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Federalismo: Scontro Finale

venerdì, 21 gennaio 2011

La guerra contro la realizzazione compiuta del federalismo è in aperta campagna.

Dopo il tradimento del giugno 2006 che mandò in una sola volta in aria sia la riduzione del numero dei parlamentari che la devolution, ecco tornare un momento cruciale per i leghisti, che hanno a portata di mano la realizzazione del federalismo.

In seguito ad una incredibile miriade di attacchi mediatici e di tradimenti politici, l’atmosfera politica si è scaldata ogni oltre limite e ripropone la realizzazione del federalismo nel bel mezzo di polemiche terribili che vedono i magistrati italiani interrogare una serie di donne che, della seduzione femminile, pare abbiano fatto ben più che una semplice professione.

Così, ancora una volta, si attacca il federalismo per interposta persona, si inquina il clima politico con squallide vicende di festini privati utilizzate per abbattere l’attuale governo piuttosto che riproporre il ben più interessante problema socio-etico-politico-sanitario del riaprire le cosiddette case di tolleranza: “le case chiuse”.

Ma questo è il volgo politico in cui si muove il riformismo italiano racchiuso nel leghismo federalista, unica ricetta politica che offra soluzioni realizzabili e che non pone veti ad escludendum od invoca assalti alla privacy personale “dell’avversario politico”.

Si insinua infatti il dubbio che l’epocale battaglia per il cambiamento ed il rinnovamento di un paese a democrazia bloccata e ad alternanza immatura come il nostro, si basi esclusivamente su un piano competitivo che punti a tagliare le gambe di quegli uomini e di quelle donne che sorreggono quelle idee che, per forza e contenuto, sono inabbattibili.

Le forze della reazione violenta al cambiamento e della restaurazione conservativa non pare abbiano fatto i conti con il concetto di globalizzazione per cui, se muovi un tassellino dell’economia o della politica in Sud America, le ripercussioni potrebbero far crollare l’economia di un altro paese in Europa.

A dimostrazione di questo ecco che, dopo il fallmento greco e la rivolta popolare tunisina, scoppia la guerriglia in Albania:

la crisi si allarga a macchia d’olio fra i paesi a rischio economico, politico e sociale.

L’Irlanda è stata “salvata” dalla premura tedesca e l’Inghilterra ha avviato un piano di rientro importante e doloroso dal debito pubblico.

Ma in Italia le forze paladine del parassitismo e del fannullonismo continuano a remare contro il governo con tutti i mezzi possibili tranne quelli di una civiltà democratica.

Per costoro, l’alternanza non è una sfida eterna nella quale si confrontano uomini, donne, idee, progetti riformatori, stili di governo della cosa pubblica e di quella privata, ma appare essere invece solo una guerriglia strategica volta a far cadere “il governo dei nemici” avendo la certezza che, caduto uno schieramento, dovrà essere successivamente l’opposto a governare.

Dove raccolgano tali certezze poi, nessuno è disposto a svelarlo.

Quel che è certo è che, tali forze oscure, dovrebbero stare molto ma molto attente a non creare esse stesse le pre-condizioni per una implosione italiana, poichè l’irresponsabilità politica non sarà forse un reato, ma andrebbe comunque perseguita, specie se fautrice del fallimento politico, sociale ed economico di un intero paese.

Come pure è certo che si perdonerebbe loro una visitina ai bordelli di quei paesi europei che ne garantiscono e tutelano l’esercizio, a patto che si dimostrino almeno capaci di garantire riforme, stabilità e continuità governativa come hanno ampiamente dimostrato gli attori di questo governo.

Poichè per essere alternativi a qualcuno o a qualcosa, bisogna dimostrarsene migliori.

Altrimenti, si dimostra solo una naturale tendenza alla irresponsabilità umana e politica.

E forse, e non a caso, il nuovo gruppo parlamentare che con coraggio è intervenuto in soccorso del governo, si è dato il nome di “gruppo dei responsabili”.

E di quel che soddisfa sessualmente il premier italiano come il governatore pugliese, a me poco importa, veramente.

A patto che si sappia ben governare i pugliesi come gli italiani e difendere e tutelare interessi di famiglie ed aziende.

Tutto il resto è la dittatura della irresponsabilità e della immaturità umana elevata a politica di governo.

E non mi interessa.

Lasciamo fare a chi ha già dimostrato di saper condurre il paese.

Lasciamo alla Lega Nord di Umberto Bossi il compito di ricercare una strada che assicuri un futuro per tutti:

“ghe pensi mi”, ha detto Bossi.

E per me, basta e avanza.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X