con difficoltà ed eccessiva lentezza alle esigenze fondamentali dei suoi cittadini con casi di estremo disagio in cui, ottenere servizi di “prima necessità democratica” come una adeguata cura della salute pubblica ed il ricorso al giudizio terzo della magistratura per dirimere le liti, può assumere la forma di spaventosi incubi dai quali uscirne indenni nel corpo e nella mente, potrebbe dimostrarsi opera davvero difficile da realizzare.

Uno stato privato del suo potere esecutivo, resta imprigionato in un primato della politica troppo debole, facilmente aggredibile da agenti patogeni esterni come le organizzazioni mafiose e limitato da uno squilibrio dei poteri interni dello stato che in alcuni casi, prevalicano, prevaricano ed ostacolano l’azione politica dell’esecutivo, rendendo sterile l’esecuzione di un primato che è scritto solo nella carta e favorendo ingiustamente le scorrettezze politiche delle ambizioni sfrenate del megalomane di turno.

Così, le defezioni di membri della maggioranza che conservano arbitrariamente cariche istituzionali non più supportate dalla maggioranza parlamentare che le ha espresse, conservano un potere di “contrasto politico” notevolmente superiore a quello espresso dal popolo sovrano nelle urne elettorali, aggiungendo alla condizione già degradata nella “tempestiva esecutività dei provvedimenti governativi”, un ulteriore elemento di instabilità di cui nessuno nel paese sentiva l’esigenza.

Ma il governo e la sua maggioranza, benché costantemente bersagliati da squilibri del sistema ed abusi politici, continuano nella opera di guida riformista del paese in senso liberale e federalista, dovendo comunque farsi carico di ricercare periodicamente nuove maggioranze parlamentari cui supplire alle defezioni ed ai tradimenti.

Il dovere di governare il paese supera così ogni imprevisto ed ogni contrasto, offrendo risposte al sistema paese che il sistema stato sembra invece voler ritardare e contrastare.

E’ questo forse, il primo vero governo del paese capace di bypassare l’empasse politico-istituzionale, lo squilibrio dei poteri, i tradimenti politici e le forze opposte al riformismo al fine di avvicinare il sistema stato al sistema paese, per offrire ai cittadini una dignitosa corrispondenza fra il contributo fiscale versato necessario alla sopravvivenza dell’apparato statale e burocratico stesso, e la qualità certa e tempestiva che lo stesso apparato statale e locale deve offrire e garantire al popolo sovrano nella offerta dei servizi.

Tale condizione ha fatto indicare questa maggioranza di governo come “populista”, identificando erroneamente una corrente di pensiero ideologica con la naturale corrispondenza dovuta e necessaria che deve esserci fra amministrati ed amministratori, fra governati e governatori, fra cittadini e stato, fra contribuenti e apparato burocratico e statale.

Questo governo e la maggioranza politica che lo sostiene è in effetti un governo popolare e non populista, poiché dal popolo origina la sua forza ed al popolo restituisce i risultati di tale forza applicata alle resistenze, queste sì populiste, poiché pur dichiarandosi falsamente “popolari e riformiste”, tali resistenze non ottengono dal popolo quella gratificazione popolare assolutamente necessaria per fare di una democrazia, una democrazia compiuta, perfetta ed ancor più perfettibile, ma sempre compatibile con il popolo, con le famiglie e le aziende, con i lavoratori e gli imprenditori.

E scusate se è poco ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Lega delle riforme e la casta conservatrice

martedì, 21 dicembre 2010

Una vasta fetta del parlamento italiano si è messa di traverso alle riforme che urgono al paese per uscire dal vicolo cieco in cui la crisi economico-finanziaria lo ha chiuso.

Ancor oggi è scoppiata la bagarre al Senato della Repubblica a causa della presentazione della riforma dell’università presentata dal ministro Gelmini.

Le baronie e le signorie che vivono benissimo succhiando e sprecando ricchezza dello stato non vogliono che vengano avviate quelle riforme che l’attuale governo e la sia pur risicata maggioranza che lo sostiene tenacemente difende.

Tali riforme infatti, sono frutto della tutela delle istanze di cambiamento che provengono dal popolo sovrano e vanno nella direzione della tutela degli interessi di imprese e famiglie italiane.

Ma gli interessi di famiglie e aziende italiane sono avversati tenacemente da una vasta pletora parlamentare che le vuole impedire.

Questa pletora non è altro che la parte peggiore della casta politico-burocratica italiana, tutta protesa a difendere egoisticamente i propri interessi e gli interessi dei propri affiliati, dei propri coscritti e delle loro “fulminanti” carriere realizzate all’ombra del debito pubblico italiano, della maggiore pressione fiscale del mondo occidentale e di uno dei deficit peggiori dei paesi industrializzati.

Questa “zavorra” è ciò che impedisce al paese di uscire dalle paludi aquitrinose e fangose nelle quali è scivolato.

A questa casta corporativa non interessa nulla che il mondo della produzione sia sganciato dal mondo della ricerca universitaria e non importa nulla che il mondo della ricerca universitaria sprechi enormi energie finanziarie nel tenere in piedi atenei, sedi universitarie, facoltà e corsi di laurea che assorbono tutte quelle energie che dovrebbero invece andare esclusivamente nella direzione della ricerca, poichè a questa insulsa corporazione conservatrice appendicolare e parassitaria, non interessa nulla della università come luogo di ricerca a sostegno della produzione di beni e di servizi di qualità, ma risulta invece molto interessata all’università come industria generalista e generalizzata di lauree facili quanto inutili e di posti lavoro ben pagati ed assolutamente poco od affatto faticosi.

Il tutto a spese di quelle imprese e di quelle aziende italiane che producono quella ricchezza che queste baronie e queste signorie vogliono così insulsamente distruggere e sprecare.

Il tutto a danno del settore produttivo del paese che, al minimo fugge a delocalizzare altrove i propri siti produttivi, ed al massimo, viene costretto alla evasione fiscale, al fine di impedire lo sperpero e lo spreco di quel danaro pubblico e di quella ricchezza da loro così faticosamente prodotta, così inverecondamente dissipato e dilapidato, estorto e disciolto in un dispendio di energie vitali per imprese e lavoratori italiani, al solo ed infimo fine di assicurare un posto di lavoro “sicuro” ed uno stipendio “regalato” alle folte schiere di coscritti di codesta casta indecente.

Ecco svelato il motivo per cui è quasi impossibile riformare e cambiare questo paese, il motivo per cui l’evasione fiscale ha un “fondamento ragionevole” e per cui le migliori menti e le migliori aziende fuggono a gambe levate.

Volete salvare il paese?

Dovete sovrastare gli interessi di questa casta politico-burocratica che vuol portare il paese allo scontro frontale, nelle piazze e nelle strade, nelle sedi parlamentari e nelle poltrone istituzionali.

E’ una sfida mortale, una sfida epocale.

Non si può perdere questa occasione unica e storica per cambiare finalmente un paese che ambisce a tornare ad essere uno dei paesi più ricchi ed avanzati del pianeta terra.

Un paese che vuol prendere il volo, un popolo che ha bisogno di gettare la zavorra che lo trattiene ingiustamente al suolo.

Osare per credere.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Incongruenze nella solidarietà nazionale

sabato, 2 ottobre 2010

Sergio Marchionne, l’AD di Fiat, si sfoga dichiarando la solitudine nella quale vengono lasciate le aziende oggi in italia.

Sfogo utile a comprendere cosa accade nel sistema industriale italiano e nelle sue relazioni con la burocrazia e il governo del paese.

Marchionne lamenta un disperso senso delle istituzioni e punta il dito su coloro i quali alimentano in italia un clima di tensione che riduce il dialogo aziende-lavoratori e istituzioni-paese, al livello di un dialogo fra sordi.

In effetti, la migliore risposta che poteva dare la politica italiana alla scelta della Fiat di non delocalizzare all’estero i siti produttivi italiani (ca 50.000 posti di lavoro) non poteva e non doveva essere l’ennesima crisi politica avviata funestamente da Fini, bocchino & co.

Come pure i segnali che vengono da alcune sigle sindacali ed all’eco che fanno loro alcune istituzioni, non sono dei migliori e dei più auspicabili.

In sintesi, il marchionne-pensiero andrebbe riprodotto in uno slogan che la Lega lancia da qualche tempo, slogan non recepito da certi ambienti politico-istituzionali e da alcune sigle sindacali:
premiare le aziende italiane che non delocalizzano e percorrere strade alternative di contrattazione del lavoro, come quelle intraprese anni or sono in Germania e che oggi, rappresentano la forza del sistema produttivo tedesco e non la sua debolezza.

Certo, non come è stato fatto nel disgraziato passato di questo paese, con gli interventi a pioggia ed i finanziamenti gratuiti a certo mondo imprenditoriale:
questa strada va abbandonata e dimenticata, per sempre.

Ma altrettanto certamente, bisogna che la politica intervenga in favore di quelle aziende che restano a combattere per salvare produttività italiana, occupazione e identità aziendale italiana.

Ma cosa determina la delocalizzazione delle imprese italiane all’estero?

Certamente il costo del lavoro, che però corrisponde ai più bassi salari medi europei.

Di mezzo c’è la cuspide fiscale, cioè quello stato centralista che aumenta il costo del lavoro con strumenti di prelievo fiscale, di fiscalità nazionale e locale, di strumenti previdenziali ed eccesiva tolleranza verso il ricorso alla assenza dal lavoro per malattia che si sospetta sia solo il sintomo (ingiustificato ed ingiustificabile, sia ben chiaro) di un malessere che vive il mondo del lavoro.

Ciliegina sulla torta è certamente quel sindacalismo che cavalca questo malessere alimentando dissidi e contrasti fra datori di lavoro e lavoratori e certa burocrazia che nei suoi insopportabili tempi di attesa nella erogazione dei servizi come nella concessione delle licenze e delle autorizzazioni, potrebbe nascondere, in alcuni casi, interessi affatto pubblici.

Il costo dell’energia elettrica in Italia è più alto che in altri paesi europei, a causa della dipendenza energetica che soffre un paese povero di risorse energetiche come il nostro.

La fonte di energia nucleare, potrebbe risolvere questo gap, ma incontra l’ostracismo di parti politiche che sono da sempre state l’ombra di certo sindacalismo ostruzionista ed antagonista.

Il costo di una difficoltosa ed incolpevole politica governativa, che tenta disperatamente il superamento di quelle meline e di quelle crisi politiche che, in alcuni casi, potrebbero nascondere interessi affatto pubblici, governo che, nella frenetica attività decretativa, viene ingiustamente accusato di essere troppo decisionista, quando invece, tenta solo di dare risposte tempestive ai settori produttivi e di salvare un paese in piena crisi socio-economica.

In sintesi:
– eliminazione delle inutili propaggini burocratiche,
– produzione energetica abbondante ed a basso costo da fonte nucleare,
– aumento della capacità di intervento del governo nello sciogliemento di quei nodi che stringono un cappio letale al collo del mondo produttivo italiano,
– difesa dell’azione del governo dall’ostruzionismo antagonista a tutti i costi, attraverso la semplificazione all’accesso di quegli strumenti che aumentano la capacità di intervento tempestivo dell’esecutivo nel governo del paese.

Le grandi opere?

Le mega infrastrutture?

Per il momento, le metterei da parte, soprattutto guardando agli incredibili appettiti mostrati dalla cricca di turno nel compromettere le finalità e la efficacia dell’intervento pubblico, minato anche dalla capacità di intervento delle organizzazioni mafiose nel mondo degli appalti pubblici.

In specie, andrebbero evitate quelle grandi opere che potrebbero restare sul territorio come vere e proprie cattedrali nel deserto.

Va infatti ricordato a tutti che, le grandi opere sono un mezzo, sono uno strumento utile al rilancio delle attività produttive sane e competitive, ma che non si è mai visto una infrastruttura, per quanto grande possa essere, divenire essa stessa il fine ultimo e il volano di un rilancio socio-economico.

Abbandonare ogni futile quanto costosa speranza in questo senso, assumerebbe il senso di un notevole livello di crescita politica e civile, esso sì, propedeutico ad una vera ed autentica ripresa economica, poichè non è certamente una autostrada, un ponte o una superviabilità a produrre quella industrializzazione che necessita in alcune regioni italiane.

Le infrastrutture servono a potenziare un sistema produttivo, non a crearne uno, come ci insegnano gli interventi della Cassa del Mezzogiorno nel passato.

Molto più utili al rilancio socio-economico delle regioni depresse, sarebbero:
– la copertura totale della rete informatica e telematica capace, potente e veloce, ed a basso o nullo costo,
– l’eliminazione totale e definitiva delle organizzazioni mafiose,
. una nuova politica sindacale che veda nel datore di lavoro un soggetto fortemente cointeressato al benessere aziendale e dei lavoratori, e non un nemico da abbattere,
– una nuova classe politica e dirigente meridionale, ben formata, competente e sganciata da quelle logiche che sino ad oggi hanno impedito al sud di superare la questione meridionale,
– una giustizia tempestiva e più giusta, che dirima le questioni e le liti in tempi accettabili e con sentenze mirate al buon funzionamento del sistema produttivo, con la redazione di una giurisprudenza che sia vista come utile e snello strumento di arbitrato, piuttosto che subita come ulteriore impedimento di sviluppo e di coesione al sistema-lavoro.

Poche cose, ben fatte e fatte in fretta.

Il governo in alcuni casi è già molto attivo, incontrando forti resistenze in quelle corporazioni e in quelle parti politiche meno attente e sensibili al tema buon del governo del bene comune.

Ma il governo ha bisogno di essere maggiormente condiviso e suppportato nella realizzazione di quei cambiamenti e di quelle riforme che puntano alla responsabilizzazione a tutti i livelli nella gestione della cosa pubblica, piuttosto che essere rallentato e/o ostacolato nella sua azione.

Se questa nuova intesa comunitaria, se questo nuovo patto sociale non verrà frainteso, queste incongruenze nella solidità e nella solidarietà nazionale potranno essere superate, tutte insieme, comunitariamente.

Altrimenti, si salvi chi può.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Pressione fiscale, rendite finanziarie e delocalizzazione delle imprese

lunedì, 28 giugno 2010

La pressione fiscale in italia è aumentata nel 2009 passando dal 42,9 al 43,2 (in rapporto fra pressione delle tasse e dei contributi e PIL) e portando l’italia dal 7° al 5° posto nella infelice classifica dei paesi con le peggiori statistiche nei conti pubblici e della pressione fiscale (ISTAT).

Il picco italiano nel 2009 invece si attesta al 43,7%, uguagliando il record italiano raggiunto di quel governo Prodi che varò l’Eurotassa.

Il dato non è confortante, specie se si guarda a questa pressione come ad una delle principali concause che portano le imprese italiane a delocalizzare i loro siti produttivi all’estero, insieme all’alto costo del lavoro (cui corrisponde invece un basso livello degli stipendi però), frutto della famigerata cuspide fiscale che si insinua fra quanto costa ogni lavoratore e quanto invece quel lavoratore intasca.

E’ sempre l’imponenza di uno stato estremamente costoso a fare la differenza, aggravando seriamente la crisi economica subita da famiglie e aziende italiane.

Peggio dell’Italia in questa classifica fanno l’Austria (43,8), il belgio (45,3), la Svezia (47,8), e la Danimarca (49%), rispetto ad una media europea dei 27 del 39,5%.
La Francia si colloca alla pari del dato italiano.

Occorre sottolineare però che il dato statistico non tiene conto della quantità e qualità dei servizi offerti al cittadino-contribuente, in cambio del prelievo fiscale e del costo contributivo.

Se questo dato fosse rilevato e confrontato, l’Itaia sarebbe certamente regina assoluta di questa graduatoria che misura l’infelicità delle comunità sociali e produttive rispetto allo stato che le governa.

Nn sono infatti paragonabili i servizi e gli aiuti offerti a famiglie ed aziende dei paesi sopra citati con quelli di cui “godono” i cittadini italiani.

Un esempio vale per tutti:
benchè la Francia si presenti secondo il dato statistico alla pari con l’Italia, il corrispettivo welfare che assite i cittadini francesi è enormemente più soddisfacente in qualità e quantità di quello italiano.

Per non parlare della qualità sanitaria francese e dei trasporti (su rotaia ad alta velocità) che colloca la Francia ai vertici nelle posizioni mondiali per qualità dei servizi offerti.

Inoltre, il premier italiano si è pronunciato a sfavore di un umento della pressione fiscale sulle rendite finanziarie italiane (Tobin Tax), varata e caldamente consigliata da Unione Europea e dalla Germania, e non si sa quale decisione prenderà il premier italiano sulla proposta del G20 che prevede la restituzione ai contribuenti di parte dei contributi statali ricevuti dalle banche nel pieno della crisi finanziaria.

La situazione italiana presenta un quadro affatto rassicurante nel suo complesso cui si aggiungono, come al solito, scelte politiche e di governo che non intendono andare nella direzione del bene comune al costo di perdere il relativo consenso elettorale.

Insomma, nelle politiche del governo italiano manca il coraggio di interpretare scelte anche impopolari, ma che apportino certamente un miglioramento della situazione complessiva, come testimonia il continuo ostracismo cui è sottoposto ogni cambiamento del paese ed ogni riforma, prima fra tutte, quella del federalismo fiscale.

Tirando le somme, alla condizione complessiva italiana va aggiunto il costo di una politica timida, costosa, sprecona e piuttosto vile, che non interpreta volentieri il ruolo riformatore imposto dai tempi moderni.

Alla sola eccezione del movimento politico che del federalismo e del riformismo italiano, ha saputo meglio incarnarne scelte ed indirizzi, quella Lega Nord che nonostante sia confinata in scelte di governo del paese che appaiono in un primo momento difficili ed impopolari, ottiene invece sempre maggiori consensi popolari, segno che coraggio e lealtà, pagano ancora in politica in questo paese immobilizzato dal terrore di fare scelte e e di formulare indirizzi politici.

Ma solo chi non fa nulla, non sbaglia e non rischia critiche.

E questo, appare invece sempre più il momento del fare, del cambiare, del riformare un paese che deve ritrovare la fiducia in se stesso e nelle sue principali qualità, non certamente nel segno della tacitazione delle critiche o dell’imbavagliamento di magistratura e informazione, quanto nel senso di un cristallino impegno per il bene comune, per il buongoverno del paese.

Post pubblicato da Radio 24, la radio de “Il Sole 24 Ore”.
A partire dal minuto 5 e secondi 15
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=nazionale-paese-calcio-azzurri

Il fallimento del modello italiano

giovedì, 24 giugno 2010

Cade la casta politica italiana, colpita duramente e ripetutamente dalle indagini della magistratura e dalle inchieste giornalistiche.

Cade l’imprenditoria italiana, assassinata da un sistema economico malato e fortemente condizionato dalla corruzione politica, dalla illegalità diffusa e dalla presenza delle mafie, mortificata da uno stato eccessivamente costoso e sprecone, costretta alla delocalizzazione da una pressione fiscale insostenibile, da un mercato del lavoro che non assicura competitività, e, come se non bastasse, umiliata da una casta politica incapace e parassita.

E cade anche la nazionale di calcio dei giocatori più pagati del mondo, di un mondo del calcio dove l’illegalità vince, il ricilaggio si nasconde e gli scudetti vengono vinti fuori dai campi di calcio.

Per ironia della sorte, la nazionale italiana cade sotto i colpi della Slovacchia, paese che rinviene dalla scissione della Cecoslovacchia, quasi a dare un monito, una lezione storica:

non si può tenere per forza insieme il diavolo e l’acqua santa, non si possono prendere i voti dai mafiosi e governare indulgendo e depenalizzando, con le prescrizioni ed il legittimo impedimento, con la legge gozzini ed i comma fuda, non si può tollerare che una parte del paese viva parassitamente ai danni di un’altra in virtù di una unità che rende ingiustamente schiavo il nord, una annessione del sud conquistata cone le armi, con la violenza, con la sopraffazione.

Bisogna fare i conti oggi con una scelta storica:

o si realizza il federalismo e si eliminano DEFINITIVAMENTE le mafie, l’illegalità diffusa e la corruzione, o si va verso un baratro oscuro, aggravato da una crisi economica terribile e temibile e dalla presenza di una casta politica che si dimostra nemica del futuro di questo paese e della sua unità.

Federalismo Subito:

per costruire un nuovo modello di stato, più equo e più giusto, più sicuro e più condiviso.

Se siamo ancora in tempo ……

La Casta politica non vuole il cambiamento e le riforme

martedì, 22 giugno 2010

Ed ecco l’ennesimo attacco al cambiamento e alle riforme che, DA SOLA, la Lega Nord porta avanti in questo paese negli ultimi venti anni.

Alleati o avversari politici non reggono proprio alla invidia e alla gelosia nei confronti di questo movimento politico che segna, SOLO ed UNICO, il cambiamento ed il vento riformatore di questo paese.

Coloro i quali criticano la Lega, sono solo interessati a conservare a loro poltrona del (pre)potere, conquistata non per merito, ma per adesione ad un sistema politico costosissimo e inefficiente, che assicura loro facili carriere politiche e senza l’onta dello sporcarsi le mani o le scarpe con il duro lavoro quotidiano, al costo di non fare politica, di non cambiare nulla negli equilibri dei (pre)poteri che condizionano fortemente il benessere e la distribuzione di quella ricchezza che essi non hanno mai prodotto.

Difendono i loro interessi e non quelli delle aziende e delle famiglie italiane.

Difendono posizioni di lobby che hanno interessi contrari ai poli produttivi di questo paese, che si arricchiscono esclusivamente di denaro pubblico, di appalti pubblici, di convenzioni pubbiche, di posti di lavoro pubblici, di poltrone pubbliche.

Ma tutto questo stato dei parassiti fannulloni che non vogliono lavorare, è assolutamente contrario ad ogni cambiamento, fortemente intenzionato a lasciare il popolo che lavora e produce in schiavitù del parassitismo elevato a sistema, di funanboli e parolieri senza alcuna capacità politica, anti.storici senza una storia ed una tradizione, avendo rinnegata la propria e mai costruita una nuova.

Perchè costruire è come lavorare:
costa sangue e sudore.

E solo un movimento politico resta a difesa di chi lavora e di chi produce, si pone a contrasto di illegalità diffusa e mafie, si oppone alla corruzione morale e materiale che ingrassa chi non ha mai avuto nessuna intenzione di sudare per arricchirsi.

Un cancro attenta al futuro di chi crede nel lavoro, di chi, imprenditore o lavoratore, viene ricattato quotidianamente da una pressione fiscale impossibile e da uno stato vecchio, stanco, centralizzato e sprecone, è questo cancro, questa pericolosa malattia che distrugge l’unità, l’integrità ed il futuro di questo paese, e questo cancro parassita si chiama casta politica.

Il popolo è ricattato da questa casta, che impedisce agli uomini e alle donne libere di avere un lavoro, mentra assicura posti di lavoro pubblici a chi sostiene questa casta, vota questa casta, aprova questa casta assassina delle libertà fondamentali di ogni popolo e di ogni essere umano vivente.

Il voto di scambio è una invenzione di questa casta politica, che ha raggiunto il potere attentando al libero voto.

I cassonetti dei rifiuti sono pieni di schede elettorali dove non si vota per la Lega.

Mentre le strade sono ricolme di rifiuti dove non si vota per la Lega.

Questo vuole la casta, questo subisce il popolo.

Per questo la Lega vincerà la sua battaglia di libertà:

perchè il male travestito da amore non vincerà mai,
perchè il perdonismo travestito da bene, uccide il futuro del popolo.

In questo paese c’è un unico bene, ed esso è la libertà.

In questo paese c’è un solo difensore del bene, ed è la Lega di Umberto Bossi.

Il resto è solo una palla al piede, un cancro parassita che si nutre del sangue dei giusti.

giugno 2006 – giugno 2010

giovedì, 3 giugno 2010

E ci risiamo.

Ogni volta che il federalismo sembra stia per essere varato, approvato e applicato, ecco il tradimento degli alleati.

Nel giugno 2006 mancavano all’appello i voti di Fi e AN per il referendum sulla devoluzione e sulla riduzione del numero dei parlamentari.

Oggi sono ancora il gatto berlusconi e la volpe fini creare situazioni di stallo e di crisi politica tali da rendere impossibile l’attuazione del federalismo.

Il giugno 2006 segnò l’inizio della fine del governo prodi.

Il giugno 2010 segna l’inizio della fine del governo berlusconi.

Il Federalismo Fiscale va attuato entro l’estate.

Basta depistaggi e finte guerre intestine:

a me, questa gente, non mi frega mai più.

O mantegono i patti ed attuano il federalismo fiscale entro l’estate, oppure da me non vedranno neppure un’oncia di consenso.

Rifare un’alleanza politica con chi ha dimostrato di volerti fregare per ben due volte non è utile e nemmeno sano.

Alternativa non c’è?

Mollare l’osso non è mai una buona soluzione.

Ma è sempre meglio che farsi prendere in giro in codesta maniera.

Sono tutti uguali quelli della casta:
traditori delle famiglie e delle aziende.