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Popolare è ordinario per chi non è straordinario

lunedì, 16 dicembre 2013

In questi giorni il sentimento e l’indignazione popolare scuotono borghesi e benestanti, cafoni arricchiti ed ex miserabili morti di fame.

Infatti le caste dirigenti italiane sono composte prevalentemente di popolani e popolari che, grazie alla corruzione democratica del sistema economico, hanno creato imperi di potere e di patrimonio, ricchezze e forze mai guadagnate, ma sempre rivendicate.

Cosicché i vecchi popolani, popolari e populisti oggi detengono potere e ricchezza, decidono sulla redistribuzione del benessere ed hanno dimenticato chi sono e da dove vengono.

I vecchi ceti popolari oggi abiurano, deridono, dispregiano e odiano i nuovi ceti popolari, impediscono loro di avere una dignità umana, un diritto di cittadinanza.

Il popolo fa schifo, puzza, muore di fame, ragiona con la pancia.

Questa è la solidarietà nazionale e popolare in Italia oggi, qui e adesso.

Chi osa protestare al di fuori delle concertate e concertanti rappresentanze sindacali e/o partitocratiche contro la massa dei nuovi borghesi figli del parassitismo pubblico e dell’abuso del potere pubblico, repubblicano e democratico viene messo al bando, alla gogna, all’indice.

Come osano questi cafoni, come osano questi miserabili morti di fame incarnare un sentimento popolare condiviso e indignato contro lo status quo, contro l’ordine precostituito ed autoreferenziale delle corporazioni mafiose e corrotte di ex cafoni e miserabili ormai indecentemente arricchiti e solidali solo fra loro, come nella migliore complicità corporativa mafiosa?

Ma occorre fare un passo indietro per meglio inquadrare e definire il populismo.

Il vocabolario online della Treccani ci aiuterà in questo:

populismo s. m. [dall’ingl. populism (der. di populist: v. populista), per traduz. del russo narodničestvo]. –

1. Movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia tra l’ultimo quarto del sec. 19° e gli inizi del sec. 20°; si proponeva di raggiungere, attraverso l’attività di propaganda e proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo e con una diretta azione rivoluzionaria (culminata nel 1881 con l’uccisione dello zar Alessandro II), un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, spec. dei contadini e dei servi della gleba, e la realizzazione di una specie di socialismo rurale basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale.

2. Per estens., atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con sign. più recente, e con riferimento al mondo latino-americano, in partic. all’Argentina del tempo di J. D. Perón (v. peronismo), forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall’economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione. In ambito artistico e letterario, rappresentazione idealizzata del popolo, considerato come modello etico e sociale: il p. nella letteratura italiana del secondo dopoguerra.

Come potete vedere il populismo pare sia un passaggio obbligato in società che migrano da una base economica e produttiva agricola e rurale ad una base di tipo industriale.

In realtà le vicende socialiste popolari e social-nazionaliste raccontano bene questi passaggi.

Ora, in un tempo di grande cambiamento globale, le strutture agricole e industriali vengono messe alla dura prova di una concorrenza globale che ridisegna equilibri, produzioni, commerci, strategie e proiezioni di ogni settore economico e sociale.

Questa perturbazione socio-economica scuote l’albero di classi di parassiti scansafatiche e fannulloni che hanno imparato a vivere e vivere molto bene a danno del popolo, usurpandone il potere, la sovranità, il volere.

Così la restaurazione conservativa degli ex cafoni e miserabili morti di fame dalle pance larghe e dalle tasche piene dispregia e disprezza ogni richiamo al vocabolo “Popolo”, ogni sovranità popolare che non passi attraverso la mafia partitocratica, la mafia sindacatocratica e la mafia burocratica, caste e corporazioni mafiose e corrotte che originano ed incarnano la crisi più della stessa crisi finanziaria, politica ed economica globale.

Queste sedicenti teste pensanti, questa Intelligencija, questo modulo di comando assoluto in abuso degli istituti democratici e repubblicani questi nuovi ed antichi potenti hanno piegato ogni dettato costituzionale ed ogni (pre)potere pubblico alla loro autoreferenziale soddisfazione e felicità, a tutto scapito del popolo, del vero sovrano che essi hanno ingabbiato e rinchiuso nella fame e nella miseria abusando della sua stessa sovranità, piegata ed estorta, sottratta e derubata di ogni diritto realmente esercitabile, benché solo enunciato.

La migliore costituzione del mondo ha prodotto nel suo abuso la peggiore classe dirigente del mondo.

Una classe di ex cafoni ed ex miserabili morti di fame distorti e degradati sino al punto di essere essi stessi il limite da superare per salvare il paese.

Sono entrati nei palazzi del potere politico, istituzionale e burocratico con le pezze al culo e un titolo di studio non meritato, se non proprio rubato e ne sono usciti ricchissimi.

Ma soprattutto, ancor più cafoni e miserabili di prima, se si può.

Abbiate rispetto del popolo sovrano o la vostra sopravvivenza sarà direttamente proporzionale al vostro disgusto per il popolo.

E voi, di disgusto, siete colmi.

Voi puzzate di disgusto.

E togliamo anche l’ex:

siete sempre dei cafoni arricchiti e null’altro.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Politica Immobile, Emergenza Sicurezza e Giustizia Disfatta

lunedì, 18 novembre 2013
Forze dell'Ordine

Forze dell'Ordine

Non so se ricordo bene ma ricordo che il ministro dell’Interno Roberto Maroni a seguito della elevazione del grado di pericolosità delle mafie foggiane a livello di quelle storiche (che onore …) siciliana, napoletana e calabrese rinforzò le forze dell’ordine a Foggia in questa misura:

- 15 nuove pattuglie composte di 3 agenti di polizia ognuna (+45 agenti) comprese le auto;
- 10 nuovi investigatori di polizia;
- 1 vice questore;
- 20 carabinieri in forza al comando provinciale compresi 20 carabinieri in forza ai ROS.

Forse dimentico qualcosa.

Non mi pare corresse l’anno 1989 e nemmeno il ventesimo secolo, a dire il vero.

Potrò sbagliarmi, qualche bene o meglio informato di me è invitato a rettificare.

Certo servono maggiori presenze, un rinnovamento generazionale, soprattutto.

Anche per i salari delle forze dell’ordine non si comprende perché nel caso di politici e magistrati salgano di pari passo, mentre nel caso degli operatori di sicurezza e degli investigatori questo automatismo non ci sia.

Certo, chi veste la divisa viene spesso visto e trattato come carne da macello a buon mercato da una politica distratta e irrispettosa.

Ricordo a me stesso che il politico fa le leggi, il giudice le applica, ma chi si infiltra nelle organizzazioni criminali, chi effettua realmente le indagini, chi recupera veramente le informazioni utili a garantire ordine pubblico, indagini della magistratura, chi controlla e difende il territorio chi applica le leggi sono carabinieri, poliziotti, finanzieri, penitenziari e forestali, vigili del fuoco di notte e di giorno, 365 giorni l’anno, domeniche e festivi soprattutto e non anche, mica i politici e nemmeno i magistrati, con tutto il rispetto di coloro che in queste due ultime categorie lavorano duramente e rischiando in proprio.

Anche se, alla fine, chi protegge magistrati e politici sono sempre poliziotti, carabinieri, finanzieri, penitenziari, vigili del fuoco e forestali e non avviene mica il contrario.

E i conti alla fine tornano, almeno nelle competenze, non nei salari e nelle
indennità.

Ma chi vuole Legalità, deve assicurare Sicurezza e Giustizia.

E deve garantire che gli apparati della sicurezza pubblica e della giustizia pubblica funzionino, visto che si rifiuta da sempre di garantire una dignitosa esistenza ad una inesistente e sempre malvista e maldigerita sicurezza privata e polizia privata, che invece nella realtà esistono e sono di grande supporto e collaborazione alle forze dell’ordine e alla giustizia.

A tal proposito (il precedente di un partito politico che si creò un proprio esercito non aiuta) voglio esporre qui quanto mio padre ottuagenario mi raccontò sulla nascita del Fascismo, perché pare che un ripasso della storia possa giovare a chi governa il Paese.

Un bel giorno, guardando alla tv l’infinita serie assurde ingiustizie assicurate dalla amministrazione della giustizia italiana, mio padre mi dice:

“Sai, Gustavo, io non so come sia nato il fascismo a Roma o a Milano, ma so come è nato il fascismo a Foggia e quel che vedo dalle notizie è che ci troviamo in un periodo del tutto simile a quello che precorse l’avvento del fascismo, laddove i ladri vengono presi dalla polizia e dai carabinieri e liberati dai tribunali. Così il popolo (e le forze dell’ordine, aggiungo io) viene preso dall’ansia di rivedere sotto la sua casa il ladro che lo ha derubato appena il giorno dopo l’arresto, a minacciare vendetta. La situazione divenne insostenibile e così, alcuni gruppi di cittadini si riunirono spontaneamente per tentare di mettere riparo a questa condizione socialmente ed economicamente pericolosa: si costituirono i primi Tribunali del Popolo. Quando un delinquente veniva rilasciato, essi lo prelevavano con la forza nottetempo dalla sua casa, lo trasferivano nelle campagne del foggiano e lo detenevano in alcune aziende agricole. Lì lo sottoponevano a giudizio sommario nel quale si alternavano l’uso sapiente ed alternato di allegre randellate e di generose bevute di olio di ricino al fine di far confessare al reo il reato, ma soprattutto, i suoi complici, che venivano a loro volta sequestrati e sottoposti al medesimo “trattamento giudiziario”. Quando il “quadro investigativo e giudiziario” emergeva ben chiaro, allora il tribunale del popolo emetteva la sua sentenza, che era sempre la stessa: la morte del delinquente e dei suoi complici, rei confessi, piuttosto gonfi di ematomi superficiali e altrettanto sgonfi negli antri intestinali. L’esecuzione della pena così inflitta era particolarmente crudele: i rei confessi venivano nottetempo trasferiti su barche e condotti alle Isole Tremiti, dove, legati e ben vivi, venivano gettati dalle cime delle belle isole giù in mare. Ecco, così nacque il fascismo a Foggia, figlio mio.”.

A scanso di equivoci, devo confessare che mio padre era affatto fascista, benché figlio di un uomo severo e serio, noto in tutta la città (e ben oltre) per la sua fedeltà e lealtà a principi, valori e moralità ben radicate nella società di quel tempo e anche la stretta vicinanza con il Duce Mussolini dello zio di sua madre, non portò mai mio padre a scegliere la cosiddetta Terza Via del Fascismo.

Questo detto per eliminare ogni possibile traccia di “interesse ideologico o di scelta di vita” nella esternazione di mio padre.

Ora, tornando a noi, credete che questo racconto possa servire per tentare di evitare gli errori commessi in un passato affatto dimenticato?

E se veramente questi tempi somigliano grandemente ai tempi immediatamente precedenti all’avvento del Fascismo, il primato della politica potrà comprendere che deve urgentemente eliminare ruberie, corruzione e sprechi dalla Pubblica Amministrazione e che deve effettuare tagli importanti nelle spese inutili e nei privilegi di casta in favore di un rafforzamento delle difese e dei presidi dello stato nel territorio del Paese Reale e cioè, la sicurezza e la giustizia, per garantire legalità e certezza del diritto e della pena?

Politici della casta:

avete capito cosa dovete fare?

E avete capito cosa potrebbe accadere se voi resterete ancora nel vostro
immobilismo inaccettabile e suicida?

Una strada occorre pure imboccare, un percorso bisogna avviare.

Altrimenti l’antistato prevarrà sullo stato e il popolo a difendersi da solo costretto sarà.

E la storia potrebbe ripetersi, svolgendosi in colpi di scena inimmaginabili e ingovernabili.

Agire, Fare, Governare:
subito, per salvare il salvabile.

Sicurezza e Giustizia devono essere muri invalicabili per le mafie, la corruzione, l’usura e l’evasione fiscale, previdenziale e del rispetto dei doveri civici e civili.

Altrimenti sarà un problema da risolvere intra menia.

Buon lavoro a tutti, compresi quegli agenti di polizia che a differenza dei poliziotti debbono obbedienza al silenzio e non possono nemmeno esternare pubblicamente difficoltà e drammatiche insufficienze nello svolgimento del proprio dovere quotidiano.

C’è sempre chi sta peggio, cari sindacalisti italiani e non è detto che, perché non si senta il suo grido di dolore, la sua sofferenza non sia eterna compagna nella quotidiana operatività.

Agli attori più o meno silenziosi di questa delicata vicenda, dedico il mio conforto e sostegno personale, per quel che è e per quel che vale.

Oltre ad una parabola interessante che offre e chiede un momento di riflessione profonda prima di una azione di indirizzo politico che tutti aspettiamo con fervente ed operativa attesa.

Poiché la barca è una ed è una per tutti:

la stessa.

Buona fortuna e buon lavoro a tutti.

Gustavo Gesualdo

La Forza è l’unica ricchezza possibile

venerdì, 18 ottobre 2013

Esiste in questa umanità una cosa che è alla base di tutta la vite di ogni singolo essere umano come di ogni comunità su questa terra.

Questa cosa è la forza.

Se siete forti, sarete sicuri e ricchi, ben difesi e confortati dal benessere.

Se siete deboli, farete la sicurezza e la ricchezza degli altri, il benessere e il conforto degli altri.

Ora, parafrasiamo e trasferiamo questo concetto nel sistema italiano, che è il sistema più stupido, autolesionista, vile e debole del mondo.

Attraverso una costituzione-idiozia che frammenta in mille rivoli il potere pubblico in modo da non renderlo esercitabile, l’Italia diviene un paese debolmente rappresentato, affatto forte, che fa la forza e la ricchezza degli altri stati con cui viene in contatto mentre produce per i propri cittadini miseria e debolezza.

Questa è l’idaglia degli idagliani, uno stato talmente debole e vile da dover difendere la viltà estrema del proprio capo dello stato con il reato del vilipendio:

poiché è scelto vile e debole fra vili e deboli selezionati da 65 anni di democrazia bloccata dalla viltà e tre repubbliche delle mafie e delle corruzioni, nessuno e per dettato costituzionale, può definire vile il capo di questo stato.

Evidentemente, il non comprendere queste elementari regole di vita umana, fa degli idagliani un popolo di malati di immobilismo, di poveri disgraziati senza un futuro, nessun futuro.

Chi difende questa costituzione-idiozia dovrebbe invece abbatterla con i martelli ed i picconi così come è stato abbattuto il muro di Berlino per liberarsi di un vincolo che condanna alla debolezza.

Ma il popolo idagliano è troppo vile anche solo per questo:

è stato selezionato con certosina programmazione proprio per essere debole, esiliando di fatto le migliori volontà, le più grandi intelligenze, le migliori braccia e le migliori gambe che la genetica italica crea per selezionare invece generazioni di classi dirigenti di perfetti idioti e di vili, al servizio della forza, degli interessi e della ricchezza dei non italiani.

E allora gli idagliani nascono, vivono e muoiono vili, deboli e miserabili, sempre vinti e mai vincitori:

questo è il destino ed il futuro che gli idagliani si sono costruiti, che difendono e che meritano.

Eppure i segnali che provengono dal mondo esterno sono molto chiari:

paesi viziosi, sbarazzatevi delle costituzioni anti-fasciste.

E invece, gli idagliani difendono la costituzione e criminalizzano la forza, qualunque forza, compresa e per prima la propria.

Criminalizzano sia la forza pubblica che la forza privata dimenticando che queste forze sono entrambe italiane e che più potenti saranno queste forze, più potranno prevalere essi in un mondo sempre più globalizzato e potente.

Come se in una corsa di cavalli uno scommettitore scommettesse sempre e solamente sul cavallo più debole:

non potrà che perdere, perdere sempre e perdere solamente.

Più stupidi (o interessati?) di così, non è possibile.

Ma che popolo di sfigati, di autolesionisti di perdenti.

Gustavo Gesualdo

Negazione, Olocausto, il Razzismo e i Razzisti

mercoledì, 16 ottobre 2013
Questi bambini, la loro vita o la loro morte, vale di più o di meno della vita o della morte di altri bambini?

Questi bambini, la loro vita o la loro morte, vale di più o di meno della vita o della morte di altri bambini?

Questi bambini, la loro vita o la loro morte, vale di più o di meno della vita o della morte di altri bambini?

Questi bambini, la loro vita o la loro morte, vale di più o di meno della vita o della morte di altri bambini?

Questi bambini, la loro vita o la loro morte, vale di più o di meno della vita o della morte di altri bambini?

Questi bambini, la loro vita o la loro morte, vale di più o di meno della vita o della morte di altri bambini?

Questi bambini, la loro vita o la loro morte, vale di più o di meno della vita o della morte di altri bambini?

Questo post è dedicato a tutti quei razzisti che ricordano solo taluni morti ammazzati e dimenticano i morti di tutti i giorni perchè così fa comodo alla loro coscienza sporca di gente sporca.

Per questa gente un bambino ebreo morto in guerra vale molto di più dei centinaia di migliaia e milioni di bambini trucidati in tutte le salse anche in tempi di pace o in moti popolari o in rivoluzioni o in guerre di liberazione o in guerre civili o, più semplicemente, lasciati morire di fame in questa valle di lacrime che è il pianeta Terra.

Cosa credete che sia una guerra?
Cosa credete che accada in una guerra?
Credete che esistano regole in guerra?
Credete che un bambino abbia meno possibilità di morire in guerra di un adulto?
Ma la guardate la televisione, le vedete le foto, navigate in internet?
Iraq? Iran? Kurdistan? Afghanistan? Libia? Mali? Egitto? Nigeria? Repubblica Centrafricana? Repubblica Democratica del Congo? Somalia? Sudan? Sud Sudan? Siria?
Sono bambini di razza inferiore quelli che muoiono ogni giorno in quei paesi?
Sol perché non li volete vedere questi stermini contro l’umanità, questi crimini contro l’umanità, hanno questi massacri meno valore per questo?
Una razza superiore come la vostra nega il diritto alla esistenza di una razza inferiore?
Non sono forse tutti uguali i bambini morti, sia quelli ebrei nella Seconda Guerra Mondiale sia quelli sterminati senza tregua in questi tempi che definite come tempi di pace?
Pace per chi?
Siete pregiudizialmente orientati.
Un bambino morto per voi non vale quanto un altro bambino morto.
Per voi un bambino non vale quanto un altro bambino di pelle, razza e religione diversa.
Voi siete razzisti, profondamente razzisti.
Voi guardate il mondo da razzisti e vedete solo i bambini ammazzati dalla negazione d’aiuto e di soccorso che vi conviene guardare.
La negazione d’aiuto che uccide di fame milioni di bimbi nel mondo è tutta la vostra.
Oltre ad essere ridicoli ed ipocriti, fate sinceramente schifo.
Non valete l’aria che respirate né le risorse che consumate per sopravvivere.
Il più grande razzista di tutti voi, il primo razzista tra i razzisti è il Papa della chiesa cattolica, quel signore che richiama l’attenzione della opinione pubblica sul razzismo solo quando ha interesse a farlo e solo per la parte di bambini che trova conveniente tutelare e difendere e dimentica volutamente i bambini morti ogni giorno nel mondo, perché le loro vite, le vite di questi “altri bambini” che hanno altri colori della pelle, altri genitori, altra discendenza da quella ebrea non valgono la carità e la pietà cristiana di un razzista come lui è e dimostra di essere.
Il diritto all’esistenza è un diritto di tutti i popoli, di tutti i bambini.
Il negazionismo è una censura per tutti gli stupri e le violenze subiti dall’umanità.
Istituire un reato per il negazionismo è un atto grave contro la negazione delle morti di tutti gli altri bambini, quei bambini che voi “razzisti perbene”, voi razzisti di razza, voi razzisti di merda, voi razzisti che tacciate di razzismo chi non condivide il vostro razzismo, dimenticate e negate volutamente, volontariamente.
L’antisemitismo dei primi anni del secolo scorso era forse un male minore o di razza inferiore del male del razzismo sui neri negli Stati Uniti d’America?
Perché combattere l’uno e ignorare tutti gli altri?
L’antisemitismo è un male, ma gli altri mali del mondo per voi non esistono.
Ecco l’odio che raccogliete, ecco la rabbia che ricevete:
quella della vostra negazione del prossimo come simile a voi.
La vostra colpa è la negazione dei crimini commessi contro tutti i bambini che non siano ebrei.
Il vostro reato è negazionismo della morte di bambini di razza inferiore.

La vostra pena è la nostra:
quella della vostra esistenza.

Miserando atque eligendo

Gustavo Gesualdo, alias Il Cittadino X

In medio stat virtus

sabato, 12 ottobre 2013

Il simbolo del controverso nazionalsocialismo, altrimenti noto come nazismo tedesco


Siete disposti ad accettare una diversa verità storica del nazismo, dell’olocausto e dell’antisemitismo?

Siete disposti a credere al testamento di un uomo che, prossimo alla morte, non ha nulla da perdere nell’affermare la verità?

Siete abbastanza scevri da pregiudizi anti-storici, razziali, economici e nazionali?

Allora leggete il testamento dell’ex capitano delle SS naziste Priebke, che afferma:

– “Fedele al passato e ai miei ideali”

– “antisemitismo vuol dire odio”

– “Ho sempre rifiutato l’odio”

– “In Germania sin dai primi del Novecento si criticava il comportamento degli ebrei”

– “Le prime leggi, definite razziali di Hitler, non limitavano i diritti degli ebrei più di quanto fossero limitati quelli dei neri in diversi stati Usa. Inglesi e francesi non si sono comportati molto diversamente con i sudditi delle loro colonie”

– “Hitler li aveva incoraggiati in tutti i modi a lasciare la Germania”

– “Ancora oggi, se prendiamo le mille persone più ricche e potenti al mondo, dobbiamo constatare che notevole parte di loro sono ebrei”

– “Il Nazionalismo è scomparso e oggi non avrebbe nessuna possibilità di tornare”

Alla domanda cosa dice dell’Olocausto risponde:

“Nei campi di concentramento non c’erano camere a gas (…) ma solo immense cucine. Già durante la guerra gli alleati hanno cominciato a fabbricare false prove sui crimini nazisti”.

“La mia posizione è di condanna tassativa per fatti del genere… sono inaccettabili come quello che è successo agli indiani d’America, ai kulaki in Russia, agli italiani infoibati in Istria, agli armeni in Turchia, ai prigionieri nei campi di concentramento americani in Germania”.

Alla domanda:

“La colpa quindi di ciò che gli ebrei hanno subito secondo lei sarebbe degli ebrei stessi?”

risponde così:

“La colpa è un po’ di tutte le parti”.

In medio stat virtus

In Medio Stat Virtus

Nonostante i predicatori del bene insindacabile sappiano seminare solo il male della zizzania invece di ricercare liberamente la verità storica, io mi permetto di salutare un uomo che non ho conosciuto, che non so come abbia vissuto, ma che leggo come ha saputo morire.

Heil Herr Kapitän, Heil Hauptsturmführer Erich Priebke.

Schutzstaffel - Corpi di Protezione - Pretoriani di Hitler - Il mio onore si chiama fedeltà - Meine Ehre heißt Treue

Gustavo Gesualdo

Paesi Viziosi: Sbarazzatevi delle costituzioni antifasciste

mercoledì, 19 giugno 2013

Gli analisti di JPMorgan Chase & Co, la società newyorkese leader dei servizi finanziari globali hanno pubblicato un documento che indica la rotta per il futuro dei paesi sud europei, quelli definiti con l’acronimo “PIGS” dagli operatori dei settori finanziari e “Viziosi” dalla stragrande maggioranza delle persone dotate di buonsenso.

Il documento viene ridotto in alcune frasi che riporto liberamente sintetizzate qui sotto:

Dovete liberarvi delle leggi sinistroidi e antifasciste.

L’Austerity farà parte del panorama europeo per un periodo molto prolungato.

«Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica: debito pubblico troppo alto, problemi legati ai mutui e alle banche, tassi di cambio reali non convergenti, e varie rigidità strutturali. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei Paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. Quando i politici tedeschi parlano di processi di riforma decennali, probabilmente hanno in mente sia riforme di tipo economico sia di tipo politico».

«I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo».

«I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano tipicamente le seguenti caratteristiche:

esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti;

governi centrali deboli nei confronti delle regioni;

tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori;

tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo;

e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo.

La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche.

I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle Costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)».
(Nota del Blogger: traduzione non mia e da verificare, raccolta nel web).

Insomma, troviamo elencati i motivi che da decenni appaiono essere alla base di un mancato sviluppo sociale, politico ed economico dei paesi del sud europa, motivi che solo menti libere e serene riescono ad accogliere e a comprendere.

Ma in paesi come l’Italia il solo elencare “questi motivi” potrebbe addirittura portare alla violazione della legge ordinaria Scelba e della XII disposizione finale della Costituzione italiana che addirittura vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista, disposizione che viola a sua volta e in un sol colpo sia la Libertà di Manifestazione del Pensiero che la Libertà Associativa entrambe riconosciute dalla medesima Costituzione in altre e più importanti e fondamentali parti della stessa Carta.

Certo, dare un colpo alla botte del socialismo sinistroide ed uno al cerchio di certa finanza autoreferenziale e slegata dal mondo della produzione cui JPMorgan Chase & Co. non può apparire estranea, sarebbe un sereno ed equilibrato modo di affrontare la crisi contemporanea.

Il problema è che sono troppe le corporazioni assai corrotte e mafiose che non desiderano modificare il loro status quo in favore di un miglioramento effettivo delle condizioni socio-economiche e troppo forte è quella cattiva casta politica e burocratica che impazza in Italia come in tutti paesi viziosi come il nostro.

La “resistenza partigiana” è divenuta classe dominante e non ne vuole sapere di tornare a lavorare per vivere.

A meno che non li si costringa a colpi di manganello e di bottiglie di olio di ricino.

La via della libertà e della democrazia appare ancora distante dal sentire e sapere comune italiano.

Vi lascio con alcune citazioni, fra le mie preferite:

Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere
Aldo Moro

Governare l’Italia non è impossibile, è inutile
Giovanni Giolitti

Governare gli italiani non è impossibile, è inutile
Benito Mussolini

Sarà per questa disaffezione al dovere e questa difficoltà nel governo che è nato il Fascismo?

E potrebbe sempre a causa di queste medesime disaffezioni tornare il Fascismo?

E se la risposta alla domanda fosse sì, quale fascismo sarebbe?

Un fascismo maturo che ha imparato a non commettere i medesimi errori che mutarono e fecero fallire la storia dell’era fascista italiana di Benito Mussolini?

Ovvero una triste riedizione sic et simpliciter di un fascismo totalitario e violento, a dimostrazione del fatto che la democrazia è pianta troppo delicata e pregiata le cui radici non attecchiscono nella nostra terra arsa dalla ignoranza?

Così come Giacinto Pannella detto Marco sfidava l’autorità e la legge fumando spinelli per propugnare la libertà di drogarsi, potrebbe servire travestirsi da fascista e chiedere udienza ad un prefetto per cambiare le cose in questo immobile stato vegetativo?

A Noi !

Immaginate l’espressione del viso del piantone di servizio?

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Quando alla destra manca un capo, prevale la coda

lunedì, 5 novembre 2012

Perché quando manca un capo, prevale la coda.

Non amo essere collocato geopoliticamente, e questa disaffezione all’inquadramento la devo alla mia anima innamorata della libertà.

Però, devo ammettere che già nella scuola media inferiore, sotto il mio banco non celavo gomme da masticare usate appiccicate alla rinfusa, ma una copia del quotidiano Il Secolo d’Italia.

Oggi ho visto e più volte quanto accaduto al funerale di Pino Rauti, l’ultimo dei veri fascisti italiani.

Troppo protagonismo, troppi animi agitati, mancanza di rispetto, soprattutto per il funerale di un uomo come Pino Rauti :

avrebbe meritato di meglio.

Certo, “l’uomo di destra che punta al centro” oramai da più di dieci anni, Gianfranco Fini, avrebbe dovuto riflettere meglio in quale “conclave” trascinava la figura della terza carica istituzionale italiana, prima di avventurarsi “senza essere accompagnato” da qualche vecchio camerata.

Occorre distinguere il Gianfranco Fini politico, segretario e rottamatore dell’ex MSI-DN dal presidente della camera dei Deputati, e questa differenza, sia pur non colta dal popolo dei camerati, doveva essere colta dall’ex camerata Fini.

Ma in questa “contesa politica” è leggibile la diaspora interna alla destra storica italiana che, da un canto, nella formazione storica, non evolve verso maggiori consensi e d’altro canto, nella versione moderna, raccoglie consensi al costo di impedire le riforme di chi è ancor “più a destra” (Lega Nord, l’anomalia italiana delle destre identitarie) ed al costo di dover spogliarsi di ogni caratterizzazione, sino al punto di negare la propria identità storica e la propria radice passata.

Tutta qui l’empasse della destra italiana:

divisa, impedita, malintesa, strattonata, troppo vecchia o troppo nuova.

Povero Pino Rauti, che ha dovuto anche assistere agli scandali politici in casa propria poco prima di lasciare questa valle di lacrime.

Chissà che non sia morto per il dispiacere.

Certo, la Questione Morale ha inciso molto nelle vicende politiche contemporanee, colpendo anche quella fascia di estrema destra che dell’ordine (nuovo o vecchio che sia), ha fatto un vessillo da sostenere, una dote in cui credere.

Eppure, se epuriamo il Fascismo storico dagli errori razziali e di scelta di posizionamento nella guerra, potremmo e dovremmo andare tutti fieri di quel periodo :

è stata creata e sviluppata l’Italia nel periodo fascista, come non mai, con un tentativo di eliminare le mafie storiche siciliane e con una infusione di unità e di senso della comunità (Il Fascio delle Corporazioni) mai osservata in seguito.

La democrazia repubblicana sia della cosiddetta prima che della seconda repubblica si è invece dimostrata un mercimonio disgustoso, che ha provocato l’implosione del paese sia orizzontalmente che verticalmente, sia socialmente che politicamente, sia economicamente che finanziariamente.

L’unica cosa che teneva insieme il tutto era il benessere eccessivo e la capacità di diffonderlo che aveva la democrazia Cristiana.

Ma appena finiti i finanziamenti forniti sottobanco e in evasione fiscale degli USA alla DC e della Unione Sovietica al PCI ed abbattuto il muro morale e materiale che divideva la Germania, l’Europa e il mondo intero, sono emersi tutti i limiti di una gestione della cosa pubblica immorale e criminale.

La caduta di questa divisione fra est ed ovest del mondo, ha aperto a nuove e suggestive divisioni fra nord ovest e sud est, ed ha consentito il ritorno delle potenze economiche naturali planetarie : Cina e India.

Ma le “rotture e le divisioni interne” provocate da questi squilibri sono più interessanti da analizzare soprattutto nella visione delle destre nei vari paesi del mondo.

Nei paesi nord europei le destre, pur mantenendo una caratterizzazione identitaria, si sono evolute nell’assorbimento e nella interpretazione dei nuovi stili di vita omosessuali, come nel caso limite del pur bravo Pim Fortuyn, involontario leader olandese delle destre, proveniente dall’area socialista e respinto dall’area comunista, un po come avvenne all’italiano Berlusconi, socialista fedele a Bettino Craxi, che tentò anch’egli invano l’adesione ai post comunisti ostacolato da Massimo D’alema, per poi divenire infine il leader dell’area politica di centro-destra.

E non va meglio alle destre repubblicane americane, incapaci di arginare la presidenza Obama, e comunque incapaci di agguantare la voglia di ordine nel cambiamento socio-economico, la voglia di ripresa economica e la voglia di riagguantare il dominio americano nel mondo perso in conseguenza del crollo del Muro di Berlino.

In questo momento storico in cui si registra una grande voglia di destra, di ordine, di sicurezza, le destre, o meglio, i leader delle destre, si dimostrano incapaci di coglierne al meglio esigenze ed istanze, mutamenti e orizzonti.

Così accade che, quando tutti si aspettano una avanzata delle destre, questa si scomponga in mille rivoli distinti e non raccolga il consenso che sembra meritare.

Ovvero accada come in Italia che, un premier “democratico” come Mario Monti, prenda il potere in mano senza essere stato eletto da alcuno ed aver ricevuto la delega elettorale di nessuno, in un modo che non appare propriamente democratico.

Forse le destre sono effettivamente mutate, evolute e forse si sono anche diversificate nella geopolitica, laddove un espulso dalla destra italiana come Antonio Di Pietro, a causa della presenza di Berlusconi, possa divenire il residente del Colle del Quirinale sostenuto da una cordata di movimenti e di partiti politici dell’area di sinistra e della cosiddetta anti-politica.

Alla fine sono gli uomini con il loro vissuto a prevalere, e non le contrapposizioni ideologiche o polari.

E se qualcuno si lamenta di una destra di stomaco e non di testa, forse è proprio questo deficit umano che ne giustifica l’esistenza.

Perché quando manca un capo, prevale la coda.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Cuneo fiscale, detassazione salari ed evasione fiscale

mercoledì, 5 settembre 2012

Detassare i salari riducendo il cuneo fiscale è cosa che i politici italiani (per quel che valgono sia come politici che come uomini-donne-altro) promettono e puntualmente non mantengono da sempre.

Oggi, più che mai, la detassazione dei salari dei lavoratori dipendenti e la drastica riduzione del cuneo fiscale sono azioni esecutivamente impossibili da attuare, pena il decesso della pubblica amministrazione e dello stato stesso.

La crisi che avvolge ogni sistema italiano ha fatto emergere la terribile verità che in questo paese mafioso e corrotto, le tasse, le hanno pagate sempre e solo i lavoratori dipendenti ed i pensionati, entrambe sottoposti ad un prelievo fiscale forzoso alla fonte, unico caso Euro-Occidentale di tipo illiberale e delittuoso.

In buona sostanza, si tratta di un impedimento coatto alla libertà di evadere il fisco consegnato coercitivamente alle due corporazioni sociali ed economiche dei lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati e dei lavoratori dipendenti pubblici e privati pensionati.

Le caste corporative che si arricchiscono in abuso del potere pubblico dei professionisti (avvocati, commercialisti, agenti di commercio, giornalisti, politici, amministratori pubblici e lavoratori autonomi) e degli imprenditori (industriali e artigiani) si sono unite in una vergognosa devastazione socio-economica che procede sin dalla prima repubblica a negare ogni diritto alle classi più popolari e popolose dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.

Ed il prelievo forzoso alla fonte per queste due categorie popolari e numerose diviene un vero e proprio delitto aggravato, continuato e realizzato in associazione a delinquere (di stampo mafioso-corporativo) alla luce di un dato certo e sicuro:

l’80% (ottanta per cento) del prelievo fiscale italiano proviene proprio dai lavoratori dipendenti e dai pensionati.

Per cui, eliminare il cuneo fiscale è cosa impossibile da realizzare per due motivi:

1 – l’eliminazione del cuneo fiscale farebbe precipitare e crollare l’introito fiscale, cosa che metterebbe lo stato in misura di fallimento;

2 – non esiste alcuna garanzia che il diminuito prelievo fiscale così ottenuto possa essere compensato dalle altre corporazioni italiane, da sempre disinteressate a pagare le tasse.

Così, si dimostra che lo stato italiano è stato sinora abusato per ottenerne una feroce dittatura corporativa travestita da democrazia bloccata, che rende schiavi i contributori cittadini lavoratori dipendenti e successivamente pensionati da sempre e per sempre.

Roba da tribunale internazionale dei crimini contro l’umanità.

Decenni di dittatura smascherati in poche righe di un post su di un blog.

I fenomeni della corruzione politica, della evasione fiscale, della usura ed il fenomeno mafioso (da sempre infiltrante il potere pubblico) che patteggia la resa dello stato appaiono i veri nemici del cittadino x, del cittadino qualunque italiano.

L’orientamento per il prossimo futuro di queste corporazioni delittuose in associazione dai comportamenti mafiosi appare quello di continuare ad estorcere benessere e corrodere il potere pubblico da usare in abuso.

E codesto orientamento delittuoso continuativo ed aggravato non potrà che avvenire che in due modi:

1 – nella ricerca del consenso elettorale così come è stato governato e gestito sinora, e cioè nella umiliante e delittuosa contrattazione do ut des del voto di scambio, soprattutto in quelle regioni (sicilia, calabria e campania) nelle quali le organizzazioni mafiose si sono da sempre dimostrate in grado di condizionare pesantemente e gravemente il popolo sovrano nelle sue scelte elettorali, ovvero di ribaltarne il voto attraverso misure di distorsione nella conta dei voti, nella loro quantificazione e nella loro relazione fra voto espresso nella scheda elettorale e voto riportato nei registri e voto trasferito agli organi di controllo.

2 – nella ricerca di una alternativa al modello di dittatura feroce travestita da “democrazia bloccata ed infiltrata nei punti nevralgici”, nella ricerca e nella promozione cioè, di una dittatura basata sul modello storico del Fascismo, una dittatura nella quale si possa ancora manovrare come sudditi e schiavi i cittadini-lavoratori dipendenti e pensionati in una condizione di sudditanza rispetto alle altre corporazioni socio-economiche che andrebbero a “fasciarsi” insieme.

Il primo caso è ancora possibile, purtroppo, a causa della elevata corruttibilità politica e burocratica e della interferenza delle mafie nel sistema di potere pubblico italiano.

Il secondo caso invece, dovrà fare i conti con la vocazione socialista del modello fascista e sulla alta probabilità che non sarebbero le corporazioni dominanti attuali a godere del potere di scelta in una dittatura nella quale il popolo potrebbe essere leader indiscusso, almeno nei primi tempi.

Ecco perché, secondo me, non si potrà incidere su di una significativa detassazione dei salari che elimini il cuneo fiscale che sorregge invece questo stato di fatto, di diritto e di mafia.

Ecco perché, secondo me, per fare dell’Italia un paese normale e credibile, occorrerà eliminare ogni mafia punendo il comportamento mafioso con la pena di morte e si dovrà eliminare o ricondurre a fisiologica realtà l’evasione fiscale (fenomeno stimato in 200 miliardi di euro/anno), la corruzione (fenomeno stimato in 60 miliardi euro/anno) e l’usura (40 miliardi di euro/anno), veri e propri cunei anti-sociali, anti-democratici ed anti-repubblicani.

Ecco spiegato perché, senza l’eliminazione delle mafie, della evasione fiscale, della corruzione e dell’usura, nessun altro cuneo fiscale potrà essere ridimensionato.

Ed ecco spiegato perché, in Italia non vi potrà mai essere alcun cambiamento positivo, nessuno sviluppo socio-economico, nessuna normalizzazione ed alcuna riforma civile o liberalizzazione realizzata senza:

– l’estromissione dall’Unione Europea e dall’Italia delle regioni sicilia, calabria e campania;

– la punizione del comportamento mafioso con la morte;

– la punizione della complicità, attiva, passiva o semplicemnente omertosa ai comportamenti mafiosi con l’ergastolo fine vita in un regime carcerario duro e punitivo;

– la punizione della corruzione e della concussione con l’ergastolo fine vita in un regime carcerario duro e punitivo;

– la punizione di ogni abuso commesso nella funzione, attribuzione ed esecuzione del potere pubblico con l’ergastolo fine vita in un regime carcerario duro e punitivo;

– la punizione della evasione fiscale con l’ergastolo fine vita in un regime carcerario duro e punitivo;

– la punizione della usura con l’ergastolo fine vita in un regime carcerario duro e punitivo.

Tutto il resto è solo chiacchiere da politci e distintivo abusato.

Non c’è alternativa a queste misure, non c’è mai stata.

Perché nessuno mai l’ha veramente cercata, creata, sostenuta.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Sei un Fascista

venerdì, 31 agosto 2012

Tu sei un fascista!

Io sarei un fascista?

No, tu sei un fascista, non io:

io sono un democratico!

Non sbraitate troppo:

sarete accontentati entrambe.

E venne (tornò) il tempo del Bastone

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il fallimento dello stato di diritto e il ritorno del Tempo del Bastone

martedì, 1 maggio 2012

Termoli: Imprenditori uniti in ronde notturne impongono taglie sui delinquenti

Pubblico il manifesto redatto e pubblicato dai titolari di aziende e dagli imprenditori del Nucleo Industriale di Termoli:

E GUERRA SIA…

Amici imprenditori.

POSSIAMO sopportare uno Stato che ci chiede sempre più sacrifici,

possiamo sopportare la rapina che il Comune di Termoli chiama Tarsu,

possiamo sopportare la politica che pretende di gestire da sola il COSIB e quindi il nostro futuro,

possiamo sopportare l’avidità delle banche e la lungaggine dei pagamenti dei nostri sfortunati clienti

ma non possiamo sopportare il branco di furfanti che sempre di più scorazza per le strade del nucleo industriale di Termoli depredando le nostre aziende eludendo i nostri attuali sistemi di allarme.

Se credete in questo unitevi a noi partecipando a ronde notturne e contribuendo alla ricompensa per chi ci aiuta a sventare un furto oppure ad acciuffare un delinquente.

P.S.
Ex Private Security Officer e Private Security Guard (solo per l’Italia Guardia Particolare Giurata) offresi per sicurezza e/o vigilanza in Termoli, Nucleo Industriale di Termoli e zone limitrofe.
Offre e Chiede Professionalità.
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Risultato Garantito.
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