Articoli marcati con tag ‘Fuggi da Foggia’

Foggia: l’ipocrisia, la solidarietà e l’egoismo

mercoledì, 4 giugno 2014

Come un pellegrino in cerca di elemosina vago questa città chiedendo aiuto e collaborazione per la realizzazione di 5 progetti di formazione sociale e civile, educazione civica e civile, solidarietà civile e sociale, assistenza sociale, sicurezza sociale e protezione sociale, visto che chi di dovere, non offre servizi adeguati alle esigenze della cittadinanza.
Uno di questi progetti l’ho denominato “Urban Scout”.
Prevede che giovani in gruppi distribuiti per tutta la città, muniti di elenchi delle persone che vivono sole, si rechino ogni giorno a visitare queste persone, per fare quattro chiacchiere con loro, sentire come stanno, rompere il muro della loro solitudine asociale, vigilare se vi siano pericoli che loro non avvertono (fughe di gas e altro) chiedere se hanno bisogno di alimenti e/o medicinali, visite mediche o altro.
Ma in questa città, la solidarietà non esiste.
Ho rotto le scatole a tutti e nessuno mi ha dato una mano concreta, neanche solo per redigere il progetto.
Poi esplode un palazzo a causa della perdita di gas in una abitazione doveva viveva sola una persona anziana, perdono la vita due giovani ed incolpevoli persone, perde entrambe i genitori un innocente bambino, restano feriti altri soggetti, vengono evacuate dai palazzi adiacenti decine di famiglie.
Ma non è una tragedia, non è un caso:
è il frutto della vostra fottuta ignoranza.

Le uniche risposte che ho ricevuto sono state:
quanto mi paghi per fare questo?
Perché non vai dal politico tizio o dal politico caio?
E io rispondo:
e le istituzioni che cazzo ci stanno a fare?
E voi, perché non amate il prossimo vostro?
Domenica, potete andare a votare, ma non prima di essere andati a messa a mondare le vostre sporche ed egoiste coscienze.

La questione meridionale e la questione morale vivono a Foggia.

Ipocriti, egoisti, incivili ed ignoranti.

Se non vi prendete cura dei vostri simili più bisognosi, chi credete mai si prenderà cura di voi?

Fuggi da Foggia, non per Foggia, per i foggiani.

Gustavo Gesualdo

Fuggi da Foggia, non per Foggia ma per i foggiani

lunedì, 18 febbraio 2013

La Biblioteca Provinciale di Foggia perde circa 400 volumi del settecento nell’allagamento dei depositi e mette a rischio altre migliaia di opere storiche:

ma ormai il Fondo Antico della biblioteca foggiana è seriamente e gravemente compromesso.

Pomposamente denominata La Magna Capitana, l’ennesima inutile e dannosa amministrazione pubblica si dimostra incapace di prendere cura della propria cultura, della propria storia, della propria essenza, benché renumerata, salariata, indennizzata e stipendiata proprio per questo.

Ma se vi aspettate che qualche burocrate superaccomandato perderà il suo sicuro posto di lavoro da irresponsabile totale, o verrà privato della pensione per non aver svolto con la dovuta dilingenza il proprio dovere, resterete delusi:

in questo meridione non puniscono adeguatamente i mafiosi, figurarsi un lavoratore dipendente pubblico, un vincitore di concorso pubblico, un burocrate difeso sindacalmente dai propri doveri, un funzionario pubblico tutelato da certa politica nei propri diritti.

Il rimpallo di responsabilità alle soglie di una difficile campagna elettorale fra parti politiiche e parti burocratiche come pure fra parti politiche e parti politiche avverse, rende più difficile comprendere cosa sia accaduto e chi ne sia responsabile.

Si resta comunque interdetti dinanzi a discarichi allucinanti di responsabilità da parte della dirigenza che afferma di aver avvisato del potenziale pericolo il governo politico-amministrativo:

ma se un pericolo prossimo ed imminente era reale, perché non si è agito con urgenza per spostare e mettere in sicurezza dal potenziale pericolo i testi preziosi del Fondo Antico?

Forse pretendo troppo dalla casta burocratica e dirigente meridionale:

buoni solo ad accampare diritti, evitare i doveri e pretendere il pagamento di un buon salario corrisposto in modo puntuale e preciso.

Il solo pensiero che con un ragionamento razionale ed intelligente ed una conseguente azione rapida e puntuale avrebbero potuto evitare tutto questo, fa scendere brividi dolorosi lungo la colonna vertebrale di un essere civile.

Resta l’amaro in bocca di un rimpallo di responsabilità che puzza di gioco allo scarica barile che denuncia un assente amore per il proprio lavoro, un mancato affetto per la propria comunità ed un mancato rispetto per se stesso e la propria presunta professionalità.

A dire il vero, il ricordo storico della comunità foggiana ha ricevuto numerosi danni, numerose amputazioni, fra le quali possiamo ricordare il rogo degli archivi storici comunali, il cui incendio fu appiccato dalla popolazione affamata che devastò gli uffici dopo aver dato l’assalto ai forni del pane.

Fra terremoti ed incendi, la memoria storica di Foggia e della Capitanata appare più volte mutilata, recisa.

Nessuno avrebbe creduto che nell’epoca più tecnologica ed avanzata di tutte avremmo subito un’altra mutilazione della memoria storica, un’altra interruzione del processo di archiviazione della storia condivisa, della storia comunitaria, della identità sociale foggiana.

E questa volta non certo per colpa di forze maggiori quali incendi, bombardamenti o terremoti, ma per l’incuria umana, foggiana, in particolare.

A conferma dello scarso amore e della scarsa cura che hanno i foggiani della loro stessa integrità storica e della loro immagine comunitaria, del loro passato sfortunato come del loro presente maltrattato e del loro futuro disperato.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Riflessioni a tastiera aperta – 14 ottobre 2012

domenica, 14 ottobre 2012

Regione Lombardia, formigoni, berlusconi, alfano

Il siciliano alfano continua ad influire, un giorno in una direzione, il giorno dopo nella direzione opposta alla precedente, nelle questioni interne alla regione Lombardia.
Un siciliano, con tutto quel che significa la regione sicilia, può influire nelle questioni lombarde?
Uno che non riesce a normalizzare la propria regione sicilia, con quale arroganza pretende di impartire indirizzi politici in altre regioni?
Come pretende il siciliano alfano di governare politicamente le scelte lombarde, quando non sa impedire le scelleratezze regionali tipicamente siciliane dei suoi siciliani Cuffaro & Lombardo?

Prima il Nord, ovvero prima il peggio del sud?

Ora sarà il Veneto ad essere il punto di riferimento italiano.
Così come avrebbe dovuto essere da sempre, visti i risultati.

Leggendo dell’ennesimo episodio di violenza gratuita e violazione della legge da parte di immigrati extra-comunitari

Volendo pur rispettare i diritti fondamentali dell’uomo e della donna, mi dite perché dovremmo consentire un continuo degrado sociale delle nostre comunità al costo di un diritto alla immigrazione altrui che si trasforma in un diritto alla devastazione socio-economica nostra?
Ma, vi rendete conto che tanti di questi immigrati han confuso il nostro paese per un territorio dei senza legge, dei senza doveri, dei solo diritti e privilegi (forse anche a ragione ed a seguito del cattivo esempio ricevuto)?
E il danno (non solo biologico) inferto alle popolazioni residenti, il degrado civile ed il disagio sociale derivanti, chi lo valuta, chi lo esamina, e soprattutto, chi lo paga?

Della “normalità foggiana”

Foggiani:
non sono normali.
Ne volete una prova?
Instaurato un regime di parcheggio a pagamento urbano (eccetto per i residenti) di strisce blu, i foggiani evitano il pagamento parcheggiando l’auto ovunque:
attraversamenti pedonali, passi carrabili, scivoli per accesso ai marciapiedi per disabili, angoli delle strade, incroci, ecc.
La soluzione foggiana per un problema foggiano?
Punire pesantemente a mezzo processo verbale (magari non applicando la tolleranza dei 2/6 del massimo) chi tenta di evitare il pagamento del parcheggio, devastando ed impedendo così, con un parcheggio selvaggio pressoché impunito, la libera circolazione di pedoni e autoveicoli?
No, troppo intelligente, troppo razionale, troppo normale.
I foggiani vogliono l’eliminazione delle strisce blu.
Fuggi da Foggia …..
…. di corsa e senza guardarti indietro, mai più.

Dell’andare, del tornare, del restare, del ripartire e del fuggire

Maledetto il giorno in cui sono tornato, maledetto quel giorno in cui ho deciso di venire in questa latrina incivile.
Ma avrò ragione di voi e della vostra stupidità.
Garantito.
Nessuno ha la testa più dura della mia:
sino a quando resto a Foggia, le mie proproste avranno vita e gambe su cui camminare.

Fuggi da Foggia, non per Foggia, ma per i foggiani

Sarà meglio introdurre un po di sana teutonica razionale intelligenza a Foggia, visto che quel che c’è si crede più furbo di quel che è..

Della Unione Europea

Esiste una questione di fondo irrisolta:
entriamo in Europa sol perchè ci conviene ovvero perché vogliamo parteciparvi?

Della Evasione Fiscale

Ma vai via squinzi e di’ ai tuoi iscritti di PAGARE le TASSE:
l’80% del gettito fiscale in Italia proviene da lavoro dipendente e pensionati.
Vergognatevi, banditi travestiti da persone per bene!

Della assicurazione alla Fiat Punto della Municipale di Foggia che costa 5.300 euro all’anno

Stamane son passato in auto dinanzi al municipio di Foggia, dove era parcheggiato il carro attrezzi per la rimozione della auto, ho abbassato il finestrino, mi sono accostato ed ai due vigili (non chiamateli poliziotti, per carità) ho urlato:
e questo, così grande cosa costa di assicurazione annuale, trentamila euro??!!??
Ma attenzione: l’assessore competente (un ex dirigente della Polizia di Stato, un “tecnico”) dichiara:
tutto legale e regolare.
Ha già imparato come si fa politica a Foggia ….

Mai letto Platone; ma osservo che avrei potuto scrivere quel che ha scritto, tanto lo condivido

“… Allora la gente si separa da coloro cui fa colpa di averla condotta a tanto disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza, che della tirannide è pronuba e levatrice.
Così muore la democrazia: per abuso di se stessa.
E prima che nel sangue, nel ridicolo.”
Aristone, detto Platone

Delle Trattative fra stato e mafia e dei Tradimenti dle Popolo Sovrano

Se qualcuno pensa di uscir fuori dalle proprie responsabilità per il rotto della cuffia, si sbaglia.
Questa brutta faccenda, avrà ripercussioni dolorose e imprevedibili.

Il benservito alla casta politica da Super Mario

Mario Monti: abbiamo fatto riforme sofferte ma siamo più popolari dei partiti che non le avevano fatte.

Dell’Italia repubblicana e democratica, liberale e mafiosa

Un titolo de l’Espresso del 1956:
«Capitale corrotta, nazione infetta»
Un titolo de La Repubblica del 2012:
«Politica corrotta, economia infetta»
Dalla nascita della repubblica Italiana ad oggi, nulla è cambiato.
Tangentopoli non è stata una stagione, ma una intera repubblica del malaffare, della malversazione, del dominio mafioso e della tutela dei delinquenti.

Il ministro della Giustizia Paola Severino:
siamo di fronte a una seconda Tangentopoli

Il Cittadino X, Gustavo Gesualdo:
no, non siamo di fronte ad una seconda Tangentopoli o ad una terza Repubblica;
è sempre la stessa repubblica della corruzione e delle tangenti, la medesima da ben 64 anni.

Intervista ad un soldato: la disfatta italiana

lunedì, 12 marzo 2012

Chi è lei?

Sono un soldato, faccio parte di un esercito a leva obbligatoria, un esercito un po’ anomalo a dire invero.

E’ un esercito di fuggitivi.

Non ha comandanti, non ha ufficiali o sottufficiali.

Non vi sono gradi in questo esercito perché non servono:

questo esercito non fa guerre, ma fugge.

E’ l’esercito che in soli due anni ha mosso l’equivalente di due grandi città di 350.000 abitanti dal sud al nord per cercare fortuna, libertà e futuro.

Ma da cosa fuggite?

Dalla povertà, sia materiale che morale.

Anche se, nel mio caso, è stata quella morale a far scattare la molla.

Dopotutto, il pane quotidiano l’ho sempre guadagnato a Foggia, anche se il mio lavorare mi ha portato all’età di 44 anni ad avere solo pochi anni di contribuzione pensionistica, tanto pochi da poter essere contati sulle dita di una sola mano.

Ma come, anche lei è un fannullone, anche lei ha lavorato così poco?

Magari, magari:

non conosco nella mia esperienza personale, lavoratori maggiormente produttivi del sottoscritto, sia nel sud che nel nord del paese.

E’ che l’unico lavoro che ho trovato è sempre stato quello in nero, con buona pace degli organi di controllo, di giustizia e di ispezione sul lavoro.

Da dove viene il soldato Gesualdo?

Viene da Foggia, la città dalla quale tutti fuggono, per un motivo o per un altro.

Ma perché fuggono, da cosa fuggono, da chi fuggono?

Si fugge dalla povertà di partecipazione, dall’omertà, dai posti di lavoro negati, da quelli pagati, da quelli in uso esclusivo ai gruppi di (pre)potere, si fugge dalla sanità pubblica che funziona male e da quella privata convenzionata che costa troppo.

Si fugge dall’ignoranza, dalla prepotenza, dalla violenza, dalla stupidità.

Parole pesanti, qualunquiste: come si può pensare che una comunità sia così devastata, e chi, o cosa l’avrebbe ridotta in questo stato?

Ha presente un allevamento di bovini?

Ma cosa c’entra …

C’entra, c’entra.

In un allevamento di bovini, si selezionano i capi che producono più latte, quelli che forniscono maggiori quantità di carne.

Un toro non si accoppia più con una pluralità di vacche, producendo così una varietà infinita di vitelli, ma si inseminano le vacche solo con spermatozoi selezionati, che tendono a dare un risultato, sempre lo stesso.

E’ una selezione innaturale.

Sì, sì, va bene: ma cosa c’entra con Foggia?

Ebbene, dalla sua nascita Foggia ha subito una selezione simile, innaturale, immorale, oserei dire.

Pensi al fatto che ogni nuova generazione ha dovuto confrontarsi con una mentalità dura, conservatrice, illiberale, non orientata a svilupparsi e a guardare al futuro.

E allora?

Allora i giovani più volenterosi, quelli più intraprendenti, quelli che avevano un sogno nel cassetto e la voglia di realizzarlo, sono fuggiti, andati via.

E questo, per generazioni e generazioni, provocando una selezione innaturale che ha visto le migliori menti, le migliori braccia e le migliori gambe, fuggire da Foggia.

Da cui l’adagio popolare: “Fuggi da Foggia, non per Foggia ma per i foggiani” …

Già.

Perché, Lei come pensa si sia selezionata, al contrario, la comunità foggiana, la sua leadership, il suo gruppo dirigente?

Quali menti, quali braccia e quali gambe conducono, sorreggono e trasportano questa comunità?

Ed anche vi fosse rimasta qualche risorsa umana intraprendente, che fine pensa possa fare in una società così chiusa, omologata ad un modello umano fortemente condiviso e mediamente simile a se stesso?

Una brutta fine:

alla fine, a furia di essere respinto dalla comunità, si convince di essere diverso, malato, inutile.

Un mobbing sociale, un razzismo condiviso, comunitario direi …

Già, il fenomeno del mobbing nella sua accezione più autentica, che deriva dal verbo inglese to mob:

l’isolamento e l’avversione violenta contro ogni forma di essere vivente diversa dalla media comunitaria, l’annientamento materiale e spirituale di ciò che viene visto come un pericolo per il sistema sociale, per il suo ordine, per la sua continuità.

E questo, accade in tutto il meridione?

Non so, le realtà sono a macchia di leopardo e l’Italia intera naviga velocemente verso una disfatta totale.

L’Italia meridionale è stata unita a quella settentrionale contro la stessa volontà delle popolazioni del sud, che sono assai diverse fra di loro per stirpe, provenienza, cultura, indole, propensione.

Il fatto comune è che si fugge da tutto il meridione, come dall’italia in generale, per un motivo o per un altro, per una monnezza o per un’altra.

Si fugge perché cacciati, perché sentiti come diversi, non accomunabili, non assimilabili.

Ma per Dio, come potrei essere assimilato ad un mafioso io?

Mai e poi mai!

E le mafie, cosa c’entrano in tutto questo, qual’è il loro peso?

La mafia è una organizzazione delinquenziale unica nel suo genere.

Essa si omologa perfettamente al tessuto sociale, ne aderisce come un cancro, lo infiltra, lo corrode dal di dentro, sino ad impossessarsene completamente.

E questa sua pericolosa tendenza alla omologazione, non la fa sentire come una entità estranea al corpo sociale, che non la combatte, non le resiste, non la avversa, riconoscendola come simile a se stesso.

Alla fine di questo processo, non è più possibile distinguere il corpo sociale dalla società mafiosa.

Non esageriamo, parlare addirittura di società mafiosa …

A Foggia, entrando nel particolare, questo concetto di “società mafiosa” rappresenta una realtà piuttosto tangibile.

La mafia locale tradizionale era denominata “ ‘a uasta ” (nel dialetto locale), cioè il guasto, ciò che è malato, manifestando una estraneità alla normalità sociale, sin nel nome stesso che si era data.

Ma oggi la mafia foggiana viene denominata “la società”, esprimendo così la sua perfetta integrazione negli assetti sociali, pretendendo di essere essai stessa la società, l’unica possibile.

E ripensando alle risorse umane di cui dispone la società foggiana a seguito del continuo dissanguamento umano e della selezione al contrario cui è stata sottoposta, non si può dar loro tutti i torti:

questa presunzione di onnipotenza è reale e concreta, inavversata, non combattuta, non contrastata.

Ecco, è come un virus che entri in un organismo che non lo riconosce come un pericolo, lasciando che esso agisca indisturbato, sino alla morte dell’organismo stesso.

E questo è il pericolo che vive anche il nord del paese.

Non riconosce il fenomeno mafioso come un pericolo mortale, non lo aggredisce perché lo vede lontano da se.

Invece, l’aggressione mafiosa alla società del nord è quantomai contemporanea:

dal sud non sono fuggite solo le migliori intenzioni.

Va bene, l’analisi è incredibile, terribili le conseguenze, temibili le sue evoluzioni, ma cosa si può fare per fermare tutto questo?
Cosa fare per impedire ad un giovane che nasce nel sud, di abbandonarlo, di essere costretto a fuggire da esso, sottraendo allo stesso sud, quella forza vitale che lo aiuterebbe ad uscire dalla questione meridionale?

Ma ha idea di cosa significa essere mobizzati?

Ha idea di come ci si sente ad essere continuamente avversati e combattuti?

Alla fine il giovane intraprendente (non solo anagraficamente) va via, e lo fa per ripicca, per vendetta.

Non ha nel cuore la voglia di aiutare chi lo ha relegato al destino di rompiscatole di turno o di scemo del paese.

Egli è costretto a lasciare la propria madre terra, i propri amici, i propri parenti, tutti i suoi affetti ed i suoi ricordi.

Egli fugge, amareggiato, tradito, fugge da una condizione che egli sa di non poter mutare restando nelle regole democratiche e civili.

La sua integrazione in un altro territorio coincide con la snaturalizzazione della sua personalità:

non puoi aspettarti aiuto da chi hai tradito e vessato per una vita intera.

Tiriamo le somme.
Il meridione non lo possono cambiare i meridionali perché, in fondo, stanno bene così come sono, almeno per il momento.
Non lo aiutano gli ex meridionali migrati altrove, perché segnati profondamente dalle devastazioni morali e materiali subite.
Non lo aiutano le popolazioni del nord sempre più intolleranti al mantenimento di popolazioni che costano troppo e sembrano produrre solo problemi e grattacapi.
Ma allora, chi può risolvere la questione meridionale e conseguentemente quella settentrionale e salvare così il Paese?

Viviamo in un regime di democrazia repubblicana, regime che, purtroppo o per volontà negativa, non ha la forza per imporre un comportamento piuttosto che un altro.

Può solo proporlo, incentivarlo, cercando di dissuadere i comportamenti negligenti, con i risultati che tutti vediamo.

Ma è insufficiente.

La reazione delle popolazioni del nord è l’unico cardine di svolta, anche se è visto come una reazione intollerante ed egoistica.

Ma veda, la questione settentrionale nasce come altra faccia di una medaglia che è stata sinora definita come la questione meridionale.

E la questione meridionale è avviluppata in modo definitivo a quella del comportamento mafioso.

Difficile distinguere chi è mafioso da chi non lo è, per i motivi che ho già spiegato prima.

Ma allora?
Non vi è nulla da fare?
I meridionali non possono tentare il riscatto da questa condizione?
Gli italiani non potranno risolvere la questione meridionale, quella settentrionale, quella morale?

Roberto Saviano ci ha provato, ed ora è condannato a nascondere il suo viso sino alla fine dei suoi giorni.

Falcone e Borsellino ci hanno provato e a differenza di Saviano, ci sono anche riusciti nei fatti, per un certo periodo, almeno sino a quando lo stato non è stato piegato al volere delle organizzazioni mafiose.

Nel comune sentire, queste esemplari testimonianze di fedeltà alla propria comunità e allo stato di diritto come quelle dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, risultano efficaci, ma infine perdenti.

Non rappresentano una testimonianza positiva da seguire, purtroppo.

Gli altri, quelli che vogliono fare, stanno andando via, cercando un futuro possibile altrove.

Chi resta, sta bene così come sta, visto che non si organizza nemmeno in movimenti sociali e politici che abbiano come fine ultimo, la liberazione del meridione dalla povertà, dalle mafie e dalla ignoranza.

Veda lei, per me la soluzione ultima non è applicabile in una democrazia repubblicana.

Personalmente io credo nello stato di diritto ed ho giurato fedeltà alla repubblica ed analizzo le questioni italiane esclusivamente da questo punto di vista.

Il problema è serio ed è di difficile soluzione.

Soprattutto se manca una volontà politica forte e l’applicazione della giusta forza, della coercizione sui comportamenti negligenti, della punizione dell’esempio negativo come del premio per quello positivo, oltre all’ottima arma (a doppio taglio) del pentimento.

Forse, come accadde per il terrorismo, sarebbe utile una legislazione speciale.

Forse l’istituzione della pena di morte per i reati mafiosi, forse, questa ed altre soluzioni, darebbero il giusto impeto, applicherebbero la giusta forza per disgiungere il destino del sud da quello delle mafie, per evitare che tutto il paese si ammali e muoia di questo cancro.

Forse punire il reato di mafia con la pena di morte.

Forse punire il sostegno esterno alle mafie con la pena dell’ergastolo (fine vita effettiva) da scontare in regime di carcere duro, potrebbe invertire la tendenza.

Ecco, forse.

Forse aveva ragione Giovanni Falcone quando scriveva che:

“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.”

E non è forse la morte la fine naturale di ogni fenomeno umano, fenomeno mafioso compreso?

Ma in Italia, con il potere del Vaticano, la pena di morte non è pensabile come contributo alla soluzione.

E la politica, cosa può fare la politica?

La politica è fatta di uomini e di donne, e la mafia è furba:

non uccide i politici che contano come fa il terrorismo, ma li corrompe, li ricatta, li affilia.

Resto della opinione che solo la forza e la determinazione delle popolazioni del nord possa risolvere questi complicati problemi, almeno sino al giorno in cui, una crisi terribile privi il nord della sua forza economica, rendendolo facilmente aggredibile ed infiltrabile dalle organizzazioni mafiose.

Ma non si può guarire un malato contro la sua stessa volontà.

Abbiamo bisogno di segnali forti dal sud, come pure dal nord, segnali che vanno raccolti, valorizzati e indirizzati.

Ma io non vedo segnali di fumo, vedo solo il fumo.

La brutta fine di inchieste giudiziarie come Poseidon e Why Not poi, la dicono lunga sulla volontà di “certa politica” di abbandonare la condizione di zona franca dalla legalità che offre oggi il meridione.

Il fatto che, le inchieste giudiziarie più importanti e scandalose nel meridione e nella procura della repubblica di potenza e napoli portino il nome di Henry John Woodcock, non lascia molte ombre e dubbi sul dove siano schierati i vari “gennaro” napoletani, i “totò” siciliani ed i “cetto” calabresi.

Nella sia pur breve storia italiana, solo la dittatura fascista combatté duramente la mafia, sino a farla immigrare (anch’essa) nelle americhe, infiltrandole.

Ma l’America non è l’Italia e una dittatura è una cosa che elimina le libertà, ed io per primo, non desidero privarmene.

Ho abbandonato i miei affetti e i luoghi della mia adolescenza per la mia libertà e quella dei miei figli.

Non la voglio perdere.

La voglio solo difendere.

Il solito pessimista: tanta analisi e nessuna soluzione

Beh, io l’ho detto.

Punire i reati i mafia con la pena di morte è una delle soluzioni possibili, come inseguire i flussi finanziari prodotti illecitamente, così come fecero in America con Al Capone.

Ma l’America non è l’Italia e i cannoli alla siciliana, li mangiano in troppi in Italia.

E cercando nei paradisi fiscali le ricchezze della mafia, non si troverebbero solo quelle dei mafiosi.

Ora, giochiamo un po’, ribaltiamo i ruoli e le faccio io una domanda:

lei pensa che troverà un editore che pubblicherà mai queste cose?

Ora si è fatto tardi, devo andare.

Grazie per la collaborazione.

Grazie a lei …

Questa intervista immaginaria, interpretata da un giornalista immaginario e da un intervistato reale, vuol essere un contributo alla comprensione dei problemi che viviamo in questa Italia contemporanea.

Una esperienza di vita come tante altre, troppe altre.

Nasconde in se una speranza:

che nessuno e mai più sia costretto a fuggire dalla propria terra, poiché la libertà di vivere e morire laddove si nasce, è una libertà che viene prima di qualunque altra.

Solo chi l’ha persa, ne conosce il valore.

Come pure il dolore.

Gustavo Gesualdo
detto
“Il Cittadino X”