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La Grande Guerra Fredda ritorna: nord-ovest VS sud-est

domenica, 4 marzo 2012

Avevo ragione quando teorizzai con il professor Normanno nelle aule dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose durante un corso di formazione politica voluto dall’Arcivescovado di Foggia che il futuro conflitto del pianeta si sarebbe spostato su di un asse nord-ovest VS sud est.

Son passati parecchi anni da allora.

Ed è storia di questi giorni che il fondamentalismo religioso islamico ed il fondamentalismo ideologico comunista (o presunto ex tale) taglino a metà il globo secondo quella linea tutt’altro che teorica.

Dopo gli anni occidentali della nascita e crescita del poliziotto del mondo americano, anni che hanno interrotto la sequela di leadership economiche indio-cinesi, ecco che, la fine della Guerra Fredda e la caduta del Muro di Berlino della contrapposizione ideologica, liberano il campo per un ritorno delle naturali leadership economiche globali di Cina, India e Russia.

Ritorna la Guerra Fredda, una seconda Grande Guerra Fredda che vede da un canto ideologie e religioni fondamentaliste applicate direttamente alla realtà terrestre senza alcun filtro umano, e dall’altro canto l’alleanza delle democrazie occidentali vittoriose ma stanche e spossate da una crisi globale che ha messo in discussione l’intero sistema socio-economico globale.

Manca la terza via italiana, quella via che si presenta sempre come una via di mezzo che propone la convivenza pacifica di culture, religioni e ideologie assai diverse se non contrapposte fra di loro.

Ma questi sono gli anni del dolore, gli anni difficili della violenza e della prevaricazione:

non vi sarà nessuna altra terza via, nessuna.

Uomini capaci di osare tanto non se ne vedono.

Spazio e risorse per sostenere questa terza via non ve ne sono in questi tempi di crisi.

Prepariamoci ad insanabili conflitti interni ed esterni, conflitti sociali, economici, ideologici e religiosi.

Prepariamoci a resistere ai forti venti di Guerra Fredda che i preannunciano potenti:

potenti come non mai.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Afghanistan chiama USA

martedì, 22 giugno 2010

La guerra al terrorismo talebano della droga e delle armi segna il passo.

Le truppe NATO inviate in Afghanistan sono sotto continuo attacco ed hanno gravi difficoltà nel controllo del territorio.

Il comandante delle truppe USA e NATO in Afghanistan generale Stanley McChrystal, viene richiamato inegli Stati Uniti a seguito di alcune esternazioni che hanno notevolmente irritato il presidente Obama.

Tali esternazioni si sintetizzano in una ironica quanto aspra critica nei confronti dei vertici della Casa Bianca sulla conduzione della guerra in Afghanistan.

I vertici militari coinvolti nella questione afgana fecero una richiesta di ben 100.000 uomini per gestire e portare a buon fine la missione di pace, oggi trasformata sempre più in una guerriglia difficilmente gestibile, guerriglia che sta restituendo ai talebani l’immagine di imbattibili guerriglieri.

La Casa Bianca invece inviò soli 30.000 uomini.

I risultati sembrano dare ragione a chi, come il generale Stanley McChrystal, accusa i vertici politici di non conoscere la situazione afgana e di non saper gestire una guerra di questo tipo e dimensione.

Anche la data di rientro delle truppe dall’Afghanistan (luglio 2011) sembra dover essere riconsiderata, poichè in pratica irrealizzabile.

Il presidente Obama deve compiere scelte sicuramente difficili, ma latrettanto certamente inderogabili.

La questione afgana si lega a filo doppio con la questione irachena e con quella iraniana.

Sfondando le resistenze del terrorismo talebano in Afghanistan, si potrebbero cerare le pre-condizioni per una risoluzione definitiva e sicura di tutte le aree di crisi dell’area.

In effetti, se la casa Bianca avesse inviato 100.000 uomini invece dei 30.000 effettivamente inviati, oggi potrebbe guardare con maggiore serenità alla risoluzione di molte delle crisi che attanagliano la politica estera statunitense.

Forse è venuto il momento di vincere per Obama, per soffocare le critiche e per recuperare il consenso di immagine perduto.

Ma per vincere, bisogna osare, per vincere bisogna pur rischiare qualcosa.

E se a vincere devono essere le libere democrazie, allora sarà anche venuto il momento per gli USA di uscire dalla “paralisi da terrore” prodotta dagli attentati terroristici dell’11 settembre 2001.

Le libere democrazie occidentali debbono vincere sul terrore, devono annientarlo.

E in un terreno come quello dell’Afghanistan e con nemici come i talebani, la vittoria l’assicura solo il predominio militare e non certamente quello diplomatico.

Perchè se una recrudescenza delle attività terroristiche colpisse malauguratamente ancora gli USA adesso, il presidente Obama dovrebbe spiegare agli americani, come mai nn sia stato fatto tutto il possibile per evitarlo.

E sarebbe questa, una spiegazione difficilmente sostenibile.