Articoli marcati con tag ‘Giorgio Napolitano’

Il condono alla napoletana e l’onestà tradita

domenica, 2 aprile 2017

Ancora una volta, è un blogger che deve farsi carico delle responsabilità di una classe politica fallita e incompetente e di una casta della informazione del tutto asservita alla casta politica e affatto libera.

Di cosa stiamo parlando?

Del condono tombale ed epocale che il presidente della regione campania de luca ha elargito come ennesimo obolo elettorale ad una regione meridionale che di tutto ha bisogno, tranne dell’ennesimo schiaffo alla legge e alla legalità.

Ma ormai, non ci troviamo più di fronte ad un regime democratico e repubblicano (sia pure proprio dal governo del partito democratico si muova l’ennesimo attentato alla legalità e alla democrazia), bensì, siamo di fronte al regno di re giorgio, detto il napolitano e della peggiore classe politica italiana in assoluto, quella meridionale.

Lungi dall’affrontare e risolvere la questione meridionale, la questione morale e affermare il principio della legalità, i politici meridionali occupano i posti chiave nella pubblica amministrazione, con un effetto invasivo nella pubblica amministrazione, che vede meridionali incarnare e esercitare poteri pubblici e funzioni pubbliche in ogni luogo del paese.

Non produce più nessuna reazione infatti, il sentire inequivocabili accenti meridionali in ogni dove in Italia, soprattutto dove c’è un potere pubblico o una funzione pubblica.

Peccato non accada anche il contrario.

Siamo di fronte ad una vera e propria ferita mortale inferta al principio della legalità, un condono che cancella decenni di corruzione e di abusi, decenni di regno delle mafie nelle istituzioni e sopra le istituzioni.

E chi se ne frega se nella sola città di napoli si rilevi che siano ben 7 su 10 gli edifici costruiti in abuso delle leggi e o in sopruso di ogni elementare regola di prudenza e di prevenzione dei rischi.

Tanto, se cadono giù per un terremoto, si chiamerà l’intero paese a rispondere e pagare per tali mancanze.

Il caso in se è vergognoso, incivile, anti-democratico, immorale, contro ogni etica e ogni diligenza e prudenza, sia umana che politica che amministrativa e di governo della cosa pubblica e della applicazione della legge.

Eh, sì, infatti la legge a napoli non si applica e non si applicherà mai.

A napoli c’è un enorme, diffuso, condiviso e totale rifiuto delle regole e non osservanza delle leggi?

E dov’è il problema?

Si fa un bel condono e si risolve tutto.

La cosa che più indigna tra tutte è il silenzio in cui è caduto questo vero e proprio attentato all’unità nazionale del paese:

se una regione può fare quel che le pare, perché nelle altre si dovrebbero osservare quelle leggi che altrove vengono aggirate, quegli abusi che altrove vengono condonati?

Così si istiga a delinquere, a violare la legge nella certezza della impunità, della impunibilità.

Così si esporta un modello di vita che impedisce all’intero paese di sedere degnamente tra i grandi paesi europei, uno stile di vita criminale ed incivile che costringe l’Unione Europea a creare compartimenti stagni (le due velocità servono anche a questo) per evitare la diffusione di questo pericoloso contagio e la Svizzera a chiudere di notte alcune frontiere per difendersi dalla aggressione criminale che proviene proprio da questa Italia qui, indegna e vergognosa.

Vi meravigliate che si commettano efferati delitti senza che nessuno paghi?

Vi meravigliate che questa Italia venga dileggiata e beffata, sbeffeggiata e degradata?

E credete che il condono campano sia estraneo alla convinzione che, chi sbaglia non paga mai, in Italia?

Il silenzio dei politici campani e napoletani sulla vicenda poi, è incredibile.

Tutti, ma proprio tutti, restano in silenzio, nessuno protesta, nemmeno di maio, che al massimo si fa venire un mal di pancia e dribbla i suoi impegni nei confronti dell’Onestà.

Tutti in assoluto silenzio.

Vergognoso

Platone:
“così muore la democrazia, prima che nel sangue nel ridicolo”

Moro:
“Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”

Adesso, potete andare a fanculo tutti quanti, lerci porci che distruggono l’Italia e l’affondano sino ad affogarla nella pece.

L’onestà, l’onestà:

appena arrivano vicini al potere, si scopre che fanno schifo esattamente come tutti gli altri, e che l’onestà, è solo e sempre quella degli altri, non e mai la loro, nemmeno quella intellettuale.

Non valete un cazzo, nessuno di voi vale un cazzo.

Soprattutto, nessuno di voi è in grado di cambiare questo paese, supposto che lo voglia veramente, poiché da quel che vedo, volete solo andare a fottere la legge, la legalità, l’onestà e inculare quei cittadini che si comportano onestamente (che non vi votano più, sia pure vi abbiano mai votato per questo).

Gustavo Gesualdo
alias il Cittadino x

Il fallimento politico è una bomba ad orologeria

venerdì, 24 giugno 2016

In questi giorni, più che mai, si legge benissimo il fallimento delle istituzioni politiche europee, americane e più in generale, occidentali

La Brexit è solo un segnale, piuttosto rumoroso, ma sussistono gravissimi i motivi della crisi politica, tecnocratica e burocratica

I modelli di riferimento della leadership europea e americana crollano uno dopo l’altro, sottomessi all’imperativo della lobby gay e della lobby musulmana

Tralasciando il modello dei paesi europei del nord (quelli del sud sono già falliti), concentro l’attenzione al modello politico americano e a quello italiano

In America, Donald J. Trump rompe l’establishment mafioso dei clan conservatore (Bush) e democratico (Clinton), sfida la struttura tecnocratica e burocratica americana e si propone come soggetto del cambiamento vero, mettendo in ridicolo tutte le passate amministrazioni americane, sia di destra che di sinistra

Trump rappresenta il nuovo modello politico globale, l’unico possibile

In Italia invece, una manciata di voti verdiniani, alfaniani e berlusconiani sostengono il governo renzi delle sinistre in virtù di un patto privativo che tradisce la costituzione e la buona fede degli elettori italiani:

il patto del nazareno

Si scopre così che una oligarchia di soggetti e di interessi governa sempre e comunque a dispetto della alternanza, della divisione tra destra e sinistra, tra moderati e riformatori, tutte categorie nobili quanto false, benigne quanto finte

Con questo sistema un certo numero di soggetti e di interessi governa e viene tutelato e difeso dai governi di sinistra come dai governi di destra, dai governi democratici come dai governi liberali

Tutto finto, tutta una farsa mafiosa

Anche in Italia serve urgentemente un soggetto umano e politico che rompa e rottami definitivamente anche il solo ricordo del renzismo e del berlusconismo, annessi e connessi compresi

Serve un Trump, un modello italiano che elimini e per sempre questa democrazia bloccata, questa alternanza fregata, questa democrazia che tutela in esclusiva mafiosi e corrotti, omosessuali e musulmani

Io non vedo un elemento trumpista nello scenario italiano e questo non promette bene per la tenuta del residuo legame che unisce stato e paese reale

Un popolo indignato e incazzato non troverà nel sistema dei traditori alcuna rappresentanza, nessuna identificazione

Il magna magna generale del partito della pagnotta continua imperterrito, tutelato e garantito dal berlusco-renzismo alla napolitana, dalla trattativa stato-mafia, dal patto del nazareno

E questo non va bene, non fa bene

Se non si romperà questa oligarchia mafiosa e corrotta non vi sarà alcuna salvezza possibile per l’Italia e gli italiani, dentro come fuori delle frontiere-colabrodo europee

Le cose si mettono male e non si vedono soluzioni alle crisi del fallimento politico annunciato cui stiamo assistendo, al tradimento politico che stiamo subendo

E se una pentola a pressione ha la valvola di sfogo rotta, non resta che un aumento costante e continuo della pressione interna, sino al momento della esplosione

Preparatevi al peggio:

queste merdacce politiche di destra e di sinistra non vogliono cambiare un bel cazzo di niente, ma vogliono continuare a fare solo e solamente i cazzi loro,sistemare le loro famiglie grazie all’abuso del potere pubblico, scambiare voti con posti di lavoro, voti con appalti pubblici, voti con soldi e sostegno delle mafie

mala tempora currunt
sed peiora parantur

Brutti tempi corrono
ma peggiori si preparano

E vaffanculo

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lobby Gay è Lobby della Corruzione Morale e Materiale?

domenica, 15 maggio 2016

Da tempo intravedo nel’azione del governo italiano due ben determinati obiettivi, limpidi e chiari, evidenti e pericolosi

Da un canto, il governo usa le unioni civili come arma di depistaggio politico per celare i veri problemi della mafia e della corruzione, che restano ingovernati

Dall’altro il governo impone un nuovo potere statuale, quello omosessuale

L’aggressione e la non tutela e difesa delle famiglie naturali fondate nell’istituto giuridico del Matrimonio unita al fiorire di nuovi diritti fondati su nuovi sessi inesistenti dimostra un odio rancoroso, un rabbia violenta e pericolosa nei confronti della eterosessualità

Ma non si tratta di una questione di sesso o di razza:

non cascateci

Si tratta della irruzione violenta nel nostro sistema di un potere straniero, aggressivo, egoista, violento e antidemocratico, che viene imposto con la forza della fiducia del governo e dalla azione del governo, come dalla sua omissione

Si tratta di una lotta di potere che tenta di cancellare la nostra storia, la nostra civiltà giuridica, il nostro modello di vita per far posto ad una modernità falsa e pretestuosa, provocatrice e rabbiosa, odiosa e oppressiva delle maggioranze democratiche

Due gli avvenimenti che mi hanno definitivamente convinto della esistenza reale e tangibile di questo prepotere

1)
Il governo renzi insabbia la riforma della Giustizia (Pacchetto di misure a contrasto della Criminalità Organizzata) Davigo-Gratteri e invece reagisce violentemente attaccando la magistratura alle indagini dei giudici sulla corruzione politica

2)
Spunta un giudice che dichiara che il ministero della famiglia deve cambiar nome, definendolo in un nuovo Ministero delle Famiglie

Morale e Sintesi:

se un giudice dichiara che corruzione e mafia non sono contrastate dalla politica, la casta politica attacca la Magistratura e crea conflitti tra poteri istituzionali di cui godono proprio mafiosi e corrotti

se un giudice prevarica il potere esecutivo facendo politica attiva nella proposta di un ministero delle famiglie, allora il patto del nazareno, il triumvirato napolitano-berlusconi-renzi tace e assente

Mi convinco della esistenza della lobby gay e mi convinco altresì che l’azione della lobby gay è tutelata e difesa da una politica legata al mancato contrasto di mafie e corruzione

Quindi, ergo:

LA LOBBY GAY E’ LOBBY DELLA CORRUZIONE E DELLE MAFIE?

Attacco alla Magistratura è Attacco allo Stato

mercoledì, 11 maggio 2016

Il metodo mafioso difficilmente uccide un politico, a meno che tale politico non fosse affiliato alla organizzazione mafiosa o avesse contratto un negozio giuridico criminale con essa per poi tradirlo

Il metodo mafioso non uccide i politici perché i politici, quando vengono colpiti come nel caso del terrorismo politico, dimostrano di saper difendere se stessi e lo stato dal terrore e dalla violenza, sconfiggendo definitivamente il terrorismo brigatista rosso

Il metodo mafioso ammazza invece magistrati, giudici, procuratori, PM e GIP, uccide carabinieri, poliziotti e finanzieri

Il metodo mafioso uccide un fedele servitore dello stato innanzitutto isolandolo, creando una atmosfera astiosa intorno a se, usando altri servitori dello stato infedeli e corrotti per screditarlo, impedirlo e mortificarlo nel proprio ambiente, nella sua dignità umana e professionale, nel suo mondo privato, famigliare, sociale

Questa aggressione uccide ben più di un colpo di pistola o una raffica di kalashnikov o un chilo di tritolo:

mina l’equilibrio mentale, organico e fisiologico, mina il riconoscimento sociale e professionale, spinge ad una reazione, induce in errore, provoca una reazione o attenta direttamente alla integrità psico-fisica dell’individuo oggetto della aggressione mafiosa

Ma è sempre l’isolamento il momento iniziale della aggressione mafiosa, oltre alle minacce, più o meno velate, più o meno pubbliche

La Politica usa la stessa strategia quando viene indagata dalla Magistratura:

attacca il metodo (le intercettazioni), attacca le indagini, isola i magistrati e gli agenti ed ufficiali di Polizia Giudiziaria che svolgono le indagini, sia all’interno dei loro uffici che nell’organo di autogoverno della magistratura, che dovrebbe essere potere costituzionale indipendente dal potere esecutivo e legislativo, ma che dal potere politico e burocratico deve ricevere le condizioni di lavoro dignitose, uffici funzionali, collaboratori, auto blindate e l’acquisto, la dotazione, l’ordinaria e la straordinaria manutenzione e tutela degli uffici, delle auto, degli strumenti di indagine

Oltre a dispositivi normativi che consentano nella realtà di perseguire i reati e non di attendere la loro prescrizione, in un estenuante e continuo mettere il bastone tra le ruote della politica alla Magistratura e al comparto Sicurezza, agli investigatori e alle Forze dell’Ordine in generale e in particolare

Il fatto stesso che la Politica si sia inventata il modo di dividere Magistratura e forze dell’ordine costringendo in un immaginario collettivo che veda la magistratura di sinistra e la sicurezza di destra, evidenzia quel continuo, costante ed estenuante bastone della politica tra le ruote della Giustizia e della Sicurezza, per impedirla, per negarla

Ogni volta che la politica attacca la magistratura, attacca tutto il comparto Giustizia e tutto il comparto Sicurezza

Ogni volta che la Politica attacca le indagini e i metodi di indagine di Magistratura e Forze di Polizia, li isola dal contesto istituzionale e costituzionale, li emargina e ridicolizza, li degrada e ferisce

Ma, come la mafia, la politica inizia l’attacco con l’isolamento dei soggetti che la indagano, esattamente come fa la mafia, propriamente come fa la mafia

Questo conflitto istituzionale è un vero regalo alle mafie:

appena inizia l’isolamento dei vari De Magistris, Di Matteo, Davigo, Di Pietro, Masi, la mafia approfitta della complice alleanza politica che attacca la magistratura e approfitta del momento di debolezza e di isolamento creato dalla politica per attaccare anch’essa magistrati e investigatori

Per fortuna che il metodo di indagine e preventivo ha raggiunto livelli di eccellenza (nonostante il complesso delle indagini sia ostacolato e non favorito) e grazie anche al tanto vituperato (sempre dai politici) strumento del pentimento e dei Collaboratori di Giustizia, si scopre in anticipo un piano per eliminare questo o quel giudice, con tutta la sua scorta

Il caso odierno del rinvenimento in Puglia del tritolo che serviva a far saltare un giudice anti-camorra nel napoletano è prova lampante di questa complicità ed assonanza di comportamenti tra politica e mafia

Ma nel passato fu un eguale rinvenimento in Calabria che era destinato a far saltare un giudice anti-mafia siciliano

Da osservatore esterno, trovo questa identità di comportamenti mafiosi dei politici e dei mafiosi stessi inaccettabile, criminale, criminoso, criminogeno

Da investigatore dilettante individuo ed evidenzio il basilare filo che collega e prova due comportamenti uguali di due soggetti differenti in un unico movente:

isolare e massacrare, moralmente e materialmente giudici e investigatori, uomini di scorta e forze di polizia, renderne difficile se non impossibile e inutile il lavoro quotidiano, impedire di ottenere Giustizia e Sicurezza per i cittadini

Non so se è chiaro:

sto accusando la Politica di usare il medesimo comportamento mafioso usato dalle organizzazioni criminali mafiose verso un medesimo “nemico” che osa indagare politici e/o mafiosi, la magistratura

Ma, attaccare la magistratura così come fa la politica, è o non è un comportamento mafioso ovvero un comportamento non adeguato, responsabile e consequenziale al giuramento di fedeltà allo stato e alle sue istituzioni?

Ora mi spiego meglio perché la politica attacca le mafie solo dal punto di vista associativo e non personale, e mi spiego meglio perché non sia previsto, punito e istituito il reato di comportamento mafioso, comportamento che abbiamo riscontrato essere identico nell’agire politico e nell’agire mafioso

Il titolo di questo post è da brividi ed evidenzia come la Politica, attaccando la Magistratura, la isoli e la renda facile preda della criminalità organizzata, che gongola e ride soddisfatta di questi conflitti

L’attacco alla Magistratura è un attacco allo Stato

Se di deriva autoritaria si parla tanto in questi giorni, questo ne è certamente l’elemento probatorio più pericoloso:

una sorta di alleanza tra politica e mafia nell’isolamento della Magistratura a discapito dello stato, a distruzione dello stato, a tradimento dello stato

E non è detto che la famigerata Trattativa Stato-mafia non passi attraverso la cruna di questo ago, sottile e tagliente, proprio come un’arma che uccide silenziosamente, senza Bang bang e Boom

So che quel che affermo è grave e me ne assumo tutte le responsabilità relative

Io, quell’isolamento lo conosco, l’ho vissuto e lo vivo, l’ho pagato e so quanto sia pericoloso e pesante, so quanto sia difficile l’accesso al mondo del lavoro se ti metti contro “certa politica”

Ma io sono nessuno e non sono lo stato, ne faccio parte, ne sono una parte, non ne incarno poteri e funzioni pubbliche, ma li difendo ogni volta che li vedo aggrediti da quell’isolamento che conosco e respingo

Non so se i politici si rendano conto della gravità e della pericolosità sociale, comunitaria e statale che incarnano quando attaccano direttamente o indirettamente la magistratura, gli investigatori, i metodi e gli strumenti di indagine

Non so se esista una anche probabile alleanza tra mafia e una parte della politica

Quel che so è che, comunque lo vogliate definire, quello evidenziato è un comportamento mafioso

E va punito e contrastato severamente, duramente e sicuramente

Io faccio la mia parte

Se esiste una Politica che si ritiene diversa e differente da quella che adotta questi comportamenti, a questa Politica chiedo:

1) l’integrale approvazione e applicazione del pacchetto anti-mafia Davigo-Gratteri

2) l’istituzione del reato di comportamento mafioso, nella cui fattispecie occorre integrare il reato di corruzione, che è il reato alla base di questo ragionamento, quel reato che indagato dalla Magistratura, fa saltare dalla poltrona politici mafiosi e corrotti ed emergere un comportamento mafioso che risulta identico a quello adottato dalle mafie

Poi, posso morire tranquillo e sereno, convinto di aver lasciato ai miei figli un mondo migliore di quello che ho ricevuto e subito io

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il primato della politica e la giustizia mancata

domenica, 24 aprile 2016

Si manifesta l’insoluto scontro tra poteri in Italia.

La magistratura indaga la politica, la politica attacca la magistratura.

Un cliché, un déjà vu, un comportamento seriale.

Da dove partire per una analisi di questo fenomeno?

Dal suo apparire?

Sì, solo per lo spunto iniziale.

Dal suo agire o non agire?

Sì, per comprendere i motivi per cui la politica agisce o non agisce e la magistratura può agire o non può agire.

Il primato della politica deve essere analizzato scevro delle ideologie o delle letture ideologiche, se si vuol capire cosa è oggi il governo dei popoli e dei territori.

Ecco, abbiamo raggiunto il primo assunto di questa analisi:

politica non è retorica o discorso, politica è governo, mera amministrazione della cosa pubblica e regolamentazione di quella privata.

E qual’è il compito della politica in una democrazia repubblicana?

Governare la spesa pubblica, indirizzare la spesa in un senso o in un altro, erogare servizi alla cittadinanza accessibili, fruibili, efficaci ed efficienti, emanare leggi che regolamentino i comportamenti umani, difendere e tutelare il territorio e il popolo.

Ora, leggendo i giornali e guardando la tv, si rintracciano questi fondamenti della politica?

Abbiamo bisogno di un caso concreto per rispondere alla domanda.

L’ennesimo conflitto tra potere esecutivo e potere giurisdizionale, altrimenti detti potere politico e potere giudiziario, può essere il caso di analisi.

Perché?

Perché è nel conflitto tra poteri costituzionali che si celano i conflitti tra altri poteri, più o meno leciti e/o legali, rappresentabili o temibili.

Perché è un conflitto aperto ed irrisolto, perché la giustizia in Italia non funziona e il rimpallo delle responsabilità tra i poteri in oggetto pone dubbi sui fondamenti e le intenzioni che sorreggono le posizioni in campo.

Questi dubbi vanno sciolti e questa analisi tenterà un procedimento razionale alla comprensione e alla emersione dei motivi che originano questa crisi irrisolta.

Punto Primo

Il primato è della politica:
essa governa, indirizza, legifera, normalizza e regolamenta ogni singolo comparto della pubblica amministrazione, delle funzioni pubbliche, dei poteri pubblici come delimita gli atti umani in atti leciti ed illeciti, legali ed illegali.

Punto Secondo

Il potere giudiziario è potere tra i poteri democratici e costituzionali italiani, autonomo dagli altri poteri e dipendente o indipendente dagli indirizzi politici a seconda dei casi, normalizzato e regolamentato da essi, unico soggetto deputato alla interpretazione e applicazione del diritto oggettivo, di quelle leggi che la politica scrive e impone.

Credo che, posti questi due punti, possiamo passare all’analisi del caso concreto.

La magistratura indaga su presunti comportamenti illeciti di persone vicine a membri del governo (il parlamento va letto in un libro a parte, essendo direttamente rappresentativo del popolo e contenendo un numero incredibile di parlamentari indagati, specchio dei tempi e del popolo che rappresenta) e la politica risponde con attacchi nel metodo (uso o presunto abuso delle intercettazioni e delle indagini) e nelle persone che incarnano il potere giudiziario, una querelle in cui rispunta ciclicamente il fantomatico “partito dei giudici”, qualificando come “politici” i fini delle indagini della magistratura.

Come potete osservare, ad una normale funzione pubblica giudiziaria corrisponde una reazione anormale e conflittuale.

Perché?

Questo accade ogni volta che la magistratura inciampa in soggetti politici o vicini alla politica nel corso delle indagini, sia amministrative che civili e penali.

Quel “ogni volta” rappresenta un elemento di analisi interessante:
manifesta un potenziale e pericoloso diniego da parte della politica di sottoporsi alla legge e alla costituzione, diniego che vorrebbe estendere l’immunità parlamentare a casi di evidente criminalità, organizzata e individuale.

Pochi i casi di accettazione placida ed equilibrata da parte della politica in questi aspetti conseguenti alla normale funzione giudiziaria di indagine e di giudizio, o presunti tali, sino a prova contraria.

Il primo dato che salta agli occhi è proprio questo:

la volontà malcelata da parte di certa parte della politica di porsi al di sopra della legge e della costituzione.

Il caso

In tema di contrasto alla criminalità organizzata (leggi mafia) il premier Renzi affida ad una commissione composta da magistrati, avvocati e docenti universitari il compito di produrre un testo di riforma.

Il primo elemento che salta gli occhi, è la completa mancanza in questa commissione di soggetti provenienti dalle forze di polizia, dai carabinieri, dalla guardia di finanza, dai servizi di intelligence, come se giustizia e sicurezza fossero due facce di due medaglie diverse e non della stessa.

Ricordo a me stesso che i caduti nella guerra tra mafia e stato sono soprattutto magistrati, carabinieri e poliziotti.

Alcuni nomi:

Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Carlo Alberto dalla Chiesa, Antonino Cassarà (detto ninni), Beppe Montana.

Il secondo aspetto da rilevare è che questa commissione ha lavorato a titolo gratuito, non oneroso.

La commissione elabora il progetto di riforma della giustizia e lo consegna al committente:

la politica.

Successivamente, il progetto non viene trasformato in un decreto del governo cui imporre la fiducia nel voto parlamentare.

Semplicemente, viene tenuto chiuso in un cassetto.

Tale provvedimento prende il nome di Gratteri, dal suo presidente, Nicola Gratteri

Uno dei dodici componenti della commissione per la riforma della giustizia è Piercamillo Davigo, interprete principale insieme a Matteo Renzi del dissidio nato tra potere politico e potere giudiziario e preso a caso in questa analisi.

Mi sembra che gli elementi di questa analisi razionale aprano una serie di orizzonti, pongano una serie di domande.

Prima Domanda

Perché la politica chiede alla magistratura di produrre un testo di riforma della giustizia che la renda efficace contro le organizzazioni mafiose per poi tenerlo chiuso in un cassetto e decidere di non vararlo?

Seconda Domanda

Il conflitto tra poteri incarnato da Renzi e Davigo ha una relazione, un nesso di causalità (e non di casualità) con la mancata realizzazione della riforma?

Terza Domanda

Quale è il vero indirizzo politico?
A tutela dello stato contro l’anti-stato mafioso?

Quarta Domanda

Perché la politica ha avviato questo conflitto attaccando intercettazioni e magistratura?

Quinta Domanda

Cosa è la trattativa stato-mafia?

Sesta Domanda

Perché l’Associazione Nazionale Magistrati ha eletto come suo presidente Piercamillo Davigo, dopo la produzione della riforma Gratteri e la sua mancata decretazione da parte del governo e legiferazione da parte del parlamento?

Mi fermo qui.

Credo che l’analisi sia sufficiente ad aprire squarci di luce in questo caso di specie come nella analisi di partenza.

Lascio ad ognuno l’elaborazione dell’analisi e il dare risposte alle domande che ho posto.

Una considerazione però la voglio fare.

E la propongo in domande, ancora un volta:

quale valore e significato hanno Michele Emiliano, Antonino Di Matteo e Luigi De Magistris in tutto questo?

Cosa e Chi servono Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi?

E qui, gli squarci e i dubbi diventano realtà.

Ma sono mie considerazioni personali.

Consideratele tali.

Buon ragionamento a tutti.

Gustavo Gesualdo

Il boomerang e l’Effetto Emiliano

lunedì, 18 aprile 2016

Brevi considerazioni a margine della pretesa vittoria di cui esulta il premier Renzi in merito al referendum denominato “trivelle” del 17 aprile 2016.

Torna indietro come un boomerang affatto impazzito l’effetto anti-referendum che ha portato Renzi e Napolitano ad istigare a non votare.

La terza sezione penale della Cassazione si è già espressa in merito con sentenza, rilevando che che anche l’art. 98 del testo unico del 1957 è applicabile ai referendum.

Art. 98
1. Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000.

Anche la legge 352 del 1970 estende esplicitamente al referendum le sanzioni previste dal testo unico del 1957.

Inoltre l’invito all’astenzionismo di Renzi e Napolitano viola una direttiva del consiglio d’Europa.

Per la violazione di legge, un cittadino ha denunciato penalmente Renzi e Napolitano.

Per la violazione della direttiva, pende ricorso del Codacons.

Come potete osservare, l’Effetto Emiliano (non solo referendario, ma anche e soprattutto politico) è tutt’altro che finito ed ha risvegliato dal torpore cittadini qualunque e organizzazioni di tutela e difesa dell’Ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori.

Anzi, tale effetto pare debba ancora produrre tutti i suoi effetti.

Se Renzi credeva di aver vinto, sbaglia e di grosso.

Chi risulta vincitore morale di questa battaglia civile e ambientalista è proprio quel soggetto che la casta sembra temere più di ogni altro, quel governatore pugliese che ha rimesso in moto la partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale del paese.

Il referendum, benché non abbia raggiunto il quorum previsto, torna indietro come un boomerang e colpisce in pieno volto la lobby politica legata alle banche e alle compagnie petrolifere, totalmente disinteressata alla tutela e alla difesa del territorio, dell’ambiente e del popolo italiano.

Michele Emiliano si è presentato al mondo politico italiano e internazionale e il suo biglietto da visita incarna un nuovo leader, un nuovo modo di interpretare la politica e di destare l’interesse e il consenso dei cittadini italiani.

Serve altro?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Analisi dell’invito all’astensionismo per il voto referendario 2016

sabato, 16 aprile 2016
Open your eyes, Open your mind

Open your eyes, Open your mind

L’astensione dal voto, qualora fosse una scelta personale e libera del cittadino elettore e non orientata o disorientata, depressa od oppressa dalla politica o da altre forme di coercizione e di deviazione delle libertà democratiche, allora è una scelta legittima.

Qualora l’astensione dal voto fosse una scelta orientata dalla politica o da istituzioni politiche, elette proprio a mezzo del voto o corrette nella loro azione legislativa ed esecutiva da parte degli istituti di democrazia diretta, allora questo invito alla astensione assume non solo il profilo del comportamento delittuoso, ma assume anche i rilievi della sovversione dell’ambito sociale e politico e quello della eversione del sistema democratico, dell’attentato alla sovranità popolare e del tradimento del giuramento di fedeltà allo stato repubblicano.

Gustavo Gesualdo

Intercettazioni e Malapolitica sono Antitetiche

sabato, 9 aprile 2016

Torna di moda il refrain preferito dalla casta politica italiana:
limitiamo le intercettazioni“.

Questa posizione viene condivisa da una maggioranza-ombra di un governo-ombra che viola le regole democratiche:

il Patto del Nazareno.

Infatti, sono proprio Matteo Renzi e Silvio Berlusconi ad attaccare a testa bassa le intercettazioni come metodo investigativo e come strumento che renda di dominio pubblico metodi e prassi che la malapolitica italiana mette in atto nel governo della Cosa Pubblica, dimenticando appunto che essi governano la Cosa Pubblica e non una Cosa Privata o una Cosa Nostra.

Uno dei motivi di questo ragionamento è infatti il dimostrare che, oltre alla infiltrazione tipica e criminale delle organizzazioni mafiose ai poteri dello stato, esiste una infiltrazione di gruppi in accordo, di lobby e associazioni più o meno democratiche che originano una invasione di massa del potere pubblico per fini personali, famigliari, di partito, di loggia, di lobby, con tratti e percorsi del tutto simili a quelli delle mafie.

Una cosa è la rappresentatività a cui ogni parte sociale, politica, sindacale, economica e finanziaria ha diritto, ben altra è l’occupazione del potere che se ne realizza:

il potere pubblico è arbitro super partes delle corporazioni, non ne deve divenire mai parte monopolizzata da un ben determinato gruppo di potere e/o di pressione, magari sempre lo stesso, a danno della rappresentatività degli altri.

Cosa Pubblica è il significato stesso di una repubblica democratica, ne è la sua radice storica, lessicale, fenomenologica e terminologica:

res publica.

È Cosa Pubblica il governo di una democrazia, come esso venga realizzato, attraverso quali prassi, quali strumenti, quali metodi, quali accordi, quali maggioranze, quali selezioni e con quale discrimine.

Gli accordi politici sono Cosa Pubblica, al contrario di quel Patto del Nazareno segreto e mai pubblicamente chiarito, ma battezzato dall’alto rogito del terzo soggetto di questa analisi della malapolitica, del gruppo di potere che contrasta e odia l’uso delle intercettazioni:

Giorgio Napolitano.

È noto che Napolitano, stretto d’assedio da un dubbio atroce di tradimento dello stato in favore delle mafie, abbia fatto distruggere intercettazioni che lo coinvolgevano, impedendo così alla pubblica opinione, al popolo sovrano e alla magistratura ordinaria e anti-mafia di verificare se quelle conversazioni istituzionali fossero a carico o a discarico di eventuali responsabilità personali, umane, politiche e penali del Capo dello Stato.

Nel dubbio, siamo di fronte ad una negazione del rendere pubblico la Cosa Pubblica.

E questo è già grave, in questa sola dimensione.

Una Magistratura non messa in condizione di garantire Giustizia,
un comparto Sicurezza non messo in grado di garantire Sicurezza,
una Informazione politicamente controllata e relegata ai più bassi livelli nelle classifiche della Libertà di Informazione,
questa triade di poteri depotenziati, rappresenta la prova provata che la casta politica che governa Giustizia, Sicurezza e Informazione non sia interessata a normalizzare in senso di efficienza, verità e libertà.

Sono i politici a scrivere le leggi e governare la Pubblica Amministrazione e sono sempre i politici che hanno creato e mantengono un indirizzo politico non alternativo a se stesso, unico e universale, indipendente dalla alternanza dei partiti che siano al governo, un indirizzo politico cristallino e limpido (anche se originato in modo occulto e non pubblico) che impedisce la tutela e la difesa di diritti e interessi fondamentali, costituzionalmente originati e garantiti alla Giustizia, alla Sicurezza e alla Libera Informazione

Non per nulla, quello che sembrava essere in un primo momento un elemento di rottura di questo sistema, avvia la sua scalata politica al potere pubblico proprio come imprenditore della televisione, poi divenuto anche editore della carta stampata.

Sì, si tratta di uno dei componenti del patto del Nazareno:
Silvio Berlusconi.

Ma come, penseranno in molti:
questo post sembra un atto di accusa contro la casta politico-istituzionale?

Sì, infatti, lo è.

Con tanto di ragionata difesa delle motivazioni che costringono od estorcono certi comportamenti antidemocratici ai politici italiani.

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Perché i politici non regolamentano l’accesso e l’influenza al lavoro pubblico delle lobby economiche e sociali?
Perché non fanno emergere queste corporazioni che in modo del tutto lecito e legale ed in forza di diritti assolutamente comprensibili, condizionano o tentano di condizionare le scelte dei governi e dei parlamenti di tutto il mondo?

Queste domande pretendono risposte per capire quali sono gli obiettivi reali dei partiti e dei politici in Italia.

Ovvio che le pressioni e i tentativi di condizionamento della politica da parte di agenti e gruppi economici e finanziari sono direttamente proporzionali agli interessi in gioco.

Ovvio che ogni lecita e legale esigenza corporativa debba essere rappresentata in uno stato democratico attraverso la regolamentazione del suo accesso al potere pubblico e nelle relazioni pubbliche e trasparenti che deve avere con il potere pubblico al fine di proporre e sostenere le proprie ragioni.

Di conseguenza regolamentare questo accesso e questa partecipazione democratica delle corporazioni del paese alla vita dello stato diviene un dovere, a meno che, non sia il fine di fasciare, legare e unire le corporazioni di un intero paese per renderlo forte e libero il fine ultimo della politica, ma sia invece quello di sottoporli ad una selezione di tipo diverso, con un discrimine che sia utile alla partitocrazia in quanto trappola estorsiva mafiosa piuttosto che alla partitocrazia come elemento di traduzione e governo delle esigenze e volontà popolari, economiche e finanziarie.

E quale potrebbe essere questa selezione, quale il discrimine?

Beh, basta leggere i giornali che pubblicano le intercettazioni per saperlo:

il discrimine è la corruzione politica, personale e di partito, di gruppo e di lobby politica segreta.

Quale altro discrimine giustificherebbe quel muro di gomma politico e burocratico che si trovano dinanzi quotidianamente cittadini, imprenditori, lavoratori, quel muro così sordo e cieco che però parla e sembra dire a tutti:

e io, cosa ci guadagno?

Questo muro sembra dire:

per ottenere voti che garantiscano la mia continuità e la continuità dei rapporti che abbiamo instaurato con le corporazioni sociali ed economiche del Paese Reale servono posti di lavoro da scambiare con consenso e voti da vendere e/o scambiare per acquisire quella capacità economica e finanziaria di spesa che esige una campagna elettorale all’italiana.

Vuoi un posto di lavoro, una autorizzazione, una licenza, un appalto?

Tranquillo:

ho tutte le sguattere e i servi che servono per raccogliere le tue esigenze attraverso il prezzo e il discrimine della corruzione morale e materiale della casta politica.

Così, controllando l’accesso al mondo del lavoro, la casta controlla il consenso popolare e scippa la sovranità.

Così, controllando l’accesso al mondo degli appalti, delle licenze, delle autorizzazioni, delle forniture di beni e servizi alla Pubblica Amministrazione, la casta controlla il consenso delle categorie economiche, sociali, associative, corporative e finanziarie al potere e al danaro pubblico.

Per me, una condizione del genere, rappresenta solo una mafia come tante altre, metodo associativo che pare avere molto successo in Italia:
ci si associa e si sta insieme solo per fottere il prossimo e non per garantirlo e difenderlo, nello stesso modo in cui si pretende di essere garantiti e difesi da lui.

Il debito pubblico italiano così come la spesa pubblica, in questa ottica, sembrano composti e originati proprio dalla volontà politica di abusare del danaro pubblico per creare orticelli clientelari e non offrire servizi fruibili, accessibili, trasparenti, efficienti ed efficaci alla cittadinanza:

il corto circuito del do ut des sposta sugli interessi personali e di parte il motivo primo e ultimo del governo della Cosa Pubblica.

Ma gli interessi personali e di parte sono leciti e vanno rappresentati.

Certo, ma è il modo, è il metodo che cambia tutto, che ruba tutto, diritti e benessere, servizi e welfare, appalti e lavoro.

E vi meravigliate che esistano differenze economiche e sociali importanti in un paese così governato?

Ma se è proprio questo l’indirizzo, l’obiettivo e il fine della casta politica!

L’unità del paese è messa in dubbio?

Beh, dividi che ridividi, metti in concorrenza e l’un contro l’altro armato e imperare sarà un gioco da ragazzi.

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Perché i politici non eliminano la mafia, l’usura, il crimine, l’illegalità diffusa e la corruzione?

La risposta mi sembra più che evidente.

Perché è la casta della pagnotta:

io rubo
tu rubi
egli ruba
noi rubiamo
voi rubate
essi rubano

Soprattutto rubare impuniti, inascoltati, non intercettati e indagati.

Rubano e fanno rubare, come elemento di selezione e discrimine per l’accesso alla casta:

solo se hai cattive intenzioni entri nella casta, i bene intenzionati, o finiscono mobbizzati e minacciati, ricattati e dossierati, o non entrano affatto.

In questa realtà, il diverso, l’anormale, il criminale, l’asociale e il disadattato è chi non ruba, è relegato al ruolo di rompicoglioni di scemo del paese delle meraviglie mafiose.

Tutti rubano?

Nessuno ruba.

Tutti rubano?

Allora si applica il metodo democratico della maggioranza per garantire che i ladri rubino e restino impuniti:

è la rappresentazione della distorsione del metodo democratico delle maggioranze, nel quale se tutti sono mafiosi, nessuno è mafioso, se tutti sono corrotti e corruttori, nessuno è corrotto e corruttore.

Spostando l’asticella del limite della Legalità, si ingloba tutto ciò che è illegale, dichiarandolo legale.

Ma è mica questa politica al servizio dei cittadini:

è “politica” posta arbitrariamente al servizio del crimine, della illegalità, della insicurezza dei cittadini.

Vi meravigliate che imputati di gravi reati o in odore di mafia siedano nei programmi RAI e nelle aule universitarie?

Rubare e uccidere ma restare ugualmente impuniti è mica cosa da tutti:

è arte che va insegnata nelle scuole, alla tv, nelle università, va tramandata per garantire un Paese sottomesso al crimine, alla malapolitica, alle mafie, alla corruzione morale e materiale.

Il sistema funziona e produce ricchezze immense solo per chi accetta di pagare una mazzetta per avere un lavoro o una autorizzazione, una licenza o un appalto e chiuda non un occhio, ma ambedue sulle illegalità del suo prossimo, dimostrando il metodo omertoso come metodo mafioso:

una mafia socializzata, sistemica, omologata e statualizzata.

Guai a criticare questo metodo:

sarai relegato nel mondo dei gufi, degli incazzati, dei frustrati e dei demoralizzatori del sistema Italia, di chi infanga il buon nome dell’Italia.

Il paradosso dell’abuso di potere da parte di un fenomeno mafioso risulta sempre essere una accusa di questo tipo, fondata nel correttamente politico delle mafie nostrane:

il sistema funziona e produce ricchezza e benessere, dovete adeguarvi o beccarvi l’accusa d’essere un limite alla crescita e al benessere italiano.

Fa nulla che sia una crescita originata in modo criminale, criminoso e criminogeno, non importa che sia interpretata dal metodo e dal comportamento mafioso.

Fa niente che uno stato democratico abbia come ragione di vita l’esatto opposto di un comportamento criminale e mafioso.

Tutti quelli che non si sottomettono a questo dogma mafioso e corrotto sono sottoposti invece alla dura e pura applicazione della legge e se si lamentano, rischiano grosso:

queste mafie sono pericolose esattamente come le mafie tradizionali.

Queste mafie esercitano il potere pubblico e possono rendere la vita impossibile a quella interpretazione della cittadinanza onesta, leale e corretta che le avversa, che le limita.

Possono uccidere senza sparare un colpo:

basta impedire l’accesso a lavoro e benessere ed il risultato ottenuto è maggiore di una bomba della mafia terrorista.

Ma possono agire in modo anche diverso:

tu che mi hai chiesto un posto di lavoro pubblico, confortevole e senza grossi carichi di lavoro hai accettato il do ut des ed ora fai parte della nostra mafia, ne sei associato, per cui, abusa del potere pubblico al quale io ti ho dato accesso per favorire i miei amici e distruggere i miei nemici, altrimenti, i tuoi figli non avranno accesso al mondo del lavoro e il tuo lavoro diventerà improvvisamente un inferno insopportabile.

Eppure, cancellare letteralmente una organizzazione mafiosa è cosa da 5 minuti, se si guarda alla responsabilità penale dei comportamenti personali, così come recita l’articolo 27 della costituzione italiana:

basta istituire il Reato di Comportamento mafioso, attraverso il quale si colpisce in via ordinaria e con magistratura ordinariamente anti-mafia tutti gli attori della ingerenza mafiosa nei fatti privati e pubblici della vita italiana.

Non si avrebbe così l’onere della prova per l’affiliazione alla associazione mafiosa per politici, burocrati, imprenditori e per gli stessi mafiosi.

Si spezzerebbe in un sol colpo il papello che contiene un accordo mica tanto segreto tra istituzioni politiche e organizzazioni mafiose, con il risultato che mafie e partiti diverrebbero dei nemici reciproci e non degli amici di merende.

Ma no, questo clima di avversione, di astio e di odio è da evitare, diranno i politici.

E certo:

altrimenti non si ruba più!

Infine, possiamo affermare e senza tema di smentita che indagini della magistratura, contrasto alle mafie, alla evasione fiscale e alla criminalità sono azioni governate dalla Pubblica Amministrazione che si dimostrano antitetiche alla malapolitica nella realtà, senza alcun dubbio.

L’avversione, l’astio e l’odio che i politici dimostrano pubblicamente e senza remore o vergogna avverso alle intercettazioni, racconta questa misera e miserabile storia di una banda di furbetti del quartierino infiltrati nel potere pubblico per fare della Cosa Pubblica, una Cosa opaca, ombrosa, non trasparente, illeggibile agli investigatori e alla opinione pubblica, ai controlli e alla vigilanza internazionale ed europea, utile all’arricchimento personale, di lobby, di partito e di mafia.

Spero finiate tutti in galera, magari per sempre, ovvero in fila a ridosso di un muro, in attesa di un plotone di esecuzione che uccida la vostra profonda avversione alla Verità, alla Libertà, alla Legalità e alla Onestà.

E non è detto che, prima o poi, non possa godere di questo magnifico spettacolo.

Dalle e dalle, ce spezze pure ‘u metall.

Non so se avete capito che siamo indignati, offesi, traditi, stanchi, aggrediti da una crisi orrenda, derubati dai parassiti del sistema e dai ladri impuniti e da chi ha giurato di difendere l’interesse italiano dai ladri, dai corrotti e dai mafiosi e invece pare intenzionato solo a chiudere la bocca alle inchieste giornalistiche e alle indagini di forze dell’ordine e magistratura per non far conoscere la Verità.

Ve lo dico un po più chiaramente:

Avete rotto il cazzo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Governance Demografica e dei Flussi Migratori

sabato, 15 novembre 2014
Flussi di Migranti di queste dimensioni sono follia inaccettabile

Flussi di Migranti di queste dimensioni sono follia inaccettabile

La mancata e/o fallita governance demografica e dei flussi migratori a livello ONU ed al livello delle singole nazioni ha consentito che la popolazione mondiale si triplicasse in soli cento anni producendo un cambiamento climatico che mette gravemente in forse la sopravvivenza stessa della vita sul pianeta Terra.

La boldrini e la kyenge sono principali soggetti di codesto malgoverno o mancato governo.

L’Etica della Responsabilità chiede perentoriamente le loro dimissioni.

Invece, con l’arroganza e la presunzione inaudita ed ingiustificata che la contraddistinguono da sempre, la boldrini, come la kyenge, pretende ancora di dare lezioni proprio nel settore della governance pubblica in cui ha segnato il proprio maggiore fallimento, fallimento che è esso stesso responsabile delle violenze che si scatenano in ogni luogo in Italia e che non potranno far altro che evolversi ed acuirsi, espandersi e propagarsi, proprio come la benzina che kyenge e boldrini spargono sulla guerra tra poveri italiani e poveri stranieri, guerra che potrebbe evolvere malignamente in sollevazioni popolari di grave intensità, grado e numero.

L’accoglienza sconsiderata e scriteriata, irragionevole e “di pancia” (in tal caso dovremmo dire “di utero”, nel senso di matrigna, benigna -formalmente buonista e perbenista- e naturalmente isterica -dalla radice del termine utero-) invece che “di testa” (nel senso di intelligente, razionale, ragionevole) è essa stessa la causa della conseguente e naturale mancata integrazione dei soggetti introdotti in modo compulsivo, emotivo, irrazionale ed illogico, e origine primaria e madre delle violenze cui oggi assistiamo.

E visto che in Italia l’arroganza, la protervia, l’ignoranza e la superbia si buttano in enormi quantità sul fuoco della indiganzione popolare, vi dico io come si risolve emergenza climatica, demografica e dei flussi migratori, in Italia e nel mondo:

(1) chiudere frontiere di tutti i paesi alla accoglienza senza criterio e selezione, priva di prevenzione sanitaria e della misurata sicurezza interna;

(2) respingere ogni ingresso imprevisto, clandestino, violento e non autorizzato di migranti organizzando gli ingressi in modo intelligente e razionale in base a criteri selettivi che rispondano alle esigenze e alla domanda interna, ed in base alla sostenibilità ambientale, economica, sociale e del territorio dei paesi cui sono indirizzati i flussi migratori;

(3) espellere dall’Italia soggetti come la boldrini e la kyenge, rei di aver prodotto una situazione lesiva della sicurezza nazionale, del mantenimento dell’ordine pubblico e della prevenzione sanitaria, azioni dovute dallo stato nei confronti dei propri cittadini a tutela della salute e sicurezza pubblica e privata.

Laura Boldrini, Cecile Kyenge, non è il razzismo che provoca le violenze di cui siamo tutti atterriti spettatori, ma codesta violenza è invece prodotta dal fallimento del multiculturalismo, dal malgoverno demografico e dei flussi migratori, dalle politiche dissennate in tema di crescita della popolazione mondiale e nazionale e sua ripartizione attraverso flussi migratori non governati.

Voi due producete violenza, disordini pubblici e mettete in forse la sicurezza del paese che rappresentate, inoltre vi accuso pubblicamente di fomentare volontariamente disordini pubblici al fine di tacciare di razzismo i vostri avvesari politici e zittire in questo modo chiunque si permetta di affermare che difendere la propria cultura, la propria identità, la propria terra, la propria sicurezza interna ed esterna, la propria salute ed il proprio futuro sia una ignominia da trogloditi sottosviluppati, incivili e barbari.
Vi accuso di tradire il giuramento di fedeltà allo stato italiano tutelando e difendendo in esclusiva interessi non italiani a danno degli italiani.

Le accuse sono gravi, serie e pubbliche.

Il capo dello stato, custode della costituzione ITALIANA, NON EUROPEA O DELLE NAZIONI UNITE (il che configurerebbe il reato di alto tradimento), e/o il premier, dovrebbero chiedere la vostra rimozione con atto di imperio, oltre che chiedere di verificare quali delitti abbiate commesso in azioni od omissioni di azioni, atti umani, politici, amministrativi, politici, di rappresentanza e di governo del popolo italiano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino “X”

La mafia non esiste. Lo stato nemmeno.

domenica, 2 novembre 2014
Mappa intensità violenza in Italia

Mappa intensità violenza in Italia

“L’intensità della violenza varia nello spazio:
fattori di contesto / organizzativi possono spiegare la variazione”

Nessun giornalaio come nessun politico, burocrateo sindacalista vi dirà mai la verità sulla questione meridionale, sulla mafia e sulla resa dello stato dinanzi a questi violentissimi attacchi.

Preferiscono nascondere la verità, piuttosto che affrontarla.

Vili.

E vi meravigliate se si nascondano dietro il vilipendio?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino “X”