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In viaggio con una terrorista

giovedì, 24 febbraio 2011

Tutto iniziò in una pizzeria, per una tranquilla serata tra amici.

Serata gradevole, in compagnia di un gruppo di persone piacevoli.

Alcune ragazze erano di nazionalità straniera.

Libero da impegni sentimentali in quel periodo, fui attratto da una ragazza americana dal viso dolcissimo.

Era in compagnia di una sua amica scozzese.

Fu una bella serata.

In seguito recuperai informazioni relative alle abitudini della ragazza che aveva attirato la mia attenzione.

Seppi che frequentava una palestra per la preparazione atletica.

Decisi che era venuto per me, il momento di fare un po’ di ginnastica.

Frequentai le lezioni negli orari e nei giorni in cui sapevo di trovarla, e la trovai, infatti, in compagnia della inseparabile amica scozzese.

Ero in piena forma fisica in quel periodo, e non feci fatica ad attirare la loro attenzione, e non solo la loro.

Prontissimo al mio ruolo di chariot man, tentavo la tecnica del passaggio di ritorno.

Ma come spesso capita nella vita, scegli un bersaglio e ne centri un altro.

Fu l’amica scozzese ad approfittare della mia offerta di un passaggio per il ritorno a casa.

E così, nacque una storia, dalla quale ho imparato molte cose sul rispetto e sui “complimenti scozzesi”, pieni di una ironia che a me pareva familiare, ma che ai più, appariva incomprensibile.

L’estate successiva, fui invitato a casa sua, in Glasgow.

Accettai l’invito, nonostante fossi decisamente a riserva in fatto di risorse finanziarie, ma ero trepidante al pensiero che avrei messo piede sul suolo dei miei avi alla ricerca delle gesta del mio clan:

la nonna di mio padre era infatti una scozzese, del Clan dei Campbell.

Fu proprio l’esigenza di risparmiare sul costo del viaggio che mi fece optare per un economicissimo viaggio in bus che costava 240.000 lire Foggia-Glasgow e ritorno, compreso il passaggio sullo stretto della Manica, piuttosto del 1.500.000 di lire richiesto da un operatore aereo molto economico per un biglietto di andata e ritorno Napoli-Glasgow.

Il bus effettuava settimanalmente un viaggio fra Atene e Londra, disponeva di due autisti e di una hostess.

La hostess era l’unica che parlava la lingua italiana (gran parte dei viaggiatori erano turchi e greci che lavoravano in Germania), quindi, restai vicino a lei il più possibile durante il viaggio, come pure fece una ragazza israeliana di poche parole, anzi, piuttosto distaccata e silenziosa:

parlava solo con la hostess, con me, non ha mai spiccicato parola.

A me non interessava poi molto, cercavo solo il modo di passare le 45 ore previste di viaggio in buona compagnia, e lei, non lo era di certo.

Il bus attraversò la Manica partendo dall’Olanda.

Ricordo che mi svegliai in piena notte da solo ed al buio nel bus, mentre gli altri erano scesi per le operazioni doganali.

Un uomo salì sul bus e venne diretto verso di me, chiedendomi in inglese di mostrargli i miei documenti.

Non era in divisa e fu particolarmente gentile.

Prese visione dei documenti e chiese in inglese il motivo del mio viaggio in Inghilterra.

Gli risposi che andavo in Scozia, per turismo.

Mi restituì i documenti con un sorriso ed uno sguardo piuttosto furbo e mi congedò con un “grazie e buon viaggio” in un perfetto italiano.

Restai con la strana sensazione che quell’uomo volesse dirmi qualcosa.

Il mattino dopo, approdammo sulle sponde inglesi.

Le operazioni di controllo furono di gran lunga più importanti che in Olanda, a causa del pericolo di eventi terroristici:

l’attentato terroristico di Lockerbie di cui fu accusata la Libia di Gheddafi pesava ancora, evidentemente, sulle misure di sicurezza britanniche.

Scesi dal bus, passammo al controllo personale e dei documenti mentre i nostri bagagli venivano controllati.

Passati i controlli, cominciò una insolita attesa.

Mi rivolsi alla hostess chiedendo spiegazioni e mi fu risposto che erano in atto controlli su un viaggiatore del nostro gruppo.

Dopo circa un’ora, ci fecero risalire sul bus che era diretto a Londra.

Mi accorsi dell’assenza di quella ragazza israeliana così taciturna e distaccata e ne chiesi spiegazioni ancora alla hostess.

Mi fu risposto che era stata fermata per ulteriori controlli.

Dimenticai la cosa, preoccupato che il ritardo accusato nei controlli doganali e di sicurezza copromettesse la mia coincidenza per Glasgow.

Ma così non fu, e verso la mezzanotte ero alla stazione dei bus di Glasgow, dove venne a prendermi la mia amica.

Il mattino dopo venni svegliato dalla mia amica che mi invita a salutare i suoi genitori che partivano per le vacanze.

E così feci.

Scesi al piano terra della loro villa e li salutai ancora rallentato da un viaggio non proprio confortevole.

Subito dopo chiesi di poter avere una tazza di caffè e scoprii che l’espresso all’italiana era lontano migliaia di miglia da lì.

Squillò il telefono e la mia amica rispose.

Poi mi chiamò e disse: è per te.

Presi in mano la cornetta del telefono con titubanza, poiché non mi aspettavo che qualcuno mi cercasse lì, e risposi.

Con mia sorpresa ascoltai la hostess del bus:

mi informava che aveva fornito il mio nominativo alla polizia inglese, e che avrebbero potuto chiamarmi per una eventuale richiesta di informazioni.

Mi scrollai di dosso la stanchezza del viaggio in un attimo e chiesi del perché la polizia inglese avesse interesse per me.

Rispose che la ragazza israeliana con cui avevamo viaggiato era risultata in realtà, una terrorista palestinese che viaggiava sotto falso nome e che la polizia le aveva chiesto la lista di tutti quelli che avessero avuto un contatto con lei durante il viaggio.

Ribattei che quella ragazza così distaccata mi era sembrata molto antipatica e che, per questo, non avevo scambiato con lei nemmeno una parola.

La hostess mi disse che comunque, le uniche persone con cui era venuta in contatto la ragazza eravamo solo io e lei, e che per questo aveva fornito il mio nome alla polizia.

La ringraziai per l’avvertimento e le diedi appuntamento per il viaggio di ritorno.

Mi tornò in mente lo strano atteggiamento di quell’uomo senza divisa che in Olanda salì sul bus per chiedermi i documenti e pensai che il suo sorriso gentile e furbo, forse voleva proprio dire qualcosa.

Restai pensieroso e spiegai la cosa alla mia ospite che restò stupita.

Ok, dissi, non cambia nulla:
portami a vedere la terra dei miei avi.

E così fu:

un su e giù per montagne con viste mozzafiato, su e giù per le higlands, cime sulle quali ci ritrovavamo nei rifugi solo con turisti giapponesi e tedeschi, poi Edimburgo, il Vallo di Adriano, Fort William, sempre alla ricerca degli scontri epici del Clan Campbell contro l’alleanza dei Mac Donald, alla quale aderiva all’epoca il clan da cui discende la mia amica.

Ma non venne nessuna telefonata.

Così, tornai in Italia senza alcun imprevisto, chiedendomi se avessi dovuto prudentemente informare della cosa un amico che prestava servizio nella Digos.

Poi ci ripensai: ma cosa avevo da nascondere io?

Abbandonai l’idea.

E così, con il passare del tempo, dimenticai questa avventura.

Sino a questa notte, quando leggo che un ministro libico dimissionario accusa Gheddafi di essere stato il mandante dell’attentato di Lockerbie, e come un lampo, questo “viaggio con una terrorista” mi è tornato lucido alla mente.

Ed ho pensato che, nell’attesa che il sonno mi prenda all’alba, come al solito, avrei voluto lasciare traccia di questa esperienza, in questo blog.

Tutto qui.

Buon giorno a voi e buona notte a me.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X