Articoli marcati con tag ‘federalismo fiscale’

La restaurazione conservativa della repubblica burocratica italiana

sabato, 12 novembre 2011

Il potere pubblico in Italia, è stato a lungo abusato in favore delle caste mafiose e delle corporazioni dell’abuso continuato ed aggravato del (pre)potere pubblico.

Ogni tentativo di spezzare la catena di autoreferenzialità delle caste (politica e burocratica) e delle corporazioni (delle professioni, del lavoro, dell’economia in appalto pubblico, etc) e degli apparati pubblici deviati, ha provocato una forte reazione nel paese.

Ogni tentativo di interrompere il prepotere pubblico della casta politica e burocratica è naufragato miseramente (Devolution 2006 e Riforma Fiscale Federalista 2011).

Il rincorrersi di voci insistenti nei recenti anni di patti e contratti stipulati fra lo stato e l’anti-stato mafioso, aprono scenari pericolosi di colpi di coda reazionari del sistema del potere pubblico deviato, nella prospettiva che le organizzazioni mafiose detengano un potere di condizionamento della politica in Italia molto elevato, in virtù del condizionamento del consenso elettorale in molte regioni italiane, specie in quelle meridionali.

Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la prima azienda per fatturato nel patologico sistema economico italiano risulta essere l’organizzazione mafiosa della ‘ndrangheta.

Ma non si può nemmeno sottovalutare un potenziale abuso del potere pubblico da parte di quelle consorterie che impediscono di fatto ogni liberalizzazione ed ogni riforma strutturale del paese.

Una vera e propria reazione a catena, un organizzato attacco fatto di stillicidi personali, di modulazione della tolleranza nella applicazione della legge (non dimentichiamo che le funzioni pubbliche ed i poteri pubblici sono incarnate da corporazioni e caste che li esercitano da sempre, da vere e proprie baronie corporative), di inflessibilità nella tolleranza, di mancate vigilanze, di inosservate tutele.

Chiunque chieda più libertà, chiunque si esponga pubblicamente al cambiamento vero (non quello delle chiacchiere, ma quello più pericoloso per le caste; un cambiamento vero, autentico e realizzato, che impedirebbe la cooptazione, la baronia, il nepotismo, la familiarità e la mafiosità nelle scelte fondamentali della vita pubblica:
decidere a chi affidare potere pubblico e/o funzioni pubbliche a mezzo concorso e a chi indirizzare ricchezze enormi e potere pubblico attraverso l’affidamento di appalti pubblici),
chiunque chieda il riconoscimento del merito nella società e nel lavoro, come nella Pubblica Amministrazione
rischia come minimo di vedersi garantita una applicazione della legge a tolleranza zero,
se non un vero e proprio mobbing del potere pubblico deviato e deviante le finalità pubbliche e sociali, le libertà irrinunciabili e fondamentali della persona umana.

E non c’è molto da sperare nel controllo della informazione su eventuali abusi o veri e propri attacchi da parte del prepotere pubblico abusato,
poiché in Italia, il mondo dell’informazione è esso stesso casta corporativa, cui si accede esclusivamente per concorso pubblico.

Una realtà devastante e destabilizzante di ogni cambiamento positivo, di ogni mutamento dello status quo di chi detiene un pezzettino sia pur piccolo di potere pubblico e ne abusa per difendere il suo status corporativo, la sua posizione sociale, la continuità nel tempo dell’accesso per i suoi familiari ed affini al potere pubblico.

Una realtà grave e seria, una realtà che non può non essere presa in considerazione e prevenuta, almeno negli aspetti deteriori e del danno causato ingiustamente:

le preoccupazioni e le ingiustizie subite possono uccidere, esattamente come può farlo un attentato mafioso o terroristico.

Il momento storico attuale italiano può essere equiparato al momento storico della fine del comunismo reale in Unione Sovietica, avviato dalla Perestrojka (ricostruzione) e dalla Glasnost’ (trasparenza) intraprese da Mikhail Gorbačëv (Mikhail Gorbaciov) nella estate del 1987, iniziate, ma guarda un po il caso, allo scopo di ristrutturare l’economia nazionale.

Entrambe le ristrutturazioni russe ebbero vita breve, contrastate aspramente dalle oligarchie interne al passato, ma non deceduto, sistema pubblico-massimalista sovietico, oligarchie burocratiche che detenevano effettivamente il potere pubblico, oligarchie che, dopo la caduta della oligarchia politica, presero il sopravvento sino a portare alle massime cariche russe gli apici del potere pubblico, come nel caso di Vladimir Vladimirovič Putin, dirigente dei servizi segreti russi, il famigerato KGB.

Come vedete, nell’analisi suindicata, nessuna ristrutturazione politica può vincere in un sistema profondamente segnato dal potere immutato delle oligarchie burocratiche, che usano od abusano del potere pubblico prima, durante e dopo ogni mutamento riformista, condizionandone l’evoluzione o bloccandone la riuscita.

Ed è un momento molto simile a quello descritto, quello vissuto nei tempi odierni dall’Italia che tenta di cambiare se stessa.

Ed i pericoli che si affacciano al cambiamento italiano e a chi lo incarna, chi lo favorisce, chi lo invoca, possono essere non molto differenti dai pericoli che si sono vissuti e si vivono tutt’ora in un paese enormemente ricco come la Russia, ma governato da oligarchie burocratiche sopraffattrici di ogni libertà.

Attenzione a ciò che potrà avvenire in Italia nei prossimi tempi:

terrorismo politico, atti di intimidazione, pressioni illecite, subdoli esercizi del potere pubblico e del suo grado di tolleranza.

Chiunque tenti l’ormai irreversibile processo di aggiornamento e di adeguamento della Pubblica Amministrazione, delle sue funzioni e dei suoi illimitati poteri, deve mettere in conto una reazione “burocratica”.

I maggiori ostacoli al processo di ristrutturazione, di liberalizzazione, di mutamento e di cambiamento positivo del paese reale, sono sempre i medesimi:

la casta politica, la casta burocratica, le corporazioni del potere pubblico e le organizzazioni mafiose.

Questo è il nemico dell’Italia e degli italiani, oggi, come ieri.

Questo è l’elemento che tenterà di destabilizzare e di fermare ogni mutamento dello status quo corporativo.

Da questa corte di prepotenti, verranno gli attacchi subdoli, vili e vigliacchi ai giusti che combattono per la libertà.

Che vengano:

li stiamo aspettando.

Oggi come ieri.

Nella seconda come nella prima repubblica burocratica italiana.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il fallimento della casta politica italiana

venerdì, 9 settembre 2011

Un totale fallimento ad opera di una casta politica e di governo che si è dimostrata assolutamente incapace di governare il paese, di realizzare le riforme e di liberalizzare ogni forma di sottomissione della economia alla negativa influenza del potere pubblico, quel potere di cui la casta dominante politico-burocratico-sindacale abusa ampiamente, al fine di tutelare gli interessi della casta stessa e delle corporazioni affiliate ad essa.

La ricetta salvatutto del federalismo fiscale naufraga nel fuoco incrociato del potere centrale e nazionale che non cede nulla ai livelli di governo più vicini ai cittadini e dalla stessa azione del governo, che agisce in diminuzione della spesa solo nei confronti dei comuni e delle regioni e mantiene invece inalterata la spesa pubblica a livello centrale, quel livello che rende tutto oscuro, compreso il comprendere come vengono spesi i danari dei cittadini prelevati coercitivamente con il fisco.

Inoltre il programma di governo che prevedeva l’intera approvazione del federalismo esporta temporalmente il completamento normativo federealista ben oltre la durata stessa della legislatura, offrendo una visione piuttosto arrogante della maggioranza parlamentare che sostiene il governo, convinta di poter imporre l’approvazione di decreti governativi ben oltre la durata dello stesso esecutivo.

Un atto questo, che denota una capacità politica limitata ovvero una furbizia tesa a frodare il consenso popolare ottenuto per un pacchetto di riforme importanti come quella federalista, nella piena coscienza che il federalismo non sarebbe stato effettivamente varato entro la naturale durata della legislatura, limite temporale invalicabile per il potere esecutivo, ovvero che il federalismo non avrebbe dovuto essere mai approvato nella realtà, ma solo sbandierato e promesso.

Il mancato abbattimento del fenomeno disastroso dell’assenteismo nel lavoro dipendente pubblico, la mancata e drastica diminuzione dell’incredibilmente enorme ed eccessivo numero dei dipendenti pubblici italiani, il mancato inserimento del metodo meritocratico nel sistema della pubblica amministazione e la mancata diminuzione delle innumerevoli poltrone del potere pubblico a disposizione della casta, rende impossibile diminuire la spesa pubblica e conseguentemente, il debito pubblico italiano.

Le mancate liberalizzazioni delle categorie professionali corporative al sistema delle caste dominanti come la categoria dei tassisti, lascia immutato il quadro di immobilità assoluta all’interno del quale si muove il mondo della economia.

La mancata eliminazione del cosìddetto cuneo fiscale, che non fa la felicità dei lavoratori dipendenti come quelle degli imprenditori aumentando il costo del lavoro italiano a tutto favore della spesa pubblica invece che della produzione di ricchezza privata, affossa definitivamente un mondo del lavoro in profonda crisi, senza vie d’uscita.

La mancata diminuzione della pressione fiscale ha costretto, oltre ad altri fattori negativi come l’impossibilità di ottenere una giuistizia certa e veloce, molte aziende italiane a delocalizzare fuori dai confini nazionali le proprie attività produttive, assai maltrattate dalla pessima gestione dei poteri statali italiani.

Il mancato contrasto alla corruzione delle caste politica e burocratica, mette in ginocchio un paese completamente schiavizzato da un regime di illegalità assai diffusa, di corruzione dilagante e di libera azione delle organizzazioni mafiose nella realtà economica e sociale.

La mancata erezione di un sistema di controlli efficace ha infine impedito un adeguato contrasto alla enorme massa di evasione fiscale rilevata in italia, dentro la quale si nascondono gli affari delle organizzazioni mafiose, le corruttele politiche e burocratiche ed infine, solo infine, l’evasione delle aziende e delle famiglie italiane.

Insomma, l’intero disegno politico di mancanze della casta diviene esso stesso atto di violenza nei confronti del paese, delle aziende e delle famiglie italiane, costrette a subire politica e burocrazia profondamente corrotte, organizzazioni mafiose in aperta concorrenza con l’economia sana e reale e le vere e proprie frodi di una politica che manca ad ogni promessa fatta, si sottrae ad ogni programma sottoscritto, ad ogni impegno preso, aggravando il tutto con l’adozione di comportamenti di una scaltrezza maligna ed inaudita, posti a prevedere ed organizzare sempre la truffa ai danni del popolo sovrano in modo da oscurare e deresponsabilizzare ogni comportamento, ogni azione, ogni atto politico, sia singolo che di casta che riconduca la responsabilità umana, civica, politica e burocratica a chi di dovere.

Il fallimento della casta politica italiana rappresenta quindi il vero nodo della crisi del paese, nodo che o va affrontato e sciolto, ovvero apre la porta a pensieri popolari condivisi di abbattimento delle regole democratiche, vere dighe di difesa delle caste, piuttosto che poteri che offrano servizi efficaci ed efficienti al popolo sovrano dei cittadini italiani.

L’idea di fare a meno di una democrazia che ha fatto emergere il peggio del paese alla elezione di rappresentanza, di guida e di governo del popolo, piace ogni giorno di più, viene evocata ogni momento di più.

E se la democrazia ha fatto della politica italiana il tempio della idiocrazia e degli immeritevoli, allora è forse proprio qualcosa nei meccanismi democratici che impedisce al paese di essere un paese libero e ricco, felice e sereno.

Ovvero, ci si deve arrendere al convincimento storicamente fondato che sia qualcosa nella composizione del popolo italiano il difetto originario che consente di corrodere se stesso all’infinito, senza limite di continuità.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Downgrade italia – fall out italia – fallimento italia

mercoledì, 7 settembre 2011

Cade sotto il peso del suo immobilismo il governo italiano, schiacciato fra una crisi profonda del sistema paese ed una totale incapacità della casta politica di rispondere adeguatamente alla crisi, di contrastarla.

I piccoli interventi previsti nelle manovre finanziarie dei governi italiani sono affatto incisivi sul piano del cambiamento del sistema e di un suo adeguamento ai modelli più tradizionali delle democrazie liberali.

Il recupero del gettito fiscale da sovrapporre ad una enorme spesa pubblica infatti, non ottiene altro che un continuo aumento della pressione fiscale, causa di notevoli disagi sociali ed economici, sia per le famiglie che per le aziende italiane.

La mancata riforma della giustizia non offre quel sicuro terreno sul qual potrebbero muoversi i capitali e le imprese dei finanziatori esteri, inibiti assolutamente dall’entrare in un mercato nel quale ogni lite non verrebbe mai sciolta nella prassi giuridico-burocratica in atto.

La mancata realizzazione di una riforma fiscale in senso federale, tutt’ora in via di approvazione e modulata per una approvazione definitiva vicina al 2020, si scontra duramente con una urgente necessità di rimettere ordine in una spesa pubblica proibitiva cui corrisponde una irrazionale corsa all’aumento della pressione fiscale, espellendo le aziende più intraprendenti e meno collocate nel patologico sistema economico italiano e le migliori menti scientifiche, costrette entrambe ad una fuga precipitosa da un paese che punta decisamente verso un suicidio collettivo di massa.

Il federalismo fiscale infatti, se effettivamente realizzato, avrebbe avuto un effetto dirompente sulla enorme spesa pubblica prodotta dallo stato centrale, sviscerandone ogni singola matassa finanziaria, ogni inutile spesa, ogni nicchia di privilegio e di potere pubblico deviato.

Ma il termine di iter per l’approvazione vicino al 2020 non aiuta a spezzare i cardini di una spesa pubblica senza controllo, ma anzi sembra offrire una ulteriore giustificazione ai già gravissimi ritardi nelle scelte dell’esecutivo, che rinvia sine die ogni liberalizzazione come ogni riforma strutturale del paese.

Ma, non solo la spesa pubblica non viene aggredita nel senso di una sua diminuzione, ma addirittura viene aumentata dalle scelte del governo che assume ulteriori 67.000 nuove unità nel solo settore della scuola pubblica, un settore che rappresenta già il ridicolo primato di maggiore datore di lavoro europeo pubblico-privato con ben 1.500.000 addetti.

La drastica diminuzione del numero dei dipendenti pubblici italiani accompaganata da un altrettanto drastico taglio alle spese realtive all’incredibile numero delle poltrone del potere pubblico e dei relativi privilegi, queste e solo queste azioni di governo rappresentano l’unica via d’uscita dal temuto fall out del sistema italiano, già prossimo ad un pericoloso downgrade da parte delle principali società di rating.

Le numerose e sempre più autorevoli voci che accomunano il rischio-paese del sistema italiano e greco inoltre, offrono un altro punto di vista negativo dal quale sembra impossibile fuggire con un semplice aumento della pressione fiscale.

Ma un governo che appare alla mercede delle corporazioni interne, come delle caste corporative, non è certamente in grado di affrontare questo mare tempestoso di una crisi senza precedenti.

L’esempio recente della mancata liberalizzazione delle professioni racconta molto bene come il governo italiano sia succube delle corporazioni interne, che lo hanno sopraffatto in aula impedendo la liberalizzazione delle professioni e successivamente l’eliminazione dal conteggio pensionistico degli anni dedicati alla laurea.

Chissà poi perchè il governo aveva messo nel medesimo pacchetto l’eliminazione degli anni di laurea come di quello della leva obbligatoria, essendo il primo caso facoltativo ed il secondo coercitivo per i cittadini italiani (ovviamente per quelli che non si sono potuti permettere una raccomandazione politica per vitare la leva obbligatoria).

Chissà poi perchè il governo ha ritirato ambedue le misure costretto dalla corporazione dei professionisti, allorquando la misura sulla leva obbligatoria andava mantenuta perchè conseguente ad un uso della coercizione del potere pubblico, cui il singolo cittadino non poteva porre contrasto se non violando la legge, mentre la misura sugli anni della laurea andava eliminata, perchè conseguente ad una libera scelta del cittadino.

Ma in questa italia totalmente impazzita, cercare la ragione nelle scelte del suo governo, può rappresentare un esercizio della razionalità piuttosto inutile.

Il fatto certo è che il governo pare piegato ai mille ricatti delle caste e delle corporazioni che temono ogni diminuzione di quel potere e di quel privilegio pubblico di cui para sappiano e possano godere ed abusare senza limiti.

La volontà politica italiana è tutta rivolta agli eurobond, unica speranza di mantenere status quo impossibili ed impagabili alla casta dominante, ma anche unica possibilità che viene negata senza una decisa e determinata politica di liberalizzazione del sistema, di riforma strutturale, di abbattimento di ogni status quo che implichi un abuso o un danno al potere pubblico ed al popolo sovrano.

Qui finisce il primato della politica italiana, assai corrotta ed incapace.

Qui naufraga una casta di cittadini che restano al potere solo per il mantenimento del potere stesso, senza concedere nulla alle promesse mancate e alle riforme negate che essi stessi avevano issato a bandiera di un cambiamento che non c’è, e non c’è mai stato.

Politici incapaci di professione erano prima, e politici incapaci di professione sono ora.

Gli stessi politici che per decenni hanno assciurato un futuro certo e comodo a generazioni e generazioni di loro amici, parenti ed elettori in quella pubblica amministrazione che costa in modo insopportabile sul bilancio del paese, generazioni di fannulloni privilegiati che hanno tolto il diritto ad un lavoro ai meritevoli, fuggiti ed indignati da questa storica barbarie italiana, storica almeno quanto la criminalità e la pericolosità delle famiglie mafiose.

Poichè se in italia non appartieni ad una “famiglia baronale” (politica, sindacale, corporativa, universitaria, scolastica, di casta, mafiosa, etc), rischi di dover combattere chi esercita il potere pubblico abusandone, e rischi di restar fuori da ogni possibilità di arricchimento personale meritevole, poichè la casta dona al suo “fannullone di famiglia” quel che toglie al cittadino qualunque meritevole.

Ed è così che muore un paese, ucciso nella speranza di un cambiamento che non arriva mai, poiché chi dovrebbe realizzare il cambiamento, è interessato a far sì che nulla cambi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Berlusconi Kaput

martedì, 23 agosto 2011

Così termina l’epopea berlusconiana, quella miriade di sogni e di promesse liberiste e liberali naufragate in una questione morale che ha prima determinato la fine del movimento politico Forza Italia ed oggi quella del Popolo della Libertà, deceduto anch’esso sotto una pioggia di fragorose risate in risposta al rilancio del partito proposto dal siciliano alfano:

“voglio un partito degli onesti”.

Già, e perchè, sino al giorno prima cosa erano state Forza Italia ed il Popolo della Libertà?

Ridotto ad un movimento politico meridionalista, il PDL di Alfano-Berlusconi naufraga in sempre maggiori e peggiori disastri governativi e scandali politici arrivando a denigrare l’operato dell’unico alleato di governo che non ha mai tradito Silvio Berlusconi:

la Lega Nord.

Attenti osservatori ritengono di poter indicare negli scandali sessuali che hanno visto coinvolto in prima persona il premier italiano la goccia che ha fatto traboccare il Vaso di Pandora, facendone fuoriuscire ogni male contenuto in esso.

Altri indicano nella fallimentare attività governativa il nodo principale che ha impiccato il premier Berlusconi alla corda del fallimento.

Altri ancora vedono nell’immobilismo politico provocato da un PDL arenatosi nella battaglia della riforma della giustizia ovvero nella sempre più evidente impossibilità di varare le riforme che urgono al paese il motivo della caduta del berlusconismo.

Al sottoscritto piace invece sottolineare come sia stata ancora una volta l’infinita questione morale della casta politica italiana il fenomeno primario che ha condotto alla fine del buongoverno liberista e liberale.

Ne volete una prova concreta?

Bene, ne basterà una sola, defintiva.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso del berlusconismo è stata la prima volta in cui la Lega Nord non ha votato per salvare dalla galera, dalle intercettazioni o dalle indagini della magistratura inquirente l’ennnesimo berlusconiano coinvolto in scandali politici:

il deputato napoletano PDL Alfonso Papa, già magistrato.

Infatti, è solo dopo che la Lega Nord ha rifiutato il salvataggio del Papa che sono partiti gli attacchi diretti all’azione politica della Lega, cominciando dalla dichiarazione di fallimento del federalismo fiscale annunciata dal governatore pidiellino della regione Lombardia Roberto Formigoni e finendo con le ultme dichiarazioni del Berlusconi che sconfessano il leader leghista Bossi:

“stavolta sbaglia”.

A mio parere l’unico errore commesso dal Bossi fu quello di allearsi con un elemento politico border line come si è sempre dimostrato il Berlusconi (definito dallo stesso Bossi come il “demonio”), continuamente coinvolto in dubbie vicende e scandali continui, cresciuto all’ombra di un leader politico italiano che ha dovuto fuggire all’estero per non subire l’onta del carcere, o peggio, della lapidazione popolare a mezzo monetine metalliche in pubblica piazza.

L’elemento politico berlusconiano si è dimostrato nel tempo pericolosamente attaccabile dalle organizzazioni mafiose che, egli stesso, non ha mai determinatamente attaccato, se non attraverso la magnifica opera di contrasto alle mafie realizzata dal ministro leghista Roberto Maroni, autentico eroe dell’anti-mafia contemporanea.

Ma, l’attacco del Berlusconi alla Lega, rischia isolare la Lega stessa, e non il PDL.

Forse è proprio una volontà politica non secondaria del Berlusconi quella di sostituire lo scomodo alleato leghista con un più accomodante alleato di marca UDC come il Casini, da sempre antagonista sprezzante e disprezzante del leghismo e del buongoverno.

Certo, fra l’epopea leghista maroniana e quella del siciliano Totò Cuffaro (governatore UDC della Sicilia dal 2001 al 2008; indagato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento a Cosa Nostra, rivelazione di segreto d’ufficio e concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra in varie indagini della magistratura anti-mafia; Totò Cuffaro è stato inoltre interdetto perpetuamente dai pubblici uffici, licenziato dalla Regione Sicilia e radiato dall’Ordine dei Medici; lo stesso Cuffaro viene invece “premiato” dall’UDC di Pier Ferdinando Casini con l’elezione al Senato della Repubblica), non corre di mezzo un mare e nemmeno un oceano, ma un intero universo, ma per un elemento assai spregiudicato e disperato come il Berlusconi, la cacciata della Lega anti-corruzione ed anti-mafia dal governo potrebbe essere piacevolmente compensata con l’entrata di un partito politico come quello dell’UDC:

simili con i simili.

D’altronde, il Berlusconi, come pure il Casini, come pure il Fini, come pure il Bersani, raccolgono gran parte del loro consenso elettorale nelle regioni del centro-sud, ed una simile alleanza, un simile matrimonio d’interesse può essere compreso fra le scelte possibili di questa casta politica impossibile invece da sopportare.

Il tutto, condito e benedetto da un capo dello stato napoletano, che ha imposto a governo e parlamento l’ennensimo salvataggio della su napoli, salvataggio che viene pagato ancora una volta dal nord, cui si impone anche di ricevere la mai finita monnezza napoletana e di cui non si sa più nulla:

non si sa dove sia finita, quale regione l’abbia ricevuta, quali termovalorizzatori la stiano smaltendo, se siano state preventivamente fatte delle analisi sulla eventuale presenza di tossico nocivi o di elementi radioattivi nella monnezza napoletana, difficilmente definibile solo come un rifiuto solido urbano.

L’idea che esista un fronte anti-leghista ed anti secessionista del nord, si affaccia con sempre maggior forza nelle analisi delle vicende italiane.

La trappola-estorsione della finta volontà politica federalista in cui è stato infine fatto cadere il leader leghista Bossi, odora infatti di tipica trappola del potere romano, democristiano in specie.

Così, siamo giunti alla fine dell’era berlusconiana, naufragata in una irrisolta ed immensa questione morale.

Ma il dubbio che con Berlusconi cada tutta una trama di “potere pubblico ad interesse privato di corporazione e di casta” ereditata dalla prima repubblica e mai effettivamente contrastata, mette in forse la stessa sussitenza dello stato unitario italiano, così degradato nel malcostume politico-istituzionale, così estraneo alla crisi che sta uccidendo famiglie ed imprese e così lontano dalla vera azione anti-mafia del ministro dell’Interno Roberto Maroni (mai un napoletano, un campano, un calabrese o un siciliano hanno testimoniato politicamente una concreta lotta alle mafie, nessuno di loro, tranne il varesino e lombardo Maroni), così evidentemente chiuso in se stesso e nella unica prospettiva politica di salvare il meridione italiano, anche a costo di massacrare definitivamente tutto il nord per questo motivo.

La lotta politica italiana è infatti oggi inserita tutta in un solo modello politico:

quello di una dirigenza politica e burocratica meridionale (la scelta del Berlusconi di nominare come suo delfino un siciliano la dice tutta in tal senso) degradata e devastante che andrebbe esiliata in blocco in altro luogo, in altro stato.

Le esigenze del Popolo del Nord vengono tutte messe in subordine alla salvezza di questo sud, di questa sua classe dirigente, di una casta corporativa politico-burocratico-partitocratica che è incoronata di “invidiabili primati”, come quello della corruttibilità.

Resta ancora insabbiato infatti, il DDL anti-corruzione, rimpallato e insabbiato nelo senato della repubblica presieduto dal siciliano schifani, ad opera del capogruppo del PD, la siciliana Anna Finocchiaro (che dichiarerà trionfante la propria responsabilità nell’aver impedito l’approvazione del DDL anticorruzione) e di un ministro della giustizia siciliano come alfano, successivamente investito della responsabilità impossibile di fare del PDL, un partito degli onesti.

Da dove provenga il male pubblico italiano, questo non è un mistero.

Basta infatti sfogliare le pagine dei giornali degli ultimi decenni per scoprire chi e cosa uccide questo paese.

Tutto il resto è solo un misero teatrino politico che andrebbe condannato in toto ad un esilio in terra africana, così come avvenne per quello volontario del loro predecessore bettino craxi.

Tangentopoli non è mai finita in questo paese.

Ma la corruzione ha ormai finito questo paese che ha fatto del “togliere al povero per dare al fannullone”, una regola di vita suicida e volgare, degradante e massimalista.

Con la fine di berlusconi si aprono finalmente nuove sfide per il contrasto alle mafie ed alla illegalità diffusa, ivi comresa la corruzione politica.

Sempre che la casta politica italiana non preferisca “questo berlusconi” e lo salvi dalle sue stesse responsabilità.

Tutto può essere in questo paese, laddove il senso di responsabilità e del dovere, come lo spirito di sacrificio, sono da sempre derisi ed emarginati dal potere pubblico, che risulta invece intriso di fannulloni e di corrotti, di troppo sensibili alle sirene mafiose ed affatto spaventati da quelle della polizia di stato.

Togliere al povero per dare al fannullone.

Almeno sino a quando le sane amministrazioni pubbliche del Nord decidano di non rispettare più il patto di Stabilità che quelle del Sud non hanno mai voluto rispettare sino in fondo.

Almeno sino a quando i poveri non decideranno di lapidare a suon di monetine tutti i fannulloni ed i corrotti di questo paese.

Qualunque poltrona del potere pubblico rappresentino.

Qualunque.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Federalismo Reale e la Secessione del Nord

venerdì, 1 luglio 2011

Penso che, la Lega abbia uomini, donne, capacità, volontà, caparbietà e idee sufficienti per salvare questo paese.

Ma la casta politica deve cedere il passo ai leghisti nelle istituzioni, senza contrastarli, e anzi, supportandoli e sostenendoli a spada tratta.

La casta politica ha fallito ogni politica ed ogni governo del bene comune.

Ma se vogliono che noi ripariamo la loro bicicletta rotta, devono pagare un prezzo:

federalismo approvato e realizzato dal 1 gennaio 2012.

Per un leghista come me, è una vera pena veder sacrificare leghisti del valore di Maroni sull’altare della partitocrazia italiana, che soli hanno dimostrato di saper contrastare le sinora imbattibili organizzazioni mafiose, ma, se questo porta ad un Federalismo Reale a breve, allora questo prezzo si può pagare.

Ma i leghisti devono avere il governo assoluto del paese, senza se e senza ma.

Dobbiamo avere uomini e donne leghiste nelle stanze dei bottoni, ovunque, anche in quel Consiglio Superiore della Magistratura dal quale è stato eiettato un membro leghista per un mero difetto tecnico.

La casta che domina il paese, non vuole leghisti nelle stanze dei bottoni del comando e del potere, evidentemente.

Anche per questo, i leghisti non si fidano degli acquitrini paludosi del prepotere romano, sapendo bene che, ogni sforzo volto al cambiamento, rischia di affondare nelle sabbie mobili della casta politico-burocratica-partitocratica.

L’unica alternativa valida per il popolo del nord, resta quella di tornare alla proposta secessionista, azione radicale, ma cura davvero efficace contro il centralismo romano, le sue devianze e le sue inguaribili degenerazioni.

Attenzione, ho detto cura, non rimedio:

un cancro come quello della casta dominante italiana, prepotente, arrogante ed ignorante, va debellato definitivamente, non gli va opposto un semplice rimedio.

Il Federalismo Reale è una cura efficace, e la casta lo sa bene.

Per questo ne rimanda la realizzazione di continuo, accontentando a tratti le richieste leghiste.

Il Federalismo Reale, politico e fiscale, è l’unica via di uscita dalla crisi che attraversa trasversalmente l’italia contemporanea.

Ma, se la casta lo usa come esca per far abboccare la Lega Nord alla continuazione di uno stato criminale e criminogeno come quello che si è purtroppo instaurato, allora non si può accettare questa condizione che punta a rinviare sine die la risoluzione dei problemi che sono alla radice della crisi statuale.

Questo è il tempo delle scelte coraggiose.

O si realizza un Federalismo Reale entro il 1° gennaio 2012, ovvero si dovrà percorrere un’altra strada per raggiungere l’obiettivo di salvare il salvabile:

iniziare la raccolta firme in supporto della secessione del nord da questa cloaca maleodorante che la casta chiama ipocritamente patria e che io definisco invece come un pericoloso cancro impazzito, estraneo ad ogni tutela del popolo sovrano e di ogni garanzia di Sicurezza, Giustizia e Legalità nei confronti dei cittadini qualunque, non iscritti e non iscrivibili alla corporazione della casta dominante.

Cercasi Capitano Coraggioso che sappia incarnare la proposta del Federalismo Reale.

In alternativa, cercasi esperto di diritto internazionale per la formulazione di una richiesta ufficiale di secessione del nord dal resto del paese, richiesta che va formulata e basata sul riconosciuto, inderogabile ed imprescindibile Diritto alla Autodeterminazione dei Popoli, diritto che sovrasta e supera ogni dettato costituzionale che tenti di limitarne e/o di contrastarne, di fatto e di diritto, la rivendicazione.

Tale richiesta di Secessione, può essere associata ad analoga richiesta di quei territori e quelle popolazioni del nord, che vogliano confluire in un’altra realtà statuale europea, che ne accolga evidentemente la richiesta.

Siamo alle soglie di scelte epocali, cui attribuire la salvezza di tutto o solo di una parte del paese.

La storia racconterà di questi giorni e di quei capitani coraggiosi che, nonostante tutto e tutti, stanno cercando di salvare il salvabile in un organismo profondamente malato, che rifiuta ostinatamente l’applicazione di qualunque terapia e cura.

Salvo il diritto di ognuno di noi, di risolvere il problema con la propria secessione individuale, abbandonando uno stato di fatto e di diritto morente, esangue, distrutto dalla sua stessa avidità.

Non sono poche infatti, le famiglie e le aziende che abbandonano questo stolto paese, per trovare altrove quella Libertà, quella Democrazia, quella Legalità e quella Civiltà che qui e adesso, vengono negate, abiurate, sottomesse, assassinate.

Questo fenomeno si chiama Secessionismo Individuale, Familiare e Imprenditoriale.

Questo fenomeno, sta dissanguando delle migliori energie e delle migliori intraprendenze quel che resta della comunità italiana.

Non c’è tempo per riflettere, forse, solo il tempo necessario per agire.

Prima che la casta colpisca duro, prima che quel poco di razionalità, di diritto e di senso del dovere che ancora alberga nei palazzi del potere romani, impazzisca del tutto, aggredendo senza misura, il medico che lo cura.

Siamo prossimi alla resa dei conti.

L’oste della storia sta redigendo il conto da pagare.

Non c’è più tempo, non ce n’è mai stato.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Patto di Ferro per il Federalismo

sabato, 30 aprile 2011

Sono passati ormai molti anni da quando Umberto Bossi, dichiarò che avrebbe fatto un patto anche con il diavolo in persona, per raggiungere l’obiettivo del Federalismo.

E questo patto fu giurato con Silvio Berlusconi, con Pier ferdinando Casini e con Gianfranco Fini.

In particolare, il patto sottoscritto fra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, prese il nome di Patto di Ferro.

E non a torto.

Le vicissitudini che si sono rincorse da quel momento ad oggi, sono state innumerevoli, importanti, talvolta dolorose, talvolta entusiasmanti.

Un susseguirsi incredibile di atti di fede, impeti coraggiosi, tradimenti, ferree volontà, volontà premiate, obiettivi centrati.

A questa lunga pagina della storia di questo paese, è sopravissuto solo il Patto di Ferro:

tutte le altre volontà, tutte le altre parole date, tutte le altre promesse di fedeltà, sono venute meno a causa di atti di mero egoismo, di protagonismo sfrenato, di improvvisi cambiamenti di rotta.

La battaglia politica si è fatta sempre più dura, a tratti violenta, coinvolgendo le stesse istituzioni ed il rispetto delle regole.

Ed è proprio la forza riformatrice che questo patto ha affermato e realizzato, il nodo di ogni contestazione, di ogni dibattito, di ogni tradimento.

Cambiare un paese che è sempre stato immutabile nella sua ancestrale corporazione delle caste, non è stato uno scherzo.

I caduti, non sono stati solo vittime politiche, ma anche vittime ammazzate, come fu per il caso Biagi e la riforma del mondo del lavoro.

Le resistenze al cambiamento di certa casta politico-burocratica, emergono quotidianamente in affondi distorsivi di ogni ruolo, di ogni regola.

Eppure, la Lega Nord, è sempre rimasta fedele al patto sottoscritto, leale a quella alleanza di governo che ha promesso la realizzazione del Federalismo.

Non si è piegata, non si è spezzata, non è implosa, nonostante tutto e tutti.

Dritta naviga in un mare tempestoso alla ricerca di soluzioni che supportino il fine ultimo, che garantiscano la riuscita di questo immenso impegno, prima umano e poi politico.

Un popolo in movimento ha sempre sorretto una leadership politica nella quale crede ciecamente, in un progetto politico da raggiungere con fini democratici in quella cloaca nauseabonda, che spesso si manifesta come agone politico.

Il pragmatismo leghista è stato la piattaforma attraverso la quale, il progetto federalista (e non solo quello) ha poggiato le sue fondamenta.

Fondamenta solide e coriacee, basi sulle quali si è sostenuta ogni azione di governo, ogni vento riformatore.

Più volte quel patto di ferro è apparso o si è voluto far apparire in crisi, così come accade in questo momento.

Mai però, le ragioni alle basi del dissenso interno al patto, sono state originate dalla Lega, la cui coerenza è sempre stata riconosciuta sia all’interno della maggioranza di governo, che al suo esterno.

Una linearità politica, una limpidezza nell’azione ed una fedeltà alla parola data che non trovano riscontro nelle pagine della sia pur breve storia della repubblica italiana.

Un esempio straordinario di impegno e di passione, di sforzo inaudito e di condivisione popolare.

Ancor oggi, le diatribe nate attorno alla partecipazione alle azioni militari in Libia, scuotono questo patto, richiamando alla coerenza degli impegni assunti, delle linee di governo affermate, della linearità dell’azione dell’esecutivo.

Ed è la storia dei nostri giorni, storia nella quale attenti e forse interessati osservatori, prevedono la fine di questo patto di ferro che ha sinora sorretto le sorti del paese.

Peccato che questi osservatori, tacciano sul fatto che non esista una alternativa valida a questo patto, come non esiste una opposizione capace di garantire quella continuità e quella stabilità che questo patto ha garantito, nel bene e nel male.

Nessun governo, nessuna maggioranza parlamentare resisterebbe a lungo, senza la presenza della Lega Nord.

D’altro canto, le questioni emerse nel braccio di ferro fra in ministro dell’Interno italiano Maroni e l’Unione Europea, pongono domande cui occorre dare delle risposte.

Perchè la UE si accanisce contro le scelte dell’esecutivo italiano?

Perchè Premier e Capo dello Stato navigano in controtendenza rispetto agli impegni presi dal governo ed al dettato costituzionale?

Cosa accade nei palazzi del potere romano ed europeo?

Le considerazioni in tal senso occupano la annosa questione della incapacità politica di certa casta italiana di difendere gli interessi del paese, favorendo spesso e volentieri scelte di dubbia utilità, e scambiando difesa degli interessi italiani con poltrone del potere europeo.

Storia vecchia questa, condizione che è stata sempre alle spalle di ogni fallimento italiano, sia nelle politiche interne che in quelle esterne al paese.

L’impressione che si si aperto un dualismo politico nel governo, sembra prendere piede ogni giorno di più, sia pur da considerare nel calore eccessivo di una campagna elettorale infuocata.

Da una parte, la Lega ed i suoi uomini di governo ed i suoi parlamentari a tutela e difesa degli interessi italiani, mentre dall’altra parte, si esibisce la solita furbizia di casta, orientata esclusivamente a mantenere il proprio ruolo di potere, le proprie poltrone, le proprie prerogative come pure i propri privilegi, anche a danno del popolo sovrano.

Il quadro all’interno del quale si muovono le questioni politiche italiane, sembra essere racchiudibile in questi termini.

Cosa accadrà?

Il pragmatismo leghista è tutto orientato a risollvere i problemi che altri pongono continuamente.

D’altro canto le ultime scellerate scelte del premier, sembrano porre ostacolo a qualunque pragmatismo, mettendo in forse il patto stesso che lo lega a Bossi.

La domanda da porsi è questa:

sino a che punto Silvio Berlusconi è ancora da considerare un alleato capace di garantire la realizzazone del Federalsimo ed il mantenimento di una politica governativa coerente con gli impegni presi con la Lega?

E’ ancora Berlusconi la strada attraverso la quale raccogliere il frutto di tanto impegno ovvero è Berlusconi stesso, divenuto un ostacolo a questo obiettivo?

Il punto da considerare è solo questo.

Se la fuga in avanti del cavaliere rientrerà nell’alveo del patto di ferro, tutto potrà tornare ad una condizione che garantisca la continuità e la stabilità del governo.

Altrimenti, le proiezioni che uno scioglimento di questo patto prospettano, sono tutte da verificare, in goni caso.

Non conviene a nessuno degli attori di questo braccio di ferro, scomporre l’attuale maggioranza di governo, come pure non conviene al paese.

D’altro canto, occorre rispettare alcuni passaggi che non sono nemmeno stati epslorati, al momento.

Il gioco è aperto.

La Lega, come al solito, gioca a carte scoperte.

Fate il vostro gioco, signori e signore, fate il vostro gioco.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Hanno già perso: la storia la scriviamo noi

martedì, 8 marzo 2011

Una baraonda infernale si è scatenata da un anno a questa parte in Italia, una baraonda che vede interessati tutti i massimi sistemi del paese.

Obiettivo:

fermare le riforme, abbattere il patto di ferro Bossi-Berlusconi che sostiene e realizza le riforme, scomporre la maggioranza di governo, attaccare ferocemente la Lega Nord.

I metodi usati sinora sono stati squallidi e veramente incivili, indegni dei termini come Libertà, Democrazia e Futuro, parole usate ed abusate per rivestire in modo dignitoso un miserabile attacco senza precedenti alle istituzioni democratiche di questo paese.

Fermare l’epocale riforma federalista del sistema italiano (dieci decreti che riassumono la più grande riforma mai progettata e mai realizzata in questo paese) per favorire così lo spreco del danaro pubblico, per perpetuare l’inefficienza delle amministrazioni pubbliche malgovernate, per nascondere gli scheletri celati negli armadi di decenni di malgoverno locale, per garantire lo status quo di caste e pletore dei parrucconi incipriati senza arte ne parte.

Il metodo principe è stato quello del tradimento.

Tradire l’alleanza di governo.

Tradire il patto sociale e comunitario.

Tradire il mandato elettorale che delega la sovranità popolare.

Tradire le istituzioni.

Tradire i poteri dello stato al fine di impedire la nascita di un nuovo stato, più forte e potente che mai, che tuteli meglio aziende e famiglie piuttosto delle caste e delle corporazioni.

Una lotta intestina che si è svolta nelle aule parlamentari, nelle commissioni parlamentari, nei corridoi parlamentari.

Gli attacchi sono poi diventati di una ferocia ed di una arroganza inaudite allorquando si è tentato di abbattere la credibilità del ministro dell’interno che, più di chiunque altro nella storia di questo paese, ha dichiarato e portato innanzi una guerra all’ultimo sangue fra stato ed organizzazioni mafiose, fra cittadini onesti e leali e mafie delittuose.

Il tradimento, nella sua cieca violenza ed arroganza, è arrivato al punto di sostenere l’insostenibile, di validare l’anti-stato nei confronti dello stato, di incoraggiare il disarmo nei confronti della lotta alle mafie, di promuovere una cultura della negazione della realtà, dell’antagonismo con finalità suicide.

La maggioranza di governo del patto Bossi-Berlusconi ha varato nel tempo una enormità di riforme che snelliscono e rendono efficace l’apparato amministrativo, un buongoverno che ha cancellato e più volte l’onta della monnezza napoletana, che ha garantito ai terremotati interventi fulminei, che ha formulato e concretizzata una proposta innovativa nel campo della sicurezza che garantisca e tuteli meglio i cittadini, almeno meglio di quanto non è stato fatto sinora.

Nell’occhio del ciclone c’è la riforma federalista, che spoglia a nudo spese pazzesche ed ingiustificate a tutti i livelli, spese che risultano illeggibili ed irrintracciabili nell’attuale rebus di competenze e di trasferimenti finanziari fra stato ed enti locali, favorendo un sistema di governo irresponsabile delle azioni dei governanti nei confronti del popolo sovrano.

Ma il Federalismo scioglierà anche questo enigma, il Federalismo scoprirà anche questa ennesima farsa all’italiana.

Le perdute speranze di una sinistra tutta da dimenticare si infrangono nelle candidature di giudici e scrittori, parolai e professionisti della politica.

La sinistra italiana non ha ancora ben capito che per governare, bisogna saper contabilizzare.

La sinistra italiana non ha ancora capito che c’è bisogno di dottori commercialisti e di ragionieri e non di venditori di fumo e di parole.

Un sistema del governo democratico ha bisogno di proiezioni certe, di bilanci trasparenti, di contabilità comprensibile agli occhi di tutti.

In Svizzera, un cittadino che si reca alle urne per scegliere i suoi rappresentanti politici ha a disposizione proiezioni certe e sicure per ogni singolo cespite di spesa.

Egli sa al millesimo quanto costerà garantire la sicurezza nella propria città, quanto lo sviluppo di nuovi servizi al cittadino, quanto il mantenimento in essere dei servizi già esistenti, e lo sa con precisione assoluta.

Quel cittadino potrà scegliere così, non fra più visioni oniriche ed ideologiche della vita, ma attraverso una oculata scelta di buoni amministratori a confronto, di spese da sopportare trasparenti, di programmi di governo che puntano a rendere sempre più trasparente ed efficiente ogni singolo momento della gestione della cosa pubblica.

E perchè quel cittadino sì ed il cittadino italiano no?

Chi ha emesso questa ingiusta condanna nei confronti dei cittadini italiani?

Perchè si vorrebbe lasciare il popolo sovrano nella più assoluta ignoranza sull’uso che si farà di ogni singolo centesimo proveniente da quelle tasse che egli è tenuto a pagare?

Il perchè lo sappiamo, come comprendiamo benissimo anche la baraonda infernale che è stata organizzata e scatenata contro questo governo, questa maggioranza, queste riforme, contro questa inarrestabile voglia di cambiamento e di pulizia che investe ogni settore, ogni regione, ogni provincia ed ogni comune di questo paese.

I pubblici amministratori lamentano bilanci insostenibili ed oscuri?

Gridano al collasso di bilancio delle amministrazioni da loro sorrette?

Bene, che spieghino allora questi signori amministratori ai cittadini da loro governati come sia stato speso ogni euro della loro amministrazione.

Spieghino bene questi adulatori del populismo spicciolo come siano stati prodotti quei debiti negli enti locali italiani, che, assommati fra loro, realizzano un debito pubblico complessivo pari a quello nazionale, raddoppiandolo nei fatti.

Che spieghino, che rendano conto i governatori che avversano il decreto del federalismo regionale cosa hanno da nascondere sul loro governo regionale, spieghino perchè la cura della salute costa tantissimo e produce pochissimo, sia in termini di qualità che di quantità.

Che spieghino, che rendano conto, che si rendano conto che le loro obiezioni non son del tutto leali nei confronti dei loro elettori.

Che seguano l’esempio dell’amministratore della ASL Napoli 1, la più grande e costosa asl del sud Italia, che ha sinora prodotto una sanità pessima ed è saltata alla ribalta delle cronache per avvenimenti disdicevoli, se così vogliamo chiamarli.

Questa asl è stata affidata finalmente ad un uomo integerrimo, ad un dottore commercialista, anzi, al presidente dei dottori commercialisti napoletani, ad un buon contabile, ad un buon amministratore, ad un buon uomo.

E quale è il risultato?

Indirizzi di efficenza sul sistema sanitario, eliminazione degli sprechi, riduzione della spesa complessiva in favore di un migliore ed efficente servizio sanitario.

E cosa prova che questo amministratore stai rendendo efficace questo sistema?

Lo prova il fatto che tale gestore è costretto a trasferire il suo ufficio all’interno di un carcere, per restare lontano dalle pressioni e dalle minacce di chi viveva e viveva molto bene all’ombra del malgoverno della cosa pubblica regionale.

Un esempio da seguire, questo.

E basta urlare ai quattro venti che è ogni cosa è colpa del federalismo, perchè non è vero, anzi:

è assolutamente falso.

Il federalismo ha il solo merito di rimettere le cose a posto, di riportare i conti in ordine, di rendere pubbliche e manifeste le schifezze che si sono perpetrate per decenni all’ombra della pubblica amministrazione ed ai danni delle tasche dei cittadini-contribuenti.

E basta!

Abbiamo un messaggio per tutti coloro che continuano a lamentarsi senza rimboccarsi le maniche e lavorare duramente per costruire un futuro migliore di questo:

avete già perso.

Siete stati sconfitti da una storia che deve ancora essere scritta per intero:

perchè non finisce mica qui,

perchè la storia adesso, la scriviamo noi.

E sarà tutta un’altra storia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il tasto Reset

sabato, 6 novembre 2010

Il quadro politico italiano

Continua la frammentazione politica italiana.

Nella maggioranza di governo il tradimento finiano aumenta la pressione, portando volutamente alla paralisi l’esecutivo.

Il danno che sta creando al paese (in)coscientemente Gianfranco Fini con la sua pattuglia di parlamentari è elevatissimo e diviene esponenziale ogni giorno che passa, se intersechiamo il dato della crisi politica provocata ad arte da Fini e il dato della crisi socio-economico-finanziaria che attanaglia il paese.

Inevitabili le conseguenti scomposizioni all’interno del PDL, che non influiscono affatto sull’alleato politico leghista, fedele, leale e corretto al programma di governo ed alla sua attuazione, almeno sino al momento in cui, lo stallo provocato volontariamente da Fini, non porterà ad un movimento di dissenso popolare eccessivo e di dissesto economico tale da divenire non gestibile, non più governabile.

Infatti, le prospettive aperte dai finiani risultano tutte essere negative per il paese e per la cura degli interessi del popolo sovrano, mentre risultano “positive” solo per i finiani stessi, ormai giunti al paradosso di rappresentare solo un “problema aggiuntivo” al già degradato quadro politico complessivo, piuttosto che una soluzione.

Nel parlamento lo stallo si ripercuote evidentemente, anche in virtù dell’abuso politico e personale che Gianfranco Fini sta facendo della terza carica istituzionale:
la presidenza della camera dei deputati.

Le forze politiche di opposizione, sono anch’esse colpite dalla crisi di frammentazione politica, non avendo altro obiettivo che l’attacco personale al premier Berlusconi e non avendo esse alcuna proposta politica e di governo che superi quella attualmente in forza al programma ed alla maggioranza di governo.

Il Partito democratico è infatti prossimo ad una spaccattura derivante da un movimentismo di base che non accetta la “leadership a vita” di dinosauri politici incompatibili con le sfide della modernità.

L’Italia dei Valori non approfitta del momento favorevole per dare la spallata definitiva ad un modo di concepire la politica a sinistra che non funziona più, sia pure abbia mai funzionato in Italia.

Questa condizione ripropone l’antico dilemma sulla errata collocazione a sinistra dell’IDV, derivante dalla incompatibilità dell’attuale leader Antonio Di Pietro con la figura politica di Silvio Berlusconi.

I resti di quello che era il Partito Comunista escono allo scoperto chiedendo la candidatura di coalizione alle prossime elezioni politiche, con la giustificata convinzione che a sinistra non vi sia un leader capace di battere il candidato Berlusconi e non vi sia nella sinistra moderata alcun momento unificante nell’agire politico, se non una continua lotta intestina che non porta mai ad un vero cambiamento di rotta, ma solo a vittorie derivanti da macroscopici errori degli avversari politici e comunque mai rinvenenti da una proposta politica giusta e condivisa, mai discendenti da una leadership adeguata e carismatica.

Nel paese avanza la convinzione che una simile casta politica votata all’ambizione personale e alla disgregazione continua, non sia in grado di produrre quelle scelte politiche utili ad un rilancio dell’economia.

Quali sono queste scelte?

L’abolizione di ogni spreco pubblico, compreso il mantenimento di una classe politica senza “scopi pubblici” ma con evidenti “Fini privati” e di parte.

L’abolizione di ogni costoso privilegio e del patologico “poltronismo” e “parassitismo” di cui godono ingiustamente la classe politica e quella burocratica.

Secondo dati recentemente forniti dalla CGIA di Mestre infatti, l’iperburocratizzazione italiana pesa per un 4,6% sul Prodotto Interno Lordo, con un costo annuale sulla collettività prossimo ai 70miliardi di euro.

L’unica risposta utile di fronte a questa come ad altre condizioni di spreco infìgiustificato di danaro pubblico è evidentemente la riforma del federalismo fiscale associata ad un maggior dimagrimento del pesantissimo centralismo politico romano e dei suoi assurdi costi economici e finanziari.

Ma se si fa eccezione per la Lega Nord per l’Indipenza della Padania, quasi tutti gli altri partiti politici traggono consenso e utilità nel mantenere in piedi e, addirittura, nel rafforzare l’abuso che si fa dell’apparato politico e burocratico, apparato che rapprresenta il vero male del paese, la vera intersezione negativa sulla dinamica imprenditoriale e commerciale italiana, il vero momento di aumento del costo del lavoro e relativa diminuzione dei salari, vero motivo di crescita continua e smisurata del debito pubblico complessivo, sia a livello locale che nazionale.

Queste considerazioni sono ormai sempre più condivise nel paese, sia fra la classe imprenditoriale ed industriale, sia nei vari settori produttivi di quella ricchezza che a Roma, una certa politica del “fottere e piangere, straccia le vesti e tira i capelli” vuole agguantare e dilapidare.

Lo stesso presidente della repubblica, nelle sue ultime dichiarazioni, ha fatto intendere che l’empasse politica non è più sostenibile dal paese, lasciando forse percepire che sarà proprio la prima carica dello stato a premere quel tasto che porterà a nuove elezioni, quel tasto che non apre le porte ad inutili revisioni elettorali di governi tecnici non risonosciuti dal popolo sovrano, quel tasto che dovrebbe condurre ad una nuova tornata elettorale nella quale il malcontento nel paese contro la casta politica italiana si potrebbe tradurre in un notevole aumento percentuale della Lega Nord, unico movimento politico che ha dimostrato di avere in tasca la ricetta per uscire dalla crisi.

Ma il mondo politico italiano sembra più interessato ad arginare l’avanzata della Lega Nord che a difendere e tutelare gli interessi del popolo, dei lavoratori, degli inoccupati e dei disoccupati, delle famiglie e delle aziende italiane.

Ma se non si esce da questo ricatto politico di bassa lega avviato dai finiani, qualcuno dovrà far uso del tasto di Reset del sistema, ormai impazzito e divenuto esso stesso un grave problema ed un ostacolo alla realizzazione di quelle riforme e di quelle ristrutturazioni che consentiranno il trapasso di questi anni di crisi ed eviteranno al paese un vero e proprio salto nel buio.

Qualcuno quel reset dovrà avviarlo.

Prima che sia troppo tardi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La classe politica e dirigente del sud

lunedì, 13 settembre 2010

Prendo spunto da alcune dichiarazioni del ministro Renato Brunetta che denuncia:
«Napoli cancro sociale per l’Italia».

Il tema è rovente e viene spesso silenziato, in onore di una omertà che non fa gli interessi dei napoletani.

Ma affrontarlo è un imperativo assoluto per coloro i quali cercano una soluzione alla famigerata questione meridionale, compresi gli ultimi (in ordine temporale) super difensori “di questo sud” come Gianfranco Fini e il napoletano Italo Bocchino.

Infatti, risulta evidente che non è difendendo “questo sud” che si difendono gli interessi del sud, salvo pratiche demagogiche, impossibili contorsionismi politici e quella politica ipocrita e furbetta che pretende di difendere questo sud.

E’ infatti comprovato che senza la presenza di una classe dirigente meridionale all’altezza dei compiti di gestione e di amministrazione delle realtà meridionali, sarà impossibile anche solo intaccare la questione meridionale, figurarsi risolverla.

Ed è nei fatti che la classe dirigente meridionale come la classe politica che gode prevalentemente del consenso elettorale nel meridione sia assolutamente incapace di governare un cambiamento, quale che sia.

E la dimostrazione che la mafia può essere sconfitta ed il fatto che questa vittoria dello stato venga incarnata da un ministro dell’Interno varesino, non deve offendere nessuno, tranne coloro i quali son vissuti all’ombra del potere statale e politico, tranne quella classe politica e dirigente che ha sempre fallito ogni appuntamento con la storia e rischia seriamente di perdere anche questa irripetibile ed unica occasione di svolta, di cambiamento epocale, di risoluzione definitiva della questione meridionale.

E che il federalismo fiscale sia uno strumento incompatibile con l’esistenza delle organizzazioni mafiose, è una realtà che va condivisa, sorretta ed incarnata dalla classe politica e dirigente del sud, che invece non perde occasione per attaccare il federalismo fiscale e ostacolarne in ogni modo l’avanzata.

Questo ultimo punto impone una riflessione seria sul ruolo e sull’azione della classe politica meridionale, che contrasta apertamente l’unica arma che ha il sud per rendersi finalmente libero e ricco, sicuro e ben governato:

il federalismo.

E una domanda sorge spontanea:

ma da quale parte stanno i politici del sud?

Quali interessi tutelano?

Quale utilità alle popolazioni meridionali offre la loro presenza in parlamento?

E quando le popolazioni meridionali insorgeranno contro questa casta politica e dirigente meridionale che non serve a nessuno se non a se stessa?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Tutti Pazzi per la Lega (ancora)

lunedì, 23 agosto 2010

il movimento dei finiani sveste ogni ipocrisia e malizia e per bocca del suo vero leader, il napoletano Italo Bocchino, chiarisce qual’è l’intento ed il vero fine del tradimento finiano:

escludere la Lega dal governo del paese ed impedire ogni riforma che cambi e salvi questo paese dall’autodistruzione.

L’offerta bocchiniana al premier Silvio Berlsuconi è un “tutti dentro il governo tranne la Lega”.

E questa politica ad escludendum della Lega è perfettamente leggibile anche nelle dichiarazioni della Conferenza Episcopale Italiana.

Finalmente i traditori si mostrano per quello che sono e per quello che io li indico da questo blog, sin dal primo momento delle loro “uscite fuori programma”:
degli avversari di ogni riforma e di ogni cambiamento del paese, dei restauratori di un modello di democrazia bloccata a bipolarismo catto-comunista, e dei conservatori di un sistema statale sprecone e oscuro, nel quale sono mille e mille i rivoli di spesa che si perdono nel mantenimento di fannulloni e perditempo di ogni genere e grado.

Ecco cosa difende il bravo Bocchino:
lo status quo del privilegio politico, il peggiore aspetto di quella casta politica che è responsabile del fallimento di questo stato di diritto e del suo allontanamento vorticoso dal paese reale.

le parti in campo sono schierate:

– il nuovo che tenta di addrizzare storture non più sopportabili dal sistema paese, che vede nel patto di ferro Bossi-Berlusconi l’unica via d’uscita dalla crisi socio-economica in atto.

– il vecchio establishment, la casta politica peggiore, quella pletora di carrieristi politici che non vogliono perdere alcun privilegio politico e di potere, a costo anche di mandare all’aria il paese.

Ed è per questo che i traditori della patria temono le elezioni, perchè, come ben dice sempre il bravo Bocchino, in caso di elezioni anticipate gli elettori saprebbero benissimo chi premiare (Bossi e Berlusconi) e chi invece punire ancor più duramente (dai finiani ai casinisti, dai falsi democratrici ai veri comunisti).

Tenzone straordinaria, battaglia epica questa, laddove il vecchio sta per essere eiettato fuori dai poteri istituzionali a tutto giovamento del paese, delle famiglie e delle aziende italiane, dei lavoratori dipendenti come degli imprenditori, degli occupati nel mondo del lavoro come dei disoccupati e degli inoccupati.

Il bene contro il male, nella sempiterna battaglia umana.

Chi vincerà?

Fate il vostro gioco signori, fate il vostro gioco.

Ai perdenti:
preparatevi a scomparire dalla storia di questo paese.

Per sempre.

E finalmente!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X