Articoli marcati con tag ‘finiani’

Tutti Pazzi per la Lega (ancora)

lunedì, 23 agosto 2010

il movimento dei finiani sveste ogni ipocrisia e malizia e per bocca del suo vero leader, il napoletano Italo Bocchino, chiarisce qual’è l’intento ed il vero fine del tradimento finiano:

escludere la Lega dal governo del paese ed impedire ogni riforma che cambi e salvi questo paese dall’autodistruzione.

L’offerta bocchiniana al premier Silvio Berlsuconi è un “tutti dentro il governo tranne la Lega”.

E questa politica ad escludendum della Lega è perfettamente leggibile anche nelle dichiarazioni della Conferenza Episcopale Italiana.

Finalmente i traditori si mostrano per quello che sono e per quello che io li indico da questo blog, sin dal primo momento delle loro “uscite fuori programma”:
degli avversari di ogni riforma e di ogni cambiamento del paese, dei restauratori di un modello di democrazia bloccata a bipolarismo catto-comunista, e dei conservatori di un sistema statale sprecone e oscuro, nel quale sono mille e mille i rivoli di spesa che si perdono nel mantenimento di fannulloni e perditempo di ogni genere e grado.

Ecco cosa difende il bravo Bocchino:
lo status quo del privilegio politico, il peggiore aspetto di quella casta politica che è responsabile del fallimento di questo stato di diritto e del suo allontanamento vorticoso dal paese reale.

le parti in campo sono schierate:

– il nuovo che tenta di addrizzare storture non più sopportabili dal sistema paese, che vede nel patto di ferro Bossi-Berlusconi l’unica via d’uscita dalla crisi socio-economica in atto.

– il vecchio establishment, la casta politica peggiore, quella pletora di carrieristi politici che non vogliono perdere alcun privilegio politico e di potere, a costo anche di mandare all’aria il paese.

Ed è per questo che i traditori della patria temono le elezioni, perchè, come ben dice sempre il bravo Bocchino, in caso di elezioni anticipate gli elettori saprebbero benissimo chi premiare (Bossi e Berlusconi) e chi invece punire ancor più duramente (dai finiani ai casinisti, dai falsi democratrici ai veri comunisti).

Tenzone straordinaria, battaglia epica questa, laddove il vecchio sta per essere eiettato fuori dai poteri istituzionali a tutto giovamento del paese, delle famiglie e delle aziende italiane, dei lavoratori dipendenti come degli imprenditori, degli occupati nel mondo del lavoro come dei disoccupati e degli inoccupati.

Il bene contro il male, nella sempiterna battaglia umana.

Chi vincerà?

Fate il vostro gioco signori, fate il vostro gioco.

Ai perdenti:
preparatevi a scomparire dalla storia di questo paese.

Per sempre.

E finalmente!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Basta con questa politica suicida!

sabato, 31 luglio 2010

Bene, anzi male.

Gianfranco Fini, seguendo le orme del suo predecessore Pierferdinando Casini, ha tentato di rompere la continuità e la stabilità del governo italiano.

Le forze della conservazione di poltrone e privilegi si scontrano ancora con il nuovo che avanza, con il buon governo, con il riformismo e la voglia di cambiamento che pervade ogni strato sociale e produttivo.

Lo aveva chiesto anche la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che le piccole beghe politiche fondate sull’arrivismo e sul personalismo politico non ricadessero come macigni su un sistema produttivo già in profonda crisi.

Tutti gli sforzi politici per evitare un’altro schiaffo al paese reale sono andati falliti, dinanzi all’orgoglio ferito di Gianfranco Fini che dietro una coltre di idealità etiche e morali scuoteva il sistema democratico senza curarsi dei danni che sicuramente procurava.

Ogni tentativo di riconciliazione è andato fallito, rompendosi contro il muro della nuova via finiana.

E così, il paese resta attonito dinanzi alla ennesima bagarre politica della quale non sentiva la necessità e l’esigenza, visto che i problemi da risolvere in questo momento storico, erano ben altri.

E adesso che Fini ha rotto il suo giocattolo, cosa accadrà?

Il governo potrà assicurare stabilità e continuità e realizzare quelle riforme di cui il paese ha così tanto bisogno?

Ovvero dovremo essere obbligati ad una nuova tornata elettorale che potrebbe riprodurre ancora situazioni di rischio politico e di ingovernabilità?

Questo lo vedremo nei prossimi mesi, assistendo agli sforzi di chi, realmente, pensa e lavora per il bene del paese, piuttosto che alla propria realizzazione personale.

Il tentativo di golpe bianco di Fini è fallito miseramente, essendo impossibile che una minuta minoranza parlamentare potesse ricattare il governo del paese.

Se nn si hanno i numeri ed il consenso, bisognerebbe essere almeno dotati di buon senso e diligenza tali da rendersi conto che si è persa la battaglia, e forse pure la guerra.

Ma tutto questo, alla morale ed alla etica finiana, non interessa.

Al moralizzatore Fini non interessa aver prodotto squilibri nel governo che gode dei maggiori consensi elettorali degli ultimi 55 anni di storia repubblicana.

Al moralizzatore Fini non interessa quanto costerà alle famiglie e alle aziende italiane questa sua alzata di testa orgogliosa e testarda, forse inutile e certamente pericolosa.

Al moralizzatore Fini interessava solo assicurarsi un potere enormemente più grande di quello espresso dal consenso elettorale ricevuto, operando all’interno del sistema un vero e proprio golpe bianco, una presa del potere con una manciata di voti.

Altro che fedeltà alle istituzioni, altro che garantismo democratico e liberale, altro che questione morale.

Ma a pagare il costo di queste aspirazioni fallite, sarà ancora una volta il paese, coinvolto senza colpa in manifestazioni insopportabili di irresponsabilità istituzionale, politica ed umana.

Come si è permesso Berlusconi di negare il bel giocattolo che Fini desiderava?

E’ esattamente come quando si nega ad una bambino una cosa desiderata.

Incurante delle conseguenze, il bambino sferra una guerra a tutto campo, strilla, urla, minaccia.

Ed ora che il bluff è stato scoperto, ora che il genitore Berlusconi ha negato il giocattolo al piccolo Fini, ecco la rabbia e la vendetta esplodere senza ritegno, senza pudore.

Ora ti faccio vedere chi sono io, e quanto male sono in grado di fare.

Ma a distruggere, son buoni tutti.

Soprattutto quelli che nella loro vita non hanno mai dovuto sudare per sopravvivere, quelli che son passati dalla adolescenza alla età adulta senza pagare alcun prezzo, ricevendo in dono o in eredità tutto quello che posseggono, senza aver dovuto spargere lacrime e sudore per costruirlo, per conservarlo, per farlo crescere.

Peccato che a pagare il conto di tanta invidia e gelosia infantile, sia costretto un paese che di tutto ha bisogno, tranne che di dimostrazioni di immaturità e di irresponsabilità così eclatanti.

Peccato si sia persa l’ennesima occasione per dimostrare al resto del mondo, che la casta politica italiana fonda le sue azioni sulla profonda consapevolezza e sul senso di responsabilità

Il sistema produttivo perderà ancora maggior fiducia nella capacità della politica di dare risposte serie e concrete ai mille problemi che la travagliano?

Altre aziende sfiduciate da tutto questa follia politica delocalizzeranno i loro siti produttivi?

Altri padri e madri di famiglia perderanno il loro posto di lavoro?

Altri giovani senza un futuro lasceranno il paese per condizioni socio-politico-economiche migliori di quelle che offre oggi l’Italia?

E tutto questo per colpa di chi, per esponsabilità di chi?

E continuiamo a farci del male, continuiamo a subire le personalità palesemente immature di chi sogna gloria e potere, senza sentire il peso della responsabilità delle proprie azioni.

E qualcuno avrebbe anche il coraggio di bollare come illegittimo il sentimento di quella parte del paese che chiede l’indipendenza da questa serra di follie che generano danni maligni e gratuiti?

Dopo la fuga dei cervelli, dopo la fuga delle aziende, non c’è da aspettarsi altro che la fuga di chi non condivide assolutamente questa irresponsabilità politica ed istituzionale, di chi non condivide questi stili di vita così distanti dal quotidiano lavoro che produce ricchezza e benessere, che altri sprecano e contribuiscono a disperdere in modo così indecente.

Chi non condivide questo suicidio collettivo, chi non vuol essere corresponsabile di questa mattanza inumana, ha il pieno diritto di dire:

io non ci sto.

E me ne vado.

Dove ha sbagliato Gianfranco Fini

venerdì, 30 luglio 2010

Gli ultimi atti del tradimento finiano prendono forma, mentre pare chiusa ogni via di uscita per il Presidente della Camera dei Deputati, l’onorevole Gianfranco Fini.

La separazione dell’ala finiana dalla PDL è ormai una realtà.

A questo punto, è possibile ripercorrere la ridda di grossolani errori politici commessi da Fini, errori che sono tutti alla base di questa separazione.

1 – Il peccato originale è stato certamente lo scioglimento di Alleanza Nazionale e la confluenza forzata degli alleantini in casa di Berlusconi.
Questo primo e grave errore di valutazione politica, Fini lo ha commesso senza pensare o senza dar valore alle evidenti conseguenze che questo atto politico avrebbe comportato.
Innanzi tutto, Fini ha commesso un errore di valutazione grave nei confronti della propria base elettorale, composta di “militanti indentitari”, di “ideologie identitarie”, di “valori condivisi identitari”.
Nello scioglimento di AN e nella conseguente confluenza nel partito berlusconiano, i militanti storici di AN hanno perduto la loro identità, smarrito la loro storia:
essi, non si riconoscevano più come parte politica con una sua storia, ma si vedevano ed erano visti come una appendice politica della storia berlusconiana.

2 – Il secondo errore politico commesso da Fini è stato quello di sottovalutare l’intelligenza e la forza di Silvio Berlusconi, credendolo uno sprovveduto politico facilmente scavalcabile, arginabile, distruttibile.
L’orgoglio di Gianfranco Fini faceva già sogni di potere e di gloria, guardava ad un futuro sempre più carismatico e potente, dimenticando che non era utile vestirsi della pelliccia dell’orso, se l’orso era ancora in vita.

3 – Il terzo grave errore di fini è stato quello di attaccare il cuore pulsante e la mente pensante del governo Berlusconi:
la Lega Nord.
E va bene farsi nemico Berlusconi, ma attaccare contemporaneamente anche la Lega, questo è veramente troppo per Gianfranco Fini.
Precipitosamente corre a Varese a dire in un pubblico convegno che no, lui non ce l’ha con la Lega.
Ma Fini, evidentemente non conosce l’orgoglio che unisce il popolo della Lega: era già troppo tardi.

4 – Il quarto errore di fini è stato di coinvolgere in una disputa tutta politica, l’istituzione che riveste:
la terza carica istituzionale.
Ogni volta che Fini parlava in pubblico o inviava un comunicato alla stampa, le sue parole rimbalzavano di microfono in microfono, di tastiera in tastiera, riempivano le prime pagine di tracotanti missive, di intimidazioni politiche, di estorsioni politiche (come quella del 30/70), tutte questioni che, con la carica istituzionale rivestita dal Fini, nulla avevano a che fare.
Ma non era il Gianfranco Fini leader politico a godere di tanta notorietà, bensì, era il Gianfranco Fini Presidente della Camera dei Deputati ad averla.

5 – Il quinto errore di Fini è stato quello di farsi trascinare dal napoletano Italo Bocchino in una indecorosa serie di polemiche di basso livello, non adatte ne adattabili al livello istituzionale della carica da egli ricoperta.
In quel momento, proprio in quel momento qualcosa si è rotto in maniera irreparabile con Silvio Berlusconi, proprio a causa dello scellerato e squallido attacco bocchiniano cui Fini si è adeguato senza guardare al suo patto di fedeltà sottoscritto con Silvio Berlusconi, e con gli tutti gli elettori che avevano votato per Berlusconi, che tutto volevano vedere all’interno del PDL e del governo, tranne che una guerra di secessione (sarebbe meglio definirla di successione) suicida e fratricida.

6 – Il sesto errore è certamente il più controverso di tutti, ed è stato la minaccia, poi verificatasi proprio oggi, di uscire dal PDL per costituire gruppi autonomi a camera e senato, ammettendo di fatto, il proprio errore originale, quello di aver aderito al partito berlusconiano.

7 – Il settimo errore di Gianfranco Fini è certamente il più distruttivo nei confronti del paese, e si realizza nella assoluta incomprensione da parte della gente del tradimento finiano, persone e cittadini che mai come in questo momento avevano bisogno di un governo forte e stabile, per difendersi dalle prospettive di povertà e di malessere che prospetta la crisi contemporanea.
In questo, la gente comune, le famiglie, le aziende, le imprese, gli imprenditori e i lavoratori dipendenti non lo hanno compreso, ne giustificato.
Anzi, i corpi sociali e produttivi del paese vedono oggi in Gianfranco Fini un nemico:
il restauratore di quella instabilità politica, governativa e parlamantare che è concausa del malessere che vive il paese.

8 – L’ottavo errore di Gianfranco Fini è quello di aprire con questa crisi politica, una via per il ritorno ad un passato che nessuno vuole, che nessuno desidera:
quello in cui la politica parlamentare condizionava fortemente ogni azione dell’esecutivo, rendendo impossibile governare il paese.
E’ il ritorno alla politica “dell’ago della bilancia”, e cioè il tentativo di imporre proditoriamente una esigua minoranza parlamentare alla maggioranza che sorregge il governo, ricattandolo ed estorcendogli un potere che nessun mandato elettorale gli ha mai consegnato.

9 – Il nono errore di Fini, è stato quello di non rassegnare le dimissioni da Presidente della Camera dei Deputati, abusando ancora una volta del potere istituzionale della terza carica dello stato in favore di un progetto politico personale.
E non è affatto un caso che il gruppo dei finiani alla camera sia almeno tre volte più grande di quello del senato.
E’ solo il prodotto di un abuso continuo ed aggravato delle funzioni istituzionali rivestite da Gianfranco Fini, a fini meramente di parte, con scopi esclusivamente politici.

10 – Il decimo errore di Fini è quello di assicurare una forza ed una visibilità alle opposizioni politiche che esse non meritano certamente, opposizioni con le quali egli non potrà allearsi per un eventuale programma elettorale, poichè i nipoti della destra storica ed i nipoti della sinistra storica, sono assolutamente ed evidentemente incompatibili.

11 – L’undicesimo errore di Gianfranco Fini è stato quello di nascondere continuamente le sue aspirazioni di leader sotto la gonna dell’ostracismo alle riforme leghiste ovvero di una moralizzazione della politica che evidentemente, egli non aveva mai notato prima.
La corruzione, la questione morale, la questione settentrionale, la questione meridionale, il contrasto e la lotta alle mafie sono solo pretesti politici che Fini ha messo e dismesso a piacimento, mostrando un inaudito cinismo ed una spietata quanto malata ambizione politica.

Ecco analizzati in breve e frettolosamente i gravi errori politici e di valutazione che ha commesso Gianfranco Fini.

In ultimo si osserva come, un politico che commetta una serie così strampalata di errori pacchiani e grossolani, non merita certamente di guidare le sorti di un grande paese come è il nostro.

Ad ognuno le proprie responsabilità ed ai posteri, consegniamo l’ardua sentenza.

La Lega del buon governo e i traditori del sud

martedì, 27 luglio 2010

Ancora una volta gianfranco fini si mette di traverso alle riforme che urgono al paese, contrastando pervicacemente quanto inutilmente il cambiamento di questo paese ed il riformismo leghista.

Le sue ultime affermazioni che indicano un danneggiamento del sud nella applicazione del federalismo fiscale lo provano ampiamente,

Gianfranco fini mente, sapendo di mentire, poichè il danno del sud va addebitato principalmente alla sua classe politica e dirigente, sprecona ed impreparata, che mette il dito su tutto, ma nn risolve mai un problema.

Basti guardare al bravo bocchino, al napoletano bocchino, che critica ogni cosa, si lamenta di ogni cosa, ma per la sua terra, per la sua napoli, cosa ha mai fatto questo signore?

Nulla.

Il perno dfella questione meridionale risiede esclusivamente nella sua classe dirigente, nella sua incapacità di garantire sicurezza e benessere ai cittadini meridionali, nella sua incapacità di assolvere al dovere della gestione della cosa pubblica, nella sua incapacità di comprendere limiti e nemici del meridione, quelli veri.

E sono sempre i finiani che chiedono a gran voce di dare la cittadinanza italiana ed un lavoro ai cittadini extra-comunitari che entrano illegalmente nel nostro territorio.

E quale lavoro possiamo dare a costoro, se nel meridione non vi è lavoro sufficiente per i meridionali?

Questo modo di far politica è torbido e non limpido, poichè nasconde secondi fini che non hanno nulla a che vedere con la tutela della sicurezza e del lavoro dei cittadini meridionali, ai quali essi scippano il consenso elettorale, per fini e scopi che nulla hanno a che vedere con la tutela degli interessi dei meridionali.

Questo significa giocare sulla pelle dei disoccupati, degli inoccupati e dei lavoratori meridionali.

Questo significa creare i presupposti per una guerra fra poveri, mettendo l’un contro l’altro armati, disperati alla ricerca di un qualche futuro, di un qualche benessere.

Questo modo di fare politica è vergognoso.

Questo modo di agire politico va bandito dalla nostra vita quotidiana.

Questa irresponsabilità della classe politica che prende il suo consenso dal meridione, ma che nulla fa per il meridione, è inqualificabile, ingiustificabile, intollerabile.

Non si può pretendere che il sud venga trainato a vita dal nord, non si può pretendere questo dal nord e non si può condannare a questo futuro il sud.

Scaricare ancora una volta sul nord, le responsabilità politiche derivanti dalla inettitudine dei politici del sud, creare ancora una volta i presupposti per metterre l’un contro l’altro armati meridinali e settentrionali, significa solo che l’irresponsabilità politica della classe dirigente meridionale è arrivata ad un punto di non ritorno, è arrivata alla considerazione che per il sud, essi non sono capaci di far nulla, se non altro danno.

Quel danno che il sud paga più di ogni altra cosa:

l’incapacità di autogovernarsi.

E allora hanno ancora una volta ragione i leghisti come Roberto Maroni, che indicano una sola via d’uscita per il sud:

una classe dirigente di leghisti.

E questa verità, comincia ad affacciarsi alla mente di molti meridionali, che vedono ogni giorno di più, un solo movimento politico capace di governare questo ingovernabile paese:

la Lega Nord.

Con buona pace degli invidiosi e dei gelosi.

La politica, fra giustizia e governo

domenica, 25 luglio 2010

Empasse nel governo italiano.

La rivolta dei traditori finiani nella alleanza partitica della PDL crea sempre maggiori disagi nel governo del paese.

Inizialmente indirizzate unicamente contro l’alleato leghista, le invettive e le aspre critiche degli ex alleantini confluiti nella pdl, sono recentemente indirizzate sui temi della questione morale e della giustizia.

Tali temi in Italia sono definibili come scottanti.

I sempre più numerosi scandali giudiziari che vedono coinvolti esponenti del governo nazionale e regionale aprono la strada a forti critiche interne alla pdl da parte dei finiani.

La notizia della riapertura delle indagini sulla stagione della strategia stragista della mafia sembra riportare alla luce gravi errori e depistaggi che avrebbero turbato le precedenti indagini, e aprono dubbi atroci sulla eventualità che vi sia stata una “trattativa” fra la mafia e lo stato italiano in quei tempi.

Queste notizie surriscaldano il clima politico più di quanto non faccia il surriscaldamento solare estivo, mettendo in panne la macchina esecutiva del governo, che subisce sempre più i veti incrociati dei politici finiani, ogni giorno più critici sugli episodi che vedono coinvolti esponenti della pdl in polemiche giudiziarie.

I temi della legalità tornano quindi al centro della discussione politica, mettendo in crisi la tenuta della maggioranza di governo e conseguentemente l’azione dell’esecutivo, proprio in un momento in cui, la prospettiva di un triennio senza competizioni elettorali, consentirebbe invece di procedere con relativa tranquillità nella realizzazione del programma di governo approvato dagli elettori e confermato nelle ultime tornate elettorali regionali e locali.

Qualche commentatore politico ha infatti visto in queste “beghe interne di partito” un movente avverso alla realizzazione delle riforme contenute nel programma, prime fra tutte, la inevitabile riforma fiscale contenuta nella riforma del federalismo fiscale, battaglia politica targara Lega Nord.

Altra questione fortemente contesa è rappresentata dal varo del decreto sulle intercettazioni, normativa che molti giudicano eccedente la giusta tutela della privacy dei cittadini ed eccessivamente garantista di una eccessiva tutela della casta politica, sempre più coinvolta in scandali su questioni morali e giudiziarie.

Il quadro, pur nella sua semplice evidenza, non offre garanzie sulla tenuta della maggioranza di governo, che vede capeggiare la rivolta dal presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, cui più d’uno vorrebbe affidare un incarico ministeriale all’interno dell’esecutivo al fine di responsabilizzare maggiormente nella realizzazione del programma.

Il sistema politico italiano denuncia ancora gravi deficenze di tenuta della maggioranza di governo, causa primaria della ingovernabilità e della discontinuità dei governi sinora espressi.

La partitocrazia ed il correntismo tentano ancora di invadere il campo del riformismo e del buongoverno, causando con una manciata di parlamentari, la paralisi della macchina stato e del suo esecutivo.

Il passaggio fra vecchio e nuovo sistema è visibile anche in altri settori del paese, come quello industriale, laddove le sigle sindacali che si richiamano ad ideologie sconfitte dalla storia, puntano ancora a creare i presupposti per una contrapposizione pericolosa fra lavoratori e datori di lavoro, come nel caso dello stabilimento Fiat di pomigliano D’Arco, laddove il sindacato comunista della FIOM CGIL, sembra fare di tutto per ottenere la chiusura dell’impianto industriale e la delocalizzazione dello stesso all’estero.

La notazione interessante è che appare siano proprio gli eredi della peggiore contrapposizione ideologica della prima repubblica (la destra dei finiani e la sinistra dei sindacati) i fautori dell’insuccesso di questa seconda repubblica.

Indipendentemente dalle battaglie politiche e sindacali che abbiano deciso di abbracciare, tali forze politiche e sindacali tentano costantemente di smarcarsi da una politica unitaria del governo del paese e del mondo del lavoro, assumendo posizioni fortemente critiche rispetto ad ogni unità d’intenti, rispetto a quella politica unitaria cui invece famiglie ed aziende italiane, imprenditori e lavoratori dipendenti, affidano unicamente le proprie speranze di sopravvivenza.

E questo, è definibile come un “gioco pericoloso”.

Ancora una volta: Tutti Pazzi per la Lega

mercoledì, 14 luglio 2010

Si stringe il cerchio dei conservatori italiani avversi ad ogni cambiamento e ad ogni riforma in questo paese.

Impazzisce il Presidente della camera dei deputati Gianfranco Fini che affonda quotidianamente i suoi attacchi alla Lega, come nel caso delle quote latte, e continua nella opera di disgregazione della maggioranza di governo, restando nemico ed avversario sempiterno del cambiamento e delle riforme leghiste, a cominciare da quella del federalismo, incredibile fautore di un impossibile terzo polo politico che somiglia ogni giorno di più ad una forzata restaurazione democristiana.

Impazzisce il Presidente della Conferenza Episcole Italiana (CEI) Cardinale Angelo Bagnasco, che evoca il ritorno ad un passato democristiano fatto di un enorme ed abusivo potere temporale della chiesa sulla politica italiana, ed evocando a gran voce l’avvento una nuova leva di politici cattolici che il rappresentante italiano della chiesa cattolica italiana vorrebbe evidentemente indirizzare e “spiritualmente” governare, di quella chiesa cattolica che assiste inerme alla novella espansione islamica tendente alla egemonizzazione religiosa (e conseguentemente politica) dell’intero pianeta, di quella chiesa cattolica che è preda di una crisi interna profonda, travolta dagli scandali in casi di pedofilia e violenza su donne e minori, di quella chiesa che nasconde il cadavere di una donna uccisa barbaramente nel sottotetto di una parrocchia, di quella chiesa che abusa dei minori e dei disagiati che dovrebbe soccorrere, di quella chiesa che vede coinvolto il cardinale Crescienzio Sepe, Arcivescovo di Napoli e già organizzatore del mega evento del Giubileo, in indagini di corruzione riguardanti la facciata del palazzo di propaganda Fide, in Piazza di Spagna a Roma.

Impazzisce Francesco Rutelli, che condivide il sogno di restaurazione democristiana oggi in atto, il due volte sindaco di Roma già condannato per la vicenda delle consulenze affidate a soggetti esterni dal comune di Roma, gestore del mega evento del Giubileo come Sindaco di Roma e Commissario Straordinario del governo Prodi, in collaborazione con il Segretario Generale del Giubileo dell’Anno 2000, il già citato Cardinal Crescienzio Sepe.

Impazzisce Pier Ferdinando Casini, da sempre nemico giurato del vento riformatore leghista, che appare sempre più indeciso se lavorare per un impossibile ritorno dell’UDC nella maggioranza di governo (sogno stroncato sul nascere proprio dalla Lega Nord di Umberto Bossi) o se inseguire anch’egli il mito contemporaneo della restaurazione democristiana e degli usi e costumi politici della prima repubblica.

Impazzisce Clemente Mastella, soggetto indesiderato anche nel golpe (andato in bianco in tutti i sensi) della restaurazione democristiana e costretto a veleggiare isolatamente verso un movimento politico campanilistico di quel sud che egli non ha mai veramente aiutato, ma che ha abilmente sfruttato a fini politici, elettorali e familiari.

Impazzisce il premier Silvio Berlusconi, sempre più stretto d’assedio, che rischia l’ingresso di scenari ancor più pericolosi nel caso non riesca a far varare l’intero testo sul federalismo fiscale entro luglio, così come richiesto dal suo alleato più leale: la Lega.

Impazzisce la cricca della restaurazione degli usi e dei metodi di governo della prima repubblica, ormai sempre più delineata nel produrre spaccature e correnti politiche che hanno il solo fine di impedire il cambiamento di questo paese e di ostacolare le riforme leghiste.

Impazzisce Pier Luigi Bersani, leader del Partito Democratico, che si dice indisponibile al un sostegno ad un governo guidato dal premier Berlusconi, ma lascia aperta la porta al sostegno ad un governo a guida Tremonti, lasciando così intendere che sosterrebbe una maggioranza di governo a guida praticamente leghista.

Impazzisce Antonio Di Pietro, da sempre in “conflitto di competenza” con la Lega sui temi della sicurezza e della giustizia, ma che con il voto favorevole del gruppo IDV nella votazione sul federalismo demaniale, lascia intendere anch’egli che esiste una possibilità di incontro con la politica della Lega nel futuro.

Insomma, la Lega tutti la contrastano e tutti la vogliono.

Ancora una volta, tutti pazzi per la Lega.

Governo: fra udc e Lega

domenica, 11 luglio 2010

Il tradimento dell’ala finiana della pdl investe il governo di nuovi problemi di tenuta e di governabilità.

La garanzia berlusconiana della governabilità e della continuità nell’indirizzo politico è messa in crisi da un rigurgito partitocratico, conseguenza della buona azione di compattazione degli schieramenti politici a contrasto di una proliferazione assurda, inutile e dannosa di partiti e partitini, di correnti e correntine.

Di fronte a questo tentativo di restaurazione del regime partitocratico, da sempre all’origine della ingovernabilità del paese, il premier Berlusconi potrebbe vedere con favore il rientro dell’udc in seno alla maggioranza di governo.

La Lega alza gli scudi, dichiarando incompatibile la coesistenza di Lega e udc all’interno della alleanza di governo.

La posizione della Lega è grandemente condivisibile, visto che all’origine dei motivi che condussero alla fuoriuscita dalla maggioranza di governo (FI, AN, UDC e Lega) dell’udc vi fu l’inaffidabilità politica della stessa udc e la sua spinta restauratrice ad un modo di fare politica che non esiste più e che non sarebbe mai dovuto esistere:
quello del modello di democrazia bloccata (incompatibile con l’alternanza di governo), quello di un unicum ingovernabile corrotto da spinte intestine e demolito da una visione correntizia e disgregatrice della politica.

Inoltre, l’udc non ha mai fatto mistero di avere come obiettivo primario il contrasto al necessario federalismo fiscale, modello anch’esso incompatibile con quello di uno stato nazionalista accentratore a democrazia bloccata.

Appare largamente evidente che anche la stessa udc si ritiene incompatibile con la spinta riformatrice al cambiamento prodotta dal federalismo della Lega.

Difficile fare una scelta in questa condizione.

Ma il premier è sottoposto ad una scelta inderogabile:

o continua nella demolizione del partitismo e del correntismo al fine di costruire una nuova strada politica che conduce al buongoverno e che dia garanzie di continuità (va ricordato come solo i governi Berlusconi sono riusciti a concludere il mandato elettorale quinquennale),

ovvero si rende artefice della restaurazione di un passato che ha impedito sinora la piena realizzazione di una democrazia compiuta e matura.

O si torna indietro scegliendo l’udc e condannando di conseguenza il paese a tornare in piena I Repubblica, ovvero punta dritto verso il futuro continuando a governare con il suo alleato più fedele, la Lega Nord di Umberto Bossi.

In buona sostanza si potrebbe anche concludere così:

se marcello dell’utri e totò cuffaro possono convivere politicamente, entrambi sono veramente troppo al fianco di un leghista.

Forse così è più semplice e comprensibile per tutti.

Forse così, non lasciamo ombra di dubbio sul destino di eventuali fughe in avanti.

Ma forse, sarebbe meglio definirle delle fughe all’indietro …..

Il fallimento politico-isitituzionale

lunedì, 31 maggio 2010

Siamo alla follia più completa:

la manovra economica viene sottoposta al delirio lamentoso dei ministri che si son visti tagliare i fondi,

sottoposta al fuoco nemico degli alleati traditori finiani,

sottoposta alle ingiurie di una opposizione maldestra (ovvero sinistra)

ed infine, prima della decretazione,

sottoposta al preventivo vaglio della residenza della Repubblica che manifesta ampi dubbi sulla sostenibilità giuridica e istituzionale del provvedimento, ma sottomette anche alcune indicazioni nel merito riguardo a scuola e università, da sempre campo di mietitura elettorale della sinistra italiana.

Tutto questo è un assurdo allucinante cui un ormai ben più che dimezzato Berlusconi non avrebbe mai dovuto sottoporsi.

Questo stato è allo sfascio democratico ed isitituzionale.

Se non fosse per le proposte politiche e le riforme della Lega, saremmo in preda al panico istituzionale, alla follia politica più cieca e abbietta, saremmo in balia dello squallore intollerabile di una casta politica che vuole a tutti i costi sopravvivere a se stessa, mantenendo tutti i privilegi ed i prepoteri di cui si ciba, compresi quei parchi elettorali che aumentano a dismisura il debito pubblico.

E tutto questo, a danno delle famiglie e delle aziende, degli imprenditori e dei lavoratori.

Non se ne può più, tutto questo non è assolutamente tollerabile.

Viva la Lega,
abbasso tutti gli altri.

Tutti, indistintamente.

Fini: fra l’inciucio anti democratico e la tentazione del golpe bianco

lunedì, 3 maggio 2010

Gianfranco Fini, abusando del potere conferitogli dalla terza carica istituzionale italiana, approfitta di tale posizione dominante per fondare un nuovo partito politico e lancia i circoli di generazione italia.

Il dado è tratto.

Il gioco di fini è chiaro:
creare uno schieramento politico che faccia riferimento alla presidenza della camera dei deputati che si proponga come alternativo alla maggioranza di governo.

E questo, è un vero e proprio tradimento, senza se e senza ma.

Tradisce le istituzioni italiane, che egli piega alla sua ambizione politica personale.

Tradisce la PDL fondando un nuovo partito politico antagonista alla PDL stessa.

Tradisce l’alleanza fra Lega e PDL, i cui voti lo hanno conclamato presidente della camera dei deputati.

Tradisce il governo sostenuto dalla alleanza fra Lega e PDL, nel quale vi sono suoi rappresentanti nelle cariche ministeriali.

Tradisce il voto dei suoi elettori, nel quale consenso, non vi era un implicito mandato alla formazione di un partito diverso da quello nel quale egli si era presentato alle elezioni.

Tradisce il paese, cercando ancora inciuci e maggioranze diverse da quelle uscite dalle urne.

Tradisce le famiglie, le aziende ed il popolo sovrano, al quale nega il cambiamento del paese e la realizzazione delle riforme.

Gianfranco Fini, per queste motivazioni, potrà essere giustamente definito come un traditore.

E come un traditore della patria, verrà riconosciuto chiunque lo seguirà in questa follia della conservazione e del malvezzo politico.

E’ giunto il giorno delle scelte.

E questa notte, sarà “la notte dei lunghi coltelli”.

Tutti pazzi per la Lega

mercoledì, 21 aprile 2010

L’invidia rode, la gelosia uccide.
Il messaggio dei finiani è chiaro quando parlano di leghistizzazione della maggioranza, ed è una sentenza:
morte alle riforme proposte dalla Lega.
Peccato che i finiani dimentichino che non è colpa della Lega se loro non sono in grado di fare nessuna proposta politica se non quella che soddisfa il personalismo e le manie di protagonismo paranoico di Gianfranco Fini, assolutamente non suffragate da consenso sufficiente nemmeno a far cadere il governo …..
In poche parole:
Se siete politicamente invalidi questo fatto non è colpa di chi invece dimostra da ben venti anni di essere il più valido movimento politico italiano dalla nascita della repubblica.
La Lega lo è un grande movimento politico.
E voi no.
E ora, potete anche piangere per qialche poltroncina in più:
più di questo non siete in grado di dimostrare di essere.
Punto

P.S.
E non sperate in un appoggio extra-parlamentare da parte di Luca Cordero di Montezemolo che ha recentemente dichiarato che se fosse esistito un gruppo su Facebook intitolato “Tutti pazzi per la Lega”, egli si sarebbe volentieri iscritto.
Ebbene, io ho fondato tale gruppo su Fb.
Perchè se anche Montezemolo vede di buon occhio la Lega, i finiani hanno avuto torto ancora una volta.
L’ennesima di una lunghissima serie ….