Articoli marcati con tag ‘freedom’

Egemonia omosessuale eterofobica e cristianofobica

domenica, 3 maggio 2015

La lobby gay governa gli Stati Uniti d’America e pretende di governare il mondo:

ecco la prova della egemonia omosessuale americana

Omosessuali sono minoranza in America, in Europa e nel mondo, ma attraverso una egemonia dittatoriale e liberticida impongono alle libere democrazie la egemonia omosessuale.

Chi finanzia la campagna elettorale di Hillary Clinton del 2016?

Chi ha finanziato Barck Hussein Obama II nel 2008 e nel 2012?

Questa è una guerra, ed è una guerra a difesa della libertà e della democrazia aggredite dalla lobby gay e dalla egemonia della lobby gay americana.

Questa è Roma cristiana e romana:

da qui, non si passa.

Logo campagna elettorale Hillary Clinton

Logo campagna elettorale Hillary Clinton

Ecco la prova della egemonia omosessuale americana

Ecco la prova della egemonia omosessuale americana

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Quando un sistema paese è corrotto e mafioso il “malato” è l’onesto

giovedì, 1 marzo 2012

Se vuoi cambiare le cose, non puoi farlo dall’interno di un sistema che riconduce tutto al sistema stesso.

Se vuoi cambiare le cose, devi cambiare il sistema e le sue regole prima che il sistema stesso ed il suo complesso di regole cambi od opprima te stesso.

Se vuoi cambiare il sistema, devi essere alternativo al sistema, non omogeneo ed omologato al sistema, in specie se il fenomeno della corruzione è elevato a sistema, se il fenomeno mafioso è elevato a sistema, se il fenomeno dell’usura è elevato a sistema, in specie se l’evasione, sia fiscale che dai propri doveri, è elevata a sistema.

Altrimenti verrai corrotto, usurato, estorto e mobbizzato dai mafiosi.

Altrimenti diverrai strumento dei mafiosi, anche solo per omissione.

Ma se entri nel sistema per cambiare il sistema, tu accetti la corruzione, il sistema mafioso, l’usura e l’estorsione come metodo, come prassi, come sistema e stile di vita.

E tutto questo, tutta questa massa di escrementi umani diverrà te, incarnerà te, ucciderà te.

Devi scegliere:

o fuori o dentro.

Io ho già scelto, tanto tempo fa, con qualche parentesi di entusiastica volontà riformatrice, frustrata, umiliata e delusa dalla corruttibilità del sistema e delle persone che lo vivono.

Non puoi stare con loro, se vuoi essere diverso da loro.

E ne pago il fio, ogni maledetto giorno della mia vita.

E ne assaporo il piacere, ogni benedetto giorno della mia vita di uomo libero.

E sia quel che sia:

io non mi vendo, non mi piego, non mi spezzo, non mi corrompo.

Perché io sono Io.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

I governi democratici e lo spionaggio di massa

sabato, 3 dicembre 2011

L’ormai famigerato sito Wikileaks pubblica l’elenco, nazione per nazione, delle società che offrono strumenti di intercettazione, di controllo e di spionaggio, i dettagli e la descrizione accurata di tali strumenti e di come funzionano ed interagiscono fra loro.

Clliccando qui , avrai accesso ad una pagina del sito di Wikileaks che si presenta come una mappa del mondo.

Cliccando ancora sul nome di uno stato, comparirà una finestra che elenca i nomi delle società che producono i mezzi tecnologici oppure offrono direttamente il beneficio indiscutibile di questi mezzi di spionaggio di massa.

Il Grande Fratello, quello di George Orwell (pseudonimo dello scozzese Eric Arthur Blair) e non quello spettacolo miserabile offerto in tv dalla Mediaset, annuncia da tempo che le libertà individuali e fondamentali dell’uomo sono in pericolo, accerchiate da una tecnologia sempre più capace di spiare contemporaneamente ogni singolo cittadino in ogni suo ambito più privato e riservato (automobile, casa, ufficio, telefono cellulare, web, e-mail, social network, etc) .

Bene, anzi male:

oggi sappiamo che quella tecnologia esiste e che essa viene quotidianamente utilizzata dai governi dei paesi democratici per ….

spiare i terroristi? spiare i mafiosi? spiare gli assassini, gli stupratori, i pluriomicidi?

No, no: nulla di tutto questo.

Altrimenti mafiosi, politici corrotti, pluriomicidi e stupratori e violentatori di ogni genere e grado sarebbero facilmente individuati e tempestivamente puniti.

No, no, oggi sappiamo che quella tecnologia esiste e che essa viene quotidianamente utilizzata dai governi dei paesi democratici per spiare i cittadini qualunque, i cittadini X, voi insomma, me insomma, me e tutti i liberi cittadini come me.

Una notizia che non era del proprio inaspettata, ma che causa comunque molto malessere.

Fa male perché denuncia che le democrazie occidentali sono profondamente malate, della patologia da abuso del potere pubblico applicato contro i cittadini e non del buongoverno del potere pubblico applicato a tutela e garanzia degli interessi dei cittadini,

Questa degradata condizione di controllo antidemocratico ed illiberale delle popolazioni nasce all’indomani dell11 settembre 2001, allorquando non si andò troppo per il sottile nel condurre una campagna di spionaggio mondiale e capillare che potesse offrire una qualche misura di prevenzione rispetto al nuovo nemico mondiale:

lo spettro del terrorismo fondamentalista islamico.

ma da allora, i “governi democratici” hanno fatto dell’abuso una regola ed hanno diretto questa arma potentissima nel controllo dei popoli e nel contrasto alle critiche ed alle opposizioni interne.

Pericoloso crinale questo:

dove muore la libertà, non nasce più l’erba …

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il fallimento del sud Europa

domenica, 27 novembre 2011

Grecia, Spagna Portogallo e Italia rappresentano il limite sud della Unione Europea.

I medesimi paesi sono alla base non solo della crisi europea, ma vengono ritenuti responsabili dell’innesco di una ben più temuta crisi globale e mondiale.

Il fallimento dello stile di vita sociale, della politica e delle politiche economico-finanziarie dei paesi meridionali europei appare assolutamente evidente.

Si può certamente parlare di un fallimento della Europa del Sud, sia come entità geopolitica che economica e sociale.

Ma quali sono i motivi comuni alla base di un simile risultato negativo?

Forse, può essere illuminante una intervista rilasciata al quotidiano finanziario italiano Il Sole 24 Ore da parte del Professor Mariano D’Antonio, ordinario di Economia dell’Università Federico II di Napoli ed assessore al Bilancio della giunta napoletana Bassolino tra il 2008 e il 2010,

Una frase di questa intervista , più di tutte, colpisce per la crudezza e la assoluta veridicità:

“…. Le Regioni, da Roma in giù, sono un cancro. Quando va bene sono orientate alla gestione del consenso, quando va male alla gestione del malaffare ….”.

Ecco delinearsi di nuovo un limite antico e mai veramente accettato ed affrontato, un limite non solo umano che pare superare ogni contrapposizione ideologica, politica, partitica ed economica, ecco emergere il limite del sud d’Europa, ed in particolare, del sud Italia:

il parassitismo diffuso, il malaffare condiviso ed innalzato al grado di prassi politica.

In questo ambiente di coltura si sono formate intere generazioni di classi dominanti italiane, di caste politiche, sindacali, tecnocratiche e burocratiche.

E se per superare questo gap sempiterno fra nord e sud italia si vuol tornare ad un finanziamento allegro del meridione, sarà meglio ricordare le parole pubblicate da Ferdinando Imposimato (giudice, avvocato, e politico italiano, Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, con decenni di esperienza in lotta alle mafie ed al terrorismo) sulla sua pagina facebook:

La corruzione non fa notizia! Il debito pubblico e’ cresciuto enormemente per alimentare la corruzione e finanziare la criminalita’ organizzata, che si e’ aggiudicata il 90 per cento degli appalti di grandi opere pubbliche.

Così, secondo quanto afferma il giudice Imposimato nel suo profilo Facebook, finanziando grandi opere pubbliche, si corre un concreto rischio di finanziare direttamente le organizzazioni mafiose.

Un quadro alquanto sgradevole da osservare, quello italiano.

Un ventata secessionista è il minimo che ci si possa aspettare in queste miserabili condizioni.

Ovvero si dovrebbe prendere il diavolo per le corna e fare piazza pulita del marcio prima di piantare il buon seme:

pena di morte per il reato di associazione mafiosa, ergastolo da scontare in regime di carcere duro per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, decuplicazione delle pene relative all’abuso di potere pubblico come la corruzione, la concussione e l’abuso di ufficio, anche in questo caso, senza sconti e da scontare in un regime di carcere duro.

Solo l’imposizione di queste misure, unite allo snellimento delle procedure giudiziarie e all’imposizione di un limite temporale per l’emissione della sentenze, l’eliminazione del terzo grado di giudizio, l’imposizione dell’uso obbligatorio di pre-determinate procedure informatizzate per i protocolli pubblici, forse, solo l’adozione di queste misure ed altre ancora, potrebbe garantire un margine sufficiente per una speranza di cambiamento che sia supportata da una pur minima percentuale di possibilità di riuscita.

Altrimenti, ogni sforzo è vano.

Altrimenti, ci si prende in giro.

In tal caso, sarebbe giusto e doveroso consentire che le due parti inconciliabili ed incompatibili del paese, il nord ed il sud, vadano ognuna per la propria strada, offrendo una uscita democratica e giuridicamente validata per la secessione da questa unità nazionale, ben vista solo fra le righe della carta costituzionale e di uomini delle istituzioni troppo attenti all’interesse del campanile in un ambito di parte in gioco e non di presunta super partes arbitrale.

Ma di incongruenze, sia il meridione d’Italia che il meridione d’Europa ne sono pieni.

Ora, bisognerebbe affrontare questo nodo una volta per tutte, in maniera risolutiva e non procrastinarne l’esame sine die per occultare il problema dei problemi italiano.

Oppure, bisogna prepararsi a pagare il prezzo di una politica istituzionale unitaria che venga rifiutata da una parte secessionista del popolo sovrano, ovvero arrendersi alla continua emorragia secessionista di forze economiche, di uomini, di donne, di famiglie e di aziende italiane che fuggono continuamente all’estero, in cerca di un rifugio che protegga dalla ingiusta pressione usuraia ed estorsiva delle mafie da un canto e dalla insostenibile corruzione politico-burocratica dall’altro.

Con la libertà di scelta e d il diritto all’autodeterminazione dei popoli non si scherza.

Bisogna decidere, Ora o Mai Più:

Liberi per sempre o Schiavi di questa Roma contemporanea, per sempre.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Happy Birthday Web

lunedì, 14 novembre 2011

Non si apprezza mai abbastanza qualcosa che ci è stato dato in dono.

Il web poi, è la migliore proiezione umana della libertà.

Un dono libero, liberamente ricevuto ed esercitato.

http://www.happybirthdayweb.it/site/

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La restaurazione conservativa della repubblica burocratica italiana

sabato, 12 novembre 2011

Il potere pubblico in Italia, è stato a lungo abusato in favore delle caste mafiose e delle corporazioni dell’abuso continuato ed aggravato del (pre)potere pubblico.

Ogni tentativo di spezzare la catena di autoreferenzialità delle caste (politica e burocratica) e delle corporazioni (delle professioni, del lavoro, dell’economia in appalto pubblico, etc) e degli apparati pubblici deviati, ha provocato una forte reazione nel paese.

Ogni tentativo di interrompere il prepotere pubblico della casta politica e burocratica è naufragato miseramente (Devolution 2006 e Riforma Fiscale Federalista 2011).

Il rincorrersi di voci insistenti nei recenti anni di patti e contratti stipulati fra lo stato e l’anti-stato mafioso, aprono scenari pericolosi di colpi di coda reazionari del sistema del potere pubblico deviato, nella prospettiva che le organizzazioni mafiose detengano un potere di condizionamento della politica in Italia molto elevato, in virtù del condizionamento del consenso elettorale in molte regioni italiane, specie in quelle meridionali.

Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la prima azienda per fatturato nel patologico sistema economico italiano risulta essere l’organizzazione mafiosa della ‘ndrangheta.

Ma non si può nemmeno sottovalutare un potenziale abuso del potere pubblico da parte di quelle consorterie che impediscono di fatto ogni liberalizzazione ed ogni riforma strutturale del paese.

Una vera e propria reazione a catena, un organizzato attacco fatto di stillicidi personali, di modulazione della tolleranza nella applicazione della legge (non dimentichiamo che le funzioni pubbliche ed i poteri pubblici sono incarnate da corporazioni e caste che li esercitano da sempre, da vere e proprie baronie corporative), di inflessibilità nella tolleranza, di mancate vigilanze, di inosservate tutele.

Chiunque chieda più libertà, chiunque si esponga pubblicamente al cambiamento vero (non quello delle chiacchiere, ma quello più pericoloso per le caste; un cambiamento vero, autentico e realizzato, che impedirebbe la cooptazione, la baronia, il nepotismo, la familiarità e la mafiosità nelle scelte fondamentali della vita pubblica:
decidere a chi affidare potere pubblico e/o funzioni pubbliche a mezzo concorso e a chi indirizzare ricchezze enormi e potere pubblico attraverso l’affidamento di appalti pubblici),
chiunque chieda il riconoscimento del merito nella società e nel lavoro, come nella Pubblica Amministrazione
rischia come minimo di vedersi garantita una applicazione della legge a tolleranza zero,
se non un vero e proprio mobbing del potere pubblico deviato e deviante le finalità pubbliche e sociali, le libertà irrinunciabili e fondamentali della persona umana.

E non c’è molto da sperare nel controllo della informazione su eventuali abusi o veri e propri attacchi da parte del prepotere pubblico abusato,
poiché in Italia, il mondo dell’informazione è esso stesso casta corporativa, cui si accede esclusivamente per concorso pubblico.

Una realtà devastante e destabilizzante di ogni cambiamento positivo, di ogni mutamento dello status quo di chi detiene un pezzettino sia pur piccolo di potere pubblico e ne abusa per difendere il suo status corporativo, la sua posizione sociale, la continuità nel tempo dell’accesso per i suoi familiari ed affini al potere pubblico.

Una realtà grave e seria, una realtà che non può non essere presa in considerazione e prevenuta, almeno negli aspetti deteriori e del danno causato ingiustamente:

le preoccupazioni e le ingiustizie subite possono uccidere, esattamente come può farlo un attentato mafioso o terroristico.

Il momento storico attuale italiano può essere equiparato al momento storico della fine del comunismo reale in Unione Sovietica, avviato dalla Perestrojka (ricostruzione) e dalla Glasnost’ (trasparenza) intraprese da Mikhail Gorbačëv (Mikhail Gorbaciov) nella estate del 1987, iniziate, ma guarda un po il caso, allo scopo di ristrutturare l’economia nazionale.

Entrambe le ristrutturazioni russe ebbero vita breve, contrastate aspramente dalle oligarchie interne al passato, ma non deceduto, sistema pubblico-massimalista sovietico, oligarchie burocratiche che detenevano effettivamente il potere pubblico, oligarchie che, dopo la caduta della oligarchia politica, presero il sopravvento sino a portare alle massime cariche russe gli apici del potere pubblico, come nel caso di Vladimir Vladimirovič Putin, dirigente dei servizi segreti russi, il famigerato KGB.

Come vedete, nell’analisi suindicata, nessuna ristrutturazione politica può vincere in un sistema profondamente segnato dal potere immutato delle oligarchie burocratiche, che usano od abusano del potere pubblico prima, durante e dopo ogni mutamento riformista, condizionandone l’evoluzione o bloccandone la riuscita.

Ed è un momento molto simile a quello descritto, quello vissuto nei tempi odierni dall’Italia che tenta di cambiare se stessa.

Ed i pericoli che si affacciano al cambiamento italiano e a chi lo incarna, chi lo favorisce, chi lo invoca, possono essere non molto differenti dai pericoli che si sono vissuti e si vivono tutt’ora in un paese enormemente ricco come la Russia, ma governato da oligarchie burocratiche sopraffattrici di ogni libertà.

Attenzione a ciò che potrà avvenire in Italia nei prossimi tempi:

terrorismo politico, atti di intimidazione, pressioni illecite, subdoli esercizi del potere pubblico e del suo grado di tolleranza.

Chiunque tenti l’ormai irreversibile processo di aggiornamento e di adeguamento della Pubblica Amministrazione, delle sue funzioni e dei suoi illimitati poteri, deve mettere in conto una reazione “burocratica”.

I maggiori ostacoli al processo di ristrutturazione, di liberalizzazione, di mutamento e di cambiamento positivo del paese reale, sono sempre i medesimi:

la casta politica, la casta burocratica, le corporazioni del potere pubblico e le organizzazioni mafiose.

Questo è il nemico dell’Italia e degli italiani, oggi, come ieri.

Questo è l’elemento che tenterà di destabilizzare e di fermare ogni mutamento dello status quo corporativo.

Da questa corte di prepotenti, verranno gli attacchi subdoli, vili e vigliacchi ai giusti che combattono per la libertà.

Che vengano:

li stiamo aspettando.

Oggi come ieri.

Nella seconda come nella prima repubblica burocratica italiana.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Umanamente uomo: il sogno umano

giovedì, 30 giugno 2011

La mia vita è stata sempre improntata a valori di riferimento semplici, quanto importanti.

La Famiglia, il Lavoro, l’impegno politico, la Libertà.

I sacrifici che debba sopportare chi incarna lealmente ed onestamente queste semplici cose, ma dal sapore immenso e dal valore eterno, sono indubbiamente importanti, in ogni parte del mondo.

Ma in italia, questo peso è divenuto insopportabile.

La quotidianità intrisa di scandali continui, di immoralità assoluta e di aperto contrasto alla Legalità, rappresenta uno stile di vita che io non condivido, cui io non mi sottometto, di cui io, non mi rendo complice, volutamente.

Ed il costo che debba pagare un uomo che si espone in modo aperto contro ogni vergogna umana, è enorme.

Ed io lo pago, tutti i giorni della mia vita, senza esitare, senza un rimpianto, senza una lacrima versata.

Taluni guardano ad un tale comportamento valutandolo come una immaturità.

Per digerire tutta la merda che si sparge in questo paese ogni giorno infatti, bisogna accettare il compromesso storico con una realtà che è tremendamente reale, assolutamente concreta, quotidianamente incontrata.

La non accettazione di questi compromessi, utili e propredeutici (sine qua non) all’ingresso nella “comunità adulta, matura, civile e democratica italiana” che impera e spadroneggia arrogantemente ovunque, viene infatti definita come un difetto di maturità.

Ne convengo:

io non sono come loro, io non sono italiano.

E questo detto, con assoluto orgoglio e nessun disprezzo:

l’odio ed il disprezzo vanno indirizzati contro un valore non condiviso o, almeno, un disvalore.

Ma lo stile di vita italiano è divenuto senza vergogna, un non valore, una menzogna continua.

Di più, vi è che la casta politico-burocratica procede incessantemente verso una normalizzazione del paese che ha il sapore della tragedia comica, seppure non vi sia nulla da ridere in tutto questo.

I problemi che pur esistono in tutti i paesi del mondo, in italia non vengono affrontati, contrastati e, men che meno, risolti.

Questa è la volontà del potere italiano, che procede criminalmente al silenziamento della realtà, della libera informazione, alla quiescienza soporifera dell’Opinione Pubblica.

L’obiettivo è chiaro, limpido, leggibile.

Vista l’incapacità e/o l’impossibilità di rimuovere in un regime democratico (bloccato e degenerato) le condizioni di illegalità, si opera di contro nella rimozione di ogni differenza, che sollevi il dubbio della normalità di un simile stato di fatto.

Tutti mafiosi?

Nessuno è mafioso.

Tutti corrotti?

Nessuno è corrotto.

Tutti dentro al sistema?

Nessuno fuori.

Ecco, io non ci sto in un simile sistema, io non lo condivido ne lo avallo.

Io, sono fuori da queste miserie.

Perchè sono un uomo nato libero, che ha deciso di morire così come è venuto alla luce:

Libero.

Inflessibile?

Intransigente?

Certo, può essere.

Ma resto convinto che l’accettazione del più sciocco compromesso offerto da questa italianità, preveda la sottoscrizione di un contratto in associazione, nel quale è scritto che ci si impegna a non cambiare nulla, ad accettare tutto giurando di conservarlo nel più assoluto silenzio.

No, il mio concetto di lealtà non prevede un patto ad escludendum della convivenza civile, del senso del dovere, e di quella diligenza del buon padre di famiglia che sembra scomparsa o sommersa nella realtà italiana, che appare impazzita e smarrita in un circolo vizioso dal quale non si esce, una volta accettato, per il quale, non esiste soluzione di continuità e nemmeno la innata speranza che possa esistere un futuro migliore di questo, che va però costruito e non propagandato solamente.

Non so se sia colpa del sangue non italiano che scorre nelle mie vene, non so se sia responsabilità della mia educazione, non so cosa e come, ma quel che so con certezza è che io non condivido tutto questo e non mi posso unire alla unica volontà di autodistruzione di un intero paese, di una intera comunità e, soprattutto, del futuro dei miei figli.

Barlumi di esistenza cosciente ed impegnata esistono ancora, ed io ho interpretato un impegno secessionista da tutto quanto si dimostri antiumano, incivile, suicida.

Ma non si può continuare a vivere così, non è giusto, non è umano.

Nelle esperienze della mia vita, mi sono sempre gratificato nella compagnia di civiltà quali quella svizzera o tedesca, come se fossi nato con loro, cresciuto con loro.

Ed è ora che io assecondi questa esigenza di essere insieme ai miei simili.

Io non sono italiano.

Ed è ora che provveda a trovare asilo umano e politico in civiltà più consone al mio stile di vita.

Lo devo a me stesso, alla mia famiglia, ai miei figli, unico vero ed autentico senso nella mia vita.

A questo sistema malato, degradato e degenerato, io non devo più nulla, pur avendo sempre offerto la massima lealtà e fiducia.

Io devo cercare ancora la mia strada, la mia identità, la mia serenità.

Perchè il peggio di tutto questo, è la perdita di ogni serenità e di speranza di felicità.

E si potrà anche vivere senza esser ricchi, ma non si può vivere senza la propria felicità.

Immaturità o Coraggio?

Io so come chiamarlo questo mio indomito spirito, lui è il mio essere umano, profondamente umano, umanamente umano.

Lui è il mio sogno umano.

Ed è il mio perfetto equilibrio con esso che solo può rendermi felice.

Felice e Libero.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

I poteri forti, il popolo e il dovere di essere giusti

mercoledì, 29 giugno 2011

La regola d’oro di ogni civiltà moderna, di ogni democrazia occidentale, dovrebbe essere quella di creare una interstizione fra i poteri ed i potentati forti ed il popolo sovrano, in modo da opporre all’abuso di potere dei prepotenti nei confronti del popolo, una forza in grado di competere con essi, imponendo loro il rispetto della legge, prima di tutto.

Per questo, ed in tutto il mondo, i potentati ed i poteri forti tentano sempre di aggirare o eludere il potere di contrasto della legge.

A ben vedere, talvolta questo loro agire può anche essere comprensibile, se guardiamo al caso italiano nel quale lo stato di diritto si mette spesso e volentieri di traverso alle strategie ed alle intraprese economiche, attraverso una pantagruelica burocrazia della pubblica amministrazione che preleva molto fiscalmente senza offrire adeguati servizi come corrispettivo, proprio a cominciare dalla giustizia, veramente troppo lenta, assurdamente ingiusta.

Cosicchè, il popolo sovrano in Italia, resta schiacciato fra il potere dei potenti ed il potere dello stato, entrambe affatto inclini a produrre qualcosa di utile per la gente qualunque.

Ma il caso italiano è un caso di specie differente da quello di ogni altro paese del mondo.

In Italia la politica naviga a vista, spesso senza coraggio, speculando ed indirizzando sulle questioni per ottenere un orientamento favorevole della pubblica opinione piuttosto che averne rispetto e timore.

La pubblica opinione italiana è un concetto ancora tutto da costruire, a cominciare da quel potere dell’informazione cui dedico questa frase di un giornalista americano, Henry Louis Mencken meglio conosciuto come “il saggio di Baltimora”:

“Il rapporto tra un giornalista e il potere dev’essere quello tra un cane e un lampione”.

Ma gli editori puri, come i giornalisti puri in Italia, sono definizioni che trovano difficilmente incarnazione.

Tanto è vero che, il fenomeno degli opinion leader del web, quei blogger che appunto instaurano un sano rapporto con il potere “cane-lampione”, subiscono la reazione scomposta del potere stesso, che ha tentato e tenta incessantemente di “regolamentare” il mondo libero del web, con la chiara volontà di impedire a chi ha qualcosa da dire, di dirla, a chi ha qualcosa da dare, di donarla liberamente.

A questa politica e a questi politici, dedico invece una frase di un mio amico in Facebook:

“è troppo facile essere forti con i deboli e deboli con i forti. molto più difficile essere giusti”.

Ed aggiungerei che, il coraggio di vivere, non si vende al mercato della frutta.

Bene, dopo aver ancor più infoltito l’esercito dei miei nemici, vi lascio con una ultima affermazione.

Siate liberi e coraggiosi:

nulla è mai stato più prezioso di queste due attitudini in questo mondo prepotente.

Nulla è mai stato più umano e utile.

Gustavo Gesualdo
alias
il Cittadino X

A giocare troppo con la fiamma della Libertà, ci si brucia

mercoledì, 15 giugno 2011

Una intera casta corporativa combatte la battaglia perduta della difesa di privilegi impagabili e di un prepotere impossibile.

Hanno tentato in ogni modo di fermare le riforme del paese, hanno compiuto azioni di terrorismo politico di massa sul popolo sovrano contro la riforma costituzionale della devoluzione, hanno utilizzato il metodo delle “paludi romane” per impedire il federalismo, contrastano con ogni mezzo l’avvento di una normativa anti-corruzione.

Non vogliono cambiare il loro stile di vita e pretendono che tale mantenimento a vita del prepotere corporativo, sia pagato in toto dal popolo.

Essi odiano il popolo, non lo amano ne lo rispettano, odiano ogni manifestazione sociale e culturale che sia “popolare”, avversano con ogni mezzo la possibilità che il popolo viva felice in un benessere diffuso, in un progresso condiviso ed incarnato, in un sistema statuale che sia veramente democratico, sicuro e giusto.

La casta corporativa della restaurazione conservativa della prima repubblica ha contrastato con ogni mezzo il cambiamento richiesto dai tempi e da quella parte del paese che produce quella ricchezza di cui tutti si nutrono, imponendo la schiavitù al popolo del nord nei confronti del resto del paese.

Ma il momento storico che viviamo è fortemente scosso dalla indignazione e dalla insoddisfazione popolare, del popolo che lavora e produce lavoro, che si arricchisce e produce ricchezza per altri, generosamente quanto ingenuamente.

Ma questa ingenuità è stata risvegliata da una condizione di lassismo e di rassegnazione del paese di fronte alla corruzione politica e burocratica, di fronte al cancro mafioso, di fronte alla insicurezza ed alla ingiustizia che vive il popolo del nord.

Ebbene, c’è un messaggio per questa casta di mantenuti e viziati a vita, l’ultimo messaggio:

se il federalismo non dovesse essere immediatamente approvato in via definitiva e realizzato in tempi celeri, se le riforme che urgono al paese saranno ancora rinviate sine die, la risposta che potrebbe cadere sulle scrivanie del potere romano potrebbe essere quella di una richiesta ufficiale di secessione del nord o di parti di esso da questo paese assai corrotto e mafioso.

Già taluni imprenditori del nord hanno dichiarato che, stante l’attuale condizione di crisi economica ed il conseguente immobilismo politico, potrebbero seguire la scelta di richiedere ufficialmente la secessione dall’italia per motivi economici.

Ma che sia per motivi economici, politici, culturali o sociali, il messaggio diretto alla casta corporativa della restaurazione conservativa della prima repubblica è chiaro e limpido:

libertà dalle mafie, libertà dalla corruzione, libertà dalla illegalità, libertà da una casta politica indecente, corrotta, sprecona, incapace ed inaffidabile.

Qualunque battaglia si ponga sotto il nome “libertà”, è una battaglia giusta.

Qualunque battaglia si ponga contro il nome “libertà” è una battaglia persa.

Questo racconta la storia dell’umanità.

Questo racconterà la storia di questo paese, in un modo o nell’altro.

Fine dei giochetti e dei teatrini, fine dei bluff e dei tradimenti, fine dei trasversalismi e delle convergenze parallele:

da oggi in poi, si gioca a carte scoperte e chi sbaglia, paga, ed i cocci sono certamente i suoi.

O si cambia strada o si cambia tutto.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Chi ha paura della Opinione Pubblica?

venerdì, 10 giugno 2011

« Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza.
Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via.
La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri »

«Quale sarà la condizione della società e della politica di questa Repubblica di qui a settant’anni, quando saranno ancora vivi alcuni dei bambini che adesso vanno a scuola?
Sapremo salvaguardare il primato della Costituzione, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’incorruttibilità della giustizia, oppure avremo un governo del denaro e dei disonesti?»

“Che ci piaccia o meno, ci siamo imbarcati in una rivoluzione del pensiero e dell’esistenza.

Il progresso dilaga a velocità sempre maggiore, superando di gran lunga nel giro di pochi decenni il cammino compiuto di precedenti secoli e millenni…

La stampa è l’unica a lavorare per il pubblico interesse.

“L’interesse di tutti è l’interesse di nessuno”, ma questo non vale per il giornalista: esso è suo per adozione.

Se non fosse per le sue attenzioni, quasi ogni riforma fallirebbe in partenza.

Egli ricorda ai funzionari il loro dovere. Denuncia piani segreti di ladrocinio.

Promuove ogni promettente progetto di sviluppo.
Avvicina tra loro le classi e le professioni, insegna loro ad agire di concerto sulla base del senso civico comune.

La nostra Repubblica e la sua stampa progrediranno o cadranno insieme.

Una stampa capace, animata da spirito civico, con un’intelligenza allenata a distinguere ciò che è giusto e ad avere il coraggio di realizzarlo, può preservare quella pubblica virtù senza la quale il governo del popolo non è che impostura e dileggio.

Una stampa cinica, mercenaria, demagogica e corrotta a lungo andare renderà il popolo tanto ignobile quanto lo è essa stessa.

Il potere di plasmare il futuro della Repubblica è nelle mani dei giornalisti delle future generazioni.”

“Un’opinione pubblica ben informata è la nostra corte suprema.
Perché a essa ci si può appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l’indifferenza popolare o gli orrori del governo”.

Joseph Pulitzer
Famoso giornalista ed editore.
A sua memoria e per sua volontà è stato istituito un premio, il Premio Pulitzer, il più importante nel campo giornalistico, assegnato per la prima volta nel 1917, secondo proprio le volontà lasciate dal giornalista stesso scomparso pochi anni prima.

Leggere questi scritti del primo novecento è una esperienza veramente incredibile.

La prima sensazione che si coglie, è quella di leggere il nostro presente, con una limpidezza eccezionale, quasi fossero scritti per noi:

i posteri.

Ma l’America non è l’Italia.

In America le pubblicazioni di due liberi giornalisti hanno provocato le dimissioni di un presidente americano, il più potente presidente del mondo intero.

In America, la Pubblica Opinione, sorretta da una libera informazione, controlla l’operato dei politici e dei governi.

In Italia, questa definizione non è applicabile, e per molti motivi:

taluni ben visibili, altri sommersi nella voluta confusione politica.

La politica sembra pensare solo a farsi una banca, farsi un giornale, farsi una televisione, al fine di sottomettere l’opnione pubblica ed asservire il popolo sovrano.

Non sembrano esistere più magnati e potentati economici disposti a finanziare battaglie civili che non abbiano un ritorno immediato, che non soddisfino, un interesse personale o di parte.

Almeno in Italia.

L’America, è un’altra cosa, questo lo abbiamo capito.

Ma l’America ha inventato ARPAnet, un sistema di comunicazione e di condivisione di informazioni pensato inzialmente per un uso militare, e divenuto invece e clamorosamente, il più grande progetto civile di libertà umana:

Internet.

E’ questo il mondo dove trovano rifugio le libertà negate, le pubbliche opinioni vessate, le infomazioni celate.

E’ questo il mondo da cui vi scrivo e dal quale voi leggete.

Un mondo virtuale, affermano taluni.

Ma non è più così, e da un bel pezzo.

Le rivolte popolari nei paesi in grave crisi di libertà, partono tutte dal web, così come le iniziative spontanee popolari che, anche in Italia, riuniscono cittadini qualunque a protestare in una piazza che non è più virtuale, ma reale.

Ai miei nuovi amici nel social network Facebook, uso sempre una frase di benvenuto, sempre la stessa:

welcome, to the real world
, tratta dal famoso film Matrix.

Perchè il loro ingresso nel mio mondo, connota un nuovo mondo, più reale di quello reale, più umano di quello umano, più libero di quello cosiddetto libero.

Ed è così che il virus benigno della libertà si espande, sempre sotto il cappello di iniziative socio-economiche americane come Facebook o Twitter.

Tutto oggi passa attraverso il libero mondo del web:

la televisione, la radio, i giornali, la politica, il mondo del lavoro.

E questo fatto, non piace al potere che vive di potere, non piace a sistemi di potere corporativi organizzati in caste che provvedono al mantenimento del potere ad escludendum del popolo, dei cittadini.

Ed è proprio come nel film Matrix, che si verifica come la realtà umana sia spesso parallela a quella quotidiana, ma non la medesima, ne la stessa.

Ed è proprio come in quel film che, “agenti” contrastino l’emersione di questo mondo popolare, l’innovazione del cambiamento, la voglia di libertà, di benessere e di felicità che proviene dai popoli invece sottomessi da ordinamenti statuali non più rispondenti alle esigenze della persona umana.

Agenti che contrastano la libera divulgazione delle informazioni, che condizionano le riforme, che sottomettono il popolo sovrano all’impero di una conservazione restaurativa di privilegi ad uso esclusivo dei già potenti, di ricchezze a godimento esclusivo dei già ricchi.

Ed è la strana storia del nostro paese, scosso dai sussulti dello scandalo Tangentopoli, che fece emergere un mondo fatto di corruzione e di mafiosità impossibile, un sussulto popolare che apriva prospettive per un futuro diverso e migliore di quello.

L’indignazione popolare che sollevò il sapere che un mondo profondamente corrotto e mafioso aveva governato nel silenzio generalizzato dell’informazione ufficiale è immutata come immutata appare la volontà politica di non perseguire la corruzione.

Ed è ancora l’informazione che oggi, ci narra di una corruzione tutt’altro che sconfitta, a tutti i livelli.

Ed è ancora una indignazione popolare che emerge potente e urlante dal mondo del web, poichè ogni altra via è negata.

Ed è ancora questa informazione libera a tratti ed a comando che impedisce ogni riforma ed ogni controllo sul governo della politica.

Ed è questa “corte suprema” soppressa ed in gran parte pilotata ad impedire che l’opinione pubblica affermi il suo primato sul primato della politica, il suo primato sulla redistribuzione della ricchezza, il suo primato nel controllo sulla corruzione dilagante.

La politica italiana ha costruito un incredibile postribolo di poltrone del potere, di condizionamento pesante nelle selezioni nel mondo del lavoro, compreso quello del giornalismo, al solo fine di “corrompere” il più gran numero possibile di soggetti che oltraggino l’indignazione popolare relegandola al ruolo di “sfogatoio pubblico” invece di moto popolare propositivo.

La condivisione della corruzione parte dal basso, dalla selezione di ogni singolo posto di lavoro, di ogni singola poltrona o sediolina del potere.

E se Tangentopoli esiste ancora, indiscussa ed imbattuta, lo dobbiamo proprio all’assenza di una corte suprema che esprima l’inesprimibile malessere popolare, che controlli l’incontrollabile potere pubblico deviato od abusato.

Chiamatela come volete, chiamatelo Quarto Potere, chiamatela Corte Suprema, chiamatela mondo dell’informazione.

Io so come chiamarla:

il suo nome è libertà.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X