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Analisi del voto amministrativo – maggio 2011

mercoledì, 18 maggio 2011

Le seguenti considerazioni, prendono spunto dall’analisi del voto amministrativo al fine di disegnare il futuro andamento politico in Italia.

Ha vinto il PD?

Ha perso il PDL?

Vincere a Torino con un candidato come Fassino ed a Milano con un candidato come Pisapia può anche rappresentare una “vittoria” per il PD.

Ma va considerato che questa vittoria è avvenuta in assenza di candidati giovani e capaci, alternativi alle immortali figure di una sinistra che è vecchia e stantia, una vittoria che porta il PD ad una “vittoria di Pirro”, se si considera che il passo successivo non è quello di aprire finalmente ad una generazione di giovani politici talentuosi, ma è quello di scoperchiare le bare del passato per riportare in vita veri e propri zombie politici.

Non si vedono molti Matteo Renzi nel PD, anzi, non se ne vedono affatto.

D’altro canto, se Atene Piange, Sparta non ride mica.

Anche la PDL mostra segni di una assenza di rinnovamento interno, e presenta anch’essa una assenza di candidati giovani e capaci, che vivano di luce propria piuttosto che di luce riflessa del Cavaliere.

In molti casi, anche nel passato recente, candidati talentuosi della Lega Nord hanno sopperito molto bene a questa carenza, portando al governo di regioni importanti come Piemonte e Veneto, due figure politiche e di governo di grande valore:

Luca Zaia e Roberto Cota.

Ma, la “cura leghista” non piace ad una certa parte del PDL, ed il risentimento di questa poco talentuosa fazione è certamente leggibile dal dato elettorale emerso dalle urne:

preferiscono rischiare di perdere le elezioni piuttosto che “passare” le candidature a chi ha uomini adatti a ricoprirle.

Forse, è in questa chiave di lettura che si comprende meglio l’anomalia emersa dalle urne in questa tornata elettorale, in specie se si guarda al notevole ritardo con cui si è trovato l’accordo per le candidature fra Lega e PDL in alcune città.

A Bologna e Milano, Lega e PDL dovevano e potevano vincere, e non perdere, come è invece avvenuto.

A Milano, la causa della debacle, sembra ritrovarsi nella ricandidatura di una trita e ritrita Moratti, poco affascinante ed affatto carismatica, politicamente parlando.

Un altro segno di questa “stanchezza” del candidato PDL a Milano si legge nel fatto che Ferrante e Pisapia abbiano incontrato un consenso eguale anche se a distanza di cinque anni l’uno dall’altro:

sono gli ottantamila voti che mancano all’appello nella PDL la vera differenza.

Non è la crescita della coalizione del centrosinistra il motivo della sconfitta elettorale del centrodestra a Milano, così come in altre città.

A Bologna invece, la causa della sconfitta, sembra vada ricercata nel mancato entusiasmo elettorale di una parte del PDL nel supportare la candidatura leghista.

A Torino l’analisi della sconfitta elettorale, passa su due fattori differenti da quelli già citati:

il fattore emotivo Chiamparino e la stratificazione ben radicata della sinistra nella città.

Disfatta totale e senza giustificazioni invece per il terzo polo di Fini, Casini e Rutelli che hanno verificato che il loro pollo non raggiunge la dignità del terzo gradino politico, semmai, dell’ultimo.

La vera novità del dato che emerge da queste elezioni ammiistrative sta nella crescita complessiva di quelle forze politiche che, indipendentemente dagli schieramenti opposti nei quali militano, offrono analoghe posizioni di tutela di interessi come la Sicurezza e la Giustizia ed altrettanto analoghe posizioni di contrasto ed ostilità alle organizzazioni mafiose, alla illegalità diffusa ed al dilagante fenomeno della corruzione:

Lega Nord, Italia dei Valori e Movimento 5 Stelle.

Questo “Polo della Sicurezza e della Giustizia”, raccoglie un consenso interessante, consenso che fa ben sperare nel futuro di questo paese, un paese che è profondamente mafioso e corrotto, oltre che strangolato dalla illegalità.

La crescita complessiva di questo fronte politico disomogeneo è il vero motivo conduttore di questa tornata elettorale, benchè esso sia pressochè ignorato dal mondo della informazione, evidentemente poco libera rispetto ai monoliti PDL e PD, entrambi in aperta crisi politica, sia pure per motivi profondamente diversi.

Taluni osservatori politici vogliono indicare in questa crisi dei due grandi partiti di riferimento, una crisi del sistema bipolare.

Ma è invece proprio la disfatta del terzo polo a validare l’attuale sistema bipolare, all’interno del quale però, esiste ancora una certa immaturità nel considerare meglio candidature politiche di certo valore, sia pure espresse dalle minoranze interne ai partiti di riferimento, ovvero espresse da altre componenti politiche polari secondarie.

Manca la ragionevole maturità nel credere che, per vincere, bisogna puntare su soggetti giovani capaci di governare, piuttosto che rischiare di perdere, per impedire squilibri nella gestione interna dei partiti di riferimento.

In questo caso, possiamo ben dire che, se i monoliti politici-maometto non andranno alla montagna-popolo, non sarà certamente la montagna-popolo ad andare da loro.

Una cosa è la leadership carismatica a livello nazionale e ben altra cosa è invece il buongoverno a livello locale.

Piccole regole inesplorate dal bipolarismo italiano, immaturo e ancora non completamente formato ed educato.

Poichè è pur vero che, “fra due litiganti il terzo gode”, come nel caso di De Magistris a Napoli.

Fine della lezione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Messaggio per i gelosi, gli invidiosi, i portatori di odio e di violenza ed i traditori

martedì, 14 dicembre 2010

Chi di gelosia, invidia, odio, violenza e tradimento ferisce

di tradimento perisce.

Avete perso.

Come al solito.

E non vi dimetterete.

Come al solito.

Ma chi disperato vive,

disperato muore.

Politicamente parlando.

E siete defunti infatti, dinosauri estinti, morti viventi, zombie e fantasmi della prima repubblica!

Avete fallito!

Siete finiti!

Sconfitti dalla storia!

Ancora una volta!

E chi avrà il coraggio di raggiungere accordi elettorali con i campioni del tradimento politico?

Ha vinto la libertà!

Avete perso voi!

Delfini nati perdenti ……

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

O noi, o loro.

venerdì, 10 dicembre 2010

Il tradimento finiano cerca di “atterrare” l’orso Berlusconi e di travolgere alleanza e maggioranza di governo in una crisi politica drammatica, insensata ed ingiustificata, oltre che egoistica e pervicacemente maligna.

E invece ….

E invece va in mille pezzi il Partito Democratico, in perenne crisi di consenso e “rottamato” dai nuovi politici della sinistra italiana come il leader dei rottamatori, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, che va a cena a casa di Berlusconi, ad Arcore, poichè probabilmente preferisce dialogare con Silvio Berlusconi piuttosto che con Bersani, D’alema, Casini, Fini e rottami politici vari ed eventuali.

E invece si smonta l’Italia dei Valori, divisa in una sempre più evidente crisi di identità che la vede collocata erroenamente a sinistra, quella sinistra che detiene il record italiano di enti commissariati per infiltrazioni mafiose, quella sinistra che tenta di fermare il governo che sta uccidendo le mafie.

E invece si spacca il fronte anti-Berlusconi, nella meritoria riflessione di coloro i quali sono dotati di un cervello sano e razionale e vedono chiaramente come non vi sia una possibile alternativa alla premiership berlusconiana, che unica garantisce la continuità e la stabilità governativa in questo paese.

Il nuovo che avanza nel paese tenta di rottamare il vecchio marciume politico della restaurazione conservativa, sia a destra che a sinistra.

Il nuovo che avanza non demonizza l’avversario, non tradisce gli alleati, non rinnega la parola data, non contrasta le mafie a parole, ma nei fatti, non divide ma unisce, non distrugge ma crea ricchezza e benessere.

Il nuovo che avanza non teme le elezioni proprio perchè sa che il popolo sovrano ha capito da quale parte stare, perchè i giovani politici sanno stare insieme per costruire e non associarsi per distruggere, come invece testimonia pubblicamente il cartello dei vecchi politici fini-casini-rutelli.

Il nuovo che avanza sa che l’unica strada percorribile per salvare il paese è il federalismo, è l’efficenza della pubblica amministrazione, sa che per realizzare un futuro di benessere e di sicurezza, occorre escludere gli incapaci, gli inetti ed i traditori dalla dibattito politico sano e costruttivo, al fine di impedire di nuocere al paese ed al sistema paese.

Il nuovo che avanza non scende in piazza a protestare inutilmente, ma lavora per risolvere i problemi della gente qualunque.

Il nuovo che avanza vuole rottamare un passato che è solo da dimenticare.

Il nuovo che avanza vuol vivere libero e sicuro in un paese ricco e ben protetto.

Il nuovo che avanza ne ha le scatole piene della politica del ricatto e della estorsione.

Il nuovo che avanza esige e pretende che l’unico interesse da difendere e tutelare sia l’interesse ed il diritto comunitario delle famiglie come delle aziende italiane di avere un governo forte e stabile un governo che garantisca continuità nel tempo, per superare il mare agitato della crisi socio-economico-finanziaria che rischia di metterci tutti in ginocchio.

Il nuovo che avanza difende quel patto sociale che Lega insieme famiglie ed aziende, e che solo conduce il paese verso un futuro di ricchezza e di benessere.

Il nuovo che avanza non ne può più degli avanzi e dei rottami che vengono da un passato tutto da dimenticare, laddove si copriva il rischio finanziario di impresa solo di “alcune” aziende private con i danari pubblici, si provvedeva a finanziare l’assistenza sociale con i soldi della previdenza sociale (lasciando così in mutande i pensionati), si imbottivano i divani di frusciante danaro rubato alla cura della salute dei cittadini, si emettevano mandati di cattura di pericolosi criminali mafiosi che non venivano mai arrestati, non ne può più di quel passato di professionisti della politica che nessuno vuol più rivivere, nessuno si augura più di incontrare, nessuno vuol più pagare sulla propria pelle, sulla pelle dei propri figli e sulla pelle della libera iniziativa privata che unica produce ricchezza e lavoro in questo paese.

Il nuovo che avanza chiede di cambiare questo paese per trasformarlo in un paese ancor più avanzato ed ancor più civile, più libero e più ricco, sempre meno mafioso e sempre meno fannullone e parassita.

Ora, è venuto il momento di schierarsi:

o con il futuro del nuovo che avanza,

o con il nulla di un passato che non comprende quando è venuto il momento di farsi da parte, per il bene del paese, per il bene di tutti.

Avanti, allora, con o senza di loro.

Avanti allora:

O noi

O loro.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il mio nome è Nessuno. Ma Chiamatemi Presidente.

giovedì, 2 dicembre 2010

Esiste uno schieramento politico trasversale in Italia che punta alla conservazione di un modello statale sprecone e costoso, di un centralismo che nasconde mille rivoli di spesa incontrollata, di uno status quo della casta politica eletta nel meridione che resta assolutamente irresponsabile rispetto al disastro della questione meridionale e certamente responsabile rispetto alla questione settentrionale.

Esiste un modus operandi occulto ad escludendum della Lega Nord di Umberto Bossi, un fumus persecutionis che vuole conservare un nord ricco e produttivo ridotto in schiavitù di un sud che distrugge enormi risorse e produce illegalità diffusa e mafie.

Questo schieramento tenta il golpe bianco ai danni del governo italiano puntando a renderne instabile la maggioranza politica, ed in particolare, cercando di ostacolare in tutti i modi quell’alleato che garantisce continuità e stabilità governativa, che testimonia lealtà ai patti sottoscritti in campagna elettorale, che resta fedele alla sovrana volontà popolare, che opera per la distruzione definitiva delle organizzazioni mafiose, che offre un ottimo esempio di eticità e di moralità applicata nell’amministrazione della cosa pubblica:

la Lega Nord di Umberto Bossi.

In questo quadro, l’anti-berlusconismo, la questione meridionale e la questione morale risultano essere dei miseri espedienti che celano i veri obiettivi politici di questo golpe bianco, che non opera «al fine di mutare la Costituzione dello Stato italiano e la forma di governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale», ma opera certamente al fine di conservare privilegi, poltrone, incapacità ed irresponsabilità della casta politica attraverso l’abbattimento di quel governo che uccide le mafie e riforma il paese.

Un golpe bianco che impedisce il mutamento, per conservare poteri e privilegi inauditi, e continuare a gestire la cosa pubblica irresponsabilmente.

Lo schieramento del golpe bianco gioca pericolosamente con il precario equilibrio istituzionale, gioca drammaticamente con il futuro di questo paese, gioca sporco sulla testa di quei cittadini che pretendono di rappresentare.

L’attacco al buon governo ed al riformismo leghista si svolge con cinica pervicacia.

L’attacco al nord che produce ricchezza si evidenzia nel celato ricatto secondo il quale, il nord deve continuare a provvedere al mantenimento di tutto e di tutti, senza avere il diritto di governare il paese, di cambiarlo, di riformarlo.

Questo golpe bianco della restaurazione conservativa va isolato e depotenziato, va ridotto alla impossibilità di nuocere al paese, va ricondotto ad un concetto di legalità istituzionale autentico, secondo il quale, uno sparuto gruppetto di parlamentari, non può godere dell’alto riferimento istituzionale come del prestigio e del potere della presidenza della camera dei deputati.

Questa guerriglia politico-istituzionale va immediatamente fermata.

Questi guerriglieri balneari, questi pirati stagionali, questo schieramento del nulla politico, questa modalità di intervento politico smodato ed irresponsabile nella vita del paese va isolato e non riprodotto od avallato.

Se alle opposizioni politiche può far comodo il mare agitato di una crisi politica che si insinua pericolosamente nella generalizzata crisi socio-economica che vive il paese, questo non può essere motivo sufficente per offrire contributi ed appoggi insperati alla disperazione di questa guerriglia balneare.

L’anti-berlusconismo tiene insieme questa accozzaglia politica?

La maligna avversione al riformismo leghista offre motivi politici per stare insieme-contro invece di individuare e perseguire quei motivi per stare insieme al paese, condividerne il momento di grave difficoltà e offrire serie vie d’uscita e di difesa?

Abbattere il governo Berlusconi per far cosa?

Per mettere su l’ennessima alleanza di disperati per un governicchio dei ricatti e delle beghe che cadrebbe al primo scandalo come è accaduto a tutti i governi senza la guida berlusconiana?

Nessuno di questi guerriglieri balneari e di questi pirati stagionali ha potere e prestigio sufficente per garantire stabilità e continuità di governo al paese.

Nessuno schieramento nato dalla voglia di distruzione potrebbe costruire alcunchè.

Mettete sotto l’albero di Natale l’orgoglio ferito, guerriglieri balneari & pirati stagionali, poichè il nord è veramente stanco.

E il Nord, non è un signor Nessuno, ma è quel galantuomo che nonostante tutto, consente a tutti di mettere un piatto a tavola in questo paese.

Non esagerate, altrimenti oltre al piatto, potreste perdere anche tavolo e sedie, pignorati da quella miseria politica, morale e materiale che alimentate tanto volentieri.

Comprese quelle comode poltrone del potere che vi piacciono tanto e delle quali, Nessuno vuol rinunciare.

Il mio nome è Nessuno.

Ma chiamatemi Presidente ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il paradosso

mercoledì, 1 dicembre 2010

Che una fuga di notizie interna alla intelligence americana investa “il nemico poco abbronzato” Silvio Berlusconi, è cosa anche accettabile, visto il liquame in cui naviga la contrapposizione politica in questi tempi moderni e la voglia di penetrazione del mercato da parte della americana Sky ai danni della italiana Mediaset.

Ma che la responsabilità di questa fuga di notizie che allude a “festini goliardici” cui avrebbe partecipato il premier italiano Silvio Berlusconi provenga dalla incapacità di mantenere in sicurezza le notizie riservate diplomatiche di una certa signora che risponde al nome di Clinton, ebbene, questo è un paradosso inaccettabile.

Il nome dei Clinton resta ancorato nell’immaginario collettivo a quei “festini sessuali a vocazione orale” che hanno rovinato il buon nome della Casa Bianca e dei suoi rispettabili residenti.

Non può questo stesso nome, essere speso a danno della rispettabilità di altri palazzi del potere planetari, ivi compreso quello di Palazzo Chigi.

Sia nel caso che la fuga di notizie fosse “pilotata” o meno, il paradosso clintoniano resta inaccettabile.

E noi, non lo accettiamo.

Invitiamo quindi la signora Clinton ed il signor Obama a dimettersi, per rendere onore alla responsabilità di una fuga di notizie pericolosa e incredibile e di cui sono essi i primi responsabili.

Invitiamo inoltre alle dimissioni, anche il presidente della camera dei deputati italiana Gianfranco Fini, poichè, se i cerchi sovrastrutturali di cui tanto si narra nelle leggende telefoniche intercettate passano anche attraverso i nomi di D’addario e di Fini, allora di festini ne hanno subiti anche troppi i cittadini italiani.

L’unico festino che vogliamo vedere è quello in cui si festeggerà la fine di una politica nazionale ed internazionale così squallida e paradossale.

L’unico festino accettabile è quello in cui ogni tradimento umano non cerchi una capra espiatoria, ma si auto-responsabilizzi e porti all’unico atto politico non paradossale:

le dimissioni.

Obama, Clinton, Fini:
dimettetevi!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’arbitrato istituzionale

lunedì, 15 novembre 2010

Le dimissioni dei componenti dell’esecutivo fedeli al presidente della camera dei deputati Gianfranco Fini ed infedeli alla alleanza elettorale programmatica e politica che sostiene il governo, aprono la crisi di governo, dopo mesi e mesi di stillicidio politico o che ha paralizzato governo e paese.

Il presidente della repubblica ha convocato i due presidenti delle camere per consultazioni, per chiedere opinioni e pareri della seconda e della terza carica istituzionale italiana.

Appare evidente il conflitto di interessi della terza carica istituzionale, incarnata e rivestita dal responsabile della crisi politica imposta al paese con la forza.

Infatti, Gianfranco Fini vedrà il presidente della repubblica nella duplice ed incompatibile veste di presidente della casmera e di rappresentante di quella parte politica che ha provocato paralisi del governo e conseguente crisi.

Una consultazione interessata, si commenta da più parti.

Il conflitto di interessi rivestito da Gianfranco Fini resta peraltro immutato, non avendo mai accettato l’invito pervenutogli da più parti a dimettersi dalla presidenza della camera, per non compromettere gli equilibri istituzionali.

Ma tali dimissioni non sono mai state formalizzate come non è mia stato riconsciuto e rispettato quell’elettorato parlamentare fedele al governo, che contribuì in maniera determinante alla elezione di Fini.

Il trascinare le istituzioni per farne scudo nella lotta politica è una prassi orribile quanto attuale in Italia, e la vicenda del tradimento finiano la testimonia ampiamente.

Appare evidente che il presidente della camera intende affrontare le sempre più probabili elezioni politiche nazionali con tutti i privilegi ed i poteri della presidenza della camera.

Ennesimo atto di squallore politico evidente di una lunga vicenda che rischia di mettere definitivamente in ginocchio un paese piegato in una profonda crisi socio-economico-finanziaria, schiacciato ulteriormente da una crisi politica che non va nella direzione della tutela degli interessi generali, ma appare invece indirizzata nella tutela degli interessi di nuove formazioni politiche guidate proprio da chi la crisi l’ha voluta, desiderata, imposta e provocata.

L’arbitrato istituzionale della presidenza della repubblica, prevede la presa d’atto delle dimissioni dei ministri e si avvia in una serie di consultazioni utili a “tastare il polso” della situazione politica complessiva.

Peccato che a queste consultazioni verrà chiamato quel soggetto che questo stesso processo ha avviato volontariamente.

Peccato che ancora una volta, assistiamo alla violazione di regole comunemente condivise e non scritte, in virtù di regole affatto condivise ma scritte e rigifdamente imposte da un sistema della gestione e degli equilibri dei poteri che non funziona più, se mai ha dimostrato di essere utile all’interesse generale e alla difesa degli interessi del popolo detentore defraudato di quella sovranità che taluni soggetti, abusano e piegano ad interessi di piccolissime botteghe partitiche, benchè determianti a mettere in crisi un governo ed un intero sistema paese.

Resta aperto ed irrisolto sul tavolo delle riforme il tema degli equilibri dei poteri statali, del primato della politica su tutti gli altri poteri e quello del rispetto di quelle autorità e di quei poteri che si è chiamati ad esercitare.

La nave Italia naviga in aperta burrasca, mentre il timone viene volontariamente danneggiato da soggetti che hanno piena coscienza del fatto che anche altri apparati fondamentali della nave non funzionano come dovrebbero, e che il complesso di questi malfunzionamenti, unito al volontario sabotaggio degli organi di direzione, mette a rischio la navigazione e la sicurezza della nave stessa.

Se esiste un senso del comune sentire questa nave come unica scialuppa di salvataggio di una intera comunità, si dovrebbe avere il dovere preciso, al di la del rispetto dei ruoli e delle regole, di isolare umanamente, politicamente ed istituzionalmente soggetti che potremmo definire “passeggeri potenzialmente pericolosi”, così come li definisce ogni regolamentazione di sicurezza della navigazione.

E che Dio salvi questo paese dai folli e dagli ambiziosi senza senno.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Questo matrimonio non s’ha da fare né domani né mai ….

domenica, 14 novembre 2010

L’instabilità politico-istituzionale che mira volontariamente a minare la continuità e la stabilità del governo in Italia continua a manifestarsi con fenomeni di cannibalismo incivile, di bandistismo e di pirateria politica.

Il grado di inciviltà giuridica, di immaturità umana e di irresponsabilità politica che scuote il sistema democratico, qui e adesso, ha raggiunto livelli di scabrosità e di squallore indicibile, ingiustificabile, inaccettabile, irricevibile.

Il livello di guardia democratico è stato grandemente superato e la situazione politica verificatasi dopo il tradimento finiano ha reso instabile il sistema democratico creando un precedente di prassi procedurale nella “contrattazione politica” molto pericoloso e reazionario, oscurantista e parruccone, termini sinonimi fra di loro e contrari ai termini riformista e progressista.

La contrattazione politica nelle alleanze di governo che si presentano agli elettori con un programma di governo da attuare e realizzare viene grandemente pregiudicata da questa prassi reazionaria che pretende di cambiare regole, schieramenti ed alleanze durante il mandato elettorale che ha validato una maggioranza di governo a governare.

Da oggi in poi, grazie a questo precedente pericoloso, chiunque ed in qualunque momento è autorizzato a “scomporre” la maggioranza di governo in virtù di interessi di parte che nulla hanno a che fare con l’interesse generale, l’interesse pubblico e l’interesse del popolo sovrano nelle nucleazioni fondamentali di famiglie ed aziende.

Questo “mischiare le carte”, questo confondere gli obiettivi comuni, questo disordinare ogni regola a partire da quella base della convivenza civile, a sua volta connotata dalla lealtà alla parola data, dalla correttezza dei conseguenti comportamenti politici e dal concetto ormai infranto (definitivamente?) di responsabilità politica ed istituzionale (quotidianamente violata e violentata, piegata ed abusata a miserabili interessi di parte politica e alle ormai smisurate ambizioni personali del reazionario di turno), questo ingarbugliare mirato a sovvertire la già espressa volontà popolare che indicava chiaramente uno schieramento politico composto di alleanze fra parti politiche che si impegnavano a governare per tutto il mandato, guidando l’esecutivo al fine della realizzazione di quella programmazione elettorale sottoposta all’elettorato e premiata dal responso dell’urna, questa ormai consolidata prassi del tradimento politico ed istituzionale a fini non compresi in quella progammazione, questo brigantaggio politico si rende responsabile della instaurazione di una prassi secondo la quale, nulla è sicuro, nulla è programmato, nulla è certo.

Nella trasposizione di quella incertezza del diritto e della pena che impera da sempre nel nostro paese, questa novella incertezza politico-istituzionale, istituzionalizza appunto il tradimento come metodo di contrattazione politica che tende a superare il mandato elettorale ed il patto sottoscritto.

Inizia un’era in cui l’incertezza assurge a valore (che squallore inumano: l’incertezza che sale al grado di “valore”!) e diviene asse trasversale a tutte le regole che accreditano il patto fondante di ogni società:
l’interesse comune, certamente riconosciuto, certamente realizzabile, certamente inquadrabile in un ambito di norme e regole scritte e non scritte e fondanti una comunità umana condivisa e condivisibile.

Ogni nuova alleanza elettorale d’ora in poi dovrà fare i conti con questo nuovo assioma, questo nuovo principio della incertezza nel futuro e della relativa mancanza di speranza, ormai divenuto prassi consolidata e consuetudine superante i limiti della valorizzazione legislativa (secundum, preter o contra legem), divenendo essa stessa regola sopra le regole, norma sopra le norme e, addirittura, “valore di riferimento”.

Ogni nuova coalizione di governo, ogni nuovo premier, ogni nuovo esecutivo chiamato a governare non potrà garantire continuità e stabilità nel governo del paese proprio a causa di questa incertezza, di questo nuovo valore di riferimento.

Cosa che, a dire il vero, avveniva anche nel passato, soprattutto nelle coalizioni di governo del centro-sinistra, laddove il premier era “incerto” e cambiava spesso e volentieri durante il mandato (governo Prodi-D’alema-Amato) e il programma era “incerto”, poichè continuamente attaccato dall’interno della stessa maggioranza (si fa rifermimento a quelle storiche manifestazioni di gruppi parlamentari della coalizione di governo che scendevano in piazza per manifestare contro l’azione del governo, del “loro” governo).

Il fatto nuovo è che questo “virus della irresponsabilità ed immaturità politica” ha aggredito violentemente anche l’altra polarizzazione politica, quella del centro-destra, l’unica sinora capace di garantire polarizzazioni politiche finalizzate alla formazione di governi stabili e continui.

Il fatto nuovo è che questo virus ha ormai contagiato gran parte del sistema politico, fatta eccezione per l’unico movimento politico che tutte le parti politiche ricercano per le sue “uniche” qualità di lealtà e correttezza rispetto alla parola data e di cui nessuno però, vintende pagare il conseguente prezzo politico di supporto alle progettualità ed idealità che lo identificano:
esso è la lega Nord per l’Indipendenza della Padania.

E’ la donna più bella, più attraente, più leale e corretta che esista, ma è anche la donna che nessuno vuol sposare.

Ed è proprio il matrimonio l’elemento base del nostro sistema in profonda ed aperta crisi.

Ed è proprio il matrimonio fra un uomo e d una donna, il matrimonio fra due partiti politici, il matrimonio fra due aziende cointeressate, il matrimonio fra gruppi sociali che condividono stili di vita comuni, è proprio questo concetto fondamentale di matrimonio ad essere messo in crisi.

E’ lo stare insieme, è l’incapacità di unirsi seriamente e lealmente in matrimonio che corrode profondamente la nostra comunità nei tempi moderni, è il rispetto dei reciproci interessi, delle reciproche esigenze, dei reciproci stili di vita che viene messo in gioco, in virtù di una incredibile prassi consuetudinaria nella quale ad avere ragione, erano sempre i furbi e non i leali, erano sempre i disonesti e non gli onesti, erano sempre i parassiti e non gli utili al sistema.

Ci si è dimenticata la regola d’oro che pretende che i panni sporchi vadano lavati in casa e non esposti pubblicamente quasi fossero trofei sportivi.

Ci si è dimenticata quell’analisi dell’esperienza comune che fece un tal Giuseppe Capograssi, magnifico uomo, filosofo e giurista che definì la difficoltà dell’unirsi e dello stare insieme più di chiunque altro.

E’ un invito alla lettura, questo:

Analisi dell’Esperienza Comune
Giuseppe Capograssi

Per coloro i quali ancora credono che, una parola data, va rispettata, che una mano stretta, va onorata.

Nel bene come nel male.

Possibilmente, al di là del bene e del male …..

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La finanziaria sotto ricatto (politico-partitico)

martedì, 9 novembre 2010

Il ministro Giulio Tremonti presenta la nuova finanziaria.

Io non sono un economista e, come dice proprio il ministro Tremonti, sono felice di non esserlo.

Ma un approccio diretto alla questione finanziaria voglio affrontarlo, anche con il rischio di dire qualche corbelleria.

Come in un bilancio familiare qualsiasi, la manovra finanziaria di un governo deve fare i conti con la disponibilità finanziaria (cinque miliardi di eruo ca) e le richieste di modifica presentate in parlamento che ne aumentano il peso di ben due miliardi di euro.

Ma che volete che siano 2.000.000.000,00 di euro, per i finiani di FLI sono bruscolini, visto che gran parte di questo aggravamento proviene da loro richieste, legittime, quanto irresponsabili.

Innanzitutto ad essere messo in gioco è il patto di stabilità che esiste fra governo nazionale ed enti locali.

Lo dice lo stesso termine “stabilità” cosa contiene questo patto:
una serie di regole cui gli enti locali devono sottostare per consentire al governo una stabilità finanziaria dei conti che consenta a sua volta una gestione delle spese pubbliche compatibile con il nostro debito pubblico.

E qui sta il trucco, poichè un debito pubblico spaventoso e grande almeno quanto quello nazionale si nasconde nelle pieghe delle spese allegre di “certi enti locali”, abituati a spendere e spandere senza limite, nella convinzione che arrivi papà pantalone nord a ripianare tutti idebiti, sia quelli in bilancio che quelli fuori dal bilancio.

Ed ecco spiegata la motivazione dell’agire finiano:
difendere strenuamente il “diritto” a malgovernare e a vedersi sanate le conseguenze finanziarie di tale comportamento irresponsabile.

Non conosco le richieste di FLI in deroga al patto di stabilità, ma scommetto che hanno una loro collocazione geografico-partitica ben precisa.

Insomma, laddove manca la componente rappresentativa della Lega Nord, lì si nasconde gran parte dell’indebitamento irresponsabile a livello locale, e di conseguenza, a livello nazionale.

E con questo, penso di essermi ben spiegato.

Di contro, gli enti locali più virtuosi ne hanno le scatole piene di risparmiare anche il centesimo di euro e di ben governare per ottimizzare la loro macchina burocratico-amministrativa al solo fine di consentire sprechi indicibili e spese allucinanti in altre realtà politico-geografico-amministrative, tutte volte a “fottere” i danari pubblici e “piangere” per averne ancora altri, ed altri, ed altri ancora.

Quei partiti politici che attaccano la finanziaria per ottenere un “risanamento continuato e criminale (nota del blogger)” delle situazioni debitorie locali senza passare sotto la forca caudina dell’aumento della pressione fiscale locale, andrebbero sinceramente espulsi dall’agone politico e relegati al ruolo di irresponsabili politici cronici da ricevere in istituti all’uopo fondati.

Ma il consenso elettorale spesso è legato al fenomeno del “parassitismo” in certe aree geografiche del paese, e proprio in quelle eree laddove il consenso elettorale è grandemente influenzato dalle scelte del malgoverno, il buongoverno che tenta la riduzione dell’indebitamento pubblico complessivo viene contrastato e limitato da uno stile di vita abituato a spendere senza limiti risorse di cui non dispone e di cui chiede incessantemente al governo nazionale di farsi carico.

Questo stato dell’arte contrasta nettamente le scelte obbligate dell’esecutivo impegnato in altri patti di stabilità con livelli superiori a quello del governo nazionale per il rientro del debito pubblico.

Nel maxiemendamento della manovra finanziaria dovrebbe trovare spazio anche una riduzione del taglio ai comuni e alle regioni attraverso un allentamento del patto di stabilità, che detto in parole povere, significa che tutti i comuni avranno maggiore spazio di movimento finanziario, al costo di un ulteriore taglio del trasferimento da stato ad enti locali.

Questa cosa fa pensare ad una ancor maggiore responsabilizzazione degli enti locali virtuosi e lascia putroppo spazio al pensiero che gli enti locali non virtuosi possano sentirsi incoraggiati a spendere ancor più e ad indebitarsi ancor più.

E’ il ciclo dell’indebitamento pubblico, che va gestito come va gestito il ciclo dei rifiuti, se non si vuol affrontare una condizione di “monnezza finanziaria dei conti pubblici” che potrebbe incontrare la sfiducia del governo europeo.

In poche parole il rischio al quale si va incontro se si da sempre ragione a chi foraggia il malgoverno irresponsabile del danaro pubblico a livello locale e nazionale è quello di un pericoloso tracollo dei conti pubblici.

E se questo funesto avvenimento prendesse piede, non è detto che quel governo europeo che chiedeva il rientro di un debito pubblico siffatto ed irresponsabile si accollerebbe l’onere di salvare dal fallimento un paese che ha continuato a spendere irresponsabilmente.

Le lecite quanto irresponsabili richieste di spesa dei finiani vanno quindi orientate in questa ottica di spesa.

Se si chiede di spendere di più, bisogna assumersi la relativa responsabilità politica, amministrativa ed umana nel caso tale aumento della spesa pubblica dovesse portare ad un collasso del debito pubblico e ad una implosione della realtà statuale.

Sempre che l’italiano sia una lingua comprensibile e condivisa, nella definizione di:

diminuzione della spesa pubblica e del debito pubblico in assenza di ricatto politico-partitico.

Soprattutto laddove lo spreco assume dinamiche criminali e volontarie.

Ad ognuno le proprie responsabilità, come sempre, irresponsabili cronici compresi.

Fate il vostro gioco, signori e signore, fate il vostro gioco, che tanto il conto delle spese che chiedete forsennatamente lo pagheranno i cittadini qualunque, le aziende e le famiglie italiane, mica voi.

Migliore definizione del concetto di irresponsabilità politica non poteva essere descritto che così.

Ma che bravi, i miei complimenti:

il buongoverno fatto persona.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il golpe bianco è fallito, ma il governo ne esce indebolito

giovedì, 30 settembre 2010

Scrissi questo post qualche tempo fa.
Penso sia ancora attuale.
Lo ripubblico.

Esiste uno schieramento politico trasversale in Italia che punta alla conservazione di un modello statale sprecone e costoso, di un centralismo che nasconde mille rivoli di spesa incontrollata, di uno status quo della casta politica eletta nel meridione che resta assolutamente irresponsabile rispetto al disastro della questione meridionale e certamente responsabile rispetto alla questione settentrionale.

Esiste un modus operandi occulto ad escludendum della Lega Nord di Umberto Bossi, un fumus persecutionis che vuole conservare un nord ricco e produttivo ridotto in schiavitù di un sud che distrugge enormi risorse e produce illegalità diffusa e mafie.

Questo schieramento tenta il golpe bianco ai danni del governo italiano puntando a renderne instabile la maggioranza politica, ed in particolare, cercando di ostacolare in tutti i modi quell’alleato che garantisce continuità e stabilità governativa, che testimonia lealtà ai patti sottoscritti in campagna elettorale, che resta fedele alla sovrana volontà popolare, che opera per la distruzione definitiva delle organizzazioni mafiose, che offre un ottimo esempio di eticità e di moralità applicata nell’amministrazione della cosa pubblica:
la Lega Nord di Umberto Bossi.

In questo quadro, l’anti-berlusconismo, la questione meridionale e la questione morale risultano essere dei miseri espedienti che celano i veri obiettivi politici di questo golpe bianco, che non opera «al fine di mutare la Costituzione dello Stato italiano e la forma di governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale», ma opera certamente al fine di conservare privilegi, poltrone, incapacità ed irresponsabilità della casta politica attraverso l’abbattimento di quel governo che uccide le mafie e riforma il paese.

Un golpe bianco che impedisce il mutamento, per conservare poteri e privilegi inauditi, e continuare a gestire la cosa pubblica irresponsabilmente.

Lo schieramento del golpe bianco gioca pericolosamente con il precario equilibrio istituzionale, gioca drammaticamente con il futuro di questo paese, gioca sporco sulla testa di quei cittadini che pretendono di rappresentare.

L’attacco al buon governo ed al riformismo leghista si svolge con cinica pervicacia.

L’attacco al nord che produce ricchezza si evidenzia nel celato ricatto secondo il quale, il nord deve continuare a provvedere al mantenimento di tutto e di tutti, senza avere il diritto di governare il paese, di cambiarlo, di riformarlo.

Questo golpe bianco della restaurazione conservativa va isolato e depotenziato, va ridotto alla impossibilità di nuocere al paese, va ricondotto ad un concetto di legalità istituzionale autentico, secondo il quale, uno sparuto gruppetto di parlamentari, non può godere dell’alto riferimento istituzionale come del prestigio e del potere della presidenza della camera dei deputati.

Questa guerriglia politico-istituzionale va immediatamente fermata.

Questi guerriglieri balneari, questo schieramento del nulla politico, questa modalità di intervento politico smodato ed irresponsabile nella vita del paese va isolato e non riprodotto od avallato.

Se alle opposizioni politiche può far comodo il mare agitato di una crisi politica che si insinua pericolosamente nella generalizzata crisi socio-economica che vive il paese, questo non può essere motivo sufficente per offrire contributi ed appoggi insperati alla disperazione di questa guerriglia balneare.

L’anti-berlusconismo tiene insieme questa accozzaglia politica?

La maligna avversione al riformismo leghista offre motivi politici per stare insieme-contro invece di individuare e perseguire quei motivi per stare insieme al paese, condividerne il momento di grave difficoltà e offrire serie vie d’uscita e di difesa?

Abbattere il governo Berlusconi per far cosa?

Per mettere su l’ennessima alleanza di disperati per un governicchio dei ricatti e delle beghe che cadrebbe al primo scandalo come è accaduto a tutti i governi senza la guida berlusconiana?

Nessuno di questi guerriglieri balneari ha potere e prestigio sufficente per garantire stabilità e continuità di governo al paese.

Nessuno schieramento nato dalla voglia di distruzione potrebbe costruire alcunchè.

Mettete sotto l’ombrellone l’orgoglio ferito, guerriglieri balneari, poichè il nord è veramente stanco.

E il Nord, non è un signor Nessuno, ma è quel galantuomo che nonostante tutto, consente a tutti di mettere un piatto a tavola in questo paese.

Non esagerate, altrimenti oltre al piatto, potreste perdere anche tavolo e sedie, pignorati da quella miseria politica, morale e materiale che alimentate tanto volentieri.

Comprese quelle comode poltrone del potere che vi piacciono tanto e delle quali, Nessuno vuol rinunciare.

Il mio nome è Nessuno.

Ma chiamatemi Presidente ….

Fini e la crisi irreversibile della politica romana – SPQR

lunedì, 27 settembre 2010

Ecco, una disamina al volo sul video autodidatta (nel senso che l’unico protagonista del video, nn risponde alle domande di un giornalista, ma se la canta e se la suona tutta da solo) in cui, Gianfranco Fini, finalmente, chiarisce l’incresciosa questione dell’appartamento di Montecarlo.

Sorvolo sull’antefatto finiano della “politica che offre uno spettacolo deprimente”, poichè è stato egli stesso l’artefice di questa brutta pagina della politica italiana, laddove, non riusciva a ricattare dall’interno del PDL e della maggioranza di governo il premier Berlusconi al fine di ottenere una maggiore visibilità (già oltremodo eccessiva rispetto al conto elettorale dell’ultima AN), una maggiore forza percentuale non suffragata dal consenso elettorale (30-70%) e la nomina, udite, udite, a delfino e successore unico e indivisibile di Silvio berlusconi, sia alla guida della PDL (con il seguito di solo una trentina di parlamentari) che alla guida del governo.

Fini nel video non ne parla, ma sono quelli su elencati i veri motivi di questa indimenticabile pagina di “pirateria politica”, di cui Fini e solo Fini, porta la responsabilità, unica e sola (Bocchino permettendo).

Analizziamo.

1 – Per la prima volta, e contrariamente a quanto dichiarato in tutto questo periodo, Fini accetta la possibilità di una sua eventuale dimissione dalla terza carica istituzionale:
la presidenza della camera dei deputati.
Tale decisione è però collegata inesorabilmente alla prova dalla dimostrazione provata del fatto che, la casa di Montecarlo, possa essere ricondotta alla proprietà di Giancarlo Tulliani.
La prova di questo fatto è però difficilmente praticabile, in quanto Gianfranco Fini sa benissimo che in mezzo alla faccenda vi è una società di comodo off shore, una società di quelle create, passate di mano ed usate appositamente per impedire il riconoscimento della reale proprietà di un immobile o di altro valore mobiliare, immobiliare e finanziario.

2 – Fini conferma ancora una volta che la vendita della casa monegasca è avvenuta nei confronti della società “Printemps”, su segnalazione personale di Giancarlo Tulliani.

3 – Sulla valutazione del prezzo di vendita della casa monegasca Fini dichiara testualmente:
“… si poteva spuntare un prezzo più alto? E’ possibile; è stata una leggerezza? Forse ….”.

4 – Sulla presenza di Giancarlo Tulliani (già “segnalatore” della società a cui andrà venduto il famigerato immobile) nella casa monegasca, Fini dichiara:
“…. solo dopo la vendita, ho saputo che in quella casa, viveva il signor Giancarlo Giuliani ….”.

5 – Sul fatto, non assolutamente banale, che tale casa fu ceduta ad una società off shore, piuttosto che ad un privato con un nome ed un cognome, Fini dichiara:
“…. è stato scritto: ma perchè venderla ad una società off shore, cioè residente a Santa Lucia, un cosidetto paradiso fiscale? Obiezione sensata ….”.

6 – Sulla propria conduzione nella faccenda, Fini dichiara:
“…. ho sbagliato? Con il senno di poi mi devo rimproverare una certa ingenuità ….”.

7 – Sulla politica “senza esclusione di colpi”, Fini dichiara:
“…. così …omissis…, con la politica ridotta ad una lotta senza esclusione di colpi, pur di eliminare l’avversario, si finisce per distruggere la democrazia, si mette a repentaglio il futuro della nostra libertà …”.

Non voglio commentare, lascio ad ognuno di voi il relazionare le parole di Gianfranco Fini con la sua azione politica reale, al fine di trovarne congruenze e distanze, incongruenze e vicinanze, come pure i motivi del suo “attaccamento” alla poltrona della terza carica istituzionale.

Ma qualcosa voglio e debbo dirla, visto che seguo da sempre questa “alzata di testa finiana”, ed avendo spesso pubblicamente denunciato da questo blog, molti di quei punti di “bassezza istituzionale” e di “volontaria lacerazione delle regole democratiche” che sono state piegate a fini personali, pudicamente celati sotto la gonna della difesa di altissimi valori quali la libertà, la moralità e l’etica politica.

Secondo il mio umile punto di vista, Gianfranco Fini ha commesso una serie di errori politici anche elementari (nel senso di madornali) e li voglio elencare:

1 – l’incredibile sottovalutazione di elementi e personaggi politici di enorme rilievo e di grande seguito:
Fini non è Berlusconi, e non è nemmeno Bossi;

2 – l’essersi fatto trascinare in bassezze incredibili dalla pessima politica anti-belrusconiana sventolata dal napoletano Italo Bocchino, il quale ha fatto di tutto e di più per rendere impossibile il dialogo politico fra i finiani e i berlusconiani, facendo scadere di conseguenza la politica italiana in una “potica ridotta ad una lotta senza esclusione di colpi, pur di eliminare l’avversario” (uso le stesse parole di Fini), rendendo così impossibile ed imprevedibile un esito positivo della crisi politica aperta dai finiani, e regalando al mondo intero, uno spettacolo inverecondo su come l’odio, il rancore, la rabbia e l’invidia, tentino costantemente di contrastare l’amore per quel popolo che si pretende di rappresentare, ed i cui interessi si sottopone alle proprie mire ed aspirazioni personali e ambizioni impagabili da nessun regime democratico.

3 – l’essersi fatto incantare dalla solita sirena dalemiana, quella stessa sirena che riesce a rendere impossibile una unità della sinistra e che non può che vedere di buon occhio, una eguale disunità del centro-destra, al solo fine di sopravvivere agli uni e agli altri, indegnamente ed immeritatamente.

4 – l’aver seguito il pessimo esempio casinista di utopiche ambizioni di premiership, l’aver venduto la pelle dell’orso Berlusconi quando lo stesso cavaliere era tutt’altro che morto (politicamente parlando), l’aver rinforzato quella politica che, senza proposizione e programmazione alcuna, tenta di abbattere Silvio Berlusconi con l’arma dell’anti-berlusconismo, senza nella realtà avere una valida alternativa che garantisca il paese da una caduta verticale nella misura della stabilità e della continuità governativa, sinora assicurata esclusivamente poprio dal cavaliere, e da nessun altro.

5 – l’aver creato ad arte una crisi politica inutile e dannosa, che ha rischiato di mettere in ginocchio il paese, più di quanto non abbia già fatto la crisi economico-finanziaria, aggravando la condizione di quelle aziende e di quelle famiglie di cui si pretende di curare interessi e di difendere il futuro.

Tutto questo incredibile teatrino politico, tutto questo astio nei confronti dell’esecutivo, della realizzazione del programma di governo e delle riforme che urgono al paese, ha inoltre messo in forse il più grande contrasto alle organizzazioni criminali di stampo mafioso che la storia del nostro paese ricordi.

E se Fini ha da lamentare qualcosa, deve solo ricordare a se stesso l’adagio:
chi è causa del proprio male, pianga se stesso.

Posto che, a causa di tutta questa incredibile alzata di testa, a piangere saranno tutti gli italiani, e non solo Gianfranco Fini.

Ringraziamo Gianfranco Fini, allora, per aver dimostrato ancora una volta (non richiesto) al popolo italiano, quanto sia sporca la politica dei palazzi di potere romani, rendendo anacronistico ed irriconoscibile quell’acronimo del Senatus Populusque Romanus (S.P.Q.R.), oggi sempre più comunemente inteso come una lotta politica senza esclusione di colpi che con la tutela degli interessi comuni e popolari, non ha nulla a che fare.

SPQR allora, con tutto quel che ognuno di noi vi vuol leggere dentro.

A buona e comprovata ragione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X