Articoli marcati con tag ‘giustizia e sicurezza’

La Filiera della Sicurezza e progetti associati

giovedì, 26 giugno 2014
Sicurezza Pubblica + Sicurezza Privata = Sicurezza dei Cittadini

Sicurezza Pubblica + Sicurezza Privata = Sicurezza dei Cittadini

Pubblico la lettera che ho inviato a tutte le principali autorità foggiane, sia locali che nazionali qualche mese fa.

La rendo pubblica, perché gli ultimi avvenimenti nella disgraziata città di Foggia (esplosione palazzo di Via de Amiciis, 22 e attacco inaudito e violentissimo a caveau NP) propongono, se ve ne fosse ancora il bisogno, il tema della sicurezza come tema centrale nella città di Foggia e nel sud del paese in generale.

A voi il giudizio, buona lettura.

Richiesta di udienza

Presentazione Progetto Cittadella della Sicurezza e altri progetti associati

La Formazione Professionale nella Sicurezza nel progetto “Cittadella della Sicurezza”, la costruzione di una “Filiera della Sicurezza”, la adeguata formazione di una capacità tecnica, operativa e professionale degli operatori di vigilanza e delle polizie locali, l’aggressione al degrado e al disagio sociale, il contrasto all’abbandono scolastico e il legame che manca tra formazione scolastica e universitaria e il mondo del lavoro:

questi sono i motivi e gli obiettivi per i quali Vi chiedo un incontro.

Ed ora, ne spiegherò esigenze, tendenze e strutturazione delle risposte.
Il settore della sicurezza è il perno della stabilità di ogni aggregazione umana.
Eppure, spesso, troppo spesso, gli operatori di sicurezza privata e locale vengono selezionati fuori dalle logiche delle potenzialità e del merito, sono affatto formati e mai aggiornati, specie nel centro-sud italiano.

Trattiamo ovviamente della classe delle Polizie Locali soprattutto meridionali, nella somma delle municipali e delle provinciali, le quali mancano spesso di una formazione sufficiente al momento della assunzione e di una formazione continua nel tempo, visto che per le forze di polizia dello stato e ad esse assimilate ed equiparate, esistono già scuole di formazione e routine di aggiornamento,

Anche il settore della sicurezza e della vigilanza privata opera in un regime di vacatio legis da mancato adeguamento, aggiornamento e professionalizzazione, essendo la legge istitutiva delle Guardie Particolari Giurate antecedente alla Seconda Guerra Mondiale.

Profili giuridici imperfetti, non aggiornati, talvolta inesistenti mettono in forse l’operatività di un mondo che dovrebbe contribuire grandemente al mantenimento della sicurezza, anche se solo indirizzata al patrimonio e non direttamente alle persone.

Ma soprattutto, e nella stragrande maggioranza dei casi, si riscontrano profili giuridici e professionali con deficit di selezione e di formazione gravi e importanti, il che si traduce in un servizio insufficiente a rispondere alle esigenze dei clienti, di scarsa qualità, sregolato, insoddisfacente, che conosce anche la tragica verità per la quale, un cliente di un istituto di vigilanza che si dimostri insoddisfatto dell’operato delle G.P.G. inviate per il servizio richiesto, se cambia I.V.P. può ritrovarsi di nuovo servito dalle medesime G.P.G. sotto altra uniforme!
Non possiamo veder operare vincitori di concorso pubblico e soggetti privati che operano con licenza di PS di guardia giurata, entrambi armati di pistola e distintivo, senza una adeguata formazione (cosa che ha fatto nascere nella pubblica opinione l’immagine dello “sceriffo”):

questo stato di fatto produce comportamenti potenzialmente inadeguati che possono verificarsi come pericolosi, sia per l’operatore stesso, sia per i soggetti che dovessero interagire o semplicemente venire a contatto con essi.

La sana regola non scritta che assicura formazione e preparazione adeguata alle polizie locali e simili è ben osservata nel nord del paese, laddove insistono, esistono e funzionano scuole di polizia locale nelle regioni Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna e Toscana.

Tali scuole o accademie, sono elementi formativi istituiti e gestiti dagli enti regione, singolarmente (Lombardia) o consorziati fra di loro (Liguria, Emilia Romagna e Toscana).

Questa attività di formazione professionale continua appare come un vero e proprio affare in termini economico-finanziari in quanto, tale formazione, non viene offerta a titolo gratuito.

Se pensiamo che da Firenze in giù, non esistono scuole interessanti di polizia locale o di formazione professionale per le guardie giurate (nel secondo caso non ne esiste nemmeno una in Italia, il che è semplicemente scandaloso se si pensa a circa 50.000 GPG armate che vanno in giro a replicare comportamenti in difetto di professionalità e potenzialmente pericolosi, poiché nessuno ha mai loro insegnato a far altro), allora possiamo iniziare ad allargare lo sguardo al target importante del settore, che attende e richiede da tempo una formazione altrettanto importante.

A proposito delle Guardie Giurate, occorre sottolineare che esse dovranno essere utilizzate nella sicurezza delle navi mercantili e commerciali italiane nei mari in cui la pirateria è presente e potente.

Anche in questo caso, lo stato richiede una formazione professionale adeguata per questo tipo di attività anti-pirateria, formazione che però non è pronta e non è nemmeno stata immaginata se non in centri privati di formazione dei cosiddetti contractor in paesi esteri.

Il più vicino centro di queste società di formazione è in Francia ed è a quello cui si rivolgeranno le GPG italiane se non si intercetta in loco italiano questo business di cui rischiamo di perdere i benefici a favore di altri paesi, senza contare che in Italia, esistono certamente cprofessionalità in grado di realizzare quella preparazione e formazione, ma non esiste una istituzione (Cittadella della Sicurezza) ed un luogo fisico (ex scuola di polizia di stato di Foggia?) dove esplicarla.

Inoltre il ministero dell’Interno richiede che le guardie giurate e gli istituti di vigilanza dimostrino la loro “capacità tecnica di fare vigilanza”, formazione tecnica che viene attualmente fornita in modalità corrette ma insufficienti (il male italiano della corretta formalità che nasconde una scorretta attenzione alla realtà), in tutto il territorio nazionale, almeno nella strutturazione professionale di cui stiamo trattando e nelle sfide sempre maggiori che tali operatori della sicurezza privata incontreranno sempre più frequentemente.

E non devo essere certo io a indicare a Voi lo stato in cui versa la vigilanza privata proprio a Foggia:

è vostro e nostro (amaro) pane quotidiano.

Ma, nel caso una regione del centro-sud come la regione Puglia ed una città come Foggia volessero raccogliere una di queste o tutte queste esigenze formative tecniche, questa risposta formativa che parte da esigenze concrete diverrebbe immediatamente punto di riferimento insostituibile in questo fondamentale settore, in tempi in cui il benessere complessivo cala e la tutela e la difesa dei cittadini, delle loro famiglie e dei loro patrimoni richiede sempre maggiori presenze e professionalità nella vigilanza dei patrimoni e nella sicurezza come elemento anche di serenità.

Per non parlare dei venti di miseria e di guerra che soffiano in tutto il pianeta, imponendo il massimo sforzo nella preparazione qualitativa e quantitativa di operatori degli sicurezza, domanda che cresce e costringe gli aspiranti tali italiani a cercarla e pagarla in USA o in Francia per ottenerla.

Stiamo trattando di un settore che annovera tra le sue fila anche il medaglia d’oro al valore civile e medaglia d’oro al valore militare Fabrizio Quattrocchi, cittadino italiano e pugliese che seppe mantenere alto l’onore del nostro paese nel mondo.

Sarebbe infatti bello e onorevole intestare proprio a lui questa cittadella della sicurezza che, badate bene, non è solo un concetto astratto di progettazione e realizzazione della formazione nella sicurezza, ma offre una occasione imperdibile per porre un determinato fronte di civiltà, un muro sacro e invalicabile della civiltà italiana che risponda in modo civile e professionale agli attacchi del crimine, costringendolo a confrontarsi con una nuova identità della cittadinanza, con un nuovo concetto della sicurezza che, da un lato eleva la professionalità dei primi operatori sul territorio e dall’altro fortifica la sicurezza pubblica che potrà meglio e maggiormente occuparsi dei propri compiti di istituto, al contrario di un continuo soccorso o addirittura, un continuo sostituirsi a compiti che non sono propri, perché attualmente non svolti da chi di competenza.

La vicenda che vede invece implicati in una crisi internazionale i due maro’ italiani (e pugliesi, come il Quattrocchi: come vedete esiste già un legame ben solido tra operatori di sicurezza militare e civile pugliesi) in India è esemplare:

denuncia un mancato idoneo indirizzo politico e giuridico a sostegno degli operatori militari italiani, abbandonati al loro destino in una condizione giuridica assurda (militari prestati come guardie giurate private), governati da regole di ingaggio in grado di portare in errore il migliore dei professionisti italiani del settore.

Manca, come possiamo tutti apprezzare, una cultura della sicurezza, non nelle forze di polizia e militari italiane, ma nella cultura, nella politica e nella società italiana, che sembra disgiunta dalla formazione di scelte come queste, salvo accorgersene improvvisamente quando vi siano due italiani, due pugliesi che, inviati ad un dovere arduo, rischiano inutilmente la loro vita per averlo adempiuto.

La cultura scolastica della sicurezza, la cultura universitaria della sicurezza e la cultura italiana della sicurezza devono essere servite da un servizio di formazione, informazione, preparazione e professionalità che deve trovare in questa cittadella, il loro fulcro massimo, il loro servizio migliore.

E non voglio nemmeno immaginare cosa potrebbe combinare una guardia particolare giurata con deficit formativi come quelli che ho evidenziato sopra in una situazione come quella in cui si sono trovati i due maro’.

Il sottoscritto è della classe ‘64 ed ha assolto ai suoi obblighi di leva militare nel 1984, avendo la fortuna di servire nella Brigata Acqui, nella fanteria d’assalto, ricevendo l’addestramento del fuciliere assaltatore e venendo scelto come tiratore, e deve quindi ringraziare lo stato per questa professionalità acquisita che lo ha distinto nello svolgimento del servizio di GPG.

Ma dobbiamo riflettere sul fatto che, le nuove e più giovani GPG, non hanno ricevuto questa fortuna e questo addestramento:

siamo proprio sicuri di voler affidare loro un fucile automatico d’assalto in teatri e configurazioni giuridiche complesse, senza una adeguata preparazione?

Siamo proprio sicuri di non mettere le basi per altri sfortunati incidenti nelle missioni anti-pirateria senza una adeguata preparazione?

La costruzione di una “filiera della sicurezza”

Occorre costruire tutto, sin dalla base di questa filiera, e cioè da quel volontariato di impegno e protezione civile e sociale, visto non solo come elemento a se stante, ma letto ed operato anche nella una forma di primo momento conoscitivo, selettivo e formativo di successivi ingressi nel mondo del lavoro nel settore della sicurezza, sia pubblica che privata.

Il secondo passo è l’istituzione di quegli organi che dovrebbero offrire il servizio formativo agli enti comune e agli enti province, attraverso quell’universo di professionalità (provenienti dalle stesse forze di polizia e militari) svolte, studiate ed offerte in uno stesso luogo come l’ex Scuola di Polizia di Stato in Foggia, ad esempio, edificio preparato ad accogliere una scuola di polizia, vicino all’università, soprattutto nella visione di una preparazione tecnica non solo universitaria che prenda spunto dalla realtà, da esigenze del territorio ove insiste l’ateneo e non piova dall’alto, come sembra purtroppo e troppo spesso nelle università pubbliche italiane.

Il progetto di cui vi narro, è progetto autenticamente partecipativo, che risveglia un assopito senso della appartenenza, della unità civile e sociale, presupposti che lo rendono funzionale alla realtà e non ai monumenti imbarazzanti del participio passato Stato di diritto, assai inutili alla collettività, assai costosi e spreconi:

lo stato siamo noi cittadini e lo dobbiamo partecipare e costruire, non solo criticare e demonizzare.

Colmare la distanza tra stato di diritto e paese reale è un altro degli obiettivi strategici di questi progetti che sembrano sganciati l’un dall’altro, ma sono invece mera prosecuzione della cittadinanza attiva, partendo dalla famiglia, passando alla scuola, continuando nella università e nel lavoro, e per finire, alla definizione condivisa e partecipata del concetto della sicurezza, che deve essere finalmente percepito ed interpretato come un valore costruito in comune e non solo come un diritto che assume l’aspetto del dovere nei confronti dello stato e della sua pubblica amministrazione.

La Sicurezza, come la Democrazia, nel suo complesso non è un valore assoluto che esista in natura, ma è il risultato di complesse professionalità che interagiscono tra loro, unite ad una società civile informata e consapevole, educata e ben formata, al fine di realizzarla nella realtà.

Sarebbe infatti molto utile organizzare questa formazione professionale nella filiera della sicurezza italiana (che non c’è) con lezioni scolastiche ed universitarie specifiche (ad esempio), utili alla comprensione dei limiti del mondo nel quale ci si dovrà muovere ed operare, ma anche lezioni di quello che il mio professore di diritto insegnava come “lo storto”, dopo aver insegnato “il diritto”, capovolgendo simbolicamente al contrario il libro di testo e cercando insieme ai noi alunni la verifica nella realtà della applicazione di quelle norme contenute nei testi e dei risultati che esse producono, verifica ed insegnamento che solo un operatore di sicurezza e/o di giustizia esperto e ben formato può consegnare ed insegnare, traendo dalla propria esperienza professionale come dai propri studi il pane quotidiano per cervelli di aspiranti cittadini quali eravamo a quel tempo:

questa dovrebbe essere la maturità scolastica ricercata nelle selezioni degli insegnanti come degli alunni che ne chiedono ed ottengono la certificazione su di un diploma, poiché saranno essi stessi insegnanti che devono creare, stimolare ed educare quella mLa Sicurezza, come la Democrazia, nel suo complesso non è un valore assoluto che esista in naturaaturità, umana e scolastica.

Come si può ben vedere, il progetto complessivo è ardito e complesso, originale e innovativo nel sistema italiano, e si muove in un settore nel quale ogni movimento ha addosso migliaia di occhi indagatori e interrogativi, nel perenne sospetto pregiudiziale che, la sicurezza privata sia oggetto di probabili distrazioni e tentazioni di tipo anche politico, imprenditoriale, e dell’anti-stato mafioso.

In effetti la regola prima della sicurezza è e resta il controllo.
Ed ancora il controllo.
E il ricontrollo.

Ma quel controllo lo si può ottenere e conservare, anche in uno scenario così innovativo:

non dobbiamo temere di cambiare per timore di sbagliare, ma dobbiamo cambiare nella certezza che, se qualche errore che possa essere commesso, questo debba essere prevenuto, rilevato e corretto.

E se fossero coloro che hanno fatto questa esperienza sul campo e coloro che studiano e ricercano le soluzioni da proporre a insegnare insieme, per usare il meglio della esperienza e della teoria?

Non sarebbe meraviglioso unire esperienza pratica e ricerca scientifica?

Questo è un progetto che trova molti aspetti di interesse, anche economici e finanziari.

La Cittadella della Sicurezza eroga servizi, a pagamento, per la formazione delle polizie locali, comunali e provinciali, oltre che per le guardie particolari giurate e gli istituti di vigilanza, ma per farlo, deve offrire servizi a 90 gradi nel settore della sicurezza, come nel caso ancora inesplorato degli investigatori privati autorizzati a raccogliere e riprodurre prove in un processo.

Anche qui, gli aspetti dell’accesso, della formazione e della funzione di questo della sicurezza devono essere potenziati, aggiornati, migliorati, sicuramente.

Visto soprattutto l’incredibile successo che le investigazioni hanno in tutto il mondo, nella proiezione mediatica dei processi che hanno grande risalto nella opinione pubblica sino alla fiction, che tra criminalità e sicurezza fonda la stragrande maggioranza delle produzioni televisive e cinematografiche.

Quante volte, assistendo ai dibattiti televisivi, a quei talk show che si avventano come vampiri sui casi di sangue balzati alle cronache nazionali, quante volte la vostra professionalità ha gridato vendetta di fronte alla professionalità di questi santoni televisivi autocertificati delle indagini?

E non è forse la mancanza di una formazione dello studio del crimine alla base di certe esaltazioni televisive senza alcuna certificazione di professionalità, salvo quelle professionalità che questi mostri della criminologia mostrano orgogliosamente appese dietro alla loro scrivania, attestazioni e certificazioni che parlano tutte la lingua americana?

E noi italiani dovremmo andare in Francia ad imparare l’anti-pirateria e in America ad imparare a fare indagini, sia pubbliche che private?

E siamo noi italiani da meno dei francesi e degli americani?

Ed è meno l’Università di Foggia di quelle di Padova e di Bologna che dispongono di corsi di studio e dipartimenti orientati allo studio specifico della criminologia e della sicurezza?

Non siamo noi in grado di costruire un centro di studi della sicurezza e del crimine (anche mafioso), qui e adesso, a Foggia, in Puglia, in Italia?

Io credo che sia venuto il momento di mostrarci in grado di affrontare queste sfide.

Immaginate un sito dei talenti della criminologia in questa cittadella, formati da chi ha svolto sul campo le indagini e chi queste indagini le insegna sotto il profilo tecnico-universitario.

L’esistenza stessa di questa cittadella richiamerebbe da tutto il paese ed ben oltre, le migliori professionalità, esperienze e scienze universitarie del settore, certamente.

La presenza di una erogazione di servizi per la sicurezza di questo tipo diverrebbe punto di riferimento per molte e lucrose attività formative, lucro che servirebbe a pagarne i costi.

E se i proventi per il mantenimento di queste attività si dimostrassero insufficienti, si potrebbe pur sempre ricorrere ai finanziamenti che la Unione Europea riserva alla formazione professionale.

Come pure, in presenza di corsi di studio formativi ad hoc, gli enti locali come i privati potrebbero mettere a disposizione delle borse di studio e dei premi in danaro in favore di chi scegliesse determinati percorsi formativi che potrebbero trovare nelle loro tesi di laurea elementi di analisi del territorio e raccolte di dati utilissimi in prospettiva alle esigenze dei nostri progetti.

Senza parlare della possibilità di offrire determinati servizi (a pagamento) formativi di preparazione ai concorsi per vigile urbano e poliziotto municipale ai privati che volessero affrontare preparati detti concorsi o la selezione per un posto di lavoro da GPG.

E se un cittadino che fosse uno studioso amatoriale della scienza della criminologia volesse partecipare a dei corsi (a pagamento) organizzati ad hoc, perché non offrirne?

L’integrazione di questa scuola con il sistema universitario sarebbe di grandissima utilità, non solo finanziaria, ovviamente, laddove altri percorsi formativi potrebbero rispondere alle esigenze di operatori della sicurezza e della giustizia.

E che dire della assoluta mancanza di analisi, studi, ricerche e insegnamenti scolastici, scientifici ed universitari nel merito delle organizzazioni criminali, sia comuni che mafiose?

Con quale dignità possiamo affermare che non esista un solo studio scolastico e/o universitario, anche solo economico e finanziario, che pubblichi i risultati di studi dell’impatto del fenomeno mafioso sulla economia locale, come pure del medesimo impatto nell’indirizzo politico, legislativo, giuridico e della pubblica amministrazione locale e non solo locale?

Come può una università formare avvocati che sono abilitati con agenti investigativi privati a ricercare e riprodurre prove in questi ambiti, a carico come a discarico, se nel percorso formativo, professionale ed universitario di quei cittadini che svolgono e sono autorizzati a svolgere queste professioni non vi è la sia pur minima traccia di studi e analisi del fenomeno criminale e mafioso nella realtà nella quale andranno ad operare?

La ricerca scientifica universitaria non può dimostrare di essere priva di un dibattito interno e di uno studio appropriato nella deficienza legislativa del reato di comportamento mafioso, reato che in Italia viene incredibilmente perseguito dalla legge solo sotto il profilo associativo?

Cosa ne è di quelle scuole di pensiero universitario che hanno cambiato il corso della storia umana modificando il pensiero dei legislatori di tutto il mondo?

Mentre dobbiamo invece subire l’obbrobrio giuridico della fattispecie del concorso interno e del concorso esterno al reato associativo mafioso proprio per sopperire alla mancanza di una fattispecie regolamentata, prevista e punita del reato di comportamento mafioso?

E tutto questo perché si teme una eccessiva discrezionalità del giudice naturale nel punire il reato mafioso, quando è proprio l’università che forma i futuri giudici ad avanzare dubbi di questo genere?

Da un assurdo giuridico, deriva sempre un guadagno per l’anti-stato ed una perdita di dignità, di autorità, di autorevolezza e di forza dello stato.
Giudici anti-mafia si nasce, si diventa con l’esperienza o è meglio divenire tali passando attraverso una formazione degli studi e professionale che oggi si rileva solo nella esperienza?

Il crimine organizzato è un fenomeno ad altissimo impatto sociale, economico e statuale, essendo la peculiarità delle organizzazioni mafiose l’infiltrare il potere pubblico per abusarne in interessi illeciti, illegali e criminali.

E una tale perniciosa infiltrazione non può non essere affrontata che con il massimo della professionalità che è richiesta in casi come questi, professionalità specifica che oggi è totalmente assente dai testi e dagli insegnamenti scolastici ed universitari.

E se le scuole e le università della sicurezza interna ed esterna per gli operatori della sicurezza pubblica esistono, soprattutto in ambito militare, perché non dovremmo rispondere all’aggressione mafiosa anche sotto l’aspetto civile?

Un avvocato, un giudice, un agente investigativo privato non devono essere preparati al meglio per il contrasto al crimine e la difesa e la tutela giudiziaria della società civile dal degrado e dal disagio
creati ad arte dalla criminalità organizzata?

Ovvero dobbiamo rassegnarci a regalare i migliori ingegni professionali alle organizzazioni mafiose che risultano essere, specie in questi tempi di crisi, le uniche forze economiche capaci di soddisfare le parcelle di avvocati e investigatori privati, come pure la subdola corruzione burocratica, politica e giudiziaria?

Oppure rassegnarci al loro rifiuto del sistema, alla fuga dei cervelli, alla pervasiva e maligna desistenza dalla partecipazione democratica dei cittadini, ad una fuga generalizzata che sta ammazzando il paese reale e lo stato di diritto e di fatto, il nostro futuro e quello dei nostri figli?

Dobbiamo veramente continuare a credere che una laurea conseguita in questo sistema e a queste condizioni abbia valore legale e un Quoziente Intellettivo non debba trovare alcun riconoscimento e darsi a precipitosa fuga per dar spazio e forza all’anti-stato?

Un sistema stato si valida, cresce e si consolida proprio nel riconoscimento dell’ingegno:

non possiamo né dobbiamo pensare si validi nella autoreferenzialità del dogma dei piccoli orticelli intoccabili, quelle metastasi maligne della democrazia contemporanea che selezionano verso il basso l’accoglienza di quei soggetti che entrino nel nostro paese in fuga dalla miseria e dalla guerra portando con se alcun valore aggiunto e nessun know how e mettono in fuga morale e/o materiale dal sistema i cervelli più intraprendenti, le migliori braccia e le migliori gambe per salvaguardare il sicuro futuro degli eredi delle baronie anti-democratiche, quelle ingorde, cieche ed egoiste testimonianze di appartenenza ad uno stato di cui sono sicura morte e distruzione.

No, non è questa la civiltà che ci condurrà al benessere, questo fatto deve essere molto chiaro:

da questa condizione di povertà, da questa condanna di miseria, da questo regime di autoreferenzialità che conduce ad un mortale immobilismo o ci si salva tutti insieme, o non si salva nessuno, poiché esso mette in pericolo la coesione sociale e la sicurezza sociale dei cittadini.

E senza benessere, senza valore aggiunto, non vi è patto sociale che tenga, non esiste dogma assoluto che imponga la salvezza di chi non fa nulla per salvare il suo simile, senza guardare alla possibilità che le capacità del proprio simile possano mettere in forse il futuro benessere personale e famigliare di chi decide, di chi sceglie, chiuso in formazione di casta corporativa che rifiuta di unirsi alle altre forze sociali per accrescere libertà, sicurezza, giustizia, democrazia, benessere e ricchezza.

Dobbiamo assolutamente uscire da questo regno del terrore che immobilizza l’esercizio del potere pubblico nella continuazione del potere per il potere, della propria salvezza al costo della distruzione totale, quando si ha la presunzione di essere troppo grandi per essere in quel totale e in quella distruzione socio-economica che attende annidata nel nostro futuro prossimo.

E allora mi domando e vi domando:

perché e per chi non esistono percorsi formativi che contribuiscano ai compiti in oggetto?

Perché ci alieniamo la possibilità di crescere?

Cui prodest questa re(s)pubblica viziosa?

È mia convinzione profonda che questi progetti ed altri così sommariamente su esposti siano la risposta perfetta alle esigenze della realtà italiana e so con certezza che la loro complessità ed il loro investire numerose e diverse amministrazioni pubbliche mette in ulteriore difficoltà la loro realizzazione.

Ma basta questo motivo per non provarci?

Basta questo per guardare ai nostri figli e poter dire:

noi abbiamo fatto di tutto, tentato ogni strada, percorso ogni stretta via per lasciarvi un mondo migliore di quello che abbiamo ereditato?

E allora, se basta, non ho altre parole da scrivere e non devo insistere oltre.

La mancata partecipazione civile, l’alienazione sociale, l’abbandono scolastico, la mancata formazione dei cittadini e la TV educativa.

In ultimo ecco il progetto della TV della Legalità.

Accedere al mondo dei giovani per educare alla legalità è cosa importante e lo dimostrano gli sforzi della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza in questo senso, nell’incontrare i giovani nelle scuole, sensibilizzarli alla legalità, condurli per mano verso la costruzione di una società civile, economicamente civile, politicamente civile.

Il modo di entrare in contatto con i giovani di oggi è sempre istituzionalizzato, per queste forze di polizia, come è giusto che sia.

Io penso alla realizzazione di una Web-TV che sia facilmente accessibile online, che sia costruita con tutti i termini tecnici della tv tradizionale, ma che nell’interfaccia, si dimostri gradevole per i giovani e di giovanissimi.

La vista di una divisa può (purtroppo) spaventare, specie quando l’hai sentita sporcare delle imprecazioni ricorrenti di un amico odi un parente che “militi” dalla parte sbagliata della società.

E allora, niente di meglio che mitigare il messaggio ben deciso e determinato della legalità attraverso altre forme fenomenologiche.

Un cartone animato, per esempio:

ecco la giusta interfaccia per attrarre i giovani moderni.

E se esistono scuole pubbliche e private che formano i giovani foggiani al disegno, alla animazione, al morphing, alla meccatronica, alla informatica digitale, ecco, perché non coinvolgerli in questa TV sperimentale che interfacci i giovani attraverso realizzazioni dei … giovani?

Perché non approfittare della occasione per la creazione di quel famigerato ponte che manca tra formazione scolastica e universitaria e mondo del lavoro?

E perché non usare questo gradevole e condiviso contenitore, interfacciato in una chiave ironica come quella di un cartone animato per passare i messaggi di educazione alla legalità e coinvolgere la cittadinanza futura in questo contenitore, nella sua realizzazione?

Perché non usare un mezzo così penetrante per costruire un nuovo rispetto per la società, per le persone, per il patrimonio pubblico e privato, per la legalità, per la divisa degli operatori della sicurezza pubblica (e di conseguenza, anche privata)?

Perché non inserire nel bel mezzo della società foggiana (e non solo, il web, oltre a ridurre i costi di una TV, non ha limiti territoriali) un elemento di ascolto e di diffusione, per analizzare e meglio comprendere quali risposte offrire e in che direzione indirizzarle nel contrasto al disagio giovanile?

Sicurezza, Giustizia e Legalità devono essere pillole appetitose per i nuovi giovani, dobbiamo reclutarne il più gran numero possibile per opporci con la forza dei numeri alla illegalità diffusa, specie se siamo leali servitori del giuramento di fedeltà alla repubblica democratica, democrazia che corre il rischio concreto e reale di venire trasformata in una repubblica democratica delle mafie.

Perché le mafie reclutano cittadini al fine di raggiungere il potere pubblico attraverso il metodo democratico dei numeri, del consenso democratico, della delega parlamentare.

E se esse prevalgono sulle imprese sane approfittando della crisi e prevalgono sullo stato erodendo dal basso il consenso alla democrazia come concetto di inciviltà e non di civiltà, non abbiamo noi il dovere assoluto di opporre uno strenuo contrasto a tale scopo diabolico?

E “travestire” i messaggi educativi e formativi nelle vesti di un cartone animato molto sociale come può essere per esempio il modello di un “Simpson”, con linguaggio e retaggio che è famigliare all’utente finale, potrebbe essere la chiave migliore per educare, formare e prevenire un tale capovolgimento democratico dello stato, per farsi ascoltare dalle nuove generazioni?

Formare contemporaneamente i cittadini ed i lavoratori del futuro, non è questa la via migliore che possa percorrere una comunità nel suo cammino verso la civiltà?

Ecco esposto a grandi linee un progetto di formazione professionale importante, articolato, complesso, fondamentale.

Ho coscienza della immensità e della difficoltà del progetto, ma sono anche convinto che un atteggiamento pragmatico rispetto a queste cose sia sempre la strada miglior e per il successo.

I grandi progetti umani si realizzano un pezzo alla volta, mettendo un passo alla volta.

L’importante è mantenere giusta la direzione, giusta la marcia, ben centrato l’obiettivo strategico, il fine ultimo e primo di questa lunga (e me ne scuso) audace, sentita ed emozionata proposizione, ma non per tutta questa animosità, irragionevole.

Ho tentato in queste righe di descrivere sommariamente i punti di criticità e le esigenze che originano un tale piano per la sicurezza, la giustizia e la democrazia, non solo locale, come pure gli scopi, i fini e gli obiettivi finali.

La base fondante ed il filo rosso che collega tutte queste attività è una rinnovata educazione alla legalità economica, alla legalità giuridica, alla legalità civile, politica e sociale ed il voler impostare e fondare queste attività proprio qui a Foggia, nel sud, ha il sapore del creare una linea di frontiera immaginaria al mondo della illegalità diffusa, della malavita e del crimine come modello di riferimento sociale e dei comportamenti mafiosi come stili di vita accettabili, rispettati e riconosciuti, proprio a partire da dove essi si fondano ed hanno radici profonde.

In ultimo, mi domando e vi domando:

quale diritto abbiamo come foggiani di chiedere l’istituzione in loco di un ente come quello che tutela e vigila sulla Sicurezza Alimentare, quando non siamo stati nemmeno in grado di lanciare chiari e concreti segni di amore, passione e condivisione nel nostro quotidiano per il vero senso della sicurezza e della coesione sociale?

Ringraziando per l’attenzione e la pazienza e restando di un Vostro Cortese Riscontro, auguro a Voi un buon lavoro.

Cordialità.
Lì, Foggia, 8 marzo 2014
Gustavo Gesualdo

PS
Uno dei progetti che sono alla base di questa strutturazione in risposta alla domanda di sicurezza è quello da me denominato Urban Scout, che impegni una o più associazione di volontariato ad affiancare i nonni vigli all’ingresso e all’uscita degli alunni dalle scuole e conseguentemente alleggerire il compito della locale polizia municipale, che potrà impegnare meglio e altrove le proprie forze per compiti di istituto.
A loro volta, se la polizia municipale riprende la propria posizione e la mantiene (si spera), Carabinieri e Polizia potranno a loro volta abbandonare i compiti che svolgono al posto della municipale e impegnare a loro volta altrove e meglio le proprie forze per compiti di istituto.
Come vedete, la filiera della sicurezza appare perfettamente agli occhi di un osservatore attento.
Nella mattinata, i volontari dovranno in gruppo recarsi presso le abitazioni delle persone che vivono sole e sono in condizioni di bisogno, qualunque bisogno.
Si controlla lo stato di salute, si chiede se si ha bisogno di qualcosa (medicine, spesa, aiuto, contatto con famigliari o istituzioni).
Immaginate questi ragazzi in shorts che attraversano la città, e ne coprono il territorio in ogni quartiere, in ogni parrocchia (a tal proposito vorrei coinvolgere i parroci della città).

Questo progetto sarebbe (forse) servito a prevenire la tragedia (annunciata) della esplosione del palazzo di Via de Amiciis, 22.

Un altro progetto era quello di fondare una Web Tv, realizzata come tutte le canoniche tv, ma con interfaccia realizzata in cartoni animati, per avvicinare il mondo dei giovani e dei giovanissimi e contrastare l’abbandono scolastico e il reclutamento nell’anti-stato della illegalità diffusa. Il coinvolgimento è sia in entrata che in uscita, poiché intendo coinvolgerli anche nella Tv, con programmi di formazione professionale VERA, in modo da assicurare uno sbocco nel mondo del lavoro, quello vero, non quello nero.
Questo è un progetto originale:
non ne esiste uno simile in tutto il mondo.

Eppure, non sono riuscito a trovare una sola persona che collaborasse anche solo nella pianificazione e redazione di questi progetti, figurarsi nella loro realizzazione.

Al più, ho ricevuto ammiccamenti ad aderire a questa o quella figura o parte politica.

Sono stato sconfitto.

Siamo stati sconfitti.

Ma a me, questa sconfitta, pare piuttosto un suicidio che un omicidio o un evento casuale.

Ognuno è responsabile del proprio destino.

Ed io ne ho le scatole piene di essere da solo a volere cambiare questo paese che non vuole affatto cambiare.

E non posso fare io gratis quel che altri son pagati e predestinati per fare.

Cittadini Antimafia

giovedì, 31 ottobre 2013
Cittadini Antimafia

Cittadini Antimafia

A Palermo la casta ha distrutto il Pool Antimafia.

Mai nessuno potrà eliminare i Cittadini Antimafia.

Cittadini lavoratori, cittadini disoccupati, cittadini carabinieri, cittadini magistrati, cittadini leali e corretti, fedeli alla repubblica e non alle mafie:

questi sono i cittadini Antimafia.

Penso sia giunto il momento di costituire una Libera Associazione dei Cittadini Antimafia.

Se lo stato si arrende alle mafie o tratta con le mafie, se lo stato non prevede e non punisce il reato di comportamento mafioso, se lo stato stenta nella lotta e nel contrasto alla mafia, allora i cittadini si uniscono e dicono
NO alla mafia,
dicono che la mafia si elimina definitivamente, non si contrasta, non si lotta, non si tratta.

Lo stato deve adempiere ai propri doveri.

I liberi cittadini hanno il diritto ed il dovere di agire contro chiunque o contro qualsiasi cosa non punti alla definitiva eliminazione del fenomeno mafioso, per rendere l’Italia un paese normale, virtuoso, forte e rispettato.

I cittadini possono ricorrere a qualsiasi livello di giudizio, sia nazionale che sovranazionale per imporre un comportamento indiscutibilmente antimafia allo stato e a quegli apparati dello stato preposti ad assicurare giustizia, sicurezza e legalità che vengano impediti di agire nel modo giusto e dovuto, vengano evasi, vengano aggirati, vengano traditi.

Ora basta, non si scherza più:

se occorre scegliere fra chi deve soccombere e chi deve essere difeso, non abbiamo alcun dubbio che è il fenomeno mafioso che deve essere ELIMINATO dalla storia, dalla cultura e da discutibili prassi che bypassano liceità e legalità.

E poiché urge una strategia antimafia, ecco quattro sono obiettivi primari da rraggiungere per la eliminazione della mafia in Italia:

1 – istituzione del Ministero Antimafia che diriga e coordini l’azione delle FF.OO. e della magistratura antimafia;

2 – istituzione dei Pool Antimafia in ogni provincia italiana, in piena autonomia e coordinati dal ministero antimafia, composti da magistrati antimafia, poliziotti antimafia, carabinieri antimafia e finanzieri antimafia;

3 – istituzione del reato di comportamento mafioso (anche il solo difendere l’operato della mafia è reato, essere mafioso è reato, aiutare un mafioso è un reato, avallare la mafia è un reato, sostenere la mafia è un reato mafioso), fattispecie che va punita per direttissima da un Pool Antimafia;

4 – inserimento in costituzione del dettato:
la repubblica italiana combatte ogni forma di mafia con ogni mezzo ed in ogni forma e fenomeno essa si presenti.

Siamo pronti a combattere insieme almeno per questi quattro semplici punti da liberi cittadini che intendono liberarsi da tutte le mafie?

Pare che in Italia sia proprio arrivata l’ora di dire:
basta mafia.

Senzadubbiamente.

Gustavo Gesualdo
Cittadino Antimafia

Riflessioni a tastiera aperta – 26 gennaio 2013

sabato, 26 gennaio 2013

In un Paese dove la Giustizia non funziona, malfuniona o disfunziona volutamente, il potente vince sempre sul debole e caino uccide Abele ogni giorno senza mai essere punito per le sue colpe.
Politica e burocrazia devono darsi una mossa, ovvero essere sostituite definitivamente con qualche forma di amministrazione differente che funzioni e difenda il popolo sovrano degli Abele e punisca caino, in tutte le sue forme e potenze.

La casta politico-burocratico-sindacale idagliana e la banda dl buco da 14 miliardi di MPS che pagheranno i cittadini lavoratori ed il popolo sovrano dei nonclienti e non scoi di MPS: un vero e proprio furto.
Nel Monte Paschi di Siena governava e governa la sinistra politica italiana, attraverso uomini della UniCoop, dei sindacati e del PCI/PDS/DS/ULIVO/Margherita/Partito Democratico.
Domanda intelligente:
se questi politicanti dell’anti-politica e questi sindacalisti dei non lavoratori hanno fatto fallire MPS con negoziazioni illecite, illegali, scorrette e non nell’interesse della banca ma del partito dei corrotti o del sindacato dei non lavoratori, allora cosa potrebbero mai fare questi inutili e dannosi al governo del paese?

In Russia sarà vietato parlare di omosessualità o anche fare outing.
Con una maggioranza pressoché assoluta, il Parlamento russo ha approvato una legge che cancella l’omosessualità dalla vita quotidiana del paese.

I politici idagliani?
Tutti auto blu, scorte e puttane (o transputtane, vanno molto di moda).
Tutti chiacchiere e distintivo.
Tutti buoni a nulla assai corrotti e mafiosi.

La Russa: «Genitori omosessuali inducono figli a crescere gay»
Su questo argomento esistono studi un po più approfonditi e recenti.
In realtà sono studi che non hanno nulla a che fare con l’omosessualità, ma con i figli violenti, bulli, tendenti a originare disordine e danno sociale.
La mancanza della figura paterna in una famiglia favorisce l’insorgenza di problemi caratteriali anche seri nei figli.
Ora, si tratta solo di individuare quale sia la “figura paterna” in una coppia omosessuale:
tanti auguri.

Paolo Villaggio: “L’omosessualità è un’anomalia genetica”
L’omosessualità è anomalia genetica?
Patologia deformante del gene?
Il dibattito è aperto da molto tempo ormai.
Se è una patologia o una anomalia, allora, perché assegnarle la palma del diritto ad un inesistente terzo sesso?

600 mila euro di tangente per l’acquisto di 45 autobus a Roma:
sarebbe andata alla segreteria del sindaco Gianni Alemanno.
600mila manganellate e 600mila litri di olio di ricino, ecco come si sistemano “certe cose”.

In relazione alla candidatura del rettore della fallimentare UniFG in politica.
Ma come: capace di governare?
E governare che?
Se governa la politica dei foggiani come ha governato l’università foggiana siamo tutti prossimi al fallimento.

In relazione alla promozione dei prodotti tipici pugliesi agroalimentari
Ottimo lavoro.
Ora però, sarebbe anche l’ora di individuare, mappare e registrare i siti nei territori italiani che hanno ospitato ed ospitano pericolose discariche abusive contenenti anche tossico-nocivi e semmai anche un po di rifiuti radioattivi.
Perché il consumatore ultimo, il cittadino che acquista il cibo per se e per la propria famiglia DEVE ESSERE INFORMATO con apposita dicitura sui prodotti agroalimentari cresciuti e raccolti nei pressi di codeste discariche:
“prodotto piantato, cresciuto e maturato in terreno vicino a dsicarica abusiva”.
E buon appetito
E facciamoli sti’ controlli sugli alimenti:
facciamoli seriamente, onestamente, sicuramente, francamente.

La sfida Cgil: «Piano Lavoro» Camusso: “Solo così si riparte”
Gesualdo: e da quando in qua i sindacalisti italiani sono diventati manager e imprenditori e programmano indirizzi strategici aziendali di settore?
Maleducati alla direzione di banche come MPS si credono capaci di governare il paese.
Aspirante Medico-Stregone: cura te stesso.

Severino: “riforme valide”
L’Anm: “basta leggi ad personam”
Gesualdo: “basta Giustizia da quarto mondo”

Bersani: “trovare una chiave di convergenza sindacati-imprese-governo”
Gesualdo: e chi vi ha mai impedito di farlo nei decenni passati?
Perché il cuneo fiscale non è mai stato contrastato ed eliminato da partiti come il PD e sindacati come la CGIL?
Ed ora, che hai bisogno di consenso, solo ora ricordi che hai anche bisogno di una chiave di convergenza?

Monte Paschi Siena la vogliono nazionalizzata sia Grillo che Samori.
Posizioni inconciliabili che trovano assiomi (le famose convergenze parallele) solo quando c’è da parare il culo ai ladri ed agli idioti che si fanno derubare il posto di lavoro dai ladri.
I caini si aiutano sempre fra di loro.
Il problema d oggi è tutelare Abele, però e non e mai più caino prima di Abele.
Io non voglio pagare il conto per questa classe dirigente di ladroni e mafiosi, corrotti e contaballe per fessi.

Parole in libertà sul tema della Sicurezza
“Le difficoltà nella sicurezza sono tante e variano anche in base alla configurazione urbanistica.
Ma i “soliti ignoti curano” gli operatori della sicurezza e scelgono sempre di agire durante il turno del meno attento, del più distratto. Questa regola è sganciata dal tempo e dal luogo e dalle condizioni generali e particolari:
è una questione di deterrenza.”
“Faccio sempre il solito esempio per far Intuire cosa sia la scelta del aldro in base alla deterrenza:
vi sono due auto uguali parcheggiate l’una di fianco all’altra ed un ladro, ha deciso di rubare una delle due. La prima autovettura, si presenta priva di impianti di allarme e di sistemi antifurto, mentre la seconda appare ben protetta.
Secondo voi, quale delle due auto cercherà di rubare il ladro?”
“Ecco perché la SELEZIONE è TUTTO, nella SICUREZZA come in ogni settore della SOCIETA’ e del MONDO del LAVORO e della PRODUZIONE:
una volta introdotti parassiti nel sistema, il sistema non funziona più, malfunziona o disfunziona in maniera diretta e proporzionale al numero dei parassiti lasciati proliferare da una selezione fatta di raccomandazioni politiche e sindacali.”

La fobia per le intercettazioni fra i boss della mala:
“Aho! Sicuro che dentro ’sta macchina se pò parla’, Vincè?.

Della condizione della raccolta dei rifiuti a Foggia
320 posti di lavoro salvati fra AMICA e Daunia Ambiente che verranno assunti da AMIU Bari:
dopotutto e per come si erano messe le cose (malissimo), è un buon risultato.
Ora però, occorre saperlo mantenere, rispettarlo ed onorarlo questo posto di lavoro, soprattutto in tempi così difficili e amari.
Senza mai dimenticare che AMIU, AMICA, Daunia Ambiente esistono solo ed esclusivamente per offrire servizi al cittadino e per mantenere pulita la città e per nient’altro.

Stamane un mezzo dei Vigili del Fuoco in intervento è stato bloccato ed impedito da un mezzo della ASL parcheggiato (sarebbe meglio dire abbandonato in malo modo) in divieto di sosta in Via Pesola a Foggia a poche decine di metri dalla ASL di Piazza della Libertà.
Complimenti:
figurarsi come vi prendete cura della salute pubblica.
Se tanto mi da tanto.

Un altro aspetto della sanità convenzionata verso il fallimento:
Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo con 600 esuberi e bilancio stracciato.
Padre Pio, beato o santo che sia, ringrazia politici e burocrati per essere riusciti a distruggere anche quel gioiellino sanitario che era il suo ospedale.
Mi unisco alle maledizioni di Padre Pio.
Politici, burocrati e sindacalisti al rogo.

Un tempo, si affermava anche a livello scinetifico che le donne fossero maggiormente al riparo da certi tumori derivanti dal tabagismo.
Poi le donne delle lotte femministe per l’uguaglianza dei diritti fra i sessi cominciarono a fumare “per sentirsi più uguali all’uomo” e la comunità scientifica dovette ammettere che quel basso rischio tumorale era relativo al basso tasso di tabagismo fra le donne.

Commentando i finanziamenti regionali nella produzione di olio pugliese
E c’è un rettore semisospeso di una università pugliese semifallita che non ha ritenuto interessante creare una “Università dell’Uva e del Vino” o un Dipartimento equipollente.
Incredibile, ma vero.

Dietro l’evasione fiscale, spesso, si nasconde qualcosa di losco, si nasconde una ricchezza che non vuole sfuggire solo al fisco ….

Uccidere un mafioso non è reato – Pena di Morte per i mafiosi

sabato, 19 maggio 2012

Ancora un attacco della malavita italiana al debolissimo stato di diritto, istituzionalmente infiltrato dalle organizzazioni mafiose nel commercio do ut des fra posti di lavoro pubblici ed appalti pubblici contro voti, il cosiddetto voto di scambio.

La mafia alza il tiro, vista l’impunità della quale gode il primo agente economico italiano e la prima azienda italiana per fatturato:

la mafia spa.

L’Europa invita l’Italia a divenire adulta, el adiminare ogni riserva di potere pubblico abusato in virtù di arricchimenti personali, famigliari, di casta, di corporazione, di mafia.

Ma la casta politica italiana, vile ed inetta, ignorante ed arrogante, presuntuosa e corrotta, già una volta scese a patti con le mafie e segnò la resa dello stato di diritto alle organizzazioni mafiose, la resa dello stato all’antistato.

Così le mafie, che conoscono benissimo la viltà dei politici italiani, assai simile alla viltà del comandante napoletano della Costa Concordia Francesco Schettino, minacciano nuovamente il popolo e lo stato italiano a mezzo bomba in quel di Brindisi, proprio in quel sud dove lo stato perde sempre e la mafia vince sempre, usando spesso e volentieri lo stesso potere dello stato.

Una scuola, ragazzi e ragazze, l’inviolabilità dell’innocenza, della gioventù, della fanciullezza.

Colpire al cuore della società, nella zona più inerme.

Così una bomba composta di esplosivo e ben due bombole di gas GPL viene fatte deflagrare nei pressi di una scuola, ad una certa distanza dal tribunale, bomba che uccide una ragazza innocente di appena 16 anni, Melissa bassi, e ne ferisce altre sette.

L’istituto scolastico aveva vinto un premio nel tema della Legalità e porta il nome di “Francesca Laura Morvillo Falcone”.

Torna la pressione mafiosa proprio mentre i napoletani Napolitano (Presidente della Repubblica e Capo dello Stato) e Severino (Ministro della Giustizia) ed il siciliano Renato Schifani (Presidente del Senato della Repubblica) preparavano l’ennesimo indulto, l’ennesimo atto di viltà e di tradimento, caratteristiche proprie di tutta la classe dirigente italiana, soprattutto quella di origine meridionale, sia che comandino una nave da crociera e sia che comandino un paese intero.

L’indole arrendevole, vile, indolente e pigra del meridionale ben si presta alla pressione mafiosa, che ottiene sempre una capitolazione del meridionale se non una sua vera e propria complicità.

E basti vedere come è ridotto il meridione d’Italia per comprendere quanto sia autentica questa realtà.

Ma proprio come (pre)disse Giovanni Falcone:

« La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. », la fine del fenomeno mafioso quindi, coinciderà con la sua morte fisica, con la morte fisica dei mafiosi.

Se la mafia è un fenomeno umano, la sua fine non potrà che esserne indiscutibilmente la morte.

Se esistesse una classe dominante di vincitori di concorso pubblico e di pubbliche elezioni non asservita alle organizzazioni mafiose, vedremmo, dopo questo vile attentato, una applicazione a tolleranza zero della legge nei confronti dei mafiosi, come vedremmo l’immediata approvazione di una unica legge con tre articoli:

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

il reato di associazione mafiosa è punito con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia o liberamente, viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.

Se lo stato si è sempre arreso alla prepotenza e alla violenza mafiosa, il popolo dovrà manifestare la sua contrarietà alla dominazione mafiosa ed alla eccessiva arrendevolezza di uno stato che, come il suo ministro dell’interno, dinanzi a tali avvenimenti, non sa far altro che bofonchiare in modo incomprensibile nel tg, invece di chiedere la pena di morte per i mafiosi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X