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Politica filo araba + social nazionalismo = antisemitismo?

lunedì, 28 marzo 2011

Era il tempo del secondo sgoverno Prodi, quando alla tutela degli affari esteri italiani sedeva il vicepresidente del Consiglio e ministro della repubblica Massimo D’alema, l’attuale presidente del COPASIR (Comitato Parlamentare di Controllo sui Servizi Segreti), l’organo di controllo parlamentare sui servizi segreti italiani.

Il ministro degli esteri dell’epoca D’alema sosteneva a spada tratta una impossibile politica filo-araba, sia italiana che europea, convalidando e sostenendo l’azione della forza politica palestinese Hamas (Movimento di Resistenza Islamico”), organizzazione palestinese di ispirazione religiosa islamica a carattere politico e paramilitare il cui statuto, prescrive nientemeno che, la distruzione totale dello stato democratico di Israele.

Contribuiva a sostenere questa politica fallimentare e pericolosa l’allora Presidente della Camera Fausto Bertinotti, il comunista Bertinotti.

Un altro comunista, il neo governatore della regione Puglia Nichi Vendola, si faceva fautore e sostenitore convinto di stati e paesi canaglia del mondo arabo.

Erano gli anni del rinato orgoglio comunista, anni che videro arrivare al Colle del Quirinale, il primo comunista della storia repubblicana, Giorgio Napolitano.

Erano gli anni degli scandali che tuonavano in Calabria su vicende mai veramente chiarite che scuoterono la credibilità del potere statale e misero in evidenza un oscuro potere delle organizzazioni mafiose calabresi, scandali che coinvolsero e travolsero il premier Prodi ed il suo sgoverno del paese.

Il governatore pugliese fu molto attivo nel perseguire questa insana politica filo-araba, portandosi addirittura in visita ufficiale in Siria, a Damasco, per concludere accordi di collaborazione che prevedevano investimenti economici in Siria sostenuti dal danaro pubblico dei cittadini italiani.

Era anche il tempo in cui la sinistra italiana era movimentista, antagonista, antimilitarista, ambientalista estremista, antinuclearista e, soprattutto, pacifista, con vessilli arcobaleno che mostravano festanti la parola PACE al loro centro.

Quella bandiera non sventola più su quei pacifisti negli odierni bombardamenti sulla Libia, niente più vessilli arcobaleno, non più sventolata la parola pace.

E fu proprio la Siria che, sospettata di essere il mandante dell’omicidio del ministro libanese Gemayel leader del partito cristiano maronita, innesco quella catena di violenze che fu alla base dell’ennesima implosione dello stato democratico del Libano e che diede inizio ad un lungo percorso di sangue e di violenze sfociato nella attuale crisi degli stati islamici arabi di questi giorni.

Ancora guerre, guerriglie, insurrezioni armate nel mondo arabo.

E noi, costretti a pagarne le conseguenze che portano migliaia e migliaia di profughi a bussare alle porte di casa nostra.

Ma come al solito, come sempre nella oscura politica italiana, nessuno paga per gli errori commessi, nessuno viene chiamato a rispondere di politiche che non avrebbero mai dovuto esistere.

Ma io penso, con forza e con ragione, che occorra ricordare pubblicamente questi madornali errori.

Esiste la necessità di riflettere sulle conseguenze tragiche e violente che, indirizzi di governo nazionale e regionale del passato, hanno avuto sulla condizione attuale di stati arabi islamici, quasi tutti esplosi od implosi sotto il peso di un pensiero ideologico aberrante a sostegno di dittature feroci e mostruose, violente ed arcaiche, assolutamente contrarie alla libertà dei popoli e alla democrazia degli stati.

Sognatori del potere comunista nel Mediterraneo e nel mondo, riciclati nazionalisti del tricolore.

Un altro pericolo si affaccia al nostro tempo da “questa politica”:

la fusione delle identità socialiste e delle identità nazionaliste.

Il social-nazionalismo della politica filo-araba.

Un bel guazzabuglio, un brodino preriscaldato primordiale, un innesco pericoloso a sentimenti che legano il peggio di quella politica sconfitta dalla storia che risponde al nome di comunismo unita ad un novello sentimento nazionalista che espone il tricolore al contrario e non sa nemmeno quale identità nazionale rivendicare.

Quella repubblicana e democratica?

Quella social-nazionalista di stampo fascista?

Quella nazional-socialista di stampo nazista?

Quella delle violente dittature degli stati etici religiosi che passeranno alla storia come stati-canaglia?

Dimmi da dove vieni.

E saprò chi sei, da dove vieni, e dove conduce la tua strada.

Che non è la mia.

E non lo sarà mai.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La sicurezza in Italia va a braccetto con Hezbollah

giovedì, 4 novembre 2010
L'arma inserita nella bandiera è il famigerato AK-47

L'arma inserita nella bandiera è il famigerato AK-47

Dal 26 gennaio 2010, la presidenza del Copasir, è affidata a Massimo D’alema.

Il Copasir è il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, un organo del Parlamento italiano, con funzioni di controllo dei Servizi Segreti.

Nell’agosto del 2006, Massimo D’alema, allora ministro degli Esteri e vice presidente del governo Prodi II, provocò una polemica internazionale per essersi fatto riprendere per le strade di Beirut in Libano, a braccetto con un deputato Hezbollah, polemica che lo portò ad essere indicato come unico ministro europeo ad appoggiare apertamente il movimento Hezbollah.

Hezbollah, o Ḥizb Allāh (partito di Dio) è un partito sciita del Libano che conta deputati e ministri nell’attuale governo.
Il movimento politico Hezbollah ha però un’ala militare, nota come al-Muqāwama al-Islāmiyya (Resistenza Islamica), ed è indicata da taluni politici di avere influenza su alcune organizzazioni quali:
l’Organizzazione degli Oppressi;
l’Organizzazione della Giustizia Rivoluzionaria;
l’Organizzazione per il Giusto contro l’Erroneo;
i Seguaci del Profeta Maometto.

Hezbollah ha inoltre sempre sostenuto che il movimento non smetterà mai di combattere, almeno sino alla distruzione dell”entità sionista”, cioè dello stato di Israele, e produdendo una costante attività che alimenta l’odio anti-semita.

Il Parlamento europeo ha adottato il 10 marzo 2005 una risoluzione che di fatto accusa Hezbollāh di aver condotto “attività terroriste”.
La risoluzione afferma che il “Parlamento considera che esiste una chiara evidenza di attività terroriste da parte di Hezbollah. Il Consiglio dell’Unione Europea deve intraprendere tutti i passi necessari per impedire le loro azioni”.
Tale risoluzione è stata approvata dal Parlamento europeo con una maggioranza schiacciante:
473 a favore
8 astenuti
33 contro.

Il Consiglio d’Europa ha inoltre qualificato Imad Mugniyah come un alto responsabile dell’ intelligence del movimento libanese, accusandolo di essere un terrorista.

Hezbollah è stato classificato come organizzazione terrorista dagli Stati Uniti, dai Paesi Bassi, dal Canada, da Israele,

Regno Unito e Australia hanno indicato come organizzazione terrorista solo il braccio armato del movimento Hezbollah.

Il governo statunitense accusa Hezbollāh di diversi attentati, il più grave dei quali avvenuto il 23 ottobre 1983 quando due autobombe esplosero contro una caserma occupata da truppe americane e francesi uccidendo 241 marines statunitensi e 58 paracadutisti francesi.

Hezbollah è sospettato di essere il responsabile del rapimento di numerosi cittadini americani in Libano (di cui cinque furono assassinati) tra i quali particolarmente salienti furono quelli del colonnello dell’esercito degli Stati Uniti William Francis Buckley, capo stazione della CIA a Beirut, rapito dall’Hezbollah il 16 marzo 1984 e morto l’anno dopo nelle mani dei suoi sequestratori, del corrispondente dell’Associated Press a Beirut Terry Anderson, sequestrato il 16 marzo 1985 e liberato il 4 dicembre 1991, dell’inviato della Chiesa Anglicana Terry Waite, rapito il 20 gennaio 1987 mentre cercava di negoziare la liberazione di alcuni ostaggi e liberato il 17 novembre 1991 e del colonnello USA William R. Higgins, capo del Team di osservatori dell’ONU nel Libano meridionale, rapito il 17 febbraio 1988, torturato ed infine ucciso pare nel luglio 1990.

L’organizzatore di tali Rapimenti sarebbe stato Imad Mugniyah, il comandante militare di Hezbollah.

Il coinvolgimento di Mughniyah pare accertato anche per quanto riguarda il dirottamento del volo TWA 847 il 14 giugno 1985, nel corso del quale venne assassinato dai dirottatori il sommozzatore della marina USA Robert Stethem.

Il governo argentino accusa Hezbollah di essere il responsabile di due attentati ad una sinagoga ed ad un centro culturale ebraico avvenuti a Buenos Aires nell’85.

Le Nazioni Unite (ONU) hanno chiesto lo smantellamento dell’ala militare di Hezbollah nella Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU n° 1559.

Hezbollah ha inoltre espresso sostegno verso alcuni gruppi della resistenza terroristica palestinese, come “Hamās” (elencata tra le organizzazioni terroristiche dal Canada, dall’Unione Europea, da Israele, dal Giappone, e dagli Stati Uniti, mentre è addirittura bandita dalla Giordania. Australia e Regno Unito elencano come organizzazione terroristica solo l’ala militare di Hamas: le Brigate Izz ad-Din al-Qassam) e la “Jihād islamica”.

Ora, mi e vi domando:

ci sentiamo proprio proprio sicuri che al controllo dei servizi segreti italiani vi sia un personaggio politico che va a braccetto con codesti signori?

Quale controllo sulla sicurezza può garantire Massimo D’alema agli italiani?

Quale interesse ha il presidente del Copasir Massimo D’alema nel richiedere addirittura l’audizione del premier italiano Silvio Berlusconi?

Sì, la richiesta è ufficiale ed è stata pubblicamente manifestata.

Quale interesse nazionale tende a tutelare il Copasir con questa audizione?

Quali informazioni vuol ottenere il Copasir da questa audizione?

Informazioni sulla sicurezza del paese da parte del pericolo di attacchi terroristici portati da organizzazioni terroristiche di matrice islamica?

No, no: niente di tutto questo.

E allora cosa?

D’alema vuol chiedere chiarimenti sui rapporti fra Silvio Berlusconi ed un soggetto che risponde al nome di Karima El Marhoug.

Allora è un caso di “contatto” fra il premier italiano e potenziali elementi terroristici internazionali?

No, no: niente di tutto questo.

Si tratta solo dell’ennesimo caso di potenziali escort che sono venute in contatto con la vita privata del signor Silvio Berlusconi.

Karima El Marhoug è infatti meglio conosciuta come la signorina Ruby Rubacuori, e di “matrice islamica”, ha solo i “segni” delle frustate ricevute dal padre-padrone di cui porta ancora le tracce “incise” sulla schiena.

Vi sentite tutti più sicuri, adesso?

Beh, io no.

Perchè quel che fa nella sua privata privata il premier italiano, è cosa che interessa solo il Signor Silvio Berlusconi.

Ma quel che fa nella sua vita pubblica un ministro degli Esteri italiano ed il presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, quali rapporti istituzionali egli intraprenda con organizzazioni politiche da più parti indicate ed elencate come organizzazioni terroristiche, quello sì, che mi interessa.

Eccome se mi interessa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Faites vos jeux

martedì, 5 ottobre 2010

Le parti sociali, lo stato di diritto e il paese reale.

La leader degli industriali italiani, Emma Marcegaglia (un ottimo esempio di come nelle leadership le donne abbiano qualche carta in più da giocare rispetto a “certi uomini” contemporanei – i miei complimenti a Confindustria per la scelta -) riunisce le parti sociali in un tavolo di confronto fra imprese e sindacati per concordare «convergenze chiare su analisi, obiettivi e cose da fare».

La capacità di riunire attorno ad un tavolo sereno ed equilibrato datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori in un autunno caldo che sembra non dover mai finire, pretende però altrettanta capacità di ascolto e di sensibilità da parte della politica.

A tal proposito però la Marcegaglia precisa che l’iniziativa promossa dagli industriali ed abbracciata da ben 17 sigle di rappresentanza corporativa, «non è un tavolo politico», e che, anzi, rifiuta anche la definizione di «approccio corporativo» dell’iniziativa, e che, sottolinea ancora la Marcegaglia, «non nasce per criticare la politica. Non è un tavolo che si fa dettare l’agenda dalla politica ma non è neanche contro la politica».

Quanta intelligenza e sensibilità “politica” dietro queste dichiarazioni.

Peccato non avere allo sviluppo economico una Emma Marcegaglia.

Ma ecco gli obiettivi concordati in questo tavolo di quelle forze sociali «che sono le colonne portanti dell’economia del Paese»:

1 – «una riforma fiscale condivisa a invarianza di pressione fiscale, con una ricomposizione a favore dei lavoratori e delle imprese. Indicheremo dove aumentare la pressione fiscale se vogliamo diminuirla da altre parti»;

2 – semplificazione delle procedure burocratiche e degli assetti normativi in favore di uno snellimento dei vincoli che incidono sulle strategie e sugli obiettivi aziendali, riforma già avviata con l’abrogazione di ben 375.000 inutili provvedimenti, e con tagli ancora da attuare «alla burocrazia inutile» e «tagli alla spesa pubblica improduttiva»;

3 – una nuova metodologia di lavoro ed un nuovo approccio al dialogo fattivo fra le parti sociali, con la costituzione di tavoli tecnici dai tempi rapidi e proponendo insieme la «proroga degli ammortizzatori in deroga, la detassazione del salario di produttività e la garanzia di pensione per quei lavoratori in mobilità che rischiano di perdere l’aggancio alla finestra di accesso al pensionamento».

Bene, anzi benissimo: ottimo lavoro.
Ora però, resta da chiarire quale identità e quale forza avrà l’interlocutore privilegiato delle parti sociali nei prossimi e decisivi anni, e cioè, il governo.

Un governo c’è, come vi è pure una ampia maggioranza che lo sorregge.

Ma solo in apparenza.

Appena il governo accenna alla risoluzione di uno solo dei mille problemi che il paese vive con estremo malessere, ricompare una componente della maggioranza di governo che appare cieca e sorda dinanzi ad ogni decisione che voglia intraprendere il premier Berlusconi, pretendendo “la preventiva discussione” (in camera caritatis) di ogni singolo documento e di ogni singolo testo, come di ogni singolo aspetto delle riforme che intenda varare l’esecutivo.

Ed ecco sorgere il quesito prospettato dal sempre attento ministro dell’interno italiano:
“il problema è verificare se la maggioranza ha la possibilità di operare, altrimenti, come ho già detto, è meglio votare subito. Noi volevano votare subito, poi abbiamo appoggiato lealmente il governo. Vedremo nelle prossime settimane se ci saranno veramente le condizioni di continuare”.

Ci saranno le condizioni per consegnare al paese un governo forte che assicuri la realizzazione delle riforme in tempi stretti?

Oppure il paese rischia di dover subire una nuova discontinuità governativa causata dall’erosione del potere decisionale da parte delle minoranze che sostengono il governo a tutto scapito delle scelte sulla attuazione del programma della maggioranza?

“Sarebbe terrificante finire come il governo Prodi”, così termina la sua disamina il ministro dell’interno Roberto Maroni.

Bene, anzi male.

Siamo alle solite con il vecchio e brutto vizio del parlamentarismo italiano, siamo di fronte, ancora una volta, al ricatto che piccole minoranze impongono al paese, alle parti sociali, allo stato di diritto, alle famiglie e alle aziende italiane.

La politica dell’ago della bilancia, la piccola politica di bottega di piccole botteghe politiche arse dall’ambizione di governare senza averne il mandato, governare senza averne i numeri ed il consenso.

Personalmente, non riesco ad abituarmi a questo titanismo da nanismo politico, non mi abituerò mai a questo continuo ricatto che deve subire un paese in piena crisi socio-politico-economica da parte di una pirateria politica che non fa onore al nostro paese e ci squalifica al livello di paesi del terzo e del quarto mondo.

E questo pensiero viene fuori ben chiaro dalle dichiarazioni del ministro Maroni.

Siamo ad un punto di svolta:

o si continua a governare o si va tutti di fronte agli elettori, a farsi valutare per le proprie (ir)responsabilità politiche.

Sempre che nel mezzo del cammino per le elezioni, si insinui un altro vecchio e brutto vizio della politica italiana:
l’inciucio del cosidetto “governo tecnico”, termine generico che nasconde la pericolosa volontà di cambiare le regole del gioco poco prima del voto, al fine di proiettare migliori condizioni per la raccolta del consenso per se stessi o anche solo per negarle ad altri, anche e soprattutto se, “gli altri”, è quella maggioranza che sosteneva il governo dimissionario e che ha impedito alla minoranza nel governo di realizzare l’ennesimo infimo ricatto politico da piccole botteghe, chiare od oscure che siano.

Già, poichè dietro tutta questa vicenda vi è il motivato sospetto che forti poteri occulti ancora presenti trasversalmente nelle istituzioni italiane vogliano conservare, mantenere e restaurare un forte potere di condizionamento delle istituzioni democratiche, potere che con riluttanza andrebbe al voto senza tentare di vincere la mano barando.

In questa ottica, la scelta più sensata e ragionevole, sarebbe proprio quella di restituire al popolo sovrano il ruolo di mazziere della democrazia, decretando con il voto, la sconfitta definitiva di un modo di “fare politica” che è da dimenticare.

Per sempre, per tutti, per un futuro vero ed una libertà autentica.

Faites vos jeux.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X.