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Ho tradito mia moglie, è inaccettabile per un leader

venerdì, 9 novembre 2012

Si dimette il direttore della CIA, David Petraeus :

«Ho tradito mia moglie, è inaccettabile per un leader»

Incredibile dichiarazione all’indomani della vittoria presidenziale democratica di Obama dalla viva voce del suo mancato concorrente repubblicano, Petraeus.

Cosa sta accadendo ai vertici della intelligence americana?

Cosa sarà dell’alleato israeliano?

Cosa sarà delle missioni di pace all’estero?

Cosa sarà della minaccia nucleare iraniana e coreana (del nord)?

Cosa cova sotto le ceneri di questa campagna elettorale presidenziale americana?

Personalmente, non riesco a credere alla motivazione addotta da Petraeus e non mi convince nemmeno il contesto e la tempestività, oltre che la tempistica, che sembra studiata a tavolino.

Anzi, è l’intera vicenda che non mi convince, affatto.

Mi lancio in una (in)credibile e surreale interpretazione personale.

Io la leggo così :

il capo della CIA Petraeus, da sempre in contrasto con la presidenza Obama, si dimette adducendo una “motivazione” che non rispecchia il proprio comportamento, ma quello del presidente Obama.

Siamo di fronte ad un nuovo caso Clinton-servizietto orale-alla-Casa-Bianca modello Monica Lewinsky?

E se fosse invece un tradimento omosessuale?

Michelle Obama è moglie di un leader, anzi, del Leader Americano per antonomasia.

Obama rieletto presidente ringrazia la moglie per averlo aiutato a vincere e sottobanco la tradisce?

Magari con un altro uomo?

Scandalo alla Casa Bianca.

Prossimamente su questi schermi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

American soldiers come back home

giovedì, 3 maggio 2012

In onore di tutti quegli uomini e quelle donne che hanno dovuto lasciare le loro case, le loro famiglie ed i loro affetti per combattere una guerra, per distruggere un mostro, per difendere il bene, per cercare un futuro od inseguire un sogno.

E sono tornati.

In onore di tutti quegli uomini e quelle donne che hanno dovuto lasciare le loro case, le loro famiglie ed i loro affetti per combattere una guerra, per distruggere un mostro, per difendere il bene, per cercare un futuro od inseguire un sogno.

E non sono tornati.

In honor of all those men and women who have fled their homes, their families and their loved ones to fight a war to destroy a monster, to defend the good, look for a future or follow a dream.

And they’re back.

In honor of all those men and women who have fled their homes, their families and their loved ones to fight a war to destroy a monster, to defend the good, look for a future or follow a dream.

And they never returned.

En l’honneur de tous ces hommes et de femmes qui ont fui leurs foyers, leurs familles et leurs proches pour lutter contre une guerre pour détruire un monstre, pour défendre le bien, recherchez un avenir ou de suivre un rêve.

Et ils sont de retour.

En l’honneur de tous ces hommes et de femmes qui ont fui leurs foyers, leurs familles et leurs proches pour lutter contre une guerre pour détruire un monstre, pour défendre le bien, recherchez un avenir ou de suivre un rêve.

Et ils ne revinrent jamais.

Em homenagem a todos aqueles homens e mulheres que fugiram de suas casas, suas famílias e seus entes queridos para lutar uma guerra, para distruugere um monstro, para defender o bem, procure um futuro ou seguir um sonho.

E eles estão de volta.

Em homenagem a todos aqueles homens e mulheres que fugiram de suas casas, suas famílias e seus entes queridos para lutar uma guerra, para distruugere um monstro, para defender o bem, procure um futuro ou seguir um sonho.

E eles nunca voltaram.

לכבוד כל אותם גברים ונשים נמלטו מבתיהם, משפחותיהם ואהובים שלהם למלחמה להרוס מפלצת, להגן טוב, להראות בעתיד או אחרי חלום.

והם חוזרים.

לכבוד כל אותם גברים ונשים נמלטו מבתיהם, משפחותיהם ואהובים שלהם למלחמה להרוס מפלצת, להגן טוב, להראות בעתיד או אחרי חלום.

והם לא חזרו.

and they shall see us:
and we will fall upon their necks,
and they shall fall upon our necks,
and we will kiss each other

e loro potranno vederci:
e cadremo sui loro colli,
e loro potranno cadere sui nostri,
e ci baceremo

Moses 7:63
Mosè 7.63

american soldiers come back home

Gustavo Gesualdo

La Costituzione italiana. Interpretazione formale, sostanziale e contestuale

venerdì, 13 maggio 2011

E siamo alle solite.

Sull’intervento armato dell’Italia in territorio libico, la lettura dell’articolo 11 della Costituzione italiana viene interpretata in un modo piuttosto che in un altro, a seconda della convenienza del momento storico, piuttosto che da una autentica volontà garantista.

Non se ne può più:

la carta costituzionale è divenuto un belissimo esempio di arte letteraria inapplicato e costantemente violato nella realtà, per colpa della sua vetustà e della sua assoluta inadeguatezza, in molti punti, ai tempi ed alle condizioni contemporanee.

L’articolo in questione è il seguente:

Articolo 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Analizziamo per definizioni:

L’Italia ripudia la guerra

Il senso di questo dettato è chiaro e lampante, in specie, nel significato del termine utilizzato “ripudiare”, che significa: “rifiutare un’ideologia, un credo, un’ipotesi, un comportamento”.

Il termine guerra ha invece il seguente significato:
“conflitto armato fra Stati o popoli per motivi politici, ideologici o economici, combattuto sul territorio di uno o più contendenti con armi di varia natura”.

Se l’italiano è ancora una lingua unica e condivisa, non possiamo che interpretare così le prime parole dell’articolo 11 della costituzione:

L’Italia rifiuta il comportamento del conflitto armato fra stati o popoli per motivi politici, ideologici o economici, combattuto sul territorio di uno o più contendenti con armi di varia natura.

L’Italia invece, in questo momento, sta bombardando uno stato indipendente intervenendo militarmente nel conflitto armato del popolo libico, diviso in due fazioni, ovvero diviso in due popoli che si combattono per motivi politici, ideologici ed economici.

La violazione della carta costituzionale appare di una evidenza assoluta, se restiamo in questi termini.

Proviamo ora a leggere in modo leggermente differente il termine guerra, che applicato all’odierno conflitto interno libico, può essere definito come una “guerra civile”.

Ecco elencate le definizioni delle varie tipologie di guerre:

Guerra civile, intestina, combattuta da fazioni opposte di cittadini all’interno del territorio nazionale
Guerra coloniale, per la conquista delle colonie, o in area coloniale
Guerra convenzionale, combattuta con armi tradizionali
Guerra di indipendenza, contro un’occupazione straniera
Guerra di Secessione, combattuta da una parte della popolazione che si allontana dallo stato (dal latino “secedere”, cioè allontanarsi)
Guerra lampo, offensiva che prevede il massimo dispiegamento

Nel caso preso in considerazione di guerra civile, il conflitto fra fazioni opposte di cittadini all’interno del territorio nazionale, come oggi avviene in territorio libico, rientra nella definizione esatta di guerra, così come enunciata nel dettato dell’articolo 11.

Quindi, una esatta interpretazione dello stesso articolo, sia in senso formale che sostanziale, detta esattamente e senza ombra di dubbio un ripudio (rifiuto) della guerra (comportamento bellico), sic et simpliciter.

Le cose stanno così, e non vi è nulla di complicato da chiarire ulteriormente.

Analizziamo ora l’articolo per intero nel suo primo comma:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;”

Salta all’occhio che lo strumento della guerra, viene inibito all’Italia “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”.

Resta qui da vedere come considerano taluni massimi interpreti della carta il significato di “libertà degli altri popoli”.

Se il popolo libico viene considerato un unico popolo, si avalla il senso di proibizione assoluta di adozione dello strumento della guerra nel conflitto interno libico, oltre alla anche più evidente ingerenza nella libertà di altri popoli nelle loro questioni interne, nel caso di intervento armato a favore di una parte ed a sfavore di un’altra parte di uno stesso popolo.

Se invece si vuol considerare il concetto di guerra civile come una guerra “intestina, combattuta da fazioni opposte di cittadini all’interno del territorio nazionale”, il rischio di violazione delle libertà fondamentali dei popoli di scegliersi un futuro piuttosto che un altro, rappresentà ben più di una semplice ingerenza, ma invade il campo della definizione di guerra coloniale mascherata da intevento armato umanitario.

Analizziamo ora il secondo comma dell’articolo 11:

“consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Il concetto nazionalistico, tipico del periodo in cui è stata scritta la nostra costituzione, prevale nettamente sul concetto di popolo, negando ulteriormente la conformità costituzionale all’attuale intervento militare italiano in Libia.

La nostra costituzione è assai vecchia e vetusta, in molti, troppi aspetti del suo dettato, e si legge benissimo la sua inadeguatezza ai tempi moderni.

Di fatto resta il netto divieto di intervento militare “che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni”, poichè il conflitto libico è resta un conflitto interno e non nazionale o internazionale.

Inoltre, il presupposto di un intervento letto fra le pieghe di un “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”, non regge il confronto con la realtà dl conflitto libico e dell’intervento armato in esso da parte dell’Italia:

l’ordinamento sovranazionale europeo e delle nazioni unite, non ha mai consentito all’Italia una condizione di parità con gli altri stati (vi siamo costantemente trascinati ora dall’interventismo di una nazione, ora da quello di un’altra, successivamente “coperto da un cappello sovranazionale che usurpa la libertà del popolo italiano e viola apertamente la sua costituzione), e soprattutto, è storicamente dimostrato che l’interventismo armato internazionale non ha mai assicurato ne pace, ne giustizia nei paesi in cui si è attuato, nei quali continua per decenni una condizione di forte instabilità interna derivante dalle irrisolte questioni interne, che sfociano in una infinita guerra civile, nel nuovo modello della guerriglia e del terrorismo, fra l’altro non non contemplati dalla nostra costituzione come motivi di cessione di sovranità popolare ai fini della violazione del dettato costituzionale principe.

Inoltre, appare sempre più evidente un “interesse geo- politico ed economico” dei paesi aggressori in molti degli interventi internazionali definiti come interventi umanitari, apparso di solito come un “interesse nazionale” piuttosto di un interesse internazionale.

In questo quadro, non si riconosce alcun diritto ad una struttura sovranazionale nei confronti del dettato costituzionale italiano che ripudia la guerra.

La violazione è evidente, l’usurpazione di potere e di sovranità a fini affatto umanitari, pure.

Ma la deviazione peggiore della lettura interpretativa che invece avalla e favorisce un intervento armato in un paese caduto nel baratro di una guerra civile è la concessione di ingerenze inaccettabili e di viloazioni delle libertà dei popoli impossibili nei casi di guerra civile o di di guerra di secessione o di indipendenza, vista soprattutto l’interpretazione constestuale che si fa del dettato costituzionale.

Infatti sempre più appare evidente che sotto l’interventismo umanitario, si nascondono vendette nazionalistiche, esigenze di riequilibrio geo-politico di favore e di interessi nazionali, la gestione delle risorse strategiche globali.

Altro che favorire quelle organizzazioni internazionali che assicurino pace e giustizia nel mondo:

esse, non hnno mai prodotto condizioni di pace e di giustizia, ne durante, ne dopo l’intervento armato, anzi, pare aggravino decisamente le pre-condizioni che hanno portato al conflitto interno, quasi se ne nutrano e le utilizzino come giustificazione morale e contestuale dell’intervento stesso, dell’uso della forza e delle armi in conflitti che, di tutto hanno bisogno, tranne che di ulteriori motivi di inasprimento.

L’interpretazione contestuale della costituzione italiana stravince quindi su ogni altro modello interpretativo, piegando la sovranità popolare ad un interventismo armato che viene sempre più evidentemente speso sui tavoli della contrattazione di poltrone del potere sovranazionale e del “business della ricostruzione”, il vero motivo fondante di ogni intervento armato nel mondo, oltre al godimento a prezzi e condizioni di favore delle risorse del paese che subisce l’intervento stesso.

No, non è questo il risultato che volevano ottenere i padri costituenti, certamente.

Scritta all’uscita del paese da una dittatura e da una gravissima guerra mondiale, tutto i padri costituenti avrebbero voluto intendere e fa intendere ai garanti, agli interpretatori ed ai lettori della carta costituzionale, tranne che l’uso della forza bellica, per qualunque motivo e qualunque situazione che non fosse la difesa del popolo e del territorio nzionale italiano.

Negli ultimi anni, tutti i limiti storici della nostra costituzione, si sono mostrati evidenti e pesanti nella guida politica e nella vita quotidiana del suo popolo, lasciando sempre più spazio ad interpretazioni che recuperino questa inadeguatezza formale e sostanziale del dettato costituzionale alle sfide della vita moderna, ultima non ultima, quella interpretazione contestuale che piega ogni interesse del popolo sovrano a corrispondenze mai volute garantite dalla massima carta legislativa italiana.

Ma le forze della conservazione del potere e dei privilegi della prima repubblica italiana, insistono nella immodificabilità del dettato costituzionale, proprio in virtù di una misera condizione interpretativa che supporti questa o quella volontà politica, questo o quell’interesse di casta, contestuale e momentaneo.

Questa vacatio legis costituzionale per difformità dalla realtà della vita moderna, rende impossibile governare questo paese, ottenerne giustizia, vedere garantito il rifiuto di ogi uso della guerra da parte di un popolo che dalla guerra è morto e risorto, attraversando un sacrificio umano che non si vuole mai più avallare, nemmeno per far piacere al potente di turno.

Tutto il resto è prevaricazione e surroga, cose cui il riformismo italiano si oppone, intuendolo come suo naturae nemico, indicandolo come sopravvivenza sopra ogni interesse delle caste politiche anti popolari che sono solo da dimenticare.

Per sempre.

Quello che viviamo è un prolungato periodo di vacatio legis che dura dalla nascita di questa repubblica, tutto orientato a invalidare ogni cambiamento, ogni interesse popolare.

La nostra democrazia è ancora una democrazia bloccata, anche in questa seconda repubblica.

Bloccata dalla esigenza di sopravvivere di intere legioni di nullafacenti che, fra le pieghe della legge, nella sua megalitica confusione istituzionale, produce un sistema in cui chi governa non può governare e chi dovrebbe invece garantire l’autentica ispirazione dei padri costituenti, governa in condizione di preter legem, ovvero di contra legem, in unalettura distorta e contestualizzata di un dettato costituzionale che è tutto da riscrivere, se si vuol assicurare a questo paese un futuro di libertà, invece che di deformazione istituzionale e di oppressione de popolo da parte delle caste del (pre)potere.

Questo blocco favorisce l’insorgenza modelli interpretativi che possono governare il apese al di fuori o addirittura contro il dettato costituzionale.

E questa condizione, è francamente inaccettabile, oltre che invivibile.

La Costituzione non va interpretata, ma incarnata, difesa e garantita, anche contro i suoi stessi limiti storici.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Sicurezza nel nuovo mondo fa rima con Privata

venerdì, 6 maggio 2011

Un tempo venivano definiti come mercenari, al soldo del potente di turno.

Oggi, sono sempre più utilizzati anche dai governi per azioni di sicurezza internazionale, affiancati agli eserciti regolari.

Sono i Contractor, specialisti della sicurezza.

Il caso più conosciuto in italia è quello di Fabrizio Quattrocchi, componente italiano di una compagnia militare privata che agiva in Iraq, dove fu assassinato dai suoi rapitori cui disse prima di morire la famosa frase:
“toglietemi la benda dagli occhi, vi faccio vedere come muore un italiano”.

Fabrizio Quattrocchi, Medaglia d’oro al valor militare.

Oh, pardon, al valore civile ….

I contractor sono molto utili alle milizie governative, poichè essi svolgono il lavoro sporco di ogni guerra, senza lasciare segni e tracce sulle bandiere nazionali.

Nei soli territori afgano ed iracheno per esempio, dal 2001 fino a giugno 2010 il numero dei soldati Usa morti in battaglia sono stati 5.531, con 16.210 feriti, mentre i caduti in combattimento fra i contractor sono stati oltre 2.000 e 44.152 i feriti.

Si tratta di una escalation di morte:

per il teatro delle due guerre prese in considerazione, nel 2003 i contractor morti erano solo il 4% del totale, salgono al 40% nel biennio 2008/2010, e superano il 53% dei deceduti in combattimento dal 2010 ad oggi.

Come vedete, le guerre odierne non le combattono più le milizie governative.

L’Italia, spinta da questo nuovo indirizzo militare mondiale, sta approntando una nuova normativa che autorizzerà l’uso di contractor per assicurare la sicurezza delle navi mercantili italiane, in specie contro il pericolo sempre maggiore della pirateria.

Un salto di qualità notevole, per un paese nel quale era sinora illegale la figura del contractor.

Il pregiudizio politico tipicamente italiano nell’affidare incarichi e funzioni di natura pubblica a privati è antico, e risale al timore che, come nel caso del fascismo, un partito politico possa dotarsi di una polizia come di in esercito privato per prevalere nella lotta politica.

Un pregiudizio idiota, che ha impedito sinora al nostro paese di utilizzare tutte le strategie moderne contro i pericoli alla sicurezza, sia interna che esterna del paese.

Ma finalmente, qualcosa sembra muoversi in tal senso, con il riconoscimento della figura del contractor per la sicurezza delle nostre navi mercantili.

Per quanto riguarda la sicurezza interna del paese, invece, resta immutata la normativa italiana che nega l’esistenza di un comparto della Sicurezza Privata, come pure nega l’esistenza di una Polizia Privata.

Infatti, il comparto delle Vigilanza Privata come pure la figura della Guardia Particolare Giurata, sono lasciati in una sorta di limbo giuridico che vede le guardie giurate agire in un momento come semplici operai muniti di pistola, in un altro, come incaricati di pubblico servizio (dalla legge), ed in altri momenti ancora come pubblici ufficiali (dalla giurisprudenza della cassazione), creando un pasticcio giuridico e legislativo che mette in pessime condizioni nello svolgimento del loro servizio ben 50.000 guardie giurate italiane, che ma vengono definite e tutelate chiaramente come agenti di polizia privata.

Qual’è la differenza?

Eccola:

se una Guradia Giurata intervieve e sventa una rapina uccidendo uno o più rapinatori, si becca l’accusa di omicidio volontario plurimo, mentre se ad intervenire in egual modo è un agente di polizia giudiziaria, gli danno una bella medaglia.

In realtà, una modifica della normativa nel settore della sicurezza privata c’è stata, ma solo nei confronti degli investigatori privati, cui è stato concesso (finalmente!) di produrre prove nell’ambito del processo penale, cosa negata in precedenza.

La normativa della sicurezza privata in Italia, è in fervida attività ed in movimento.

Bisogna adeguare con celerità la legislazione italiana alle nuove sfide cui il nostro tempo ci chiama.

Occorre riconoscere lo svolgimento di attività di milizia privata come pure l’attività di polizia privata, per far concorrere dignitosamente l’operato pubblico e quello privato, nella corsa verso la garanzia di una sempre maggiore sicurezza dei cittadini e del territorio italiano.

Bisogna solo prendere atto della realtà, senza nemmeno ipotizzarne una futura.

Poichè il termine Sicurezza in Italia, come nel mondo odierno, fa sempre più rima con Privata, svolgendo altresì un ruolo di sano antagonismo e di stimolo con la tradizionale Sicurezza Pubblica, oltre che di maggiore garanzia e tutela dei diritti dei cittadini.

Una sana e ordinata concorrenza in qualsiasi settore umano, produce sempre e solo ottimi risultati sotto il profilo della efficacia e della efficienza dei servizi offerti, e provvede ad offrire inoltre una ampia gamma di soluzioni ai più disparati bisogni di sicurezza, sia dei cittadini e delle famiglie italiane, sia del mondo delle imprese e del lavoro.

Bisogna solo ratificare uno stato di fatto ed una esigenza reale in una normalizzazione legislativa che ne garantisca l’uso regolare e ne inibisca invece ogni abuso, come è sempre giusto che sia quando si tratta della tutela e della garanzia di un valore primario come la Sicurezza.

Gesualdo Gustavo
alias
Il Cittadino X

L’Unità Nazionale e la Costituzione Tradita

mercoledì, 27 aprile 2011

La Costituzione della Repubblica Italiana
Principi fondamentali

Art. 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Il ricercato orgoglio nazionale nei festeggiamenti per i 150 anni dall’unità incontra un rinnovato spirito guerrafondaio nelle istituzioni italiane.

La decisione di utilizzare jet militari italiani in operazioni belliche nei bombardamenti in territorio libico viola apertamente l’articolo 11 della Carta Costituzionale e genera, inoltre, una sudditanza totale del popolo italiano sovrano alla leadership neocolonialista francese.

Le istituzioni italiane si sono genuflesse dinanzi alla arrogante prevaricazione francese nelle arbitrarie violazioni degli Accordi contenuti nella Convenzione di Schengen.

Le istituzioni italiane si sono genuflesse alla arrogante prevaricazione francese nelle arbitrarie operazioni di guerra condotte in Libia.

Si tratta di una disfatta totale della politica italiana dinanzi alle sfide che questi tempi richiedono.

Ben altra sorte avevano incontrato le politiche leghiste del ministro dell’Interno Roberto Maroni, che costrinse invece la Francia ad adempiere alla Convenzione di Schengen, in virtù di una mancata solidarietà francese ed europea nei confronti dell’Italia a seguito della invasione subita dalle coste italiane da parte degli immigrati clandestini.

Una vittoria unica e storica della politica italiana sulla egemonia francese ed europea.

Mai nessuno come i ministri leghisti, erano riusciti nella storia della repubblica italiana ad imporre alla famigerata arroganza francese il rispetto del popolo italiano e della inviolabilità del suo territorio.

Ma di svolte storiche la pattuglia leghista, ne ha da incorniciare parecchie, partendo dalla nuova impostazione federalista del paese e finendo al più grande contrasto della storia italiana alle organizzazioni mafiose.

Dobbiamo invece annoverare fra le numerosissime genuflessioni storiche italiane, anche questa resa incondizionata alla volontà francese, che contrasta notevolmente con gli interessi del Popolo Italiano e con la Costituzione Italiana.

E siamo alle solite vicende della politica dei parrucconi incipriati all’italiana, che sventolano bandiere tricolori e grida di orgoglio nazionale da un canto, mentre svendono l’intero paese ad interessi extra nazionali e tradiscono il dettato costituzionale dall’altro.

L’ennesima prova di bassa ipocrisia e di slealtà istituzionale di una casta politica che è tutta da dimenticare e pensionare nel più breve tempo possibile.

Sventola il tricolore al vento, macchiato da personaggi che sanno solo tradire gli interessi nazionali da utilizzare come merce di scambio sui tavoli della politica internazionale.

Non è così che si garantisce la costituzione, non è così che si tutelano gli interessi del popolo sovrano.

L’assenza di coraggio e di lealtà di certa classe politica italiana, segna ancora una volta l’identità di un paese che viene costantemente tradito e pervicacemente venduto ad interessi estranei e confliggenti con quelli italiani.

Una viltà che costa cara questa, e pesa molto, nella storia di questo Popolo e di questo Paese.

Il dettatto costituzionale viene così violato senza che il Parlamento si erga a protestare tale violazione, mentre l’interesse italiano, viene così sottomesso all’interesse straniero.

E tutto per cosa?

Per una cadrega europea, per l’ennesima poltrona dei privilegi e del pre-potere europeo:

quella della Banca Centrale Europea (Bce).

Ecco il soldo di Giuda, ecco la miserevole commerciabilità del popolo italiano, svenduto per una cadrega europea.

O forse tutto per dar torto all’unico movimento politico che tutela veramente il popolo italiano e garantisce veramente la carta Costituzionale nei fatti e non, come fanno tutti gli altri, nelle parole, da tradire invece sicuramente nei fatti?

Ecco l’ennesimo teatrino politico italiano, laddove personaggi assai scaltri scalano, cadrega dopo cadrega, le vette del pre-potere bancario e finanziario mondiale a danno esclusivo del popolo italiano.

Siamo stati frodati, siamo stati svenduti, siamo stati traditi.

Ma nessuno dei grandi difensori della carta costituzionale (a parole, sempre e solo a parole), nessuno dei magnifici festeggianti il centocinquantesimo anno dall’unità italiana, nessuno di questi esemplari testimoni del tradimento, alza la voce a difesa della costituzione sulla quale ha invece spergiurato fedeltà.

Il silenzio regna sovrano, silenziante e silenziatore di ogni verità, di ogni lealtà.

Viva l’italia, viva l’Italia, si ode.

Mentre con un coltello appuntito si infligge l’ennesima ferita mortale a quell’Italia che annega nell’insicurezza di cui si nutre certa casta politica, in quei servizi al cittadino troppo spesso ceduti come “favori personali”, in quelle corruttele che massacrano la nostra economia ed il nostro mondo del lavoro, in quella mafiosità che in troppi sembrano favorire, invece di contrastare.

A dire di no a tutto questo mondo, resta sempre e solo la Lega Nord, con la sua pattuglia di politici che tessono quotidianamente la tela della buona politica, dell’offerta di servizi efficienti e della sicurezza a famiglie ed aziende, contrastando la corruzione morale e materiale, massacrando le mafie.

Viva l’Italia allora.

Ma solo quella lealista e leghista.

150 anni di unità italiana:

150 anni di tradimenti, 150 anni di vergogna.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Politica filo araba + social nazionalismo = antisemitismo?

lunedì, 28 marzo 2011

Era il tempo del secondo sgoverno Prodi, quando alla tutela degli affari esteri italiani sedeva il vicepresidente del Consiglio e ministro della repubblica Massimo D’alema, l’attuale presidente del COPASIR (Comitato Parlamentare di Controllo sui Servizi Segreti), l’organo di controllo parlamentare sui servizi segreti italiani.

Il ministro degli esteri dell’epoca D’alema sosteneva a spada tratta una impossibile politica filo-araba, sia italiana che europea, convalidando e sostenendo l’azione della forza politica palestinese Hamas (Movimento di Resistenza Islamico”), organizzazione palestinese di ispirazione religiosa islamica a carattere politico e paramilitare il cui statuto, prescrive nientemeno che, la distruzione totale dello stato democratico di Israele.

Contribuiva a sostenere questa politica fallimentare e pericolosa l’allora Presidente della Camera Fausto Bertinotti, il comunista Bertinotti.

Un altro comunista, il neo governatore della regione Puglia Nichi Vendola, si faceva fautore e sostenitore convinto di stati e paesi canaglia del mondo arabo.

Erano gli anni del rinato orgoglio comunista, anni che videro arrivare al Colle del Quirinale, il primo comunista della storia repubblicana, Giorgio Napolitano.

Erano gli anni degli scandali che tuonavano in Calabria su vicende mai veramente chiarite che scuoterono la credibilità del potere statale e misero in evidenza un oscuro potere delle organizzazioni mafiose calabresi, scandali che coinvolsero e travolsero il premier Prodi ed il suo sgoverno del paese.

Il governatore pugliese fu molto attivo nel perseguire questa insana politica filo-araba, portandosi addirittura in visita ufficiale in Siria, a Damasco, per concludere accordi di collaborazione che prevedevano investimenti economici in Siria sostenuti dal danaro pubblico dei cittadini italiani.

Era anche il tempo in cui la sinistra italiana era movimentista, antagonista, antimilitarista, ambientalista estremista, antinuclearista e, soprattutto, pacifista, con vessilli arcobaleno che mostravano festanti la parola PACE al loro centro.

Quella bandiera non sventola più su quei pacifisti negli odierni bombardamenti sulla Libia, niente più vessilli arcobaleno, non più sventolata la parola pace.

E fu proprio la Siria che, sospettata di essere il mandante dell’omicidio del ministro libanese Gemayel leader del partito cristiano maronita, innesco quella catena di violenze che fu alla base dell’ennesima implosione dello stato democratico del Libano e che diede inizio ad un lungo percorso di sangue e di violenze sfociato nella attuale crisi degli stati islamici arabi di questi giorni.

Ancora guerre, guerriglie, insurrezioni armate nel mondo arabo.

E noi, costretti a pagarne le conseguenze che portano migliaia e migliaia di profughi a bussare alle porte di casa nostra.

Ma come al solito, come sempre nella oscura politica italiana, nessuno paga per gli errori commessi, nessuno viene chiamato a rispondere di politiche che non avrebbero mai dovuto esistere.

Ma io penso, con forza e con ragione, che occorra ricordare pubblicamente questi madornali errori.

Esiste la necessità di riflettere sulle conseguenze tragiche e violente che, indirizzi di governo nazionale e regionale del passato, hanno avuto sulla condizione attuale di stati arabi islamici, quasi tutti esplosi od implosi sotto il peso di un pensiero ideologico aberrante a sostegno di dittature feroci e mostruose, violente ed arcaiche, assolutamente contrarie alla libertà dei popoli e alla democrazia degli stati.

Sognatori del potere comunista nel Mediterraneo e nel mondo, riciclati nazionalisti del tricolore.

Un altro pericolo si affaccia al nostro tempo da “questa politica”:

la fusione delle identità socialiste e delle identità nazionaliste.

Il social-nazionalismo della politica filo-araba.

Un bel guazzabuglio, un brodino preriscaldato primordiale, un innesco pericoloso a sentimenti che legano il peggio di quella politica sconfitta dalla storia che risponde al nome di comunismo unita ad un novello sentimento nazionalista che espone il tricolore al contrario e non sa nemmeno quale identità nazionale rivendicare.

Quella repubblicana e democratica?

Quella social-nazionalista di stampo fascista?

Quella nazional-socialista di stampo nazista?

Quella delle violente dittature degli stati etici religiosi che passeranno alla storia come stati-canaglia?

Dimmi da dove vieni.

E saprò chi sei, da dove vieni, e dove conduce la tua strada.

Che non è la mia.

E non lo sarà mai.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

domenica, 20 marzo 2011

L’Occidente di questi giorni e quell’orrido luogo della spartizione del potere mondiale che è divenuto l’ONU, appaiono sempre più come un bivacco di paesi piuttosto violenti e portati facilmente al ricorso alla violenza, alla forza armata, in una ottica delicata e generosa che porta il nome di “intervento umanitario”.

Il mondo si divide.

Giusto intervenire?

Sbagliato intervenire?

Beh, la storia dell’umanità racconta bene quali prezzi paga l’Occidente, ogniqualvolta decide di intervenire militarmente, in prima persona o per delega.

Da dove partiamo?

Era la vigilia di natale dell’anno 1979, quando l’Unione Sovietica, l’allora U.R.S.S., invase militarmente l’Afghanistan.

Nei due anni precedenti, manifestazioni e sollevazioni popolari si erano riprodotte in Afghanistan per chiedere un miglioramento della vita sociale e civile del popolo afgano, sino all’insurrezione armata, sorretta dalla gran parte dell’esercito regolare.

Dopo furibonde e sanguinose lotte intestine al paese, il governo rivoluzionario, guidato da Nur Mohammad Taraki, prese la guida del paese, dando vita alla Repubblica Democratica Afghana.

Il programma del nuovo governo socialista, prevedeva una riforma agraria, nella quale il governo redistribuiva le terre a duecentomila contadini, aboliva “la decima” (ushur) dovuta in precedenza dai braccianti ai latifondisti, abrogava l’usura, creava un paniere che calmierasse i prezzi dei beni primari, statalizzava i servizi sociali offrendoli a tutti, legalizzava i sindacati, conferiva il diritto di voto alle donne.

Si svecchiò la legislazione afgana, sradicando le leggi arcaiche tradizionali e religiose, furono messi al bando i tribunali religiosi islamici, fu imposto agli uomini di tagliarsi la barba, venne messo al bando l’obbligo del burqua per le donne, e si mise finalmente fine alla mercificazione umana delle bambine, oggetto di scambio economico nei matrimoni combinati, consentendo alle stesse bambine afgane, di accedere alla scuola, sinora per loro proibita dalla legge islamica.

Vennero costruite scuole ed ospedali, avviata una alfabetizzazione di massa nelle zone rurali.

Tale processo di civilizzazione e di laicizzazione di massa, si scontrò con le autorità religiose, le quali cominciarono ad incitare la jihad dei mujaheddin contro il regime dei senza dio, degli atei, contro quel governo comunista che rispose con un pesante intervento militare, cui seguì l’espulsione dal paese di molti mujaheddin.

Da canto suo, L’Unione Sovietica, collaborò con rapporti commerciali a sostegno della modernizzazione del paese e delle sue infrastrutture, appalti per costruire strade, scuole, ospedali, pozzi per la preziosa acqua, oltre ad addestrare ed equipaggiare il nuovo esercito afgano.

Questa nuova condizione di sviluppo civile e sociale in Afghanistan però, preoccupava e non poco la volontà egemonica americana nell’area afgana.

Così, la presidenza Carter (quello delle noccioline), avviò una azione di contrasto che prevedeva il sostegno (udite udite) con aiuti bellici ed economici segreti ai Mujaheddin afghani, e cioè, finanziò ed armò l’estremismo islamico nel tentativo di fermare l’avanzata sovietica nello scacchiere dei paesi arabi.

Questo sprovveduto venditore di arachidi non sapeva quanto sarebbe costato al futuro americano quell’atto di pura follia politica.

Base dell’operazione, il Pakistan, su consiglio del quale paese, fu posto a capo della guerriglia Gulbuddin Hekmatyar, noto per i suoi atti di crudeltà e di violenza gratuita contro le donne, cui soleva sfigurare il volto con l’acido, in caso di non osservanza dei precetti islamici.

L’operazione, venne finanziata in gran parte con i proventi del commercio clandestino dell’oppio afgano, commercio fiorente e redditizio, che consentì alle milizie dei mujaheddin di divenire rapidamente una forza militare ben armata, ma che purtroppo, soleva distinguersi per atti di inumanità atroci, come il lento scuoiamento dei nemici ancor vivi, e l’amputazione dei loro genitali, come delle orecchie, dei nasi e delle dita.

Inizia così, l’operazione Cyclone, che vedeva mujaheddin sostenuti da Pakistan e USA, operazione che avviò una guerra nella quale il governo afgano, chiese ed ottenne l’intervento armato della URSS, dando inizio alla cosidetta “invasione sovietica dell’Afghanistan”.

Intanto, Jmmy Carter, tornò a produrre le sue arachidi ed il suo posto fu preso dall’attore Ronald Reagan, che alzò il livello di scontro in Afghanistan, contrabbandando le milizie dei mujaheddin come “combattenti per la libertà”.

Fra i finanziatori delle milizie dei mujaheddin (quelle di sangue arabo, però, non quelle afgane …), incontriamo un tal Osama Bin Laden.

Sì, lui, proprio lui, colui il quale, abbandonò il MAK, l’Ufficio d’Ordine che finanziava e inviava combattenti mussulmani da tutto il mondo per combattere in Afghanistan, per fondare, con i miliziani più attivi, il gruppo Al-Qaida, con l’obiettivo dichiarato di trasformare la guerriglia dei mujaheddin in un movimento fondamentalista islamico mondiale.

Tutto questo avvenne sotto la responsabilità interventista americana dell’epoca.

La storia successiva di queste vicende, la conosciamo già, purtroppo, ed è marcata a con il sangue degli uomini e delle donne che persero la vita l’11 settembre 2001 e nelle successive e precedenti stragi terroristiche provocate da Osama Bin Laden.

La prima e la seconda guerra del Golfo, ovvero le guerre dell’Iraq.

Facciamo ancora un passo indietro.

Saddam Hussein, per anni era stato il maggior e miglior alleato nell’area degli Stati Uniti d’America, che lo avevavo utilizzato nel tempo per arginare l’altro versante a loro ostile dell’area medio-orientale: l’Iran.

Una sanguinosa e costosa guerra (dal 1980 al 1988) aveva tenuto impegnato l’Iran distraendolo dall’altra guerra in atto, quella sul versante afgano.

L’Iraq, aveva servito bene il suo alleato americano, anche al costo della morte di centinaia di migliaia di cittadini iracheni.

Aveva allora chiesto, alla ambasciatrice americana in Iraq, se una eventuale invasione del Kuwait da parte dell’Iraq, potesse essere accolta favorevolmente dall’alleato americano.

Qui la storia si divide: non si è mai saputo se l’ambasciatrice americana diede un sostanziale ok alla invasione o se invece, per una incomprensione interpretativa, Saddam Hussein abbia compreso male la posizione USA, ovvero abbia voluto non comprenderla.

Comunque sia, questo episodio porterà ad un intervento armato che distruggerà l’ennesima creatura malefica coltivata nel seno materno americano.

Un dubbio sulla posizione americana nella guerra fra Iran e Iraq, si esprime nel famigerato scandalo “Irangate” o “Iran-Contras”, allorqunado membri dell’amministrazione americana, vennero accusati di aver venduto armi all’Iran nel 1986. L’introito di questa vendita, fu utilizzato poi per finanziare un’altra guerra in un altro scacchiere, il sud-america, finanziando i “contras” (guerriglieri anti-sandinisti) nella sanguinosissima guerra civile in Nicaragua.

Basta, fermiamoci qui, è sufficiente.

Ora, alla luce di quanto siano stati “invasivi” e devastanti gli interventi più o meno diretti nelle guerre rivoluzionarie di mezzo mondo, possiamo infine porci qualche domanda intelligente:

quali interessi muovono effettivamente l’intervento armato dei paesi occidentali in Libia?

Perchè si è intervenuti in Libia e non in altri paesi arabi che pur vivono disastrose guerre civili e insurrezioni popolari?

Perchè non si è, per una volta, abbracciata una politica più attendista, che prevenisse i danni peggiori di un interveno “umanitario” armato, invocata in occidente dal governo tedesco e da quella parte del governo italiano che corrisponde al movimento politico della Lega Nord?

AAA cercasi risposte esaustive a domande intelligenti, molto più intelligenti di quei missili “putativamente intelligenti” che non fanno certo tanto caso alla presenza di popolazione civile quando esplodono.

Buona riflessione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Terza Via: la fine del pregiudizio, l’inizio di un nuovo Amore

domenica, 20 marzo 2011

Le questioni libiche contemporanee, aprono ancora una volta la mia mente a considerazioni antiche, riflessioni che partono dal 9 novembre 1989, giorno in cui, si diede fine con la caduta del muro di Berlino, a quella Cortina di ferro che spaccava in due l’Europa, che impediva una completa maturità ai paesi europei, da sempre succubi di una malnata e malfinita guerra mondiale e di una divisione ossessivamente ideologizzata, all’interno della quale, non vi era spazio per una via di mezzo, per una terza via oltre l’essere comunisti o libertari.

Dopo quel giorno che ha squarciato il velo delle ideologie è emerso un intero assetto mondiale posato sulla contrapposizione artificiosa fra est ed ovest.

Questo assetto, ha vissuto un periodo di crisi profonda, muovendosi alla ricerca di risposte alle domande:
chi siamo, e da dove veniamo?
chi sono i nostri simili e chi governa il nostro presente senza il nostro assenso?

Ed è il risveglio delle coscienze, dei popoli, dei territori, di quegli stili di vita comuni che sembravano sopiti, addormentati e narcotizzati dalla divisione del mondo fra est ed ovest.

Ora, quella divisione non esiste più.

Nuovi pericoli si affacciano al nostro presente, nuove sfide che necessitano di ben altre cifre di lettura che questa.

Il cartello delle potenze che sono uscite vincitrici dalla seconda guerra mondiale, e che hanno pesato in maniera importante sulle scelte del nostro mondo, subisce continui riequilibri interni e riassetti esterni.

Analizziamoli insieme.

I . Il ritorno delle potenze economiche precedenti la nascita degli Stati Uniti d’America.

Nei secoli immediatamente precedenti la nascita degli USA infatti, si erano alternate nel primato economico mondiale, le economie della Cina prima e dell’India poi.

La fiorente economia indiana, sottomessa al colonialismo britannico, ha fatto la fortuna degli inglesi, divenuti ricchi e potenti, più di quanto lasciasse ragionevolmente pensare il regno di quel “benessere comune” (Commonwealth) che faceva sì la fortuna ed il benessere degli inglesi, ma non altrettanto la fortuna di quei paesi sottomessi che producevano enormi ricchezze di cui non godevano.

La nascita degli USA, la prima e la seconda guerra mondiale hanno attraversato la storia come un fulmine, trasformando velocemente quanto violentemente, il corso naturale della economia mondiale.

Oggi, quella economia, risulta essere un po più libera di crescere in maniera autonoma, grazie all’interscambio notevole di informazioni ed alla crescita complessiva di quel “sapere come” (Know-how) fare le cose, costruire industrie, coltivare un benessere ben più diffuso e comune di quanto non sia mai avvenuto nel passato.

La Cina, l’India e la Russia, tornano così alla ribalta mondiale come soggetti non più ideologicamente od economicamente asserviti, ma come soggetti autori di una autentica rivoluzione primaria della economia mondiale, sviluppando e generando quel villaggio globale economico, tanto avversato nella visione anti-globalizzatrice dei mercati, non affiancata da una pari crescita sociale e delle garanzie dei popoli.

Ma è sempre stato così:

la crescita tumultuosa delle economie emergenti, qualunque esse siano, pagano questo prezzo da sempre.

Il riconoscimento sociale derivante da una formidabile crescita economica, tarda sempre un po a manifestarsi, ma si manifesta e vince, anche se in ritardo.

Ora, gli assetti globali sono mutati, ora le scelte di adesione a visioni comuni del benessere, della sua ricerca e della sua produzione, risultano più spontanei, maggiormente omogenei, soprattutto più liberi, con quel che ne consegue nelle variazioni di leadership militari ed economiche globali.

Già, perchè il vecchio vizietto di dividere gli altri per imperare da soli, attraverso il coadiuvare e fomentare divisioni e idiosincrasie all’interno di altri paesi, resta l’immutevole prezzo da pagare a quelle super potenze che hanno bisogno continuamente di “esternalizzare” le proprie crisi ed idiosincrasie, attraverso manovre di politica estera che possiamo definire ciniche ed azzardate, che ancor oggi operano, depistano, violentano.

Un nuovo mondo però si affaccia a noi, una terza via è possibile oggi.

II . La Terza Via

Il sommovimento degli equilibri mondiali apre la strada a nuove scelte, dimentiche della sudditanza ideologica del passato, relative ad indici di comune benessere, di difesa del territorio, di stili di vita, di pensiero, di azione.

E’ quella che è stata denominata come “la Terza Via”, spesso percorsa da audaci italiani, colpiti senza pietà da un tradimento mafioso, alleato con poteri esterni che curavano sviluppi di benessere preordinati, ricalcati, costretti, coercitivi, manovrati e stabilizzati o destabilizzati a seconda della convenienza.

Ma non della nostra convenienza, purtroppo.

Riemerge dal nostro passato una sottile linea di continuità che ha combattuto per un benessere maggiore, per una sana concorrenza negli scenari economici, non influenzata da “dogmi ideologici” eretti da muri che non ci sono più, che non dividono più.

Ecco un percorso comune più libero apparire nel mondo, impervio certo, non facile, ma audace, certamente più produttivo, più fattivo, meno caratterizzato da immagini e divisioni storiche e che pesavano come eredità mutuabili in un eterno versamento compensativo di quelle pur orribili colpe guerriere, di quelle impossibili separazioni (apartheid), di quei pesanti pregiudizi storici duri a morire, così come sono invece stati facili a fiorire, purtroppo.

Ma dal passato, dobbiamo avere la capacità esperienziale di raccogliere quanto di buono è stato seminato e di escludere tutto il resto ignominioso attore di una follia che ora sappiamo come tenere a bada, come stringere d’assedio, come scarnificare dal bene, poichè nessuno oggi, vuol interpretare “quel passato”, mai più.

Ed è la vittoria dell’umanità in quanto tale, questa, capace di riconoscere il bene ed il male, di sostenere il proprio benessere al di la del bene e del male fatto o ricevuto.

E questa, è la storia moderna di una “terza via”, il cui cammino ha tentato di emergere e più volte nel nostro passato, impedito dal pregiudizio, stroncato dalla violenza prevaricatrice, sventrato da un sistema sovrastrutturale che si dimostra antitetico e forse anche, pericoloso, per il nostro benessere comune.

Io, non mi vergogno oggi a dichiarare apertamente, che gli stili di vita, la comunione di intenti, la solidarietà profonda che muovono il mio animo, sono rappresentate da due popoli che sento molto vicini, molto incarnati al mio presente, atavicamente intrisi di un dover essere umile e potente, sonoramente bastonato dalla storia civile e militare di questo pianeta, ma mai piegato completamente, mai domo, assolutamente.

E per me, uomo del terzo millennio, è venuto il momento di poter dire con limpida serenità, con rinnovata certezza ed assoluta limpidezza che, mi sento vicino e fratello al popolo tedesco, come al popolo giapponese.

Strano.

Le pareti della mia stanza non hanno tremato a questa dichiarazione di amore e di fratellanza.

Forse perchè, gli avvenimenti contemporanei, dimostrano ben altra “fratellanza” e ben diverso “amore”, di un ben altro tremore di stanze e di palazzi, provocato da azioni che definire “amorevoli”, risulta essere un azzardo notevole, un paradosso eccessivo.

E non può essere un sentimento d’amore e di fratellanza influenzato dalla vergogna, poichè io non mi vergogno affatto di tali sentimenti, non mi deludo affatto di queste emozioni positive, poichè esse stesse sono propriamente amorevoli, fraterne.

Certo, anche altri popoli martoriati dalla storia e dalle vicende umane, attraggono la mia amorevole attenzione, dispongono della mia naturale solidarietà.

Ma quella unione di intenti, quella fratellanza con il popolo tedesco e giapponese, muovono il mio Io a dichiarare il proprio amore, la propria vicinanza, la propria fratellanza.

E non è forse l’amore, senza mentite spoglie, scevro da interessi di piccola bottega, a sorreggere questa umanità, a condurre questo sentimento che è quello più antico e forte della libertà di scegliere con chi stare, con chi subire torti ed ingiustizie, nella continua ricerca della perfezione umana?

E se questa “terza via” non è amore, mi domando, che cos’è?

Condividere il pianto del popolo giapponese, condividere la terza via dell’amore e non della guerra del popolo tedesco, cosa è se non amore allo stato puro?

Come quell’amore che si affida alla persona amata, compagna di vita, a quei figli per cui si donerebbe volentieri la vita, questo amore richiede uguale sostanza, medesima ragion d’essere.

E se questa Terza Via si presenta piuttosto come un calvario, se questa nuova via assume il dovere della non interposizione nelle faccende altrui, assume il diritto di amare a piacimento e condividerne il dolore con un medesimo e profondo “piacere”, che non ha nulla a che vedere con il piacere del vedere altri in difficoltà, e non se stessi, ma assume quel piacere di chi è disposto a qualunque sacrificio, a qualunque condivisione, per raggiungere una unione che da sola, appaga, riconosce, soddisfa.

Per così poco, per tanto sacrificio ….

Se non è amore questo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Futuro del Pianeta. Parte seconda – Michael Jackson – Earth Song

mercoledì, 9 marzo 2011

Sono ormai giorni e giorni che son perseguitato da una canzone straordinaria.

La ascolto, la riascolto e la ascolto ancora, ed ancora, ed ancora.

Una vera ossessione è divenuta per me questa Earth Song, di Michael Jackson.

La capacità comunicativa di Michael Jackson si eprime al meglio in questa canzone, tanto che, pur non conoscendo il singnificato del testo, mi sono sorpreso più volte a riflettere profondamente mentre la ascoltavo e, non mi vergogno a dirlo, anche a piangere.

Era un urlo, quello che proveniva da questa canzone, un urlo interiore terribile e bellissimo allo stesso tempo.

Ho cercato la traduzione del testo, ed ho subito capito perchè condividessi tanto quella melodia, quella ritmica, quella magnifica espressione musicale e vocale.

E’ un inno all’amore e all’odio, quel grido, amore per la terra e per gli esseri umani, ed odio, odio per gli eventi che stanno travolgendo ed uccidendo questo pianeta, odio per quelle errate e scellerate scelte che ci stanno uccidendo.

Tutti.

Ho già espresso il mio pensiero su questo tema in un post di questo blog che si intitolava “Il futuro del pianeta”, di cui riporto il link per un approfondimento:

http://www.ilcittadinox.com/blog/il-futuro-del-pianeta.html

Ma nel testo della canzone di Michael Jackson, vi sono domande inquietanti, frequenti, universali.

Le stesse domande che mi son posto nel tempo anch’io e, certamente, anche ognuno di voi.

Mi sono allora deciso a scrivere questo post, che sembrerà un po pazzo ed un po leggero, ma che della pazzia e della leggerezza che oggi inquinano il nostro pianeta, farebbe molto volentieri a meno, imputando ad esse ed a nessun altro sentire umano, la piena ed unica responsabilità della potenziale fine del nostro genere, del nostro stesso esistere.

Pazzia e leggerezza di cui farei a meno anch’io e molti di quelli che hanno un sentire comune al mio.

Quel che scriverò in commento a calce di ogni parte di questa canzone, sarà terribile e violento, quanto giusto e vero.

Come è peraltro sempre stato il diritto naturale fondato dagli uomini a tutela degli uomini, e rovinosamente abusato da un buonismo di massa del tutto deficiente ed ignorante.

Come potete leggere, sarò duro, durissimo.

Sarò crudo, crudissimo.

Ma sarò certamente ed umanamente uomo in tutto ciò, in questo mondo capovolto ove un pazzo sembra l’unico a dire il vero, dove quell’uomo figlio di Dio, finì crocifisso ad una croce a causa del vero bene che portava negli altri.

Sarò duro, durissimo, come avrebbe dovuto essere ogni padre nei confronti del proprio figlio, invece di cercarne egoisticamente l’amore e la condivisione a tutti i costi al pari di un fratello o di un amico che non avrebbe mai dovuto divenire per esso, contro di esso.

Non è il ruolo del padre quello, ma della madre.

Ma nella confusione dei ruoli e delle tradizioni che viviamo, tutto, ma proprio tutto viene idiotamente accettato con malversato senso buonista e perbenista, compresa la fraintesa finalità della cellula fondante di tutte le società moderne, la sempiterna divisione dei ruoli fra uomo e donna, fra padre e madre, fra genitori e figli.

E’ questo mio, il ruolo del portatore della verità, ruolo che incarno da sempre, involontariamente, naturalmente.

Me ne scuserete l’incarnazione involontaria, ma essa è innata in me.

Me ne scuserete la violenza, me ne perdonerete la sete di verità.

ma, da dove partiamo?

Dal testo di questa Earth Song, di Michael Jackson.

Traduzione in italiano (non mia, scuserete se potrà contenere inesattezze traslative o di traduzione):


La Canzone per la Terra – di Michael Jackson

Cosa succede all’alba
Cosa succede alla pioggia
Cosa succede a tutte le cose
Che tu dicevi dovevamo guadagnarci…
Cosa succede ai campi morenti
E’ un momento?
Che cosa succede a tutte le cose
Che dicevi erano mie e tue
Ti sei mai fermato ad osservare
Tutto il sangue che abbiamo versato prima
Ti sei mai fermato ad osservare
Questa Terra piangente, queste rive piangenti?

Centrato.

Quel che accade nel nostro presente è proprio legato a quel “Cosa succede a tutte le cose, Che tu dicevi dovevamo guadagnarci…”.

Abbiamo profondamente e radicalmente trasformato questo pianeta in un potenziale obitorio umano orbitante nell’universo, a causa di una fraintesa accezione al termine guadagno.

Il guadagno oggi non avviene più sulla costruzione dura e faticosa di imprese umane che producono elementi e servizi essenziali alla sua stessa sopravvivenza, ma il guadagno avviene ingiustamente e molto dolorosamente sulle speculazioni nelle rendite finanziarie, quelle stesse rendite che, non a caso, sono state il fattore scatenante della crisi umana, economica e finanziaria che stiamo subendo, molto duramente, forse mortalmente, almeno per i sistemi macro economici che la sovrastano e che la guidano, consapevolmente, incoscientemente.

E’ quella cosa che molti appellano “globalizzazione” degli interessi che governano i governi, che sottomettono i popoli.

E’ quella cosa che taluni, come il sottoscritto, definiscono come poteri sovrastrutturali.

I soldi non li fa più l’impresa che produce qualcosa, ma li realizza un mercato senza anima di speculatori finanziari privi di scrupoli, privi di ogni attaccamento alla propria comunità, privi di ogni essenza umana condivisibile.

I soldi oggi si fanno con la speculazione più bieca e cieca, che tende ad assoggettare e costringere ognuno di noi in una dimensione tristemente inumana, in una condizione di sudditanza al dio danaro, così come oggi viene concepito, desiderato e prodotto.

Un esempio per tutti è il mercato industriale automobilistico, che volontariamente non adotta meccaniche di propulsione e dimovimento a base di gas presenti in modo praticamente infinito, al solo fine di mantenere in piedi un sistema alienato e malefico che ruota attorno ai combustibili fossili, alla loro proprietà, alla loro gestione, al loro uso.

Esistono tecnologie che le grandi industrie non adottano per la propulsione dei mezzi di trasporto, tecnologie che emettono un bel nulla di pericoloso nella nostra atmosfera, nemmeno quel calore che è certamente il potenziale assassino del nostro futuro, dei nostri figlie nipoti, se non di noi stessi.

E le guerre in questa terra, si sono tutte fatte sulla base dello sfruttamento delle risorse energetiche.

E quella pace che chiedono in tanti, non sarà mai possibile senza una presa di coscienza di questa come di altre dolenti e scottanti verità, quali quella che siamo in troppi a respirare su questo pianeta, emettendo gas letali in quantità eccessiva, gas che stanno aumentando il benefico e naturale effetto serra del pianeta, gas che stanno liberando altre enormi quantità di gas analoghi imprigionate da una “temperatura normale” negli oceani, ed ora pronte a surriscaldarci e ad avvelenarci tutti.

La verità che più fa male e che è contraria al dio del consumismo figlio della famigerata dea impazzita delle rendite finanziarie, è che siamo ormai in troppi, per poter sopravvivere tutti, per avere una speranza di futuro.

Amen.

Chorus:
Aaaaaaaaaaaah Ooooooooooooh
Aaaaaaaaaaaah Ooooooooooooh

Che cosa abbiamo dato al Mondo
Guarda che cosa abbiamo dato
Cosa è successo alla pace
Che tu hai promesso a tuo figlio…
Cosa è successo ai campi fioriti
E’ un momento?
Cosa è successo a tutti i sogni
Che tu dicevi erano miei e tuoi
Ti sei mai fermato ad osservare
Tutti i bambini che muoiono per la guerra
Ti sei mai fermato ad osservare
Questa Terra piangente, queste rive piangenti?

“Cosa è successo alla pace, Che tu hai promesso a tuo figlio…”.

Ecco il salto generazionale incosciente e perdente che ha fatto dimenticare ogni identità di appartenenza, che ha fatto delle famiglie un mero contratto fra individui che possono anche essere improduttivi, se appartenenti allo stesso sesso, e profondamente perdenti, poichè non legate ad un futuro più lungo della lunghezza della loro vita, non proteso e non proiettato nel futuro oltre la vita, oltre la propria vita terrena, quel futuro che fa vedere ad ognuno di noi il proprio figlio come la continuazione di se stesso nel tempo, quel figlio che è il legame generazionale del passato al presente e del presente al futuro, quel figlio che impedisce ogni mercificazione umana ridotta in schiavitù assoluta alla potenza del dio danaro, di suo fratello il dio consumo, e della loro madre, la dea del sistema della speculazione finanziaria anti-umana.

Questo processo, da molti guardato come uno straordinario successo del pensiero laico moderno, è meglio conosciuto come “secolarizzazione” dal termine latino saeculum, con il significato di, guarda il caso, mondo, pianeta.

La secolarizzazione come processo per il quale la società non adotta più un comportamento unifico ed umanamente quanto storicamente fondato, ma si allontana da schemi, usi e costumi tradizionali, investendo tutto il sistema dei valori, modificandoli, mortificandoli o eliminandoli e, con essi, trasformando anche le identità, le appartenenze, comprese e soprattutto quelle laiche e/o laicizzate.

Questo processo storico è invece un fallimento assoluto che ci sta uccidendo tutti.

Questo “mondo” malcreato dagli esseri umani ci sta uccidendo tutti.

Esso ha minato dapprima le famiglie e la concezione di imprenditoria familiare, sganciando nel mondo delle cointeressenze governate da un mercato azionario senza fratelli e sorelle, senza padri ne madri, il concetto di produzione morale asservita ai veri bisogni umani, quelli più elementari e sani.

La ricerca di un finanziamento bancario e finanziario che andasse oltre la propria familiarità comunitaria, che prelevasse altrove quel danaro che servisse alla liberazione di un mondo industriale, se pure intelligente e valido nella sua volontà, è stato invece trasformato in una dittatura della finanza sul sistema produttivo per cui, le imprese oggi sono schiave delle banche e della loro infinita sete di ricchezze.

Quella liberazione che faceva sognare un futuro di benessere, è stata invece e suo malgrado, la madre di una schiavitù corruttiva senza soluzione di continuità, in nome di una parola mai abbastanza abusata:

l’usura, l’usura del mondo finanziario nei confronti del mondo produttivo.

La fraintesa ed accondiscendente libera civiltà umana ha prodotto essa stessa quelle deformazioni che la stanno uccidendo, quelle interruzioni generazionali che, sventolate come bandiere di conquista di libertà, si sono verificate come vessilli di morte, morale e materiale.

Amen

Chorus

Io sognavo
Io guardavo oltre le stelle
Ora non so dove siano
Sebbene siamo andati anche oltre ad esse

Il sogno umano.
Ci hanno talmente convinti a sognare oltre le stelle, che abbiamo dimenticato di vedere cosa accadeva al nostro vicino, al nostro padre, alla nostra madre, ai nostri figli, questo sì, il vero futuro, il vero sogno umano degno di attenzione.

Chorus

Hey, cosa è successo al passato
(Cosa ci è successo)
Cosa succede ai mari
(Cosa ci è successo)
I cieli stanno cadendo
(Cosa ci è successo)
Non riesco neanche a respirare
(Cosa ci è successo)
Cosa succede a questa terra sanguinante
(Cosa ci è successo)
Non ci accorgiamo di ferirla
(Cosa ci è successo)
Cosa succede al valore della natura
(Ooooh, ooooh)
E’ il grembo del nostro pianeta
(Cosa ci è successo)
Cosa succede agli animali
(Cosa gli è successo)
Abbiamo trasformato regni in polvere
(Cosa ci è successo)
Cosa succede algi elefanti
(Cosa ci è successo)
Abbiamo perso la loro fiducia
(Cosa ci è successo)
Cosa succede alle balene che piangono
(Che cosa ci è successo)
Stiamo devastando i mari
(Cosa ci è successo)
Cosa succede ai sentieri nelle foreste
(Ooooh, ooooh)
Bruciano malgrado le nostre dichiarazioni
(Cosa ci è successo)
Cosa succede alla Terra Santa
(Cosa ci è successo)
Cosa succede all’uomo comune
(Cosa ci è successo)
Cosa succede ai bambini che muoiono
(Cosa ci è successo)
Non li senti piangere
(Cosa ci è successo)
Dove stiamo sbagliando
(Ooooh, ooooh)
Qualcuno mi dica perchè
(Cosa ci è successo)
Cosa succede ai bambini
(Cosa gli è successo)
Cosa succede ai giorni
(Cosa ci è successo)
Cosa succede a tutta la loro gioia
(Cosa ci è successo)
Cosa succede all’uomo
(Cosa ci è successo)
Cosa succede all’uomo che piange
(Cosa ci è successo)
Cosa succede ad Abramo
(Cosa ci è successo)
Cosa succede di nuovo alla morte
(Ooooh, ooooh)
Maledicici

Cosa ci è successo?
Cosa succede ai bambini?

Quel che li abbiamo condannati a subire con una dissennata politica proliferativa senza limiti.

Per assurdo e per paradosso, ma anche per ordine naturale, per ogni bambino che nasce in questa terra, diminuisce drasticamente la probabilità di sopravvivenza dei bambini venuti prima di lui.

Siamo riusciti a rendere infernale l’atto di amore e di speranza più grande e più belllo che esista:
la nascita di un bambino.

Ha ragione, Michael jackson.

Maledicici, o Signore, perchè abbiamo peccato in bontà nei confronti dei pericoli che attentano alla nostra stessa sopravvivenza.

Hai ragione quando urli con amore e con odio:
Maledicici!

Il fallimento delle promesse che certo progresso ci ha inculcato come vincenti.

Ecco cosa è il nostro presente disfatto ed arreso.

La soluzione a tutto questo, è la nascita di un governo federale mondiale, che gestisca e governi i processi globali che ci stanno conducendo ad un suicidio collettivo.

Ma, esiste una politica abbastanza forte da imporre questo governo alle forze economiche e finanziarie?

Esistono politici capaci di interpretare questi sentimenti, queste volontà di salvezza?

Esistono persone capaci di imporre a religioni radicali l’interruzione immediata di prassi religiose quali la poligamia che intervengono pesantemente sulla assurda proliferazione umana che questo pianeta non può più sopportare?

Il poeta è colui il quale riesce ad esprimere l’inesprimibile, diceva un poeta italiano.

Io aggiungerei anche colui il quale riesce ad evocare immagini vitali assolutamente condivise da coloro i quali le hanno sempre sentite dentro di se, ma non hanno mai trovato la strada per esternarle, per renderle manifeste e pubbiche, quindi, sentite come proprie e condivise.

Una qualità questa, cui la politica non può fare a meno.

Una qualità questa, cui la politica contemporanea fa troppo spesso volentieri a meno, etichettando per contro e negativamente come “una politica di pancia” questa qualità insostituibile.

Non c’è cuore, non c’è testa, secondo questi politici, che han dimenticato come sia lo stomaco a nutrire cuori e menti e come sia la soddisfazione alimentare del bisogno atavico di mangiare come quella di respirare ossigeno, una primordiale esigenza da soddisfare, l’unica prioritaria, l’unica decisiva per la vita.

Parole e idee, le ha portate via il vento della storia, quella storia che ci sta conducendo nel baratro senza fine di un mondo squilibrato e profondamente malato, lontano miliardi di anni luce dai bisogni primari dell’uomo.

E’ il declino delle libere democrazie così come sono state sinora fraintese e malversate.

E’ il declino del pensiero democratico-demografico che impone una politica del medio e mediocre al governo del mondo, una poltica mediamente e mediocremente sottomessa e corrotta, affascinata dal potere in quanto tale, ammaliata dai privilegi del potere e non dal suo uso.

E ditemi ora:

è questo il mondo che volete?

è questa la condanna che desiderate per i vostri figli?

Beh, io no.

Io non la desidero, questa condanna.

Io non scendo a compromessi con essa.

Io non mi sottometto ad essa.

Io la combatterò per sempre, o almeno sino a quando il potente giudice sovrastrutturale che l’ha emessa, mi tapperà la bocca per sempre.

Io non ci sto.

Io non morirò senza combattere.

Io non lascerò ai miei figli un mondo degenere, una morte del genere.

Questo non è il mio mondo e questo post, è la mia canzone per la Terra.

Per la Mia Terra.

Per i miei figli.

Perchè possano comprendere e mai più ripetere gli errori di quei padri, che non sono certamente io.

Mors tua vita mea.

Si vis pacem, para bellum.

Mai come oggi, mai state così vere queste parole.

Mai.

Se la mediocrazia tendente al ribasso umano ha deciso di ucciderci tutti, allora non vedo perchè l’ignoranza che sottintende questa mediocrazia debba essere tutelata e preservata, quale fosse un tesoro immane, e non invece giustamente educata e governata.

E’ il momento di fare scelte, signori e signore, è il momento di schierarsi, di vestire spada e scudo per difendere la nostra vita, la nostra civiltà, la nostra sopravvivenza.

Prima che sia troppo tardi.

Prima che lo faccia qualche mediocre ignorante contro di noi.

Prima che lo faccia il pianeta per tutti noi.

Welcome people, to the real world.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il bene, il male e l’Apocalisse

venerdì, 25 febbraio 2011

In questi giorni in cui venti di guerra spirano nel Mediterraneo portando morte e disgrazia, in questi tempi in cui il mondo è ostaggio di un male terrorista e di una crisi che profonde ogni senso della vita umana, in questi momenti storici in cui il male sembra sprigionarsi senza tregua, ebbene, proprio in questi giorni, voglio ricordare a me stesso ed a tutto il mondo che, se il Bene smette di combattere per la sua libertà, non vi sarà scampo dal male.

Per nessuno.

Ho scritto queste due righe che pubblico per ricordare quale destino ci attende, se smettiamo di batterci per le cose in cui crediamo, per la vita che vogliamo, per il Bene che desideriamo:

Bene e male vivono in un equilibrio di continuo contrasto antagonista.

Il giorno in cui il bene smetterà di opporre il suo contrasto, quello sarà il giorno della Apocalisse.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X